Capitalismo/Gorz

André Gorz – Ecologia e libertà – André Gorz – Orthotes (2015)

Nei paesi industrialmente sviluppati, la causa della poverta’ non risiede nell’insufficienza della produzione ma nella modalita’ produttiva e nella natura dei prodotti.
L’eliminazione della poverta’ non richiede la produzione di un maggior volume di beni ma semplicemente che si produca altro ed in altro modo.
La persistenza della poverta’ nei paesi industrialmente sviluppati non puo’ essere attribuita alle stesse cause che comportano l’esistenza della poverta’ nei paesi cosiddetti poveri. Mentre quest’ultima puo’ essere eventualmente attribuita ad uno stato materiale di penuria che potrebbe essere eliminato dallo sviluppo (in certe condizioni) delle forze produttive, la persistenza della poverta’ nei paesi ricchi deve essere ascritta ad un sistema sociale che produce contemporaneamente un surplus di ricchezza e penuria: la poverta’ e’ prodotta e riprodotta man mano che cresce il livello dei consumi.
Per meglio comprendere il meccanismo di questa riproduzione, e’ utile distinguere tre cause della poverta’ […]
1. L’accaparramento […] e’ la causa piu’ comune della poverta’: i ricchi accaparrano a loro esclusivo vantaggio risorse che sarebbero altrimenti disponibili in quantita’ sufficienti. […]
2. Accesso esclusivo […] Si parla di accesso esclusivo quando una minoranza privilegiata si arroga il diritto di godere di risorse naturali che, a causa sia della loro scarsita’ che delle loro caratteristiche, non potrebbero essere ripartite tra tutti ne’ divenire accessibili nello stesso periodo di tempo […] L’accesso esclusivo non crea la scarsita’: quest’ultima infatti la precede. La limitazione non si oppone all’equa distribuzione: essa preserva qualcosa che, se egualmente ripartito, semplicemente scomparirebbe […]
3. Consumo distintivo. Si definiscono distintivi i consumi di beni e servizi il cui valore d’uso e’ dubbio ma che, per prezzo e rarita’, esprimono il privilegio chi puo’ goderne. I consumi distintivi non implicano necessariamente un accaparramento, ma i due fenomeni possono coesistere […] Predisporre il lancio di un nuovo oggetto – inizialmente raro e costoso soltanto in ragione della sua novita’ – affinche’, a prescindere dalla sua effettiva superiorita’, il ricco possa trovare nel suo possesso l’occasione di affermarsi in quanto ricco e di ristabilire la poverta’ del povero. E’ quello che Ivan Illich ha chiamato “modernizzazione della povertà […]
Non sara’ dunque possibile eliminare la poverta’ nei paesi industrializzati attraverso un aumento della produzione. Occorre al contrario ri-calibrare la produzione secondo i seguenti criteri: – i beni prodotti socialmente devono essere accessibili a tutti; – la loro produzione non deve dissipare risorse abbondanti in natura; – essi devono essere concepiti in modo tale che la loro diffusione generalizzata non ne distrugga il valore d’uso a causa delle controproduttivita’ che potrebbe provocare.

Info:
https://www.orthotes.com/wp-content/uploads/2020/03/gorz-avallone-manitesto-29-09-2015.pdf
https://www.orthotes.com/wp-content/uploads/2020/03/gorz-fadini-iride17-11-2016.pdf
https://www.orthotes.com/wp-content/uploads/2020/03/gorz-musolino-commonware-12-10-2015.pdf
https://www.rivistadiscienzesociali.it/andre-gorz-ecologia-e-liberta-recensione-di-giovanni-coppolino-bille/
https://materialismostorico.blogspot.com/2015/09/ripubblicato-ecologia-e-liberta-di.html
https://ilmanifesto.it/dentro-i-limiti-naturali-del-profitto

Societa’/Schiavone

Aldo Schiavone – Sinistra! Un manifesto – Aldo Schiavone – Einaudi (2023)

L’asse intorno a cui ruotava l’intero impianto del marxismo era il lavoro: il lavoro umano produttore di ricchezza materiale, venduto e acquistato come una merce, il cui valore si stabiliva sul mercato, in base alla domanda e all’offerta. Il lavoro astratto – cioe’ seriale e indeterminato, ripetibile e divisibile all’infinito – concettualizzato dagli economisti inglesi; il lavoro di fabbrica degli operai-massa moderni.
Quest’ultimo era tuttavia una merce assai particolare: perche’ era una merce che consentiva la produzione di tutte le altre. E in cio’ consisteva l’essenza della modernita’ capitalistica: produrre merci per mezzo di una merce – di un’unica merce: il lavoro operaio […]
La societa’ capitalistica si presentava infatti come un mondo capovolto: dove il capitale – che in realta’ poteva esistere solo perche’ non tutto il lavoro fornito era retribuito, ma veniva estorto in parte ai suoi produttori e utilizzato per investimenti e profitti – appariva invece come unico punto di riferimento, che subordinava a se’ tutto il resto: compresi la politica, il diritto, la morale.
Per raddrizzare le cose e rimetterle nel verso giusto non c’era altro strumento che la lotta di classe in una societa’ di classi […] fino all’instaurazione di un modo di produrre e di vivere dove tutta la ricchezza sarebbe stata nelle mani di coloro che l’avevano materialmente creata, e sarebbe stata gestita collettivamente, distribuendone a ciascuno secondo i suoi bisogni.
Sarebbe stato, quello, il modo comunista di essere eguali. Da allora in poi, dovunque, in ogni partito della sinistra, lavoro ed eguaglianza sarebbero apparsi quasi come sinonimi: il binomio dell’avvenire socialista.

Info:
https://www.genteeterritorio.it/una-sinistra-nuova-riflessioni-sul-libro-di-aldo-schiavone/
https://www.infinitimondi.eu/2023/03/08/tre-libri-recenti-3-sinistra-un-manifesto-di-aldo-schiavone-einaudi-2023-una-bolognina-trentanni-dopo-recensione-di-gianfranco-nappi/
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/14/news/schiavone_la_sinistra_il_passato_e_il_presente-11341021/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/02/07/news/aldo_schiavone_politologo_nuovo_libro_sinistra_ordine_mondiale_progressisti-386900578/

Capitalismo/Magatti

Chiara Giaccardi, Mauro Magatti – Supersocieta’. Ha ancora senso scommettere sulla liberta’ – il Mulino (2022)

Al di la’ dell’enfasi sull’io e la liberta’, la dottrina neoliberista e’ stata fondamentale anche per lo sganciamento dell’economia dalla societa’ che, con la caduta del muro di Berlino, ha reso possibile il grande salto storico della globalizzazione.
Prendendo le distanze dal pensiero di Milton Keynes – convinto sostenitore della necessita’ di un solido legame tra crescita economica e governo politico degli Stati nazionali – il neoliberismo ha tratto vantaggio dal quadro storico post-’89, quando sono venuti meno gli assetti geopolitici del secondo dopoguerra.
Nel nuovo scenario globale, che segue la fine del colonialismo, prende forma una infrastruttura tecno-economica planetaria in grado di reggere un’espansione economica senza precedenti. Cosi’, nel giro di una manciata d’anni, il mondo ha potuto raggiungere un inedito livello di integrazione sistemica, divenendo un immenso ricettacolo di possibilita’ di vita per le persone e di affari per le imprese.
Grazie a una narrazione intrigante, la globalizzazione si e’ proposta come il tempo della crescita illimitata, in cui ciascuno poteva finalmente scegliere il proprio modo di vita, senza condizionamenti o comandamenti.
A un’unica condizione: quella di continuare ad alimentare l’innovazione tecnologica, l’efficienza economica, la liberalizzazione dei mercati, secondo le linee generali contenute nel Washington Consensus […]
Nella societa’ di fine secolo, «essere se stessi» significa essere sempre all’altezza di un mondo che corre veloce e che spinge sempre in avanti […]
Gli standard a cui attenersi, e da superare continuamente, sono dappertutto: la produttivita’ lavorativa, l’eccezionalita’ delle vacanze, la qualita’ biologica dei cibi, le calorie ingerite, il numero di persone/incontri/comunicazioni, i follower sui social, i risultati scolastici, l’eccellenza nello sport o nelle arti, il successo affettivo, il numero di passi giornalieri.
L’imperativo e’ performare: scolasticamente, socialmente e perfino sessualmente. Non c’e’ piu’ ambito della vita sociale che sfugga alla logica della prestazione e della calcolabilita’, col suo portato ansiogeno – dato che il fallimento, l’errore, l’inadeguatezza sono causa di vergogna e depressione.
Una polveriera emotiva pronta a sprigionare aggressivita’, quando non violenza, al primo pretesto.
A poco a poco, l’esperienza soggettiva subisce una torsione di fondo: il «parco divertimenti» della societa’ dei consumi si trasforma in una «macchina da corsa» da cui non si puo’ piu’ scendere, anche se non si conosce ne’ la destinazione ne’ il guidatore.

Info:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/siamo-entrati-nella-supersociet-diventeremo-stupidi-o-pi-liberi
https://www.bioeticanews.it/il-libro-supersocieta-di-c-giaccardi-e-m-magatti/
https://www.pandorarivista.it/pandora-piu/liberta-nella-supersocieta/
https://www.c3dem.it/supersocieta-un-libro-di-magatti-e-giaccardi/
https://www.recensionedilibri.it/2022/06/16/giaccardi-magatti-supersocieta-ha-ancora-senso-scommettere-sulla-liberta/
https://ildomaniditalia.eu/la-super-societa-e-la-scommessa-sulla-liberta-in-un-saggio-di-chiara-giaccardi-e-mauro-magatti-recensione-sullosservatore-romano/

Societa’/Dardot

Pierre Dardot, Christian Laval – La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Derive Approdi (2019)

Tre o quattro decenni di neoliberalizzazioni hanno profondamente impattato la societa’, istituendo ovunque nei rapporti sociali una situazione di rivalita’, precarieta’, incertezza, impoverimento assoluto e relativo.
La concorrenza generalizzata tra economie e indirettamente tra lavoratori, tra leggi e istituzioni che inquadravano l’attivita’ economica, ha avuto conseguenze negative per i lavoratori, che si sono sentiti abbandonati e traditi.
Le difese collettive della societa’ si sono a loro volta indebolite. I sindacati, in particolare, hanno perso forza e legittimita’. I collettivi di lavoro spesso sono implosi per effetto di un management altamente individualizzante. La partecipazione politica ha perso il proprio senso di fronte all’assenza di scelta tra opzioni diverse. La social-democrazia, convertita alla razionalita’ dominante, sta scomparendo in gran parte dei paesi […]
Come stupirsi, allora, della risposta da parte della massa dei «perdenti» di fronte alla messa in pratica di questo ordine della concorrenza? Nell’assistere al peggioramento delle loro condizioni e alla scomparsa dei punti di riferimento, non e’ forse comprensibile che si siano rifugiati nell’astensione politica o nel voto di protesta, che e’ anzitutto un appello alla protezione contro le minacce che pesano sulla loro vita e sul loro futuro?
In altri termini, il neoliberismo ha prodotto una crisi maggiore della «democrazia liberale-sociale», la cui manifestazione piu’ evidente e’ oggi l’incremento dei regimi autoritari e dei partiti di estrema destra sostenuti da gran parte delle classi popolari «nazionali» […]
Neoliberismo e securitarismo di Stato vanno ora a braccetto. L’indebolimento delle liberta’ pubbliche dello Stato di diritto e la concomitante estensione dei poteri di polizia si sono via via accentuati con la «guerra alla delinquenza» e la «guerra alla droga» a partire dagli anni Settanta. Ma dacche’ e’ stata dichiarata una «guerra globale contro il terrorismo», all’indomani dell’11 settembre 2001, abbiamo visto dispiegarsi un insieme di misure e di dispositivi che violano apertamente le regole di protezione delle liberta’ della democrazia liberale, fino ad arrivare alla legittimazione giuridica della sorveglianza di massa della popolazione, alla legalizzazione della detenzione senza passare per i tribunali o all’uso sistematico della tortura.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Societa’/Chang

Ha-Joon Chang – Economia commestibile. Comprendere la teoria economica attraverso il cibo – il Saggiatore (2023)

L’economia ha un impatto diretto e massiccio sulle nostre vite.
Sappiamo tutti che le teorie economiche influenzano le politiche governative in materia di tasse, spesa sociale, tassi d’interesse e regolamenti del mercato del lavoro, che a loro volta influiscono sulle nostre condizioni economiche individuali, influenzando le condizioni di lavoro, i salari e gli oneri di rimborso delle nostre spese, dei nostri mutui o prestiti studenteschi.
Ma le teorie economiche modellano anche le prospettive collettive a lungo termine di un’economia, influenzando le politiche che ne determinano la capacita’ di impegnarsi in industrie ad alta produttivita’, nell’innovazione e nello sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale.
Ma al di la’ di questo: l’economia non si limita a influenzare le variabili economiche, sia personali sia collettive.
Cambia la nostra identita’.
L’impatto su di noi avviene in due modi. L’economia crea idee: le differenti teorie economiche assumono qualita’ diverse che costituiscono l’essenza della natura umana, quindi la teoria economica prevalente influisce su cio’ che consideriamo «natura umana».
Il dominio dell’economia neoclassica, il cui presupposto e’ che gli esseri umani siano egoisti, negli ultimi decenni ha normalizzato il comportamento di indagine del se’ […]
In altre parole, l’economia influenza cio’ che le persone considerano normale, il modo in cui si considerano reciprocamente e il comportamento che adottano per conformarsi […]
In secondo luogo, le diverse teorie economiche esprimono opinioni difformi su dove debba trovarsi il confine della «sfera economica». Quindi, se una teoria economica raccomanda la privatizzazione di quelli che molti considerano servizi essenziali – come l’assistenza sanitaria, l’istruzione, l’acqua, i trasporti pubblici, l’elettricità e l’edilizia abitativa – sta raccomandando di espandere la logica di mercato «un dollaro-un voto» contro la logica democratica «una persona-un voto»

Info:
https://www.criticaletteraria.org/2023/02/economia-commestibile-ha-joon-chang.html
https://saggiatore.s3.eu-south-1.amazonaws.com/media/rassegne/2023/2023-02-A/2023_02_04-Tuttolibri-Chang-1.pdf
https://ilfattoalimentare.it/economia-commestibile-dalla-storia-dellalimentazione-per-spiegare-leconomia.html

Capitalismo/Galli

Carlo Galli – Democrazia, ultimo atto? – Einaudi (2023)

L’effetto moderatamente livellante della liberaldemocrazia – la creazione della vasta platea del ceto medio, che andava dall’operaio specializzato al piccolo professionista – e’ vanificata: tutti sono esposti alla durezza del mercato, e ben presto davanti a tutti si spalanca il baratro, o il rischio, della perdita delle sicurezze, della precarizzazione e della retrocessione sociale.
Gran parte del lavoro – direttamente o indirettamente – e’ dipendente dalle piattaforme elettroniche di Big Tech o da anonimi poteri finanziari sovranazionali: anche la tradizionale indipendenza economica e intellettuale del lavoro autonomo e professionale deve essere limitata, azzerata; piu’ in generale, la relativa sicurezza economica che e’ necessaria alla partecipazione democratica viene meno.
Il lavoro non costruisce la societa’, e non apre alla partecipazione politica democratica: troppo impegnati nelle difficolta’ economiche, o troppo pressati dalle logiche di mercato e dalla competizione, nella «societa’ del rischio» i lavoratori non sono piu’ ipso facto cittadini – e l’astensione elettorale, il disinteresse per la politica, interrotto da fiammate populiste, o da innamoramenti leaderistici, lo dimostrano […]
Sotto il profilo politico interno (con tutte le differenze dovute alle peculiarita’ di ciascun Paese) la democrazia liberista relega partiti e parlamento a un ruolo minore. I partiti come strutture di potere continuano, certo, a occupare le istituzioni, ma il loro corpo e’ cambiato: sono macchine elettorali, al servizio di un leader che si rivolge direttamente al popolo e che usa il partito come strumento personale […]
Alle mediazioni partitiche e istituzionali, e a quella del lavoro, si sostituisce dunque quella dei media, il cui ruolo principale e’ trasformare le questioni e i processi strutturali in «casi umani» particolari, capaci di coinvolgere emotivamente il «pubblico». La comunicazione prevale sui contenuti; alla rappresentanza subentra la rappresentazione, la politica-spettacolo, che si manifesta nei luoghi dello sport, del divertimento, dell’intrattenimento televisivo, nelle reti dei social e nelle aule dei Palazzi.

Info:
https://www.doppiozero.com/democrazia-ultimo-atto
https://www.pandorarivista.it/event_listing/democrazia-ultimo-atto-con-carlo-galli-flavia-giacobbe-e-damiano-palano/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/09/24/news/tramonto_democrazia_libro_di_carlo_galli-415666570/
https://www.youtube.com/watch?v=bMsOzzZ6B1o
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Carlo-Galli-la-crisi-della-democrazia-bdeb1652-b914-416a-871f-e0478803be64.html

Stato/Magatti

Chiara Giaccardi; Mauro, Magatti – Supersocieta’. Ha ancora senso scommettere sulla liberta’ – il Mulino (2022)

Le questioni da affrontare sono tali e tante che il mercato da solo non puo’ farcela a governare la supersocieta’.
Il ritorno dello Stato, effetto degli shock globali, e’ un dato di fatto.
D’altro canto, le grandi societa’ private – a cominciare da Facebook, Google o Amazon – sono sistemi talmente complessi, potenti e autonomi da assomigliare sempre piu’ a superstati transnazionali.
Si aggiunga che la digitalizzazione rende possibile l’accumulo e il trattamento di una quantita’ di dati tale da permettere di conoscere, monitorare e «pianificare» il comportamento di ogni singolo attore economico, sia esso impresa o consumatore.
E d’altra parte, la sostenibilita’ e’ un ulteriore elemento che spinge nella direzione di una centralizzazione dei processi decisionali, tenuto conto della complessita’ delle questioni da affrontare e della dimensione degli investimenti da mobilitare.
In sostanza oggi – nel post-Covid, al tempo della supersocieta’, nel quadro di un nuovo scenario mondiale che vede i Paesi del Sud-Est asiatico diventare protagonisti a livello mondiale –, la modernita’ si trova di fronte a una nuova biforcazione: […]
quali modelli istituzionali prevarranno, le democrazie o le autocrazie?
Quale cultura sara’ in grado di sostenere lo sviluppo economico?
Quale spirito potra’ essere alla base del nuovo ciclo di crescita che gia’ si annuncia?
Nella supersocieta’, la partita tra democrazia e autocrazia e’, di nuovo, ancora tutta da giocare.

Info:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/siamo-entrati-nella-supersociet-diventeremo-stupidi-o-pi-liberi
https://www.bioeticanews.it/il-libro-supersocieta-di-c-giaccardi-e-m-magatti/
https://www.pandorarivista.it/pandora-piu/liberta-nella-supersocieta/
https://www.c3dem.it/supersocieta-un-libro-di-magatti-e-giaccardi/
https://www.recensionedilibri.it/2022/06/16/giaccardi-magatti-supersocieta-ha-ancora-senso-scommettere-sulla-liberta/
https://ildomaniditalia.eu/la-super-societa-e-la-scommessa-sulla-liberta-in-un-saggio-di-chiara-giaccardi-e-mauro-magatti-recensione-sullosservatore-romano/

Capitalismo/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

La produzione capitalista non e’ autosufficiente.
La sua esistenza dipende da un libero utilizzo della riproduzione sociale, della natura, del potere politico e dell’espropriazione.
Allo stesso tempo, il suo tendere a un’accumulazione illimitata minaccia di destabilizzare le sue stesse condizioni di possibilita’.
Nel caso delle sue condizioni ecologiche, cio’ che e’ a rischio sono i processi naturali che sostengono la vita, fornendo gli input materiali per l’approvvigionamento sociale.
Nel caso delle sue condizioni socio-riproduttive, a essere messi in pericolo sono i processi socioculturali che, nutrendo le relazioni solidali, le disposizioni affettive e gli orizzonti valoriali, sostengono la cooperazione sociale e producono degli esseri umani adeguatamente socializzati e qualificati per diventare «forza lavoro».
Nel caso delle sue condizioni politiche, a essere compromessi sono i poteri pubblici, sia nazionali che transnazionali, che garantiscono i diritti di proprieta’, fanno onorare i contratti, dirimono le controversie, soffocano le ribellioni anticapitalistiche e mantengono l’offerta monetaria.
Nel caso della dipendenza del capitale dalla ricchezza espropriata, messi a rischio sono l’universalismo professato dal sistema – e quindi la sua stessa legittimita’ – e la capacita’ delle classi dominanti di governare egemonicamente attraverso un mix di consenso e di forza.
In ciascuno di questi casi, il sistema ha una tendenza intrinseca all’auto-destabilizzazione.
Non riuscendo a reintegrare o a riparare le proprie sedi nascoste, il capitale continua a divorare gli stessi supporti da cui dipende. Come un serpente che si mangia la coda, cannibalizza le proprie condizioni di possibilita’.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
https://jacobinitalia.it/#facebook
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-cannibale/

Green New Deal/Franzen

Jonathan Franzen – E se smettessimo di fingere? Ammettiamo che non possiamo piu’ fermare la catastrofe climatica – Jonathan Franzen – Einaudi (2020)

Mi domando cosa succederebbe se, anziche’ negare la realta’, dicessimo le cose come stanno.
Prima di tutto, anche se non possiamo piu’ sperare di salvarci dai due gradi di riscaldamento, ci sono ancora ottime ragioni pratiche ed etiche per ridurre le emissioni di anidride carbonica.
A lungo termine, probabilmente non avra’ importanza se i due gradi verranno oltrepassati di poco o di molto; una volta superato il punto di non ritorno, il mondo comincera’ a trasformarsi da solo.
Nel breve periodo, tuttavia, le mezze misure sono meglio di nessuna misura. Dimezzare le nostre emissioni renderebbe gli effetti immediati del riscaldamento un po’ meno gravi, e posticiperebbe un po’ il punto di non ritorno.
La cosa piu’ terrificante del cambiamento climatico e’ la velocita’ a cui procede, polverizzando continuamente i record di temperatura.
Se l’azione collettiva portasse come risultato anche un solo devastante uragano in meno o qualche anno di relativa stabilita’ in piu’, sarebbe un obiettivo degno di essere perseguito […]
Una guerra senza quartiere contro il cambiamento climatico aveva senso solo finche’ era possibile vincerla. Nel momento in cui accettiamo di averla persa, altri tipi di azione assumono maggiore significato.
Prepararsi per gli incendi, le inondazioni e l’afflusso di profughi e’ un esempio pertinente. Ma la catastrofe che incombe rende piu’ urgente quasi ogni azione di miglioramento del mondo.
In tempi di caos crescente, la gente cerca protezione nel tribalismo e nell’uso delle armi, invece che nello stato di diritto, e la nostra migliore difesa contro questo tipo di distopia e’ mantenere democrazie funzionanti, sistemi giuridici funzionanti, comunita’ funzionanti.
Sotto questo aspetto, ogni movimento verso una societa’ piu’ giusta e civile puo’ essere considerato un’azione significativa per il clima.
Garantire elezioni eque e’ un’azione per il clima.

Info:
https://www.fondazionehume.it/politica/e-se-smettessimo-di-fingere/
https://www.umbriagreenmagazine.it/e-se-smettessimo-di-fingere-i-cambiamenti-climatici-spiegati-da-jonathan-franzen/
https://extinctionrebellion.it/xr-magazine/2020/03/11/e-se-smettessimo-di-fingere/

Societa’/Schiavone

Aldo Schiavone – Sinistra! Un manifesto – Einaudi (2023)

Dobbiamo aver la pazienza di tornare indietro, almeno sino all’ultimo decennio del secolo scorso. Quando due eventi, entrambi di enorme portata, cambiarono la forma del mondo in cui eravamo fino ad allora vissuti.
Da un lato, il pieno esplodere della terza rivoluzione tecnologica nella storia umana, dopo quella agricola e quella industriale, e il connesso mutamento nella forma capitalistica che avvolge da allora il pianeta.
Dall’altro, il crollo inaspettato dell’Unione Sovietica, con la fine mondiale del comunismo […]
La connessione fra i due episodi non e’ solo temporale. Fra loro c’e’ un legame molto stretto […]
L’effetto congiunto dei due fatti, ciascuno per suo conto grandioso, e’ stato devastante per la cultura e per le politiche della sinistra: di tutte le sinistre nelle loro varie forme storiche, e nell’intero Occidente.
Ogni sconfitta subita in questi anni, dagli Stati Uniti alla Francia, alla Gran Bretagna, alla Svezia, e’ legata in modo piu’ o meno stretto a questo passaggio d’epoca.
E tanto piu’ […] e’ stato cosi’ per la sinistra italiana, che da allora ha smesso non solo di pensare, ma anche semplicemente di guardarsi intorno, a cominciare dal proprio Paese e dai suoi mutamenti […]
L’intera storia della sinistra – non solo italiana – in tutte le sue varianti si e’ sempre costruita intorno a una connessione primaria. Essa infatti si e’ collocata sin dalla sua nascita a ridosso di una specie di coincidenza di opposti – di contraddizione originaria – che aveva preso corpo nell’Europa immediatamente successiva alla Rivoluzione francese e a quella industriale, e che aveva dato una nuova forma alla politica nell’intero continente […]
Mi riferisco alla cooperazione antagonistica tra capitale e lavoro; tra borghesia delle imprese (e delle professioni, sia tecniche, sia umanistiche, piu’ o meno collegate a quel modo di produrre) e masse operaie concentrate nel sistema delle grandi fabbriche e dei loro recenti macchinari: una combinazione e insieme una polarita’ subito diventate determinanti in tutto l’Occidente […]
La voce del nuovo soggetto politico era quella di una delle due parti in causa: del lavoro materiale produttore di ricchezza, che proclamava la sua assoluta centralita’ nel mondo moderno, in lotta di fronte alla potenza storicamente schiacciante del capitale, che pretendeva invece di sottometterlo completamente alle uniche ragioni del profitto e delle merci […]
Il codice genetico della sinistra veniva a identificarsi cosi’ – e lo sarebbe stato per sempre fino a ieri – con la lotta di classe: un fenomeno, quest’ultimo, tipico della modernita’ occidentale – e soprattutto europea –, ma solo di questa.

Info:
https://www.genteeterritorio.it/una-sinistra-nuova-riflessioni-sul-libro-di-aldo-schiavone/
https://www.infinitimondi.eu/2023/03/08/tre-libri-recenti-3-sinistra-un-manifesto-di-aldo-schiavone-einaudi-2023-una-bolognina-trentanni-dopo-recensione-di-gianfranco-nappi/
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/14/news/schiavone_la_sinistra_il_passato_e_il_presente-11341021/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/02/07/news/aldo_schiavone_politologo_nuovo_libro_sinistra_ordine_mondiale_progressisti-386900578/