Capitalismo/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 Con l’avanzare del modello di crescita neoliberale ebbe inizio, parallelamente, anche una lenta erosione del modello standard di democrazia stabilito nel dopoguerra.
A partire dalla fine degli anni settanta, la partecipazione della popolazione a elezioni di qualunque tipo diminui’ in modo considerevole e costante in tutte le democrazie a economia capitalista, soprattutto nelle fasce piu’ basse di distribuzione del reddito e di opportunita’, tra coloro cioe’ che piu’ di tutti, di fatto, dipendono da politiche redistributive di tutela. Tutti i partiti, al contempo, senza distinzione quanto al loro orientamento istituzionale, hanno conosciuto un crollo dei propri iscritti. Lo stesso dicasi per i sindacati, che dalla fine degli anni ottanta solo raramente hanno potuto avvalersi del diritto di sciopero con qualche prospettiva di successo.
Quanto al sistema dei partiti, […] i partiti di centro, tradizionali sostenitori dello stato, hanno via via abbandonato la comunita’ dei propri elettori per ritirarsi negli apparati di quest’ultimo […]
Come gia’ i sindacati, che per preservare il posto di lavoro dei propri iscritti dovettero quantomeno moderare le richieste di cui erano portatori, anche i partiti, se volevano governare stati ormai inseriti in un mercato mondiale, si videro costretti a non poter piu’ dare ascolto alla propria base, sacrificando […], la “capacità di risposta” (responsiveness) in nome della “responsabilità” (responsibility)[…]
Con l’adesione al fronte unitario della globalizzazione, centro-destra e centro-sinistra hanno perduto entrambi la propria identita’ politica, per quanto definita solo in modo vago.
Nel processo di adattamento al mercato mondiale, la politica democratica del dopoguerra e’ passata dall’essere un progetto a lungo termine per il perseguimento di modelli ideali di societa’ differenti – in modo particolare, di uno gerarchico-paternalista, da un lato, e uno egualitario e non classista, dall’altro – a un insieme di reazioni pragmatiche a breve termine, a fronte di condizioni contestuali e di mercato in costante e imprevedibile mutamento.
Come mai prima, la politica si e’ svuotata di ideologia e, in senso stretto, di prospettive, divenendo indistinguibile nelle sue versioni. La democrazia ha cosi’ potuto compiere il passaggio a una postdemocrazia: da un lato, forma d’intrattenimento che riduce gli elettori a spettatori, dall’altro, mostra di reazioni sconnesse ed estemporanee a eventi inattesi, coordinata da spin doctor ed esperti di comunicazione.
Anche il comportamento elettorale, di conseguenza, e’ cambiato, per gli strateghi della politica come per gli elettori, non piu’ orientati a un ideale sociale collettivo, a un futuro comune cui tendere, ma guidati da reazioni istintive, svincolate da posizioni e ideologie di classe e prive di alcuna tensione a un obiettivo.
La fluttuazione dell’elettorato da un partito all’altro e’ cresciuta allora in maniera esponenziale e i vecchi partiti del modello standard si sono ritrovati con una base sempre meno stabile e duratura di sostenitori su cui poter contare.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Societa’/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


Fra i mutamenti che hanno interessato lo scenario politico degli ultimi decenni, uno dei piu’ significativi e’ il tramonto della vecchia polarizzazione tra i partiti dominanti del centro-destra, radicati nel mondo imprenditoriale (grandi e piccole imprese) e nella classe media di professionisti e autonomi, e i partiti di centro-sinistra, con una base costituita dalla classe operaia industriale e dai movimenti sindacali ottocenteschi e primo novecenteschi, e il sostegno di un’intellighenzia «progressista» un tempo piuttosto minoritaria.
In quel panorama politico la discriminante era l’economia: la destra si schierava per uno Stato meno interventista e una maggiore liberta’ d’impresa, mentre la sinistra propugnava uno Stato interventista e una gestione attiva dell’economia […]
La contrapposizione binaria appartiene ormai al passato e lo scenario si è fatto assai piú complesso e teso […]
La questione di fondo e’ che, mentre in passato c’era solo quella economica, oggi ci sono altre due dimensioni a dividere gli elettori, cioe’ l’identita’ nazionale e i valori sociali […]
La sinistra rimane tendenzialmente favorevole a una spesa pubblica e a una regolamentazione dell’economia maggiori, ma e’ anche globalista (soprattutto per quel che riguarda la liberta’ di movimento delle persone e la cooperazione internazionale) e socialmente progressista.
Per contro, la destra difende lo Stato minimo e la libera impresa, la sovranita’ nazionale e una regolamentazione rigida dei flussi migratori, ed e’ socialmente conservatrice […]
Nel primo decennio del Duemila, e’ venuto a crearsi un sistema partitico «di elite multiple» o, per essere piu’ precisi, «di elite binarie»: «gli elettori con un reddito alto continuano a votare per la destra, mentre gli elettori con un livello di istruzione alto sono passati a sostenere la sinistra».
Questa frattura tra una «destra mercantile» e una «sinistra bramina» illumina molti aspetti della politica contemporanea. Da una parte, la classe bramina continua a cercare il consenso degli elettori puntando il dito contro le pratiche di rapina dell’elite mercantile e il sistema da essa gestito. Dall’altra, come sostiene Fukuyama, sembra interessata soprattutto a correggere una molteplicita’ di ingiustizie perpetrate per motivi di appartenenza razziale ed etnica, identita’ di genere e preferenze sessuali, oltre che a silenziare qualsiasi opinione su questi temi che non sia allineata ai propri dogmi.
Il problema e’ che una parte consistente della base tradizionale del centro-sinistra vede in queste posizioni un disprezzo per la storia, le tradizioni, i valori e persino per un ampio gruppo di concittadini.
L’elite mercantile, intanto, ha conquistato il voto degli elettori meno istruiti e piu’ poveri evidenziando l’arroganza intellettuale e culturale, lo scarso patriottismo, l’ostilita’ ai valori tradizionali, la slealta’ nei confronti dei gruppi etnici dominanti e l’incapacita’ di gestire l’economia dei bramini.
Non solo, la classe mercantile si sta rivelando molto abile nel rompere la vecchia coalizione tra intellettuali di sinistra e lavoratori organizzati.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Populismo/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)

“A giudicare dai fatti” [e’] accaduto che la crescente incertezza economica ha messo i sentimenti anti-immigrazione e illiberali al servizio della politica.
Quegli atteggiamenti saranno pure esistiti in passato, in forma piu’ o meno palese, ma e’ stato per effetto del cambiamento economico che hanno assunto peso politico.
Tuttavia, se da una parte e’ evidente che i fattori economici hanno contribuito parecchio a spostare il consenso verso partiti e leader populisti, dall’altra non e’ chiaro perche’ i populisti di destra sono riusciti ad accattivarsi il sostegno della vecchia classe lavoratrice disillusa a scapito dei partiti di sinistra.
Le possibili spiegazioni sono tre. La prima: i partiti tradizionali di centro-sinistra avevano in buona misura sposato il programma economico che ha deluso le aspettative di molti e causato la crisi finanziaria, senza avanzare proposte radicalmente diverse.
La seconda: laddove una visione politica piu’ rivoluzionaria e’ riuscita a prevalere su quella convenzionale […]
Infine, il segmento dominante dal punto di vista culturale dei partiti di centro-sinistra e’ composto in misura via via maggiore da laureati, accademici, dipendenti pubblici, giornalisti e lavoratori creativi, giovani e minoranze etniche. Sicche’ la parte piu’ anziana della classe lavoratrice, conservatrice sulle tematiche sociali, patriottica e alle prese con un disagio crescente, se ne sente sempre piu’ lontana.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Stato/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Una verita’ che e’ troppo scomoda da accettare ed e’ dunque nascosta in ogni modo possibile: l’incompatibilita’ tra capitalismo e democrazia.
E’ un’inconciliabilita’ da non intendere in senso superficiale, ma profondo. Anzi, a livello di superficie, la nostra economia si e’ sviluppata a braccetto con la democrazia elettorale. Quest’ultima costituisce un tratto caratteristico del capitalismo avanzato, che riguarda la peculiare separazione tra liberta’ politica e liberta’ economica.
La legittimita’ del sistema elettorale, accompagnato dal pluralismo dei partiti, e’ un mezzo fondamentale con cui lo Stato capitalista mantiene il consenso: ci fornisce l’illusione di avere ampia scelta di intervento sulla societa’.
Il suffragio universale da’ l’impressione di avere il potere collettivo di decidere del futuro del nostro Paese, di sostituire i governi al potere con altri che si prospettano migliori e soprattutto diversi.
L’affermazione delle differenze tra partiti e’ senza dubbio cruciale per la legittimazione del nostro sistema politico, poiche’ suggerisce che gli elettori, votando per le parti in competizione, stiano scegliendo tra alternative fondamentalmente incompatibili.
Eppure, gli strumenti che abbiamo sviluppato finora ci sono di aiuto per liberarci di questa visione mistificante della realta’ […]
Risulta evidente che tutti i partiti che ci governano, di qualsiasi colore siano, accettino quale presupposto indiscutibile il contesto capitalistico in cui operano […]
Il gioco istituzionale e’ dunque quello di elevare barriere piu’ alte possibili per evitare che le priorita’ economiche siano sopraffatte dalla volonta’ della maggioranza.
Le attuali politiche di austerita’ rimangono legate alla volonta’ di proteggere la governance economica dall’opinione popolare, cioe’ di impedire all’economia di diventare politica.
La spinta antidemocratica dell’austerita’ rivela pertanto una fondamentale verita’ del nostro sistema economico: perche’ esso funzioni al meglio, i cittadini devono essere esclusi dalle decisioni riguardo la distribuzione delle risorse nella societa’.
Questa vera e propria pulsione alla de-democratizzazione dell’economia e’ una costante nella storia del capitalismo e ci porta ad abbattere una delle illusioni che piu’ stanno a cuore all’establishment: il fatto che i «fascismi» e i regimi autoritari siano, se non un’aberrazione, almeno una deviazione dalla nostra norma liberale e democratica.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Stato/Mattei

Clara E. Mattei – L’economia è politica – Fuoriscena (2023)

Una verità che e’ troppo scomoda da accettare ed e’ dunque nascosta in ogni modo possibile: l’incompatibilita’ tra capitalismo e democrazia.
E’ un’inconciliabilita’ da non intendere in senso superficiale, ma profondo. Anzi, a livello di superficie, la nostra economia si e’ sviluppata a braccetto con la democrazia elettorale. Quest’ultima costituisce un tratto caratteristico del capitalismo avanzato, che riguarda la peculiare separazione tra liberta’ politica e liberta’ economica.
La legittimita’ del sistema elettorale, accompagnato dal pluralismo dei partiti, e’ un mezzo fondamentale con cui lo Stato capitalista mantiene il consenso: ci fornisce l’illusione di avere ampia scelta di intervento sulla societa’. Il suffragio universale da’ l’impressione di avere il potere collettivo di decidere del futuro del nostro Paese, di sostituire i governi al potere con altri che si prospettano migliori e soprattutto diversi.
L’affermazione delle differenze tra partiti e’ senza dubbio cruciale per la legittimazione del nostro sistema politico, poiche’ suggerisce che gli elettori, votando per le parti in competizione, stiano scegliendo tra alternative fondamentalmente incompatibili. Eppure, gli strumenti che abbiamo sviluppato finora ci sono di aiuto per liberarci di questa visione mistificante della realta’ […]
Risulta evidente che tutti i partiti che ci governano, di qualsiasi colore siano, accettino quale presupposto indiscutibile il contesto capitalistico in cui operano […]
Il gioco istituzionale e’ dunque quello di elevare barriere piu’ alte possibili per evitare che le priorita’ economiche siano sopraffatte dalla volonta’ della maggioranza. Le attuali politiche di austerita’ rimangono legate alla volonta’ di proteggere la governance economica dall’opinione popolare, cioe’ di impedire all’economia di diventare politica.
La spinta antidemocratica dell’austerita’ rivela pertanto una fondamentale verita’ del nostro sistema economico: perche’ esso funzioni al meglio, i cittadini devono essere esclusi dalle decisioni riguardo la distribuzione delle risorse nella societa’.
Questa vera e propria pulsione alla de-democratizzazione dell’economia e’ una costante nella storia del capitalismo e ci porta ad abbattere una delle illusioni che piu’ stanno a cuore all’establishment: il fatto che i «fascismi» e i regimi autoritari siano, se non un’aberrazione, almeno una deviazione dalla nostra norma liberale e democratica […]
Ma lo studio dei forti parallelismi tra il fascismo di Benito Mussolini e il governo liberale inglese negli anni Venti, con particolare riguardo alle politiche economiche, ci permette di sgretolare la distinzione – per noi rassicurante – tra i governi autoritari di destra e la presunta democrazia liberale. Il legame tra protezione dell’ordine del capitale e repressione politica fu soltanto piu’ palese sotto il fascismo, ma fu altrettanto feroce nella culla del liberalismo. Anche se l’attuazione dell’austerita’ ebbe modalita’ differenti, i tecnocrati italiani e britannici condivisero un obiettivo comune: imporre sacrifici alla maggioranza della popolazione per stabilizzare l’economia.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/

Stato/Galli

Carlo Galli – Democrazia, ultimo atto? – Einaudi (2023)

L’intervento attivo dello Stato nell’economia, come attore o come pianificatore, e’ da eliminare (di qui la lunga teoria delle privatizzazioni), e con esso i suoi alfieri: partiti e sindacati, alla ricerca di elargizioni anti-economiche e inflattive, al fine di alimentare le loro burocrazie e di soddisfare le pretese dei loro iscritti e dei loro elettori.
Lo Stato, lungi dall’essere «sociale», deve avere solo un ruolo di regolatore, da lontano, delle energie, degli «spiriti animali», della societa’ (l’ordoliberalismo tedesco, invece, teorizzo’, fino dai primissimi anni Trenta, lo «Stato forte», per instaurare e garantire la libera concorrenza).
Lo Stato deve venire affamato (starve the beast!, «affama la Bestia», e’ uno dei gridi di battaglia del neoliberismo americano), con l’abbattere la sua rapacita’ fiscale, e soprattutto deve essere costretto a rispettare l’autonomia non solo delle logiche economiche in generale ma in particolare della massa monetaria, che va sottratta alla politica.
E’ chiaro che tutto cio’ implica – oltre al prevalere delle esigenze del capitale su quelle del lavoro – il divieto di ogni politica economica: il capitale e il mercato sanno tutto quello che c’e’ da sapere, senza bisogno di sentirselo dire dalla politica. Ed e’ chiaro anche che si passa a una fase di spoliticizzazione […]
Questo attacco pero’ non avrebbe avuto successo se non fosse cambiata in parallelo la struttura economico-produttiva, che passo’ dal fordismo al toyotismo, dalla produzione per stock alla produzione just in time, flessibile; come flessibile e capace di adattarsi alle compatibilita’ del capitale – cioe’ alla precarieta’, alla scarsita’ determinata dalla sempre piu’ diffusa automazione, e ai salari bassi – dovette essere il lavoro; solo a questo prezzo fu riassorbita la disoccupazione che imperversava nella seconda meta’ degli anni Settanta, mentre la «grande moderazione» salariale e le politiche deflattive nei bilanci statali – il debito pubblico e’ il summum malum – sconfiggevano l’inflazione.
A queste caratteristiche strutturali si devono aggiungere la diminuzione del carico fiscale sui ceti piu’ ricchi, con l’intento di motivare le imprese a generare profitti (a beneficio degli azionisti, i nuovi referenti principali dell’economia), e col risultato di consentire incredibili elusioni fiscali alle multinazionali di rilievo globale, la finanziarizzazione dell’economia (il «finanzcapitalismo») e – dopo la caduta dell’Urss – la libera circolazione mondiale dei capitali, delle merci e delle persone.
Ovvero la globalizzazione dell’economia, il dilagare del capitalismo in ogni angolo del mondo, la delocalizzazione delle produzioni alla ricerca di manodopera a basso costo […]
Tutto cio’ fece uscire l’economia dalla stagnazione e diede vita a un’accelerazione di dinamiche espansive e innovative (la new economy) che si fondavano su «bolle» speculative, destinate naturalmente a scoppiare (come avvenne gia’ nel 2000), ma che erano anche in grado di stimolare la produzione di beni reali e di merci, facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone nel mondo, consegnandole tuttavia a un ruolo subalterno nel contesto della «mobilitazione globale».
A questo aspetto sviluppistico si appellarono quanti da sinistra abbracciarono entusiasti la globalizzazione capitalistica, dimostrando cosi’ che la sinistra era divenuta incapace di decifrare le contraddizioni socio-economiche (una capacita’ che era stata la sua ratio essendi), e che era prigioniera di uno schema produttivistico condiviso col capitalismo, ovvero che era talmente ingenua o arrogante da pensare di poter piegare e governare a finalita’ progressiste le potenze del capitalismo scatenato.
Di fatto, le politiche di riformulazione e riduzione dello Stato sociale, e di deregulation finanziaria, negli anni Novanta furono implementate da governi di sinistra (o da liberal come Blair, con la sua «terza via»). E’ come se la sinistra avesse implicitamente ritenuto di avere esaurito la propria funzione col portare le masse dentro lo Stato, e che le spettasse, dopo di cio’, un ruolo di accompagnamento e di addolcimento di una rivoluzione iniziata da altri. Il che non le fu concesso.

Info:
https://www.doppiozero.com/democrazia-ultimo-atto
https://www.pandorarivista.it/event_listing/democrazia-ultimo-atto-con-carlo-galli-flavia-giacobbe-e-damiano-palano/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/09/24/news/tramonto_democrazia_libro_di_carlo_galli-415666570/
https://www.youtube.com/watch?v=bMsOzzZ6B1o
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Carlo-Galli-la-crisi-della-democrazia-bdeb1652-b914-416a-871f-e0478803be64.html

Stato/Mouffe

Chantal Mouffe – Per un populismo di sinistra – Laterza (2018)

Sotto la pretesa della «modernizzazione» imposta dalla globalizzazione, i partiti socialdemocratici hanno accettato i diktat del capitalismo finanziario e i limiti imposti da quest’ultimo agli interventi di Stato e alle politiche redistributive.
Come conseguenza, si e’ ridotto drasticamente il ruolo dei parlamenti e delle istituzioni che permettono ai cittadini di influenzare le decisioni politiche. Le elezioni non offrono piu’ l’opportunita’ di scegliere, attraverso i tradizionali «partiti di governo», tra alternative reali.
La sola cosa concessa dalla postpolitica è un’alternanza bipartisan tra partiti di centrodestra e centrosinistra.
Chiunque si opponga al «consenso al centro» e al dogma che non vi e’ alternativa alla globalizzazione neoliberale e’ chiamato «estremista» o squalificato come «populista».
La politica, quindi, e’ diventata una mera questione di gestione dell’ordine costituito, un campo riservato agli esperti, mentre la sovranita’ popolare e’ stata dichiarata obsoleta […]
Accanto alla postpolitica, c’e’ un altro sviluppo che bisogna tener presente per comprendere le cause della condizione postdemocratica: la crescente «oligarchizzazione» delle societa’ dell’Europa occidentale.
I cambiamenti sul piano politico hanno avuto luogo in un nuovo sistema di regolazione del capitalismo, in cui il capitale finanziario ha occupato una posizione centrale. Con la finanziarizzazione dell’economia, il settore finanziario ha registrato una grande espansione a spese dell’economia produttiva. Questo spiega la crescita esponenziale delle disuguaglianze cui abbiamo assistito in anni recenti. Politiche di privatizzazione e deregolamentazione hanno contribuito a un drastico deterioramento delle condizioni dei lavoratori. Sotto gli effetti combinati di deindustrializzazione, promozione dell’innovazione tecnologica e processi di rilocalizzazione delle industrie in paesi in cui i costi del lavoro sono inferiori, sono andati persi molti posti di lavoro.

