L’integrazione dell’Ucraina potrebbe offrire un prezioso valore aggiunto al rafforzamento dell’autonomia dell’economia europea.
In primis, sullo sfondo del declino demografico europeo, un aumento dell’immigrazione proveniente dall’Ucraina (prevista tra i 3 e i 6 milioni di unita’ all’orizzonte 2050), potrebbe contribuire a rendere meno pressante la carenza cronica di manodopera.
In seconda battuta, l’entrata dell’Ucraina in Europa potrebbe portare ulteriori benefici attraverso maggiori flussi di investimento e commercio. Secondo alcune stime, le importazioni ucraine dall’UE potrebbero aumentare tra il 40 percento (scenario pessimista) e il 140 percento (scenario ottimista), tra il 2030 e il 2040.
Sul fronte delle risorse naturali, inoltre, Kiev detiene le maggiori riserve di gas in Europa dopo la Norvegia. Riserve che rimangono in gran parte non sfruttate.
In uno scenario auspicabilmente pacificato, premessa indispensabile di ogni ragionamento, l’Ucraina potrebbe pertanto svolgere un ruolo non secondario per la sicurezza energetica dell’Europa, contribuendo alla graduale eliminazione dei combustibili fossili.
Oltre al gas Kiev possiede infatti un grande potenziale anche in campo nucleare e delle rinnovabili e sarebbe in grado di assicurare alla UE importanti volumi di elettricita’ a basso contenuto di carbonio e di idrogeno verde e blu.
