Negli ultimi trent’anni la condizione politica e’ stata rimodellata da quattro rivoluzioni tra loro intrecciate che hanno segnato le societa’ occidentali: 1. La rivoluzione neoliberista, che ha trasformato il capitalismo; 2. La rivoluzione digitale, la televisione via cavo e lo sviluppo di Internet, che hanno sconvolto le condizioni sociali e tecniche della comunicazione politica; 3. La rivoluzione manageriale nell’industria, che ha messo fine al modello fordista e promosso un nuovo modello, il ‘toyotismo’, che sottomette l’individuo a un obbligo di performance; 4. Una rivoluzione della soggettivita’, che si traduce, nella sottocultura di massa, nell’apparizione di un nuovo idealtipo che privilegia i valori di mobilita’ e flessibilita’ a quelli di fedelta’ e radicamento.
Si tratta di una rivoluzione multipla, di quelle che accadono al massimo una volta ogni secolo.
Una nuova combinazione tra politica e tecnica, economia, cultura e comunicazione. Queste quattro rivoluzioni convergono, ma non devono essere confuse.
Ciascuna segue la sua logica e opera per proprio conto. E non c’e’ tra loro alcun legame di causalita’ […]
Se si vogliono riassumere le conseguenze delle quattro rivoluzioni che negli ultimi trent’anni hanno rimodellato in profondita’ la vita politica, conviene prendere in esame tre tipi di fenomeni. Il primo riguarda il soggetto della politica, il secondo l’esercizio dello Stato e il terzo la scena politica.
1. L’uomo di Stato si presenta ormai meno come una figura investita d’autorita’ che come qualcosa da consumare; meno come un’istanza produttrice di norme che come un artefatto della sottocultura di massa.
2. L’esercizio del potere, privato dei mezzi di intervento e affrancato dalle procedure democratiche della deliberazione e della decisione, s’identifica ormai alla riuscita di una performance complessa in cui le antiche arti del racconto e le leggi della retorica si combinano alle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione, cosi’ come alla possibilit’, offerta dalle neuroscienze, di agire direttamente sui cervelli.
3. La scena politica muove dai luoghi della deliberazione e della decisione (forum cittadini, incontri di partito, assemblee elette, ministeri) verso nuovi spazi di legittimazione (TV, media e Internet).
Dalla scena democratica sottoposta al principio della rappresentanza alla scena mediatica retta dalle leggi del simulacro.
Il timing dei media si sostituisce al tempo lungo della deliberazione. L’agenda politica cede il posto all’agenda mediatica.
Info:
https://www.repubblica.it/cultura/2014/11/24/news/christian_salmon_la_politica_prigioniera_dei_racconti_dei_suoi_leader-101287976/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/16/politica-nellera-storytelling-renzi-linterprete-vecchia-destra-neo-liberale/1398969/
