Capitalismo/Galli

Carlo Galli – Democrazia, ultimo atto? – Einaudi (2023)

L’effetto moderatamente livellante della liberaldemocrazia – la creazione della vasta platea del ceto medio, che andava dall’operaio specializzato al piccolo professionista – e’ vanificata: tutti sono esposti alla durezza del mercato, e ben presto davanti a tutti si spalanca il baratro, o il rischio, della perdita delle sicurezze, della precarizzazione e della retrocessione sociale.
Gran parte del lavoro – direttamente o indirettamente – e’ dipendente dalle piattaforme elettroniche di Big Tech o da anonimi poteri finanziari sovranazionali: anche la tradizionale indipendenza economica e intellettuale del lavoro autonomo e professionale deve essere limitata, azzerata; piu’ in generale, la relativa sicurezza economica che e’ necessaria alla partecipazione democratica viene meno.
Il lavoro non costruisce la societa’, e non apre alla partecipazione politica democratica: troppo impegnati nelle difficolta’ economiche, o troppo pressati dalle logiche di mercato e dalla competizione, nella «societa’ del rischio» i lavoratori non sono piu’ ipso facto cittadini – e l’astensione elettorale, il disinteresse per la politica, interrotto da fiammate populiste, o da innamoramenti leaderistici, lo dimostrano […]
Sotto il profilo politico interno (con tutte le differenze dovute alle peculiarita’ di ciascun Paese) la democrazia liberista relega partiti e parlamento a un ruolo minore. I partiti come strutture di potere continuano, certo, a occupare le istituzioni, ma il loro corpo e’ cambiato: sono macchine elettorali, al servizio di un leader che si rivolge direttamente al popolo e che usa il partito come strumento personale […]
Alle mediazioni partitiche e istituzionali, e a quella del lavoro, si sostituisce dunque quella dei media, il cui ruolo principale e’ trasformare le questioni e i processi strutturali in «casi umani» particolari, capaci di coinvolgere emotivamente il «pubblico». La comunicazione prevale sui contenuti; alla rappresentanza subentra la rappresentazione, la politica-spettacolo, che si manifesta nei luoghi dello sport, del divertimento, dell’intrattenimento televisivo, nelle reti dei social e nelle aule dei Palazzi.

Info:
https://www.doppiozero.com/democrazia-ultimo-atto
https://www.pandorarivista.it/event_listing/democrazia-ultimo-atto-con-carlo-galli-flavia-giacobbe-e-damiano-palano/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/09/24/news/tramonto_democrazia_libro_di_carlo_galli-415666570/
https://www.youtube.com/watch?v=bMsOzzZ6B1o
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Carlo-Galli-la-crisi-della-democrazia-bdeb1652-b914-416a-871f-e0478803be64.html

Lavoro/Bottini

Aldo Bottini, Alberto Orioli – Il lavoro del lavoro – Il Sole 24 Ore (2023)

Non e’ mai stata cosi’ veloce la rivoluzione continua della tecnologia, cosi’ rapida da richiedere uno sforzo enorme nell’adattare anche la formazione di chi, con quelle tecnologie, deve interagire come gestore, come lavoratore e come consumatore.
E’ anche per questo che il mercato del lavoro italiano amplifica piu’ di altri un fenomeno globale: quello del cosiddetto mismatch tra domanda e offerta di lavoro.
E’ una evoluzione di quella che John Maynard Keynes aveva chiamato «la malattia della disoccupazione tecnologica»: si trattava dei posti di lavoro soppressi dall’automazione, ma oggi si tratta anche dei posti di lavoro che servirebbero per gestire le tecnologie e non si trovano perche’ i curricula non sono adatti alla domanda che viene da industria e servizi alle prese con la rivoluzione digitale.
Boston Consulting in una celebre ricerca ha stimato in 1,4 miliardi le persone interessate al mismatch lavorativo nel 2030 nel mondo.
In Italia sono 10 milioni (38,2%) i lavoratori coinvolti nel gap nelle competenze […]
E anche le parti sociali e i corpi intermedi cercano una strada alternativa: e’ il caso di MetApprendo, piattaforma digitale con badge e blockchain, operativa da quest’anno per 1,5 milioni di lavoratori, o del Fondo For.Te., pensato per la formazione di oltre un milione di dipendenti del settore terziario che sempre da quest’anno rilascera’ gli Open Badge a tutti i lavoratori che utilizzeranno la formazione blended finanziata dal fondo […]
La stabilita’ lavorativa, nel futuro, dipendera’ sempre meno dalla forma contrattuale e dalle connesse tutele legali, quanto piuttosto da una adeguata formazione, non acquisita una volta per tutte ma destinata a continuare per tutta la vita lavorativa.

Info:

https://www.ilsole24ore.com/art/il-lavoro-lavoro-AEtnOaWD

Green New Deal/Piketty

Thomas Piketty – Una breve storia dell’uguaglianza – La nave di Teseo (2021)

L’arricchimento occidentale dopo la Rivoluzione industriale non avrebbe potuto verificarsi senza la divisione mondiale del lavoro e lo sfruttamento sfrenato delle risorse naturali e umane del pianeta.
In termini generali, i paesi ricchi non esisterebbero senza i paesi poveri e senza le risorse del resto del mondo: e questo vale per le vecchie potenze occidentali come per le nuove potenze asiatiche (Giappone e Cina).
Dopo gli schiavi, il cotone, il legname e il carbone nel XVIII e nel XIX secolo, nel XX e in questo inizio di XXI secolo lo sviluppo economico ha continuato a far leva sullo sfruttamento su vasta scala delle risorse mondiali, attraverso la manodopera a buon mercato dei paesi periferici, e le riserve di petrolio e di gas accumulate nel sottosuolo terrestre nel corso di milioni di anni, la cui combustione a ritmo accelerato sta per rendere il pianeta invivibile, principalmente a scapito dei paesi più poveri.

Info:
https://www.criticaletteraria.org/2021/11/thomas-piketty-una-breve-storia-dell-uguaglianza.html
https://www.doppiozero.com/materiali/thomas-piketty-la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/cultura/2021/11/17/news/l_anticipazione_cosi_il_clima_cambiera_la_nostra_vita-326752782/

Capitalismo/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

Sebbene le enclosure siano state parte integrante di ogni fase del capitalismo, le nuove forme prodotte dall’attuale regime sono tanto ingegnose quanto insidiose.
Com’e’ noto, le biotecnologie all’avanguardia si uniscono alle piu’ moderne leggi sulla proprieta’ intellettuale per progettare inediti modelli di rendita monopolistica.
In alcuni casi, Big Pharma rivendica la proprieta’ di medicinali indigeni a base vegetale. E’ quanto accaduto ad esempio con i farmaci derivati dall’albero di neem indiano, di cui ha recentemente decodificato il genoma, nonostante le qualita’ terapeutiche di questo sempreverde siano note e utilizzate da secoli in tutta l’Asia meridionale.
Allo stesso modo, Big Agra cerca di brevettare varieta’ di colture, come il riso basmati, sulla base di presunti «miglioramenti» genetici, al fine di espropriare le comunita’ agricole che le hanno sviluppate.
In altri casi, invece, gli espropriatori bioingegnerizzano nuove nature storiche che non esistono «in natura». Un esempio famoso e’ quello dei semi Terminator di Monsanto, deliberatamente progettati per essere sterili in modo tale che gli agricoltori debbano acquistarli ogni anno.
Qui, una multinazionale interrompe intenzionalmente il processo naturale di rinnovamento della vita con cui si riproducono le sementi per alimentare il processo artificiale di estinzione della vita che consente al capitale di riprodurre se’ stesso.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
https://jacobinitalia.it/#facebook
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-cannibale/

Stato/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Nancy Fraser – Laterza (2023)

In generale, quindi, la distinzione tra espropriazione e sfruttamento e’ una funzione non solo dell’accumulazione, ma anche del dominio.
Nella societa’ capitalista sono gli organismi politici, e in particolar modo gli Stati, a offrire o rifiutare protezione.
E sono sempre gli Stati, per lo piu’, a codificare e a far rispettare le gerarchie che distinguono i cittadini dai sudditi, gli autoctoni dagli stranieri, i lavoratori dotati di diritti dai diseredati dipendenti.
Costituendo soggetti sfruttabili e individui espropriabili e distinguendo gli uni dagli altri, le pratiche statali di soggettivazione politica forniscono una precondizione indispensabile dell’«auto»-valorizzazione del capitale.
Nel perseguire questo obiettivo, gli Stati non agiscono da soli. Anche gli assetti geopolitici sono coinvolti. A consentire la soggettivazione politica a livello nazionale e’ un sistema internazionale che «riconosce» gli Stati e autorizza i controlli alle frontiere che distinguono i residenti legali dagli «stranieri illegali».
Basta pensare agli attuali conflitti che circondano i migranti e i rifugiati per capire quanto facilmente queste gerarchie di status politico, rese possibili dalla geopolitica, diventino codificate su base razziale.
Lo stesso vale per un’altra serie di gerarchie di status, radicata nella geografia imperialista del capitalismo, che divide il mondo in «centro» e «periferia».
Storicamente, il centro e’ apparso come il cuore dello sfruttamento, mentre la periferia e’ stata pensata come il luogo iconico dell’espropriazione […]
Cittadini della madrepatria contro sudditi coloniali, individui liberi contro schiavi, «europei» contro «nativi», «bianchi» contro «neri».
Anche queste gerarchie servono a distinguere le popolazioni e le regioni adatte allo sfruttamento da quelle destinate all’espropriazione.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
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Economia di mercato/Mattei

Ugo Mattei – Il diritto di essere contro. Dissenso e resistenza nella societa’ del controllo – Piemme (2022)

La nuova scienza dominante, quella microeconomia neoclassica che veniva insegnata con metodo dogmatico nelle migliori universita’ del mondo, non ammetteva critiche.
La gestione privata, salvo casi eccezionalissimi, andava considerata piu’ efficiente di quella pubblica.
Il pubblico era un carrozzone burocratico e spesso parassitario, l’esito della cui ipertrofia non poteva che essere una brutta fine, come quella fatta dall’Unione Sovietica e dal blocco di Varsavia.
I critici delle privatizzazioni in quella fase, indipendentemente dai dati disponibili e dal merito delle loro critiche (disastri delle ferrovie inglesi, impatto catastrofico dello smantellamento della sanita’ pubblica in Italia, catastrofi sociali in Cile, Bolivia e Argentina dovute al cosiddetto “el modelo”), non venivano invitati ai convegni e alle tavole rotonde, erano tacciati di essere comunisti nostalgici, non potevano pubblicare i loro studi sulle piu’ prestigiose riviste attraverso le quali il pensiero unico neoliberale, profumatamente finanziato da fondazioni e think tank conservatori fin dagli anni Settanta, era riuscito a egemonizzare l’accademia […]
Chi era pro stava con la scienza “economica” e aveva accesso al prestigio accademico. Chi era “contro” era reazionario, conservatore, nostalgico e ideologico e sicuramente “antiscientifico” nel suo atteggiamento.

Info:
https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__diritto-essere-contro-ugo-mattei-libro.php
https://officinebrand.it/offpost/il-diritto-di-essere-contro-ugo-mattei-a-bussoleno-presenta-il-nuovo-libro/
https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/24874-davide-miccione-il-diritto-di-non-essere-a-favore.html?highlight=WyJ1Z28iLCJtYXR0ZWkiLCJtYXR0ZWknIiwidWdvIG1hdHRlaSJd

Lavoro/Chang

Ha-Joon Chang – Economia commestibile. Comprendere la teoria economica attraverso il cibo – il Saggiatore (2023)

Un presupposto comune nei paesi ricchi e’ che i paesi poveri siano poveri perche’ la popolazione di quelle aree non lavora sodo […]
E’ un mito assoluto che le persone nei paesi poveri manchino di etica del lavoro.
In realta’, lavorano molto piu’ duramente delle loro controparti nei paesi ricchi.
Per cominciare, di solito nei paesi poveri lavora una percentuale molto piu’ alta della popolazione in eta’ lavorativa rispetto a quella dei paesi ricchi. Secondo i dati della Banca mondiale, nel 2019 il tasso di partecipazione alla forza lavoro e’ stato dell’83 per cento in Tanzania, del 77 per cento in Vietnam e del 67 per cento in Giamaica, rispetto al 60 per cento in Germania, al 61 per cento negli Stati Uniti e al 63 per cento della Corea del Sud, presunta nazione di stacanovisti.
Nei paesi poveri, un’enorme percentuale di bambini lavora invece di andare a scuola […]
Inoltre, nei paesi ricchi, la stragrande maggioranza delle persone di eta’ compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni, nel pieno della maturita’ fisica, frequenta l’istruzione terziaria (scuole medie, universita’ e oltre). Il rapporto tra coloro che frequentano l’istruzione terziaria rispetto alla coorte di eta’ di riferimento puo’ raggiungere il 90 per cento in alcuni paesi ricchi (come gli Stati Uniti, la Corea del Sud e la Finlandia), mentre e’ inferiore al 10 per cento in una quarantina di paesi poveri. Cio’ significa che, nei paesi ricchi, gran parte delle persone lavora soltanto dopo avere raggiunto la prima eta’ adulta […]
Nei paesi poveri, una percentuale inferiore di persone sopravvive fino all’eta’ post-pensionabile (dai sessanta ai sessantasette anni, a seconda del paese) rispetto ai paesi ricchi.
Ma, nella misura in cui sono ancora in vita, gli anziani nei paesi poveri tendono a lavorare molto piu’ a lungo rispetto alle loro controparti dei paesi ricchi, poiche’ molti di loro non possono permettersi di andare in pensione […]
Queste persone lavorano molto piu’ a lungo e per una porzione maggiore della loro vita rispetto a quelle dei paesi ricchi, ma producono molto meno perche’ non sono altrettanto produttive […]
Ma in gran parte i lavoratori dei paesi poveri sono, come singoli lavoratori, altrettanto produttivi delle loro controparti dei paesi ricchi.
E’ facile da capire se si pensa al fatto che gli immigrati provenienti da economie povere sperimentano un forte aumento della loro produttivita’ al momento dell’arrivo, nonostante non acquisiscano competenze aggiuntive o non sperimentino drastici miglioramenti della salute.
Gli immigrati attraversano un forte aumento della produttivita’ perche’ si trovano improvvisamente a lavorare con tecnologie migliori in unita’ produttive meglio gestite (per esempio fabbriche, uffici, negozi e aziende agricole), supportate da infrastrutture di migliore qualita’ (per esempio elettricita’, trasporti, internet) e da sistemi sociali piu’ efficienti (per esempio politiche economiche, sistema giuridico).
E’ come se un fantino che gareggiava con un asino denutrito si trovasse improvvisamente a cavalcare un cavallo da corsa di razza. L’abilita’ del fantino conta, naturalmente, ma il vincere o meno la corsa e’ in gran parte determinato dal cavallo – oppure dall’asino – che si cavalca.

Info:
https://www.criticaletteraria.org/2023/02/economia-commestibile-ha-joon-chang.html
https://saggiatore.s3.eu-south-1.amazonaws.com/media/rassegne/2023/2023-02-A/2023_02_04-Tuttolibri-Chang-1.pdf
https://ilfattoalimentare.it/economia-commestibile-dalla-storia-dellalimentazione-per-spiegare-leconomia.html

Stato/Formenti

Carlo Formenti – Il socialismo è morto, viva il socialismo! Dalla disfatta della sinistra al momento populista – Meltemi (2019)

Al termine privatizzazione, Crouch preferisce quello di “commercializzazione della cittadinanza”, con il quale denota il processo di mercificazione delle attivita’ umane che tradizionalmente si svolgevano al di fuori delle relazioni di mercato, a partire da quei servizi di cura – espletati gratuitamente in ottemperanza agli obblighi imposti dalle appartenenze familiari e comunitarie – che vengono trasformati in lavoro salariato e venduti come merci, al pari dei servizi pubblici in precedenza erogati dallo Stato sociale e finanziati attraverso il prelievo fiscale (sanita’, educazione, trasporti ecc.).
In questo modo nasce un sistema in cui lo Stato continua a finanziare i servizi, ma si trasforma in cliente delle imprese private a cui ne trasferisce la gestione.
A loro volta, le imprese che producono tali servizi in regime di monopolio (in barba alla propaganda liberista che giustifica le privatizzazioni in base alla presunta maggiore efficienza della loro erogazione in regime di libera concorrenza) riducono i cittadini allo status di utenti-clienti. A questo punto il cittadino-cliente non ha piu’ alcun rapporto politico con il fornitore e quindi non puo’ piu’ sollevare questioni relative all’erogazione del servizio con il governo.
In altre parole: una volta appaltato all’esterno, il servizio e’ divenuto postdemocratico, e’ stato cioe’ spoliticizzato […]
I servizi pubblici residuali diventano pessimi, perche’ vengono usati quasi esclusivamente dagli strati piu’ poveri della popolazione i quali non hanno abbastanza potere per contrattarne la qualita’ (tipico il caso italiano dei trasporti ferroviari: tutti gli investimenti convergono sulle linee ad alta velocita’ lasciando che i treni per i pendolari sprofondino nel degrado). Questo dispositivo infernale fa si’ che l’inefficienza del servizio pubblico divenga una profezia che si autoavvera: i tagli alla spesa ne abbassano la qualita’, i cittadini si arrabbiano per i disservizi e la loro frustrazione legittima ulteriori tagli e nuove privatizzazioni.
C’e’ di peggio: le imprese private che competono per aggiudicarsi i servizi puntano sul contenimento dei costi (cioe’ su bassi salari e precarizzazione del lavoro) piu’ che sulla qualita’ del servizio. Del resto le competenze che vengono loro richieste non riguardano tanto le conoscenze tecnico-organizzative necessarie per produrre un determinato servizio, quanto quelle relative alle procedure per aggiudicarsi gli appalti, e basta scorrere le cronache giudiziarie per rendersi conto che tali “procedure” contemplano di frequente – se non di default – il versamento di congrue mazzette agli amministratori pubblici e ai loro partiti.
In questo sistema la corruzione non e’ l’eccezione ma la regola, si potrebbe dire che e’ il prodotto inevitabile della cancellazione del confine fra governo e interessi privati, della convergenza fra elite politiche ed elite economiche (sancita dalla pratica delle “porte girevoli”, che prevede un continuo scambio di ruoli fra cariche istituzionali e dirigenti di imprese finanziarie e industriali.

Info:
https://www.mangialibri.com/il-socialismo-e-morto
https://www.fondazionecriticasociale.org/2019/03/18/a-proposito-di-carlo-formenti-il-socialismo-e-morto-viva-il-socialismo/
https://tempofertile.blogspot.com/2019/08/carlo-formenti-il-socialismo-e-morto.html

 

Geoeconomia/Formenti

Carlo Formenti – Guerra e rivoluzione. Elogio dei socialismi imperfetti – Carlo Formenti – Meltemi (2023)

