Populismo/Applebaum

Il tramonto della democrazia. Il fallimento della politica e il fascino dell’autoritarismo – Anne Applebaum – Mondadori (2021)


 Si direbbe che ora non occorra nemmeno che in un paese ci siano realmente immigrati, che creino problemi reali, perche’ l’immigrazione scateni una rabbia furibonda.
In Ungheria […] non esistono quasi stranieri, e tuttavia il partito al governo ha alimentato con successo la xenofobia.
Quando la gente dice di essere infuriata per l’«immigrazione», insomma, non sempre parla di qualcosa che ha vissuto e sperimentato. Parla di qualcosa di immaginario, di qualcosa di cui ha paura.
Lo stesso vale per le disuguaglianze e la diminuzione dei salari, altro motivo d’ansia, rabbia e divisione.
La sola economia non basta a spiegare perché in paesi in cicli economici diversi, con storie politiche diverse e diverse strutture di classe, non solo Europa e Stati Uniti, ma anche India, Filippine e Brasile, si sia sviluppata simultaneamente fra il 2015 e il 2018 una forma simile di politica rabbiosa. L’«economia» o la «disuguaglianza» non spiegano perche’, in quel preciso momento, tutti si siano tanto infuriati.

Info:
https://immoderati.it/riflessioni-sul-tramonto-della-democrazia/
https://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/tramonto_democrazia.html
https://lavocedinewyork.com/arts/libri/2021/11/13/anne-applebaum-e-quellestremismo-che-distrugge-lamicizia-e-la-democrazia/
https://www.linkiesta.it/2020/07/brexit-trump-democrazia-applebaum/

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’instabilita’ del sistema economico globale e’ a tutti piu’ che evidente dopo la crisi finanziaria del 2008 […]
La causa di questa crescente instabilita’ non risiede, come spesso si crede, nella spregiudicatezza di alcuni banchieri di alto livello, ma nel fatto che l’accumulazione di capitale attraverso il ciclo di produzione, vendita, profitto e reinvestimento ha subito una battuta d’arresto a livello globale. La ragione piu’ importante e’ che il rollback neoliberale e’ stato molto redditizio per una piccola categoria, ma allo stesso tempo ha indebolito significativamente la domanda attraverso il dumping salariale e la precarizzazione del mondo del lavoro. Semplicemente, le persone non hanno più i soldi in tasca per acquistare a un prezzo vantaggioso la produzione globale, che nella logica del sistema deve continuare a crescere.
Questo problema relativo alla domanda e’ aggravato dal fatto che sempre piu’ persone fuoriescono dal sistema produttivo a causa del taglio dei posti di lavoro in nome della razionalizzazione e digitalizzazione, e di conseguenza non ricevono piu’ salari con i quali potrebbero comprare qualcosa.
Il sistema soffoca a causa della sua stessa produttivita’.
Dopo che gran parte della forza lavoro in agricoltura e nell’industria e’ gia’ stata sostituita dalla tecnologia negli ultimi cento anni, questa tendenza all’informatizzazione si sta estendendo alle classi medie e al settore dei servizi.
Il risultato e’ una disoccupazione di massa strutturale che sta peggiorando sempre di piu’ in tutto il mondo, seppur coperta dalla manipolazione delle statistiche governative.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/
https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Stato/Piketty

Uguaglianza. Che cosa significa e perche’ e’ importante – Thomas Piketty, Michael J. Sandel – Feltrinelli (2025)


Storicamente l’ascesa dello stato sociale e’ stata resa possibile dalla crescita dei sindacati, dei fondi di previdenza sociale e dei contributi sociali per pagare questi fondi, ma anche dalla crescita di una tassazione veramente progressiva e da un enorme ridimensionamento del divario salariale, del divario di reddito e del divario di ricchezza.
Conosciamo tutti la storia nei suoi tratti fondamentali, ma a volte le persone dimenticano che molti Paesi hanno assistito all’ascesa dello stato sociale: non soltanto la Svezia, la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, ma anche gli Stati Uniti, che per molti decenni del ventesimo secolo hanno avuto un’aliquota massima di imposta sul reddito all’80 o al 90 per cento.
Dal 1930 al 1980, l’aliquota massima dell’imposta sul reddito e’ stata in media dell’82 per cento.
Il che, a quanto pare, non ha distrutto il capitalismo statunitense. Semmai, e’ stato il periodo in cui la produttivita’ dell’economia statunitense in termini di reddito nazionale per ore di lavoro e’ stata la piu’ alta al mondo, con il divario piu’ ampio rispetto agli altri Paesi.
Perché cio’ e’ avvenuto? Perche’ all’epoca negli Stati Uniti l’istruzione era piu’ diffusa, cosa evidente in una certa misura nel ventesimo secolo.
A meta’ del secolo scorso il divario educativo tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi era enorme. Negli anni cinquanta, il 90 per cento dei giovani statunitensi frequentava le scuole superiori. All’epoca, in Germania, in Francia e in Giappone la percentuale andava dal 20 al 30 per cento, e abbiamo dovuto aspettare fino agli anni ottanta per arrivare a un accesso quasi universale alla scuola superiore. Ed e’ questa la chiave della prosperita’.
A meta’ del ventesimo secolo, il fatto di avere un’aliquota d’imposta dell’80 o del 90 per cento sui piu’ alti redditi e sulle piu’ grandi ricchezze ereditate non ha avuto conseguenze negative in nessun ambito importante. Questo ridimensionamento dei divari di reddito, di ricchezza e di salario e’ stato determinato non soltanto dalla tassazione progressiva, ma anche dal salario minimo e da un maggiore ruolo dei rappresentanti sindacali dei lavoratori, che in futuro vorrei avessero molto piu’ potere nei consigli di amministrazione delle aziende.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.doppiozero.com/piketty-e-sandel-la-sfida-delluguaglianza

https://www.casadellacultura.it/1305/la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/venerdi/2025/04/30/news/thomas_piketty_ricchi_e_poveri_uguaglianza-424157531/
https://www.corriere.it/economia/finanza/20_novembre_25/piketty-l-uguaglianza-conquistatadella-svezia-1cf028a0-2f59-11eb-92d0-88841ccfa2bb.shtml

Lavoro/Gorz

l filo rosso dell’ecologia – André Gorz – Mimesis (2017)

[Un reddito di esistenza] dev’essere sufficiente perche’ ogni garanzia di un reddito insufficiente funziona come una sovvenzione mascherata ai datori di lavoro: essa li autorizza e incoraggia a creare posti a salario insufficiente e con condizioni di lavoro indegne.
D’altra parte, la rivendicazione della garanzia incondizionata di un reddito sufficiente deve soprattutto significare che il lavoro dipendente non e’ piu’ solo il modo di creazione di ricchezza ne’ il solo tipo di attivita’ il cui valore sociale debba essere riconosciuto. La garanzia di un reddito sufficiente […] deve segnare la rottura tra creazione di ricchezza e creazione di valore […]
La presa di coscienza collettiva, diffusa dai movimenti e dai sindacati di disoccupati e di precari, del fatto che «siamo tutti disoccupati, precari, intermittenti potenziali» non significa soltanto che abbiamo tutti bisogno di essere protetti contro la precarieta’ e le interruzioni del rapporto salariale; significa anche che abbiamo tutti diritto a un’esistenza sociale che non si esaurisce in questo rapporto e non coincide con esso; che contribuiamo tutti alla produttivita’ dell’economia in modo indiretto e invisibile, anche con le interruzioni e le discontinuita’ del rapporto di lavoro.
La ricchezza sociale prodotta e’ un bene collettivo nella creazione del quale il contributo di ciascuno non e’ mai stato, ed e’ oggi meno che mai, misurabile, e il diritto a un reddito sufficiente, incondizionato e universale equivale, in fin dei conti, alla messa in comune di una parte di cio’ che e’ prodotto in comune, consapevolmente o no.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ecologia-politica-di-andre-gorz/
https://it.wikipedia.org/wiki/Andr%C3%A9_Gorz

Economia di mercato/Kurz

Il capitale mondo – Robert Kurz. – Meltemi (2022)

Queste nuove reti aziendali sono in grado di sfruttare anche le minime variazioni nelle differenze di costo tra le diverse regioni del globo.
Ad esempio, anche se l’Asia orientale dal punto di vista europeo o nordamericano si presenta come uno spazio relativamente unitario e caratterizzato dal basso livello salariale, da un punto di vista interno (valido anche per le compagnie che vi operano) sotto questo aspetto, cosi’ come in altri, esiste una diversificazione assai articolata che rende le catene transnazionali di valorizzazione per l’esportazione nei paesi occidentali all’interno dell’Asia orientale, interessanti e necessarie per il calcolo dei costi.
Ne e’ un esempio tipico il settore tessile: l’azienda fa tessere le stoffe nella Corea del Sud, si rifornisce di bottoni e di cernierelampo a Taiwan; l’operazione di cucitura viene effettuata successivamente in Birmania, mentre a Hong-Kong ci si occupa del controllo di qualita’ e del confezionamento prima che la merce giunga alla clientela europea o statunitense.

Info:
https://sinistrainrete.info/marxismo/22910-massimo-maggini-introduzione-a-il-capitale-mondo.html
https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-a-il-capitale-mondo
https://www.ambienteweb.org/2022/05/21/sinistrainrete-joe-galaxy-il-capitale-mondo-sguardo-su-globalizzazione-complottismi-e-dintorni/
https://ilmanifesto.it/se-la-critica-di-valore-e-denaro-conta-piu-della-lotta-di-classe

Lavoro/Balzano

Il salario minimo non vi salverà – Savino Balzano – Fazi 2024

Ormai ossessivamente si sente ripetere un dato: l’Italia e’ l’unico paese europeo a registrare una contrazione dei propri salari reali nel trentennio 1990-2020.
Il dato e’ stato rilevato dall’OCSE e cio’ che emerge e’ piuttosto inquietante: il nostro paese registra una contrazione dei salari reali del 2,9%, in totale controtendenza rispetto ad altre realta’ nazionali.
I paesi con maggiore crescita salariale sono quelli dell’ex blocco sovietico (la Lituania registra un incremento del 276,30%, l’Estonia del 237,20%, la Polonia del 96,50%, solo per fare alcuni esempi). Anche i paesi scandinavi tracciano trend positivi (la Svezia consegue un incremento del 63% e la Danimarca del 38,70%). Non solo realta’ distanti dalla nostra riescono a distinguersi: la Germania incrementa il potere d’acquisto dei salari del 33,70%, la Francia del 31,10%, la Grecia del 30,50% e la Spagna del 6,20%
Nel gennaio 2022, il Ministero del Lavoro ha presentato un documento sul lavoro povero nel paese intitolato “Relazione del gruppo di lavoro sugli interventi e le misure di contrasto alla poverta’ lavorativa in Italia” (ultimata nel novembre 2021). Secondo il rapporto, nel 2019 l’11,8% dei lavoratori italiani era in condizioni di poverta’ (si consideri che la media europea era del 9,2%). Il 25% dei lavoratori, stando ai dati, percepiva un salario al di sotto della soglia minima utile a evitare la categoria del lavoro povero […]
Nel luglio dello stesso anno, l’ISTAT ha pubblicato il suo rapporto annuale con esiti a dir poco sconcertanti: circa 4 milioni i dipendenti del settore privato con una retribuzione annua lorda inferiore ai dodicimila euro annui. Inoltre, 1,3 milioni di lavoratori italiani percepivano una retribuzione oraria inferiore a 8,41 euro lordi l’ora. Un milione di lavoratori, poi, aveva diritto a una retribuzione povera sia su base annuale che oraria. In definitiva, un terzo circa dei lavoratori italiani era a bassa retribuzione, povero.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/02/balzano-la-verita.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/05/balzano-il-giornale.pdf?

https://www.ildiariodellavoro.it/il-salario-minimo-non-vi-salvera-di-savino-balzano-fazi-editore/

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


Tendiamo a pensare al “lavoro” come a qualcosa di antico quanto l’umanita’.
Non si e’sempre dovuto “lavorare” per guadagnarsi da vivere? Indubbiamente, le persone hanno dovuto fare qualcosa per mantenersi in vita, ma per la maggior parte della storia dell’umanita’ non lo hanno inteso come “lavoro” […]
Nelle comunita’ non soggette alla schiavitu’ o al mercato, la vita e’ caratterizzata da attivita’: riparare la struttura di un tetto, lavare i panni, procedere al raccolto, allattare i bambini, costruire utensili, tessere, preparare un giorno di festa e cosi’ via.
Da un punto di vista odierno chiameremmo alcune di queste attivita’ “lavoro”, altre “lavori domestici” o “lavori di cura” e altre ancora “attivita’ del tempo libero”.
Ma questa divisione e’ un’invenzione della modernita’. Dal punto di vista di una comunita’ autosufficiente che si autodetermina, queste categorie sono prive di senso: tutte queste attivita’ servono allo stesso modo a fornire il necessario per la vita.
Con la forzata integrazione di queste comunita’ nella Grande Macchina la situazione cambio’ radicalmente.
Si trattava ora di assoggettare l’energia e le capacita’ delle persone per scopi che esulavano dalla loro motivazione e dalla vita comunitaria.
Il risultato di questo assoggettamento e’ cio’ che chiamiamo “lavoro”.
Storicamente questo ha assunto due forme: nella periferia del sistema mondiale, la schiavitu’ e il lavoro forzato sono stati per secoli la forma di lavoro dominante; nei centri invece ha prevalso il lavoro salariato.
Entrambe le forme di lavoro mirano a rendere il lavoratore una parte a disposizione della Grande Macchina; entrambe comportano un’enorme violenza, ma in modi molto diversi. Mentre nella schiavitu’ e nel lavoro forzato domina la cruda violenza fisica, il lavoro salariato si e’ sviluppato nel corso dei secoli in un sistema di disciplinamento sempre piu’ raffinato che si traduce, in ultima analisi, nella partecipazione dei lavoratori al loro stesso assoggettamento.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Economia di mercato/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


Per rimettere in moto la macchina del denaro e ripristinare il potere sociale minacciato, i detentori di capitale si sono avvalsi di una serie di strategie tipiche delle fasi di contrazione economica: in primo luogo, si impegnarono a fondo per ridurre i costi dei fattori produttivi, ossia i salari, le tasse e i costi delle risorse.
Per spingere al ribasso i salari e le tasse, esistevano anche in questo caso diversi modi: lotta ai sindacati, ai salari minimi legali e agli standard lavorativi; delocalizzazione della produzione verso Paesi con manodopera a basso costo; finanziamento di campagne per la riduzione delle imposte sulle imprese; trasferimento delle sedi aziendali in paradisi fiscali, ecc. […]
La seconda reazione, anch’essa tipica delle fasi di contrazione, fu un’espansione delle attività speculative […]
Si dice spesso che la speculazione e’ sostanzialmente un gioco a somma zero per quanto riguarda la totalita’ degli speculatori; ma nella pratica le cose vanno diversamente. Infatti, mentre i profitti confluiscono nelle mani dei privati durante la fase di espansione di una bolla speculativa, non appena questa scoppia, le casse pubbliche sono solitamente pronte a compensare gran parte delle perdite e a scaricarle sulla societa’ in generale.
Un esempio tipico e’ la grande crisi bancaria e immobiliare degli Stati Uniti del 1982, nota come “Savings and Loan Crisis”: dopo lo scoppio della bolla, il settore pubblico si e’ assunto la responsabilita’ dei costi per ben 124 miliardi di dollari, mentre le societa’ private hanno dovuto coprire perdite per soli 29 miliardi. Questo schema si e’ ripetuto dall’inizio degli anni Ottanta nelle innumerevoli crisi bancarie e finanziarie, fino alla crisi finanziaria globale del 2008 e alla successiva “crisi dell’euro”. Per rendere la speculazione redditizia in modo duraturo, pertanto, non solo è necessario abolire le norme ostruzionistiche, ma anche garantire che le perdite speculative non siano sostenute dagli stessi speculatori. Sebbene questo principio sia incompatibile con l’ideologia neoliberista, esso ha ricoperto fin dall’inizio un ruolo cruciale nella pratica”

Capitalismo/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


L’obiettivo della rivoluzione neoliberale degli anni settanta era il superamento della crisi di stagnazione del capitalismo, in conseguenza anche delle maggiori richieste di una classe operaia piu’ consapevole di se’, sostenuta nelle sue istanze dalla politica di piena occupazione degli stati.
Il calo dei profitti nei paesi trainanti del capitalismo fu accompagnato da un aumento dell’inflazione e da una crescente domanda di intervento dei sistemi di sicurezza sociale.
L’insieme di tali fattori ha indebolito la disponibilita’ di investimento e deposito dei capitali. Conseguenza di tutto questo fu a sua volta una maggior disoccupazione […]
Il passaggio a una politica economica neoliberista negli anni ottanta rappresento’ un tentativo di rivitalizzazione del capitalismo mediante il disciplinamento della forza lavoro, che in quell’epoca poteva contare sulla tutela di sistemi sociali nazionali.
In vista di tale scopo fu predisposta non solo una ristrutturazione delle politiche sociali, salariali e del mercato del lavoro, ma anche una nuova economia estera di tipo liberale e non piu’ keynesiano.
Con la fine del comunismo negli anni novanta, tale cambiamento fu promosso e portato avanti su un ampio fronte sotto il nome di globalizzazione, come prosecuzione lineare di un lungo, naturale e inarrestabile cammino di progresso dell’umanità verso una societa’ mondiale pacifica e pacificata,unita da un comune sistema di valori universali.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Economia di mercato/Palermo

l mito del mercato globale. Critica delle teorie neoliberiste – Giulio Palermo – Manifestolibri (2004)

Il problema della produzione capitalistica non e’ tanto la minimizzazione dei costi di produzione (quella puo’ sempre ottenersi comprimendo i salari), quanto piuttosto la vendita dei prodotti.
Le piu’ grandi battaglie commerciali (e molte delle guerre militari) sono fatte per assicurarsi il controllo dei mercati dove vendere i prodotti (oltre che, naturalmente dove trovare le materie prime necessarie alla produzione).
E cosi’ si continua ad investire nella produzione dei beni che hanno sbocco tra quelli che hanno il potere d’acquisto (continuando a forzarne il ritmo di assorbimento), ma non si producono quei beni che servirebbero a quelli che tanto non possono pagare.
La sovrapproduzione capitalistica investe interi settori. I prodotti tecnologici hanno dei costi di produzione troppo bassi per giustificare gli alti prezzi a cui vengono venduti. Il computer che oggi ti vendono a caro prezzo decantandone le proprieta’ tecnologiche sara’, nel giro di un anno, insultato dagli stessi venditori come reperto archeologico incompatibile con tutti i nuovi progressi della tecnologia […]
Il mercato dell’automobile dei paesi avanzati e’ saturo ormai da decenni: tutti quelli che possono permetterselo ne hanno una o piu’, eppure, nella piu’ assoluta miopia, se ne continuano a produrre sempre di nuove, pur nella consapevolezza che il trasporto privato, proprio per ragioni di efficienza e di sostenibilita’, non puo’ che avere vita difficile.