Economia di mercato/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamosalvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


[Il] processo di precarizzazione ha avuto effetti dirompenti sull’economia italiana creando un incentivo per gli imprenditori a investire in settori labour-intensive, puntando cioe’ le loro strategie di profitto su bassi salari, piuttosto che nei settori capital-intensive, che richiedono invece ingenti investimenti in tecnologia e formazione del personale.
E’ questa una delle cause dell’arretratezza tecnologica che stiamo scontando, come ormai anche l’ue, sia rispetto agli usa che alla Cina.
Ci siamo trasformati quasi in un’economia in via di sviluppo che, invece di puntare sul mercato interno e sui settori ad alto valore aggiunto, ha basato il suo modello di crescita sulle esportazioni, sui bassi salari e sui settori tradizionali dell’industria del xx secolo.[…]
Puntare non tanto sugli investimenti quanto sulla deflazione salariale, alla lunga, ti rende meno capace di innovare e di essere alla frontiera della tecnologia […]
Anche sul piano della liberalizzazione del mercato dei prodotti, d’altronde, l’Italia ha superato tutti gli altri grandi paesi europei. All’inizio degli anni Novanta, il mercato italiano era tra i piu’ regolati al mondo. Successivamente, il paese ha attraversato «il piu’ profondo processo di deregolamentazione tra i paesi europei» […]
Ancora peggio, per certi versi, e’ stata la dinamica delle privatizzazioni. Una quota importante dello straordinario sviluppo economico che ha vissuto il nostro paese dopo la seconda guerra mondiale, infatti, va ricercata nel sostegno e nel rilancio della grande industria di Stato. L’euro e l’ue hanno implicato la vendita, o meglio la svendita, di moltissimi di questi asset industriali pubblici. […]
E tutto cio’ e’ stato realizzato con l’esplicito obiettivo di entrare nell’euro: i proventi delle privatizzazioni dovevano servire a ridurre il debito e a rispettare i criteri di contenimento fiscale presenti nelle regole europee. Il fine di entrare nella moneta unica giustificava qualunque mezzo, persino la rinuncia alla politica industriale nazionale.[…]
La vendita di queste aziende pubbliche ha provocato a catena una serie di effetti dirompenti. Innanzitutto, ha prodotto nicchie di rendita in cui sono stati assicurati alti rendimenti in cambio di pochissimi investimenti. Si creo’ cioe’ un disincentivo all’innovazione: il capitalismo italiano preferi’ spesso accaparrarsi, magari a debito, pezzi dell’industria di Stato piuttosto che investire in nuovi progetti industriali. Poco dopo, infatti, queste stesse aziende potevano essere rivendute generando facili plusvalenze. Il capitalismo privato si dimostro’ spesso piu’ pigro, autoreferenziale e avido rispetto a come aveva agito lo Stato italiano in decenni di industria pubblica.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Geoeconomia/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)

Sostanzialmente, l’euro ha eliminato quarant’anni di sviluppo economico del nostro paese relativamente alle altre nazioni, riportandoci alla condizione che avevamo all’incirca alla fine del miracolo economico.
Piu’ precisamente, rispetto al Regno Unito, il pil pro capite reale a parita’ di potere d’acquisto del 2022 e’ paragonabile a quello che avevamo nel 1966; rispetto alla Germania, a quello del 1962; rispetto alla Francia, del 1962; rispetto agli usa, del 1961.
Questo e’ stato l’euro per la nostra economia: una straordinaria e terribile macchina del tempo. Siamo tornati indietro di quasi mezzo secolo. Il problema e’ che questi anni si sentono tutti. Si sono tradotti in un arretramento politico, culturale, demografico, geopolitico ed emotivo di un paese che era riuscito – si dovrebbe dire quasi “nonostante se stesso” – ad affermarsi come inedita potenza industriale.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html

https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Societa’/Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

Nelle analisi riguardo al nostro Paese il potere rimane sullo sfondo, soprattutto l’influenza del potere economico e finanziario sulla politica e le istituzioni.
Se della ricchezza e’ difficile parlare, dell’elite lo e’ ancora di piu’.
E’ un discorso che si tende a evitare: l’elite italiana e’ una sorta di massoneria “a sua insaputa”. Non si tratta solo di salotti, di ristoranti e club esclusivi. O di sette segrete come la P2, la P3 e la P4. E’ un sistema strutturale e consolidato che investe i rapporti tra ricchi imprenditori, finanzieri, politici, militari, magistrati, giornalisti, docenti universitari e forse qualche cardinale.
Se guardiamo all’elite ristretta (quella che influisce sulle decisioni, quella che ha direttamente presa sul potere), possiamo parlare di qualche migliaio di persone: i parlamentari (pochi) che contano, gli esponenti di governo, delle amministrazioni regionali e delle citta’ importanti, i livelli apicali della burocrazia e della pubblica amministrazione, i padroni, i banchieri, i manager, i membri (qualche centinaio) dei Consigli di amministrazione delle industrie private piu’ importanti, i finanzieri e gli immobiliaristi, qualche centinaio di giornalisti e di magistrati nei ruoli chiave (pensiamo a quelli che scrivono di economia, finanza e politica), qualche cardinale che si occupa di finanze e asset del Vaticano, i chierici (docenti universitari, intellettuali) che assicurano, nelle retrovie di questo particolare esercito, il rifornimento ideologico, ecc.

Info:
https://altreconomia.it/se-la-classe-inferiore-sapesse-chi-sono-i-ricchi-e-perche-continuano-a-essere-ammirati/
https://www.lafionda.org/2024/01/09/se-la-classe-inferiore-sapesse/
https://www.ossigeno.net/post/se-la-classe-inferiore-sapesse
https://altreconomia.it/perche-sappiamo-cosi-poco-dei-ricchi/

Green New Deal/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Gli impatti ambientali dei consumi dei ricchi non sono quelli dei poveri: una ricerca Oxfam-Stockholm Environment Institute del 2020 stimava che le emissioni di carbonio del solo 1 per cento piu’ ricco del pianeta sono piu’ del doppio del 50 per cento piu’ povero del mondo, una sproporzione clamorosa.
I consumi degli occidentali sono oggi a chilometri di distanza da dove si produce fattivamente, e gli occidentali non percepiscono gli effetti del loro stile di vita in diretta. Se si calcolasse, nelle statistiche di inquinamento atmosferico, non solo le emissioni proprie ma quelle incorporate nei prodotti e servizi creati altrove ma utilizzati qui, l’Europa vedrebbe un maggior carico del 40 per cento.
L’impronta ecologica, che e’ una metrica introdotta nei primi anni Novanta per render subito chiara la dimensione del problema del rapporto tra eccesso di consumo di tutti i fattori terrestri e il nostro modo di stare al mondo quanto a stile vita e consumo, dice che nel 2019, se tutta la popolazione terrestre avesse vissuto come gli abitanti dell’India, la Terra sarebbe bastata e avanzata. Ne sarebbero state necessarie 2,7, invece, se tutti avessero adottato lo stile di vita italiano, tre con quello tedesco. Ma se tutti vivessero come gli americani, ce ne vorrebbero cinque di Terre.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

L’Italia era senz’altro il Paese europeo piu’ avanzato nel XV secolo, il centro piu’ vivo dell’Europa.
Gli studi della scuola storica francese delle «Annales» hanno per primi svelato come tutte le principali componenti del sistema che poi si affermera’ in seguito e che chiamiamo “capitalismo” nacquero in quel periodo nella Penisola. E’ in Italia, nell’Italia centro-settentrionale, che le citta’ prendono un nuovo protagonismo e centralita’, anche per via della loro densita’ territoriale relativa: Venezia, Firenze, Milano, Genova, Cremona, Mantova, Modena, Ferrara stanno in effetti in un fazzoletto e fanno a modo loro “sistema”, piu’ che non Anversa, Amsterdam o la Lega anseatica.
Come riporta Giorgio Ruffolo nel suo Il capitalismo ha i secoli contati, citando Fernand Braudel: «Banche, lettere di cambio, partita doppia, ragioneria, credito, conio di moneta, vendita a rate, cambi valute, finanze pubbliche, prestiti, colonialismo, disordini sociali, sofisticazione della forza lavoro, lotta di classe, crudelta’ sociali, atrocita’ politiche, tutto e’ gia’ in atto»[…]
L’Italia, che qui ancora e’ qualcosa di piu’ di una semplice “espressione geografica” ma qualcosa di meno di uno Stato, produce tutti gli elementi del futuro capitalismo, ma non il sistema in quanto tale.
Probabilmente, proprio perche’ non diventera’ uno Stato almeno fino al tardo Risorgimento.
Cosi’, nonostante avessimo inventato tutti gli ingredienti, non arrivammo mai in cucina a sfornare la nuova pietanza capitalistica propriamente detta.
Altresi’, questa osservazione ci dice che “capitalismo” non e’ solo una forma economica, ma il fatidico “qualcosa piu’ della somma delle parti”, ovvero un sistema complesso da cui emerge qualcos’altro.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


Per come gli economisti raccontano tipicamente la storia, ecco quello che e’ successo: la disuguaglianza mondiale e’ diminuita – Cina e India convergendo verso i Paesi piu’ ricchi –, la disuguaglianza nazionale – all’interno dei Paesi occidentali – e’ aumentata, perche’ i lavori “italiani”, affidati fino a poco tempo fa a una classe medio-bassa interna, sono stati trasferiti a un ceto basso mondiale, sempre piu’ “cinese” quanto a salari e condizioni lavorative.
In realta’ questa disuguaglianza nazionale e’ anche aumentata perche’ i responsabili politici italiani non hanno risposto al dolore di quei loro cittadini che hanno sofferto della globalizzazione, rallentandone o arrestandone gli effetti piu’ devastanti, con provvedimenti espliciti di protezione, prima ancora che di protezionismo.
Un dolore reso dieci volte peggiore dalla recessione del 2008 e, ancora una volta, dalla mancata risposta dei responsabili politici: globalizzazione e austerita’ si’, democrazia no.
Di fronte a due problemi, uno iniziale e strutturale – la globalizzazione – e uno successivo e contingente – la recessione – abbiamo assistito a un’assenza di risposta da parte dei politici […]
Perche’ la politica ha sentito il bisogno di non rispondere al dolore di chi stava soffrendo?
Cercare di rispondere a questa domanda porta all’identificazione di tre possibili colpevoli, che vanno, forse, a braccetto l’uno dell’altro.
Primo colpevole: una governance globale. Le istituzioni globali, per definizione, si prendono cura dei problemi e delle minacce globali, i problemi locali sono lasciati in secondo piano […]
Un secondo colpevole: una serie di istituzioni dominanti, incluso il Parlamento europeo, al loro debutto, rette o dirette dai ricchi cosmopoliti e globalisti, la cui azione e’ stata ricondotta spesso alla protezione delle grandi imprese e delle grandi banche e non dei piu’ deboli. Difficile che queste istituzioni possano essersi interessate alla cura di coloro che soffrivano, nel bel mezzo di una crisi che colpiva, soprattutto, gli appartenenti ai ceti piu’ deboli […]
Un ultimo punto. La diversita’, per non scindere mai il legame a doppio filo che lega politica ed economia, non e’ tra l’altro questione esclusivamente riservata alla dimensione politica. Per un economista, la diversita’ consente la condivisione del rischio e l’assicurazione di chi viene colpito da uno shock avverso: una forma implicita di solidarieta’.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Stato/Volpi

I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia – Alessandro Volpi – Laterza (2024)


Questa perdurante, strutturale avversione verso il fisco sembra non tener conto di alcuni dati oggettivi.
Vediamo qualche numero in merito, magari meno noto rispetto alle analisi ricorrenti che mettono in luce come, nel nostro paese, il 40% dei contribuenti sorregge, da solo, il 100% del sistema fiscale.
Secondo le ultime informazioni parlamentari, il “magazzino” dell’Agenzia delle entrate vanta crediti non riscossi per oltre 1.100 miliardi di euro.
In sostanza, imposte, tasse e sanzioni non pagate per mille miliardi di euro. Di questi, la stessa Agenzia stima che solo 110 miliardi circa siano realmente esigibili e le ultime rottamazioni ne hanno gia’ cancellati oltre 40.
In pratica di mille miliardi di euro, che avrebbero dovuto essere riscossi nel corso del tempo, ne restano una sessantina.
Non si puo’ dire percio’ che nel nostro paese ci sia stata mai una “guerra” contro chi non paga, anzi risulta evidente che esiste da tempo una pace perpetua verso i mancati versamenti e le omesse dichiarazioni.
Occorre aggiungere, nel merito, un’altra considerazione: oltre il 70% della ricordata evasione, per circa 800 miliardi, riguarda l’1,3% dei contribuenti piu’ ricchi, quelli che hanno debiti fiscali per oltre 500 milioni di euro.
Quindi il minor gettito proviene non da una pletora di cittadini e cittadine morose, ma da un ristretto numero di grandi debitori dello Stato.
La crisi dello Stato sociale non e’ un prodotto collettivo.

Info:
https://www.thedotcultura.it/alessandro-volpi-ecco-chi-sono-i-padroni-del-mondo/
https://valori.it/fondi-padroni-mondo-libro-alessandro-volpi/

https://altreconomia.it/chi-controlla-i-padroni-del-mondo/
https://sbilanciamoci.info/i-fondi-dinvestimento-padroni-del-mondo/

Capitalismo/Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

I milionari nel mondo nel 2021 sono 62 milioni e 483 mila (erano 57 milioni e 316 mila nel 2020): 24 milioni e 480 mila negli Stati Uniti (2,5 milioni in piu’ rispetto all’anno precedente), 6 milioni e 190 mila in Cina, 1 milione e 152 mila in Francia. In Italia sono oltre 1 milione e 413 mila […]
I super-ricchi (piu’ di 100 milioni di patrimonio) nel mondo, per Credit Suisse, sono 84.490; 3.930 in Italia […]
Un livello di concentrazione della ricchezza estremamente alto: l’1% piu’ ricco detiene tra il 22 e il 24% della ricchezza totale” (stime recenti (2020/2021) per l’Italia […]
Nei due anni di pandemia, i miliardari italiani sono passati da 33 a 51 (+54%) e il loro patrimonio da 160 a 211 miliardi (+31,8%). Il patrimonio di Ferrero (settore alimentare) e’ cresciuto da 22,4 a 33,3 miliardi; quello di Del Vecchio, da 19,8 a 32,9 miliardi; quello di Berlusconi, da 6,3 a 7,5 miliardi di euro […]
Sia per i ricchi italiani che per gli altri ricchi nel mondo, l’aumento dei patrimoni e’ dovuto in parte alla crescita di alcuni settori che hanno beneficiato della pandemia (farmaceutico, digitale, ecc.) e sui i quali i ricchi hanno investito, ma soprattutto all’incredibile espansione dei mercati finanziari. Se mettiamo a confronto il dicembre del 2021 con l’aprile del 2020, il Dow Jones e’ aumentato del 53% e la Borsa italiana del 59% […]
Con la pandemia non solo i ricchi lo sono diventati ancora di piu’, ma anche il numero dei poveri e’ cresciuto sensibilmente […] In Italia, secondo l’Istat, nel 2020 le famiglie che vivono in poverta’ assoluta sono passate dal 6,4% (2019) al 7,7%, e le persone povere sono passate dal 7,7% (2019) al 9,4%: un milione di poveri in piu’ nell’anno della pandemia.

Info:
https://altreconomia.it/se-la-classe-inferiore-sapesse-chi-sono-i-ricchi-e-perche-continuano-a-essere-ammirati/
https://www.lafionda.org/2024/01/09/se-la-classe-inferiore-sapesse/
https://www.ossigeno.net/post/se-la-classe-inferiore-sapesse
https://altreconomia.it/perche-sappiamo-cosi-poco-dei-ricchi/

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

La disoccupazione non e’ un’eccezione determinata da fattori esterni ma e’ la regola del mercato.
Per di piu’, lungi dall’essere un problema per il nostro sistema economico, e’ anzi fortemente funzionale alla sua riproduzione.
Le file crescenti dell’esercito di riserva hanno storicamente consentito di espandere l’economia capitalistica. Attraverso questa popolazione ridondante, chi detiene il capitale ha modo di reperire manodopera disponibile a costi contenuti […]
Fermiamoci allora un momento al caso italiano, per affrontare il cuore della questione politica della disoccupazione.
Secondo il VI rapporto Censis- Eudaimon sul welfare aziendale, anche i «fortunati» che hanno trovato un datore di lavoro sono profondamente insoddisfatti. Il 46,7 per cento degli occupati e’ scontento e lascerebbe l’attuale lavoro – per età, il 50,4 per cento tra i giovani, il 45,8 per cento degli adulti e il 6,3 per cento degli anziani –; tra i motivi di insofferenza, il 65 per cento dichiara di non avere opportunita’ di carriera, percentuale che sale al 90,3 per cento per gli occupati nelle piccole imprese con meno di nove dipendenti.
Secondo il Global Workplace Report della societa’ di indagini statistiche Gallup Poll, la soddisfazione sul lavoro e’ bassa in tutti e cinque i continenti, con l’Italia tra gli ultimi posti in Europa […]
Tuttavia, nonostante l’umiliazione e l’insofferenza, piu’ della meta’ degli occupati non e’ propensa a lasciare il proprio impiego. Perché? La risposta e’ ovvia: per mancanza di alternative […]
Il nostro Paese esemplifica una realta’ che ci riporta all’assunto teorico principale: la disoccupazione gioca un ruolo primario nel costruire un senso di impotenza materiale e psicologica rispetto a possibili alternative.
Essa serve dunque come strumento di disciplina per far si’ che i lavoratori accettino «l’ordine del capitale», ossia la relazione sociale su cui si basa la societa’ capitalistica: la vendita della propria forza lavoro in cambio di un (basso) salario.
Questo punto sottolinea ancora una volta quanto l’economia sia politica. Si tratta di qualcosa che percepiamo sulla nostra pelle e che si discosta profondamente dalla visione degli economisti mainstream. 

Lavoro/Somma


Abolire il lavoro povero. Per la buona e piena occupazione – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Con riferimento al lavoro subordinato, il tentativo di combattere il lavoro povero ha ispirato la richiesta di stabilire un reddito minimo legale, ovvero di indicare per legge il livello salariale sotto il quale non e’ consentito scendere.
In questa direzione si sono finora mossi molti Paesi europei, ma non anche l’Italia, dove peraltro una prima timida indicazione in tal senso e’ stata fornita da una legge delega riconducibile al Jobs Act. Li’ si e’ prevista l’«introduzione eventualmente anche in via sperimentale del compenso orario minimo», tuttavia solamente nei «settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale» (legge 10 dicembre 2014, n. 183). Una simile previsione non ha peraltro avuto seguito […]
Non sembra che nel prossimo futuro l’Italia possa dotarsi di una disciplina sul reddito minimo legale, esplicitamente esclusa dall’attuale maggioranza.
Le motivazioni addotte nel merito, pur ricalcando alcune preoccupazioni di parte sindacale, rimandano soprattutto alla tradizionale ostilita’ dei neoliberali nei confronti della misura. Questi ultimi la reputano invero un catalizzatore degli effetti negativi tipici degli interventi volti a delimitare il raggio di azione del mercato, tutti inesorabilmente destinati a menomare la sua innata capacita’ di massimizzare profitti: in questo caso di incrementare la domanda di lavoro e con essa i livelli salariali accordati ai lavoratori.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/
https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/
https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/27701-lelio-demichelis-lavoro-povero-con-vita-digitale-o-vita-povera-con-lavoro-digitale.html