Societa’/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)


Indicatori segnalano una chiara tendenza generale: una “recessione” globale della democrazia. Un arretramento di cui abbiamo avuto varie prove negli anni.
Limitazioni della liberta’ d’espressione, inasprimenti dei controlli e delle pene contro chi manifesta in piazza, sospensioni delle fondamentali liberta’ di riunione, e ancora, soggezione della magistratura al potere dell’esecutivo, messa al margine delle assemblee parlamentari nelle decisioni politiche fondamentali, dalle leggi di bilancio alle campagne militari.
Togliere il potere alle corti e al parlamento per darlo tutto al governo, poi togliere il potere al governo per darlo tutto al capo del governo.
La direzione e’ ben nota. Esecutivizzazione del potere, presidenzialismo, fino magari a veder sorgere, all’orizzonte, un novello condottiero delle masse. Non piu’ in divisa ma in giacca e cravatta, o magari in tailleur.
La famigerata sentenza che Vladimir Putin rilascio’ al “Financial Times” nel 2019, secondo cui il liberalismo ha esaurito il suo scopo, sembra assumere i tratti della malefica profezia […]
Da dove viene questa tendenza anti-democratica?
Quali forze la mobilitano, quali fattori la rendono così viva?[…]
Il moto anti-democratico si sta verificando in perfetta concomitanza con l’altra fondamentale tendenza che sta segnando l’epoca: la centralizzazione dei capitali in sempre meno mani. Nefasta coincidenza? Scherzo del destino? Non crediamo.
La tesi che viene qui proposta e’ un’altra. Vi e’ motivo di ritenere che la sovrapposizione delle due tendenze sia non “casuale” ma “causale”. Ossia, la centralizzazione dei capitali puo’ esser considerata una causa del recesso democratico in corso […]
Quanto piu’ esclusivo diviene il club dei padroni del capitale centralizzato, tanto piu’ e’ ragionevole supporre che questi avvertano insofferenza verso i contrasti, le mediazioni e i compromessi tipici di ogni democrazia, soprattutto di quelle forme di democrazia assembleare che vedono il coinvolgimento nelle decisioni di una pluralita’ di teste.
Insomma: troppa attivita’ di lobbying da finanziare, troppi politici da sedurre o minacciare, troppo tempo da sottrarre alla formazione del profitto. I pochi padroni del capitale centralizzato, di conseguenza, promuovono e foraggiano modifiche istituzionali, controriforme, mutamenti di regime, atti a semplificare le procedure, ridurre le teste che decidono, centralizzare il potere politico nelle mani di pochi, al limite di uno soltanto. In questo modo, come il club dei padroni si fa piu’ esclusivo, cosi’ le leve del potere politico vengono affidate a una elite sempre piu’ ristretta di decisori.
Il capitale centralizzato plasma la politica a sua immagine e somiglianza. Come in azienda decide il padrone del capitale, in politica deve decidere il servitore del capitale. 

Info:
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2026/03/Emiliano-Brancaccio-Libercomunismo–32ee2769-e26f-444c-ae82-62c0b1660ff9.html
https://ilmanifesto.it/come-mobilitare-lintelligenza-collettiva

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/02/libercomunismo-economia-di-piano-e-liberta-come-sconfiggere-il-capitale/8276470/
https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/27/solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-0192301
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32465-francesco-bugli-solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio.html
https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/32858-pier-giorgio-ardeni-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-un-contributo-al-dibattito.html?utm_source=newsletter_2538&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Geoeconomia/Beck

Come il cambiamento climatico potrebbe salvare il mondo – Ulrich Beck – Castelvecchi (2024)


In un mondo postnazionale, le citta’ globali potrebbero riconquistare una posizione centrale simile a quella che detenevano molto tempo fa nel mondo prenazionale.
L’umanita’ ha iniziato all’interno della polis – la citta’ – la sua avventura politica.
La citta’ e’ stata pioniera della democrazia. Ma per millenni, le citta’ si sono affidate alla monarchia e all’impero e poi agli Stati nazionali di nuova invenzione per produrre e riprodurre l’ordine sociale e politico.
Oggi lo Stato-nazione sta fallendo di fronte ai rischi globali. Le citta’, che nella Storia hanno costituito la base sociale dei movimenti civici per la liberta’, nel mondo cosmopolitizzato di oggi, caratterizzato da minacce globali, potrebbero tornare a essere la migliore speranza per la democrazia.

Info:
https://www.doppiozero.com/ulrich-beck-la-catastrofe-ci-salvera
https://pragsia.sociologia.unimib.it/2024/05/20/825/

https://ilmanifesto.it/una-crisi-ambientale-per-cambiare-il-mondo

Societa’/Montanari

Tomaso Montanari – Dalla parte del torto. Per la sinistra che non c’e’ – Chiarelettere (2020)

L’eguaglianza – questo il punto centrale – si deve realizzare «a tutela delle differenze e in opposizione alle disuguaglianze» […]
Come ha scritto Luigi Ciotti: La democrazia, con il suo sistema di pesi e contrappesi, di divisione e di controllo dei poteri, rappresenta un ostacolo per il pragmatismo esibito da certa politica come segno di forza.
Le richieste di delega, la sollecitazione a fidarsi delle promesse e degli annunci, l’ottimismo programmatico, cosi’ come l’accusa di disfattismo o di malaugurio (il «partito dei gufi») verso chi critica o solo esprime perplessita’, rivelano una concezione paternalistica e decisionista del potere, dove lo Stato rischia di ridursi a una multinazionale gestita da supermanager e il bene comune a una faccenda in cui il popolo non deve immischiarsi […]
I ricchi non vogliono le stesse cose che vogliono i poveri.
Ai primi serve la governabilita’: cioe’ che la societa’ sia governabile secondo i loro interessi. Senza conflitti, senza fastidiose rappresentazioni del pubblico interesse, senza che i loro governi abbiano a patire intralci di alcun tipo.
Ai secondi, ai poveri, serve invece la rappresentanza: serve un Parlamento davvero centrale, in cui portare i conflitti e in cui vedere combattuta la loro battaglia, che non ha altri luoghi per risultare, almeno a tratti, vincente.
Ai primi servono i capi, ai secondi serve una collettivita’, una comunita’ critica.
L’astensione elettorale di meta’ del paese e’ il risultato di una comprensibile e fondata sfiducia nella reale possibilita’ del Parlamento di rappresentare le lotte sociali […]
La verita’ e’ che difendiamo con i denti uno stile di vita fottutamente ingiusto: pensiamo di stare dalla parte della liberta’ e della democrazia, ma in verita’ stiamo dalla parte dei nostri stessi sfruttatori.
Dovremmo invece stare dalla parte nostra: la parte dei poveri. Perche’ «i poveri, che provano tutti insieme a difendere e a rendere migliore la propria vita, sono gli unici che possono salvare il mondo dallo sfacelo. Dallo sfacelo provocato dai consumi e dalla cultura dei ricchi».

Capitalismo/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

Mentre le imprese woke sono state messe alla gogna in quanto deboli, opportuniste e ipocrite, a oggi gran parte del pubblico dibattito sul “capitalismo woke” e’ stato dominato dalla critica secondo cui esso danneggerebbe il capitalismo stesso.
A detta dei suoi detrattori, infatti, poiche’ distratto da cause che non favoriscono la funzione propria delle imprese di massimizzare i profitti per gli azionisti, il capitalismo woke costituirebbe una minaccia per la prosperita’ e la crescita economica.
Secondo questi detrattori di ala conservatrice, inoltre, le aziende sono sempre piu’ attratte da questioni sociali politicamente corrette in un modo che va ben al di la’ del semplice woke washing. Il loro timore e’ che i dirigenti prendano sul serio il proprio impegno nei confronti del wokismo. Ancora peggio, questa serieta’ potrebbe indurli a perseguire cause woke a scapito di quello che dovrebbe essere il vero scopo del loro agire.
Le politiche progressiste e l’economia conservatrice sono semplicemente incompatibili e, per il bene del capitalismo, non dovrebbero essere mischiate […]
Accogliendo questa contrapposizione tra chi e’ woke e chi e’ conservatore, ci rimane ben poco spazio di manovra se vogliamo, invece, mantenere l’impegno per una politica democratica progressista e, contemporaneamente, contestare l’ingiustizia di un sistema capitalistico d’impresa che sembra non porre freno alla creazione di disuguaglianze a proprio vantaggio.
E se invece l’adozione del wokismo da parte delle imprese producesse effetti esattamente opposti a quelli condannati dai critici conservatori?
Anziche’ essere la campana a morto del capitalismo, il fatto che le imprese diventino woke non potrebbe essere piuttosto il mezzo con cui estendere il potere e la portata del capitalismo in modi estremamente problematici? […]
Se seguiamo questa linea di pensiero, i problemi per la democrazia sorgono nel momento in cui il peso considerevole delle risorse aziendali viene mobilitato per capitalizzare la moralita’ pubblica. Quando la nostra stessa moralita’ viene imbrigliata e sfruttata come risorsa aziendale, dietro c’e’ sempre all’opera l’interesse privato delle imprese. Ecco quindi che il dibattito civico e il dissenso democratico vengono sostituiti dalle campagne di marketing e di pubbliche relazioni che, con scaltro autocompiacimento, si ammantano del palese moralismo di scelte politiche farisaiche e spesso facili.

Info:
https://www.micromega.net/capitalismo-woke/
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/capitalismo-woke-libro-carl-rhodes

https://www.centromachiavelli.com/2023/12/23/capitalismo-woke-recensione/
https://www.lafionda.org/2023/11/24/capitalismo-woke/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/26/capitalismo-woke-guardiamoci-bene-dalle-cause-che-trasformano-la-moralita-in-profitto/7391473/https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml

Societa’/Streeck

Globalismo e democrazia. L’economia politica del tardo neoliberismo – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 La democrazia quale sistema sociale di istituzioni interno al capitalismo ha fino ad oggi offerto una possibilita’ di riconoscimento agli interessi di classi popolari svantaggiate dal mercato e dalla societa’ capitalista attraverso la mobilitazione di maggioranze politiche.
Il suo modus operandi fu sempre quello della lotta, della prova di forza tra schieramenti sociali piu’ o meno ben organizzati e diretti, rappresentati da partiti e associazioni; il suo fine era il compromesso, ulteriormente ampliabile, rivedibile, ritirabile o sostituibile, che riconosceva e manteneva intatto sempre un pluralismo di interessi articolati essenzialmente sull’asse di capitale e lavoro, ma anche e per questo in modi molto diversi, sul rapporto tra conservazione e progresso […]
Nell’immagine, invece, che la democrazia come sistema di valori della societa’ civile produce di se’, i rapporti di potere politico-economico propri del capitalismo trovano sostituzione ora nel controllo tecnocratico, ora in un’economia di mercato lasciata libera al suo corso.
La democrazia cosi’ intesa richiede un’elite depositaria di significati che interpretino in termini normativi i valori vincolanti del sistema; essa non e’ popolare, ma elitaria e meritocratica; i suoi “valori” sono stabiliti da esperti in diritto per via deliberativa, e non da cittadini in lotta tra loro; essi sono costituzionali, sottratti cioe’ ai processi maggioritari, cosi’ da proteggerli dal cattivo uso che gli elettori potrebbero fare della democrazia, venendo a decisioni improvvide; gli interessi sono regolati dal diritto e come tali soggetti alla giustizia; la politica da attivita’ di lotta si fa discorso, non piu’ popolare ma elitario, e l’interpretazione giuridica dei dotti sostituisce la prova di forza politica.
Anziche’ rappresentati dalla democrazia, i cittadini sono ora educati a essa, da altri, loro pari, che chiariscono cosa essa sia; quel che si prospetta al termine di ogni “discorso”, se tutto va bene, e’ un accordo privo di vincoli e autorita’ che si lascia alle spalle il compromesso conquistato con la forza, ritenuto come superato nel processo di civilizzazione […]
L’involuzione della socialdemocrazia perseguita dalla nuova classe media nella democrazia liberale intacca in due modi questa premessa che e’ alla base di una critica alla societa’ organizzata in classi e strati. Il primo e’ negando alla sua “democrazia” – ossia alla maggioranza dei cittadini che la compongono – la capacita’ di far fronte in modo competente a “problemi complessi”, pretendendo cosi’ di sottrarre loro l’onere delle decisioni per affidarlo a un’espertocrazia colta e superiore e come tale certificata nel circolo dei piu’ dotti. Il secondo e’ impegnandosi a proteggere i valori morali della “democrazia”, ora costituzionalizzati, dalla potenziale maggioranza di cittadini il cui senso morale sia da essi giudicato immaturo e come tale da condannare.
Il dibattito sulla natura e portata della democrazia si trasforma cosi’ in una lotta culturale condotta da “democratici” contro “populisti”, che mira all’esclusione intellettuale e morale di questi ultimi. Il risentimento di fronte a un tentativo di screditare la cittadinanza, per un’incompetenza pratica o morale, rappresenta probabilmente una delle ragioni per cui i contromovimenti “populisti” da destra attraggono non solo una classe operaia materialmente in discesa, ma anche una piccola borghesia economicamente piu’ o meno agiata, che nella critica alla democrazia del nuovo centro borghese intellettuale trova negata la propria richiesta a un uguale riconoscimento di competenza e dignita’ civica.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Capitalismo/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 Con l’avanzare del modello di crescita neoliberale ebbe inizio, parallelamente, anche una lenta erosione del modello standard di democrazia stabilito nel dopoguerra.
A partire dalla fine degli anni settanta, la partecipazione della popolazione a elezioni di qualunque tipo diminui’ in modo considerevole e costante in tutte le democrazie a economia capitalista, soprattutto nelle fasce piu’ basse di distribuzione del reddito e di opportunita’, tra coloro cioe’ che piu’ di tutti, di fatto, dipendono da politiche redistributive di tutela. Tutti i partiti, al contempo, senza distinzione quanto al loro orientamento istituzionale, hanno conosciuto un crollo dei propri iscritti. Lo stesso dicasi per i sindacati, che dalla fine degli anni ottanta solo raramente hanno potuto avvalersi del diritto di sciopero con qualche prospettiva di successo.
Quanto al sistema dei partiti, […] i partiti di centro, tradizionali sostenitori dello stato, hanno via via abbandonato la comunita’ dei propri elettori per ritirarsi negli apparati di quest’ultimo […]
Come gia’ i sindacati, che per preservare il posto di lavoro dei propri iscritti dovettero quantomeno moderare le richieste di cui erano portatori, anche i partiti, se volevano governare stati ormai inseriti in un mercato mondiale, si videro costretti a non poter piu’ dare ascolto alla propria base, sacrificando […], la “capacità di risposta” (responsiveness) in nome della “responsabilità” (responsibility)[…]
Con l’adesione al fronte unitario della globalizzazione, centro-destra e centro-sinistra hanno perduto entrambi la propria identita’ politica, per quanto definita solo in modo vago.
Nel processo di adattamento al mercato mondiale, la politica democratica del dopoguerra e’ passata dall’essere un progetto a lungo termine per il perseguimento di modelli ideali di societa’ differenti – in modo particolare, di uno gerarchico-paternalista, da un lato, e uno egualitario e non classista, dall’altro – a un insieme di reazioni pragmatiche a breve termine, a fronte di condizioni contestuali e di mercato in costante e imprevedibile mutamento.
Come mai prima, la politica si e’ svuotata di ideologia e, in senso stretto, di prospettive, divenendo indistinguibile nelle sue versioni. La democrazia ha cosi’ potuto compiere il passaggio a una postdemocrazia: da un lato, forma d’intrattenimento che riduce gli elettori a spettatori, dall’altro, mostra di reazioni sconnesse ed estemporanee a eventi inattesi, coordinata da spin doctor ed esperti di comunicazione.
Anche il comportamento elettorale, di conseguenza, e’ cambiato, per gli strateghi della politica come per gli elettori, non piu’ orientati a un ideale sociale collettivo, a un futuro comune cui tendere, ma guidati da reazioni istintive, svincolate da posizioni e ideologie di classe e prive di alcuna tensione a un obiettivo.
La fluttuazione dell’elettorato da un partito all’altro e’ cresciuta allora in maniera esponenziale e i vecchi partiti del modello standard si sono ritrovati con una base sempre meno stabile e duratura di sostenitori su cui poter contare.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Societa’/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot , Christian Laval – DeriveApprodi (2019)

