Lavoro/Undiemi

Lidia Undiemi – La lotta di classe nel XXI secolo. La nuova offensiva del capitale contro i lavoratori: il quadro mondiale del conflitto e la possibile reazione democratica – Ponte alle Grazie (2021)

Un motivo c’e’ se i padri costituenti hanno posto una copertura costituzionale alla conflittualita’: il suo disconoscimento e’ tipico dei regimi totalitari, in cui il dissenso rispetto agli interessi prevalenti del sistema deve essere represso in ogni modo.
Le costituzioni nate nel secondo dopoguerra sono state bene attente a evitare che i governi di turno potessero privare le masse di specifici strumenti di difesa, come il conflitto, per lo piu’ incarnato nel diritto di sciopero.
Garantire la conflittualita’ significa infatti assicurare anche la sopravvivenza dei sistemi democratici: l’alternativa e’ il pensiero unico, che e’ l’antitesi del pluralismo.
L’antagonismo pertanto svolge un ruolo estremamente importante nelle relazioni di lavoro, poiche’ consente di calibrare interessi contrapposti, e quindi di mantenere un equilibrio costituzionalmente sostenibile.

Info:
https://www.lidiaundiemi.it/libri/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.lacittafutura.it/recensioni/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.sinistrainrete.info/politica/23735-lidia-undiemi-reagire-e-non-aspettare-il-manifesto-della-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo.html
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lidia_undiemi__reagire_e_non_aspettare_il_manifesto_della_lotta_di_classe_nel_xxi_secolo/39130_47187/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/05/undiemi-la-pace-sociale-e-una-trappola-per-i-lavoratori-serve-una-ripresa-della-conflittualita-dal-governo-mi-attendo-nuova-riforma-lavoro/6120731/

Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

Le nostre «democrazie» in realta’ non sono molto democratiche. Con la sperequazione crescente nella distribuzione del reddito, il maggiore potere economico dei piu’ ricchi si e’ tradotto direttamente in maggiore potere politico.
Le elite sono riuscite ad appropriarsi dei nostri sistemi democratici.
Questa tendenza la vediamo con particolare chiarezza negli Stati Uniti, dove le grandi aziende hanno il diritto di spendere somme di denaro illimitate per la propaganda politica, e dove esistono poche restrizioni alle donazioni ai partiti politici.
Queste misure, giustificate invocando il principio della «liberta’ di parola», rendono complicato per i politici vincere elezioni senza il supporto diretto di grandi aziende e miliardari, e questo li spinge ad allinearsi con le preferenze delle classi dominanti in materia di politica economica.
Come se non bastasse, le grandi aziende e i ricchi spendono somme di denaro strabilianti per esercitare pressioni sui governi.
Nel 2010 sono stati spesi per azioni di lobbying 3,55 miliardi di dollari, contro 1,45 miliardi nel 1998.
E i risultati si vedono: uno studio ha riscontrato che il denaro speso per esercitare pressioni sui parlamentari statunitensi ha fruttato un ritorno economico fino a 22000 volte tanto, sotto forma di agevolazioni fiscali e profitti derivanti da trattamenti preferenziali.
Il risultato di tutto questo e’ che gli interessi delle elite economiche negli Stati Uniti prevalgono quasi sempre nelle decisioni di politica economica del governo, anche quando la stragrande maggioranza dei cittadini non le condivide.
Da questo punto di vista, gli Stati Uniti assomigliano a una plutocrazia, piu’ che a una democrazia.
Il Regno Unito mostra tendenze analoghe, anche se per ragioni diverse (e piu’ antiche). Il centro finanziario e potenza economica del paese, la City di Londra, gode storicamente di immunita’ da molte delle leggi democratiche della nazione e rimane libera dalla supervisione del Parlamento. Il potere di voto nel consiglio della City e’ concesso non solo ai residenti, ma anche alle imprese: e piu’ l’impresa e’ grande, piu’ voti detiene, fino a 79 per le piu’ importanti. Nel Parlamento, la Camera dei lord non e’ eletta ma nominata, con 92 seggi ereditati da famiglie aristocratiche, 26 riservati alla Chiesa d’Inghilterra e molti altri «venduti» a personaggi facoltosi in cambio di generose donazioni elettorali.
Tendenze plutocratiche analoghe le possiamo osservare nel caso della finanza. Una fetta rilevante delle azioni con diritti di voto e’ controllata da enormi fondi di investimento come BlackRock e Vanguard, organismi che non hanno nessuna legittimazione democratica.
Un numero ristretto di individui decide come usare il denaro di tutti gli altri ed esercita un’influenza smisurata sulle pratiche delle aziende, spingendole a dare la priorita’ ai profitti ignorando i problemi sociali ed ecologici. Poi ci sono i media: nel Regno Unito, tre societa’ controllano oltre il 70% del mercato dei quotidiani, e la meta’ e’ nelle mani di Rupert Murdoch; negli Stati Uniti, sei societa’ controllano il 90% di tutti i mezzi di informazione.
È praticamente impossibile avere un dibattito realmente democratico sull’economia in queste condizioni.

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

Europa/Undiemi

Lidia Undiemi – La lotta di classe nel XXI secolo. La nuova offensiva del capitale contro i lavoratori: il quadro mondiale del conflitto e la possibile reazione democratica – Ponte alle Grazie (2021)

Il mercato unico deve sopravvivere a tutti i costi, e per garantirlo e’ necessario attuare riforme neoliberiste.
Se i popoli non sono d’accordo, allora bisogna convincere i loro rappresentanti politici ad agire sempre e comunque nell’interesse del mercato.
In questo passaggio e’ possibile scorgere la profonda distanza che intercorre tra le costituzioni democratiche degli Stati membri e quella che appare come una sofisticata forma di autoritarismo europeo.
I sistemi democratici interni agli Stati sono progettati in modo tale che il popolo possa decidere se far prevalere un’ideologia, ovvero un programma, rispetto a un’altra, mediante un parlamento rappresentativo non originariamente schierato. L’UE ha invece un’indiscussa anima neoliberista, ed e’ per questo che, in tal senso, il suo rapporto con la democrazia s’inceppa nella sovrapposizione tra ideologia politica e ragion d’essere delle sue istituzioni rappresentative

Info:
https://www.lidiaundiemi.it/libri/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.lacittafutura.it/recensioni/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.sinistrainrete.info/politica/23735-lidia-undiemi-reagire-e-non-aspettare-il-manifesto-della-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo.html
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lidia_undiemi__reagire_e_non_aspettare_il_manifesto_della_lotta_di_classe_nel_xxi_secolo/39130_47187/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/05/undiemi-la-pace-sociale-e-una-trappola-per-i-lavoratori-serve-una-ripresa-della-conflittualita-dal-governo-mi-attendo-nuova-riforma-lavoro/6120731/

Stato/Piketty

Thomas Piketty – Una breve storia dell’uguaglianza – La nave di Teseo (2021)

Il regime cinese dispone anche di altri punti di forza. Quando si manifesteranno le catastrofi climatiche, avra’ gioco facile a stigmatizzare i responsabili dell’Occidente.
Piu’ in generale, la Cina non manca mai di ricordare di essersi industrializzata senza ricorrere alla schiavitu’ e al colonialismo, di cui ha peraltro pagato le conseguenze. E cio’ la mette nella condizione di acquisire punti a favore rispetto a quanto viene percepito un po’ ovunque nel mondo come l’eterna arroganza dei paesi occidentali. I quali sono sempre pronti a impartire lezioni all’intero universo in materia di giustizia e di democrazia, quando invece si rivelano incapaci di fronteggiare le disuguaglianze e le discriminazioni che li stanno consumando, e patteggiano come se niente fosse con tutti i potentati e gli oligarchi che sono i maggiori beneficiari delle loro fortune.
Sotto tutti questi aspetti, la risposta giusta al socialismo statalista e autoritario cinese sarebbe quella di promuovere una forma di socialismo democratico e partecipativo, ecologico e postcoloniale, sensibile in particolare ai problemi del Sud del mondo e attento a tutte le disuguaglianze e ipocrisie occidentali.
Uno sviluppo del genere autorizzerebbe anche a rispondere alla perdita di velocita’ del neoliberismo, declino che e’ stato accelerato dalla crisi finanziaria del 2008 e dalla crisi pandemica del 2020: declino spiegabile piu’ in generale con il fallimento delle promesse reaganiane di dinamizzazione della crescita mediante la deregolamentazione, al punto che le classi medie e popolari alle quali erano stati promessi mari e monti hanno cominciato a dubitare seriamente della globalizzazione.

