Intelligenza Artificiale/Kaplan

Intelligenza artificiale: Guida al futuro prossimo – Jerry Kaplan – Luiss (2018)


Viviamo in un sistema economico che distribuisce ricchezza basata principalmente sul lavoro. In effetti, la classica richiesta dei diseredati non consiste in piu’ soldi, ma in un lavoro decente.
Stranamente, tuttavia, questo sistema basato sul lavoro si e’ affermato solo relativamente di recente in molti luoghi.
Nell’antico Egitto, il faraone, considerato un dio vivente, possedeva ogni cosa, in senso letterale, e tutti lavoravano per lui. Il faraone si occupava di distribuire cibo, riparo e altre risorse a volonta’, ovviamente con il vincolo pratico di mantenere stabile la societa’. Se da una parte i beni erano dati come ricompensa per il lavoro, non esisteva il denaro, e percio’ non c’erano stipendi formali, per gran parte della durata dell’impero. E in effetti questa organizzazione funzionava bene, e il sistema economico egiziano duro’ migliaia di anni.
L’Europa medievale funzionava secondo il sistema feudale, che era per molti aspetti una variante dello stesso tipo di organizzazione, anche se l’usufrutto delle terre – i feudi – era di solito legato all’obbligo di servire militarmente ogni volta che ce ne fosse bisogno.
Piu’ di recente, il sistema inglese dell’aristocrazia terriera, correlato con ma non identico alla nobilta’ ereditaria (il titolo di pari ), e’ perdurato nella pratica, se non nelle politiche, fino al Ventesimo secolo inoltrato […]
In nessuno di questi casi la classe dominante si guadagnava il proprio status economico con il lavoro.
La persistenza di sistemi di questo tipo e’ legata alla prevalenza dell’agricoltura come principale oggetto dell’attivita’ umana: storicamente, gran parte dei beni della societa’ consistevano proprio nelle terre, la qual cosa ha fatto si’ che la proprieta’ terriera e’ stata diffusamente sinonimo di ricchezza […]
Il problema, nel mercato del lavoro moderno, e’ che, per quanto tu possa lavorare, il grosso della ricchezza prodotta non spettera’ a te. Piuttosto, una parte di essa sara’ utilizzata per trovare modi di renderti ancora piu’ produttivo, un eufemismo per l’automatizzazione dei processi che mettera’ le persone, te compreso, al di fuori del mercato del lavoro.
Un numero sempre crescente di coloro che, tra economisti e tecnologi, studiano il mercato del lavoro e la disuguaglianza di reddito, me compreso, crede che siamo sulla soglia di una sostanziale accelerazione nell’applicazione delle tecnologie di IA, il cui rapido sviluppo avra’ con tutta probabilita’ l’effetto di aumentare drasticamente la produttivita’, e altrettanto rapidamente di togliere il lavoro a tantissimi.
Se questo dovesse accadere, potremmo trovarci davanti a una scelta difficile: cambiare il nostro sistema economico per gestire gli inevitabili sconvolgimenti sociali che ci saranno e mantenere la crescita economica, oppure passare anni durissimi assistendo all’apparente contraddizione di una produttività in aumento in mezzo alla poverta’ diffusa.

Info:
https://internetmanagerblog.com/2018/08/01/recensione-libro-intelligenza-artificiale-guida-al-futuro-prossimo-jerry-kaplan/
https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/jerry-kaplan-lai-del-futuro-dovra-apprendere-e-migliorare-in-modo-continuo-e-incrementale/
https://www.premio-asimov.it/biblioteca/intelligenza-artificiale/

https://www.wired.it/article/jerry-kaplan-intervista-ai-generativa/
https://www.domanipress.it/intervista-jerry-kaplan-vi-spiego-perche-non-ce-alcun-motivo-di-temere-lintelligenza-artificiale/
https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/moltofuturo/intelligenza_artificiale_jerry_kaplan_pioniere_silicon_valley_non_abbiate_paura-8605254.html

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)


 Miliardi di persone possono accedere ai Large Language Model [LLM] e usarli per diventare piu’ produttivi.
Dopo decenni di ricerca sull’innovazione e studi su ogni categoria, dagli idraulici ai bibliotecari, passando per i chirurghi, sappiamo che quando le persone possono accedere a uno strumento d’uso generale, trovano il modo di servirsene per semplificare e migliorare il proprio lavoro.
Questo spesso porta a invenzioni dirompenti, a sistemi per usare la AI che possono rivoluzionare un intero settore. Gia’ oggi possiamo osservare come le persone semplifichino alcuni compiti, approcciandosi in modo diverso alla programmazione e automatizzando parti lunghe e noiose del proprio lavoro.
Non sempre, pero’ chi inventa un nuovo sistema lo comunica alla propria azienda; accade spesso che le invenzioni vengano mantenute segrete.
Questi cyborg e centauri non escono allo scoperto per almeno tre motivi, tutti correlati alla stessa cosa: vogliono evitare guai.
Innanzitutto c’e’ un problema di policy organizzativa. Molte aziende, dalla J.P. Morgan alla Apple, inizialmente hanno vietato l’uso di ChatGPT, principalmente per evitare problemi legali. Questi divieti hanno pero’ spinto gli impiegati a usare la AI di nascosto sul proprio telefono […]
Ma non e’ il solo motivo per il quale gli utenti AI temono di venire allo scoperto come cyborg.
Gran parte del valore della AI deriva dal fatto che gli altri non sanno che la usiamo. La capacita’ della AI di scrivere cose che sembrano opera di esseri umani ha un impatto molto maggiore quando chi legge e’ convinto di trovarsi di fronte a una creazione umana. La ricerca ha infatti riscontrato che quando leggiamo i contenuti creati da una AI cambiamo modo di valutarli se siamo convinti che li abbia scritti una persona […]
Arriviamo cosi’ alla terza preoccupazione, il timore giustificato che capire come si puo’ lavorare con la AI equivalga a scavarci la fossa da soli, rendendoci sostituibili. Che succede se un lavoratore capisce come automatizzare il 90% di un certo lavoro, lo dice al proprio capo e l’azienda licenza il 90% dei suoi colleghi? Meglio non dire niente a nessuno.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)

 La AI sembra tanto umana anche perche’ viene addestrata con quello che scriviamo e diciamo.
Nei training data si fanno pertanto strada anche i nostri bias. Come gia’ detto, parte del training deriva dall’open web, che nessuno considererebbe un buon esempio di luogo non tossico dove imparare qualcosa.
I bias scontano inoltre il fatto che si tratti di dati scelti da aziende di AI americane o comunque anglofone.
All’interno di tali aziende, gli informatici sono inoltre prevalentemente uomini, coi loro bias su quali dati sia importante raccogliere. Di conseguenza, la visione del mondo fornita alla AI e’ distorta, in quanto i suoi training data non rappresentano affatto la diversity della popolazione di internet, e ancor meno del pianeta.
Le conseguenze su come percepiamo gli altri e interagiamo con loro possono essere molto gravi, considerando anche che l’AI verra’ sempre piu’ usata in ambiti quali pubblicita’, scuola, spettacolo e giustizia.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Intelligenza Artificiale/Parisi

Le simmetrie nascoste. Perche’ la fisica e’ alle radici dell’intelligenza artificiale di oggi e di domani – Giorgio Parisi – Rizzoli (2026) 


In un mondo in cui enormi societa’ private investono centinaia di miliardi nell’intelligenza artificiale, sono convinto che ci sia bisogno di una forte ricerca pubblica […]
E’ importante che queste conoscenze, questi avanzamenti siano condivisi, perche’ la scienza si sviluppa grazie alla condivisione delle conoscenze, mentre le aziende private tendono a usare solo per se’ i progressi tecnologici che raggiungono […]
Sono necessari centri pubblici dove gli scienziati possano interagire con altri scienziati senza subire restrizioni relative a segreti industriali o militari.
Uno di questi potrebbe nascere in Europa: c’e’ bisogno di una istituzione pubblica per l’IA, una specie di CERN (il centro di ricerca per la fisica delle alte energie, creato nel dopoguerra da dodici Paesi europei vicino a Ginevra), forse su scala piu’ piccola, almeno all’inizio.

Info:
https://ilbolive.unipd.it/it/news/cultura/lintelligenza-artificiale-giorgio-parisi-rottura
https://maddmaths.simai.eu/divulgazione/letture-matematiche/letture-matematiche-le-simmetrie-nascoste-giorgio-parisi/
https://www.iodonna.it/spettacoli/libri/2026/02/08/le-simmetrie-nascoste-giorgio-parisi-nobel-fisica-recensione-libro-serena-dandini/
https://ilmanifesto.it/giorgio-parisi-un-nobel-tra-scienza-e-politica

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)

La AI come persona […]
Un errore comune e diffuso e’ ritenere che la AI, in quanto software, debba comportarsi come ogni altro software […]
La AI non riesce pero’ a comportarsi come un software tradizionale, che e’ prevedibile, affidabile e segue una serie stringente di regole. Se ben costruito e ripulito dai bug, un software ottiene ogni volta gli stessi risultati. La AI invece e’ l’esatto contrario di prevedibile e affidabile. Puo’ sorprenderci con soluzioni innovative, dimenticarsi di quello che sa fare, essere preda di allucinazioni e darci risposte sbagliate. L’imprevedibilita’ e l’inaffidabilita’ possono dare origine a interazioni molto affascinanti […]
Per il software tradizionale esistono tutorial e manuali di istruzioni, ma non per la AI. Non esiste una guida definitiva su come usare la AI nella nostra organizzazione. Stiamo tutti imparando con l’esperienza, inserendo prompt [domanda impartita al sistema] come fossero formule magiche e non codici di un normale software […]
Trattate la AI come fosse un umano in quanto, da molti punti di vista, si comporta cosi’. Questo approccio, che riecheggia il mio principio “trattala come una persona”, puo’ aiutarvi a capire meglio quando e come usare la AI, se non in senso tecnico, almeno in senso pratico.
La AI da’ il meglio in mansioni estremamente umane. Sa scrivere, analizzare, codificare e chattare. Puo’ farci da consulente o vendere i nostri prodotti e svolgere mansioni che ci farebbero perdere tempo, aumentando la nostra produttivita’. Fa pero’ fatica con compiti nei quali in genere le macchine sono bravissime, come ripetere costantemente un processo o svolgere calcoli complessi senza assistenza. Inoltre i sistemi AI fanno errori, dicono bugie e danno risposte assurde, proprio come gli umani. Ogni sistema ha punti di forza e debolezza tutti suoi, proprio come ogni nostro collega. Per capirli, dovremo lavorare un po’ con quella determinata AI, impiegando tempo e accumulando esperienza. Le capacita’ dei sistemi di AI possono variare a seconda del compito, da un livello da scuola media a uno da dottorato […]
La AI come collega […]
Quando le persone cominciano a usare seriamente la AI, chiedono sempre se il loro lavoro sia destinato a cambiare. La risposta e’ probabilmente si’.
Si tratta di una domanda importante, al punto che almeno quattro diversi team di ricercatori hanno cercato di quantificare la sovrapposizione tra i lavori che sanno svolgere gli umani e quelli che sa fare una AI, servendosi di un ricco database dei tipi di lavoro richiesto in 1016 professioni diverse. Tutti gli studi sono arrivati alle stesse conclusioni: non c’e’ quasi nessun lavoro che non abbia margini di sovrapposizione con le capacita’ delle AI […]
Dei 1016 lavori presi in considerazione, solo 36 non presentavano sovrapposizioni con la AI: ballerini, atleti, addetti al battipalo, riparatori di tetti e meccanici specializzati in motociclette […]
Come avrete notato, si tratta di lavori estremamente fisici, per svolgere i quali e’ cruciale la capacita’ di movimento. Ci dimostra come, almeno per ora, la AI non abbia un corpo […]
Pertanto, a prescindere dalla sua natura, e’ probabile che nell’immediato futuro il vostro lavoro e quello della AI avranno dei margini di sovrapposizione.
Non significa necessariamente che vi rimpiazzeranno. Per capire perche’, dobbiamo osservare il lavoro piu’ nel dettaglio, considerandolo secondo una serie di piani diversi. Ogni lavoro e’ composto da una serie di mansioni. I lavori sono parte di sistemi piu’ grandi. Non possiamo capire l’impatto della AI sul lavoro se non teniamo in considerazione anche le mansioni e i sistemi. Prendiamo per esempio il mio ruolo di insegnante in una business school. Come dicevo, su 1016 lavori, il mio e’ al 22° posto tra quelli che si sovrappongono maggiormente a quanto sa fare una AI: sono un filo preoccupato. Il mio lavoro non e’ pero’ un’entita’ unica e indivisibile. E’ composto da una serie di mansioni: insegnare, ricercare, scrivere, stilare rapporti annuali, usare il mio computer, scrivere lettere di presentazione e altro. “Professore” e’ solo un’etichetta: il lavoro quotidiano e’ una miscela dei compiti appena citati.
La AI potra’ svolgere alcune di queste mansioni? La risposta e’ si’, e francamente non mi dispiace affatto delegargliene alcune, come la compilazione delle scartoffie amministrative. Significa pertanto che il mio lavoro scomparira’? Non del tutto. Eliminare alcune mansioni non elimina un lavoro. Proprio come il trapano elettrico non ha eliminato il lavoro del falegname ma lo ha reso piu’ efficiente.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Capitalismo/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)

 L’entrata nell’euro ha richiesto la piu’ intensa operazione di privatizzazioni che la storia recente abbia mai osservato.
La svendita di asset pubblici ha assicurato per decenni ad alcuni gruppi economici flussi ingenti di profitti senza che questi richiedessero una seria politica di innovazione e investimento.
La differenza tra profitto e rendita e’ divenuta cosi’ quasi impercettibile. L’esempio di Autostrade e’ rivelatore. Dal 1999 al 2019, ovvero dalla sua privatizzazione, Autostrade per l’Italia ha distribuito 9 miliardi e 400 milioni di euro di dividendi, di cui 9 miliardi e 200 milioni sono stati assicurati ad Atlantia, «nelle mani di un’unica famiglia che, in pratica dal 2003, godeva di un sostanziale monopolio» […]
Lentamente, ma inesorabilmente, le grandi famiglie si sono internazionalizzate, hanno ridotto il rischio legato al ciclo economico italiano, hanno spostato sedi legali e fiscali all’estero, hanno venduto imprese a fondi stranieri, hanno delocalizzato fabbriche, hanno inviato i propri figli a studiare altrove.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Lavoro/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)

«Siamo di fronte a una vera e propria fuga di cervelli» spiega il presidente dell’ISTAT, Francesco Maria Chelli, nella sua audizione al Parlamento dell’aprile 2025.
«Oltre 130.000 laureati hanno lasciato l’Italia nel decennio 2013-2022» precisa. Ma non sono solo loro a partire: ampliando la prospettiva, emerge che nello stesso periodo piu’ di un milione di italiani ha trasferito la propria residenza all’estero. Tra questi, un terzo – circa 352.000 – ha un’eta’ compresa tra i 25 e i 34 anni.
Qualcuno, per fortuna, fa il percorso inverso: 104.000 cittadini della stessa fascia d’eta’ sono rientrati, di cui 45.000 laureati, 4 agevolati tra l’altro da una legge che contempla benefici fiscali. Il saldo, pero’, rimane negativo e in continuo peggioramento.
Nel 2023, il bilancio tra partenze e rientri di chi possiede un titolo universitario ha segnato un rosso di 21.000 unita’, «un livello senza precedenti da quando si monitorano i flussi di capitale umano qualificato in uscita», puntualizza Chelli.
Come se non bastasse, i rimpatri hanno subito una brusca frenata, scendendo a 6000, il che corrisponde a una flessione di oltre il 4 per cento rispetto al 2022. Il risultato e’ una perdita netta di oltre 15.000 lavoratori ad alto profilo: un colpo durissimo al futuro di un Paese che si svuota, si rimpiccolisce e perde, giorno dopo giorno, le sue forze migliori.
Il fenomeno, inoltre, non colpisce in modo uniforme. Mentre il Nord e il Centro riescono in parte a compensare le uscite grazie agli arrivi dalle regioni meridionali, queste ultime pagano il prezzo piu’ alto: tra il 2013 e il 2022 hanno perso 168.000 tra ragazzi e ragazze.

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Societa’/Milanovic

Capitalismo contro capitalismo – Branko Milanovic – Laterza (2020)

Quello che fa il capitalismo globale e’ dare a noi come consumatori la possibilita’ di acquistare attivita’ che un tempo venivano fornite in natura dalla famiglia, dagli amici o dalla comunita’ […]
Il caso piu’ evidente e’ la mercificazione di attivita’ che un tempo si svolgevano all’interno delle famiglie estese e poi, con l’arricchimento della popolazione, all’interno delle famiglie nucleari.
La cucina si e’ trasformata in un’attivita’ esterna e spesso i componenti della famiglia non mangiano tutti insieme. Le pulizie, le riparazioni, il giardinaggio e la cura dei figli sono attivita’ piu’ commercializzate che in passato […] La crescita della cosiddetta gig economy commercializza il nostro tempo libero e i beni di cui disponiamo, che un tempo non venivano utilizzati per scopi commerciali. Uber nasce proprio dall’idea di sfruttare meglio il tempo libero […]
Ma affermare che le persone fanno molti lavori equivale a dire che non conservano impieghi individuali durevoli e che il mercato del lavoro e’ completamente «flessibile», con un ricambio molto frequente degli individui che entrano e escono dai posti di lavoro […]
Risulta quindi evidente che questi tre sviluppi sono interconnessi: (a) il mutamento nella formazione della famiglia (atomizzazione); (b) l’ampliamento della mercificazione a nuove attivita’; e (c) l’emergere di mercati del lavoro altamente flessibili con posti di lavoro temporanei. Se ce n’e’ uno, devono esserci per forza tutti e tre.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/capitalismo-contro-capitalismo-di-branko-milanovic/
https://www.doppiozero.com/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo
https://it.linkedin.com/pulse/recensione-di-capitalismo-contro-branko-milanovic-nicola-lensi

https://www.radiopopolare.it/la-solitudine-del-capitalismo-diviso-tra-oriente-e-occidente-intervista-alleconomista-branko-milanovic
https://jacobinitalia.it/non-ce-nessuna-eta-delloro-del-capitalismo/

Societa’/Casertano

La terza rivoluzione digitale. Come intelligenza artificiale, computer quantici e metaverso cambieranno la nostra vita – Stefano Casertano – Baldini + Castoldi (2023)


Un tempo, la personalita’ di una citta’ era definita dalla presenza di una fabbrica – come poteva essere per la Torino della Fiat, e come e’ ancora per la Ingolstadt del gruppo Audi.
Oggi il motore dell’aggregazione dipende meno dalla presenza di un apparato industriale e sempre piu’ dalle affinita’ esistenziali. Abbiamo cosi’ citta’ progressiste come Berlino, che e’ quasi un emirato laico; citta’ borghesi-conservatrici, come Amburgo o Austin, in Texas; citta’ consumiste-progressiste, come San Francisco; citta’ conservatrici nel centro storico e ricco e di sinistra in periferia (come Parigi) e il contrario (come Roma) […]
La discrasia tra ideologia dichiarata e reale nell’architettura e nell’urbanistica e’ ancora piu’ evidente se si osserva lo sviluppo dei centri cittadini europei negli ultimi vent’anni. Sono stati generalmente ripuliti, borghesizzati, restaurati a morte.
La personalita’ spontanea e selvaggia che permeava zone come Campo dei Fiori a Roma, o la zona del porto di Amburgo, o perfino l’ex-Berlino ovest (la parte ricca e occidentale) e’ scomparsa. Si creano situazioni sociali-urbane concentrate unicamente sul processo di accumulazione capitalistica, senza alcun riguardo per le dinamiche indipendenti e piu’ autoctone dei luoghi. Il tutto guidato da un gusto piccoloborghese basato su un ideale innocuo di decoro. E’ piu’ accettabile che nei portici dei palazzi vicino allo zoo di Berlino ci siano grandi marchi della distribuzione organizzata piuttosto che equivoci locali da marinai in licenza (com’era il caso fino ai primi anni Duemila) […]
C’e’ pero’ un altro aspetto che non depone a favore dell’esperienza in remoto e riguarda principalmente la natura delle citta’. Queste infatti non svolgono solo un ruolo funzionale come «centri di lavoro», ma rappresentano comunita’ identitarie. La scelta di abitare in un particolare territorio dipende anche dallo spirito d’appartenenza. Con la riduzione della funzione «lavorativa» dei centri urbani, la decisione di risiedere in una citta’ dipendera’ sempre di piu’ quindi dalle necessita’ identitarie rispetto a quelle professionali.
Ma non si creeranno societa’ piu’ giuste ed eguali: risiedere in una determinata citta’ sara’ uno status-symbol. Questo dipende da due aspetti che riguardano sia le elite che la popolazione salariata. Per i piu’ benestanti, le concentrazioni residenziali confermeranno il loro ruolo fondamentale quale luogo d’incontro e socialita’, e per questo di lobbismo.
Nell’ambito di una citta’ succede gia’: a Parigi parleremo dell’VIII arrondissement, a Roma dei Parioli, a Milano di Brera, a Napoli di Chiaia.
Per il futuro, dobbiamo immaginare che questo concetto sia tradotto in scala globale: alcune citta’ sono per benestanti e altre per lavoratori a basso reddito.

Capitalismo/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

Mentre le imprese woke sono state messe alla gogna in quanto deboli, opportuniste e ipocrite, a oggi gran parte del pubblico dibattito sul “capitalismo woke” e’ stato dominato dalla critica secondo cui esso danneggerebbe il capitalismo stesso.
A detta dei suoi detrattori, infatti, poiche’ distratto da cause che non favoriscono la funzione propria delle imprese di massimizzare i profitti per gli azionisti, il capitalismo woke costituirebbe una minaccia per la prosperita’ e la crescita economica.
Secondo questi detrattori di ala conservatrice, inoltre, le aziende sono sempre piu’ attratte da questioni sociali politicamente corrette in un modo che va ben al di la’ del semplice woke washing. Il loro timore e’ che i dirigenti prendano sul serio il proprio impegno nei confronti del wokismo. Ancora peggio, questa serieta’ potrebbe indurli a perseguire cause woke a scapito di quello che dovrebbe essere il vero scopo del loro agire.
Le politiche progressiste e l’economia conservatrice sono semplicemente incompatibili e, per il bene del capitalismo, non dovrebbero essere mischiate […]
Accogliendo questa contrapposizione tra chi e’ woke e chi e’ conservatore, ci rimane ben poco spazio di manovra se vogliamo, invece, mantenere l’impegno per una politica democratica progressista e, contemporaneamente, contestare l’ingiustizia di un sistema capitalistico d’impresa che sembra non porre freno alla creazione di disuguaglianze a proprio vantaggio.
E se invece l’adozione del wokismo da parte delle imprese producesse effetti esattamente opposti a quelli condannati dai critici conservatori?
Anziche’ essere la campana a morto del capitalismo, il fatto che le imprese diventino woke non potrebbe essere piuttosto il mezzo con cui estendere il potere e la portata del capitalismo in modi estremamente problematici? […]
Se seguiamo questa linea di pensiero, i problemi per la democrazia sorgono nel momento in cui il peso considerevole delle risorse aziendali viene mobilitato per capitalizzare la moralita’ pubblica. Quando la nostra stessa moralita’ viene imbrigliata e sfruttata come risorsa aziendale, dietro c’e’ sempre all’opera l’interesse privato delle imprese. Ecco quindi che il dibattito civico e il dissenso democratico vengono sostituiti dalle campagne di marketing e di pubbliche relazioni che, con scaltro autocompiacimento, si ammantano del palese moralismo di scelte politiche farisaiche e spesso facili.

Info:
https://www.micromega.net/capitalismo-woke/
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/capitalismo-woke-libro-carl-rhodes

https://www.centromachiavelli.com/2023/12/23/capitalismo-woke-recensione/
https://www.lafionda.org/2023/11/24/capitalismo-woke/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/26/capitalismo-woke-guardiamoci-bene-dalle-cause-che-trasformano-la-moralita-in-profitto/7391473/https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml