Capitalismo/Seghetti

Capitalismo feudale. Come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia – Roberto Seghetti – Laterza (2026)


Cosi’, come a Mosca c’e’ una corte dei boiardi attorno a un capo unico, che tutto decide, a Pechino, Shanghai o Guangzhou c’e’ la corte dell’imperatore celeste, dei potenti mandarini politici, tutti membri del partito fedeli al sovrano, e dei nuovi nobili, i miliardari delle telecomunicazioni, del commercio, dell’industria, delle materie prime, ma soprattutto della tecnologia.
Anche in questo caso, per rendersene conto, basta citare i partecipanti al conclave che nel febbraio del 2025, dopo l’inizio del secondo mandato del presidente Trump, Xi ha chiamato a raccolta per mettere a punto una nuova spinta verso il futuro.
C’era Wang Chuanfu, fondatore, presidente e amministratore delegato di Byd, multinazionale dell’auto, la piu’ importante societa’ produttrice di auto elettriche al mondo con sede a Shenzhen, nel Guangdong. Secondo Forbes, Wang Chuanfu ha un patrimonio personale di oltre 15 miliardi di dollari.
C’era il magnate Zeng Yuqun, che guida la piu’ importante azienda al mondo di batterie al litio, la Catl.
Non poteva mancare Ren Zhengfei, fondatore e guida di Huawei, gigante della telefonia e delle tecnologie, capace di resistere anche alle sanzioni americane, cosi’ come Liang Wenfeng, l’uomo che ha tirato fuori dal cilindro DeepSeek, l’azienda che ha presentato al mondo un modello di intelligenza artificiale a basso costo che ha fatto tremare i giganti statunitensi.
Senza contare il ritorno in auge di Jack Ma, fondatore del sistema Alibaba, nato dall’e-commerce (e’ di fatto l’Amazon cinese) e allargatosi via via alla finanza: e’ tornato in occasione del conclave a stringere la mano a Xi Jinping, dopo essere stato di fatto scomunicato e allontanato nel 2022, avendo suscitato dubbi e sospetti nel partito.

Info:
https://www.arel.it/capitalismo-feudale-come-liberismo-e-tecnocrazia-hanno-riportato-indietro-le-lancette-della-storia/
https://www.fondazionepirelli.org/it/cultura-dimpresa/blog/dal-potere-neofeudale-ai-rapporti-di-servitu-ecco-lanima-nera-dun-capitalismo-inaccettabile/
https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/02/16/news/dal_potere_neofeudale_ai_rapporti_di_servitu_lanima_nera_dun_capitalismo_inaccettabile-21212767/

https://www.strisciarossa.it/contro-il-capitalismo-feudale-ce-bisogno-di-trovare-strade-nuove/
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/seghettilettura.pdf

 

Geoeconomia/Molinari

La nuova guerra contro le democrazie. Cosi’ le autocrazie vogliono stravolgere l’ordine internazionale – Maurizio Molinari – Rizzoli (2024)


Per realizzare l’ambizioso progetto di una nuova architettura internazionale multipolare attorno agli interessi cinesi, al fine di ridurre il ruolo globale degli Stati Uniti, Pechino ha bisogno dell’Africa.
Per questo il presidente Xi articola una strategia ibrida di penetrazione e insediamento in questo continente lungo quattro maggiori dorsali: il multilateralismo, gli accordi militari, gli investimenti nel campo dell’informazione e la penetrazione economica per realizzare infrastrutture utili alla Nuova via della seta e assumere il controllo delle miniere di materie rare, indispensabili alle nuove tecnologie che guidano la crescita globale.
Il multilateralismo e’ una questione di numeri. L’Africa e’ il piu’ grande blocco di nazioni nell’Assemblea generale dell’Onu: il 28 per cento dei voti sono di Stati africani rispetto al 27 per cento dell’Asia, il 17 delle Americhe e il 15 dell’Europa occidentale. L’Africa vanta anche oltre un quarto dei voti in tutte le agenzie e gli organismi delle Nazioni Unite e costituisce il blocco piu’ grande di Paesi dentro l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), il Gruppo dei 77 e il movimento dei Non Allineati. Dunque, i voti africani sono strategici per consentire alla Cina di ridisegnare le istituzioni globali.
Quando Pechino parla del Sud globale come perno del nuovo mondo multipolare immagina un processo possibile solo grazie a rapporti piu’ stretti con il numero piu’ alto possibile di Paesi africani. Non a caso quando l’organizzazione dei Brics viene fondata, nel 2014, la Cina individua come suo interlocutore piu’ importante all’interno del nuovo foro di cooperazione economica e strategica il Sudafrica. E da quel momento Pechino inizia a sostenere prestiti e finanziamenti per Pretoria e apre le porte della Banca per lo sviluppo delle infrastrutture in Asia a dieci Paesi africani.

Info:
https://www.fortuneita.com/2025/04/27/maurizio-molinari-lesperienza-come-inviato-e-la-nuova-guerra-contro-le-democrazie/