Neoliberismo e securitarismo di Stato vanno ora a braccetto.
L’indebolimento delle liberta’ pubbliche dello Stato di diritto e la concomitante estensione dei poteri di polizia si sono via via accentuati con la «guerra alla delinquenza» e la «guerra alla droga» a partire dagli anni Settanta. Ma dacche’ e’ stata dichiarata una «guerra globale contro il terrorismo», all’indomani dell’11 settembre 2001, abbiamo visto dispiegarsi un insieme di misure e di dispositivi che violano apertamente le regole di protezione delle liberta’ della democrazia liberale, fino ad arrivare alla legittimazione giuridica della sorveglianza di massa della popolazione, alla legalizzazione della detenzione senza passare per i tribunali o all’uso sistematico della tortura […]
Oggi, la «contro-rivoluzione in assenza di rivoluzione», come la chiama Harcourt, mira a ridurre con qualunque mezzo un nemico interno ed esterno onnipresente, che ha certamente il volto del terrorista islamico ma puo’ assumere anche altre identita’ (studenti, ecologisti, contadini, giovani neri americani o giovani francesi delle banlieues, e soprattutto migranti clandestini, di preferenza musulmani).
E per portare a buon fine questa guerra contro il nemico, occorre che il potere da un lato militarizzi la polizia e dall’altro accumuli una massa di informazioni sull’insieme della popolazione per poter scongiurare qualunque possibile ribellione.
Insomma, il terrorismo di Stato torna in piena espansione.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Societa’/Todd

La sconfitta dell’Occidente – Emmanuel Todd – Fazi (2024)

Se considero la capacita’ di leggere e scrivere il fondamento della democrazia, cio’ non e’ dovuto semplicemente al fatto che l’alfabetizzazione consente di decifrare i giornali e di scegliere la propria scheda elettorale, ma al fatto che essa alimenta un sentimento di uguaglianza quasi metafisica tra tutti i cittadini.
La lettura e la scrittura, un tempo appannaggio esclusivo dei sacerdoti, adesso appartengono a tutti.
Eppure, all’inizio del terzo millennio, questo sentimento di uguaglianza democratica basilare sembra essersi esaurito. Lo sviluppo dell’istruzione superiore ha finito per dare al 30 o 40 per cento di una generazione la sensazione di essere veramente superiore: un’elite di massa, un ossimoro che ben introduce la stranezza della situazione.
Prima della guerra in Ucraina, dunque, gli osservatori vedevano le democrazie occidentali minate da un malessere che andava peggiorando. Questo male pone l’una di fronte all’altra due grandi categorie ideologiche e mentali: l’elitismo e il populismo.
Le elite denunciano una deriva dei popoli verso le destre xenofobe, mentre i popoli sospettano le elite di voler sprofondare in un “globalismo” delirante.
Se il popolo e l’elite non riescono piu’ ad accordarsi per lavorare insieme, il concetto di democrazia rappresentativa perde ogni suo significato: si finisce con l’avere una elite che non vuole piu’ rappresentare il popolo e un popolo che non e’ piu’ rappresentato.
Secondo i sondaggi d’opinione, il politico e il giornalista sono le due professioni meno rispettate nella maggior parte delle “democrazie occidentali”, mentre si va diffondendo il complottismo, una patologia propria di un sistema sociale strutturato dal binomio elitismo/populismo, nonche’ dalla sfiducia sociale.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-fatto-quotidiano.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-riformista.pdf?

https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-manifesto.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-giornale.pdf?
https://contropiano.org/interventi/2024/11/11/la-sconfitta-delloccidente-oligarchico-e-nichilista-0177418
https://www.quotidiano.net/magazine/libri/emmanuel-todd-gli-oligarchi-e-il-nichilismo-hanno-distrutto-le-democrazie-e-la-sconfitta-delloccidente-fd56b6be
https://www.repubblica.it/venerdi/2024/09/28/news/emmanuel_todd_sconfitta_occidente_ultimo_libro-423521727/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/29325-gian-marco-martignoni-la-sconfitta-dell-occidente.html

Societa’/Armao

Capitalismo di sangue – Fabio Armao – Laterza (2024)

Che la democrazia non stia passando un buon momento lo dimostrano alcuni dati: il numero delle liberal-democrazie e’ tornato ai valori del 1989 e ospita soltanto il 13 percento della popolazione mondiale, le autocrazie elettorali contano per il 44 percento e le autocrazie in senso stretto per il 26 percento.
Il declino della democrazia riguarda soprattutto l’America Latina e l’Asia, ma anche il 20 percento degli stati membri dell’Unione Europea ha gia’ manifestato una chiara propensione ad «autocratizzarsi» […]
Democrazie e autocrazie, in altri termini, si rivelano entrambe funzionali a un nuovo totalitarismo generato dalla globalizzazione neoliberista, che rappresenta l’antitesi del libero mercato, ridotto a una ben misera foglia di fico per i governanti (o gli economisti) che avessero ancora il coraggio di evocarlo.
Il capitalismo, dopo secoli di convivenza e di scambi di reciproca utilita’ con lo stato, ha preso il sopravvento sulla politica, al punto da imporre il blocco della redistribuzione delle ricchezze; costringendo sempre piu’ famiglie a redditi di mera sussistenza e distruggendo quei ceti medi cui aveva affidato le proprie fortune ai tempi dell’industrializzazione e dei consumi di massa.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/IL_FATTO_QUOTIDIANO_27012024.pdf
https://www.micromega.net/author/fabio-armao/ 

https://www.globalist.it/culture/2024/03/25/capitalismo-di-sangue-analisi-su-conflitti-globali-e-crisi-economica/

Stato/Parsi

Titanic. Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale – Vittorio Emanuele Parsi – il Mulino (2022) 


La riuscita della democrazia dipende dalla capacita’ di isolare la sfera politica da qualsivoglia disuguaglianza materiale esistente.
La democrazia puo’ formarsi e conservarsi nella misura in cui la sfera politica stessa non si divide nettamente lungo i confini delle disuguaglianze di categoria.
Al contrario, quando i diritti politici, i doveri e la partecipazione riflettono tali divisioni, allora costituiscono una minaccia per la democrazia e ostacolano la democratizzazione. La democrazia fiorisce quando non c’e’ sovrapposizione tra le disuguaglianze quotidiane e quelle che caratterizzano le relazioni Stato-cittadino.
Detto in altri termini, anche se la disuguaglianza economico-sociale viene accettata come una conseguenza naturale delle diverse abilita’ individuali (e come, secondo alcuni, una molla allo stesso meccanismo di creazione della ricchezza), tale disuguaglianza non deve riflettersi in termini di disuguaglianza politica.
E’ possibile ritrovare qui l’impostazione rawlsiana della giustizia, per cui una societa’ e’ giusta quando le liberta’ fondamentali sono distribuite in maniera equa (principio di uguale liberta’), quando le possibilita’ di accesso alle diverse funzioni e posizioni sono distribuite altrettanto equamente (principio di uguaglianza di eque opportunita’), e quando – infine – la distribuzione degli altri beni primari – principalmente quelli connessi al reddito, alla ricchezza e allo status sociale – e’ tale da massimizzare la parte che spetta ai piu’ sfavoriti (principio di differenza).

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/titanic-naufragio-ordine-liberale-parsi/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/14/titanic-il-sistema-liberale-di-fronte-a-una-scelta-combattere-le-disuguaglianze-o-fallire-il-nuovo-libro-di-vittorio-emanuele-parsi/6590356/
https://www.idiavoli.com/it/article/titanic-naufragio-occidente-ordine-liberale
https://www.marxismo-oggi.it/recensioni/libri/253-stato-mercato-e-democrazia-note-a-margine-di-titanic-il-naufragio-dell-ordine-liberale