Europa/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

Agli europei converrebbe indubbiamente fare un grande e permanente “piano Marshall” per l’Africa, rimanendo all’interno di un’onesta logica di reciproca convenienza senza appetiti coloniali.
Non fosse altro perche’ tra trent’anni avremo un intero continente di eta’ media sotto i vent’anni, con quasi quattro volte la nostra popolazione, gia’ oggi la piu’ anziana del mondo.
Loro con il reddito pro capite piu’ basso del mondo e noi con quello piu’ alto, a un tiro di barca; noi in una fascia ecoclimatica ancora vivibile, loro alle prese con gli effetti piu’ negativi dell’innalzamento delle temperature.
Parliamo non di migliaia di persone su cui oggi dibattiamo quanto integrabili o meno siano, con accesi conflitti d’opinione su un fenomeno di peso quantitativo semplicemente ridicolo, ma di milioni.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Geoeconomia/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

I governi occidentali si vantano degli aiuti umanitari elargiti ai cosiddetti Paesi in via di sviluppo, ma quegli aiuti non sono altro che una facciata.
Molti studi empirici confermano che, anche al livello della contabilità piu’ elementare, dall’Africa esce molto piu’ denaro di quanto ne entri. Il continente piu’ povero in assoluto e’ un «creditore netto» nei confronti del resto del mondo.
Nel 2015, i Paesi africani ricevettero 162 miliardi di dollari, principalmente sotto forma di prestiti, aiuti e rimesse personali. Nello stesso anno furono pero’ privati di 203 miliardi di dollari, direttamente, con la fuga dei capitali – quando le multinazionali riportano in patria i profitti realizzati in loco –, oppure indirettamente, con il pagamento degli interessi sui prestiti.
Un rapporto del Political Economy Research Institute dell’Universita’ del Massachusetts dimostra che, negli ultimi cinque decenni, trenta Paesi africani subsahariani hanno perso oltre 2000 miliardi di dollari a causa della fuga di capitali, pari a quasi il Prodotto interno lordo annuo dell’intera regione.
Questa emorragia ha accelerato dall’inizio del nuovo millennio, raggiungendo una media di 65 miliardi l’anno, una somma che supera di gran lunga l’afflusso annuo di aiuti ufficiali per lo sviluppo.
Piu’ gli Stati periferici vengono spinti a privatizzare e piu’ questi Paesi ricchi di risorse trasformano la propria ricchezza in dividendi per gli azionisti privati internazionali. Oxfam riferisce che nel 2024 il super ricco Nord globale ha estratto 30 milioni di dollari l’ora dal Sud globale.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Geoeconomia/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


I Paesi del Sud globale sono incastrati in un baratro senza fine. Si sentono dire che i capitali e gli investimenti dall’estero sono la via per uscire dalla poverta’, ma di fatto gli uni e gli altri non fanno che approfondire il solco.
Il capitale straniero non ha il minimo incentivo a rischiare i suoi fondi in progetti di sviluppo a lungo termine, preferendo investire in settori come l’estrazione di risorse e l’edilizia, che generano plusvalore sfruttando la manodopera a basso costo.
La pressione ad attirare il capitale straniero o quantomeno a prevenire la fuga di capitali induce le autorita’ monetarie dei Paesi periferici a conservare alto il tasso di interesse, cosi’ da rassicurare gli investitori stranieri sulla tenuta della valuta locale.
Nello sforzo di restare integrati nel sistema capitalista globale, questi Paesi perdono ogni autonomia decisionale sulle proprie politiche economiche. In questo modo, le politiche di austerita’ non sono soltanto imposte da agenti esterni come il Fondo monetario internazionale; sono incorporate nella struttura stessa dei mercati finanziari e nel processo di accumulazione del capitale […]
Aggiungendo la beffa al danno, i perdenti nella partita dei rapporti di capitale globali pagano anche il prezzo piu’ alto della catastrofe climatica in atto. L’inondazione del Rio Grande do Sul nel 2024 ha lasciato sul campo 1000 vittime tra morti e feriti e almeno 150.000 persone senza casa. Lo stesso anno, l’Africa meridionale ha vissuto la peggiore siccita’ del secolo, con perdite dei raccolti che hanno ridotto 21 milioni di bambini alla denutrizione.
Questi disastri climatici sono una tragedia per chi e’ minacciato da carestia e distruzione ma, come osservato dal filosofo Kohei Saito, la costante estrazione di risorse su cui poggia l’economia capitalista resta perlopiu’ invisibile ai cittadini del Nord globale.
I capitalisti internazionali ci hanno persino trovato un risvolto positivo. Gli sforzi dei governi africani e latinoamericani per mitigare gli effetti climatici rappresentano altrettante nuove opportunita’ di mercato da sfruttare per le imprese straniere.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Il concetto di “spazio vitale” […] era un concetto ecologico che abbinava vita e spazio, dato che ognuno di noi pesa, per necessita’ vitali, su uno spazio molto piu’ ampio di quello che occupiamo fisicamente.
La grande inflazione demografica dal dopoguerra a oggi ci ha portato a un’inedita condizione di scarsita’ di spazio. Solo occupandoci di terra e non di acqua o aria respirabile, l’Ipcc nel 1999 ha calcolato che il nostro spazio vitale si e’ ristretto e problematizzato a queste percentuali: 2 per cento abitativo, 12 per cento coltivazione, 37 per cento pascoli, 22 per cento foreste, 27 per cento rocciosi inabitabili e improduttivi.
Piu’ le popolazioni terrestri si avviano verso lo sviluppo di tipo moderno, piu’ salira’ la domanda di spazio coltivabile, pascoli e foreste, ma se non ci diamo una regolata generale in termini di modi di stare al mondo e stili di vita, consumo e produzione, gli stessi tre tipi di spazi in realta’ si ridurranno perche’ inagibili, inquinati, sovrasfruttati: deforestazioni e riduzioni delle foreste pluviali nonche’ eccesso di prelievo risorse e sfruttamento agricolo intensivo; fasce costiere e rivierasche aggredite da insediamenti antropizzanti e inquinanti; tendenza a una sempre maggiore concentrazione urbana […]
Solo nello stretto arco di tempo che va dal 1990 ad oggi, poco piu’ di trenta anni, le citta’ con piu’ di 10 milioni di abitanti, le megalopoli, sono passate da 10 a 33, le medie citta’ (tra 5 e 10 milioni) da 21 a 48, le piccole (da 1 a 5, diciamo di taglia europea) da 239 a 467 […]
Quanto all’acqua, che e’ certo una risorsa che mai diminuisce nel suo totale, il problema e’ la sfruttabilita’ – se cioe’ e’ facilmente potabilizzabile – e la distribuzione nel tempo e nello spazio: nel tempo, perche’ come ormai avviene anche in Italia a picchi di caldo il consumo aumenta tutto in un colpo, nello spazio perche’ l’idrogeografia ha logiche naturali che non ha la geopolitica. Nilo in Africa, Tigri ed Eufrate la culla della civilta’ in Medio Oriente e il Brahmaputra (Yarlung Tsangpo in cinese) in Asia sono i casi piu’ critici […]
Altri casi problematici sono l’Indo (in condominio a due potenze atomiche, Pakistan e India che gia’ non si amano per svariati motivi), il Gange, il Mekong e il Giordano […]
Nel 2050, in Africa si aspettano 2,5 miliardi di esseri umani, di cui la meta’ sotto i vent’anni. Nella vicina Europa, 400 milioni con almeno un terzo di anziani inoltrati. Capirete bene che, con questi numeri, i nostri attuali dibattiti “infuocati” su gli esigui flussi migratori dal continente sottostante sono tra l’irresponsabile e il ridicolo.
Quanto al rilievo ecologico-ambientale della demografia oggi l’impronta ecologica dell’Italia e’ 4,5 mentre quella degli Stati uniti e’ 8,7 per cento, cioe’ ci vorrebbero 8,7 pianeti Terra per mantenere livelli di vita americana per tutto il globo. Il 7 per cento piu’ ricco del pianeta (noi) fa il 50 per cento di emissioni Co2 mentre il 50 per cento meno ricco fa solo il 7 per cento […]
Al 2050 l’Occidente sara’ solo il 12 per cento del mondo (di cui un terzo statunitensi) con una vecchia (anche in senso anagrafico) Europa con meno dell’8 per cento di peso davanti il continente africano che rappresentera’ il 25 per cento, fatto di molto giovani che si troveranno anche per via della questione climatica a vivere una terra sempre più difficile da abitare.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Geoeconomia/Molinari

La nuova guerra contro le democrazie. Cosi’ le autocrazie vogliono stravolgere l’ordine internazionale – Maurizio Molinari – Rizzoli (2024)


Per realizzare l’ambizioso progetto di una nuova architettura internazionale multipolare attorno agli interessi cinesi, al fine di ridurre il ruolo globale degli Stati Uniti, Pechino ha bisogno dell’Africa.
Per questo il presidente Xi articola una strategia ibrida di penetrazione e insediamento in questo continente lungo quattro maggiori dorsali: il multilateralismo, gli accordi militari, gli investimenti nel campo dell’informazione e la penetrazione economica per realizzare infrastrutture utili alla Nuova via della seta e assumere il controllo delle miniere di materie rare, indispensabili alle nuove tecnologie che guidano la crescita globale.
Il multilateralismo e’ una questione di numeri. L’Africa e’ il piu’ grande blocco di nazioni nell’Assemblea generale dell’Onu: il 28 per cento dei voti sono di Stati africani rispetto al 27 per cento dell’Asia, il 17 delle Americhe e il 15 dell’Europa occidentale. L’Africa vanta anche oltre un quarto dei voti in tutte le agenzie e gli organismi delle Nazioni Unite e costituisce il blocco piu’ grande di Paesi dentro l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), il Gruppo dei 77 e il movimento dei Non Allineati. Dunque, i voti africani sono strategici per consentire alla Cina di ridisegnare le istituzioni globali.
Quando Pechino parla del Sud globale come perno del nuovo mondo multipolare immagina un processo possibile solo grazie a rapporti piu’ stretti con il numero piu’ alto possibile di Paesi africani. Non a caso quando l’organizzazione dei Brics viene fondata, nel 2014, la Cina individua come suo interlocutore piu’ importante all’interno del nuovo foro di cooperazione economica e strategica il Sudafrica. E da quel momento Pechino inizia a sostenere prestiti e finanziamenti per Pretoria e apre le porte della Banca per lo sviluppo delle infrastrutture in Asia a dieci Paesi africani.

Info:
https://www.fortuneita.com/2025/04/27/maurizio-molinari-lesperienza-come-inviato-e-la-nuova-guerra-contro-le-democrazie/

Stato/ Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)

Dagli anni Novanta in poi sempre piu’ Stati, inizialmente quelli alla periferia del sistema mondiale, stanno collassando e non sono piu’ in grado di controllare i propri territori.
Nel frattempo, si e’ formato “un corridoio” di circa diecimila chilometri di “Stati falliti” che si estende dal Congo al Mali, alla Libia, al Sudan e alla Somalia, fino alla Siria, all’Iraq e all’Afghanistan.
Dalla crisi finanziaria globale del 2008 il fallimento degli Stati si e’ fatto strada anche fino ai margini dell’Europa. Sebbene la classificazione di failed State sia in parte arbitraria e spesso utilizzata per giustificare interventi “antiterrorismo”, il fenomeno che la sottende e’ reale. Una parte significativa degli Stati in fallimento puo’ essere ricondotta alla crisi del debito degli anni Ottanta e Novanta […]
Lo Stato, ritirandosi dalla fornitura di infrastrutture e servizi sociali, sta regredendo a cio’ che era all’inizio: una pura macchina militare e repressiva […]
Mentre ampie fasce della popolazione sprofondano nella poverta’ e lottano per sopravvivere in un’infrastruttura disastrata, il governo si concentra sull’espansione dei sistemi di sorveglianza, delle prigioni e degli apparati militari.
Una conseguenza e’ che la lealta’ dei cittadini nei confronti dello Stato, faticosamente costruita a partire dal XIX secolo, sta diminuendo. Con l’abbandono del compromesso storico tra capitale e lavoro, culminato nei welfare State dei Trente glorieuses, le possibilita’ di governare ancora il sistema nel quadro di una “democrazia controllata” si stanno riducendo.
I cittadini si allontanano dalla politica consolidata, le opzioni diventano piu’ radicali e il sistema ancora piu’ instabile.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Le privatizzazioni, cardine dell’austerita’, riproducono il meccanismo dell’accumulazione primitiva.
Sempre piu’ spesso oggi governi impoveriti vendono la terra da cui numerosi loro cittadini traggono il sostentamento, gettandoli in nuove forme di dipendenza dal mercato.
Nel XXI secolo, per esempio, la corsa alle terre dei Paesi del Sud del mondo, soprattutto in Africa, si e’ acuita. Secondo la Banca Mondiale, dal 2008 al 2012, piu’ di 56 milioni di ettari in tutto il mondo – pari quasi al doppio del territorio italiano – sono stati oggetto di «negoziazione fondiaria». Grosse multinazionali acquistano la terra dal governo o direttamente dai contadini poveri e impongono sgomberi.
Il fenomeno del land grabbing (accaparramento delle terre) è in grande espansione […]
Se aggiungiamo le nuove frontiere della privatizzazione, dall’acqua alla diffusione dei semi geneticamente modificati che i contadini devono comprare da Monsanto o da altre corporation, vediamo che ci sono ancora molte sfere per ampliare la nostra dipendenza dal mercato e dunque la nostra coercizione economica.
L’espropriazione dei mezzi di sussistenza e’ un fenomeno che non si ferma mai: costituisce la linfa vitale del capitalismo. 

Geoeconomia/Zizek

La nuova lotta di classe. Rifugiati, terrorismo e altri problemi coi vicini – Slavoj Žižek – Ponte alle grazie (2016).

Nonostante tutte le critiche al neocolonialismo economico, molti ancora non sembrano accorgersi appieno degli effetti devastanti che ha avuto la globalizzazione dei mercati su molte economie locali, deprivandole della loro elementare autosufficienza […]
Il caso che piu’ chiaramente dimostra le nostre colpe e’ l’odierno Congo, che si afferma ancora una volta come il «cuore di tenebra» d’Africa […]
Gia’ nel 2001, un’inchiesta delle Nazioni Unite sullo sfruttamento illegale delle risorse naturali congolesi aveva appurato che il conflitto in atto nel paese riguarda soprattutto l’accesso, il controllo e il commercio di cinque risorse minerarie fondamentali: coltan, diamanti, rame, cobalto e oro.
Dietro la facciata della guerra etnica, scorgiamo cosi’ i meccanismi del capitalismo globale.
Il Congo non esiste piu’ come Stato unitario; e’ una molteplicita’ di territori governati da signori della guerra locali che controllano la loro striscia di terra servendosi di eserciti che, di consueto, annoverano bambini drogati.
Ognuno dei signorotti fa affari con un’impresa o una compagnia straniera, che sfrutta il piu’ possibile le ricchezze minerarie della regione. Ironia della sorte, buona parte dei minerali viene usata per costruire prodotti ad alta tecnologia, come computer portatili e cellulari.
Dunque scordatevi che si tratti di condotte selvagge da parte degli indigeni: togliete dall’equazione le industrie straniere high-tech e tutta la narrazione a base di guerre etniche fomentate da antiche passioni va in pezzi.
E’ da qui che dobbiamo cominciare se vogliamo davvero contribuire a interrompere il flusso di rifugiati che proviene dai paesi dell’Africa.
La prima cosa e’ tener presente che la maggior parte dei rifugiati proviene da «Stati falliti», Stati in cui ogni autorita’ pubblica e’ quasi del tutto destituita, per lo meno in ampie zone dei paesi in questione (Siria, Libano, Iraq, Libia, Somalia, Congo e cosi’ via). In tutti questi casi, la disintegrazione del potere statale non e’ un fenomeno puramente locale ma il risultato di decisioni economiche e politiche internazionali; in alcuni, come in Libia e in Iraq, e’ persino il diretto risultato di interventi occidentali.
Il nuovo fenomeno degli «Stati falliti» fra la fine del ventesimo e l’inzio del ventunesimo secolo non e’ – chiaramente – un involontario e sfortunato accidente; e’ piuttosto uno dei modi in cui le grandi potenze praticano il colonialismo economico.

Info:
https://www.studocu.com/it/document/universita-degli-studi-di-modena-e-reggio-emilia/semiotica-dei-media/libro-zizek-riassunto-veloce-la-nuova-lotta-di-classe/8305531

Geoeconomia/Massolo

Realpolitik. Il disordine mondiale e le minacce per l’Italia – Giampiero Massolo & Francesco Bechis – Solferino (2024)

Sono due i nodi principali che le diplomazie europee non sembrano riuscire a sciogliere.
Uno e’ di prospettiva e l’altro di metodo.
Il primo: siamo abituati a declinare la «questione africana» in chiave soprattutto emergenziale, vale a dire che ne affrontiamo i problemi – il terrorismo jihadista, lo sfruttamento delle risorse, i flussi migratori – solo quando bussano anche alla nostra porta.
Mancano una visione olistica, d’insieme e una vera pianificazione non solo contingente. Altri, molto più spregiudicati, occupano gli spazi che lasciamo liberi e ne traggono vantaggio, spesso scaricando le conseguenze su di noi.
Il secondo nodo e’ la carenza di pragmatismo, a cui fa da contraltare l’insistenza nel voler riproporre in Africa modelli che non possono funzionare al di fuori del mondo occidentale. «Condizionalita’»: ecco la parola che piu’ di tutte fa venire l’orticaria ai leader africani quando siedono al tavolo con i grandi d’Europa.
Non c’e’ finanziamento, cooperazione commerciale o di sicurezza di uno Stato europeo che non la contenga.
Clausole di ogni genere come precondizione perche’ la collaborazione possa svilupparsi. Il rispetto dei diritti umani. Le riforme economiche e sociali. La lotta alla corruzione, l’indipendenza del sistema giudiziario. O ancora, la tutela dell’ambiente e della biodiversita’.
Intendiamoci: cause sacrosante. Ma spesso decontestualizzate e ridotte a lacciuoli legali e formule di maniera, a cui appendere l’intesa politica con gli Stati africani.
E’ un problema e iniziamo solo oggi, in ritardo, ad accorgercene.
Alle orecchie dei capi di Stato e di governo africani tutte queste «condizionalita’» suonano come imposizioni, peraltro intrise di una lezione morale poco praticabile: se volete lavorare con noi, dovete diventare come noi […]
Il caso della Tunisia e’ eloquente: per mesi l’Europa ha cercato di trattare con Kais Saied, l’eccentrico presidente tunisino a capo di un Paese divenuto epicentro dei traffici di migranti nel Mediterraneo.
E piu’ di una volta le richieste di Bruxelles sul rispetto delle minoranze e le riforme del lavoro, in un Paese che ragiona con categorie completamente diverse, hanno rischiato di far saltare il tavolo. Per il rais di Tunisi, come del resto per i tanti leader del Global South che abbiamo citato, sono consigli non richiesti o, peggio ancora, imposizioni di Stati occidentali che si atteggiano a detentori della verita’.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/realpolitik-di-giampiero-massolo-e-francesco-bechis/
https://www.agi.it/estero/news/2024-05-30/libri-realpolitik-massolo-attrezzarsi-per-un-mondo-anarchico-26583006/

https://www.ilmessaggero.it/libri/realpolitik_il_libro_che_mette_ordine_al_disordine_mondiale-8109413.html
https://formiche.net/2024/06/recensione-di-realpolitik-massolo-bechis/#content

 

Societa’/Allievi

Governare le migrazioni. Si deve, si puo’ – Stefano Allievi – Laterza (2023)

Oggi [in Italia] abbiamo piu’ figli che si prendono cura dei genitori che non genitori che si prendono cura dei propri figli.
Per dirla un po’ piu’ brutalmente: il giro d’affari dei pannoloni sta superando quello dei pannolini, come gia’ accaduto in Giappone.
La percentuale di popolazione attiva e’ in calo costante: oggi – come certifica l’Istat – abbiamo 3 lavoratori attivi ogni 2 non attivi.
Forse gia’ nel 2045, in assenza di cambiamenti significativi (e, anzi, probabilmente prima, anche a seguito delle misure nel frattempo adottate che favoriscono l’ingresso anticipato nell’eta’ pensionabile), la percentuale sara’ di 1 a 1.
L’eta’ mediana (quella al di sotto della quale ricade oltre la meta’ della popolazione) e’ gia’ oggi la piu’ alta d’Europa: 45 anni. Ma sara’ di 52,2 anni gia’ nel 2025.
Domani, praticamente.
E non nascono più bambini […]
Siamo in recessione demografica, quindi. E la recessione demografica porta quasi sempre con se’ il rischio della recessione economica.
Un paese dove non si nasce, muore.
Altrove invece (in Africa, per esempio, proprio di fronte alle nostre coste, sull’altra riva del Mediterraneo) la popolazione sta ancora crescendo, i giovani in eta’ lavorativa sono molti e disponibili a muoversi, e gli under 15 rappresentano oltre il 40% della popolazione.
L’immigrazione si inserisce in questo contesto.

Info:
https://www.ilfoglio.it/politica/2023/09/18/news/come-governare-le-migrazioni-numeri-analisi-e-idee-senza-ideologie-5685499/
https://stefanoallievi.it/articoli/governare-le-migrazioni-non-le-ong/

https://www.neodemos.info/2019/10/29/il-dovere-di-governare-le-migrazioni/