Societa’/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

Mann individua quattro fonti di potere sociale: ideologico, economico, militare, politico (modello iemp). Sono quattro funzioni sociali, ognuna delle quali esprime un suo potere sulla societa’ e al suo interno esprime una propria elite con acclusa ideologia. Nell’insieme del loro intrecciato complessivo formano il tessuto che ordina la societa’ […]
Divideremo l’ideologia in due, con funzioni-poteri distinti, quello religioso da una parte e quello culturale dall’altra. Il motivo e’ che il culturale e’ un insieme piu’ vasto che include la religione, ma non si puo’ ridurre a questa piu’ ci si inoltra nei secoli recenti o in societa’ relativamente piu’ complesse […]
L’economico svolge la funzione di produzione materiale delle soluzioni alle necessita’ della vita individuale ed associata. Il militare svolge la funzione di difesa-offesa per la comunita’. Il religioso svolge la funzione spirituale individuale collegata alle funzioni culturali associate, fornendo spesso l’immagine di mondo o un suo fondo molto influente dove mondo e’ sia quello materiale reale, sia quello piu’ ampio delle credenze metafisiche […]
Il culturale, oltre alle pratiche e modi sociali, e’ l’immagine di mondo complessiva, sia quella praticata che quelle immaginata, che puo’ contenere o meno quella religiosa, mai coincidente perfettamente con questa. Il politico e’ cio’ che riduce la societa’ a uno, la intenziona e prende le decisioni di comportamento generale della comunita’ che poi implementa concretamente […]
Tali funzioni non sono sempre e necessariamente distinte a livello di interpreti, ma seguono parzialmente altre logiche.
In particolare, il politico puo’ esser spesso svolto e accorpato con il religioso o il militare e anche l’economico, ma in questi casi le funzioni si sommano, non si riducono, […] ad esempio, alcune dittature militari, a volte, hanno svolto questa doppia funzione, cosi’ le teocrazie accorpano religione e politico o le cleptocrazie uniscono l’economico col politico […]
Sono in genere il religioso o il militare o l’economico a tentar di impossessarsi del politico, poiche’ il politico svolge la funzione piu’ importante in quanto legifera e decide esecutivamente […]
Il politico ha in se’ una funzione molto importante che e’ il giuridico, ovvero la capacita’ di fare leggi a cui la societa’ deve conformarsi ed attenersi. Questa funzione e’ connessa al politico da quando si sono formate le societa’ complesse, anzi va rimarcato che il giuridico esiste come funzione proprio dalla nascita delle societa’ complesse, mentre nelle societa’ piu’ semplici le sue funzioni sono espletate da “norme culturali” e tradizioni […]
Ovviamente, la lotta tra funzioni e’ anche e soprattutto la lotta tra le loro rispettive elite. Tale lotta, oltre a tentar di procurarsi le migliori condizioni di possibilita’, ha come fine l’ottenimento della funzione ultima, che e’ quella di “ordinatore generale” […]
In un certo senso, l’intera societa’ viene ordinata a svolgere in primis e al meglio quella funzione o, piu’ specificamente, la logica di quella funzione da’ la logica generale […]
Nelle nostre societa’ tutto ruota intorno all’economico, anche il politico. L’economico e’ l’ordinatore generale.
La funzione ordinatrice generale, quindi, assume sia il potere ultimo generale, sia il potere del potere (ovvero un certo potere sulle altre funzioni) e la sua propria elite subordina quelle delle altre funzioni, che pur in secondo piano fanno comunque parte del potere generale […]
Ribadiamo che notare un ordinatore, quindi una funzione, non significa affatto che la societa’ fa solo quello: ogni societa’ e’ ordinata da una trama tessuta da tutte e cinque le funzioni. L’ordinatore e’ solo la logica e il potere che tende a dominare o orientare tutte le altre a suo supporto e beneficio, potremmo dire le “polarizza” – facendo analogia coi campi magnetici.
Le societa’ cosi’ diversamente ordinate andranno poi al vaglio adattivo: la loro storia e’ sempre la storia di quanto sono state adattive fino al momento di schiantarsi contro nuove condizioni di contesto alle quali non hanno voluto o saputo adattarsi attivando la propria riformulazione ordinativa.

Info:
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Europa/Fagan

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Agli europei converrebbe indubbiamente fare un grande e permanente “piano Marshall” per l’Africa, rimanendo all’interno di un’onesta logica di reciproca convenienza senza appetiti coloniali.
Non fosse altro perche’ tra trent’anni avremo un intero continente di eta’ media sotto i vent’anni, con quasi quattro volte la nostra popolazione, gia’ oggi la piu’ anziana del mondo.
Loro con il reddito pro capite piu’ basso del mondo e noi con quello piu’ alto, a un tiro di barca; noi in una fascia ecoclimatica ancora vivibile, loro alle prese con gli effetti piu’ negativi dell’innalzamento delle temperature.
Parliamo non di migliaia di persone su cui oggi dibattiamo quanto integrabili o meno siano, con accesi conflitti d’opinione su un fenomeno di peso quantitativo semplicemente ridicolo, ma di milioni.

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Geoeconomia/Fagan

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In Occidente si va meno a votare, non emerge alcun leader di riferimento, si perdono le coordinate ideologiche, non c’e’ piu’ alcun discorso forte, il mondo sempre piu’ complesso e vivace pare non generi altro che smarrimento.
La strategia americana per affrontare il nuovo mondo multipolare e’ il riservarsi una vasta nicchia adattiva chiusa e armata fino ai denti con loro al centro che non potra’ che “difendersi”, ovvero attaccare contro l’assedio alla “liberal-democrazia” dei nuovi barbari.
Nessuno azzarda piani per i prossimi trent’anni, la metamorfosi profonda del mondo e’ negata alla vista della gente comune che vive con raggi di relazione sociale, informativa, culturale, temporale sempre piu’ limitati, avvolta in stato permanente in guerre informative e culturali, annegata in notizie false e interpretazioni ancora piu’ false, strapazzata da ondate emotive per questo o quel cataclisma che si presenta ormai a ripetizione settimanale.

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Green New Deal/Fagan

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Cosa concretamente comporta il problema di emissioni di CO2?
Cambiamento climatico, riscaldamento, innalzamento mari (porti, ferrovie, trattamento acque, aeroporti, ferrovie, strade, elettricita’, telefoni, sistemi a rete), eventi estremi, perdita di sicurezza alimentare e biodiversita’, rischi sulla salute, migrazioni, conflitti, perdita di integrita’ e autoregolazione della biosfera […]
In termini di complessita’, molte di queste dinamiche ambientali sono soggette al tipping point, ovvero il punto di svolta, critico, di non ritorno, il valico oltre il quale si accendono retroazioni autoamplificanti non lineari. Le situazioni ambientali piu’ vicine al tipping point sono il permafrost, la barriera corallina, i ghiacci dell’Antartide orientale, il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica (Amoc) responsabile della “corrente del Golfo”, la calotta polare, la foresta amazzonica e boreale.

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Europa/Fagan

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Per cio’ che ci riguarda piu’ direttamente come italiani, un’eventuale Unione latino-mediterranea (Portogallo-Spagna-Francia-Italia-Grecia) potrebbe pesare circa 200 milioni di persone, terza economia al mondo, con indubbio rilievo geopolitico a partire dal seggio nel Consiglio di sicurezza e la necessaria dotazione atomica (entrambi francese). C’e’ una storia e una geografia, una cultura alta e bassa, una religione – per quanto oggi poco praticata ma pur sempre influente ai livelli piu’ profondi delle immagini di mondo–, forme economiche, di diritto e politiche, financo un ceppo linguistico comune su cui poter far base.
Per immaginare un processo di progressiva fusione, per quanto non certo semplice, ci sono le fatidiche “condizioni di possibilità”, che nella logica dell’Europa-mercato mancano del tutto. Portogallo e Spagna potrebbero attrarre relazioni biunivoche con il Centro e Sud America, Francia e Italia hanno una loro storica presenza in Nord Africa, la Grecia aiuterebbe a intermediare col mondo ortodosso orientale.

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Economia di mercato/Fagan

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I nuovi guru californiani della tecnologia, diventati tra i piu’ ricchi al mondo, non hanno davvero niente di significativo da dire, e hanno accumulato miliardi con le vendite online, pagine di messaggistica, motori di ricerca, sistemi di pagamento, library, riproduzione di musica o film, album di fotografie, tutta roba che esisteva gia’ settanta anni fa nell’offline.
In effetti il mondo Facebook, Amazon, Google, Alphabet, Netflix e’ solo un immane trasloco dall’offline all’online, che ci chiede ogni giorno di adattarci al nuovo modo di fare le cose vecchie, perche’ e’ piu’ “smart”, in realta’ per spremere pluvalore.
Va segnalato che Apple, Microsoft, Nvidia, Alphabet (Google), Amazon, Meta (Facebook) e Tesla hanno collettivamente una capitalizzazione di oltre 13 mila miliardi di dollari. Un valore superiore all’intero prodotto lordo di un anno dell’area euro e a meta’ del prodotto lordo degli Stati Uniti. Quelle sette aziende oggi valgono da sole il 25 per cento della capitalizzazione di mercato delle oltre 2.500 societa’ quotate negli Stati Uniti in un mercato che vale il 70 per cento di tutti i mercati mondiali. E’ pari quasi al valore degli interi indici azionari sommati degli altri principali Paesi del G7: le borse di Giappone, Francia, Gran Bretagna e Germania messe insieme.
Praticamente, con un pugno di aziende, gli americani controllano il corso di tutti i mercati azionari e di gran parte del movimento finanziario mondiale, oltreche’ ovviamente costruire un mondo parallelo in cui rifugiarsi ora che il mondo reale non gli sorride piu’ come una volta. L’intera civilta’ occidentale muore nel reale e si rifugia nel virtuale a costruire e imporre immagini di mondo.

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Economia di mercato/Fagan

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Nella prima parte di questo secolo di potente espansione economica e del lavoro si sono avute diverse “rivoluzioni”: termodinamica (vapore, motore a combustione interna); elettrica; chimica; delle telecomunicazioni.
Le prime due rivoluzioni, la termodinamica e l’elettrica, oltre a generare campi di produzione propri come i trasporti e l’illuminazione, sono state anche orizzontali per tutte le altre, in quanto fonti di energia per lo svolgimento di lavoro piu’ in generale. La chimica ha avuto forti impatti nella farmaceutica e nell’agricoltura, nelle plastiche e nuovi materiali. Le telecomunicazioni nascono con radio, telegrafo e telefono e presto si espandono in molti canali di interrelazione tra piccole-grandi distanze. I trasporti hanno movimentato il tutto meglio e di piu’.
Per ognuno di questi campi, si puo’ segnare un prima e un dopo: “prima” non c’erano, e non c’erano le produzioni, i prodotti e i produttori collegati oltreche’ gli utilizzatori; “dopo” si’, e cosi’ e’ ancora fino a oggi.
Nella seconda parte del secolo espansivo, i prodotti connessi le quattro rivoluzioni sono stati migliorati e affinati, negli anni Cinquanta il ramo elettrico fa gemmare l’elettronica da casa, quello delle telecomunicazioni la televisione. L’ampliamento dei media di comunicazione ha veicolato la prima pubblicita’, a supporto di una irripetibile stagione di effervescente consumismo.
Ma dopo il 1970, si segnala una sola, nuova “rivoluzione”, quella info-digitale. Si tratta di un esiguo pacchetto di prodotti hardware (personal computer, cellulari, smartphone, eccetera) e software, oltre che Internet. Sua caratteristica e’ proporre pochi servizi davvero nuovi, piu’ spesso si tratta di riformulazioni di vecchi (telefono, macchine fotografiche o riproduttori di suoni prima a nastro o a pellicola, informazione).
Senza dover quantificare, va da se’, a buon senso, la considerazione che la potenza produttiva-espansiva del secolo d’oro e’ incomparabile con quella dell’ultimo mezzo secolo […]
Dalla confluenza tra elettricita’ e info-digitale si sviluppa di recente il mondo dell’Intelligenza artificiale (nell’acronimo inglese, Ai). Questa tecnologia e’ effettivamente trasformativa e innovatrice, avra’ effetti orizzontali in tutti i campi di produzione come ebbe l’elettricita’, tuttavia, il suo maggior contributo effettivo e’ fare le stesse cose che si facevano prima a un minor costo di produzione.
Lo sviluppo di Ai taglia lavoro umano, intere professioni, mentre ne porta una risicabile quantita’ di nuovi (ad esempio programmatori, creativi digitali). Tolto il secolo d’oro (1870-1970) la crescita economica e’ oscillata intorno allo zero e cosi’ sembra destinata a ritornare.

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Europa/Fagan

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Se la logica indica cosa va fatto, non dice come farlo o se lo si potra’ fare.
Il come poterlo fare dipende, ad esempio, anche dall’obiettiva disomogeneita’ storico-culturale delle entita’ europee: un insieme eterogeneo con decine di lingue di almeno otto diversi ceppi linguistici e almeno cinque religioni principali, piu’ i non credenti (quindi diverse etiche); terre di mare, di costa, di pianura, di montagna, in contesti geopolitici ben diversi tra Stati che guardano al Mediterraneo e all’Africa e stati nordici che guardano al Baltico e all’Artico; Stati atlantici e Stati euroasiatici, Stati piccoli, medi e relativamente grandi, dagli ottanta milioni di tedeschi ai quattrocentomila maltesi; forme economiche strutturalmente molto diverse, sistemi giuridici differenti, molti con una longeva tradizione di antipatia col vicino, per altro ricambiata; antipatia non solo culturale, ma poggiata su cicatrici storiche difficili da dimenticare, per non parlare della diversa vita materiale e di cultura sociale […]
L’Unione Europea e’, nei fatti, una confederazione economica dove in comune e’ messo il mercato e le entita’ confederate, gli Stati, rimangono distinti e con nessuna intenzione di fondersi in alcunche’, rimanendo reciprocamente concorrenti e assai eterogenei per interessi e intenzioni […]
Si tenga conto che lo Stato moderno, prima ancora che del trattato di Westfalia (1648), e’ figlio del Cinquecento. Che mondo c’era allora? A cosa era adatta quell’idea di Stato, a quale contesto? A quel tempo l’intero mondo era l’8 per cento di oggi per popolazione, l’intera Europa era il 29 per cento dell’intero mondo, stante che non c’era alcuna vera dipendenza funzionale tra Europa e mondo. Oggi il mondo e’ non solo dodici volte piu’ voluminoso di allora, ma l’Europa non ne e’ piu’ quasi un terzo, ma solo un decimo, e l’interdipendenza reciproca ha creato un sistema-mondo che non possiamo eludere e che fa da contesto principale a cui adattarsi, ci piaccia o meno.

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Green New Deal/Fagan

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Non c’e’ dubbio che il triplice aumento degli individui sul pianeta, ma anche l’aumento delle istituzioni come gli Stati, le organizzazioni mondiali, internazionali e regionali, private e pubbliche, nazionali e multinazionali, le culture e molto altro hanno rappresentato una vera e propria inflazione di complessita’ varietale.
Quanto alle interrelazioni, non vi e’ altrettanto dubbio che l’evoluzione dei moderni mezzi di trasporto e telecomunicazioni, affari e interessi comuni, tecnologie e migrazioni, turismo d’affari o di tempo libero, scambi commerciali e finanziari abbia segnato una pari inflazione di complessita’ delle interrelazioni in tempi recenti, e anche ben prima della fatidica “globalizzazione”.
Altresi’ e’ aumentato volume e intreccio tra i vari sistemi naturali e umani nel comune strato dell’essere planetario.
Questo esteso ed intenso mondo umano ha cominciato da tempo a premere sull’equilibrio stesso del suo contenitore, il contesto, in termini di risorse, manipolazioni ambientali, clima, e oggi cominciamo a ricevere i feedback di questa pressione impetuosa e disordinata sotto forma di disordine climatico e ambientale, diminuzione della biodiversita’, nonche’ varie sregolazioni del complesso naturale tra cui epidemie che facilmente si trasformano in pandemie e molto altro di un processo di cui siamo solo all’inizio.
Altresi’ va complicandosi la convivenza tra sfere di civilta’ e singoli Paesi, soprattutto le potenze.
Infine, tutto questo, come piu’ volte sottolineato all’inizio, si e’ manifestato in un tratto di tempo storico davvero molto breve, un fenomeno dal grande volume, intensita’, effetti e controeffetti, sviluppatosi in appena sette decenni o anche meno. Un inedito storico.

