Lavoro/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025)

Il digitale rende stupidi i compiti, separandoli dall’intelligenza richiesta per svolgerli con successo.
Quando il digitale separa un compito dall’intelligenza, un algoritmo puo’ intervenire e sostituirci. Il risultato e’ una disoccupazione oggi rapida e diffusa, ma anche nuovi posti di lavoro domani.
Nel lungo termine l’esito potrebbe essere roseo, se solo riuscissimo a governare questa rivoluzione digitale in maniera intelligente ed etica (un grande “se”, senza dubbio). Per esempio, secondo la Banca Mondiale, entro il 2030 il mondo avra’ bisogno di 80 milioni di operatori sanitari, il doppio rispetto al 2013.
In una societa’ sempre piu’ pervasa da algoritmi e processi automatizzati, la questione e’ se e come possiamo fidarci di tecnologie senza cervello che prendono sistematicamente decisioni per noi e al posto nostro […]
Una volta rimpiazzati i colletti blu, i robot potrebbero verniciare le auto del colore sbagliato […]
I rischi sono reali e gravi. La soluzione e’ rimettere al proprio posto un po’ di intelligenza umana. Questo puo’ essere fatto in almeno quattro modi: prima, nel, sul e dopo il processo […]
Abbiamo bisogno degli esseri umani prima del processo perche’ vogliamo progettare il tipo giusto di ia ed eliminare o almeno ridurre al minimo i suoi rischi.
Gli esseri umani dovrebbero essere inclusi nel processo perche’ a volte anche la migliore ia puo’ sbagliare, essere alimentata con dati inesatti o essere usata in modo improprio.
Abbiamo bisogno di poter esercitare un controllo, in modo che alcune decisioni importanti non siano lasciate interamente a macchine senza cervello. Gli esseri umani dovrebbero avere un controllo sul processo perche’, mentre talune decisioni cruciali possono essere troppo complesse o urgenti per essere prese da un essere umano, e’ la nostra supervisione intelligente che dovrebbe controllare e gestire i processi che sono sia complessi che rapidi.
Gli esseri umani dovrebbero anche essere coinvolti dopo il processo, perche’ ci sono sempre problemi che vorremmo risolvere o correggere.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/
https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Intelligenza Artificiale/Kaplan

Intelligenza artificiale: Guida al futuro prossimo – Jerry Kaplan – Luiss (2018)


Viviamo in un sistema economico che distribuisce ricchezza basata principalmente sul lavoro. In effetti, la classica richiesta dei diseredati non consiste in piu’ soldi, ma in un lavoro decente.
Stranamente, tuttavia, questo sistema basato sul lavoro si e’ affermato solo relativamente di recente in molti luoghi.
Nell’antico Egitto, il faraone, considerato un dio vivente, possedeva ogni cosa, in senso letterale, e tutti lavoravano per lui. Il faraone si occupava di distribuire cibo, riparo e altre risorse a volonta’, ovviamente con il vincolo pratico di mantenere stabile la societa’. Se da una parte i beni erano dati come ricompensa per il lavoro, non esisteva il denaro, e percio’ non c’erano stipendi formali, per gran parte della durata dell’impero. E in effetti questa organizzazione funzionava bene, e il sistema economico egiziano duro’ migliaia di anni.
L’Europa medievale funzionava secondo il sistema feudale, che era per molti aspetti una variante dello stesso tipo di organizzazione, anche se l’usufrutto delle terre – i feudi – era di solito legato all’obbligo di servire militarmente ogni volta che ce ne fosse bisogno.
Piu’ di recente, il sistema inglese dell’aristocrazia terriera, correlato con ma non identico alla nobilta’ ereditaria (il titolo di pari ), e’ perdurato nella pratica, se non nelle politiche, fino al Ventesimo secolo inoltrato […]
In nessuno di questi casi la classe dominante si guadagnava il proprio status economico con il lavoro.
La persistenza di sistemi di questo tipo e’ legata alla prevalenza dell’agricoltura come principale oggetto dell’attivita’ umana: storicamente, gran parte dei beni della societa’ consistevano proprio nelle terre, la qual cosa ha fatto si’ che la proprieta’ terriera e’ stata diffusamente sinonimo di ricchezza […]
Il problema, nel mercato del lavoro moderno, e’ che, per quanto tu possa lavorare, il grosso della ricchezza prodotta non spettera’ a te. Piuttosto, una parte di essa sara’ utilizzata per trovare modi di renderti ancora piu’ produttivo, un eufemismo per l’automatizzazione dei processi che mettera’ le persone, te compreso, al di fuori del mercato del lavoro.
Un numero sempre crescente di coloro che, tra economisti e tecnologi, studiano il mercato del lavoro e la disuguaglianza di reddito, me compreso, crede che siamo sulla soglia di una sostanziale accelerazione nell’applicazione delle tecnologie di IA, il cui rapido sviluppo avra’ con tutta probabilita’ l’effetto di aumentare drasticamente la produttivita’, e altrettanto rapidamente di togliere il lavoro a tantissimi.
Se questo dovesse accadere, potremmo trovarci davanti a una scelta difficile: cambiare il nostro sistema economico per gestire gli inevitabili sconvolgimenti sociali che ci saranno e mantenere la crescita economica, oppure passare anni durissimi assistendo all’apparente contraddizione di una produttività in aumento in mezzo alla poverta’ diffusa.

Info:
https://internetmanagerblog.com/2018/08/01/recensione-libro-intelligenza-artificiale-guida-al-futuro-prossimo-jerry-kaplan/
https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/jerry-kaplan-lai-del-futuro-dovra-apprendere-e-migliorare-in-modo-continuo-e-incrementale/
https://www.premio-asimov.it/biblioteca/intelligenza-artificiale/

https://www.wired.it/article/jerry-kaplan-intervista-ai-generativa/
https://www.domanipress.it/intervista-jerry-kaplan-vi-spiego-perche-non-ce-alcun-motivo-di-temere-lintelligenza-artificiale/
https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/moltofuturo/intelligenza_artificiale_jerry_kaplan_pioniere_silicon_valley_non_abbiate_paura-8605254.html

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)


 Miliardi di persone possono accedere ai Large Language Model [LLM] e usarli per diventare piu’ produttivi.
Dopo decenni di ricerca sull’innovazione e studi su ogni categoria, dagli idraulici ai bibliotecari, passando per i chirurghi, sappiamo che quando le persone possono accedere a uno strumento d’uso generale, trovano il modo di servirsene per semplificare e migliorare il proprio lavoro.
Questo spesso porta a invenzioni dirompenti, a sistemi per usare la AI che possono rivoluzionare un intero settore. Gia’ oggi possiamo osservare come le persone semplifichino alcuni compiti, approcciandosi in modo diverso alla programmazione e automatizzando parti lunghe e noiose del proprio lavoro.
Non sempre, pero’ chi inventa un nuovo sistema lo comunica alla propria azienda; accade spesso che le invenzioni vengano mantenute segrete.
Questi cyborg e centauri non escono allo scoperto per almeno tre motivi, tutti correlati alla stessa cosa: vogliono evitare guai.
Innanzitutto c’e’ un problema di policy organizzativa. Molte aziende, dalla J.P. Morgan alla Apple, inizialmente hanno vietato l’uso di ChatGPT, principalmente per evitare problemi legali. Questi divieti hanno pero’ spinto gli impiegati a usare la AI di nascosto sul proprio telefono […]
Ma non e’ il solo motivo per il quale gli utenti AI temono di venire allo scoperto come cyborg.
Gran parte del valore della AI deriva dal fatto che gli altri non sanno che la usiamo. La capacita’ della AI di scrivere cose che sembrano opera di esseri umani ha un impatto molto maggiore quando chi legge e’ convinto di trovarsi di fronte a una creazione umana. La ricerca ha infatti riscontrato che quando leggiamo i contenuti creati da una AI cambiamo modo di valutarli se siamo convinti che li abbia scritti una persona […]
Arriviamo cosi’ alla terza preoccupazione, il timore giustificato che capire come si puo’ lavorare con la AI equivalga a scavarci la fossa da soli, rendendoci sostituibili. Che succede se un lavoratore capisce come automatizzare il 90% di un certo lavoro, lo dice al proprio capo e l’azienda licenza il 90% dei suoi colleghi? Meglio non dire niente a nessuno.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Lavoro/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025)


Un ampio rapporto di ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Office, ILO) ha esaminato il grado di esposizione di varie occupazioni e mansioni a questa tecnologia trasformativa [intelligenza artificiale], usando lo stesso gpt-4 per stimare il potenziale di automazione o di incremento di determinate categorie lavorative.
Si tratta di un buon punto di partenza.
Come prevedibile, il rapporto dell’ilo indica che i ruoli impiegatizi e amministrativi di routine sono quelli che corrono il maggior rischio immediato di automazione. Questi lavori comportano tipicamente compiti ripetitivi e facili da codificare, fortemente suscettibili di sostituzione algoritmica.
Tuttavia, l’analisi ha anche sottolineato che molte professioni, soprattutto quelle che richiedono processi decisionali complessi, interazioni socio-emotive e un’elevata creativita’, saranno probabilmente incrementate invece che sostituite. In questi contesti l’ia costituisce un complemento delle attivita’ umane, rimodellando ruoli e responsabilita’ anziche’ eliminarli del tutto […]
Il rapporto dell’ilo ha messo in evidenza che l’impatto dell’ia non si manifestera’ in modo uniforme nei mercati del lavoro a livello globale. Paesi con diversi livelli di reddito presentano diversi gradi di esposizione e adattabilita’ alla trasformazione in corso. Le economie a basso reddito, per esempio, potrebbero incontrare sfide peculiari a causa dei limiti delle infrastrutture tecnologiche e dei livelli piu’ bassi di capitale umano. Al contrario, i paesi a reddito piu’ elevato sono in una posizione piu’ favorevole per sfruttare l’ia generativa come leva per accrescere produttivita’ e innovazione e per creare nuovi posti di lavoro […]
Sebbene il mercato del lavoro debba senz’altro affrontare gli sconvolgimenti prodotti dall’ia generativa, l’evidenza storica, la teoria economica e le recenti ricerche empiriche suggeriscono che questi sconvolgimenti non daranno luogo a forme di disoccupazione permanente e diffusa. Al contrario, la vera sfida – come sottolineato ripetutamente da molte analisi […] – consiste nel gestire efficacemente la transizione: investendo in modo sostanziale nella formazione e nell’apprendimento continuo, potenziando le reti di sicurezza sociale, promuovendo strategie di innovazione inclusive e garantendo un accesso equo alle nuove opportunità di lavoro.
E’ puro buon senso. Le affermazioni allarmistiche sulla distruzione massiccia di posti di lavoro possono catturare l’attenzione dei media, ma trascurano fattori importanti di mitigazione e distraggono i politici dal compito costruttivo di plasmare il futuro digitale in modo umano, inclusivo e proficuo per la societa’.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)

 La AI sembra tanto umana anche perche’ viene addestrata con quello che scriviamo e diciamo.
Nei training data si fanno pertanto strada anche i nostri bias. Come gia’ detto, parte del training deriva dall’open web, che nessuno considererebbe un buon esempio di luogo non tossico dove imparare qualcosa.
I bias scontano inoltre il fatto che si tratti di dati scelti da aziende di AI americane o comunque anglofone.
All’interno di tali aziende, gli informatici sono inoltre prevalentemente uomini, coi loro bias su quali dati sia importante raccogliere. Di conseguenza, la visione del mondo fornita alla AI e’ distorta, in quanto i suoi training data non rappresentano affatto la diversity della popolazione di internet, e ancor meno del pianeta.
Le conseguenze su come percepiamo gli altri e interagiamo con loro possono essere molto gravi, considerando anche che l’AI verra’ sempre piu’ usata in ambiti quali pubblicita’, scuola, spettacolo e giustizia.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Green New Deal/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025) 


Gli adepti della singolarita’ [o singolarita’ tecnologica: si intende il momento in cui l’Intelligenza Artificiale, migliorandosi da sola, superera’ quella Umana] credono in tre dogmi.
In primo luogo, la creazione di una qualche forma di ultraintelligenza artificiale e’ probabile, o almeno non impossibile in futuro. Per alcuni di essi e’ addirittura prevedibile […]
In secondo luogo, l’umanita’ corre un rischio significativo di essere dominata da questa ultraintelligenza.
In terzo luogo, l’attuale generazione ha la principale responsabilita’ di garantire che la singolarita’ non si verifichi o, nel caso in cui si verifichi, che sia benigna e vada a beneficio dell’umanita’.
I tre dogmi hanno tutti gli elementi di una visione manichea del mondo: il Bene che combatte il Male, toni apocalittici, l’urgenza del “dobbiamo fare qualcosa ora o sara’ troppo tardi”, una prospettiva escatologica della salvezza umana e un appello alle paure e all’ignoranza.
Mettete tutto questo in un contesto in cui le persone sono giustamente preoccupate per l’impatto delle tecnologie digitali sulle loro vite, soprattutto nel mercato del lavoro, nella politica, nei crimini e conflitti informatici, e in cui i mass media riportano ogni giorno l’esistenza di nuovi congegni e disastri informatici senza precedenti, e otterrete in tal modo la ricetta perfetta per un dibattito che provoca distrazione di massa, un oppiaceo digitale per il grande pubblico […]
Ritengo che il credo della singolarita’ non sia ne’ divertente ne’ soltanto irritante dal punto di vista logico, ma anche capace di distrarre in modo irresponsabile dai problemi reali, e talora di proposito.
E’ una preoccupazione tipica del mondo ricco, che puo’ impensierire gli abitanti di societa’ opulente che sembrano dimenticare i veri mali che opprimono l’umanita’ e il nostro pianeta.
Sfortunatamente, la pandemia di covid-19 ha ricordato ai catastrofisti che abbiamo problemi seri, urgenti e tragici. A prescindere da cio’ che pensa Musk, “la nostra piu’ grande minaccia esistenziale” e’ il cambiamento climatico, non una fantomatica ia.
E’ immorale speculare su scenari hollywoodiani quando, gia’ nel 2019, miliardi di persone nel mondo continuano a soffrire per lo scarso accesso all’acqua, a condizioni sanitarie e all’igiene, secondo un nuovo rapporto dell’unicef e dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’. Circa 2,2 miliardi di persone nel mondo non dispongono di servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro, 4,2 miliardi di persone non dispongono di servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro e 3 miliardi non dispongono di strutture di base per il lavaggio delle mani.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/
https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Intelligenza Artificiale/Parisi

Le simmetrie nascoste. Perche’ la fisica e’ alle radici dell’intelligenza artificiale di oggi e di domani – Giorgio Parisi – Rizzoli (2026) 


In un mondo in cui enormi societa’ private investono centinaia di miliardi nell’intelligenza artificiale, sono convinto che ci sia bisogno di una forte ricerca pubblica […]
E’ importante che queste conoscenze, questi avanzamenti siano condivisi, perche’ la scienza si sviluppa grazie alla condivisione delle conoscenze, mentre le aziende private tendono a usare solo per se’ i progressi tecnologici che raggiungono […]
Sono necessari centri pubblici dove gli scienziati possano interagire con altri scienziati senza subire restrizioni relative a segreti industriali o militari.
Uno di questi potrebbe nascere in Europa: c’e’ bisogno di una istituzione pubblica per l’IA, una specie di CERN (il centro di ricerca per la fisica delle alte energie, creato nel dopoguerra da dodici Paesi europei vicino a Ginevra), forse su scala piu’ piccola, almeno all’inizio.

Info:
https://ilbolive.unipd.it/it/news/cultura/lintelligenza-artificiale-giorgio-parisi-rottura
https://maddmaths.simai.eu/divulgazione/letture-matematiche/letture-matematiche-le-simmetrie-nascoste-giorgio-parisi/
https://www.iodonna.it/spettacoli/libri/2026/02/08/le-simmetrie-nascoste-giorgio-parisi-nobel-fisica-recensione-libro-serena-dandini/
https://ilmanifesto.it/giorgio-parisi-un-nobel-tra-scienza-e-politica

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)

La AI come persona […]
Un errore comune e diffuso e’ ritenere che la AI, in quanto software, debba comportarsi come ogni altro software […]
La AI non riesce pero’ a comportarsi come un software tradizionale, che e’ prevedibile, affidabile e segue una serie stringente di regole. Se ben costruito e ripulito dai bug, un software ottiene ogni volta gli stessi risultati. La AI invece e’ l’esatto contrario di prevedibile e affidabile. Puo’ sorprenderci con soluzioni innovative, dimenticarsi di quello che sa fare, essere preda di allucinazioni e darci risposte sbagliate. L’imprevedibilita’ e l’inaffidabilita’ possono dare origine a interazioni molto affascinanti […]
Per il software tradizionale esistono tutorial e manuali di istruzioni, ma non per la AI. Non esiste una guida definitiva su come usare la AI nella nostra organizzazione. Stiamo tutti imparando con l’esperienza, inserendo prompt [domanda impartita al sistema] come fossero formule magiche e non codici di un normale software […]
Trattate la AI come fosse un umano in quanto, da molti punti di vista, si comporta cosi’. Questo approccio, che riecheggia il mio principio “trattala come una persona”, puo’ aiutarvi a capire meglio quando e come usare la AI, se non in senso tecnico, almeno in senso pratico.
La AI da’ il meglio in mansioni estremamente umane. Sa scrivere, analizzare, codificare e chattare. Puo’ farci da consulente o vendere i nostri prodotti e svolgere mansioni che ci farebbero perdere tempo, aumentando la nostra produttivita’. Fa pero’ fatica con compiti nei quali in genere le macchine sono bravissime, come ripetere costantemente un processo o svolgere calcoli complessi senza assistenza. Inoltre i sistemi AI fanno errori, dicono bugie e danno risposte assurde, proprio come gli umani. Ogni sistema ha punti di forza e debolezza tutti suoi, proprio come ogni nostro collega. Per capirli, dovremo lavorare un po’ con quella determinata AI, impiegando tempo e accumulando esperienza. Le capacita’ dei sistemi di AI possono variare a seconda del compito, da un livello da scuola media a uno da dottorato […]
La AI come collega […]
Quando le persone cominciano a usare seriamente la AI, chiedono sempre se il loro lavoro sia destinato a cambiare. La risposta e’ probabilmente si’.
Si tratta di una domanda importante, al punto che almeno quattro diversi team di ricercatori hanno cercato di quantificare la sovrapposizione tra i lavori che sanno svolgere gli umani e quelli che sa fare una AI, servendosi di un ricco database dei tipi di lavoro richiesto in 1016 professioni diverse. Tutti gli studi sono arrivati alle stesse conclusioni: non c’e’ quasi nessun lavoro che non abbia margini di sovrapposizione con le capacita’ delle AI […]
Dei 1016 lavori presi in considerazione, solo 36 non presentavano sovrapposizioni con la AI: ballerini, atleti, addetti al battipalo, riparatori di tetti e meccanici specializzati in motociclette […]
Come avrete notato, si tratta di lavori estremamente fisici, per svolgere i quali e’ cruciale la capacita’ di movimento. Ci dimostra come, almeno per ora, la AI non abbia un corpo […]
Pertanto, a prescindere dalla sua natura, e’ probabile che nell’immediato futuro il vostro lavoro e quello della AI avranno dei margini di sovrapposizione.
Non significa necessariamente che vi rimpiazzeranno. Per capire perche’, dobbiamo osservare il lavoro piu’ nel dettaglio, considerandolo secondo una serie di piani diversi. Ogni lavoro e’ composto da una serie di mansioni. I lavori sono parte di sistemi piu’ grandi. Non possiamo capire l’impatto della AI sul lavoro se non teniamo in considerazione anche le mansioni e i sistemi. Prendiamo per esempio il mio ruolo di insegnante in una business school. Come dicevo, su 1016 lavori, il mio e’ al 22° posto tra quelli che si sovrappongono maggiormente a quanto sa fare una AI: sono un filo preoccupato. Il mio lavoro non e’ pero’ un’entita’ unica e indivisibile. E’ composto da una serie di mansioni: insegnare, ricercare, scrivere, stilare rapporti annuali, usare il mio computer, scrivere lettere di presentazione e altro. “Professore” e’ solo un’etichetta: il lavoro quotidiano e’ una miscela dei compiti appena citati.
La AI potra’ svolgere alcune di queste mansioni? La risposta e’ si’, e francamente non mi dispiace affatto delegargliene alcune, come la compilazione delle scartoffie amministrative. Significa pertanto che il mio lavoro scomparira’? Non del tutto. Eliminare alcune mansioni non elimina un lavoro. Proprio come il trapano elettrico non ha eliminato il lavoro del falegname ma lo ha reso piu’ efficiente.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)

