Societa’/Canfora

Luciano Canfora – La democrazia dei signori – Laterza (2022)

Alle vere e ataviche carenze italiane potrebbe porre rimedio un gigantesco investimento che incrementi proprio la pubblica amministrazione, ma questo e’ l’esatto contrario di cio’ che «chiede l’Europa».
E’ lamento quotidiano, e ben fondato e largamente condiviso, che da noi manchi adeguato e sufficiente personale in tanti settori vitali: magistratura (giudici e cancellieri: il commissario UE alla giustizia ce lo rimproverava cifre alla mano esattamente il 9 luglio scorso), ispettori del lavoro (le morti bianche sono il nostro flagello quotidiano), scuola (abbiamo ancora le vergognose classi-pollaio di gelminiana memoria particolarmente pericolose sotto ogni rispetto), guardie carcerarie (le vicende e i pestaggi recenti sono una macchia), sistema sanitario nazionale (il lamento in proposito fu molto forte quando l’epidemia sembro’ soverchiante).
E si potrebbe seguitare.
Ci ordinano contemporaneamente di ridurre la spesa pubblica, di far funzionare il nostro paese (e di saldare prima o poi il debito).
Arduo: «ne’ pentere e volere insieme puossi / per la contradizion che nol consente» (Inferno, XXVII, 119-120)

Info:
https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858147405
https://www.marx21.it/cultura/la-democrazia-dei-signori-luciano-canfora/
https://www.pulplibri.it/luciano-canfora-la-vittoria-delle-oligarchie-la-reale-natura-della-nostra-democrazia/

Europa/Canfora

Luciano Canfora – La democrazia dei signori – Laterza (2022)

Nell’ultimo ventennio l’UE ha avuto, sempre piu’ chiaramente, una guida tedesca. Per svariate ragioni, non soltanto di concorrenza economica, cio’ ha suscitato nervosismo crescente al vertice dell’«impero».
Merkel era troppo, e giustamente da un punto di vista europeo, interessata alla collaborazione con la Russia: anche se ha dovuto anch’essa ingurgitare la farsa autolesionistica delle ‘sanzioni’.
I segnali dell’insofferenza statunitense verso la Germania, e quindi verso una UE a trazione tedesca, erano eloquenti: dalla guerra dei dazi all’attacco frontale a Volkswagen. Ma non vi erano alternative: non era facile impartire disposizioni per un cambio al vertice dell’UE. Intanto, comunque, l’operazione Brexit era un vigoroso ammonimento: indeboliva l’UE e rinsaldava il patto anglo-americano (cioe’ il vero «patto atlantico»). Macron non significava quasi nulla per gli USA. Lo hanno anche umiliato nella vicenda dei sottomarini per l’Australia, coinvolta nel progetto di accerchiamento militare della Cina […]
Comunque la Francia non e’ mai stata totalmente ‘atlantica’[…]
Dunque bisognava guardare all’Italia […]
Si avvicinava la scadenza elettorale di gran lunga piu’ importante: le elezioni generali in Germania. Era prevedibile che stesse finendo «l’era Merkel» e, con essa, la trazione tedesca dell’UE. Quanto, poi, alla Francia, buio pesto sull’esito delle presidenziali della primavera 2022. Di qui l’opportunita’ di intervenire in Italia con l’operazione Draghi […]
Sul piano istituzionale, il trapasso e’ ormai consolidato: il potere legislativo e’ stato trasferito dal Parlamento al governo. L’esecutivo e’ definitivamente diventato legislativo. La Costituzione non ha piu’ valore su questo cruciale terreno, come del resto su altri piani. La smodata prosecuzione dello «stato di emergenza» (unico caso in tutta la UE) e’ la cornice che propizia tale modifica strutturale della Costituzione. La drammatizzazione del problema sanitario con provvedimenti muscolari non e’ che un elemento del quadro […]
La sostanza e’ – stanti e operanti le attinenze cospicue – l’adesione alle due fedi (atlantistica e, in subordine, europeistica) che, uscita di scena Merkel, fanno dell’attuale premier italiano il nuovo perno di una UE rimessa in riga. («Erdogan dittatore» faceva intenzionale eco a «Putin assassino»: in compenso buoni rapporti con al-Sisi, nonostante Regeni e Zaki, ed elogi pubblici alla guardia costiera, criminale, libica.) Le elezioni politiche – quando pur ci saranno – dovranno necessariamente confermare questo riassetto

Info:
https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/democrazia-signori-luciano-canfora-laterza-ygcgot2n
https://left.it/2022/03/06/luciano-canfora-la-sinistra-e-il-popolo-tradito/
https://www.pandorarivista.it/podcast/luciano-canfora-democrazia-e-oligarchia/
https://www.vocerepubblicana.it/2022/01/28/la-democrazia-dei-signori-e-lo-stato-sociale/
https://forumcorriere.corriere.it/leggere-e-scrivere/2022/01/27/la-democrazia-dei-signori-1/

Europa/Pennacchi

Laura Pennacchi – Democrazia economica. Dalla pandemia a un nuovo umanesimo – Castelvecchi (2021)

Cio’ che da governatore Raghuram Rajan ha detto per l’India – e cioe’ che the export-driven model of economic growth is dead – vale ancor piu’ per l’Europa.
Vi e’ un doppio movimento che spinge in tale direzione.
Da un lato un continente con il piu’ grande, il piu’ sofisticato e il piu’ avanzato mercato interno del mondo non ha buone ragioni per continuare nel modello di crescita trainato dalle esportazioni che lo ha guidato per tutto il secondo dopoguerra.
Dall’altro lato la ritirata della globalizzazione, inevitabilmente accentuata dalla vicenda del coronavirus, mette in dubbio […] la scelta storica europea di basare la propria crescita sull’export.
Tutto cio’ apre rilevanti opportunita’ a un Paese come l’Italia che [..] e’ l’unico Paese europeo ad avere i margini – cioe’ milioni di lavoratori inoccupati e miliardi di investimenti mancati da recuperare – per compensare, contribuendo a ricostruire catene europee nel settore medico-farmaceutico, nell’energia ambientale, nelle Tlc, nel 5G, nel controllo dei dati e cosi’ via, posto che il vantaggio di costo dell’Est Europa e dell’Asia e’ oggi molto inferiore a quello di vent’anni fa e sarebbe primario interesse dei Paesi europei maggiori esportatori (Germania e Olanda in primo luogo) neutralizzare con un’Italia in pieno impiego di lavoro e capitale l’enorme perdita di Pil europeo che provoca il dimezzamento della bilancia con l’estero causato dalla pandemia.
Anche sotto questo profilo appare straordinario il potenziale racchiuso nel Piano Next Generation Eu adottato dall’Europa.

Info:
https://www.rivisteweb.it/doi/10.7384/101090
https://www.castelvecchieditore.com/2021/03/06/democrazia-economica-di-laura-pennacchi/

Societa’/Capussela

Andrea Capussela – Declino Italia – Einaudi (2021)

Altra questione e’ vedere in quale misura una persona che nasce in una famiglia disagiata, o per altra ragione parte da un reddito relativamente basso, riesca nel corso della vita a migliorare la propria condizione, o a superare i livelli di reddito dei genitori.
Questa e’ la mobilita’ sociale, ed e’ altrettanto rilevante perche’ le disuguaglianze di reddito sono tanto piu’ gravi quanto piu’ sono permanenti, nell’arco della vita di una persona ovvero attraverso le generazioni.
L’Italia spicca per bassa mobilita’ sociale, in entrambe le dimensioni.
Ne esistono diversi indici, e in vario grado tutti lo attestano. Il piu’ semplice e recente e’ il Global Social Mobility Index del World Economic Forum, che nel 2020 colloca l’Italia al 34° posto degli 82 Paesi esaminati, ultima delle economie industrializzate e dietro non solo Germania (11°) e Francia (12°) ma anche Gran Bretagna (21°) e Stati Uniti (27°).
Piu’ in dettaglio, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) osserva che la mobilita’ e’ particolarmente bassa ai due estremi della scala del reddito: chi nasce in famiglie disagiate tende a rimanere tale, sensibilmente di piu’ di quanto non avvenga nei pari dell’Italia, e chi nasce in famiglie ricche tende a mantenere redditi alti.
E di nuovo il fenomeno e’ piu’ acuto nel Mezzogiorno, dove ricchi e poveri sono sia piu’ distanti, mediamente, sia piu’ incatenati alle rispettive posizioni di partenza, felici o infelici che siano.

Info:
https://www.letture.org/declino-italia-andrea-capussela
https://www.linkiesta.it/2020/11/lento-declino-italia-poverta-crisi/
https://open.luiss.it/2019/06/07/il-resistibile-declino-italiano-tra-debolezze-secolari-e-quattro-grandi-traumi/

Europa/ Fazi

Thomas Fazi – Sovranita’ o barbarie. Il ritorno della questione nazionale – Meltemi (2018)

Sul fatto che l’architettura dell’euro di per se’ avvantaggi la Germania non ci sono dubbi.
Tale architettura, infatti, e’ molto più di un insieme di “parametri”: essa rappresenta “un vero e proprio modello di sviluppo” fondato sul contenimento della domanda interna (politiche fiscali restrittive e compressione dei salari) e la crescita delle esportazioni, perseguendo esclusivamente l’obiettivo della “competitivita’”.
Sarebbe a dire che, fatta eccezione per una crescita dei consumi trainata dall’indebitamento privato (e in quanto tale intrinsecamente destabilizzante, poiche’ si basa sulla formazione di bolle speculative destinate inevitabilmente a scoppiare, come abbiamo visto nel 2007-09), la principale fonte di domanda rimangono le esportazioni.
In tal senso, e’ facilmente comprensibile perche’ un’architettura di questo tipo avvantaggi quelle economie strutturalmente orientate all’export, come quella tedesca, appunto […]
Il regime dell’euro puo’ dunque essere descritto come un processo di “convergenza strutturale forzata”, finalizzato a imporre il modello economico dei paesi dell’Europa centrosettentrionale […] sulle economie profondamente diverse dei paesi dell’Europa meridionale, come l’Italia, che tendono ad essere strutturalmente e storicamente piu’ dipendenti dalla domanda interna (demand-led) e dai salari (wage-led).
Scharpf nota che l’impatto economico dell’attuale regime dell’euro e’ fondamentalmente asimmetrico.
E’ modellato sulle precondizioni strutturali e sugli interessi economici dei paesi del nord, mentre e’ in conflitto con le condizioni strutturali delle economie politiche dei paesi del sud, che si vedono cosi’ condannati a lunghi periodi di declino, stagnazione o bassa crescita.

Info:
https://www.retemmt.it/sovranita-o-barbarie-intervista-a-thomas-fazi/
http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/29438-sovranita-o-barbarie-il-ritorno-della-questione-nazionale
http://temi.repubblica.it/micromega-online/quando-sovranismo-fa-rima-con-socialismo/

Europa/Allievi

Stefano Allievi – La spirale del sottosviluppo. Perche’ (cosi’) l’Italia non ha futuro – Laterza (2020)

La storia d’Europa e’ stata caratterizzata da importanti movimenti migratori interni, ma anche con l’esterno […]
Quelli interni, pur cambiando molte volte direzione e motivazioni, non hanno conosciuto interruzioni, e sono anzi, come fenomeno, in crescita.
Quanto a quelli esterni, per una lunga prima fase si e’ trattato di migrazioni dall’Europa verso il resto del mondo. E solo in una fase piu’ recente, numericamente – a tutt’oggi – assai meno significativa, verso l’Europa […]
I flussi in uscita dall’Europa, per tutto l’Ottocento e fino allo scoppio della prima guerra mondiale, sono stati di almeno 200-400 mila individui l’anno fino al 1880, per poi salire ai 600-800 mila nel ventennio successivo, e raggiungere infine picchi di oltre 1-1,5 milioni l’anno all’inizio del XX secolo. A titolo di comparazione – diciamo cosi’: speculare – in tempi recenti, solo nel 2015, l’anno della grande crisi dei profughi che ha attraversato i Balcani e del grande esodo dalla Siria, si sono registrati flussi altrettanto significativi in entrata.
Le migrazioni, dunque, sono la costante: la novita’ piu’ significativa e’ l’inversione dei flussi […]
Oggi l’Europa e’ un polo di attrazione quasi quanto il Nord America.
Nei primi quindici anni del secolo, secondo dati delle Nazioni Unite, l’afflusso netto di migranti e’ stato pari a 20 milioni di persone in tutto il Vecchio Continente.
Il numero medio annuo di ingressi e’ stato intorno ai 2-3 milioni. Il rinnovamento della popolazione di un continente di oltre 700 milioni di abitanti e’ stato dovuto dunque, in questo periodo, alla nascita di 116 milioni di bambini (molti figli di immigrati) e all’arrivo di 20 milioni di nuovi migranti […]
In caso di porte chiuse all’immigrazione, 33 dei 40 paesi europei (e 22 dei 27 paesi dell’Unione) subirebbero ulteriori e consistenti perdite di popolazione e un forte invecchiamento demografico, come abbiamo visto in dettaglio per il caso italiano

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139868
http://www.avantionline.it/la-spirale-del-sottosviluppo-pesa-sul-futuro-dellitalia/

Societa’/Ottaviano

Gianmarco Ottaviano – Geografia dell’Europa sovranista – Laterza (2019)

Questo ricambio delle classi dirigenti sembra aver perso molto del suo vigore nei paesi industrializzati dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), a cui anche l’Italia appartiene.
Chi si trova sui gradini piu’ bassi della scala sociale fa sempre piu’ fatica a salire, soprattutto a partire dai primi anni Ottanta del secolo scorso.
Da un lato, i figli nati in famiglie a reddito basso hanno sempre minori possibilita’ di migliorare le loro condizioni di vita rispetto ai propri genitori. Dall’altro, quelli nati in famiglie a reddito alto hanno sempre maggiore probabilita’ di conservare le condizioni di vita dei propri genitori […]
Di generazione in generazione, in Italia la mobilita’ in termini di livello di istruzione e’ molto bassa: piu’ del 60% dei figli di genitori senza un titolo di studio secondario superiore mantengono lo stesso livello d’istruzione dei genitori, contro poco piu’ del 40% della media OCSE. Solo il 6% di quelli con genitori senza un titolo di studio secondario superiore raggiunge la laurea, una percentuale pari alla metà della media OCSE.
Quasi il 40% dei figli di lavoratori con occupazioni manuali, se trovano lavoro, lo trovano nello stesso tipo di occupazioni dei genitori, una percentuale maggiore della media dei paesi OCSE attestata intorno al 33%.
Circa il 30% dei figli di genitori con livelli retributivi bassi continua a guadagnare altrettanto poco, una percentuale questa allineata invece con la media OCSE […]
La disoccupazione in Italia continua a mantenersi al di sopra della media OCSE, specialmente quella giovanile. E tra coloro che hanno un impiego, molti svolgono lavori a basso reddito con prospettive di crescita futura molto limitate.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858135303
https://www.letture.org/geografia-economica-dell-europa-sovranista-gianmarco-ottaviano/
https://www.pandorarivista.it/articoli/europa-sovranista-di-gianmarco-ottaviano/

Lavoro/Ferrera

Maurizio Ferrera – La societa’ del Quinto Stato – Laterza (2019)

Nei paesi nordeuropei, la transizione alla condizione di adulto e’ rapida: meta’ dei ragazzi e delle ragazze esce di casa fra i diciotto e i venticinque anni.
I sostegni alle famiglie con figli sono generosi ma si esauriscono al compimento dei vent’anni. In compenso lo Stato aiuta direttamente i giovani che costituiscono unita’ di convivenza autonome.
Chi frequenta l’universita’ ha una borsa di studio. Tutti possono accedere a sussidi abitativi. Quando escono di casa, i ventenni o poco piu’ hanno la possibilita’ di mantenersi, formare presto nuove unioni e fare figli (in media entro i trent’anni). Anche l’inserimento lavorativo e’ rapido e organizzato dai servizi pubblici; gli studenti combinano precocemente studio e lavoro, seguono programmi di formazione e orientamento. […]
I paesi continentali come Germania e Francia hanno un modello piu’ imperniato sulla famiglia. I sostegni per i figli a carico possono estendersi fino ai venticinque anni; la vita con i genitori dura un po’ piu’ a lungo, anche se quasi mai oltre i
trent’anni. Il familismo non impedisce pero’ l’inserimento lavorativo. La scuola e’ congegnata in modo da accompagnare i giovani verso quelle professioni di cui le imprese hanno maggior bisogno.
Nei paesi germanici piu’ della meta’ dei ragazzi segue percorsi di istruzione con una forte componente professionale gia’ nella scuola secondaria, per poi entrare nelle imprese come apprendista. La transizione scuola-lavoro e’ governata in modo relativamente efficace.
Rispetto a quelli del Centro e Nord Europa, il modello di gioventu’ sudeuropeo (e italiano in particolare) ha due spiccate anomalie: l’iperfamilismo e l’assenza di percorsi ordinati di inserimento lavorativo. L’uscita dalla famiglia e’ molto tardiva: fra i venticinque e i trentotto anni meta’ dei giovani italiani vive ancora in casa, record assoluto in Europa […]
Sul fronte dell’inserimento lavorativo la distanza rispetto agli altri paesi e’ colossale: nelle scuole del Sud Europa si fa pochissimo orientamento, soprattutto nello snodo cruciale fra medie inferiori e superiori. In Italia l’alternanza obbligatoria fra scuola e lavoro e’ stata introdotta nel 2015: con una legge, ma senza risorse, senza organizzazione, sperando nell’iniziativa spontanea e volontaria di insegnanti e imprese.
Peraltro la legge del 2015 e’ stata depotenziata nel 2018.
I corsi di prima formazione sono pochi e mal gestiti, questa funzione e’ praticamente delegata alle aziende. Il costo del lavoro per i contratti stabili resta fra i piu’ alti del mondo.
E’ anche per questo che la quota di studenti che riescono a trovare un impiego subito dopo la maturita’ o la laurea e’ inferiore al 50%. E solo a un terzo di questi viene offerto un contratto stabile.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139790
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-societa-del-quinto-stato-di-maurizio-ferrera/
https://maurizioferrera.wordpress.com/2018/07/16/il-quinto-stato/
Ferrera

Societa’/Allievi

Stefano Allievi – La spirale del sottosviluppo. Perche’ (cosi’) l’Italia non ha futuro – Laterza (2020)

Secondo l’International Migration Outlook dell’OCSE (OECD 2019), gia’ dal 2016, con nemmeno lo 0,8% della popolazione del pianeta, l’Italia e’ all’ottavo posto nel mondo per numero di emigrati verso paesi industrializzati.
Il livello di istruzione degli emigrati italiani e’ elevato, molto piu’ della media degli italiani che rimangono in Italia. Hanno un titolo di studio medio-alto (il 52,6% possiede almeno il diploma) e, contrariamente a quanto accade in Italia, la differenza di genere e’ a favore degli uomini: il 55% di laureati contro il 45% delle donne.
I laureati sono in crescita rapida e costante: nel 2004 erano circa il 10% degli expat italiani, oggi sono quasi un terzo […]
Perche’ partono? Non solo per cercare e trovare lavoro.
Detta cosi’ e’ una spiegazione riduttiva.
Partono anche perche’ non trovano lavoro adeguato in Italia, o perche’ lo trovano a salari piu’ bassi, con condizioni piu’ incerte, in situazioni piu’ precarie, con prospettive di mobilita’ ascendente minori, con progressioni di carriera piu’ lente […]
Oltre al lavoro, pero’, contano anche altri fattori.
Un welfare piu’ protettivo ed efficiente, ed effettivamente universalistico; che vuol dire, anche a parita’ di condizioni di lavoro e di salario: scuola per i figli, possibilita’ di lavorare per le donne che sono anche madri (e infatti le donne che partono sono in aumento, e quasi equivalgono agli uomini, ormai), sicurezza e tranquillita’ per il futuro. Un ambiente di lavoro e di vita piu’ meritocratico e attento alla qualita’, meno immobile, con regole certe, e una maggiore attenzione alla parita’ di genere […]
Un laureato non si trova a proprio agio, e ha meno probabilita’ di essere valorizzato, in un paese in cui il suo ministro dell’Istruzione e’ un diplomato. Un brillante studente con un master in economia non fa volentieri il sottoposto di un dirigente diplomato con una visione piu’ ristretta della sua – o lavora per sostituirlo (sempre che non sia gia’ il dirigente a non volerlo, precisamente per evitare di essere sostituito).
Un individuo che ha scavato le sottigliezze del linguaggio vive con difficolta’ le grossolanita’ del parlato comune, e ancor piu’ la vuotezza imbarazzante del parlato politico della sua classe dirigente.
Chi ha imparato ad amare la bellezza non sopporta l’offensiva di una bruttezza dilagante. Chi si e’ abituato con fatica a ragionare sottilmente tra alternative possibili si trova in minoranza in un paese dove viene valorizzata mediaticamente e politicamente la vuotezza dello slogan privo di contenuto.
E potremmo continuare.
Ricchezza chiama ricchezza. Bellezza chiama bellezza. Cultura chiama cultura. Apertura mentale chiama apertura mentale. Cosmopolitismo chiama cosmopolitismo. Intelligenza chiama intelligenza.
In Italia, spesso, si ha la sensazione che non rispondano.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139868
http://www.avantionline.it/la-spirale-del-sottosviluppo-pesa-sul-futuro-dellitalia/

Europa/Fazi

Thomas Fazi, William Mitchell – Sovranita’ o barbarie. Il ritorno alla questione nazionale – Meltemi (2018)

Il fatto che da un punto di vista strettamente macroeconomico Maastricht e la moneta unica si siano rivelati un disastro per il nostro paese e’ ormai acclarato e sotto gli occhi di tutti.
Come detto, l’euro era visto dai dirigenti tedeschi anche come uno strumento per sbaragliare la concorrenza commerciale dei suoi principali competitors europei, a partire dall’Italia.
Questa strategia ha funzionato. Come abbiamo visto, fino alla fine degli anni Ottanta, l’Italia e’ stato il paese d’Europa con la piu’ elevata crescita media. Poi, tra l’inizio e la meta’ degli anni Novanta, quel trend non ha solo subito una brusca frenata, ma ha addirittura conosciuto una drammatica inversione di tendenza che dura fino ai giorni nostri, relativamente in particolare alla produzione industriale, alla produttivita’ e al PIL pro capite: tutte variabili che fino a quel momento avevano registrato un tasso di crescita superiore o pari a quello della Germania e degli altri partner europei […]
La crisi ha dato il volano al completamento del processo di privatizzazione iniziato negli anni Novanta, rendendo le imprese italiane facile preda delle multinazionali di altri paesi: in meno di tre anni – cioe’ sotto i governi Monti, Letta e Renzi – sono passate sotto il controllo di corporations straniere l’Alitalia (Etihad, Emirati Arabi Uniti), la Telecom (Telco, spagnola), la Indesit (Whirlpool, americana), l’Ansaldo Breda, quella che costruisce i Frecciarossa (Hitachi, giapponese), la Pirelli (ChemChina, cinese), oltre a centinaia di altre aziende (tanto per citarne alcune: Fastweb, Fiorucci, Parmalat, Edison, Wind, MandarinaDuck, Gucci, Bulgari, Eridania)

Info:
https://www.retemmt.it/sovranita-o-barbarie-intervista-a-thomas-fazi/
http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/29438-sovranita-o-barbarie-il-ritorno-della-questione-nazionale
http://temi.repubblica.it/micromega-online/quando-sovranismo-fa-rima-con-socialismo/