Economia di mercato/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


L’industria della carne suina in Germania offre un buon esempio dei diversi modi in cui l’esperienza del virus sta incidendo sui flussi commerciali internazionali, accorciandoli o perlomeno riorientandoli.
La Germania e’ il terzo paese al mondo nella produzione di carne suina. Qui vengono allevati regolarmente circa 25,5 milioni di suini, uno per ogni tre abitanti; ogni anno, 55 milioni di suini grosso modo trovano la morte nei macelli tedeschi.
Nel primo semestre del 2020 furono prodotti circa 2,6 milioni di tonnellate di carne di maiale, di cui un quarto esportato in Cina, pari quasi al doppio rispetto al normale, a causa di un’epidemia suina nel paese destinatario. Nel complesso, sui quasi 5 milioni di tonnellate prodotti annualmente, 2,4 sono esportazioni.
I primi mesi della pandemia nel 2020, quando in uno dei principali stabilimenti produttori di carne suina in Germania parte del personale contrasse il virus, illustrano bene in che modo l’industria tedesca realizzi i propri record di produzione ed esportazione in un’economia mondiale globalizzata.
Per la stragrande maggioranza si trattava di lavoratori a basso costo dell’Europa dell’Est, assunti con stipendi da fame come falsi autonomi da altrettanto false e autonome societa’ subappaltatrici, e piu’ o meno obbligatoriamente alloggiati in gran numero in angusti alloggi appartenenti ai loro datori di lavoro, in cambio di affitti piuttosto esosi; questo e le miserevoli condizioni di lavoro nel macello in cui erano impiegati furono indicati come fattori responsabili del contagio di massa.
Le condizioni scandalose del settore erano note da anni e avevano destato regolarmente l’interesse dell’opinione pubblica, senza pero’ alcun risultato, forse anche per il carattere inviolabile di cui il surplus di esportazioni gode in Germania.
L’elevato rischio di contagio che i lavoratori colpiti rappresentavano anche per la popolazione locale cambio’ le cose.
Al contempo, le notizie inerenti all’industria della carne e al suo modello di profitto richiamarono l’attenzione pubblica su alcuni degli aspetti piu’ mostruosi dell’economia globalizzata. Ci si comincio’ a chiedere, con maggior o minor insistenza, per quale motivo la produzione di carne destinata a un paese perlopiu’ ancora agricolo come la Cina dovesse aver luogo in un altro, densamente popolato, ad alto livello di industrializzazione e con salari piu’ elevati quale e’ appunto la Germania, a costi pero’ competitivi sul mercato mondiale, cioe’ spietatamente depressi, in condizioni disumane e al prezzo non solo di notevoli problemi ambientali – come lo smaltimento del letame –, ma anche degli orrori dell’allevamento in fabbrica, quale dazio per la maggior competitivita’ dell’industria tedesca delle esportazioni.
Tutto questo in netto contrasto con la tendenza di consumatori piu’ consapevoli e la loro preferenza per alimenti “a chilometro zero”. Il Coronavirus, a quanto almeno lascia sperare, potrebbe forse rafforzare questa tendenza, anch’essa nell’ordine di un accorciamento delle filiere.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

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