Societa’/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot , Christian Laval – DeriveApprodi (2019)

Neoliberismo e securitarismo di Stato vanno ora a braccetto.
L’indebolimento delle liberta’ pubbliche dello Stato di diritto e la concomitante estensione dei poteri di polizia si sono via via accentuati con la «guerra alla delinquenza» e la «guerra alla droga» a partire dagli anni Settanta. Ma dacche’ e’ stata dichiarata una «guerra globale contro il terrorismo», all’indomani dell’11 settembre 2001, abbiamo visto dispiegarsi un insieme di misure e di dispositivi che violano apertamente le regole di protezione delle liberta’ della democrazia liberale, fino ad arrivare alla legittimazione giuridica della sorveglianza di massa della popolazione, alla legalizzazione della detenzione senza passare per i tribunali o all’uso sistematico della tortura […]
Oggi, la «contro-rivoluzione in assenza di rivoluzione», come la chiama Harcourt, mira a ridurre con qualunque mezzo un nemico interno ed esterno onnipresente, che ha certamente il volto del terrorista islamico ma puo’ assumere anche altre identita’ (studenti, ecologisti, contadini, giovani neri americani o giovani francesi delle banlieues, e soprattutto migranti clandestini, di preferenza musulmani).
E per portare a buon fine questa guerra contro il nemico, occorre che il potere da un lato militarizzi la polizia e dall’altro accumuli una massa di informazioni sull’insieme della popolazione per poter scongiurare qualunque possibile ribellione.
Insomma, il terrorismo di Stato torna in piena espansione.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
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Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Attraverso il ricorso sempre piu’ manifesto alla repressione e alla violenza contro le societa’, cio’ che si sta realizzando oggi e’ una vera e propria guerra civile […]
Sembra che il dominio neoliberale abbia completamente cambiato le regole, i temi e i luoghi del confronto: se gli Stati si allineano uno dopo l’altro sotto la bandiera del capitale globale, di cui proteggono gli interessi contro le richieste e le aspettative in materia di uguaglianza e giustizia sociale, utilizzano molte leve e mobilitano molti affetti per deviare questa aspirazione verso i nemici interni o esterni, verso le minoranze scomode, verso i gruppi che minacciano le identita’ dominanti o le gerarchie tradizionali.
E’ in questo modo che la protesta contro l’ordine globale e’ stata recepita da coloro che ne sono i principali beneficiari. Brandendo la bandiera dell’identita’ nazionale e del “nazionalismo economico” caro a Steve Bannon, la destra radicale e’ riuscita a canalizzare la collera di intere fasce della popolazione, come testimoniano il referendum sulla Brexit, l’elezione di Trump e quella di Bolsonaro, o l’accesso al governo di Matteo Salvini nel 2018.

Info:
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https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

 

Societa’/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

I nuovi governi neoliberali sono sia i difensori della tradizione e della nazione, sia i campioni della “liberta’ individuale”, un’espressione che nell’epoca moderna ha un incontestabile valore morale universale, e assicura al neoliberalismo un potenziale di legittimazione la cui importanza non puo’ essere sottovalutata.
Questo perché, secondo una logica molto hayekiana, il loro modo di intendere la “liberta’” fa parte della “tradizione” e si oppone a qualsiasi movimento di “emancipazione”. Questa liberta’-tradizione della destra, che include l’esaltazione della nazione sovrana, la sacralizzazione della famiglia indipendente e i diritti della religione nel fissare norme, e’ quindi l’esatto contrario della liberta’-emancipazione cosi’ come e’ stata pensata dall’Illuminismo e poi da gran parte del liberalismo politico classico.
Il concetto di liberta’ e’ sempre stato accompagnato da una riflessione sui suoi mezzi, che sono la liberta’ di stampa, la libera circolazione delle idee, l’istruzione e il suffragio universale, intesi come altrettante dimensioni della cittadinanza […]
L’inversione e’ completa: il concetto di liberta’ non si riferisce piu’ a un insieme di garanzie contro l’oppressione individuale e collettiva, ma al diritto di affermare un insieme di valori tradizionali autoproclamati come equivalenti alla “civilta’”.
E’ proprio a questo nuovo spirito di “liberta’” che coniuga la convinzione della superiorita’ occidentale e la difesa paranoica di un’identita’ sotto assedio, che la destra neoliberale e reazionaria sta attingendo per meglio giustificare le sue violazioni delle liberta’ pubbliche e individuali.
Non mancano esempi di questa logica liberticida, che dimostrano quanto si sia in realta’ agli antipodi del liberalismo classico. Tra questi, gli attacchi alla liberta’ accademica e il disprezzo con cui vengono considerate la scienza e l’arte.

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Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Gli esordi del neoliberalismo vengono spesso associati al Cile di Pinochet, alla Gran Bretagna della Thatcher e agli Stati Uniti di Reagan.
Ma non era solo conquistando il potere nei diversi Stati nazionali che i neoliberali speravano di neutralizzare i loro avversari socialisti.
A partire dagli anni Trenta e Quaranta, il progetto di organizzazione di un nuovo ordine economico mondiale e’ stato centrale nell’agenda neoliberale. L’obiettivo perseguito era sempre quello di sbarrare la strada alla pianificazione socialista e allo Stato sociale emergente, ma il nemico designato era piu’ specificamente il “nazionalismo economico”, ossia la tendenza degli Stati a proteggere la loro economia nazionale, in particolare in risposta alle richieste di solidarieta’ sociale o di sviluppo industriale e agricolo autonomi.
Questo tipo di nazionalismo autocentrato rischiava di provocare una “disintegrazione” dell’economia globale, che i neoliberali vedevano come una totalita’ interdipendente, basata su accordi istituzionali sovranazionali. Hanno dovuto pero’ adattarsi alla proliferazione degli Stati nazionali nel XX secolo, iniziata dopo la Prima Guerra Mondiale e proseguita dopo la Seconda Guerra Mondiale con la decolonizzazione.
Riconoscere la realta’ politica delle nazioni, pero’, non significava ammettere la loro piena autonomia economica. Questa griglia di lettura dell’economia mondiale si basava sull’idea di “un doppio Stato, con un governo culturale e uno economico”: da un lato, la politica come governo degli uomini (l’imperium) e, dall’altro, l’economia come gestione delle cose e della proprieta’ (il do- minium). Secondo questa distinzione, gli Stati nazionali restavano responsabili del governo politico degli uomini, ma dovevano sottomettere la loro economia all’ordine economico mondiale, normato dalla divisione internazionale del lavoro e dalla libera concorrenza.
Ma quando le norme commerciali o bancarie, cosi’ come quelle tecniche, sanitarie o sociali, tendono a limitare la liberta’ della concorrenza, a ostacolare l’industria e a ridurre la competitivita’, allora il nazionalismo cambia valore e si legittima come mezzo per sfuggire alle norme di un ordine mondiale deviato che danneggia le imprese nazionali.
Naturalmente, questo nazionalismo non ha nulla a che fare con lo sviluppismo latinoamericano o con il terzomondismo piu’ o meno socialista di molti Paesi di recente indipendenza. E’ il nazionalismo dei potenti che intendono affrancarsi dalle regole comuni quando queste ultime violano i dogmi della liberta’.
Questo e’ il dilemma politico fondamentale che attraversa l’intera storia del neoliberalismo: la “societa’ della libera concorrenza”, a seconda degli interessi e delle forze degli Stati in diversi momenti della storia, puo’ essere promossa dalla via globalista o dalla via nazionalista. In questo senso, il protezionismo di Trump e la Brexit non sono esattamente quelle novita’ assolute presentate talvolta all’opinione pubblica.

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Stato/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

La nuova gestione pubblica ha due dimensioni: da una parte, introduce modalita’ di controllo piu’ fini, che rientrano in una razionalizzazione burocratica piu’ sofisticata; dall’altra, confonde gli obiettivi propri del servizio pubblico allineandoli formalmente sulla produzione del settore privato […]
La tensione tra la centralizzazione degli organismi di auditing e di regolamentazione e la presunta autonomia dei servizi sottomessi alla concorrenza, provoca effetti perversi non trascurabili, spingendo i servizi a concentrarsi ossessivamente sui meccanismi di prestazione senza preoccuparsi troppo del contenuto reale dei loro compiti: un tasso di riuscita per un esame, un tasso di occupazione di letti di ospedale, un rapporto casi trasmessi/casi risolti possono corrispondere a risultati effettivi molto diversi se non a deviazioni molto sensibili quanto alla realta’ del servizio erogato.
Il feticismo della cifra porta l’iperrazionalizzazione alla «fabbricazione di risultati» che sono lungi dal rappresentare miglioramenti reali, tanto piu’ che i dirigenti e i loro sottoposti sono tutti costretti a «fare buon viso a cattivo gioco» e a contribuire alla produzione collettiva di cifre.
Nulla prova che la realta’ coincida sempre con la retorica manageriale e commerciale. I criteri di valutazione quantitativa non sono quasi mai in accordo con i criteri qualitativi di attenzione ai clienti […]
L’importazione di logiche contabili venute dal mondo economico-commerciale non solo tende ad allontanare dalla realta’ le attivita’ e i loro risultati, ma priva anche del loro contenuto politico i rapporti tra lo Stato e i cittadini. Questi ultimi sono considerati acquirenti di servizi, preoccupati che i loro soldi siano «ben spesi» […]
Che si tratti del personale ospedaliero, di giudici o di pompieri, le molle e i principi della loro attivita’ professionale vengono concepiti ormai soltanto dal punto di vista degli interessi personali e corporativi, negando ogni dimensione morale e politica al loro impegno in un mestiere che si basa su valori propri.
Le tre “E” del management, «economia-efficacia-efficienza», hanno cancellato dalla logica del potere le categorie del dovere e della coscienza professionale.
La diffidenza, allo stesso modo, caratterizza i rapporti tra le istituzioni pubbliche e i soggetti sociali e politici, considerati anch’essi come «opportunisti» alla ricerca del massimo vantaggio possibile senza alcuna considerazione dell’interesse collettivo.
La ristrutturazione neoliberista trasforma i cittadini in consumatori di servizi che pensano soltanto alla loro soddisfazione egoistica.

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Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Il neoliberalismo e’ un vero e proprio Giano, che da un lato presenta un volto dinamico e modernizzante, e dall’altro un volto conservatore, che conferisce una posizione nodale alla tradizione, alla famiglia e alla religione cristiana […]
Le strategie contenute nelle dottrine neoliberali hanno affrontato fin dall’inizio la difficolta’ di articolare due aspetti: la modernizzazione della societa’ per adattarla all’ordine di mercato e la difesa o la “restaurazione” di forme di vita tradizionali come modalita’ di inquadramento gerarchico e normalizzazione autoritaria della popolazione.
Il ricorso ai valori tradizionali della famiglia, della religione e della nazione, che sappiamo essere di importanza decisiva oggi per i vari governi e partiti di destra ed estrema destra (Trump, Bolsonaro, Viktor Orban, Jarosław Kaczynski, ecc.) non e’, in questo senso, nulla di completamente originale o anormale dal punto di vista di una storia rigorosa del neoliberalismo. Il nucleo morale e religioso, tradizionalista e familista del neoliberalismo dottrinale,ha svolto un ruolo determinante nelle prime attuazioni della controffensiva antiegualitaria di Pinochet, Thatcher e Reagan.
Perfettamente riassunto dal trittico della destra cristiana nordamericana “fede, famiglia, liberta’”, questo programma ha acquisito negli ultimi anni una potenza crescente. La questione, quindi, non e’ se il neoliberalismo si sia avvalso di un’ideologia che non ha nulla a che fare con esso, ma come questa restaurazione dei valori tradizionali sia a esso intrinsecamente legata.

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Societa’/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

E’ stata questa destra reazionaria, nel vero senso del termine – tradizionalista, nazionalista, spesso bigotta e almeno implicitamente razzista – a guidare questa controrivoluzione culturale negli Stati Uniti, in Europa e in molte altre parti del mondo, prendendo di mira tutti i diritti civili, culturali e sociali che sono emersi dal movimento democratico degli anni Sessanta e Settanta.
Questa controrivoluzione culturale assume indubbiamente una delle sue forme piu’ esplicite nell’alt-right, che capovolge il discorso contro le discriminazioni denunciando l’“oppressione” subita dalle maggioranze e dalle identita’ tradizionali da parte degli “invasori” musulmani, dei neri e delle femministe, il tutto sullo sfondo di una narrazione apocalittica in cui la civilta’ bianca e’ minacciata di estinzione dall’ideologia dell’uguaglianza, vista come una “rivolta contro natura”.
Contro le teorie della costruzione sociale del genere e della razza, questi libertari di destra rivendicano “una nuova contro-cultura”, difendendo un “realismo sessuale” e un “realismo razziale” fondati sull’affermazione della differenza biologica tra i sessi e le razze […]
Questa rabbia prende la forma della ‘libertà’ di essere razzisti, sessisti, omofobi o islamofobici, e di respingere la ‘tirannia’ della sinistra che cerca di proibirlo”. Ridefinite come “libertà” e “diritti”, queste identita’ portatrici d’odio si appellano alla violenza legittima di uno Stato autoritario o alla legittima difesa.
Ma questa rivolta reazionaria ha assunto anche la forma di vere e proprie “crociate morali” che hanno preso di mira in particolare i diritti delle donne e mobilitato le folle per rifiutare il matrimonio omosessuale.
L’offensiva contro il diritto all’aborto, alla contraccezione e alla liberta’ sessuale e’ diventata addirittura un fenomeno mondiale, e questo fino ai giorni nostri.
Quando sono al potere, la destra cristiana e l’estrema destra sfidano la legislazione che autorizza l’aborto in un gran numero di paesi, e con un certo successo, come in Polonia, dove nell’ottobre 2020 la Corte Suprema e’ arrivata a vietare l’aborto nei casi di malformazione del feto.
La stessa affermazione dell’uguaglianza di genere e la lotta contro la violenza sulle donne sono accusate di minare l’ordine patriarcale, ed e’ talvolta persino il diritto al divorzio a essere messo in discussione dalla destra al potere, come in Italia quando la Lega era al governo nel 2018.

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Stato/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dar- dot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

L’interventismo neoliberista non mira a correggere sistematicamente «le falle del mercato» in funzione di obiettivi politici ritenuti auspicabili per il benessere della popolazione.
Mira, prima di tutto, a creare situazioni di messa in concorrenza che avvantaggerebbero, si presume, i piu’ «adatti» e i piu’ forti, e ad adeguare gli individui alla competizione, considerata la fonte di ogni beneficio.
Non che il mercato sia sempre preferibile alla gestione pubblica: piuttosto, i «fallimenti dello Stato» sono considerati piu’ dannosi di quelli del mercato. E, dunque, si guarda alle tecnologie del management privato come a rimedi, piu’ efficaci delle regole di diritto pubblico, contro i problemi della gestione amministrativa […]
Il postulato della nuova governance e’ che il management privato sia sempre piu’ efficace dell’amministrazione pubblica, e che il settore privato sia piu’ reattivo, piu’ flessibile, piu’ innovatore, tecnicamente piu’ efficace perche’ meglio specializzato, meno sottomesso alle regole granitiche del settore pubblico.
Abbiamo visto piu sopra che il fattore principale di questa superiorita’ risiede, per i neoliberisti, nell’effetto disciplinante della concorrenza come stimolatore di prestazioni. L’ipotesi e’ alla base di tutte quelle misure che mirano a esternalizzare verso il settore privato interi servizi pubblici o singoli segmenti di attivita’, o a moltiplicare i rapporti di associazione contrattuale con il settore privato (ad esempio, sotto forma di «partenariato pubblico-privato»), o ancora a stabilire legami sistematici di outsourcing tra amministrazioni e imprese.

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Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

L’abbandono delle classi popolari da parte della nuova sinistra progressista da un lato, e il recupero da parte della destra di alcuni valori della classe operaia (lavoro, merito, famiglia, autorita’) dall’altro, hanno ridefinito il rapporto tra i partiti e le diverse classi sociali […]
Questo successo e’ dovuto al fatto che il neoliberalismo produce allo stesso tempo sia il suo stesso veleno (la disaffezione, le disuguaglianze sociali, l’insicurezza economica), sia, nella sua versione di destra, il suo antidoto immaginario sotto forma di rilancio di un “noi” fatto di persone semplici e ordinarie, di simili silenziosi e lavoratori, di buoni cittadini rispettosi delle leggi e dell’autorita’ dello Stato.
Questa narrazione unificante, che integra tutte le classi, e in particolare le classi popolari, in un’unica nazione, realizza una triplice operazione: una ricomunitarizzazione immaginaria della societa’, una reidealizzazione dello Stato sovrano e una radicalizzazione della liberta’ individuale.

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Stato/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

Tra le caratteristiche principali dell’epoca no c’e’ tanto la «fine degli Stati nazionali», quanto la relativizzazione del loro ruolo come entita’ integratrici di tutte le dimensioni della vita collettiva: organizzazione del potere politico, elaborazione e diffusione della cultura nazionale, rapporti tra classi sociali, organizzazione della vita economica, livello di occupazione, pianificazione locale, ecc.
Gli Stati tendono a delegare gran parte di queste funzioni alle imprese private, che spesso sono gia’ mondializzate o seguono norme mondiali.
Affidano loro, almeno in parte, il compito di garantire lo sviluppo socioeconomico del paese, come nel caso dei media privati che gestiscono la «cultura di massa».
Assistiamo cosi’ ad una privatizzazione parziale delle funzioni di integrazione, funzioni che non rispondono agli stessi vincoli e agli stessi tempi a seconda che rientrino nella competenza di aziende private o del potere pubblico. Ad esempio nel campo dell’occupazione, in cui le sovvenzioni alle imprese assicurano solo precariamente gli obiettivi di sviluppo e pianificazione a lungo termine del territorio. Oppure nel campo della «cultura» e dell’insegnamento, in cui le imprese private non perseguono gli stessi obiettivi che sono classicamente assegnati allo Stato.
In una situazione del genere, la sovrapposizione della sfera statale con quella privata mina la vecchia distinzione tra interessi privati e interesse generale.
Non solo lo Stato vede intaccati i suoi margini di manovra, ma soprattutto si mette al servizio di interessi oligopolistici specifici, e non esita a delegare loro una parte non trascurabile della gestione sanitaria, culturale, turistica o addirittura «ludica» della popolazione.

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