Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Le monarchie continentali erano un retaggio dell’aristocrazia medioevale, la ricerca di potenza era diretta alla gloria della dinastia e del suo codazzo di casate, il tutto con dimensioni clanico-famigliare-parentali, al massimo feudali, con territori limitati a quella limitata dimensione.
Gran parte dell’aristocrazia inglese di tradizione anglosassone, invece, e’ assai piu’ pragmatica, da sempre diffidente della centralizzazione monarchica sin dalle rivolte del Duecento (si ricordi la Magna Charta), del tutto affine agli interessi della nuova borghesia cittadina che vuole trafficare e commerciare, portando di suo terre, pascoli, pecore e lana ed entusiasta di lasciare i cavalli per le navi, con cui scorrazzare e depredare nei sette mari […]
Si potrebbe dire che gli inglesi, come modello, svilupparono in grande quello che gia’ avevano cominciato a fare gli olandesi, che a loro volta avevano ripreso il modello veneziano sostituendo aristocratici con mercanti e banchieri, cosi’ come poi gli americani replicheranno su scala maggiore quello che avevano fatto i britannici e oggi si preoccupano, giustamente, del fatto che i cinesi potranno fare ancora piu’ in grande quello che hanno fatto loro, con la direzione politica in mano non ai rappresentanti parlamentari degli interessi economici ma all’elite di un partito con tradizione confuciano-comunista, che cosi’ intende assolvere il proprio concetto di benessere comune per 1,4 miliardi di cinesi.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


 La riconversione sentimentale dell’“Europa” in una terra dei desideri con proprieta’ riadattabili a piacimento permette alla politica in senso pratico di poter pretendere, cinicamente, una “soluzione europea” a tutto cio’ che essa, non volendosene o non potendosene piu’ occupare, ha trasferito verso l’alto, al governo tecno- e mercatocratico europeo; le permette cioe’ di usare l’“Europa” come un’arma politica atta a risolvere problemi di ogni tipo, dalla crescita economica alle finanze dello stato, dai flussi migratori a questioni di sicurezza interna ed esterna, dalla crisi bancaria alla crisi climatica e pandemica.
I politici piu’ accorti possono allora scegliere come muoversi nella struttura multilivello di quest’Europa solidamente neoliberale, nell’intercapedine tra politica nazionale e il sottobosco di istituzioni europee tanto opache come mai nessun’altra, e decidere cosi’ se derogare al proprio impegno a livello nazionale in nome dell’“Europa”, se additare quest’ultima come responsabile dei fallimenti della politica nazionale, se lasciare all’“Europa” l’onere di dettare loro la linea da preferire e sgravarsi cosi’ di qualunque responsabilita’ democratica, riparando se stessi e le proprie scelte a priori da qualunque forma di resistenza politica interna.
Uno spettacolo, questo, che si consuma davanti a un pubblico di persone cui manca qualunque forma di comprensione intuitiva del significato, delle regole e degli eventi comunitari europei.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

L’Italia era senz’altro il Paese europeo piu’ avanzato nel XV secolo, il centro piu’ vivo dell’Europa.
Gli studi della scuola storica francese delle «Annales» hanno per primi svelato come tutte le principali componenti del sistema che poi si affermera’ in seguito e che chiamiamo “capitalismo” nacquero in quel periodo nella Penisola. E’ in Italia, nell’Italia centro-settentrionale, che le citta’ prendono un nuovo protagonismo e centralita’, anche per via della loro densita’ territoriale relativa: Venezia, Firenze, Milano, Genova, Cremona, Mantova, Modena, Ferrara stanno in effetti in un fazzoletto e fanno a modo loro “sistema”, piu’ che non Anversa, Amsterdam o la Lega anseatica.
Come riporta Giorgio Ruffolo nel suo Il capitalismo ha i secoli contati, citando Fernand Braudel: «Banche, lettere di cambio, partita doppia, ragioneria, credito, conio di moneta, vendita a rate, cambi valute, finanze pubbliche, prestiti, colonialismo, disordini sociali, sofisticazione della forza lavoro, lotta di classe, crudelta’ sociali, atrocita’ politiche, tutto e’ gia’ in atto»[…]
L’Italia, che qui ancora e’ qualcosa di piu’ di una semplice “espressione geografica” ma qualcosa di meno di uno Stato, produce tutti gli elementi del futuro capitalismo, ma non il sistema in quanto tale.
Probabilmente, proprio perche’ non diventera’ uno Stato almeno fino al tardo Risorgimento.
Cosi’, nonostante avessimo inventato tutti gli ingredienti, non arrivammo mai in cucina a sfornare la nuova pietanza capitalistica propriamente detta.
Altresi’, questa osservazione ci dice che “capitalismo” non e’ solo una forma economica, ma il fatidico “qualcosa piu’ della somma delle parti”, ovvero un sistema complesso da cui emerge qualcos’altro.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


