Stato/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)

Per diversi secoli, gli Stati nazionali hanno rappresentato i principali attori del governo.
Prevalsero sui regni e sulle citta’ medievali, sui principati e persino sul papato e sull’impero, perche’ erano in grado di esercitare la propria autorita’ su confini di diversa natura: economici, amministrativi, militari e culturali. Il grande successo degli Stati-nazione fu di riuscire a unificare questi confini, costruendo un sistema di governo centralizzato al loro interno.
Il nazionalismo, una delle colonne portanti degli Stati, e’ oggi piu’ vivo che mai. Tuttavia, le nuove tecnologie, la trasformazione dei modelli economici, la crescente diversificazione culturale e le nuove forme di comunicazione hanno trasformato gli Stati e il sistema degli Stati, rendendo entrambi sostanzialmente diversi dal passato […]
Gli Stati non sono piu’ capaci di garantire la sovrapposizione fra confini amministrativi, frontiere militari, caratteri culturali ed economia. Questo sovverte il sistema di governo da loro controllato, lasciando i cittadini sospesi in un limbo in vari ambiti e luoghi. Che valore ha lo Stato, se non puo’ proteggere i suoi cittadini da pretese legali extraterritoriali, speculazioni finanziarie transnazionali e devastanti cambiamenti climatici? Perche’ i cittadini dovrebbero riunirsi sotto la bandiera nazionale, se i loro Stati permettono di arricchirsi principalmente al famoso o famigerato un per cento? Gli Stati stanno generando sicurezza o insicurezza?
La sfida e’ riaffermare il controllo pubblico su spazi complessi e generatori di ineguaglianza, conflitti e sentimenti di impotenza. Le domande cruciali sono: con quali mezzi, e come?

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/

Stato/Hobsbawm

Nazionalismo. Lezioni per il XXI secolo – Eric J. Hobsbawm – Rizzoli (2021)


Qualunque altra cosa fosse, il 1848 – la «primavera dei popoli» – fu chiaramente, e soprattutto in termini internazionali, un’asserzione di nazionalita’, o meglio di nazionalita’ rivali.
Tedeschi, italiani, ungheresi, polacchi, rumeni eccetera affermarono il loro diritto a riunirsi in Stati indipendenti e unificati che abbracciavano i membri delle rispettive nazioni contro i governi oppressivi, come fecero anche i cechi, i croati, i danesi e altri popoli, sebbene con diffidenza sempre maggiore verso le aspirazioni rivoluzionarie di nazioni piu’ grandi che sembravano eccessivamente disposte a sacrificare le loro.
La Francia era gia’ uno Stato nazionale indipendente, ma non per questo meno nazionalista […]
L’Italia e la Germania vennero unite sotto i regni di Savoia e di Prussia, l’Ungheria ottenne di fatto l’autonomia grazie al compromesso del 1867, la Romania divenne uno Stato in seguito alla fusione dei due «principati danubiani». Solo la Polonia, che non era riuscita a ritagliarsi un ruolo adeguato nella rivoluzione del 1848, non consegui’ l’indipendenza o l’autonomia con l’insurrezione del 1863.
Il «problema nazionale» s’impose anche nell’estremo Occidente, e nell’estremo Sudest, d’Europa […]
Anche al di fuori dell’Europa la costruzione delle nazioni fu drammaticamente visibile […]
Appariva innegabile che la «creazione delle nazioni», fosse un processo che interessava tutto il mondo e una caratteristica dominante dell’epoca […]
Ma i francesi, i tedeschi, gli italiani o i russi davvero non avevano dubbi sulla loro identita’ collettiva? Forse no, ma nell’epoca della creazione delle nazioni si riteneva che cio’ implicasse la logica – necessaria, oltre che auspicabile – trasformazione delle «nazioni» in Stati-nazione sovrani, con un territorio coerente definito dall’area occupata dai membri di una «nazione», a sua volta definita dalla sua storia passata, dalla sua cultura comune, dalla sua composizione etnica e, sempre piu’, dalla sua lingua.