Capitalismo/Gorz

Il filo rosso dell’ecologia – André Gorz – Mimesis (2017)

La conoscenza non e’ una merce qualsiasi, e non si presta ad essere trattata come proprieta’ privata.
I suoi detentori non se ne privano nell’atto di trasmetterla. Quanto piu’ si diffonde, tanto piu’ ricca diventa la societa’.
Per sua stessa natura, la conoscenza richiede di essere trattata come un bene comune, di essere considerata a priori come il risultato di un lavoro sociale e collettivo. Privatizzarla vuol dire limitare la sua accessibilita’, il suo valore d’uso sociale […]
Cio’ appare sempre piu’ evidente, tanto che in tutto il mondo si e’ costituito un fronte anticapitalistico di lotta contro l’industria cognitiva: ad esempio l’industria chimica e farmaceutica, ma anche quella del software, e in particolare Microsoft.
Di fatto, il capitalismo cognitivo non si limita a impossessarsi della conoscenza alla quale ha dato origine, ma privatizza anche cio’ che e’ incontestabilmente bene comune, come il genoma di piante, animali e quello umano. E attinge a costo zero al patrimonio culturale comune per utilizzarlo come «capitale culturale» o «capitale umano»

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ecologia-politica-di-andre-gorz/
https://it.wikipedia.org/wiki/Andr%C3%A9_Gorz

Capitalismo/Brown

Il disfacimento del demos – Wendy Brown – Luiss University Press (2023)

La ragione neoliberista ritorna con rinnovata intensita’: persone e Stati sono costruiti sul modello dell’azienda contemporanea; da persone e Stati ci si aspetta un comportamento che ottimizzi il loro valore di capitale nel presente e aumenti quello futuro; e persone e Stati lo fanno attraverso pratiche imprenditoriali e di investimento su se’ stessi e/o attirando investitori.
Qualsiasi regime persegua un’altra strada si ritrova a fronteggiare quantomeno crisi fiscali, downgrade del credito, della valuta o del rating dei titoli nonche’ una delegittimazione, e la bancarotta e la dissoluzione nei casi piu’ estremi.
Allo stesso modo, qualsiasi individuo si allontani per dedicarsi ad altre attivita’ rischia quantomeno l’impoverimento e la perdita di stima e affidabilita’ creditizia, o addirittura la sopravvivenza.

Info:
https://www.equilibrielmas.it/2023/11/29/wendy-brown-il-disfacimento-del-demos-la-rivoluzione-silenziosa-del-neoliberismo-luiss-university-press-roma-2023/
https://www.dinamopress.it/news/wendy-brown-lo-svuotamento-silenzioso-della-democrazia/
https://www.ilmanifestoinrete.it/2023/07/01/per-farla-finita-con-lhomo-oeconomicus/
https://www.sinistrainrete.info/politica/27901-pierluigi-fagan-democrazia-o-barbarie.html
https://pierluigifagan.com/2024/04/16/democrazia-o-barbarie/

Capitalismo/AA.VV.

Rapporto sulle disuguaglianze nel mondo – AA VV – La Nave di Teseo (2019)

La riduzione della disuguaglianza economica e reddituale esige importanti modifiche delle politiche fiscali nazionali e globali. L’istruzione, la governance aziendale e i regimi salariali devono essere ridefiniti in molti paesi. Anche la trasparenza dei dati è fondamentale.
Un regime di tassazione progressiva e’ strumento di documentata efficacia per controllare l’incremento della disuguaglianza dei redditi e della ricchezza al vertice della piramide distributiva […]
Il sistema fiscale e’ uno strumento fondamentale per controllare la disuguaglianza economica, ma deve rimuovere molti ostacoli potenziali.
L’evasione fiscale e’ uno dei piu’ pericolosi, come hanno recentemente documentato le rivelazioni dei Paradise Papers. La ricchezza conservata nei paradisi fiscali e’ notevolmente aumentata dagli anni settanta e rappresenta attualmente circa il 10% del PIL mondiale.
La diffusione dei paradisi fiscali rende difficile, in un mondo globalizzato, la quantificazione precisa, nonche’ la tassazione dei patrimoni e dei redditi da capitale.
Il catasto dei terreni e degli immobili esiste da secoli, ma non comprende una quota significativa della ricchezza detenuta attualmente dai nuclei familiari, perche’ i patrimoni sono sempre piu’ spesso costituiti da portafogli di titoli finanziari.
Ci sono molte misure tecniche che le autorita’ fiscali dei vari paesi potrebbero adottare per creare un’anagrafe finanziaria globale in grado di combattere in modo efficace le frodi fiscali.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/teoria-economica/18217-nicolo-bellanca-l-ideologia-del-capitalismo-ideologico-sull-ultimo-libro-di-piketty.html
https://www.confinionline.it/detail.aspx?prog=65296
https://eticaeconomia.it/pro-e-contro-piketty-breve-ricostruzione-di-un-acceso-dibattito/
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/10/lo-001-ha-tre-volte-piu-ricchezza-della-meta-piu-povera-dellumanita-ma-la-disuguaglianza-non-e-inevitabile-e-una-scelta-politica-dei-governi/8221758/

Capitalismo/Chomsky

Ottimismo (malgrado tutto). Capitalismo, impero e cambiamento sociale – Noam Chomsky – Ponte alle Grazie (2018)

Ogni volta che si verifica una crisi, il contribuente e’ chiamato a salvare le banche e i principali istituti finanziari.
In un’autentica economia capitalistica questo non accadrebbe; i capitalisti che hanno fatto investimenti rischiosi e per questo sono falliti scomparirebbero. Ma i ricchi e i potenti non vogliono un sistema capitalistico; vogliono dirigere lo Stato-balia cosicche’, quando si trovano nei guai, il contribuente accorre in loro soccorso. L’espressione che lo esemplifica e’«troppo grande per fallire».
Qualche anno fa il Fondo monetario internazionale ha prodotto un interessante studio sugli utili delle grandi banche statunitensi da cui risulta che la maggior parte di essi deriva dai tanti vantaggi legati all’implicita polizza assicurativa del governo: non soltanto i salvataggi fiscali appena menzionati, ma anche l’accesso al credito a costi ridotti e altri meccanismi […]
La concentrazione della ricchezza conduce di necessita’ alla concentrazione del potere, che a sua volta si traduce in una legislazione che fa gli interessi dei ricchi e dei potenti e che di conseguenza alimenta ulteriormente la concentrazione del potere e della ricchezza.
Politiche come la fiscalita’, la deregolamentazione e le norme sulla gestione aziendale agevolano l’aumento della concentrazione della ricchezza e del potere.
E’ questo che e’ avvenuto nell’era neoliberista; ed e’ un circolo vizioso perennemente in azione. Lo Stato e’ li’ a garantire sicurezza e sostegni agli interessi dei settori privilegiati e potenti, mentre il resto della societa’ deve vedersela con la brutale realta’ del capitalismo.
Socialismo per i ricchi e capitalismo per i poveri.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/19738-sandro-moiso-pandemia-economia-e-crimini-della-guerra-sociale.html
https://pinobertelli.it/ottimismo-malgrado-tutto-capitalismo-impero-e-cambiamento-sociale/

https://www.ilroma.net/opinione/restare-ottimisti-nonostante-tutto

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

 Uno dei sistemi perfezionati nel tempo per salvaguardare il capitalismo e ridurre il rischio che emergano sistemi economici alternativi e’ un principio pseudo-morale e una prassi economica nota come austerita’. Consiste di un insieme di politiche economiche implementate dalle istituzioni di governo in maniera trasversale alle linee di partito. Anzi, per paradosso, spesso e’ proprio la sedicente sinistra a invocarla.
Un vasto corpo di ricerche ha dimostrato che l’austerita’ non ha quasi mai mantenuto le promesse, rivelandosi incapace sia di stimolare la crescita sia di ridurre il debito. Ma allora perche’ continua a essere il cavallo di battaglia dei governi? […]
La spesa pubblica totale non sta diminuendo. Austerita’ fiscale non e’ soltanto se lo Stato sta spendendo, ma piuttosto dove sta spendendo o, meglio ancora, a vantaggio di chi […]
Lo stesso principio vale per l’altra faccia della medaglia dell’austerita’ fiscale: le entrate dello Stato. La questione non e’ se lo Stato aumenta le tasse, ma a chi le aumenta […]
L’austerità fiscale, al pari del definanziamento dei servizi sociali e del taglio delle tasse per i ricchi, viene spesso implementata in parallelo con politiche monetarie, in particolare aumenti dei tassi di interesse, che gonfiano i redditi dei detentori di capitale – i medesimi individui che lo Stato sceglie di non tassare e ai quali invece chiede prestiti su cui paga interessi.
Gli aumenti dei tassi di interesse, stabiliti in ottemperanza con l’austerita’ monetaria, sono un’ottima notizia per i creditori, ma una pessima notizia per le famiglie che dipendono dai prestiti per la sopravvivenza quotidiana e che si ritrovano a pagare mutui piu’ esosi e ad accumulare debiti sulle carte di credito.
Le famiglie lavoratrici non vengono soltanto colpite nei consumi; il colpo piu’ duro che subiscono e’ sul lavoro. In primo luogo, l’aumento del costo del denaro rende piu’ costosi i prestiti del governo per i servizi sociali, che di conseguenza verranno tagliati. In secondo luogo, l’austerita’ monetaria esercita un impatto diretto sul mercato del lavoro. Di fatto, l’alto costo del denaro rallenta l’economia: i datori di lavoro riducono le spese, con il risultato di una minore disponibilita’ di posti di lavoro e un aumento della disoccupazione, che minano il potere negoziale dei lavoratori.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Capitalismo/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dar- dot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

Quali sono gli aspetti fondamentali che caratterizzano la ragione neoliberista? […] possiamo identificarne quattro.
Primo: al contrario di quello che affermano gli economisti classici, il mercato non e’ un dato naturale ma una realta’ costruita, che come tale richiede l’intervento attivo dello Stato e la realizzazione di un sistema di diritto specifico […]
Secondo: l’essenza dell’ordine di mercato non sta nello scambio, ma nella concorrenza, definita essa stessa come rapporto di disparita’ tra unita’ di produzione distinte, o «imprese».
Costruire il mercato, di conseguenza, implica la generalizzazione della concorrenza come norma delle pratiche economiche.
[Terzo] lo Stato non e’ solo un guardiano che vigila sul quadro, ma e’ esso stesso sottoposto nella propria azione alla norma della concorrenza. Seguendo l’ideale di una «societa’ di diritto privato», non c’e’ ragione per cui lo Stato dovrebbe fare eccezione alle regole di diritto che deve fare applicare […]
Cosi’ lo Stato, cui e’ affidata la costruzione del mercato, al tempo stesso deve costruirsi secondo le norme del mercato.
Quarto: l’esigenza di universalizzazione della norma della concorrenza supera di molto le frontiere dello Stato e tocca direttamente gli individui nel loro rapporto con se stessi […]
Ovvero, piu’ correttamente: lo Stato imprenditoriale, come gli attori privati della governance, deve condurre indirettamente gli individui a gestire se stessi come imprenditori […]
L’impresa e’ promossa al rango di modello di soggettivazione: siamo tutti imprese da gestire e capitali da far fruttare […]
Dalla costruzione del mercato alla concorrenza come norma di tale costruzione, poi dalla concorrenza come norma dell’attivita’ degli agenti economici alla concorrenza come norma della costruzione dello Stato e della sua azione; infine, dalla concorrenza come norma dello Stato-impresa alla concorrenza come norma di condotta del soggetto-impresa: sono queste le fasi che hanno scandito l’estensione della razionalita’ commerciale a tutte le sfere dell’esistenza umana, e che fanno della ragione neoliberista una vera e propria ragione-mondo.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Capitalismo/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

La moderna filantropia dei miliardari e’ un esercizio del potere capitalistico, di fatto una sua estensione oltre i confini della sfera economica, che dirotta beni privati verso scopi collettivi, ma senza alcuna responsabilita’ pubblica.
Una filantropia che e’ profondamente antidemocratica e che serve a rafforzare il potere e l’influenza dei protagonisti miliardari della societa’ contemporanea.
Questi mega filantropi hanno infatti capito che, rispetto al tradizionale processo elettorale, le imprese apparentemente caritatevoli offrono loro una via di accesso ben piu’ agevole al potere politico e alla definizione delle politiche pubbliche.
Di fatto, cio’ significa che, mentre la mano destra elargisce miliardi alle cause filantropiche, la mano sinistra sottrae la speranza nella democrazia e nell’uguaglianza. E nulla cambia nel sistema che sta alla base della disuguaglianza e che la produce: l’accordo e’ che i doni dei miliardari vengano concessi a fronte della garanzia che non si realizzera’ alcuna modifica sostanziale al sistema che li ha resi straricchi.

Info:
https://www.micromega.net/capitalismo-woke/
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/capitalismo-woke-libro-carl-rhodes

https://www.centromachiavelli.com/2023/12/23/capitalismo-woke-recensione/
https://www.lafionda.org/2023/11/24/capitalismo-woke/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/26/capitalismo-woke-guardiamoci-bene-dalle-cause-che-trasformano-la-moralita-in-profitto/7391473/
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-
capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


Occorre sottolineare un aspetto cruciale e ironico […]:
con il capitalismo emerse l’idea che tutti i cittadini godessero liberta’ politica ed economica.
Gli stessi processi che avevano privato le persone dei loro mezzi di sussistenza avrebbero tramutato gran parte degli individui in «lavoratori liberi».
Cosa significa «liberi» in questo contesto?
Il concetto racchiude l’aspetto che piu’ distingue il nostro sistema socioeconomico da quelli procedenti. Il nostro status di salariati liberi e’ davvero qualcosa di diverso: significa che siamo liberi di vendere il nostro lavoro a chiunque vogliamo.
Diversamente dagli schiavi dei tempi antichi, o dai sudditi feudali, noi siamo cittadini affrancati. Non siamo proprieta’ di nessuno; non siamo costretti a occupare il posto assegnato alla nascita nella gerarchia sociale; siamo uguali e liberi davanti alla legge.
Siamo «liberi» anche in un altro senso: siamo stati «liberati» dei nostri mezzi di sussistenza. Avendo perso il diritto di accesso alle terre, agli altri beni comuni e in generale ai nostri mezzi di produzione, adesso dobbiamo dipendere dal lavoro salariato.
Significa che economicamente non siamo piu’ liberi.
La maggioranza della popolazione vende il proprio lavoro come merce in cambio di denaro per comprare altre merci – cibo, affitto, utenze domestiche, servizi cellulari, assicurazioni, trasporti. E’ questa la struttura occulta della nostra dipendenza dal mercato, e una forma di coercizione implicita. E’ meno visibile, meno denunciabile, e dunque e’ piu’ facile spacciarla per un fatto incontestabile della vita.
Se non entriamo nel mercato del lavoro, non possiamo sopravvivere.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

 Mentre investire in programmi sociali a sostegno di una vita dignitosa rischia di sfidare la struttura di classe, le spese militari sono perfettamente compatibili con i requisiti della nostra economia capitalista.
Il militarismo e’ necessario all’accumulazione di capitale perche’ risolve il problema persistente della sovraproduzione.
Spesso le aziende producono piu’ merci di quante i lavoratori possano permettersi. Le misure di austerita’ tengono a livelli insufficienti il potere d’acquisto della maggioranza, limitandone le spese e la crescita dell’economia. Invece, la domanda perenne di bombe e altri strumenti bellici da parte degli Stati garantisce un’espansione economica che perdura nel tempo, servendo alla perfezione il sistema – in modo orrendo e disumano.
Nel 1959, un’analisi costi-benefici delle spese per la difesa dei funzionari del governo americano riassunse questa dinamica in un linguaggio illuminante: i costi sono «la perdita di vite e di integrita’ fisica»; i benefici, «gli effetti di stimolo alla crescita dell’economia»

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Capitalismo/Milanovic

Capitalismo contro capitalismo – Branko Milanovic – Laterza (2020)


Il dominio del mondo da parte del capitalismo si esprime in due diverse versioni di questo sistema economico-sociale: il capitalismo liberal-meritocratico che si e’ sviluppato gradualmente in Occidente negli ultimi duecento anni […] e il capitalismo politico, o autoritario, guidato dallo Stato che e’ esemplificato dalla Cina, ma esiste anche in altre parti dell’Asia (Singapore, Vietnam, Myanmar), dell’Europa e dell’Africa (Russia e paesi del Caucaso, Asia centrale, Etiopia, Algeria, Ruanda)[…]
Come spesso e’ accaduto nella storia dell’umanita’, all’ascesa e all’apparente trionfo di un sistema o di una religione segue presto una sorta di scisma tra varianti dello stesso credo. Dopo essersi imposto nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente, il cristianesimo visse feroci dispute ideologiche e divisioni (la maggiore quella fra ortodossia e arianesimo) per approdare infine al primo Grande Scisma tra la Chiesa

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/capitalismo-contro-capitalismo-di-branko-milanovic/
https://www.doppiozero.com/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo
https://it.linkedin.com/pulse/recensione-di-capitalismo-contro-branko-milanovic-nicola-lensi

https://www.radiopopolare.it/la-solitudine-del-capitalismo-diviso-tra-oriente-e-occidente-intervista-alleconomista-branko-milanovic
https://jacobinitalia.it/non-ce-nessuna-eta-delloro-del-capitalismo/