Che le AI esistano e’ un dato di fatto e pertanto dobbiamo capire come usarle e stabilire alcune regole base […]
principio 1: aggiungi un posto a tavola per la AI.
Dovremmo chiedere sempre alla AI di aiutarci, a meno che non sussistano problemi etici o legali. Impareremo con l’esperienza che l’aiuto della AI puo’ essere soddisfacente, frustrante, inutile o snervante.
Ma non ci rivolgeremo a lei solo per farci aiutare; familiarizzare con le capacita’ della AI ci permettera’ di comprendere meglio come possa assisterci o rappresentare una minaccia per noi e per il nostro lavoro […]
La AI puo’ assumere il ruolo di seconda testa pensante che ci aiuti a prendere decisioni e a riflettere sulle nostre scelte (invece di limitarci a chiederle di prendere decisioni al posto nostro). Nel mondo attuale le capacita’ umane di decision-making possono essere potenziate in modi nuovi […] possiamo cominciare a usare la AI anche per aiutare noi stessi, per questioni sia professionali sia personali.
Le doti e le debolezze della AI non sempre rispecchiano le nostre, ed e’ un bene. Il fatto che il suo pensiero e il suo approccio siano diversi dai nostri puo’ condurci a soluzioni innovative e idee che a un essere umano non verrebbero mai in mente.
Mentre cerchiamo di capire la forma della frontiera frastagliata non ci limitiamo a comprendere i punti di forza della AI, ma esploriamo anche le sue debolezze. Usando la AI nelle nostre mansioni quotidiane ne comprendiamo meglio limiti e capacita’: una conoscenza inestimabile in un mondo nel quale la AI e’ sempre piu’ presente come collega di lavoro.
La maggior familiarita’ con i Llm [Large Language Model] ci permette non solo di sfruttarne meglio la potenza, ma anche di capire per tempo come potra’ minacciare il nostro lavoro, attrezzandoci a un futuro che richiedera’ un’integrazione perfetta tra intelligenza artificiale e umana […]
principio 2: sii l’umano nel processo
Per ora, la AI lavora meglio con l’aiuto degli umani. La cosa piu’ conveniente e’ essere quegli umani che la aiutano […]
Partecipando in modo attivo ai processi della AI manterremo il controllo sulla tecnologia e le sue applicazioni, assicurandoci che le soluzioni basate sulla AI siano allineate ai nostri valori e standard etici e alle nostre norme sociali. Ci rendera’ inoltre responsabili dell’output della AI, prevenendo alcuni dei suoi possibili danni […]
principio 3: tratta la ai come una persona (ma cerca di capire che tipo di persona sia) […]
Trattare una AI come una persona puo’ dar vita ad aspettative irrealistiche e paure immotivate o spingerci a fidarci ingenuamente. E’ un rischio che riguarda tutti: il grande pubblico, chi ci governa e perfino gli stessi ricercatori. Rischiamo di dimenticarci che la AI e’ un software e di farci idee sbagliate sulle sue capacita’ […]
Immaginiamo la nostra collaboratrice AI come una stagista infinitamente rapida, pronta a compiacerci ma incline talvolta ad alterare la verita’ […]
Ricordatevi che il vostro stagista AI, per quanto velocissimo e pieno di conoscenze, non e’ infallibile. E’ essenziale che lo valutiate criticamente e che trattiate la AI come uno strumento al vostro servizio. Definendone la personalita’, coinvolgendolo nel processo di elaborazione e non smettendo mai di guidarlo, potremo sfruttare la AI come una forma di co-intelligenza collaborativa.
principio 4: non userete mai una ai peggiore di quella che state usando adesso […]
Non c’e’ motivo di pensare che presto i sistemi AI smetteranno di progredire, ma anche se accadra’ migliorera’ il nostro modo di usarli: inevitabilmente, il software del futuro sara’ migliore di quello odierno […]
La AI impara a fare sempre piu’ cose che ritenevamo solo per gli umani: dovremo pertanto fare i conti con la meraviglia – e con l’angoscia – di convivere con co-intelligenze aliene sempre piu’ potenti.
Osservando le sempre nuove competenze della AI possiamo desumere che i suoi limiti attuali siano transitori e aprirci ai possibili sviluppi ci aiuterà a adattarci al cambiamento e ad abbracciare queste nuove tecnologie restando competitivi in un panorama del lavoro che cambia rapidamente.
Come stiamo per vedere, non si tratta di uno scenario semplice, ma per ora stiamo solo cominciando a intravedere come potremo usare la AI per cambiare il nostro lavoro, la nostra vita e noi stessi.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022) 


Siamo tentati di affermare che, dal momento che le macchine non possono ragionare come noi, non adopereranno mai il discernimento; dal momento che non possono pensare come noi, non eserciteranno mai la creativita’; dal momento che non possono provare sentimenti come noi, non saranno mai empatiche.
E puo’ darsi che sia tutto vero. Ma si dimentica di riconoscere che le macchine potrebbero comunque essere in grado di portare a termine compiti che, quando sono compiuti da un essere umano, richiedono empatia, discernimento o creativita’, eseguendoli in un qualche modo totalmente diverso […]
Non e’ necessario risolvere il mistero del funzionamento di cervello e mente per costruire macchine le cui prestazioni possano superare quelle delle persone.
E, se le macchine non hanno bisogno di riprodurre l’intelligenza umana per essere altamente capaci, non c’e’ ragione di pensare che quanto gli esseri umani sono in grado di fare attualmente rappresenti un limite per cio’ che potranno fare le macchine future. Tuttavia e’ quello che si da’ di solito per scontato: che le macchine non potranno mai andare oltre le prodezze intellettuali degli umani. Ma questo, semplicemente, non e’ affatto plausibile.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/