Stato/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)

Secondo l’istat, i giovani tra i 25 e i 34 anni espatriati tra il 2013 e il 2022 sono circa 352.000, di cui oltre 132.000 laureati, ma questi dati sono largamente sottostimati a causa del fatto che chi emigra non si registra sempre all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (aire).
Si stima che l’emigrazione effettiva dei giovani sia stata circa il triplo, e abbia superato il milione di unita’.
C’e’ un dissanguamento di giovani dall’Italia, un’emorragia di nuove generazioni. E a questo si aggiunge l’emigrazione interna. Nel biennio 2022-2023 si sono registrati complessivamente 253.000 trasferimenti di residenza da un comune meridionale verso uno centro-settentrionale.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

 

 

Societa’/Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

Nelle analisi riguardo al nostro Paese il potere rimane sullo sfondo, soprattutto l’influenza del potere economico e finanziario sulla politica e le istituzioni.
Se della ricchezza e’ difficile parlare, dell’elite lo e’ ancora di piu’. E’ un discorso che si tende a evitare: l’elite italiana e’ una sorta di massoneria “a sua insaputa”. Non si tratta solo di salotti, di ristoranti e club esclusivi. O di sette segrete come la P2, la P3 e la P4. E’ un sistema strutturale e consolidato che investe i rapporti tra ricchi imprenditori, finanzieri, politici, militari, magistrati, giornalisti, docenti universitari e forse qualche cardinale.
Se guardiamo all’elite ristretta (quella che influisce sulle decisioni, quella che ha direttamente presa sul potere), possiamo parlare di qualche migliaio di persone: i parlamentari (pochi) che contano, gli esponenti di governo, delle amministrazioni regionali e delle citta’ importanti, i livelli apicali della burocrazia e della pubblica amministrazione, i padroni, i banchieri, i manager, i membri (qualche centinaio) dei Consigli di amministrazione delle industrie private piu’ importanti, i finanzieri e gli immobiliaristi, qualche centinaio di giornalisti e di magistrati nei ruoli chiave (pensiamo a quelli che scrivono di economia, finanza e politica), qualche cardinale che si occupa di finanze e asset del Vaticano, i chierici (docenti universitari, intellettuali) che assicurano, nelle retrovie di questo particolare esercito, il rifornimento ideologico, ecc.

Info:
https://altreconomia.it/se-la-classe-inferiore-sapesse-chi-sono-i-ricchi-e-perche-continuano-a-essere-ammirati/
https://www.lafionda.org/2024/01/09/se-la-classe-inferiore-sapesse/
https://www.ossigeno.net/post/se-la-classe-inferiore-sapesse
https://altreconomia.it/perche-sappiamo-cosi-poco-dei-ricchi/

Societa’/Seghetti

Capitalismo feudale. Come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia – Roberto Seghetti – Laterza (2026)


 Negli anni Cinquanta, un periodo in cui sono nati i settantenni di oggi, in moltissime case non c’era ancora l’acqua, nelle case di ringhiera i gabinetti privati erano un lusso, il riscaldamento e la luce elettrica un sogno.
Secondo una indagine Doxa del 1951 due famiglie su tre non avevano bagno, ne’ gas, ne’ telefono.
La mitica teleselezione (cioe’ la possibilita’ di chiamare da una citta’ all’altra senza passare dal centralino) comincio’ a funzionare solo a Milano.
Piu’ della meta’ del salario o dello stipendio (beninteso quelli che lo avevano) veniva speso per gli alimenti: vestiti e scarpe potevano aspettare.
L’analfabetismo era un fenomeno di massa, tanto da rendere necessario che nella nascente televisione pubblica ci fossero le lezioni per insegnare a leggere e a scrivere anche agli adulti.
Dopo appena venti anni, quella stessa Italia era un altro paese: poteva essere annoverato gia’ tra i piu’ industrializzati del mondo e aveva fatto o si preparava a fare un salto di qualita’ straordinario anche sul piano sociale.
Sono nate in quel periodo quasi tutte le leggi che hanno trasformato il paese. La sequenza è impressionante.[…]
In una manciata d’anni, insomma, proprio in quel periodo che Hobsbawm ha definito Eta’ dell’oro, anche l’Italia, che fino ad allora era stata un paese chiuso, conservatore e bigotto, con le donne che in gran parte delle regioni ancora portavano il fazzoletto nero a coprire i capelli e che, per i costumi di allora, dovevano restare a casa e badare solo ai figli (andate a rivedere i film degli anni Cinquanta e Sessanta), e’ entrata nella modernita’, pur con tutti i difetti che ancora oggi possiamo vedere.

Info:
https://www.arel.it/capitalismo-feudale-come-liberismo-e-tecnocrazia-hanno-riportato-indietro-le-lancette-della-storia/
https://www.fondazionepirelli.org/it/cultura-dimpresa/blog/dal-potere-neofeudale-ai-rapporti-di-servitu-ecco-lanima-nera-dun-capitalismo-inaccettabile/
https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/02/16/news/dal_potere_neofeudale_ai_rapporti_di_servitu_lanima_nera_dun_capitalismo_inaccettabile-21212767/

https://www.strisciarossa.it/contro-il-capitalismo-feudale-ce-bisogno-di-trovare-strade-nuove/
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/seghettilettura.pdf

Europa/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025

Per cio’ che ci riguarda piu’ direttamente come italiani, un’eventuale Unione latino-mediterranea (Portogallo-Spagna-Francia-Italia-Grecia) potrebbe pesare circa 200 milioni di persone, terza economia al mondo, con indubbio rilievo geopolitico a partire dal seggio nel Consiglio di sicurezza e la necessaria dotazione atomica (entrambi francese). C’e’ una storia e una geografia, una cultura alta e bassa, una religione – per quanto oggi poco praticata ma pur sempre influente ai livelli piu’ profondi delle immagini di mondo–, forme economiche, di diritto e politiche, financo un ceppo linguistico comune su cui poter far base.
Per immaginare un processo di progressiva fusione, per quanto non certo semplice, ci sono le fatidiche “condizioni di possibilità”, che nella logica dell’Europa-mercato mancano del tutto. Portogallo e Spagna potrebbero attrarre relazioni biunivoche con il Centro e Sud America, Francia e Italia hanno una loro storica presenza in Nord Africa, la Grecia aiuterebbe a intermediare col mondo ortodosso orientale.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Economia di mercato/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamosalvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


[Il] processo di precarizzazione ha avuto effetti dirompenti sull’economia italiana creando un incentivo per gli imprenditori a investire in settori labour-intensive, puntando cioe’ le loro strategie di profitto su bassi salari, piuttosto che nei settori capital-intensive, che richiedono invece ingenti investimenti in tecnologia e formazione del personale.
E’ questa una delle cause dell’arretratezza tecnologica che stiamo scontando, come ormai anche l’ue, sia rispetto agli usa che alla Cina.
Ci siamo trasformati quasi in un’economia in via di sviluppo che, invece di puntare sul mercato interno e sui settori ad alto valore aggiunto, ha basato il suo modello di crescita sulle esportazioni, sui bassi salari e sui settori tradizionali dell’industria del xx secolo.[…]
Puntare non tanto sugli investimenti quanto sulla deflazione salariale, alla lunga, ti rende meno capace di innovare e di essere alla frontiera della tecnologia […]
Anche sul piano della liberalizzazione del mercato dei prodotti, d’altronde, l’Italia ha superato tutti gli altri grandi paesi europei. All’inizio degli anni Novanta, il mercato italiano era tra i piu’ regolati al mondo. Successivamente, il paese ha attraversato «il piu’ profondo processo di deregolamentazione tra i paesi europei» […]
Ancora peggio, per certi versi, e’ stata la dinamica delle privatizzazioni. Una quota importante dello straordinario sviluppo economico che ha vissuto il nostro paese dopo la seconda guerra mondiale, infatti, va ricercata nel sostegno e nel rilancio della grande industria di Stato. L’euro e l’ue hanno implicato la vendita, o meglio la svendita, di moltissimi di questi asset industriali pubblici. […]
E tutto cio’ e’ stato realizzato con l’esplicito obiettivo di entrare nell’euro: i proventi delle privatizzazioni dovevano servire a ridurre il debito e a rispettare i criteri di contenimento fiscale presenti nelle regole europee. Il fine di entrare nella moneta unica giustificava qualunque mezzo, persino la rinuncia alla politica industriale nazionale.[…]
La vendita di queste aziende pubbliche ha provocato a catena una serie di effetti dirompenti. Innanzitutto, ha prodotto nicchie di rendita in cui sono stati assicurati alti rendimenti in cambio di pochissimi investimenti. Si creo’ cioe’ un disincentivo all’innovazione: il capitalismo italiano preferi’ spesso accaparrarsi, magari a debito, pezzi dell’industria di Stato piuttosto che investire in nuovi progetti industriali. Poco dopo, infatti, queste stesse aziende potevano essere rivendute generando facili plusvalenze. Il capitalismo privato si dimostro’ spesso piu’ pigro, autoreferenziale e avido rispetto a come aveva agito lo Stato italiano in decenni di industria pubblica.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Geoeconomia/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)

Sostanzialmente, l’euro ha eliminato quarant’anni di sviluppo economico del nostro paese relativamente alle altre nazioni, riportandoci alla condizione che avevamo all’incirca alla fine del miracolo economico.
Piu’ precisamente, rispetto al Regno Unito, il pil pro capite reale a parita’ di potere d’acquisto del 2022 e’ paragonabile a quello che avevamo nel 1966; rispetto alla Germania, a quello del 1962; rispetto alla Francia, del 1962; rispetto agli usa, del 1961.
Questo e’ stato l’euro per la nostra economia: una straordinaria e terribile macchina del tempo. Siamo tornati indietro di quasi mezzo secolo. Il problema e’ che questi anni si sentono tutti. Si sono tradotti in un arretramento politico, culturale, demografico, geopolitico ed emotivo di un paese che era riuscito – si dovrebbe dire quasi “nonostante se stesso” – ad affermarsi come inedita potenza industriale.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html

https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Societa’/Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

Nelle analisi riguardo al nostro Paese il potere rimane sullo sfondo, soprattutto l’influenza del potere economico e finanziario sulla politica e le istituzioni.
Se della ricchezza e’ difficile parlare, dell’elite lo e’ ancora di piu’.
E’ un discorso che si tende a evitare: l’elite italiana e’ una sorta di massoneria “a sua insaputa”. Non si tratta solo di salotti, di ristoranti e club esclusivi. O di sette segrete come la P2, la P3 e la P4. E’ un sistema strutturale e consolidato che investe i rapporti tra ricchi imprenditori, finanzieri, politici, militari, magistrati, giornalisti, docenti universitari e forse qualche cardinale.
Se guardiamo all’elite ristretta (quella che influisce sulle decisioni, quella che ha direttamente presa sul potere), possiamo parlare di qualche migliaio di persone: i parlamentari (pochi) che contano, gli esponenti di governo, delle amministrazioni regionali e delle citta’ importanti, i livelli apicali della burocrazia e della pubblica amministrazione, i padroni, i banchieri, i manager, i membri (qualche centinaio) dei Consigli di amministrazione delle industrie private piu’ importanti, i finanzieri e gli immobiliaristi, qualche centinaio di giornalisti e di magistrati nei ruoli chiave (pensiamo a quelli che scrivono di economia, finanza e politica), qualche cardinale che si occupa di finanze e asset del Vaticano, i chierici (docenti universitari, intellettuali) che assicurano, nelle retrovie di questo particolare esercito, il rifornimento ideologico, ecc.

Info:
https://altreconomia.it/se-la-classe-inferiore-sapesse-chi-sono-i-ricchi-e-perche-continuano-a-essere-ammirati/
https://www.lafionda.org/2024/01/09/se-la-classe-inferiore-sapesse/
https://www.ossigeno.net/post/se-la-classe-inferiore-sapesse
https://altreconomia.it/perche-sappiamo-cosi-poco-dei-ricchi/

Green New Deal/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Gli impatti ambientali dei consumi dei ricchi non sono quelli dei poveri: una ricerca Oxfam-Stockholm Environment Institute del 2020 stimava che le emissioni di carbonio del solo 1 per cento piu’ ricco del pianeta sono piu’ del doppio del 50 per cento piu’ povero del mondo, una sproporzione clamorosa.
I consumi degli occidentali sono oggi a chilometri di distanza da dove si produce fattivamente, e gli occidentali non percepiscono gli effetti del loro stile di vita in diretta. Se si calcolasse, nelle statistiche di inquinamento atmosferico, non solo le emissioni proprie ma quelle incorporate nei prodotti e servizi creati altrove ma utilizzati qui, l’Europa vedrebbe un maggior carico del 40 per cento.
L’impronta ecologica, che e’ una metrica introdotta nei primi anni Novanta per render subito chiara la dimensione del problema del rapporto tra eccesso di consumo di tutti i fattori terrestri e il nostro modo di stare al mondo quanto a stile vita e consumo, dice che nel 2019, se tutta la popolazione terrestre avesse vissuto come gli abitanti dell’India, la Terra sarebbe bastata e avanzata. Ne sarebbero state necessarie 2,7, invece, se tutti avessero adottato lo stile di vita italiano, tre con quello tedesco. Ma se tutti vivessero come gli americani, ce ne vorrebbero cinque di Terre.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

L’Italia era senz’altro il Paese europeo piu’ avanzato nel XV secolo, il centro piu’ vivo dell’Europa.
Gli studi della scuola storica francese delle «Annales» hanno per primi svelato come tutte le principali componenti del sistema che poi si affermera’ in seguito e che chiamiamo “capitalismo” nacquero in quel periodo nella Penisola. E’ in Italia, nell’Italia centro-settentrionale, che le citta’ prendono un nuovo protagonismo e centralita’, anche per via della loro densita’ territoriale relativa: Venezia, Firenze, Milano, Genova, Cremona, Mantova, Modena, Ferrara stanno in effetti in un fazzoletto e fanno a modo loro “sistema”, piu’ che non Anversa, Amsterdam o la Lega anseatica.
Come riporta Giorgio Ruffolo nel suo Il capitalismo ha i secoli contati, citando Fernand Braudel: «Banche, lettere di cambio, partita doppia, ragioneria, credito, conio di moneta, vendita a rate, cambi valute, finanze pubbliche, prestiti, colonialismo, disordini sociali, sofisticazione della forza lavoro, lotta di classe, crudelta’ sociali, atrocita’ politiche, tutto e’ gia’ in atto»[…]
L’Italia, che qui ancora e’ qualcosa di piu’ di una semplice “espressione geografica” ma qualcosa di meno di uno Stato, produce tutti gli elementi del futuro capitalismo, ma non il sistema in quanto tale.
Probabilmente, proprio perche’ non diventera’ uno Stato almeno fino al tardo Risorgimento.
Cosi’, nonostante avessimo inventato tutti gli ingredienti, non arrivammo mai in cucina a sfornare la nuova pietanza capitalistica propriamente detta.
Altresi’, questa osservazione ci dice che “capitalismo” non e’ solo una forma economica, ma il fatidico “qualcosa piu’ della somma delle parti”, ovvero un sistema complesso da cui emerge qualcos’altro.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


Per come gli economisti raccontano tipicamente la storia, ecco quello che e’ successo: la disuguaglianza mondiale e’ diminuita – Cina e India convergendo verso i Paesi piu’ ricchi –, la disuguaglianza nazionale – all’interno dei Paesi occidentali – e’ aumentata, perche’ i lavori “italiani”, affidati fino a poco tempo fa a una classe medio-bassa interna, sono stati trasferiti a un ceto basso mondiale, sempre piu’ “cinese” quanto a salari e condizioni lavorative.
In realta’ questa disuguaglianza nazionale e’ anche aumentata perche’ i responsabili politici italiani non hanno risposto al dolore di quei loro cittadini che hanno sofferto della globalizzazione, rallentandone o arrestandone gli effetti piu’ devastanti, con provvedimenti espliciti di protezione, prima ancora che di protezionismo.
Un dolore reso dieci volte peggiore dalla recessione del 2008 e, ancora una volta, dalla mancata risposta dei responsabili politici: globalizzazione e austerita’ si’, democrazia no.
Di fronte a due problemi, uno iniziale e strutturale – la globalizzazione – e uno successivo e contingente – la recessione – abbiamo assistito a un’assenza di risposta da parte dei politici […]
Perche’ la politica ha sentito il bisogno di non rispondere al dolore di chi stava soffrendo?
Cercare di rispondere a questa domanda porta all’identificazione di tre possibili colpevoli, che vanno, forse, a braccetto l’uno dell’altro.
Primo colpevole: una governance globale. Le istituzioni globali, per definizione, si prendono cura dei problemi e delle minacce globali, i problemi locali sono lasciati in secondo piano […]
Un secondo colpevole: una serie di istituzioni dominanti, incluso il Parlamento europeo, al loro debutto, rette o dirette dai ricchi cosmopoliti e globalisti, la cui azione e’ stata ricondotta spesso alla protezione delle grandi imprese e delle grandi banche e non dei piu’ deboli. Difficile che queste istituzioni possano essersi interessate alla cura di coloro che soffrivano, nel bel mezzo di una crisi che colpiva, soprattutto, gli appartenenti ai ceti piu’ deboli […]
Un ultimo punto. La diversita’, per non scindere mai il legame a doppio filo che lega politica ed economia, non e’ tra l’altro questione esclusivamente riservata alla dimensione politica. Per un economista, la diversita’ consente la condivisione del rischio e l’assicurazione di chi viene colpito da uno shock avverso: una forma implicita di solidarieta’.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/