Info:
https://www.laterza.it/images/stories/pdf/9788858133361_Mouffe%20Manifesto.pdf
https://www.laterza.it/images/stories/pdf/9788858133361_Mouffe.pdf
https://www.laterza.it/images/stories/pdf/9788858133361_Mouffe%203.pdf
https://www.laterza.it/images/stories/pdf/9788858133361_mouffe5.pdf
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/18/per-un-populismo-di-sinistra-di-chantal-mouffe-o-come-sfidare-la-destra-xenofoba-radicalizzando-la-democrazia/4768158/

Societa’/Dardot

Pierre Dardot, Christian Laval – La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Derive Approdi (2019)

Tre o quattro decenni di neoliberalizzazioni hanno profondamente impattato la societa’, istituendo ovunque nei rapporti sociali una situazione di rivalita’, precarieta’, incertezza, impoverimento assoluto e relativo.
La concorrenza generalizzata tra economie e indirettamente tra lavoratori, tra leggi e istituzioni che inquadravano l’attivita’ economica, ha avuto conseguenze negative per i lavoratori, che si sono sentiti abbandonati e traditi.
Le difese collettive della societa’ si sono a loro volta indebolite. I sindacati, in particolare, hanno perso forza e legittimita’. I collettivi di lavoro spesso sono implosi per effetto di un management altamente individualizzante. La partecipazione politica ha perso il proprio senso di fronte all’assenza di scelta tra opzioni diverse. La social-democrazia, convertita alla razionalita’ dominante, sta scomparendo in gran parte dei paesi […]
Come stupirsi, allora, della risposta da parte della massa dei «perdenti» di fronte alla messa in pratica di questo ordine della concorrenza? Nell’assistere al peggioramento delle loro condizioni e alla scomparsa dei punti di riferimento, non e’ forse comprensibile che si siano rifugiati nell’astensione politica o nel voto di protesta, che e’ anzitutto un appello alla protezione contro le minacce che pesano sulla loro vita e sul loro futuro?
In altri termini, il neoliberismo ha prodotto una crisi maggiore della «democrazia liberale-sociale», la cui manifestazione piu’ evidente e’ oggi l’incremento dei regimi autoritari e dei partiti di estrema destra sostenuti da gran parte delle classi popolari «nazionali» […]
Neoliberismo e securitarismo di Stato vanno ora a braccetto. L’indebolimento delle liberta’ pubbliche dello Stato di diritto e la concomitante estensione dei poteri di polizia si sono via via accentuati con la «guerra alla delinquenza» e la «guerra alla droga» a partire dagli anni Settanta. Ma dacche’ e’ stata dichiarata una «guerra globale contro il terrorismo», all’indomani dell’11 settembre 2001, abbiamo visto dispiegarsi un insieme di misure e di dispositivi che violano apertamente le regole di protezione delle liberta’ della democrazia liberale, fino ad arrivare alla legittimazione giuridica della sorveglianza di massa della popolazione, alla legalizzazione della detenzione senza passare per i tribunali o all’uso sistematico della tortura.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Capitalismo/Galli

Carlo Galli – Democrazia, ultimo atto? – Einaudi (2023)

L’effetto moderatamente livellante della liberaldemocrazia – la creazione della vasta platea del ceto medio, che andava dall’operaio specializzato al piccolo professionista – e’ vanificata: tutti sono esposti alla durezza del mercato, e ben presto davanti a tutti si spalanca il baratro, o il rischio, della perdita delle sicurezze, della precarizzazione e della retrocessione sociale.
Gran parte del lavoro – direttamente o indirettamente – e’ dipendente dalle piattaforme elettroniche di Big Tech o da anonimi poteri finanziari sovranazionali: anche la tradizionale indipendenza economica e intellettuale del lavoro autonomo e professionale deve essere limitata, azzerata; piu’ in generale, la relativa sicurezza economica che e’ necessaria alla partecipazione democratica viene meno.
Il lavoro non costruisce la societa’, e non apre alla partecipazione politica democratica: troppo impegnati nelle difficolta’ economiche, o troppo pressati dalle logiche di mercato e dalla competizione, nella «societa’ del rischio» i lavoratori non sono piu’ ipso facto cittadini – e l’astensione elettorale, il disinteresse per la politica, interrotto da fiammate populiste, o da innamoramenti leaderistici, lo dimostrano […]
Sotto il profilo politico interno (con tutte le differenze dovute alle peculiarita’ di ciascun Paese) la democrazia liberista relega partiti e parlamento a un ruolo minore. I partiti come strutture di potere continuano, certo, a occupare le istituzioni, ma il loro corpo e’ cambiato: sono macchine elettorali, al servizio di un leader che si rivolge direttamente al popolo e che usa il partito come strumento personale […]
Alle mediazioni partitiche e istituzionali, e a quella del lavoro, si sostituisce dunque quella dei media, il cui ruolo principale e’ trasformare le questioni e i processi strutturali in «casi umani» particolari, capaci di coinvolgere emotivamente il «pubblico». La comunicazione prevale sui contenuti; alla rappresentanza subentra la rappresentazione, la politica-spettacolo, che si manifesta nei luoghi dello sport, del divertimento, dell’intrattenimento televisivo, nelle reti dei social e nelle aule dei Palazzi.

Info:
https://www.doppiozero.com/democrazia-ultimo-atto
https://www.pandorarivista.it/event_listing/democrazia-ultimo-atto-con-carlo-galli-flavia-giacobbe-e-damiano-palano/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/09/24/news/tramonto_democrazia_libro_di_carlo_galli-415666570/
https://www.youtube.com/watch?v=bMsOzzZ6B1o
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Carlo-Galli-la-crisi-della-democrazia-bdeb1652-b914-416a-871f-e0478803be64.html

Capitalismo/Galli

Carlo Galli – Democrazia, ultimo atto? – Einaudi (2023)

Quando il neoliberismo si affermo’, nel corso degli anni Ottanta, e quando trionfo’ nei Novanta, benche’ non fosse un regime economico e politico popolare, trovo’ il consenso di buona parte dei cittadini (tranne naturalmente di quelli sconfitti, i lavoratori dipendenti sindacalizzati), che credettero di ritrovare cosi’ liberta’, autoaffermazione e occasione di esprimere energia vitale.
Il neoliberismo cerca la propria legittimita’ non solo nel benessere, come avveniva nel regime capitalista della democrazia liberale e sociale, ma nell’entusiasmo, nell’euforia liberatoria, nel piacere attivo e propositivo – lontano dal grigiore conformistico delle societa’ amministrate.
Ogni essere umano puo’ essere imprenditore di se’ stesso, e, libero da lacci e lacciuoli, puo’ fare della propria vita una continua avventura, una scoperta entusiasmante, la proiezione di una piccola o grande volonta’ di potenza.
C’e’ qui un elemento narcisistico che viene soddisfatto attraverso la speranza nella vittoria: e la competizione ha come posta in palio l’appagamento dell’avidita’ personale («greed is good»), piu’ che l’ambizioso disegno di agire per un bene generale.
E’ chiaro quindi che la liberta’ – come attivita’ rivolta alla utilita’ e alla proprieta’ – prevale sull’uguaglianza […]
L’ideologia neoliberista incrociava sentimenti diffusi a livello di massa. Le difficolta’ in cui si inabisso’ il modello liberaldemocratico – stagnazione, inflazione, disoccupazione – avevano generato tenaci insofferenze verso le «mediazioni», e delegittimato partiti, sindacati, istituzioni, visti come impotenti davanti alla crisi, o complici e responsabili di essa […]
Questi risentimenti si accompagnarono a una entusiastica sensazione di liberta’.

Info:
https://www.doppiozero.com/democrazia-ultimo-atto
https://www.pandorarivista.it/event_listing/democrazia-ultimo-atto-con-carlo-galli-flavia-giacobbe-e-damiano-palano/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/09/24/news/tramonto_democrazia_libro_di_carlo_galli-415666570/
https://www.youtube.com/watch?v=bMsOzzZ6B1o
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Carlo-Galli-la-crisi-della-democrazia-bdeb1652-b914-416a-871f-e0478803be64.html