Stato/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


 [L’identita’] e’ centrale nell’economia della paura: va tutelata poiche’ rappresenta il segno di appartenenza a una comunita’.
Senza di essa ci si sente esposti, soli, vulnerabili. Difendere la tradizione, il patrimonio e il retaggio culturale diventa allora un imperativo collettivo. Ci si rifugia nella propria tribu’, non solo un luogo di riconoscimento, ma anche di riparo: delimitare i confini, distinguere chi sta dentro da chi sta fuori, rassicura.
E piu’ il mondo esterno appare incerto e ostile, piu’ cresce il bisogno di stringersi attorno a simboli, riti e memorie che tengono unito il gruppo […]
L’essenziale in questo nuovo ordine – che sa di vecchio – e’ il senso di appartenenza a una comunita’ che viene riconosciuta e valorizzata a suon di slogan. Un’appartenenza che non di rado assume tratti religiosi al limite del fanatismo. Il significato e’ chiaro: ognuno, all’interno del proprio gruppo, va bene cosi’ com’e’, e non deve cambiare; semmai sono gli outsider a doversi adattare. Si pensi, per esempio, al tema della cittadinanza. Per chi ne e’ privo, diventa una conquista e non un diritto: tocca agli altri «diventare italiani», senza che ci si domandi se gli italiani stessi siano davvero cittadini consapevoli delle regole della convivenza civile […]
In definitiva, appartenenza, sicurezza, ordine sono concetti che toccano le paure piu’ profonde degli elettori. Cosi’ si costruisce un senso comune netto, privo di sfumature: chi puo’ opporsi?

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Stato/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


[E’ una] idea, diffusa e radicata, che tutto sommato un nuovo assetto non sia necessario quando si puo’ contare su un Welfare familistico diffuso, sebbene imperfetto: questa e’ la sostanza della Repubblica delle tribù. Ovvero, gruppi chiusi che difendono se stessi prima del sistema nel suo insieme, attraverso una rete informale ma solida, che consente a molti di sopportare precarieta’, basse retribuzioni o disoccupazione.
Le tribu’, piu’ dello Stato, offrono garanzie, sicurezza, assistenza e in qualche caso, nella zona grigia, persino un apparato alternativo di giustizia.
Non c’e’ volonta’ di scardinare una siffatta organizzazione: significherebbe esporsi, confrontarsi, rischiare. L’idea stessa di competizione viene vissuta come minaccia, non come stimolo. Ciascuno presidia il proprio ambito, difende il proprio spazio, esercita il proprio potere senza interferenze esterne, evitando scontri, paragoni, valutazioni. La concorrenza non esiste, la mobilita’ e’ praticamente assente, perche’ non c’e’ un campo aperto in cui tutti si mettono davvero in gioco, c’e’ piuttosto una somma di gruppi impermeabili […]
Il curriculum conta meno della raccomandazione.
I dati ISTAT al riguardo sono eloquenti. Nel 2025, solo il 34 per cento dei disoccupati italiani ha contattato un Centro per l’impiego, contro il 42,5 per cento della media europea. Per avere un termine di paragone, in Germania la percentuale e’ pari al 63,6 e in Francia al 52,9.
Ovviamente esistono anche i canali politici. Del resto, pure coloro che ricoprono incarichi istituzionali compongono una tribu’ che procura impieghi spesso ben remunerati. Il fenomeno e’ talmente diffuso e trasversale da meritarsi un nome: «amichettismo».
Cosi’, nei posti di responsabilita’, dove sarebbero richieste esperienza e competenza, troviamo amici dei politici, amici degli amici dei politici e persino politici non eletti a cui e’ necessario trovare un incarico: la lealta’ va sempre ricompensata. 

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Stato/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


 L’ex presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, amava ripetere: «Noi politici sappiamo come realizzare le riforme, ma non sappiamo come vincere le elezioni dopo averle completate».
Un’amara verita’, almeno per i dirigenti europei.
In Italia, infatti, si e’ andati ben oltre: da noi la classe politica non si pone nemmeno il problema, perche’ ha capito che per vincere basta non fare assolutamente nulla e lasciare tutto com’e’. Cosi’ l’immobilismo e’ diventato la sua arma elettorale.
La cronaca degli ultimi quindici anni lo dimostra con disarmante chiarezza. Le vere riforme sono state essenzialmente due: quella del sistema pensionistico varata dall’esecutivo guidato da Mario Monti nel 2011 – la cosiddetta Legge Fornero – e quella del lavoro, il Jobs Act, voluta da Matteo Renzi nel 2015. Entrambe, pero’, non hanno prodotto ne’ consenso ne’ continuita’, lasciando un retaggio fatto di resistenze e contestazioni.
Basti pensare che l’intervento sulle pensioni non e’ stato rivendicato neppure da chi, in Parlamento, l’aveva votato. Al contrario, quasi tutti hanno tentato di attenuarlo, persino di annullarlo, ma senza successo.
Ancora piu’ illogica e’ la vicenda del Jobs Act, introdotto con l’ambizione di rendere il mercato italiano piu’ flessibile. Dieci anni dopo, paradossalmente, e’ lo stesso Partito democratico, guidato da Elly Schlein, a spingere per un referendum che ne decreti l’abolizione […]
In definitiva, nel nostro Paese mantenere lo status quo non e’ solo l’opzione piu’ naturale, ma si configura – di fatto – come una necessita’ accettata e persino desiderabile.