[In Europa] centralizzare da subito la politica fiscale funzionerebbe?
La Storia sembra dire, a voce alta: “no”.
Molti ritengono che il paragone tra Storia europea e Storia statunitense sia improprio. E avrebbero ragione: non sarebbe, forse, come paragonare mele e pere? Il paragone, in effetti, tra area dell’euro e area del dollaro odierne, del XXI secolo, lo sarebbe: non foss’altro che perche’ una ha circa duecento anni in piu’ dell’altra.
Non cosi’ tanto assurdo sarebbe, piuttosto, esaminare due progetti federali allo stesso stadio di maturazione – per esempio alla nascita – studiando come si evolvono delle “unioni monetarie di diversi” da tale momento iniziale. Per fare cio’, il raffronto corretto sarebbe tra Stati Uniti del dollaro, dal XVIII secolo, e area dell’euro, questa si’, odierna. Ovvero quando ambedue le Unioni erano ai loro albori.
Ebbene, se esaminiamo gli Stati Uniti nel 1790, possiamo vedere che si presentavano assai simili all’area dell’euro odierna: fortemente divisi culturalmente, sia come strutture produttive – l’agricolo sud, l’industriale nord – sia come lingua adottata, dato che il loro crogiuolo andava dall’Inglese al Francese, dallo Spagnolo al Tedesco, all’Olandese.
E, soprattutto, erano, contrariamente a quanto argomentato dal FMI, assolutamente decentrati quanto a strutture fiscali: ogni Stato decideva per se’ quanto tassare, quanto spendere, quando tassare e quando prendere a debito.
Come avrebbe potuto essere altrimenti? Potete immaginare che il conservatore, agricolo e schiavista Stato dell’Alabama del XVIII e XIX secolo prendesse ordini dal progressista, industriale e abolizionista Stato del Massachusetts? La politica fiscale, che piaccia o no, e’ cultura: in quali campi decidiamo di spendere collettivamente, quali classi sociali decidiamo di tassare, quando appropriarci delle risorse dei cittadini per finanziare ulteriori spese. Tutto e’ inevitabilmente legato alle dinamiche e ai ceti dominanti locali, alle convinzioni profonde e alla storia di ogni territorio.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Geoeconomia/Beck

Come il cambiamento climatico potrebbe salvare il mondo – Ulrich Beck – Castelvecchi (2024)

Se guardiamo agli eventi e alle tendenze cruciali degli ultimi decenni – mi riferisco al disastro di Cernobyl’, al crollo dell’Unione Sovietica, agli attacchi terroristici dell’11 settembre al World Trade Center, al cambiamento climatico, alla contrazione del credito e alla crisi dell’euro – scopriamo che condividono due caratteristiche.
Innanzitutto, prima che accadessero ed emergessero erano inconcepibili; in secondo luogo, sono globali sia in se’ che nelle loro conseguenze.
Sono letteralmente eventi “mondiali” e ci permettono di percepire la rete sempre piu’ fitta di interconnessioni che legano le vite e le azioni delle persone e di acquisire la consapevolezza che queste interconnessioni non possano piu’ essere comprese con gli strumenti e le categorie proprie dello Stato-nazione.
Questi eventi non solo erano inconcepibili in termini pratici all’interno del paradigma dello Stato-nazione e della sua riproduzione, ma si collocano completamente al di fuori del quadro nazionale e, in questo modo, lo mettono in discussione.

