Con l’attuale livello di crescita, le proposte di reddito universale di base non sono fattibili.
Se invece la crescita nei paesi avanzati raddoppiasse o triplicasse al 5 o 6 per cento, i conti migliorerebbero sensibilmente.
Un reddito o la fornitura di servizi pubblici universali di base o una qualche combinazione delle due cose potrebbero garantire una nuova rete di sicurezza finanziaria.
La pre-distribuzione di asset ex ante piuttosto che la re-distribuzione ex post della ricchezza e’ una possibilita’ alternativa per ridurre la disparita’.
I detentori degli asset si avvantaggerebbero di ampi rientri, permettendo cosi’ a tutti di svolgere attivita’ creative, imprenditoriali o di utilita’ sociale.
La rinuncia alla “dignita’ del lavoro” potrebbe anche non suscitare proteste se le integrazioni al reddito aprissero nuove porte all’appagamento della persona.
Con il reddito di base, i lavoratori nelle economie avanzate e innovative tollererebbero le paghe piu’ basse (ma rimpolpate dai bonus) senza la rabbia che spinge gli elettori verso i populisti che tanto disprezzano la democrazia liberale progressista.
Info:
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?docid=alma9939922439006046&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI
https://www.pandorarivista.it/articoli/convivere-con-la-catastrofe-di-pablo-servigne-e-raphael-stevens/
https://businessweekly.it/la-grande-catastrofe/