Cosi’ la Cina e’ entrata nella Wto ma si e’ ben guardata dall’adottare i canoni del Washington Consensus, mantenendo i controlli sui movimenti di capitale e una forte presenza dello Stato in economia, ma soprattutto costringendo le imprese straniere a creare societa’ compartecipate con le imprese locali alle quali hanno dovuto trasferire i propri know how.
Inoltre, la cintura protettiva eretta a difesa delle proprie imprese e dei propri mercati finanziari ha fatto si’ che, quando Wall Street ha scatenato la guerra finanziaria contro le tigri asiatiche, l’ondata speculativa si e’ infranta contro la non convertibilita’ dello yuan sui mercati internazionali. In poche parole: la Cina ha sfruttato la globalizzazione, imposta dagli Stati Uniti per rafforzare il loro impero, per generare milioni di posti di lavoro a spese dell’Occidente, acquisirne le conoscenze tecnologiche ed emergere come grande potenza economica, rendendo difficile all’avversario la messa in atto di efficaci contromosse […]
La Cina ha sempre dichiarato di “voler gettare le fondamenta di un nuovo ordine globale che permetta a tutte le nazioni, grandi o piccole povere o ricche, di ritagliarsi il proprio spazio e di coltivare i propri interessi su un piano egualitario”.
Il suo fine non e’ esportare il proprio modello semplicemente perche’ non crede all’esistenza di principi e valori universali, validi per tutti i popoli e tutte le nazioni, per cui mira a favorire la nascita di un ordine mondiale armonico fondato sul riconoscimento e il rispetto reciproco delle differenze […]
Per capire se la Cina puo’ essere definita socialista, […] occorre porsi le seguenti sette domande: 1) che percentuale dei mezzi di produzione e’ socializzata; 2) qual e’ la quota relativa di potere che lo Stato detiene nei confronti degli attori individuali; 3) quali sono i rapporti di forza fra piano e mercato; 4) con quale successo il sistema promuove lo sviluppo delle forze produttive e il progresso economico; 5) quanto e’ efficace nel combattere la poverta’; 6) quanto e’ prossima a promuovere una distribuzione relativamente egualitaria delle risorse; 7) quanto e’ vicina a stabilire un rapporto sostenibile con la natura.
Dopodiche’ risponde che ai primi quattro quesiti si possano dare risposte positive, al quinto una risposta parzialmente positiva mentre gli ultimi due appaiono obiettivi lontani da realizzare.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/25513-carlo-formenti-elogio-dei-socialismi-imperfetti-2.html
https://www.sinistrainrete.info/teoria/25587-alessandro-visalli-carlo-formenti-guerra-e-rivoluzione.html

Europa/Saraceno

Francesco Saraceno – La riconquista. Perche’ abbiamo perso l’Europa e come possiamo riprendercela – Francesco Saraceno – Luiss (2020)

Oltre ai criteri per l’accesso all’Eurozona, il trattato di Maastricht contiene le norme che regolano lo statuto della Banca centrale europea.
La BCE e’ organizzata su un modello federale, simile a quello della Federal Reserve statunitense, la FED. La BCE propriamente detta e’ infatti parte di un sistema piu’ ampio, l’Eurosistema, composto dall’istituto di Francoforte e dalle 19 banche centrali dei Paesi membri. Le decisioni di politica monetaria sono prese dal Consiglio direttivo.
Nell’attribuzione di compiti e obiettivi alla BCE, il trattato di Maastricht riflette lo spirito del tempo. La politica monetaria e’ coerente con il quadro concettuale del Nuovo Consenso perche’ la BCE deve preoccuparsi unicamente dell’inflazione, e nel perseguire il proprio obiettivo gode anche di notevole indipendenza […]
Inoltre, sempre per preservarne l’indipendenza, lo statuto della BCE include il divieto rigido di qualsiasi tipo di “finanziamento monetario”, vale a dire la stampa di moneta per finanziare il disavanzo pubblico.
E’ lampante la differenza con la Federal Reserve americana, che da un lato si e’ vista attribuire dal legislatore il “doppio mandato” di perseguire stabilita’ dei prezzi e piena occupazione; dall’altro lato non ha la proibizione di acquistare titoli del Tesoro.
Non e’ un caso che nella versione attuale lo statuto della FED risalga agli anni Settanta, epoca in cui l’economia keynesiana era ancora dominante ed era considerato normale che la politica monetaria si occupasse della stabilizzazione del ciclo economico.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-riconquista-perche-abbiamo-perso-l-europa-e-come-possiamo-riprendercela-di-francesco-saraceno/
https://www.rivistailmulino.it/a/la-riconquista
https://www.europainmovimento.eu/europa/perche-abbiamo-perso-l-europa-e-come-possiamo-riprendercela.html
https://www.micromega.net/leuropa-vista-da-un-riformista/