Europa/Dardot

Pierre Dardot, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Meltemi (2023)

Cio’ che troviamo nell’Unione Europea e’ un’espressione concentrata del costituzionalismo di mercato, attraverso la stratificazione di norme cosiddette “comunitarie”, che nel corso di diversi decenni hanno finito per prevalere sul diritto statale nazionale.
L’equazione che qui prevale e’ la stessa che Hayek formulo’ a suo tempo: sovranita’ del diritto privato garantita da un potere forte.
La sovranita’ del diritto privato e’ sancita dai Trattati europei; il potere forte responsabile di garantire il rispetto di questa sovranita’ assume la forma di organismi diversi ma complementari, come la Corte di Giustizia delle Comunita’ Europee (CGCE), la Banca Centrale Europea (BCE), i consigli interstatali e la Commissione.
Secondo la logica del “liberalismo autoritario”, e’ il ritiro dello Stato dall’economia a esigere uno Stato autoritario. Secondo la logica del neoliberalismo, e’ il costituzionalismo di mercato, qualunque forma assuma, a esigere uno Stato nazionale forte e/o meccanismi decisionali sottratti al controllo democratico a livello sovranazionale.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Stato/Ignazi

Piero Ignazi, Nadia Urbinati – Contagio e libertà – Laterza (2020)

La procedura di autocertificazione e’ stata fatta oggetto di ironia, ed e’ stata spesso accusata di segnalare la curvatura autoritaria presa dai governi democratici.
Ma e’ vero il contrario.
Quel che appare come un orpello burocratico o vessatorio e’ indicativo di un ordinamento legal-politico fondato sullo Stato di diritto; un ordinamento, cioe’, che si propone di mettere al bando interferenze arbitrarie da parte dell’autorita’, anche quando si tratta di misure restrittive per far fronte a eventi eccezionali.
La filosofia politica e’ quella propria dello Stato democratico costituzionale: rendendoci individualmente responsabili, l’autocertificazione dimostra che non siamo servi o sudditi di un potere che decide arbitrariamente senza preventivare eccezioni al governo dell’eccezione e che non deve rispondere a coloro che devono ubbidire. A servi e sudditi non si richiede alcuna autocertificazione: la ragione di cio’ e’ che ad essi non viene riconosciuta responsabilita’ politica, ne’ quindi voce pubblica […]
La societa’ fondata sul diritto non e’ una societa’ del tutto bianco o tutto nero ma una societa’ della penombra, del dissenso e della mediazione, della ricerca per tentativi ed errori della soluzione ai problemi che sono nella maggior parte dei casi associati a sensazioni di stress, di timore, di rischio.
In questa societa’ non ci sono mai problemi semplici e soluzioni semplicistiche, ma tensioni tra beni o interessi non assoluti, che spetta all’arte della politica e del diritto risolvere in maniera tale che, appunto, non venga violata la dignita’ umana ovvero che mai si sia liberi completamente dalla paura.
Come risolvere un dissenso morale tra due beni altrettanto validi per la nostra vita, per esempio quello della salute e quello della liberta’ di movimento? Come possono diversi orizzonti di significato e di valore coesistere nella societa’ senza lacerarla? Ovvero come limitare i nostri diritti in modo che tutti gli altri ne godano e in modo che l’intera societa’, non alcuni soltanto, si percepisca come libera? Quale e’ il confine tra scelte per il bene pubblico, o improntate all’esigenza di rispondere a richieste che avvantaggiano la generalita’, e scelte che rispondono alle nostre individuali gerarchie di valori e ai nostri interessi? Quale e’ il limite di intervento dello Stato nella vita dei cittadini, se si riconosce che optare per la soluzione anarco-liberista comporterebbe superare il liberalismo della paura e con esso l’idea della limitazione della liberta’?

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/democrazia-e-populismo-in-tempi-di-pandemia-intervista-a-nadia-urbinati/

 

Economia di mercato/Crawford

Kate Crawford – Né intelligente né artificiale.Il lato oscuro dell’IA – il Mulino (2021)

La durata media di uno smartphone e’ di soli 4,7 anni.
Questo ciclo di obsolescenza alimenta l’acquisto di piu’ dispositivi, moltiplica i profitti e aumenta gli incentivi all’uso di pratiche di estrazione non sostenibili.
Dopo un lento processo di sviluppo, questi minerali, elementi e materiali attraversano poi un periodo straordinariamente rapido di scavo, lavorazione, miscelazione, fusione e trasporto logistico, percorrendo migliaia di chilometri per essere trasformati. Cio’ che inizia come minerale rimosso dal terreno, eliminati i residui e gli «sterili», viene quindi trasformato in dispositivi che vengono prima utilizzati e poi gettati, per finire sepolti in discariche di rifiuti elettronici in luoghi come il Ghana e il Pakistan.
Il ciclo di vita di un sistema di IA, dalla nascita alla morte, ha molte catene di approvvigionamento frattali: forme di sfruttamento del lavoro umano e delle risorse naturali e massicce concentrazioni di potere aziendale e geopolitico.
E lungo tutta la catena, un consumo di energia continuo e massiccio mantiene il ciclo in funzione.

Info:
https://www.doppiozero.com/ia-ne-intelligente-ne-artificiale
https://www.irpa.eu/recensione-a-k-crawford-ne-intelligente-ne-artificiale-il-lato-oscuro-dellia/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/ne-intelligente-ne-artificiale-il-lato-oscuro-dellia/
https://transform-italia.it/ne-artificiale-ne-intelligente/
https://www.questionegiustizia.it/articolo/ne-intelligente-ne-artificiale-il-lato-oscuro-dell-ia
https://medium.com/@g.bientinesi/la-recensione-n%C3%A9-intelligente-n%C3%A9-artificiale-il-lato-oscuro-dellia-k-crawford-9215ab054c85

Societa’/Magatti

Chiara Giaccardi; Mauro Magatti – Supersocieta’ – il Mulino (2022)

Gli anni della contestazione in cui si rivendicava il diritto a desiderare sono lontanissimi.
Cosi’ come sono lontani gli anni ’80 e ’90, quando le nuove generazioni avevano cavalcato l’onda del nuovo mondo globalizzato, visto come un serbatoio di esperienze e possibilita’.
Da qualche anno i figli della societa’ del benessere, liberi di desiderare, faticano a sostenere questa loro condizione. Perché?
Le ragioni sono diverse e intrecciano i percorsi personali con i cambiamenti socioculturali. Tuttavia, alcune considerazioni possono essere avanzate.
I giovani crescono in un ambiente che avvertono fortemente competitivo e performante: bisogna essere sempre all’altezza non solo sul lavoro, ma in generale nella vita, nell’aspetto fisico, nelle relazioni, nel sesso. Il senso di inadeguatezza si rivela nell’ansia o nelle crisi di panico, sempre piu’ diffuse. Ma negli anni e’ cresciuta anche la paura verso un mondo complesso che non si riesce a decifrare e che appare sempre piu’ minaccioso.
Lo shock della pandemia, l’interruzione delle relazioni causata dal lockdown e ora la guerra hanno dato il colpo di grazia […]
Di fronte a un mondo esigente si rivendica il diritto all’astensione, al silenzio, all’indifferenza, all’irrilevanza se non addirittura alla distruzione del legame sociale. Mimetizzandosi nello sfondo e rendendosi invisibili, l’intento e’ quello di passare inosservati, di non venire misurati e valutati, di non apparire perdenti […]
Tale propensione ha diverse modalita’ di manifestazione: nelle condotte a rischio con cui i giovani desiderano «scomparire senza morire definitivamente, restare in una sospensione senza fine, una sorta di dietro le quinte dove trovare conforto prima di riconciliarsi con le necessita’ della rappresentazione»; nella rottura dei legami sociali fondamentali che porta a percorsi erratici, privi di direzione; nell’attrazione fatale del web, delle chat, dei social network, dei videogiochi – universi paralleli in cui vivere «l’esperienza di un altro mondo» e in cui sembra possibile liberarsi del proprio corpo e della propria identita’ per trasformarsi in cio’ che piu’ si desidera; per arrivare, nei casi piu’ estremi, a isolarsi completamente e vivere come «monaci, circondati dalle tecnologie piu’ potenti e moderne».
Tutte dinamiche accomunate da un medesimo bisogno: allontanarsi dalle turbolenze del mondo, rifiutare di preoccuparsi del successo, rifugiarsi in un universo riparato. Una sorta di «dimissione dalla vita».

Info:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/siamo-entrati-nella-supersociet-diventeremo-stupidi-o-pi-liberi
https://www.bioeticanews.it/il-libro-supersocieta-di-c-giaccardi-e-m-magatti/
https://www.pandorarivista.it/pandora-piu/liberta-nella-supersocieta/
https://www.c3dem.it/supersocieta-un-libro-di-magatti-e-giaccardi/
https://www.recensionedilibri.it/2022/06/16/giaccardi-magatti-supersocieta-ha-ancora-senso-scommettere-sulla-liberta/
https://ildomaniditalia.eu/la-super-societa-e-la-scommessa-sulla-liberta-in-un-saggio-di-chiara-giaccardi-e-mauro-magatti-recensione-sullosservatore-romano/

Capitalismo/Brown

Wendy Brown – Il disfacimento del demos – Luiss University Press (2023)

Qualsiasi tentativo di teorizzare la relazione tra democrazia e neoliberismo viene messo in difficolta’ dalle ambiguita’ e dalla molteplicita’ di significati dei due termini.
“Democrazia” e’ una delle parole piu’ dibattute e promiscue del nostro vocabolario politico moderno. Nell’immaginario popolare, “democrazia” significa di tutto e di piu’, dalle libere elezioni al libero mercato, dalle proteste contro i dittatori all’ordine pubblico, dalla centralita’ dei diritti alla stabilita’ degli Stati, dalla voce della moltitudine alla protezione dell’individualita’ e all’ingiustizia dei pareri imposti dalle masse.
Per alcuni, la democrazia e’ il gioiello della corona dell’Occidente; per altri, e’ cio’ che l’Occidente non ha mai avuto davvero, oppure e’ principalmente una patina che nasconde gli obiettivi imperialistici occidentali. La democrazia ha talmente tante varieta’ – sociale, liberale, radicale, repubblicana, rappresentativa, autoritaria, diretta, partecipativa, deliberativa, plebiscitaria – che queste denominazioni spesso si riferiscono a cose diverse […]
Anche “neoliberismo” e’ un significante generico e mutevole […]
Il neoliberismo come programma economico, modalita’ di governance e ordine della ragione e’ allo stesso tempo un fenomeno globale eppure incostante, differenziato, non sistematico, impuro. In Svezia si interseca con la persistente legittimita’ del welfarismo, in Sudafrica con l’aspettativa di uno Stato democratizzatore e favorevole a una ridistribuzione post-Apartheid del reddito, in Cina con il confucianesimo, il post-maoismo e il capitalismo, negli Stati Uniti con una strana miscela di radicato antistatalismo e nuovo managerialismo.
Le politiche neoliberiste inoltre passano da portali e agenti diversi. Anche se il neoliberismo fu un “esperimento” imposto al Cile da Augusto Pinochet e dagli economisti noti come “Chicago boys” dopo il loro golpe del 1973 ai danni di Salvador Allende, e’ stato il Fondo monetario internazionale a imporre “aggiustamenti strutturali” al Sud globale nei due decenni successivi. Analogamente, se Margaret Thatcher e Ronald Reagan perseguirono audaci riforme nella direzione del libero mercato quando salirono al potere, il neoliberismo si e’ rivelato in modo piu’ sottile nelle nazioni euroatlantiche attraverso tecniche di governance che hanno usurpato un lessico democratico rimpiazzandolo con uno economico e con la coscienza sociale.
Inoltre, la stessa razionalita’ neoliberista si e’ alterata nel tempo, soprattutto ma non solo nel passaggio da un’economia produttiva a una sempre piu’ finanziaria […]
E’ il nome di una reazione economica e politica storicamente specifica al keynesismo e alla socialdemocrazia, oltre che di una pratica piu’ generalizzata di “economizzazione” di sfere e attivita’ finora governate da altre tabelle di valori.

Info:
https://www.equilibrielmas.it/2023/11/29/wendy-brown-il-disfacimento-del-demos-la-rivoluzione-silenziosa-del-neoliberismo-luiss-university-press-roma-2023/
https://www.dinamopress.it/news/wendy-brown-lo-svuotamento-silenzioso-della-democrazia/
https://www.ilmanifestoinrete.it/2023/07/01/per-farla-finita-con-lhomo-oeconomicus/

Lavoro/Gorz

Andre Gorz – Il filo rosso dell’ecologia – Mimesis (2017)

Nella cosiddetta economia della conoscenza, ogni lavoro, sia nell’industria manifatturiera che nei servizi, ha una componente cognitiva sempre piu’ determinante.
Le «conoscenze» di cui si parla qui non sono quelle che si possono apprendere nelle scuole professionali. Al contrario: l’informatizzazione ha rivalutato le conoscenze e i saperi non formalizzabili e non sostituibili […]
Il modo in cui questi saperi vengono messi in opera e inquadrati in un lavoro non e’ mai ne’ predeterminato ne’ dominabile. E’ un fatto che dipende dall’investimento di se stessi nel lavoro: cio’ che il linguaggio manageriale chiama «la motivazione»[…] Non e’ piu’ il numero delle ore lavorate ma sono il «comportamento» e la «motivazione» che vengono considerati come sorgenti determinanti del valore prodotto. La ditta li considera come il proprio «capitale umano».
La questione di sapere come il capitale possa impadronirsi della persona nella sua integralita’ e mobilitarla totalmente e’ stata risolta con la tendenziale abolizione delle clausole contrattuali del rapporto salariale: i «collaboratori» dell’impresa sono chiamati a diventare essi stessi degli «imprenditori» responsabili, anche nella grande industria, della redditivita’ del loro lavoro.
La loro messa in concorrenza, cosi’ come la preoccupazione della «competitivita’» dell’impresa, serve a costringerli ad interiorizzare l’imperativo del profitto. Alla figura del salariato deve sostituirsi quella dell’imprenditore di se stesso, in grado di pensare da se’ alla propria formazione continua, alla cassa malattia, ecc. «La persona e’ un’impresa». Lo sfruttamento e’ stato rimpiazzato dall’autosfruttamento e dall’automercificazione di cui approfittano le grandi ditte alle quali gli imprenditori di se stessi vendono i propri servizi.

 

 

Geoeconomia/Sanders

Bernie Sanders – Sfidare il capitalismo – Fazi (2024)

All’inizio del 2022 lo United States Census Bureau, l’agenzia del Dipartimento del Commercio che si occupa dei censimenti, ha stimato che negli Stati Uniti vivevano 332.403.650 persone.
Tuttavia, circa il 90 per cento della ricchezza della nazione e’ posseduto da un decimo dell’1 per cento di questo totale. Dunque, 332.403 americani possiedono piu’ degli altri 332.071.247. Ma nemmeno questo dato inizia a raccontare la storia della disparita’ di ricchezza in America […]
I ricchi non stanno semplicemente consolidando la loro ricchezza, ma stanno rafforzando la loro influenza sul governo e sulla vita politica degli Stati Uniti: i contributi dei miliardari alle campagne elettorali sono schizzati dai 31 milioni di dollari del 2010 – quando la sentenza della Corte suprema nel caso Citizens United abbatte’ molte barriere ai finanziamenti delle elite – agli 1,2 miliardi del 2020.
Quest’ultima cifra piu’ che raddoppia, arrivando a 2,6 miliardi, se includiamo i miliardari che “autofinanziano” le loro candidature ad alte cariche pubbliche, secondo uno studio di Americans for Tax Fairness”.

Info:
https://maremosso.lafeltrinelli.it/recensioni/sfidare-il-capitalismo-bernie-sanders-libro
https://cultura.tiscali.it/libri/articoli/sfidare-capitalismo-sanders-manifesto-sinistra/
https://othersouls.it/sfidare-il-capitalismo-un-viaggio-verso-lequita-sociale/
https://www.marx21.it/cultura/sfidare-il-capitalismo-bernie-sanders/

 

Stato/Dardot

Pierre Dardot, Christian Laval – La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Derive Approdi (2019)

Le grandi ondate di privatizzazione, di deregolamentazione e abbassamento delle imposte, che si sono propagate in tutto il mondo a partire dagli anni Ottanta, hanno dato credito all’idea di un disimpegno dello Stato, se non addirittura alla fine degli Stati nazionali con la conseguente liberta’ d’azione dei capitali privati nei campi fino ad allora regolati da principi non commerciali […]
Il principale rimprovero rivolto allo Stato e’ la sua mancanza globale di efficacia e produttivita’ nel quadro dei nuovi vincoli imposti dalla globalizzazione: costa troppo caro rispetto ai vantaggi che porta alla collettivita’ e intralcia la competitivita’ dell’economia.
Dunque, si intende sottoporre l’azione pubblica ad un’analisi economica, non solo per distinguere gli agenda dai non-agenda. E l’obiettivo della linea dello «Stato efficace» o «Stato manageriale», come comincia a costituirsi a partire dagli anni Ottanta.
Sia la destra neoliberista che la sinistra moderna hanno ammesso, in pratica, che il governo non puo’ disinteressarsi della gestione della popolazione per quanto concerne la sicurezza, la salute, l’istruzione, i trasporti, gli alloggi e, naturalmente, l’occupazione.
Tanto meno adesso che la nuova norma mondiale della concorrenza impone che i dispositivi amministrativi e sociali costino meno caro e siano orientati principalmente verso le esigenze della competizione economica.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Economia di mercato/Somma

Alessandro Somma – Abolire il lavoro povero – Laterza (2024)

Le manifestazioni dell’ortodossia neoliberale degli ultimi anni preannunciano invero un ritorno all’Ottocento, ovvero all’epoca in cui il lavoro era sottoposto alle medesime forme di controllo utilizzate dalle piattaforme: un controllo continuo e penetrante, caratterizzato da ritmi intensi e dalla confusione con la vita privata, svalutato e precarizzato. Ottocentesca e’ anche e soprattutto la realizzazione del «sogno del datore di lavoro di accendere e spegnere l’interruttore del lavoro senza sprecare neppure un secondo», e a monte la possibilita’ di accedere a un «deposito mobile di forza lavoro erogabile a comando e sempre nel momento giusto».
In tal senso si e’ detto che la gig economy, in quanto ordine economico a misura di lavoratori chiamati a fornire la loro prestazione «alla spina», costituisce un ritorno alla fase in cui nasce l’industria tessile inglese: quando si ricorreva al lavoro a domicilio da parte di cucitrici sostanzialmente costrette in una relazione a titolo subordinato, sebbene formalmente inquadrate come lavoratrici autonome.
E in tal senso si e’ osservato che il «luccicante mondo dell’innovazione» ci riporta a «un modello antico con cui braccianti, manovali, minatori e portuali si trovavano a fare i conti». Per non dire della circostanza che le dimensioni delle piattaforme sono alla base di dinamiche assimilabili a quelle innescate dai «monopolisti che alla fine del XIX secolo spadroneggiavano in virtù di inscalfibili rendite»

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/
https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/
https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/27701-lelio-demichelis-lavoro-povero-con-vita-digitale-o-vita-povera-con-lavoro-digitale.html

Societa’/Wagenknecht

Sahra Wagenknecht – Contro la sinistra neoliberale – Fazi (2022)

Il passaggio dalla societa’ industriale a quella del terziario e’ stato dunque favorito da tre processi: l’automatizzazione della produzione, la globalizzazione dei processi produttivi e l’outsourcing.
Mentre il primo processo ha reso l’economia piu’ produttiva ed efficace, per quanto riguarda gli altri due non si e’ trattato di tecnologie moderne, ma di una strategia aggressiva per una nuova distribuzione dei redditi all’interno degli Stati industrializzati: a favore dei proprietari di grandi capitali finanziari e industriali, ai quali e’ arrivata la gran parte dei guadagni delle multinazionali e delle banche, e ai danni del ceto medio, in particolar modo degli operai delle industrie, che hanno dovuto fare ricorso agli uffici di collocamento o si sono reinventati in qualche professione dei servizi malpagata e priva di tutele […]
Molti operai un tempo attivi nelle industrie hanno vissuto un drammatico crollo sociale con la perdita del posto di lavoro e il passaggio all’impiego in servizi poco qualificati: tutto cio’ per cui si e’ combattuto per due secoli – sicurezza, norme collettive, contratti di lavoro standardizzati, possibilita’ di avanzamento, tutto e’ andato perso nel giro di pochi decenni.
E sulla testa di quanti sono riusciti finora a conservare il posto di lavoro nell’industria, rimanendo dunque in un settore al momento piu’ protetto e meglio pagato, pende comunque la spada di Damocle, minacciosa e sgradevole, che possa finire male anche per loro o almeno per i loro figli. Anche perche’ lavoro occasionale e contratti a termine sono entrati prepotentemente pure nelle fabbriche e i salari minimi si sono fatti strada nelle professioni classiche dell’industria.
Continue riorganizzazioni dei processi produttivi e contratti diversissimi per attivita’ pressoche’ identiche minano il senso di coesione tra le maestranze. Anche le possibilita’ di avanzamento per gli operai specializzati ma privi di formazione accademica sono ormai praticamente pari a zero.
Colpisce vedere quanto oggi siano di nuovo diffusi nella classe operaia sentimenti quali la paura, l’angoscia e il senso di vulnerabilita’.

Info:
https://www.lafionda.org/2022/06/15/recensione-di-contro-la-sinistra-neoliberale-di-sahra-wagenknecht/
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/05/wagenknecht-lespresso.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/06/wagenknecht-domenica-il-sole-24-ore.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/07/wagenknecht-il-fatto-quotidiano.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/11/wagenknecht-lindice-dei-libri-del-mese.pdf
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2022/07/wagenknecht-avvenire.pdf
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-recensione_di_contro_la_sinistra_neoliberale_di_sahra_wagenknecht/39329_46608/
https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/27587-danilo-ruggieri-la-sinistra-alla-moda.html