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Stato/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026) 


La verita’ e’ che capitalismo e democrazia sono fondamentalmente incompatibili.
Sebbene i governi democratici, caratterizzati da libere elezioni e separazione dei poteri, siano un tratto delle societa’ capitaliste, la nostra visione della democrazia come sistema basato sui processi elettorali e’ incompleta. La vera democrazia richiede un minimo di soggettivita’ economica che nel capitalismo manca alla maggioranza delle persone […]
La legittimita’ del sistema elettorale, accompagnato dal pluralismo dei partiti, e’ un mezzo fondamentale impiegato dallo Stato capitalista per conservare il consenso: ci illude di avere voce in capitolo sull’assetto sociale. La conquista del suffragio universale da’ l’impressione di avere il potere collettivo di decidere il futuro del nostro Paese.
In fondo, possiamo votare per spodestare il governo in carica e rimpiazzarlo con un altro che ci sembri migliore e, soprattutto, diverso. La rivendicazione di differenze tra i partiti e’ senz’altro cruciale per preservare la legittimita’ del nostro sistema politico, poiche’ lascia credere che gli elettori, votando per l’uno o l’altro schieramento, stiano scegliendo tra alternative ben distinte […]
[Ma] tutti i partiti che ci governano, a prescindere dalle inclinazioni politiche, accettano il contesto capitalista in cui operano come una premessa indiscutibile. Persino il Partito comunista italiano e il Partito laburista inglese sono stati paladini di politiche di austerita’ in molte congiunture cruciali della storia. Quindi stiamo parlando di un consenso che trascende le ideologie e i partiti e viene abbracciato persino da chi e’ considerato dalla parte dei lavoratori […]
Cio’ significa che la condizione essenziale del buon governo e’ garantire le migliori condizioni generali per l’accumulazione del capitale. Anzi, il funzionamento stesso della macchina dello Stato dipende da tasse e prestiti, vale a dire i risultati dell’accumulazione di capitale.
In una societa’ capitalista, dunque, lo Stato assume un ruolo ben preciso: diventa portavoce dell’«interesse generale» – non di un capitalista specifico, ma dell’intera economia, un’economia che genera valore dallo sfruttamento della maggioranza.
E, ovviamente, una volta incatenata alla dipendenza dal mercato, anche la classe lavoratrice potra’ solo augurarsi che l’economia vada bene, per non perdere il lavoro.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Stato/Milanovic

Capitalismo contro capitalismo – Branko Milanovic – Laterza (2020)


Affermare che lo stato sociale e’ sotto pressione per gli effetti della globalizzazione e delle migrazioni e’ ormai un’ovvieta’.
Tornare alle origini del welfare state sara’ utile […]
La socialdemocrazia e lo stato sociale sono nati dalla consapevolezza che tutti gli individui attraversano periodi in cui, pur non guadagnando nulla, devono comunque continuare a consumare. Cio’ vale per i giovani (da qui le prestazioni a favore dei bambini), i malati (assistenza sanitaria e indennita’ di malattia), chi si fa male al lavoro (assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), i neogenitori (congedo parentale), le persone che perdono il lavoro (indennita’ di disoccupazione) e gli anziani (pensioni).
Lo stato sociale e’ nato per fornire queste prestazioni, erogate sotto forma di assicurazione contro il verificarsi di condizioni inevitabili o molto comuni, ed e’ stato costruito su una presunta comunanza di comportamenti o, in altre parole, di omogeneita’ culturale e spesso etnica.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/capitalismo-contro-capitalismo-di-branko-milanovic/
https://www.doppiozero.com/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo
https://it.linkedin.com/pulse/recensione-di-capitalismo-contro-branko-milanovic-nicola-lensi

https://www.radiopopolare.it/la-solitudine-del-capitalismo-diviso-tra-oriente-e-occidente-intervista-alleconomista-branko-milanovic
https://jacobinitalia.it/non-ce-nessuna-eta-delloro-del-capitalismo/

Stato/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


 Lo sviluppo dello Stato sociale non e’ una semplice operazione di ridistribuzione monetaria: e’ anche e soprattutto un processo di decostruzione delle leggi di mercato.
La progressiva rilevanza di settori come l’istruzione, la sanita’, le pensioni, gli alloggi e le infrastrutture mostra come sia assolutamente possibile organizzare cantieri economici al di fuori della logica mercantile e capitalistica.
Puo’ sembrare banale, eppure un settore come quello della sanita’ rappresenta il 10% del reddito nazionale. Molto piu’ dell’industria automobilistica, per esempio. Ed e’ un settore che, nella maggioranza dei paesi, e’ in massima parte strutturato sulla base dei finanziamenti pubblici. Non solo. E’ un settore che, a parte lo Stato, raccoglie una grande varieta’ di attori, remunerati e non remunerati, associazioni, fondazioni ecc. […]
Se confrontiamo il sistema sanitario europeo con quello statunitense – fondato perlopiu’ su strutture a pagamento –, ci accorgiamo che il nostro sistema non teme certo confronti. Come sappiamo, quello statunitense costa un prezzo ben superiore, eppure i suoi risultati in termini di salute pubblica appaiono catastrofici rispetto al sistema europeo.
Si va insomma sviluppando un sistema di finanziamento e di organizzazione pubblici secondo criteri di gestione che non sono in alcun modo quelli della ricerca di un profitto. E lo stesso puo’ dirsi, con altrettanta chiarezza, per il settore dell’istruzione. 

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html

https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Stato/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)

Per diversi secoli, gli Stati nazionali hanno rappresentato i principali attori del governo.
Prevalsero sui regni e sulle citta’ medievali, sui principati e persino sul papato e sull’impero, perche’ erano in grado di esercitare la propria autorita’ su confini di diversa natura: economici, amministrativi, militari e culturali. Il grande successo degli Stati-nazione fu di riuscire a unificare questi confini, costruendo un sistema di governo centralizzato al loro interno.
Il nazionalismo, una delle colonne portanti degli Stati, e’ oggi piu’ vivo che mai. Tuttavia, le nuove tecnologie, la trasformazione dei modelli economici, la crescente diversificazione culturale e le nuove forme di comunicazione hanno trasformato gli Stati e il sistema degli Stati, rendendo entrambi sostanzialmente diversi dal passato […]
Gli Stati non sono piu’ capaci di garantire la sovrapposizione fra confini amministrativi, frontiere militari, caratteri culturali ed economia. Questo sovverte il sistema di governo da loro controllato, lasciando i cittadini sospesi in un limbo in vari ambiti e luoghi. Che valore ha lo Stato, se non puo’ proteggere i suoi cittadini da pretese legali extraterritoriali, speculazioni finanziarie transnazionali e devastanti cambiamenti climatici? Perche’ i cittadini dovrebbero riunirsi sotto la bandiera nazionale, se i loro Stati permettono di arricchirsi principalmente al famoso o famigerato un per cento? Gli Stati stanno generando sicurezza o insicurezza?
La sfida e’ riaffermare il controllo pubblico su spazi complessi e generatori di ineguaglianza, conflitti e sentimenti di impotenza. Le domande cruciali sono: con quali mezzi, e come?

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/

Stato/Barberis

Mauro Barberis – Come internet sta uccidendo la democrazia. Populismo digitale – Chiarelettere (2020)

La democrazia, il governo di tutto il popolo, non solo di quella parte che e’ il popolino populista, e’ un governo nel quale, certo, tutti decidono a maggioranza chi governera’, ma sapendo gia’ che a governare saranno poi politici professionali e non dilettanti allo sbaraglio.
E, soprattutto, e’ il governo continuamente controllato da istituzioni contromaggioritarie […]
Sono contromaggioritari, in questo senso, non solo il potere giudiziario, corti costituzionali comprese, ma tutte le istituzioni oggetto del livore populista: presidente della Repubblica, agenzie indipendenti, organi sovranazionali…
Bisognerebbe spiegare al popolo che sono proprio gli organi contromaggioritari a fare i suoi interessi, non i governi populisti che, come tutti i governi, fanno i propri interessi.
Le istituzioni contromaggioritarie sono contro i governi, non contro il popolo.
Il primo rimedio alla politica populista, di tipo istituzionale o costituzionale, e’ appunto difendere le istituzioni contromaggioritarie distintive della liberaldemocrazia. […]
Nella storia dello Stato moderno si sono accumulate tre progressive limitazioni del potere.
Prima la sovranita’ dei monarchi e la stessa sovranita’ popolare sono state limitate imponendo loro di rispettare la legge (Stato legislativo). Poi, alla stessa legislazione democratica e’ stato imposto di rispettare la Costituzione (Stato costituzionale).
Oggi si tratta di limitare un ulteriore potere, piu’ pervasivo e sfuggente dei precedenti, che taluno chiama sovranità della rete.
La rete e’ sovrana, oggi, perche’ conferisce legittimita’ e potere, togliendoli agli Stati nazionali.
Gli Stati avevano i monopoli di tre beni: forza, moneta e comunicazioni. Ma le comunicazioni sono ormai passate alla rete, almeno da quando il governo americano ha regalato quest’ultima ai giganti del web. La moneta potrebbe farlo a sua volta se andasse in porto il progetto Libra, la valuta digitale di Facebook.
Manca solo il monopolio della forza, ma il populismo digitale sta provvedendo anche a questo.

Info:
https://www.illibraio.it/libri/mauro-barberis-come-internet-sta-uccidendo-la-democrazia-9788832962741/
https://www.lankenauta.it/?p=18988

Stato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)

Negli anni ottanta si sviluppo’ e prese il sopravvento in quasi tutti i paesi avanzati, e in parte del resto del mondo, un nuovo modello di gestione della politica monetaria; lo stato, attraverso apposite leggi, decise di dare indipendenza alla propria banca centrale nella condotta delle sue azioni, sotto il vincolo di un mandato, fissato per legge: tipicamente, quello di mantenere l’inflazione bassa.
In tal modo, lo stato rinunciava al controllo di quanta moneta veniva stampata e del conseguente livello dei tassi di interesse a favore di tecnocrati non eletti […]
Questo cambiamento era il riflesso del disordine monetario generatosi alla fine degli anni sessanta, dell’ondata inflazionistica del decennio successivo e di sviluppi della teoria macroeconomica. Tutto cio’ aveva portato alla conclusione che i politici, alla ricerca del consenso immediato, tendevano sistematicamente ad abusare del potere di creare moneta, per esempio stampando troppa moneta per finanziare spese pubbliche in vista delle elezioni. Una tendenza, pero’, che generava eccessiva inflazione, con tutte le conseguenze negative del caso […]
Tuttavia, la concessione di un potere cosi’ forte alle banche centrali avrebbe suscitato forti controversie. A molti non appariva giusto, non appariva democratico assegnare un tale potere a burocrati non eletti.
Oggi, il futuro dell’indipendenza delle banche centrali appare ancora piu’ incerto, poiche’ queste ultime dall’inizio del 2021 sembrano aver fallito nel loro scopo principale: l’inflazione e’ tornata a livelli che non si vedevano dagli anni ottanta.
Perche’ le cose non hanno funzionato, e qual’ e’ ora il futuro delle banche centrali? Il potere di creare moneta tornera’ nelle mani dei politici?

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Stato/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)

Prima di farci prendere troppo la mano dall’idea di delegare il potere agli esperti, tuttavia, dovremmo porci qualche domanda.
E’ giusto togliere potere alle generazioni attuali in favore delle generazioni future? E perche’ dovrebbero essere scienziati e tecnocrati a decidere cosa e’ ‘giusto’ per il futuro, piuttosto che politici democraticamente eletti? E’ possibile che i primi siano meglio informati, ma non ‘ detto che siano liberi dai pregiudizi ideologici e dall’influenza di varie lobby. Al contrario, abbiamo molti esempi di mega-progetti rivolti al futuro proposti da esperti, che in realta’ non hanno affatto mantenuto le grandiose e nobili aspettative prospettate dai loro promotori.
Le grandi campagne di pubbliche relazioni che accompagnano molti progetti visionari non li rendono trasparenti ne’ garantiscono che essi arriveranno a conclusione senza accumulare debiti o soffrire per scarsa pianificazione o per corruzione.
Delegare eccessivo potere a istituzioni non maggioritarie trasforma la democrazia in un’oligarchia. Nelle oligarchie, i cittadini possono cambiare governo, ma non sono in grado di cambiare politica, poiche’ le politiche sostenute dagli elettori saranno bloccate dai tribunali, dalle banche, dal Fondo monetario internazionale o dall’UE.
Non mi piacciono affatto i titoli dei tabloid che spesso descrivono eurocrati, banchieri e giudici come ‘nemici del popolo’; come cittadino, pero’, vorrei avere una vera voce e non solo un voto privo di significato. Non sono neppure un sostenitore della post-verita’ e degli atteggiamenti antiscientifici; credo, tuttavia, che in una democrazia siano i cittadini e i loro rappresentanti, e non degli esperti privi di mandato popolare, ad avere il diritto di decidere che cosa costituisca l’interesse collettivo.
Gli esperti possono illustrare i vantaggi e gli svantaggi nell’energia nucleare, ma la decisione se optare o meno per essa dovrebbe essere presa dai cittadini. Gli esperti possono renderci edotti sulle implicazioni dell’innalzamento del livello delle pensioni o dell’abbassamento dell’eta’ pensionabile. Ma non e’ detto che siano gli esperti o i tribunali, per non parlare delle banche, a trovarsi nella posizione migliore per decidere sull’eta’ o sul livello delle nostre pensioni.

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/