Un derivato e’ una scommessa sul movimento di altri prezzi.
I primi esempi conosciuti sono antichi quasi come quelli della scrittura: si tratta dei contratti degli agricoltori della Mesopotamia per vendere i raccolti futuri a prezzi specifici.
I derivati moderni sono nati nella mezzaluna fertile d’America, con la fondazione di un mercato dei futures a Chicago, poco prima della Guerra Civile. Quei contratti sui cereali erano venduti come una forma di assicurazione, che permetteva agli agricoltori di ridurre il rischio, bloccando i prezzi prima del raccolto.
I derivati, tuttavia, si possono anche usare per amplificare il rischio. Un investitore, per esempio, puo’ promettere di vendere grano che non possiede, scommettendo che riuscira’ a comprarlo a un prezzo piu’ basso di quello al quale ha accettato di venderlo.
Quando la deregolamentazione finanziaria ha aperto nuovi mercati e creato nuovi rischi, gli ingegneri della finanza hanno ideato nuovi tipi di derivati: come assicurazione contro quei rischi e come nuove opportunita’ di gioco d’azzardo.
La deregulation dei tassi di cambio, a meta’ degli anni Settanta, innesco’ il primo grande boom. La deregolamentazione dei tassi di interesse negli anni Ottanta scateno’ un secondo boom. Entrambi impallidivano in confronto all’ondata che ebbe inizio nei primi anni Novanta, quando i banchieri piu’ furbi resero popolari i derivati di credito, con cui gli investitori potevano scommettere sulla possibilita’ che i mutuatari non riuscissero a ripagare i debiti.
Il mercato dei derivati creditizi si rivelo’ sterminato. Il valore di una sola varieta’ – i credit default swaps – aumento’ da, letteralmente, 0 (zero) nei primi anni Novanta a una stima di 62.000 miliardi di dollari nel 2007: piu’ del valore della produzione economica mondiale in quell’anno.