Info:
https://www.criticaletteraria.org/2021/11/thomas-piketty-una-breve-storia-dell-uguaglianza.html
https://www.doppiozero.com/materiali/thomas-piketty-la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/cultura/2021/11/17/news/l_anticipazione_cosi_il_clima_cambiera_la_nostra_vita-326752782/

Societa’/Montanari

Tomaso Montanari – Dalla parte del torto. Per la sinistra che non c’e’ – Chiarelettere (2020)

L’eguaglianza – questo il punto centrale – si deve realizzare «a tutela delle differenze e in opposizione alle disuguaglianze» […]
Come ha scritto Luigi Ciotti: La democrazia, con il suo sistema di pesi e contrappesi, di divisione e di controllo dei poteri, rappresenta un ostacolo per il pragmatismo esibito da certa politica come segno di forza.
Le richieste di delega, la sollecitazione a fidarsi delle promesse e degli annunci, l’ottimismo programmatico, cosi’ come l’accusa di disfattismo o di malaugurio (il «partito dei gufi») verso chi critica o solo esprime perplessita’, rivelano una concezione paternalistica e decisionista del potere, dove lo Stato rischia di ridursi a una multinazionale gestita da supermanager e il bene comune a una faccenda in cui il popolo non deve immischiarsi […]
I ricchi non vogliono le stesse cose che vogliono i poveri.
Ai primi serve la governabilita’: cioe’ che la societa’ sia governabile secondo i loro interessi. Senza conflitti, senza fastidiose rappresentazioni del pubblico interesse, senza che i loro governi abbiano a patire intralci di alcun tipo.
Ai secondi, ai poveri, serve invece la rappresentanza: serve un Parlamento davvero centrale, in cui portare i conflitti e in cui vedere combattuta la loro battaglia, che non ha altri luoghi per risultare, almeno a tratti, vincente.
Ai primi servono i capi, ai secondi serve una collettivita’, una comunita’ critica.
L’astensione elettorale di meta’ del paese e’ il risultato di una comprensibile e fondata sfiducia nella reale possibilita’ del Parlamento di rappresentare le lotte sociali […]
La verita’ e’ che difendiamo con i denti uno stile di vita fottutamente ingiusto: pensiamo di stare dalla parte della liberta’ e della democrazia, ma in verita’ stiamo dalla parte dei nostri stessi sfruttatori.
Dovremmo invece stare dalla parte nostra: la parte dei poveri. Perche’ «i poveri, che provano tutti insieme a difendere e a rendere migliore la propria vita, sono gli unici che possono salvare il mondo dallo sfacelo. Dallo sfacelo provocato dai consumi e dalla cultura dei ricchi».

Info:
https://www.carmillaonline.com/2020/02/25/dalla-parte-del-torto/
https://www.forchecaudine.com/dalla-parte-del-torto-a-proposito-dellultimo-libro-di-tomaso-montanari/
https://www.pressenza.com/it/2020/08/la-sinistra-che-non-ce-dalla-parte-del-torto-di-tomaso-montanari/
https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2020/01/23/dalla-parte-del-torto-per-la-sinistra-che-non-ce/

Capitalismo/Brancaccio

Emiliano Brancaccio – Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico – Piemme 2022

La centralizzazione capitalistica e’ dunque alla base dell’attuale regresso democratico e in prospettiva potrebbe minacciare la sopravvivenza stessa delle istituzioni della liberaldemocrazia.
Il capitalismo tende cosi’ a precipitare in una crisi ancor piu’ minacciosa, non solo economica ma anche democratica […]
Studi recenti segnalano, a questo riguardo, che oltre l’80 per cento del capitale quotato nelle Borse mondiali e’ controllato da meno del 2 per cento degli azionisti, un ristretto manipolo di grandi capitalisti che oltretutto tende a restringersi ancora di piu’ a cavallo delle crisi economiche.
Questa centralizzazione del controllo capitalistico si manifesta un po’ in tutti i settori, dai trasporti alla farmacia, dalla grande distribuzione fino ai media e all’editoria. Il fenomeno si verifica indipendentemente dall’alternarsi delle decisioni di conglomerare o di fare “spezzatini” dei comparti del business.
Ed e’ una tendenza che si manifesta un po’ ovunque, negli Stati Uniti, in Europa e persino in Cina, al di la’ dei confini delle singole nazioni. Inoltre, e’ interessante notare che questo ristretto club di detentori delle quote di controllo del capitale mondiale risulta per molti versi stabile: una volta raggiunto l’olimpo, questa nuova oligarchia del capitale difficilmente viene scalzata.