Info:
https://www.doppiozero.com/ulrich-beck-la-catastrofe-ci-salvera
https://pragsia.sociologia.unimib.it/2024/05/20/825/

https://ilmanifesto.it/una-crisi-ambientale-per-cambiare-il-mondo

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


 Perche’ l’Unione europea non e’ oggi un superstato?
Il progetto di un’“Europa unita”, risultante dalla fusione degli stati sovrani europei in un’unica entita’ statuale sovranazionale, non e’ mai stato inserito nell’agenda di nessun programma politico degno di questo nome […]
Signori indiscussi dell’Unione europea e delle istituzioni che l’hanno preceduta furono sempre e soltanto stati nazionali che tali volevano rimanere (la Francia, l’Italia, il Lussemburgo e la Danimarca), divenire (l’Irlanda e Malta) o tornare a essere (la Germania Ovest, a seguito della scissione, ossia l’attuale Germania prima della riunificazione, l’Estonia, la Lettonia e la Lituania).
Parte di essi erano in competizione tra loro, parte voleva prendere altri a modello, alcuni volevano stipulare un accordo tra loro a proprio vantaggio, altri guardarsi le spalle, in particolare dai tedeschi, con cui in passato avevano avuto esperienze che preferivano non dover ripetere. Ognuno, dunque, aveva intenzioni diverse, nonche’ priorita’ e una motivazione mutevole negli anni.
Anche i temi di volta in volta affrontati cambiarono nel corso del tempo e con essi le forme istituzionali deputate a risolverli, organi perlopiu’ creati in modo pragmatico, contingente e ad hoc […]
Qualunque discussione sull’obiettivo ultimo dell’“integrazione europea”, del resto, veniva prontamente scansata, onde evitare controversie […]
L’Europa emersa dalla rivoluzione neoliberista della fine del XX secolo e’ un blocco dalla struttura gerarchica di stati formalmente sovrani, ma tenuti insieme dai gradi di un potere distribuito tra centro e periferia; un legame tra stati, dunque, tutto meno che egualitario poiche’ basato su una richiesta insistente d’inclusione – o piu’ che altro d’annessione, e d’annessione spesso vincolata all’obbligo di permanenza –; ma anche interno agli stati stessi, a partire da relazioni di potere e di dominio che contribuiscono alla coesione imperiale, accogliendo le influenze del centro in termini di gestione.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Geoeconomia/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)


La migrazione e’ uno dei temi politici piu’ scottanti fra quelli legati alla gestione dello spazio globale.
Politici come l’ungherese Viktor Orban o l’italiano Matteo Salvini dichiarano che «i trafficanti di esseri umani» sono i principali responsabili delle migrazioni e accusano le ONG che cercano di aiutare i migranti di essere loro complici.
Ma la migrazione non e’ orchestrata dalle ONG e dai trafficanti; e’ primariamente causata da guerre e poverta’ – di cui sono in gran parte responsabili gli Stati. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, la guerra in Siria ha costretto 6,6 milioni di siriani a lasciare il loro paese, e ho gia’ citato i milioni di persone messi in fuga dall’attacco russo all’Ucraina.
Naturalmente, la guerra in Siria ha molti ‘padri’, a cominciare dal presidente Bashar al-Assad. Ma occorre dire che le confuse politiche adottate nei confronti della Siria da Stati democratici come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti non hanno facilitato la situazione. Infatti, il caso siriano mostra che tanto gli interventi esterni quanto il non-intervento possono avere effetti dannosi.
I casi dell’Afghanistan, della Iugoslavia, dell’Iraq, del Sudan, dell’Ucraina e della Libia mostrano un legame simile fra guerra, interventi stranieri e migrazione.
In ognuno di questi casi, si puo’ discutere della legittimita’ e della saggezza degli interventi stranieri, ma il legame fra guerra e migrazione e’ indubbio.

