Stato/Hobsbawm

Nazionalismo. Lezioni per il XXI secolo – Eric J. Hobsbawm – Rizzoli (2021)


Qualunque altra cosa fosse, il 1848 – la «primavera dei popoli» – fu chiaramente, e soprattutto in termini internazionali, un’asserzione di nazionalita’, o meglio di nazionalita’ rivali.
Tedeschi, italiani, ungheresi, polacchi, rumeni eccetera affermarono il loro diritto a riunirsi in Stati indipendenti e unificati che abbracciavano i membri delle rispettive nazioni contro i governi oppressivi, come fecero anche i cechi, i croati, i danesi e altri popoli, sebbene con diffidenza sempre maggiore verso le aspirazioni rivoluzionarie di nazioni piu’ grandi che sembravano eccessivamente disposte a sacrificare le loro.
La Francia era gia’ uno Stato nazionale indipendente, ma non per questo meno nazionalista […]
L’Italia e la Germania vennero unite sotto i regni di Savoia e di Prussia, l’Ungheria ottenne di fatto l’autonomia grazie al compromesso del 1867, la Romania divenne uno Stato in seguito alla fusione dei due «principati danubiani». Solo la Polonia, che non era riuscita a ritagliarsi un ruolo adeguato nella rivoluzione del 1848, non consegui’ l’indipendenza o l’autonomia con l’insurrezione del 1863.
Il «problema nazionale» s’impose anche nell’estremo Occidente, e nell’estremo Sudest, d’Europa […]
Anche al di fuori dell’Europa la costruzione delle nazioni fu drammaticamente visibile […]
Appariva innegabile che la «creazione delle nazioni», fosse un processo che interessava tutto il mondo e una caratteristica dominante dell’epoca […]
Ma i francesi, i tedeschi, gli italiani o i russi davvero non avevano dubbi sulla loro identita’ collettiva? Forse no, ma nell’epoca della creazione delle nazioni si riteneva che cio’ implicasse la logica – necessaria, oltre che auspicabile – trasformazione delle «nazioni» in Stati-nazione sovrani, con un territorio coerente definito dall’area occupata dai membri di una «nazione», a sua volta definita dalla sua storia passata, dalla sua cultura comune, dalla sua composizione etnica e, sempre piu’, dalla sua lingua.

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