Info:
https://www.emilianobrancaccio.it/2022/01/03/democrazia-sotto-assedio/
https://www.ilponterivista.com/blog/2021/06/24/democrazia-sotto-assedio/
https://www.micromega.net/brancaccio-capitalismo/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22123-sandor-kopacsi-su-democrazia-sotto-assedio-di-brancaccio.html
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/democrazia-sotto-assedio-29606

Societa’/Urbinati

Nadia Urbinati – Pochi contro molti. Il conflitto politico nel XXI secolo – Laterza (2020)

La democrazia e’ un ordine politico aperto e, in teoria, inclusivo di tutti coloro che sono chiamati ad ubbidire alle leggi.
Per restare un gioco aperto, la democrazia non deve solo proteggere l’eguaglianza per legge, deve in aggiunta impedire che questa eguaglianza venga corrotta dalla formazione di una classe separata, ovvero che la scelta di chi deve svolgere le funzioni pubbliche finisca per restringere la partecipazione congelandola in un gruppo specifico.
La democrazia non rifiuta la leadership ne’ esclude la verticalita’ delle funzioni di governo – non e’ anarchia.
Tuttavia, si autodifende e si riproduce nel tempo pluralizzando la leadership (la liberta’ di parola serve a far crescere molti retori e politici) e facendo circolare le funzioni di governo tra il maggior numero possibile di cittadini […]
La storia degli ultimi decenni ha dimostrato che questa battaglia e’ stata persa: i partiti sono macchine elettorali, molto spesso addirittura prive di tesserati e iscritti, partiti rigidamente incentrati sui leader e sui loro strettissimi collaboratori o partiti internet con discussioni tra iscritti a un blog senza effettivo potere di controllo e di voce, la quale e’ uno strumento nelle mani dei leader per legittimare quel che vogliono o non vogliono.
A questo punto, la distinzione tra “noi” e “loro” e’ un fatto difficilmente camuffabile. Oggi, questa distinzione si impone nella forma piu’ cruda e diretta, quella che da’ ossigeno a leader demagogici e governi populisti: voi establishment/noi popolo; voi “i pochi”/noi “i molti”.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/pochi-contro-molti-il-conflitto-politico-nel-xxi-secolo-di-nadia-urbinati/
https://www.cattolicanews.it/pochi-contro-molti-la-democrazia-ha-bisogno-del-conflitto
https://www.nuovatlantide.org/pochi-contro-molti-il-conflitto-politico-nel-xxi-secolo/

Societa’/Urbinati

Nadia Urbinati – Pochi contro molti. Il conflitto politico del XXI secolo – Laterza (2020)

Nella sua lunga storia, antica e moderna, la democrazia si e’ distinta per questa peculiarita’: organizzare il processo politico di decisione intorno al principio dell’eguaglianza di potere di tutti i cittadini come singoli e come corpo sovrano.
A ragion veduta Norberto Bobbio era giunto alla conclusione che «la democrazia e’ sovversiva nel senso piu’ radicale della parola perche’, dovunque arriva, sovverte la tradizionale concezione del potere, tanto tradizionale da essere considerata naturale, secondo cui il potere – si tratti del potere politico o economico, del potere paterno o sacerdotale – scende dall’alto al basso» […]
In questa cornice egualitaria (aritmetica o orizzontale, di una testa un voto), l’obiettivo e’ stato sempre quello di evitare che si formasse una classe politica separata, una divisione tra “noi” e “loro”.
La politica democratica teme la contrapposizione tra chi governa e chi e’ governato; vuole evitare la formazione di due gruppi (chi ha il potere e chi non ce l’ha) e disegna procedure volte a favorire la circolazione del potere, ad impedire la solidificazione di una classe di governanti.
La premessa e’ semplice ed e’ questa: l’eguaglianza politica democratica puo’ persistere a condizione che venga impedita la formazione di una classe politica che, a lungo andare, tendera’ fatalmente a formare un gruppo a se’, a dar vita a un’oligarchia: questo e’ stato storicamente l’obiettivo della democrazia

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/pochi-contro-molti-il-conflitto-politico-nel-xxi-secolo-di-nadia-urbinati/
https://www.cattolicanews.it/pochi-contro-molti-la-democrazia-ha-bisogno-del-conflitto
https://www.nuovatlantide.org/pochi-contro-molti-il-conflitto-politico-nel-xxi-secolo/

Populismo/Levitsky

Steven Levitsky, Daniel Ziblatt – Come muoiono le democrazie – Laterza (2019)

Due sono le norme fondamentali per il buon funzionamento di una democrazia: la tolleranza reciproca e la temperanza istituzionale.
La tolleranza reciproca si riferisce all’idea che fintanto che i nostri rivali giocano secondo le regole costituzionali, accettiamo il fatto che abbiano lo stesso nostro diritto a esistere, competere per il potere e governare.
Possiamo dissentire dai nostri rivali, possiamo anche trovarli sgradevoli, ma li accettiamo comunque come legittimi. Questo significa riconoscere che i nostri avversari politici sono cittadini per bene, patriottici e rispettosi della legge, che amano il nostro paese e rispettano la nostra Costituzione esattamente come noi.
Significa che anche se siamo convinti che le idee dei nostri avversari siano scriteriate o sbagliate, non le vediamo come una minaccia esistenziale […]
La temperanza istituzionale puo’ essere concepita come tutti quegli sforzi finalizzati a evitare azioni che, pur rispettando la lettera della legge, ne violano palesemente lo spirito […]
La temperanza istituzionale ha le sue origini in una tradizione vecchia quanto la democrazia stessa.
Ai tempi in cui i re proclamavano il loro diritto divino a governare, le basi dell’autorita’ monarchica derivavano dall’approvazione religiosa, non esisteva nessun vincolo morale che limitasse legalmente il potere del sovrano. Tuttavia, molti dei monarchi europei predemocratici agivano con temperanza.
Essere pio, d’altronde, significava necessariamente avere saggezza e capacita’ di autocontrollo […]
Esattamente come le monarchie per diritto divino, anche le democrazie necessitano di temperanza.
Pensiamo alla democrazia come a un gioco che vogliamo giocare all’infinito. Per garantire che possa continuare anche in futuro, i giocatori devono evitare di mettere l’altra squadra in condizioni di non gareggiare, o di inimicarsela a tal punto che si rifiuterà di
continuare a giocare. Se i rivali abbandonano la competizione, non potranno piu’ esserci altre partite.
Questo significa che si’, gli individui giocano per vincere, ma devono farlo con una certa misura

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858135280
https://www.stroncature.com/2019/10/08/come-muoiono-le-democrazie/
https://www.eunews.it/2019/09/20/muoiono-le-democrazie/120948

Populismo/Urbinati

Nadia Urbinati – Io il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia – Il Mulino (2020)

Movimenti populisti hanno fatto la loro comparsa in quasi tutte le democrazie, dal Venezuela all’Ungheria, dagli Stati Uniti all’Italia.
Ogni serio tentativo di comprensione della politica contemporanea deve quindi fare i conti con questo fenomeno […]
Oggi, nel XXI secolo, gli studiosi, gli osservatori politici e i cittadini attratti dal populismo sono piu’ numerosi e il loro interesse e’ principalmente politico.
Essi concepiscono il populismo non semplicemente come un sintomo di disaffezione nei confronti delle istituzioni e dei partiti esistenti, ma anche come una legittima richiesta di potere da parte della gente comune, di cittadini che negli anni hanno assistito all’erosione dei propri redditi e della propria influenza politica.
Lo considerano anzi come un’opportunita’ per ringiovanire la democrazia, e perfino come un grimaldello di cui la sinistra potrebbe servirsi per scardinare il sistema capitalistico e sconfiggere la destra (che tradizionalmente e’ stata meglio disposta verso le retoriche e le strategie populiste

Info:
http://ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2020/05/08/nadia-urbinati-e-il-populismo/
https://www.vaticannews.va/it/osservatoreromano/news/2020-03/la-verita-vi-prego-sul-populismo.html
https://www.fatamorganaweb.unical.it/index.php/2020/01/27/dal-populismo-al-popolo-democrazia-nadia-urbinati/