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


Per come gli economisti raccontano tipicamente la storia, ecco quello che e’ successo: la disuguaglianza mondiale e’ diminuita – Cina e India convergendo verso i Paesi piu’ ricchi –, la disuguaglianza nazionale – all’interno dei Paesi occidentali – e’ aumentata, perche’ i lavori “italiani”, affidati fino a poco tempo fa a una classe medio-bassa interna, sono stati trasferiti a un ceto basso mondiale, sempre piu’ “cinese” quanto a salari e condizioni lavorative.
In realta’ questa disuguaglianza nazionale e’ anche aumentata perche’ i responsabili politici italiani non hanno risposto al dolore di quei loro cittadini che hanno sofferto della globalizzazione, rallentandone o arrestandone gli effetti piu’ devastanti, con provvedimenti espliciti di protezione, prima ancora che di protezionismo.
Un dolore reso dieci volte peggiore dalla recessione del 2008 e, ancora una volta, dalla mancata risposta dei responsabili politici: globalizzazione e austerita’ si’, democrazia no.
Di fronte a due problemi, uno iniziale e strutturale – la globalizzazione – e uno successivo e contingente – la recessione – abbiamo assistito a un’assenza di risposta da parte dei politici […]
Perche’ la politica ha sentito il bisogno di non rispondere al dolore di chi stava soffrendo?
Cercare di rispondere a questa domanda porta all’identificazione di tre possibili colpevoli, che vanno, forse, a braccetto l’uno dell’altro.
Primo colpevole: una governance globale. Le istituzioni globali, per definizione, si prendono cura dei problemi e delle minacce globali, i problemi locali sono lasciati in secondo piano […]
Un secondo colpevole: una serie di istituzioni dominanti, incluso il Parlamento europeo, al loro debutto, rette o dirette dai ricchi cosmopoliti e globalisti, la cui azione e’ stata ricondotta spesso alla protezione delle grandi imprese e delle grandi banche e non dei piu’ deboli. Difficile che queste istituzioni possano essersi interessate alla cura di coloro che soffrivano, nel bel mezzo di una crisi che colpiva, soprattutto, gli appartenenti ai ceti piu’ deboli […]
Un ultimo punto. La diversita’, per non scindere mai il legame a doppio filo che lega politica ed economia, non e’ tra l’altro questione esclusivamente riservata alla dimensione politica. Per un economista, la diversita’ consente la condivisione del rischio e l’assicurazione di chi viene colpito da uno shock avverso: una forma implicita di solidarieta’.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Geoeconomia/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro-Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)

Nel febbraio 2023 la Cina ha pubblicato due rapporti.
Il primo, dal graffiante titolo US hegemony and its perils (L’egemonia statunitense e i suoi rischi), e’ un j’accuse all’America, cui si imputa di perseguire «l’egemonia politica colpendo a destra e a manca», «l’egemonia militare [attraverso] un uso smaccato della forza», «l’egemonia economica [mediante] il saccheggio e lo sfruttamento», «l’egemonia tecnologica [con] il monopolio e la soppressione [della concorrenza]», «l’egemonia culturale diffondendo false narrazioni».
Il secondo e’ il suddetto manifesto della Global Security Initiative, in cui si rimarca l’impegno cinese a cooperare con Asia, Africa e America Latina su basi eque e paritarie, in implicita ma chiara alternativa alle muscolari pratiche egemoniche di Washington […]
Fulcro dei documenti e delle iniziative che sottendono e’ l’idea, forte e risolutamente veicolata, che gli Stati Uniti siano ormai incapaci di garantire un ordine mondiale confacente alle esigenze dei piu’ e che, nel tentativo di puntellare un primato al tramonto, facciano danni.
Come? Pregiudicando la sicurezza e il benessere dei soggetti piu’ deboli, di cui Pechino si erge a campione, ma anche dei piu’ forti tra quanti – Cina inclusa – contestano l’assetto americanocentrico.
La scelta di campo e’ netta.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

 

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)

La critica dell’eurocentrismo e la contestazione degli assunti realisti e liberali ha costituito un terreno fertile per la costruzione di prospettive teoriche alternative.
Tra queste c’è la «scuola cinese» delle relazioni internazionali.
L’intuizione chiave della scuola cinese e’ quella di costruire una nuova teoria relazioni internazionali su idee provenienti dal pensiero antico cinese, attingendo da autori classici quali Confucio, Laozi e Mencio.
L’idea centrale e’ la rivalutazione dell’ordine internazionale che caratterizzava l’Asia pre-coloniale.
Secondo questi studiosi, prima della colonizzazione da parte dell’imperialismo occidentale, l’ordine regionale in Asia orientale era gerarchico e «Sino-centrico».
L’Impero cinese sarebbe stato il baricentro di un ordine stabile, legittimo e «armonioso». Il concetto di armonia (hexie) corrisponde alla possibilita’ e alla necessita’ di trovare un accordo tra posizioni e valori diversi, senza ricorrere a conflitti e violenza. La condizione di armonia non implica omogeneita’, ma la possibilita’ di coesistenza tra differenze […]
Le differenze ideologiche e politiche con l’Occidente non porterebbero necessariamente al confronto nel caso in cui entrambe le parti siano pronte a trovare un percorso di convivenza e conciliazione.
L’ascesa della Cina e’ quindi considerata come un elemento di stabilita’ e prosperita’ per l’intera comunita’ internazionale.

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale