La AI come persona […]
Un errore comune e diffuso e’ ritenere che la AI, in quanto software, debba comportarsi come ogni altro software […]
La AI non riesce pero’ a comportarsi come un software tradizionale, che e’ prevedibile, affidabile e segue una serie stringente di regole. Se ben costruito e ripulito dai bug, un software ottiene ogni volta gli stessi risultati. La AI invece e’ l’esatto contrario di prevedibile e affidabile. Puo’ sorprenderci con soluzioni innovative, dimenticarsi di quello che sa fare, essere preda di allucinazioni e darci risposte sbagliate. L’imprevedibilita’ e l’inaffidabilita’ possono dare origine a interazioni molto affascinanti […]
Per il software tradizionale esistono tutorial e manuali di istruzioni, ma non per la AI. Non esiste una guida definitiva su come usare la AI nella nostra organizzazione. Stiamo tutti imparando con l’esperienza, inserendo prompt [domanda impartita al sistema] come fossero formule magiche e non codici di un normale software […]
Trattate la AI come fosse un umano in quanto, da molti punti di vista, si comporta cosi’. Questo approccio, che riecheggia il mio principio “trattala come una persona”, puo’ aiutarvi a capire meglio quando e come usare la AI, se non in senso tecnico, almeno in senso pratico.
La AI da’ il meglio in mansioni estremamente umane. Sa scrivere, analizzare, codificare e chattare. Puo’ farci da consulente o vendere i nostri prodotti e svolgere mansioni che ci farebbero perdere tempo, aumentando la nostra produttivita’. Fa pero’ fatica con compiti nei quali in genere le macchine sono bravissime, come ripetere costantemente un processo o svolgere calcoli complessi senza assistenza. Inoltre i sistemi AI fanno errori, dicono bugie e danno risposte assurde, proprio come gli umani. Ogni sistema ha punti di forza e debolezza tutti suoi, proprio come ogni nostro collega. Per capirli, dovremo lavorare un po’ con quella determinata AI, impiegando tempo e accumulando esperienza. Le capacita’ dei sistemi di AI possono variare a seconda del compito, da un livello da scuola media a uno da dottorato […]
La AI come collega […]
Quando le persone cominciano a usare seriamente la AI, chiedono sempre se il loro lavoro sia destinato a cambiare. La risposta e’ probabilmente si’.
Si tratta di una domanda importante, al punto che almeno quattro diversi team di ricercatori hanno cercato di quantificare la sovrapposizione tra i lavori che sanno svolgere gli umani e quelli che sa fare una AI, servendosi di un ricco database dei tipi di lavoro richiesto in 1016 professioni diverse. Tutti gli studi sono arrivati alle stesse conclusioni: non c’e’ quasi nessun lavoro che non abbia margini di sovrapposizione con le capacita’ delle AI […]
Dei 1016 lavori presi in considerazione, solo 36 non presentavano sovrapposizioni con la AI: ballerini, atleti, addetti al battipalo, riparatori di tetti e meccanici specializzati in motociclette […]
Come avrete notato, si tratta di lavori estremamente fisici, per svolgere i quali e’ cruciale la capacita’ di movimento. Ci dimostra come, almeno per ora, la AI non abbia un corpo […]
Pertanto, a prescindere dalla sua natura, e’ probabile che nell’immediato futuro il vostro lavoro e quello della AI avranno dei margini di sovrapposizione.
Non significa necessariamente che vi rimpiazzeranno. Per capire perche’, dobbiamo osservare il lavoro piu’ nel dettaglio, considerandolo secondo una serie di piani diversi. Ogni lavoro e’ composto da una serie di mansioni. I lavori sono parte di sistemi piu’ grandi. Non possiamo capire l’impatto della AI sul lavoro se non teniamo in considerazione anche le mansioni e i sistemi. Prendiamo per esempio il mio ruolo di insegnante in una business school. Come dicevo, su 1016 lavori, il mio e’ al 22° posto tra quelli che si sovrappongono maggiormente a quanto sa fare una AI: sono un filo preoccupato. Il mio lavoro non e’ pero’ un’entita’ unica e indivisibile. E’ composto da una serie di mansioni: insegnare, ricercare, scrivere, stilare rapporti annuali, usare il mio computer, scrivere lettere di presentazione e altro. “Professore” e’ solo un’etichetta: il lavoro quotidiano e’ una miscela dei compiti appena citati.
La AI potra’ svolgere alcune di queste mansioni? La risposta e’ si’, e francamente non mi dispiace affatto delegargliene alcune, come la compilazione delle scartoffie amministrative. Significa pertanto che il mio lavoro scomparira’? Non del tutto. Eliminare alcune mansioni non elimina un lavoro. Proprio come il trapano elettrico non ha eliminato il lavoro del falegname ma lo ha reso piu’ efficiente.
Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit