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Lavoro/Fagan

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Si sta formando anche un inedito e generalizzato senso di “mal di lavoro”.
La pandemia non solo ha posto, individualmente, questioni di rilevanza esistenziale profonda, ma ha anche mostrato che si puo’ lavorare, o lavorare meno, o non lavorare, diversamente.
Le 40 milioni di dimissioni nel 2021, e ben 50 milioni l’anno dopo, negli Usa non arrivano a caso. Piu’ in generale, la gig economy, la precarieta’, gli stage infiniti, nonche’ l’ampio livello di retribuzioni letteralmente da fame, hanno creato un diffuso, profondo malessere […] che conferma questa perdita di affezione e attrattivita’ del lavoro come strada per realizzare se stessi, e questo anche al netto delle sempre piu’ problematiche condizioni materiali.
Piu’ in generale, le nostre societa’ sembrano avere perso senso riconoscibile, e quindi senza una nuova cornice di senso comune e’ chiaro che ogni singola azione e impegno umano perde energia, convinzione, motivazione. Da qui anche il severo incremento di disagio psichico generalizzato.
Ma c’e’ anche una questione piu’ politica di astensione volontaria dalla macchina sociale economica basata sul lavoro […]
Bastava osservare il semplice fatto che ai vertici delle piramidi sociali di ogni configurazione storica delle societa’ gerarchiche di ogni luogo e tempo, i privilegiati sono sempre state persone impegnate nell’ozio, nel gioco, nei riti, nella socialita’ elitista, nel chiacchiericcio, nella caccia, nell’ammazzare il tempo cercando qualche divertimento eccitante, tutto tranne che “lavorare” […]
Proprio a partire da quel Cinquecento inglese in cui, tra Enrico VIII ed Elisabetta I, si sfornano le leggi per reprimere il vagabondaggio e i mendicanti che si sottraevano al lavoro coatto, frustati, marchiati a fuoco e nei casi peggiori addirittura giustiziati. Il tutto anticipato dalla regola benedettina del pregare e lavorare, la severa disciplina dei monasteri della classe religiosa serva di Dio per scelta.
Da li’ verra’ fuori la spaventosa dilatazione del lavoro, non piu’ finalizzato ai bisogni primari ma a una nuvola di secondari poi esplosi nel consumo esibitivo, nel consumismo, nell’usa e getta, attraverso pubblicita’, marketing, Hollywood e i modelli insensati di pseudo vita.
Tutto lavoro finalizzato a sostenere la riproduzione del capitale, la distribuzione verso l’alto del reddito sociale, la struttura della societa’ occupata a capo chino in modo da non avere altro orizzonte che produrre, consumare, crepare.
Un’occlusione del tempo disponibile passibile di altri impieghi come ad esempio riflettere, progettare altri modi di stare al mondo, leggere e studiare e magari emanciparsi dalla versione appena meno primitiva della sequenza che inizio’ con la schiavitu’, continuo’ con la servitu’, per finire ora con la condizione salariata obbligata dalle necessita’ di sopravvivenza per chi non ha, mentre chi ha e’ preso da importanti problemi di trigonometria relativi a mazze di ferro e palline bianche da infilare in qualche buco su un campo da golf mentre il proprio trader muove il capitale sui mercati di mezzo mondo.
Il lavoro e’ talmente e profondamente introiettato che gli stessi lavoratori diffidano dal considerare una progressiva riduzione dell’orario di lavoro. Occorre ricordare, quanta violenza fu necessaria per far accettare agli esseri umani l’aborrita fatica.

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