Societa’/Roubini

La grande catastrofe. Dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere – Nouriel Roubini – Feltrinelli (2023)


 La tecnologia diventera’ l’ancella dell’autocrate. I social media e i big del tecnologico aiutano gli attuali autocrati e dittatori a rimanere al potere.
L’idea che la tecnologia avrebbe portato alla sbarra i dittatori e difeso la democrazia sembra oggi ingenua.
La Cina usa il Grande firewall e altri strumenti social per controllare la popolazione in pretto stile orwelliano. Un “sistema di credito sociale” limita l’accesso ai servizi finanziari e punisce in senso sociale e politico ogni comportamento “deviante”. E adesso Pechino sta esportando queste tecnologie nei regimi vassalli, rafforzando gli autocrati in altri paesi.
La computerizzazione sfrenata fara’ sparire i posti di lavoro, e non solo quelli ripetitivi e automatici.
L’intelligenza artificiale che avanza alla velocita’ della luce rendera’ obsoleti i lavoratori cognitivi, dagli autisti di Uber, paralegali e revisori dei conti fino addirittura ai neurochirurghi. I robot invaderanno anche i lavori creativi una volta che saremo arrivati al punto in cui le macchine supereranno intellettualmente le persone. Persino i programmatori troveranno un giorno la propria scrivania occupata da un robot.
Il licenziamento permanente degli operai e dei colletti bianchi propiziato dalla tecnologia allunghera’ le file all’ufficio di collocamento, aumentando la pressione sulla gia’ logora rete di protezione sociale.
Aggiungendo la beffa al danno, i robot stanno gia’ gestendo le risorse umane e tra poco gestiranno anche gli uffici di collocamento.
Chi controlla l’IA ne trarra’ un enorme potere economico, finanziario e geopolitico. Ecco perche’ Stati Uniti e Cina si battono per dominare i settori del futuro. E se entreranno mai in guerra, quella vera, le loro rispettive tecnologie IA potrebbero decidere tra la vittoria e la sconfitta.

Info:
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?docid=alma9939922439006046&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI
https://www.pandorarivista.it/articoli/convivere-con-la-catastrofe-di-pablo-servigne-e-raphael-stevens/

https://businessweekly.it/la-grande-catastrofe/

Capitalismo/Milanovic

Capitalismo contro capitalismo – Branko Milanovic – Laterza (2020)


Il dominio del mondo da parte del capitalismo si esprime in due diverse versioni di questo sistema economico-sociale: il capitalismo liberal-meritocratico che si e’ sviluppato gradualmente in Occidente negli ultimi duecento anni […] e il capitalismo politico, o autoritario, guidato dallo Stato che e’ esemplificato dalla Cina, ma esiste anche in altre parti dell’Asia (Singapore, Vietnam, Myanmar), dell’Europa e dell’Africa (Russia e paesi del Caucaso, Asia centrale, Etiopia, Algeria, Ruanda)[…]
Come spesso e’ accaduto nella storia dell’umanita’, all’ascesa e all’apparente trionfo di un sistema o di una religione segue presto una sorta di scisma tra varianti dello stesso credo. Dopo essersi imposto nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente, il cristianesimo visse feroci dispute ideologiche e divisioni (la maggiore quella fra ortodossia e arianesimo) per approdare infine al primo Grande Scisma tra la Chiesa

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/capitalismo-contro-capitalismo-di-branko-milanovic/
https://www.doppiozero.com/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo
https://it.linkedin.com/pulse/recensione-di-capitalismo-contro-branko-milanovic-nicola-lensi

https://www.radiopopolare.it/la-solitudine-del-capitalismo-diviso-tra-oriente-e-occidente-intervista-alleconomista-branko-milanovic
https://jacobinitalia.it/non-ce-nessuna-eta-delloro-del-capitalismo/

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Le monarchie continentali erano un retaggio dell’aristocrazia medioevale, la ricerca di potenza era diretta alla gloria della dinastia e del suo codazzo di casate, il tutto con dimensioni clanico-famigliare-parentali, al massimo feudali, con territori limitati a quella limitata dimensione.
Gran parte dell’aristocrazia inglese di tradizione anglosassone, invece, e’ assai piu’ pragmatica, da sempre diffidente della centralizzazione monarchica sin dalle rivolte del Duecento (si ricordi la Magna Charta), del tutto affine agli interessi della nuova borghesia cittadina che vuole trafficare e commerciare, portando di suo terre, pascoli, pecore e lana ed entusiasta di lasciare i cavalli per le navi, con cui scorrazzare e depredare nei sette mari […]
Si potrebbe dire che gli inglesi, come modello, svilupparono in grande quello che gia’ avevano cominciato a fare gli olandesi, che a loro volta avevano ripreso il modello veneziano sostituendo aristocratici con mercanti e banchieri, cosi’ come poi gli americani replicheranno su scala maggiore quello che avevano fatto i britannici e oggi si preoccupano, giustamente, del fatto che i cinesi potranno fare ancora piu’ in grande quello che hanno fatto loro, con la direzione politica in mano non ai rappresentanti parlamentari degli interessi economici ma all’elite di un partito con tradizione confuciano-comunista, che cosi’ intende assolvere il proprio concetto di benessere comune per 1,4 miliardi di cinesi.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


Per come gli economisti raccontano tipicamente la storia, ecco quello che e’ successo: la disuguaglianza mondiale e’ diminuita – Cina e India convergendo verso i Paesi piu’ ricchi –, la disuguaglianza nazionale – all’interno dei Paesi occidentali – e’ aumentata, perche’ i lavori “italiani”, affidati fino a poco tempo fa a una classe medio-bassa interna, sono stati trasferiti a un ceto basso mondiale, sempre piu’ “cinese” quanto a salari e condizioni lavorative.
In realta’ questa disuguaglianza nazionale e’ anche aumentata perche’ i responsabili politici italiani non hanno risposto al dolore di quei loro cittadini che hanno sofferto della globalizzazione, rallentandone o arrestandone gli effetti piu’ devastanti, con provvedimenti espliciti di protezione, prima ancora che di protezionismo.
Un dolore reso dieci volte peggiore dalla recessione del 2008 e, ancora una volta, dalla mancata risposta dei responsabili politici: globalizzazione e austerita’ si’, democrazia no.
Di fronte a due problemi, uno iniziale e strutturale – la globalizzazione – e uno successivo e contingente – la recessione – abbiamo assistito a un’assenza di risposta da parte dei politici […]
Perche’ la politica ha sentito il bisogno di non rispondere al dolore di chi stava soffrendo?
Cercare di rispondere a questa domanda porta all’identificazione di tre possibili colpevoli, che vanno, forse, a braccetto l’uno dell’altro.
Primo colpevole: una governance globale. Le istituzioni globali, per definizione, si prendono cura dei problemi e delle minacce globali, i problemi locali sono lasciati in secondo piano […]
Un secondo colpevole: una serie di istituzioni dominanti, incluso il Parlamento europeo, al loro debutto, rette o dirette dai ricchi cosmopoliti e globalisti, la cui azione e’ stata ricondotta spesso alla protezione delle grandi imprese e delle grandi banche e non dei piu’ deboli. Difficile che queste istituzioni possano essersi interessate alla cura di coloro che soffrivano, nel bel mezzo di una crisi che colpiva, soprattutto, gli appartenenti ai ceti piu’ deboli […]
Un ultimo punto. La diversita’, per non scindere mai il legame a doppio filo che lega politica ed economia, non e’ tra l’altro questione esclusivamente riservata alla dimensione politica. Per un economista, la diversita’ consente la condivisione del rischio e l’assicurazione di chi viene colpito da uno shock avverso: una forma implicita di solidarieta’.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Geoeconomia/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro-Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)

Nel febbraio 2023 la Cina ha pubblicato due rapporti.
Il primo, dal graffiante titolo US hegemony and its perils (L’egemonia statunitense e i suoi rischi), e’ un j’accuse all’America, cui si imputa di perseguire «l’egemonia politica colpendo a destra e a manca», «l’egemonia militare [attraverso] un uso smaccato della forza», «l’egemonia economica [mediante] il saccheggio e lo sfruttamento», «l’egemonia tecnologica [con] il monopolio e la soppressione [della concorrenza]», «l’egemonia culturale diffondendo false narrazioni».
Il secondo e’ il suddetto manifesto della Global Security Initiative, in cui si rimarca l’impegno cinese a cooperare con Asia, Africa e America Latina su basi eque e paritarie, in implicita ma chiara alternativa alle muscolari pratiche egemoniche di Washington […]
Fulcro dei documenti e delle iniziative che sottendono e’ l’idea, forte e risolutamente veicolata, che gli Stati Uniti siano ormai incapaci di garantire un ordine mondiale confacente alle esigenze dei piu’ e che, nel tentativo di puntellare un primato al tramonto, facciano danni.
Come? Pregiudicando la sicurezza e il benessere dei soggetti piu’ deboli, di cui Pechino si erge a campione, ma anche dei piu’ forti tra quanti – Cina inclusa – contestano l’assetto americanocentrico.
La scelta di campo e’ netta.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

 

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)

La critica dell’eurocentrismo e la contestazione degli assunti realisti e liberali ha costituito un terreno fertile per la costruzione di prospettive teoriche alternative.
Tra queste c’è la «scuola cinese» delle relazioni internazionali.
L’intuizione chiave della scuola cinese e’ quella di costruire una nuova teoria relazioni internazionali su idee provenienti dal pensiero antico cinese, attingendo da autori classici quali Confucio, Laozi e Mencio.
L’idea centrale e’ la rivalutazione dell’ordine internazionale che caratterizzava l’Asia pre-coloniale.
Secondo questi studiosi, prima della colonizzazione da parte dell’imperialismo occidentale, l’ordine regionale in Asia orientale era gerarchico e «Sino-centrico».
L’Impero cinese sarebbe stato il baricentro di un ordine stabile, legittimo e «armonioso». Il concetto di armonia (hexie) corrisponde alla possibilita’ e alla necessita’ di trovare un accordo tra posizioni e valori diversi, senza ricorrere a conflitti e violenza. La condizione di armonia non implica omogeneita’, ma la possibilita’ di coesistenza tra differenze […]
Le differenze ideologiche e politiche con l’Occidente non porterebbero necessariamente al confronto nel caso in cui entrambe le parti siano pronte a trovare un percorso di convivenza e conciliazione.
L’ascesa della Cina e’ quindi considerata come un elemento di stabilita’ e prosperita’ per l’intera comunita’ internazionale.

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)


I teorici critici e post-coloniali hanno messo in evidenza la necessita’ di superare l’idea che la politica internazionale contemporanea sia fondata su un’unica modernita’, vestfaliana e capitalista, sviluppatasi in Europa per essere esportata in altre aree del mondo.
Cio’ comporta due conseguenze fondamentali, sul piano analitico e sul piano politico.
Analiticamente, sarebbe quindi sbagliato cercare di comprendere la politica internazionale del mondo non occidentale attraverso le «leggi» derivate dallo studio dell’Occidente e della sua storia. Di conseguenza, viene respinta con forza l’idea che l’ascesa cinese possa essere comparata a quella delle potenze europee del XIX e XX secolo.
Dal punto di vista politico, si rifiuta l’idea che gli stati non occidentali debbano semplicemente compiere un processo di socializzazione e inclusione nell’ordine internazionale creato e dominato da potenze occidentali. Al contrario, la Cina e gli altri stati non occidentali sono considerati in grado di contribuire all’ordine internazionale con le loro idee e preferenze, considerate legittime quanto quelle liberal democratiche occidentali.

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)


La Cina ha promosso, sin dagli anni di Deng, una versione ibrida di capitalismo, definibile come «capitalismo di Stato».
Questa forma di capitalismo e’ definita da diverse caratteristiche principali.
In primo luogo, il capitalismo e’ considerato uno strumento per rendere lo stato cinese forte e prospero, non un fine per promuovere una forma di sviluppo economico che tuteli i diritti, economici o politici dei singoli.
In secondo luogo, lo sviluppo e le riforme economiche sono funzionali a rafforzare, non a limitare, il potere dello stato e del partito comunista, che continua a mantenere il monopolio del potere politico, esercitato verticalmente in modo autoritario e leninista. Di conseguenza, nonostante la liberalizzazione della maggioranza delle attivita’ produttive, il partito mantiene la gestione delle leve del potere economico, controllando i settori strategicamente essenziali […]
In questi settori, il controllo dello stato e’ stato confermato e rafforzato. Le imprese di stato sono state oggetto di un processo di riforma e consolidamento, che mirava a raggiungere diversi obbiettivi.
In primo luogo, lo stato doveva mantenere la proprietà e la gestione di settori considerati centrali per il controllo politico della societa’, quali il settore bancario e le telecomunicazioni; inoltre, lo stato doveva continuare a gestire direttamente settori fondamentali per lo sviluppo industriale ed economico, quali l’energia, gli idrocarburi, o le infrastrutture. Infine, le autorita’ cinesi hanno promosso una politica di consolidamento mirata a rendere le imprese di stato in grado di competere, e poi primeggiare, nei mercati internazionali.

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale

Geoeconomia/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro – Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)

La storia della «nostra» globalizzazione e’, in nuce, la storia di un doppio e convergente movimento.
Da un lato la definitiva affermazione del modello capitalistico statunitense, cui il crollo del blocco sovietico a economia pianificata toglie l’unico residuo antemurale; dall’altro lato, specie a partire dagli anni novanta del Novecento, l’adozione di quel modello su scala enorme, inedita, da parte delle economie asiatiche.
Su tutte la Cina, che ne fa il motore della propria rincorsa alla modernita’.
Una modernizzazione concepita non come fine in se’, ma come mezzo di affrancamento dalla subalternita’ a un Occidente di cui la dirigenza del partito-Stato riprende tecnica e a volte stilemi, ma non la meccanicistica subordinazione della politica all’economia. Quest’ultima resta infatti uno strumento sovrano a servizio di un fine diverso da quello prettamente economico e commerciale.
Il fine e’, a un tempo, politico e geopolitico.
E’ politico nella misura in cui persegue il «glorioso arricchimento» dei singoli come mezzo di pacificazione sociale, coesione nazionale e preservazione del Partito comunista cinese quale unico soggetto titolato a detenere il potere e a incarnare lo Stato. E’ geopolitico in quanto usa la ritrovata salienza per proiettare all’esterno la potenza nazionale, in modo da consolidare i traguardi interni, riscattare la lunga fase di declino (rispetto al glorioso passato imperiale) e rivendicare al paese un «giusto rango» nella gerarchia mondiale.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)


La BRI [Belt and Road Initiative o Nuova via delle seta] e’ funzionale al perseguimento di una serie di obiettivi molto significativi per Pechino.
In primo luogo, contribuisce all’espansione dell’influenza economica e politica cinese, riorientando il centro di gravita’ della politica estera dall’Asia orientale verso il continente Euro-asiatico, ma anche verso il Sud-Est Asiatico, l’Asia Meridionale e il Medio Oriente […]
Il secondo obiettivo geopolitico fondamentale riguarda la riduzione della dipendenza dalle vie di comunicazione del Mare Cinese Meridionale.
Cio’ diminuirebbe l’importanza del collo di bottiglia dello stretto di Malacca, dal quale transita fino al 40% del commercio cinese. In caso di conflitto con gli Stati Uniti, o anche con uno o piu’ stati del Sud Est Asiatico, una possibile chiusura dello stretto di Malacca isolerebbe la Cina dai mercati europei e dall’accesso alle materie prime del Medio Oriente. Per questo la creazione di corridoi alternativi alle esistenti vie di comunicazione marittime e’ centrale per l’intero progetto. Cio’ rende il corridoio Cina-Pakistan e l’hub logistico di Gwadar i punti strategicamente piu’ importanti dell’intera BRI.
Un terzo obiettivo e’ quello di estendere l’influenza cinese verso l’Asia Centrale e la Russia, intensificando sia i rapporti economici sia i collegamenti logistici con la Russia e le Repubbliche centro asiatiche […]
Al di la’ degli aspetti strettamente geopolitici, la BRI e’ considerata uno strumento funzionale a promuovere un ordine regionale basato sulla leadership ma anche su norme e idee cinesi.
L’aspetto piu’ evidente riguarda la centralita’ della sovranita’. In termini pratici, cio’ significa che la Cina offre ai propri partner forme di collaborazione economiche che rispettano il principio di non interferenza negli affari interni dei paesi partner. In cambio, pretende il rispetto della propria sovranita’ e la non interferenza nei propri affari interni. Cio’ significa che il governo cinese chiede ai propri partner di evitare critiche legate a questioni controverse quali la repressione degli Uiguri in Xinjiang, o la gestione delle proteste ad Hong Kong.
Questa impostazione risulta particolarmente attraente per alcuni partner regionali. Molti dei partecipanti al progetto BRI non sono regimi democratici e tendono a concordare con un approccio che implica una sostanziale assenza di problemi legati alla natura del loro regime politico.
L’attrattivita’ di questo approccio, che la Cina definisce «win-win», tuttavia, va altre alla mera coincidenza di interessi con altri regimi autoritari. Gli stati dell’ASEAN [Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico], ad esempio, condividono la natura politica ed ideologica del messaggio post-coloniale cinese, basato sulla centralita’ della sovranita’ e della non interferenza”

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale