Lavoro/Fraser

Capitalismo. Una conversazione con Rahel Jaeggi – Nancy Fraser – Meltemi (2019)

Le societa’ capitaliste, per come le conosciamo, hanno avuto la tendenza ad abolire il lavoro coatto tipico delle societa’ feudali.
Esse hanno istituzionalizzato il lavoro libero sul presupposto che i lavoratori sono liberi e uguali […]
La forza lavoro dei “lavoratori liberi” e’ stata considerata il bene che una parte del contratto legale (il lavoratore) possiede e vende all’altra parte (il datore di lavoro capitalista) […]
Il mercato del lavoro capitalista non funzionerebbe senza lavoratori legalmente liberi e indipendenti […]
Il lavoro nel capitalismo e’ libero in un doppio senso.
I lavoratori sono liberi di lavorare ma anche “liberi di morire di fame” qualora non aderissero al contratto di lavoro […]
Sono liberi anche in un secondo senso: sono esonerati, come abbiamo appena detto, dall’accesso ai mezzi di sussistenza e di produzione, cosi’ come dai diritti d’uso consuetudinario della terra e degli strumenti. In altre parole, sono sgravati da quel tipo di risorse e di diritti che potrebbero permettere loro di astenersi dal mercato del lavoro.

Info:
https://kriticaeconomica.com/letture-kritiche/finalmente-siamo-tornati-a-parlare-di-capitalismo-nancy-fraser/
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/fazio-jaeggi-manifesto-capitalismo-fraser.pdf
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/fazi-manifesto-capitalismo-fraser.pdf
http://www.linterferenza.info/contributi/nancy-fraser-capitalismo-conversazione-rahel-jaeggi/
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-si-infiltra-nelle-nostre-vite-quotidiane/

Lavoro/Benanav

Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo – Aaron Benanav – Luiss (2022 )


Denaro gratuito” (UBI/Rbi) Il dibattito sull’automazione si regge su quattro principi fondamentali.
Il primo sostiene che i lavoratori sono gia’ stati soppiantati da macchine sempre piu’ progredite, dando luogo cosi’ a una crescita sempre piu’ considerevole di “disoccupazione tecnologica”.
Secondo, questa sostituzione e’ un segnale indiscusso del fatto che siamo vicini a raggiungere una societa’ in buona parte automatizzata, nella quale quasi tutto il lavoro sara’ eseguito da macchine semoventi e da computer intelligenti.
Terzo, anche se l’automazione dovesse comportare la liberazione collettiva del genere umano dalla fatica fisica del lavoro, viviamo in una societa’ nella quale la maggior parte delle persone deve lavorare per vivere, il che significa che il sogno potrebbe benissimo trasformarsi in un incubo.
Quarto, di conseguenza l’unico modo per scongiurare la catastrofe di una disoccupazione di massa – come quella in corso negli Stati Uniti nel 2020, sebbene per motivi assai diversi – e’ istituire il reddito universale incondizionato (Ubi, Universal basic income), spezzando una volta per tutte il rapporto diretto tra entita’ dei redditi percepiti dalle persone e quantita’ di lavoro che svolgono.

Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/

https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/

Capitalismo/Galli

Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita – Giorgio Galli, Francesco Bochicchio – Mimesis (2018)


Nell’analisi di Keynes l’obiettivo principale perseguito, anzi il vero elemento centrale, e’ la piena occupazione, essenziale per sostenere la domanda, intorno a cui, come noto, ruota la politica economica [..]
Tale obiettivo e’ incompatibile con la natura e con l’essenza del capitalismo che non puo’ concedere la piena occupazione, dovendo per forza di cose alimentare l’esercito industriale di riserva (come compreso da Marx) per abbassare le pretese dei lavoratori occupati (e cio’ viene confermato dalle attuali dinamiche, che hanno portato all’abolizione dell’art. 18 sulla base dell’assunto della divisione del mercato del lavoro in due tra garantiti e precari, e la remunerazione e’ in costante diminuzione […]
Se la piena occupazione e’ incompatibile con le dinamiche del capitalismo, il problema e’ come correggere tali dinamiche per assicurarla invece di aspettare in modo fideistico il superamento del capitalismo.
Il capitalismo deprime l’occupazione e cosi’ rende chimerica la piena occupazione al fine di abbassare le pretese, economiche e normative, dei lavoratori, pretese queste che se lasciate libere di realizzarsi pregiudicano l’obiettivo del capitalismo di massimizzazione del profitto e dell’accumulazione.

Info:
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/marchesi-libero-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/quotidiano-sud-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Sappiamo bene quanto, ovunque nel mondo, partiti e governi traggano vantaggio dagli antagonismi interni alla classe lavoratrice.
Soprattutto nei momenti in cui il malessere sociale e’ piu’ forte, essi soffiano sul fuoco per accendere l’odio dei deboli e scaricarlo contro quelli che sono ancora piu’ deboli.
Presentate come un modo per proteggere i cittadini, le leggi restrittive sull’immigrazione (introdotte non a caso con la fine del colonialismo e della schiavitu’) aggiungono all’esercito di riserva una massa di stranieri illegali, privi in molti casi persino dei diritti politici, che portano al ribasso la competizione nel mercato del lavoro. Basti pensare che il settore della ristorazione a New York crollerebbe senza gli immigrati messicani che guadagnano al di sotto del salario minimo legale. In tutte le principali metropoli la si- tuazione è la stessa  […]
Abbiamo dunque capito che per l’economia capitalistica la disoccupazione non e’ un male eccezionale ma un bene costitutivo e necessario, che difende un «sano» rapporto di forza tra capitale e lavoro.
La paura della disoccupazione agisce come strumento che crea ordine e disciplina, ed e’ talmente forte che porta i lavoratori non soltanto ad accettare la propria condizione di salariati molto spesso insoddisfatti, ma anche ad adeguarsi a stipendi sempre piu’ bassi […]
Per soddisfare i nostri bisogni, dipendiamo da un sistema la cui logica non e’ soltanto indifferente a essi ma prevede il nostro sfruttamento.
La crescita economica e’ prodotta da un ordine sociale e politico ben preciso, nel quale la maggioranza dei cittadini e’ tenuta a vendere la propria forza lavoro in cambio di un (basso) salario.
E’ un punto fermo e indiscutibile della societa’ in cui viviamo. E’ quello che abbiamo chiamato l’ordine del capitale. L’ordine del capitale ha una natura essenzialmente relazionale, quindi politica.
Questo e’ un punto determinante che deve essere riportato al centro della discussione pubblica. L’ordine del capitale non e’ un dato naturale garantito una volta e per sempre, al contrario, esso va costantemente difeso. E’ un ordine fragile e l’austerita’ e’ il mezzo che e’ stato perfezionato nel corso del tempo per salvaguardarlo. L’austerità «gestisce» l’economia nel senso piu’ radicale del termine: produce precarieta’, ci rende docili e controllabili. Fa si’ che il modello economico non venga mai messo in discussione.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Capitalismo/Chomsky

Un altro futuro è possibile – Noam Chomsky, C.J. Polychroniou – Ponte alle Grazie (2025)


L’assalto neoliberista e’ un fattore importante nel crollo dell’ordine sociale; cosi’ si genera la rabbia, la disillusione, la paura e il disprezzo per le istituzioni nei cittadini, i quali si accorgono che quelle istituzioni non operano nel loro interesse.
Elemento cruciale dell’assalto neoliberista e’ stato quello di privare i suoi bersagli dei mezzi con cui difendersi. Ronald Reagan e Margaret Thatcher inaugurarono l’era neoliberista attaccando i sindacati, la prima linea difensiva dei lavoratori contro la guerra di classe.
Diedero inoltre la stura alle aggressioni delle aziende ai danni della classe lavoratrice. Aggressioni spesso illegali, ma e’ un fatto di secondaria importanza se lo Stato che esse controllano si volta dall’altra parte.
Una difesa fondamentale contro la guerra di classe e’ una cittadinanza istruita e informata.
L’istruzione pubblica e’ stata oggetto di una feroce aggressione negli anni neoliberisti: drastici definanziamenti, un modello aziendalistico che preferisce i lavoratori a basso costo e facilmente sacrificabili (supplenti, studenti laureati) ai docenti strutturati, modelli di insegnamento basati sui test che indeboliscono il pensiero critico e la ricerca, e tanto altro ancora. Molto meglio avere una popolazione passiva, obbediente e atomizzata, anche se arrabbiata e risentita, e quindi facile preda dei demagoghi, i quali sono bravissimi a cavalcare le correnti maligne che scorrono non troppo sotto la superficie in ogni societa’.

Info:
https://www.carocci.it/wp-content/uploads/2024/10/12-04-2025-10-lanotizia.pdf?srsltid=AfmBOoq8IYMCOrvVnlDHmAvNSzrOQuX4KTjC-56DkO_bsmUMJ3RfjrzU
https://www.anapia.it/2025/04/30/un-altro-futuro-e-possibile/

Lavoro/Volpi

I padroni del mondo – Alessandro Volpi – Laterza (2024)


Nel corso degli anni Sessanta e Settanta il miglioramento delle condizioni dei lavoratori italiani e’ stato determinato dall’introduzione di una serie di servizi gratuiti e universali, erogati in base al reddito, dalla sanita’, all’istruzione, alle pensioni.
In estrema sintesi, si trattava del cosiddetto salario reale che cresceva non solo per l’incremento delle retribuzioni quanto soprattutto per la prerogativa per i lavoratori di non dover pagare molti dei servizi essenziali.
Da qualche anno ormai questo modello e’ stato progressivamente abbandonato e sostituito da un altro schema, politico e sociale, peraltro gia’ largamente diffuso in giro per il mondo da decenni, che e’ stato definito in piu’ modi sempre riconducibili al neoliberismo ma che, con l’avvento delle “nuove” destre, e’ diventato ancora piu’ aggressivo perche’, spesso, nascosto dietro inesistenti connotazioni popolari.
Si forniscono bonus, in genere sotto forma di una tantum, senza troppi riguardi al reddito disponibile e si abbatte il carico fiscale, soprattutto per alcune categorie e alcune fasce di reddito, per lasciare piu’ risorse ai cittadini ma, con minori entrate pubbliche e con erogazioni di sussidi ancora una tantum, reiterati nel tempo, si rende piu’ difficile mantenere in vita la spesa per i servizi essenziali che tornano ad essere a pagamento, come accadeva negli anni Cinquanta.

Info:
https://www.thedotcultura.it/alessandro-volpi-ecco-chi-sono-i-padroni-del-mondo/
https://valori.it/fondi-padroni-mondo-libro-alessandro-volpi/

https://altreconomia.it/chi-controlla-i-padroni-del-mondo/
https://sbilanciamoci.info/i-fondi-dinvestimento-padroni-del-mondo/

Economia di mercato/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


L’industria della carne suina in Germania offre un buon esempio dei diversi modi in cui l’esperienza del virus sta incidendo sui flussi commerciali internazionali, accorciandoli o perlomeno riorientandoli.
La Germania e’ il terzo paese al mondo nella produzione di carne suina. Qui vengono allevati regolarmente circa 25,5 milioni di suini, uno per ogni tre abitanti; ogni anno, 55 milioni di suini grosso modo trovano la morte nei macelli tedeschi.
Nel primo semestre del 2020 furono prodotti circa 2,6 milioni di tonnellate di carne di maiale, di cui un quarto esportato in Cina, pari quasi al doppio rispetto al normale, a causa di un’epidemia suina nel paese destinatario. Nel complesso, sui quasi 5 milioni di tonnellate prodotti annualmente, 2,4 sono esportazioni.
I primi mesi della pandemia nel 2020, quando in uno dei principali stabilimenti produttori di carne suina in Germania parte del personale contrasse il virus, illustrano bene in che modo l’industria tedesca realizzi i propri record di produzione ed esportazione in un’economia mondiale globalizzata.
Per la stragrande maggioranza si trattava di lavoratori a basso costo dell’Europa dell’Est, assunti con stipendi da fame come falsi autonomi da altrettanto false e autonome societa’ subappaltatrici, e piu’ o meno obbligatoriamente alloggiati in gran numero in angusti alloggi appartenenti ai loro datori di lavoro, in cambio di affitti piuttosto esosi; questo e le miserevoli condizioni di lavoro nel macello in cui erano impiegati furono indicati come fattori responsabili del contagio di massa.
Le condizioni scandalose del settore erano note da anni e avevano destato regolarmente l’interesse dell’opinione pubblica, senza pero’ alcun risultato, forse anche per il carattere inviolabile di cui il surplus di esportazioni gode in Germania.
L’elevato rischio di contagio che i lavoratori colpiti rappresentavano anche per la popolazione locale cambio’ le cose.
Al contempo, le notizie inerenti all’industria della carne e al suo modello di profitto richiamarono l’attenzione pubblica su alcuni degli aspetti piu’ mostruosi dell’economia globalizzata. Ci si comincio’ a chiedere, con maggior o minor insistenza, per quale motivo la produzione di carne destinata a un paese perlopiu’ ancora agricolo come la Cina dovesse aver luogo in un altro, densamente popolato, ad alto livello di industrializzazione e con salari piu’ elevati quale e’ appunto la Germania, a costi pero’ competitivi sul mercato mondiale, cioe’ spietatamente depressi, in condizioni disumane e al prezzo non solo di notevoli problemi ambientali – come lo smaltimento del letame –, ma anche degli orrori dell’allevamento in fabbrica, quale dazio per la maggior competitivita’ dell’industria tedesca delle esportazioni.
Tutto questo in netto contrasto con la tendenza di consumatori piu’ consapevoli e la loro preferenza per alimenti “a chilometro zero”. Il Coronavirus, a quanto almeno lascia sperare, potrebbe forse rafforzare questa tendenza, anch’essa nell’ordine di un accorciamento delle filiere.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Lavoro/Benanav

Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo – Aaron Benanav – Luiss (2022 )


In realta’ il progresso tecnologico e’ molto intensivo dal punto di vista dell’uso delle risorse, e costringe i ricercatori a seguire alcune strade di ricerca a discapito di altre.
Nella nostra societa’, le aziende devono concentrare i loro sforzi nella messa a punto di tecnologie che portino a risultati redditizi […]
Ne consegue che, come tutte le tecnologie moderne, queste offerte digitali sono ben lontane dall’essere “socialmente neutre”.
Internet, cosi’ come e’ stato messo a punto dal governo degli Stati Uniti e modificato dalle imprese capitalistiche, non e’ l’unico Internet che potrebbe esistere. Altrettanto si potrebbe dire della robotica: scegliendo tra i possibili percorsi del progresso tecnologico, il controllo del capitale sul processo lavorativo resta di primaria importanza.
Le tecnologie in grado di conferire potere agli operai alla catena di montaggio non vengono sviluppate, mentre le tecnologie che permettono una sorveglianza minuziosa di quegli stessi operai stanno diventando rapidamente prodotti molti richiesti.
Queste peculiarita’ del cambiamento tecnologico nelle societa’ capitalistiche hanno implicazioni importanti per chiunque cerchi di trasformare i mezzi tecnici esistenti in nuovi strumenti in grado di emancipare.
E’ altamente inverosimile che i progressi tecnologici trainati dai profitti possano avere la meglio sull’ingrata fatica del lavoro umano in quanto tale, quanto meno da soli e specialmente quando la manodopera resta a basso costo, abbondante e facilmente sfruttabile.

Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/

https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

La disoccupazione non e’ un’eccezione determinata da fattori esterni ma e’ la regola del mercato.
Per di piu’, lungi dall’essere un problema per il nostro sistema economico, e’ anzi fortemente funzionale alla sua riproduzione.
Le file crescenti dell’esercito di riserva hanno storicamente consentito di espandere l’economia capitalistica. Attraverso questa popolazione ridondante, chi detiene il capitale ha modo di reperire manodopera disponibile a costi contenuti […]
Fermiamoci allora un momento al caso italiano, per affrontare il cuore della questione politica della disoccupazione.
Secondo il VI rapporto Censis- Eudaimon sul welfare aziendale, anche i «fortunati» che hanno trovato un datore di lavoro sono profondamente insoddisfatti. Il 46,7 per cento degli occupati e’ scontento e lascerebbe l’attuale lavoro – per età, il 50,4 per cento tra i giovani, il 45,8 per cento degli adulti e il 6,3 per cento degli anziani –; tra i motivi di insofferenza, il 65 per cento dichiara di non avere opportunita’ di carriera, percentuale che sale al 90,3 per cento per gli occupati nelle piccole imprese con meno di nove dipendenti.
Secondo il Global Workplace Report della societa’ di indagini statistiche Gallup Poll, la soddisfazione sul lavoro e’ bassa in tutti e cinque i continenti, con l’Italia tra gli ultimi posti in Europa […]
Tuttavia, nonostante l’umiliazione e l’insofferenza, piu’ della meta’ degli occupati non e’ propensa a lasciare il proprio impiego. Perché? La risposta e’ ovvia: per mancanza di alternative […]
Il nostro Paese esemplifica una realta’ che ci riporta all’assunto teorico principale: la disoccupazione gioca un ruolo primario nel costruire un senso di impotenza materiale e psicologica rispetto a possibili alternative.
Essa serve dunque come strumento di disciplina per far si’ che i lavoratori accettino «l’ordine del capitale», ossia la relazione sociale su cui si basa la societa’ capitalistica: la vendita della propria forza lavoro in cambio di un (basso) salario.
Questo punto sottolinea ancora una volta quanto l’economia sia politica. Si tratta di qualcosa che percepiamo sulla nostra pelle e che si discosta profondamente dalla visione degli economisti mainstream. 

Populismo/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)

“A giudicare dai fatti” [e’] accaduto che la crescente incertezza economica ha messo i sentimenti anti-immigrazione e illiberali al servizio della politica.
Quegli atteggiamenti saranno pure esistiti in passato, in forma piu’ o meno palese, ma e’ stato per effetto del cambiamento economico che hanno assunto peso politico.
Tuttavia, se da una parte e’ evidente che i fattori economici hanno contribuito parecchio a spostare il consenso verso partiti e leader populisti, dall’altra non e’ chiaro perche’ i populisti di destra sono riusciti ad accattivarsi il sostegno della vecchia classe lavoratrice disillusa a scapito dei partiti di sinistra.
Le possibili spiegazioni sono tre. La prima: i partiti tradizionali di centro-sinistra avevano in buona misura sposato il programma economico che ha deluso le aspettative di molti e causato la crisi finanziaria, senza avanzare proposte radicalmente diverse.
La seconda: laddove una visione politica piu’ rivoluzionaria e’ riuscita a prevalere su quella convenzionale […]
Infine, il segmento dominante dal punto di vista culturale dei partiti di centro-sinistra e’ composto in misura via via maggiore da laureati, accademici, dipendenti pubblici, giornalisti e lavoratori creativi, giovani e minoranze etniche. Sicche’ la parte piu’ anziana della classe lavoratrice, conservatrice sulle tematiche sociali, patriottica e alle prese con un disagio crescente, se ne sente sempre piu’ lontana.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73