Lavoro/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025)


Un ampio rapporto di ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Office, ILO) ha esaminato il grado di esposizione di varie occupazioni e mansioni a questa tecnologia trasformativa [intelligenza artificiale], usando lo stesso gpt-4 per stimare il potenziale di automazione o di incremento di determinate categorie lavorative.
Si tratta di un buon punto di partenza.
Come prevedibile, il rapporto dell’ilo indica che i ruoli impiegatizi e amministrativi di routine sono quelli che corrono il maggior rischio immediato di automazione. Questi lavori comportano tipicamente compiti ripetitivi e facili da codificare, fortemente suscettibili di sostituzione algoritmica.
Tuttavia, l’analisi ha anche sottolineato che molte professioni, soprattutto quelle che richiedono processi decisionali complessi, interazioni socio-emotive e un’elevata creativita’, saranno probabilmente incrementate invece che sostituite. In questi contesti l’ia costituisce un complemento delle attivita’ umane, rimodellando ruoli e responsabilita’ anziche’ eliminarli del tutto […]
Il rapporto dell’ilo ha messo in evidenza che l’impatto dell’ia non si manifestera’ in modo uniforme nei mercati del lavoro a livello globale. Paesi con diversi livelli di reddito presentano diversi gradi di esposizione e adattabilita’ alla trasformazione in corso. Le economie a basso reddito, per esempio, potrebbero incontrare sfide peculiari a causa dei limiti delle infrastrutture tecnologiche e dei livelli piu’ bassi di capitale umano. Al contrario, i paesi a reddito piu’ elevato sono in una posizione piu’ favorevole per sfruttare l’ia generativa come leva per accrescere produttivita’ e innovazione e per creare nuovi posti di lavoro […]
Sebbene il mercato del lavoro debba senz’altro affrontare gli sconvolgimenti prodotti dall’ia generativa, l’evidenza storica, la teoria economica e le recenti ricerche empiriche suggeriscono che questi sconvolgimenti non daranno luogo a forme di disoccupazione permanente e diffusa. Al contrario, la vera sfida – come sottolineato ripetutamente da molte analisi […] – consiste nel gestire efficacemente la transizione: investendo in modo sostanziale nella formazione e nell’apprendimento continuo, potenziando le reti di sicurezza sociale, promuovendo strategie di innovazione inclusive e garantendo un accesso equo alle nuove opportunità di lavoro.
E’ puro buon senso. Le affermazioni allarmistiche sulla distruzione massiccia di posti di lavoro possono catturare l’attenzione dei media, ma trascurano fattori importanti di mitigazione e distraggono i politici dal compito costruttivo di plasmare il futuro digitale in modo umano, inclusivo e proficuo per la societa’.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Capitalismo/Gorz

Il filo rosso dell’ecologia – André Gorz – Mimesis (2017)

La conoscenza non e’ una merce qualsiasi, e non si presta ad essere trattata come proprieta’ privata.
I suoi detentori non se ne privano nell’atto di trasmetterla. Quanto piu’ si diffonde, tanto piu’ ricca diventa la societa’.
Per sua stessa natura, la conoscenza richiede di essere trattata come un bene comune, di essere considerata a priori come il risultato di un lavoro sociale e collettivo. Privatizzarla vuol dire limitare la sua accessibilita’, il suo valore d’uso sociale […]
Cio’ appare sempre piu’ evidente, tanto che in tutto il mondo si e’ costituito un fronte anticapitalistico di lotta contro l’industria cognitiva: ad esempio l’industria chimica e farmaceutica, ma anche quella del software, e in particolare Microsoft.
Di fatto, il capitalismo cognitivo non si limita a impossessarsi della conoscenza alla quale ha dato origine, ma privatizza anche cio’ che e’ incontestabilmente bene comune, come il genoma di piante, animali e quello umano. E attinge a costo zero al patrimonio culturale comune per utilizzarlo come «capitale culturale» o «capitale umano»

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ecologia-politica-di-andre-gorz/
https://it.wikipedia.org/wiki/Andr%C3%A9_Gorz

Societa’/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

Mann individua quattro fonti di potere sociale: ideologico, economico, militare, politico (modello iemp). Sono quattro funzioni sociali, ognuna delle quali esprime un suo potere sulla societa’ e al suo interno esprime una propria elite con acclusa ideologia. Nell’insieme del loro intrecciato complessivo formano il tessuto che ordina la societa’ […]
Divideremo l’ideologia in due, con funzioni-poteri distinti, quello religioso da una parte e quello culturale dall’altra. Il motivo e’ che il culturale e’ un insieme piu’ vasto che include la religione, ma non si puo’ ridurre a questa piu’ ci si inoltra nei secoli recenti o in societa’ relativamente piu’ complesse […]
L’economico svolge la funzione di produzione materiale delle soluzioni alle necessita’ della vita individuale ed associata. Il militare svolge la funzione di difesa-offesa per la comunita’. Il religioso svolge la funzione spirituale individuale collegata alle funzioni culturali associate, fornendo spesso l’immagine di mondo o un suo fondo molto influente dove mondo e’ sia quello materiale reale, sia quello piu’ ampio delle credenze metafisiche […]
Il culturale, oltre alle pratiche e modi sociali, e’ l’immagine di mondo complessiva, sia quella praticata che quelle immaginata, che puo’ contenere o meno quella religiosa, mai coincidente perfettamente con questa. Il politico e’ cio’ che riduce la societa’ a uno, la intenziona e prende le decisioni di comportamento generale della comunita’ che poi implementa concretamente […]
Tali funzioni non sono sempre e necessariamente distinte a livello di interpreti, ma seguono parzialmente altre logiche.
In particolare, il politico puo’ esser spesso svolto e accorpato con il religioso o il militare e anche l’economico, ma in questi casi le funzioni si sommano, non si riducono, […] ad esempio, alcune dittature militari, a volte, hanno svolto questa doppia funzione, cosi’ le teocrazie accorpano religione e politico o le cleptocrazie uniscono l’economico col politico […]
Sono in genere il religioso o il militare o l’economico a tentar di impossessarsi del politico, poiche’ il politico svolge la funzione piu’ importante in quanto legifera e decide esecutivamente […]
Il politico ha in se’ una funzione molto importante che e’ il giuridico, ovvero la capacita’ di fare leggi a cui la societa’ deve conformarsi ed attenersi. Questa funzione e’ connessa al politico da quando si sono formate le societa’ complesse, anzi va rimarcato che il giuridico esiste come funzione proprio dalla nascita delle societa’ complesse, mentre nelle societa’ piu’ semplici le sue funzioni sono espletate da “norme culturali” e tradizioni […]
Ovviamente, la lotta tra funzioni e’ anche e soprattutto la lotta tra le loro rispettive elite. Tale lotta, oltre a tentar di procurarsi le migliori condizioni di possibilita’, ha come fine l’ottenimento della funzione ultima, che e’ quella di “ordinatore generale” […]
In un certo senso, l’intera societa’ viene ordinata a svolgere in primis e al meglio quella funzione o, piu’ specificamente, la logica di quella funzione da’ la logica generale […]
Nelle nostre societa’ tutto ruota intorno all’economico, anche il politico. L’economico e’ l’ordinatore generale.
La funzione ordinatrice generale, quindi, assume sia il potere ultimo generale, sia il potere del potere (ovvero un certo potere sulle altre funzioni) e la sua propria elite subordina quelle delle altre funzioni, che pur in secondo piano fanno comunque parte del potere generale […]
Ribadiamo che notare un ordinatore, quindi una funzione, non significa affatto che la societa’ fa solo quello: ogni societa’ e’ ordinata da una trama tessuta da tutte e cinque le funzioni. L’ordinatore e’ solo la logica e il potere che tende a dominare o orientare tutte le altre a suo supporto e beneficio, potremmo dire le “polarizza” – facendo analogia coi campi magnetici.
Le societa’ cosi’ diversamente ordinate andranno poi al vaglio adattivo: la loro storia e’ sempre la storia di quanto sono state adattive fino al momento di schiantarsi contro nuove condizioni di contesto alle quali non hanno voluto o saputo adattarsi attivando la propria riformulazione ordinativa.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Societa’/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


La nostra societa’ e’ gia’ diventata a due livelli: in cima ci sono i grandi tycoon, fermamente convinti di essersi guadagnati la loro ricchezza grazie al loro ingegno formidabile, e al fondo ci sono le persone normali, che i leader dell’high-tech considerano inclini all’errore e mature per la sostituzione.
Dato che l’ia pervade sempre piu’ aspetti delle economie moderne, sembra sempre piu’ probabile che il divario tra i due livelli continuera’ ad allargarsi.
Nulla di tutto questo era inevitabile.
Non era indispensabile usare le tecnologie digitali soltanto per automatizzare il lavoro ne’ era ineludibile che le tecnologie basate sull’ia fossero applicate in maniera indiscriminata per amplificare la stessa tendenza. Non era obbligatorio che la comunita’ high-tech si lasciasse ammaliare dall’intelligenza delle macchine, invece di concentrarsi sulla loro utilita’.
Non c’e’ niente di predestinato in questa traiettoria della tecnologia, e non c’e’ niente di inevitabile nella societa’ a due livelli che i nostri leader stanno creando.
E’ possibile trovare vie d’uscita dall’attuale ginepraio riconfigurando la distribuzione del potere nella societa’ e riorientando il progresso tecnologico. Questo cambiamento dovra’ essere operato dal basso, attraverso processi democratici. Per somma disgrazia, tuttavia, l’intelligenza artificiale sta anche facendo a pezzi la democrazia. 

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

 

 

Green New Deal/Doda

Onnipotenti. Chi sono, cosa vogliono e in che modo i tecnofascisti stanno plasmando il nostro futuro – Irene Doda – Fuoriscena (2026) 

Viviamo in un periodo storico in cui il tema della sopravvivenza della nostra specie (e non solo) e’ diventato centrale.
Piu’ di quanto siamo a nostro agio ad ammettere.
Ogni giorno ci troviamo di fronte a cambiamenti piu’ o meno evidenti del nostro ambiente: un’estate piu’ calda, un evento climatico estremo a cui non siamo abituati, la dichiarazione di un gruppo di scienziati che parla di modifiche irreversibili al nostro ecosistema.
Anche se non sempre in modo cosciente, siamo esposti di continuo al pensiero dell’estinzione.
Il trauma collettivo della pandemia di Covid-19 ha avuto, in questo senso, un ruolo di primo piano: siamo stati messi brutalmente di fronte alla nostra fragilita’. Una fragilita’ che ha toccato anche le societa’ occidentali ricche e industrializzate, quelle che ancora oggi si considerano schermate (e in una certa misura lo sono) dalle catastrofi.
Le politiche pubbliche sui cambiamenti climatici sembrano troppo poco lungimiranti. Se l’attivismo ambientalista spesso mostra una postura reattiva, volta molto piu’ a puntare il dito contro il problema che a cercare soluzioni concrete, dai governi le emergenze climatiche sono sempre poste in secondo piano, non riconosciute e non chiamate con il loro nome.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/33071-paolo-lago-attenzione-ai-fascisti-hi-tech.html?utm_source=newsletter_2556&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete
https://www.progettometi.org/analisi/i-tecnofascisti-tra-liberta-individuale-e-tentazione-autocratica-qualche-spunto-a-partire-da-onnipotenti-di-irene-doda/?srsltid=AfmBOoq0IV8M3g9ecwmlDs4lwGs9N1khp2NyIeOwTBjff4MckFvLHivC
https://www.linkiesta.it/2026/03/i-tecnomiliardari-odiano-lo-stato-nazione-ma-poi-fanno-affari-con-la-casa-bianca/
https://www.carmillaonline.com/2026/05/24/attenzione-ai-fascisti-hi-tech/

Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Diversamente, per esempio, dagli schiavi al tempo dei greci o dei romani, nella nostra societa’ siamo tutti cittadini politicamente affrancati, non siamo proprieta’ di nessuno, non siamo vincolati a gerarchie sociali stabilite dalla nascita, siamo liberi cittadini uguali davanti alla legge.
A ben guardare, pero’, e’ evidente a tutti che se nella sfera della politica siamo, almeno formalmente, uguali e liberi, in quella economica non lo siamo affatto, perche’ apparteniamo a classi diverse: mentre una ristretta minoranza vive principalmente di reddito da capitale, la maggior parte delle persone e’ libera in quanto priva di mezzi di produzione.
Viviamo grazie al fatto che possediamo una merce fondamentale – la nostra capacita’ di lavorare – e possiamo venderla sul mercato in cambio del salario indispensabile alla nostra sopravvivenza […]
La maggioranza della popolazione vende la propria merce, cioe’ la capacita’ di lavorare (M) allo scopo di guadagnare denaro (D) per consumare altra merce (M’). La sequenza M (forza lavoro) D (denaro) M’ (cibo, affitto, bollette, auto, benzina, vacanze ecc.) rappresenta la trama nascosta della nostra dipendenza dal mercato. Tale dipendenza racchiude in se’ la forma particolare di coercizione tipica della nostra societa’.
Si tratta di una coercizione che possiamo definire economica, implicita invece che esplicita.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Societa’/Applebaum

Il tramonto della democrazia. Il fallimento della politica e il fascino dell’autoritarismo – Anne Applebaum – Mondadori (2021)


Oggi, un dibattito comune non esiste, e tanto meno una narrazione comune.
Le persone hanno sempre avuto opinioni diverse. Ora hanno fatti diversi.
Nello stesso tempo, in una sfera dell’informazione in cui non esistono autorita’, politiche, culturali, morali, ne’ fonti affidabili, non c’e’ un modo semplice per distinguere fra teorie del complotto e verita’. Narrazioni false, tendenziose e spesso deliberatamente fuorvianti si propagano come incendi digitali, valanghe di menzogne che precipitano a valle troppo velocemente perche’ chi e’ dedito a verificare i fatti possa tenere il passo. E anche se potesse farlo, non avrebbe importanza: una parte del pubblico non leggera’ ne’ vedra’ mai i siti web di verifica dei fatti, e se invece lo fara’ non dara’ a essi nessun credito […].
Gli stessi algoritmi dei social media promuovono false percezioni del mondo. Si clicca sulle notizie che si vogliono sentire; al che Facebook, YouTube e Google mostrano di piu’ di qualunque cosa gia’ si preferiva, che si tratti di una marca di saponetta o di una particolare forma di politica.
Gli algoritmi, inoltre, radicalizzano. Se si clicca su canali YouTube antimmigrazione perfettamente legittimi, per esempio, ci si puo’ trovare rapidamente, in pochi altri clic, su siti di nazionalisti bianchi e, di li’ a poco, su siti xenofobi violenti.
Essendo progettati per tenere la gente online, infine, gli algoritmi prediligono le emozioni, soprattutto rabbia e paura. E poiche’ i siti creano dipendenza, influenzano le persone in modi per esse inaspettati. La rabbia diviene cosi’ un’abitudine, e la divisivita’ normale.[…]
La polarizzazione si e’ trasferita dal mondo online alla realta’.
Il risultato e’ un’iperfaziosita’ che va ad aggiungersi alla sfiducia nei confronti della politica «normale», dei politici dell’establishment, degli «esperti» derisi e delle istituzioni «tradizionali», comprese giustizia, polizia e amministrazione pubblica […]
Le istituzioni democratiche moderne, costruite per un’epoca in cui la tecnologia dell’informazione era ben diversa, offrono poco conforto a quanti la dissonanza rende rabbiosi.
Votazioni, campagne elettorali, coalizioni: tutto cio’ sembra antiquato in un mondo in cui altre cose accadono tanto in fretta. Per comprare un paio di scarpe basta premere un pulsante del telefono, mentre per formare una coalizione di governo in Svezia possono volerci mesi. Per scaricare un film basta un solo rapido gesto, mentre per discutere un problema nel Parlamento canadese occorrono anni. E a livello internazionale va molto peggio: per istituzioni multinazionali come la UE o la NATO e’ estremamente difficile prendere decisioni o realizzare grandi cambiamenti in tempi rapidi. Non sorprende che la gente abbia paura dei mutamenti che la tecnologia innesca e contemporaneamente tema, con buone ragioni, che i suoi leader politici non siano all’altezza di affrontarli.

Info:
https://immoderati.it/riflessioni-sul-tramonto-della-democrazia/
https://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/tramonto_democrazia.html
https://lavocedinewyork.com/arts/libri/2021/11/13/anne-applebaum-e-quellestremismo-che-distrugge-lamicizia-e-la-democrazia/
https://www.linkiesta.it/2020/07/brexit-trump-democrazia-applebaum/

Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Il neoliberalismo non e’ solo un insieme di teorie, una raccolta di opere, una serie di autori, ma un progetto politico volto a neutralizzare il socialismo in tutte le sue forme e, al di la’ di questo, ogni forma di esigenza di uguaglianza, un progetto guidato da teorici e saggisti che erano anche, fin dall’inizio, imprenditori politici.
Nasce da una volonta’ politica condivisa di stabilire una societa’ libera basata principalmente sulla concorrenza, una societa’ di diritto privato, all’interno di un quadro determinato di leggi e principi espliciti, protetta da Stati sovrani ansiosi di trovare ancoraggi nella morale, nella tradizione o nella religione al servizio di una strategia di cambiamento integrale della societa’.
In altre parole, il neoliberalismo, come il socialismo e il fascismo, deve essere inteso come una lotta strategica contro altri progetti politici, descritti in senso lato e senza molte sfumature come “collettivisti”.
Si tratta di imporre determinate norme di funzionamento alle societa’, la prima delle quali, per tutti i neoliberali, e’ la concorrenza, che dovrebbe garantire la sovranita’ dell’individuo-consumatore.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Societa’/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 L’evidenza empirica dimostra come la crescente densificazione delle relazioni tra societa’ – la loro crescente interdipendenza “globale” – inneschi non tanto un desiderio di integrazione tra stati, ma al contrario una maggior insistenza sulla differenziazione, tanto tra stati come all’interno di essi e all’interno di organizzazioni internazionali.
Localismo e regionalismo, separatismo e nazionalismo hanno oggi origini comuni: si tratta in entrambi i casi di preservare e ripristinare la capacita’ di azione collettiva di comunita’ identificabili, mediante la decentralizzazione dei meccanismi deliberativi e dei poteri di governo; un moto di resistenza a una trasformazione neoliberale del mondo, in senso economico e culturale, elevata a destino, e un rifiuto di quell’imperativo rivolto alle societa’ a adeguarsi al processo di integrazione e centralizzazione delle loro economie nazionali ora protese verso il mondo.
Quanto piu’ i processi di unificazione globale mettono a rischio la pluralita’ delle forme di vita umana esistenti, tanto piu’ strenua sara’ la sua difesa; anziche’ divenire sempre piu’ integrati e centrali, i sistemi statuali si fanno ogni giorno piu’ piccoli e plurali.
A nessuna latitudine si vedono progressi verso una centralizzazione degli stati e dei loro sistemi, che sia mediante uno spostamento verticale delle competenze verso l’alto o la fusione orizzontale tra singoli stati o substati.
Quel che si osserva piuttosto sono movimenti in direzione di un’ulteriore autonomia e diversificazione.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Societa’/Piketty

Uguaglianza. Che cosa significa e perche’ e’ importante – Thomas Piketty, Michael J. Sandel – Feltrinelli (2025)

Un movimento diretto a una maggiore uguaglianza […] nasce dalla mobilitazione sociale e da una forte e imponente istanza politica per un’uguaglianza di diritti nell’accesso a quelli che le persone percepiscono come beni fondamentali, tra cui l’istruzione, la salute, il diritto di voto e, piu’ in generale, la piu’ completa partecipazione possibile alle varie forme di vita sociale, culturale, economica, civile e politica […]
Prende avvio alla fine del diciottesimo secolo con la Rivoluzione francese, con l’abolizione dei privilegi dell’aristocrazia e, in una certa misura, con la Rivoluzione americana. Continua nel diciannovesimo secolo con l’abolizione della schiavitu’, l’ascesa dei movimenti operai, il suffragio universale maschile prima e il suffragio universale femminile dopo. Prosegue nel ventesimo secolo con lo sviluppo della previdenza sociale, l’imposizione fiscale ad aliquote progressive e la decolonizzazione e arriva fino agli ultimi decenni.
Talvolta parliamo dell’era neoliberale che prese avvio negli anni ottanta come di un’era di crescente disuguaglianza. Per certi versi e’ vero; tuttavia, se guardiamo alla disuguaglianza sotto alcune sue declinazioni, tra cui la disuguaglianza di genere, la disuguaglianza razziale e la disuguaglianza tra Nord e Sud, in una certa misura nel lungo periodo il movimento verso una maggiore uguaglianza e’ continuato […]
Ci ritroveremmo comunque con un’enorme disuguaglianza nel potere di acquisto del tempo degli altri. Se con l’equivalente di un’ora del mio reddito posso comprare un intero anno del tuo lavoro, emerge una distanza sociale nelle relazioni umane che solleva preoccupazioni e interrogativi molto seri. Dunque, la stessa formazione dei nostri ideali di democrazia e autogoverno, che non riguarda soltanto l’organizzazione formale delle campagne politiche e l’accesso ordinario alle notizie, ma anche tutte quelle relazioni piu’ informali nella nostra comunita’ locale – relazioni sociali con cui le persone interagiscono tra loro e prendono decisioni le une con le altre –, e’ minacciata da enormi disuguaglianze monetarie.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.doppiozero.com/piketty-e-sandel-la-sfida-delluguaglianza

https://www.casadellacultura.it/1305/la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/venerdi/2025/04/30/news/thomas_piketty_ricchi_e_poveri_uguaglianza-424157531/
https://www.corriere.it/economia/finanza/20_novembre_25/piketty-l-uguaglianza-conquistatadella-svezia-1cf028a0-2f59-11eb-92d0-88841ccfa2bb.shtml