La democrazia quale sistema sociale di istituzioni interno al capitalismo ha fino ad oggi offerto una possibilita’ di riconoscimento agli interessi di classi popolari svantaggiate dal mercato e dalla societa’ capitalista attraverso la mobilitazione di maggioranze politiche.
Il suo modus operandi fu sempre quello della lotta, della prova di forza tra schieramenti sociali piu’ o meno ben organizzati e diretti, rappresentati da partiti e associazioni; il suo fine era il compromesso, ulteriormente ampliabile, rivedibile, ritirabile o sostituibile, che riconosceva e manteneva intatto sempre un pluralismo di interessi articolati essenzialmente sull’asse di capitale e lavoro, ma anche e per questo in modi molto diversi, sul rapporto tra conservazione e progresso […]
Nell’immagine, invece, che la democrazia come sistema di valori della societa’ civile produce di se’, i rapporti di potere politico-economico propri del capitalismo trovano sostituzione ora nel controllo tecnocratico, ora in un’economia di mercato lasciata libera al suo corso.
La democrazia cosi’ intesa richiede un’elite depositaria di significati che interpretino in termini normativi i valori vincolanti del sistema; essa non e’ popolare, ma elitaria e meritocratica; i suoi “valori” sono stabiliti da esperti in diritto per via deliberativa, e non da cittadini in lotta tra loro; essi sono costituzionali, sottratti cioe’ ai processi maggioritari, cosi’ da proteggerli dal cattivo uso che gli elettori potrebbero fare della democrazia, venendo a decisioni improvvide; gli interessi sono regolati dal diritto e come tali soggetti alla giustizia; la politica da attivita’ di lotta si fa discorso, non piu’ popolare ma elitario, e l’interpretazione giuridica dei dotti sostituisce la prova di forza politica.
Anziche’ rappresentati dalla democrazia, i cittadini sono ora educati a essa, da altri, loro pari, che chiariscono cosa essa sia; quel che si prospetta al termine di ogni “discorso”, se tutto va bene, e’ un accordo privo di vincoli e autorita’ che si lascia alle spalle il compromesso conquistato con la forza, ritenuto come superato nel processo di civilizzazione […]
L’involuzione della socialdemocrazia perseguita dalla nuova classe media nella democrazia liberale intacca in due modi questa premessa che e’ alla base di una critica alla societa’ organizzata in classi e strati. Il primo e’ negando alla sua “democrazia” – ossia alla maggioranza dei cittadini che la compongono – la capacita’ di far fronte in modo competente a “problemi complessi”, pretendendo cosi’ di sottrarre loro l’onere delle decisioni per affidarlo a un’espertocrazia colta e superiore e come tale certificata nel circolo dei piu’ dotti. Il secondo e’ impegnandosi a proteggere i valori morali della “democrazia”, ora costituzionalizzati, dalla potenziale maggioranza di cittadini il cui senso morale sia da essi giudicato immaturo e come tale da condannare.
Il dibattito sulla natura e portata della democrazia si trasforma cosi’ in una lotta culturale condotta da “democratici” contro “populisti”, che mira all’esclusione intellettuale e morale di questi ultimi. Il risentimento di fronte a un tentativo di screditare la cittadinanza, per un’incompetenza pratica o morale, rappresenta probabilmente una delle ragioni per cui i contromovimenti “populisti” da destra attraggono non solo una classe operaia materialmente in discesa, ma anche una piccola borghesia economicamente piu’ o meno agiata, che nella critica alla democrazia del nuovo centro borghese intellettuale trova negata la propria richiesta a un uguale riconoscimento di competenza e dignita’ civica.
Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi
https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera
