Economia di mercato/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamosalvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


[Il] processo di precarizzazione ha avuto effetti dirompenti sull’economia italiana creando un incentivo per gli imprenditori a investire in settori labour-intensive, puntando cioe’ le loro strategie di profitto su bassi salari, piuttosto che nei settori capital-intensive, che richiedono invece ingenti investimenti in tecnologia e formazione del personale.
E’ questa una delle cause dell’arretratezza tecnologica che stiamo scontando, come ormai anche l’ue, sia rispetto agli usa che alla Cina.
Ci siamo trasformati quasi in un’economia in via di sviluppo che, invece di puntare sul mercato interno e sui settori ad alto valore aggiunto, ha basato il suo modello di crescita sulle esportazioni, sui bassi salari e sui settori tradizionali dell’industria del xx secolo.[…]
Puntare non tanto sugli investimenti quanto sulla deflazione salariale, alla lunga, ti rende meno capace di innovare e di essere alla frontiera della tecnologia […]
Anche sul piano della liberalizzazione del mercato dei prodotti, d’altronde, l’Italia ha superato tutti gli altri grandi paesi europei. All’inizio degli anni Novanta, il mercato italiano era tra i piu’ regolati al mondo. Successivamente, il paese ha attraversato «il piu’ profondo processo di deregolamentazione tra i paesi europei» […]
Ancora peggio, per certi versi, e’ stata la dinamica delle privatizzazioni. Una quota importante dello straordinario sviluppo economico che ha vissuto il nostro paese dopo la seconda guerra mondiale, infatti, va ricercata nel sostegno e nel rilancio della grande industria di Stato. L’euro e l’ue hanno implicato la vendita, o meglio la svendita, di moltissimi di questi asset industriali pubblici. […]
E tutto cio’ e’ stato realizzato con l’esplicito obiettivo di entrare nell’euro: i proventi delle privatizzazioni dovevano servire a ridurre il debito e a rispettare i criteri di contenimento fiscale presenti nelle regole europee. Il fine di entrare nella moneta unica giustificava qualunque mezzo, persino la rinuncia alla politica industriale nazionale.[…]
La vendita di queste aziende pubbliche ha provocato a catena una serie di effetti dirompenti. Innanzitutto, ha prodotto nicchie di rendita in cui sono stati assicurati alti rendimenti in cambio di pochissimi investimenti. Si creo’ cioe’ un disincentivo all’innovazione: il capitalismo italiano preferi’ spesso accaparrarsi, magari a debito, pezzi dell’industria di Stato piuttosto che investire in nuovi progetti industriali. Poco dopo, infatti, queste stesse aziende potevano essere rivendute generando facili plusvalenze. Il capitalismo privato si dimostro’ spesso piu’ pigro, autoreferenziale e avido rispetto a come aveva agito lo Stato italiano in decenni di industria pubblica.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Europa/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Se la logica indica cosa va fatto, non dice come farlo o se lo si potra’ fare.
Il come poterlo fare dipende, ad esempio, anche dall’obiettiva disomogeneita’ storico-culturale delle entita’ europee: un insieme eterogeneo con decine di lingue di almeno otto diversi ceppi linguistici e almeno cinque religioni principali, piu’ i non credenti (quindi diverse etiche); terre di mare, di costa, di pianura, di montagna, in contesti geopolitici ben diversi tra Stati che guardano al Mediterraneo e all’Africa e stati nordici che guardano al Baltico e all’Artico; Stati atlantici e Stati euroasiatici, Stati piccoli, medi e relativamente grandi, dagli ottanta milioni di tedeschi ai quattrocentomila maltesi; forme economiche strutturalmente molto diverse, sistemi giuridici differenti, molti con una longeva tradizione di antipatia col vicino, per altro ricambiata; antipatia non solo culturale, ma poggiata su cicatrici storiche difficili da dimenticare, per non parlare della diversa vita materiale e di cultura sociale […]
L’Unione Europea e’, nei fatti, una confederazione economica dove in comune e’ messo il mercato e le entita’ confederate, gli Stati, rimangono distinti e con nessuna intenzione di fondersi in alcunche’, rimanendo reciprocamente concorrenti e assai eterogenei per interessi e intenzioni […]
Si tenga conto che lo Stato moderno, prima ancora che del trattato di Westfalia (1648), e’ figlio del Cinquecento. Che mondo c’era allora? A cosa era adatta quell’idea di Stato, a quale contesto? A quel tempo l’intero mondo era l’8 per cento di oggi per popolazione, l’intera Europa era il 29 per cento dell’intero mondo, stante che non c’era alcuna vera dipendenza funzionale tra Europa e mondo. Oggi il mondo e’ non solo dodici volte piu’ voluminoso di allora, ma l’Europa non ne e’ piu’ quasi un terzo, ma solo un decimo, e l’interdipendenza reciproca ha creato un sistema-mondo che non possiamo eludere e che fa da contesto principale a cui adattarsi, ci piaccia o meno.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Gori

L’Europa più grande. Allargare l’Unione Europea dai Balcani occidentali all’Ucraina – Luca Gori, Nicola Pontara – Luiss (2024)

La UE si allarga per un’ampia serie di ragioni che possono essere sintetizzate come segue.
Secondo la teoria realista, la UE si allarga perche'(e nella misura in cui) tale politica e’ nell’interesse degli Stati membri.
Ampliare l’Unione risponderebbe quindi a un approccio utilitaristico. Nella scelta di nuovi candidati si darebbe priorita’ a quelli che assicurano benefici soprattutto economici per i vecchi Stati membri, allargando la loro base commerciale e l’area di libero scambio in cui possono operare. […]
Nella visione costruttivista, la UE si allarga per rafforzare una comunita’ basata su valori comuni.
L’Unione tende dunque a integrare Stati che condividono gli stessi principi o che hanno accettato di transitare da un regime autocratico a uno democratico.
Alla radice di questa impostazione c’e’ l’esigenza di un’identita’ culturale comune dell’Europa. E quindi di un progetto delimitato geograficamente che superi l’idea di una cooperazione meramente intergovernativa per creare istituzioni sopranazionali comuni.
Seguendo un approccio post-moderno, la UE si allarga per creare un’Unione post-nazionale basata su istituzioni democratiche e diritti umani universali.[…]
Se – alla luce delle tre impostazioni delineate – guardiamo alle fasi di allargamento che si sono susseguite sino a oggi, emerge in modo netto come il tema della democrazia, dello Stato di diritto e dei valori comuni sia diventato sempre piu’ centrale per l’Unione.

Info:
https://diplosor.wordpress.com/tag/luca-gori/
https://www.giornalediplomatico.it/libro-amb-luca-gori-e-nicola-pontara-su-allargamento-unione-europea.htm
https://www.linkiesta.it/2026/02/direzione-pd-intervento-gori-difesa-europa/
https://www.ilriformista.it/gori-non-esclude-il-bazooka-europa-non-ti-disunire-sconfortante-latteggiamento-a-sinistra-sulliran-cosi-come-la-poca-passione-nel-sostenere-la-resistenza-ucraina-497148/

Europa/Gori

L’Europa più grande. Allargare l’Unione Europea dai Balcani occidentali all’Ucraina – Luca Gori, Nicola Pontara – Luiss (2024) 


Partiamo da una premessa. Molto spesso la scelta di un Paese di candidarsi alla UE e’ stata lo sbocco naturale del passaggio da un regime autoritario a uno democratico.
Dopo il primo allargamento del 1973 a Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, le successive adesioni seguirono in molte circostanze tale schema: dalla Grecia uscita dal regime dei colonnelli, alla Spagna del dopo-Franco sino al Portogallo post-Salazar.
La prospettiva europea come strumento di transizione verso la democrazia e’ stata cruciale anche per i Paesi dell’Est liberatisi del giogo comunista o per quelli nati dalla dissoluzione della Jugoslavia.
Nel caso di Kiev il discorso tuttavia e’ diverso. Allargare la UE all’Ucraina non significa, come in passato, integrare un Paese in transito verso la democrazia liberale, ma accogliere uno Stato che e’ in guerra per difendere il suo diritto a farlo. L’aggressione russa mira proprio a impedire che Kiev si svincoli dalla presa ideologica e militare di Mosca per collocarsi nel campo occidentale. L’Ucraina ci pone quindi un problema di sicurezza prima ancora che di trasformazione politica, economica e istituzionale […]
L’Ucraina post-bellica da integrare nella UE sara’ pertanto un Paese con una forte impronta etnico-nazionalista e con un alto tasso di militarizzazione.
Uno nuovo Stato membro quindi non facilmente adattabile.

Info:
https://diplosor.wordpress.com/tag/luca-gori/https://www.giornalediplomatico.it/libro-amb-luca-gori-e-nicola-pontara-su-allargamento-unione-europea.htm
https://www.linkiesta.it/2026/02/direzione-pd-intervento-gori-difesa-europa/
https://www.ilriformista.it/gori-non-esclude-il-bazooka-europa-non-ti-disunire-sconfortante-latteggiamento-a-sinistra-sulliran-cosi-come-la-poca-passione-nel-sostenere-la-resistenza-ucraina-497148/

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Al di là di come ce la siamo raccontata, vediamo allora meglio nelle sue forme reali la strategia adattiva degli occidentali messa in piedi nell’Era moderna, scoprendo che essa si e’ basata su quattro diverse forme di semplice dominio: il dominio geopolitico, il dominio sulla natura, il dominio di classe e il dominio di una certa precisa immagine di mondo […]
Dominio sul mondo […]

Cosi’ si e’ sviluppato tra colonie e imperi ancora fino al Novecento inoltrato, e quanta resistenza ostinata hanno opposto le potenze e gli Stati europei ai vari processi di decolonizzazione del secondo dopoguerra […]
Con una rincorsa iniziata gia’ a fine XIX secolo e poi soprattutto nel XX secolo, il cuore del sistema moderno occidentale non e’ piu’ europeo, e’ americano.
Dopo lo sterminio dei nativi, gli statunitensi sono stati in Corea, Vietnam, Repubblica Domenicana, Cambogia, Laos, Grenada, Iraq, Panama, Bosnia, Kosovo, Libia, Afghanistan, di nuovo Iraq, Yemen, Somalia, Siria le principali guerre mosse in questi ultimi settant’anni per mettere (dis)ordine al mondo e sovralimentare il proprio agio economico interno, lo “stile di vita” americano […]
Dominio sulla natura […]
Il saccheggio naturale continuato di legno, carbone, petrolio, alimenti di mare, di aria e di terra, il sovrasfruttamento dei campi con disordinamento del ciclo globale dell’azoto, gli eccessi di prelievo delle acque dolci di superficie e perfino quelle fossili, l’immissione di anidride carbonica nell’aria oltre piombo, monossido di carbonio, anidride solforosa, ossido di azoto, arsenico e mercurio che poi tornano indietro come piogge acide assorbite dal terreno, la riduzione indiscriminata di biodiversita’ che mina strutturalmente la resilienza delle ecologie, la produzione e immissione nell’ambiente di chimica sintetica estranea a cicli biologici, attivita’ di pesca industriale che non rispetta i cicli di ripopolamento, l’acidificazione degli oceani e molto altro sono stati a lungo correlati strutturali del nostro modo moderno di stare al mondo.
Dominio di classe […]
Nelle societa’ moderne massive, la classe bassa non si sogna minimamente di sovvertire il sistema, sogna di diventare classe media, la media sogna la medio-alta, la medio-alta sogna di accedere all’attico sociale delle elite, le elite cercano di tenere tutte le altre a distanza […]
A partire da meta’ anni Settanta, con le teorizzazioni sulla necessita’ di frenare gli slanci democratici e il contro lancio delle teorie neoliberali in economia […] le elite cominciano a rompere il contratto sociale e si incamminano lungo la fase che portera’ a globalizzazione e finanziarizzazione potenziate dall’informatizzazione […] Tale movimento si potrebbe leggere proprio come una strategia adattiva delle sole elite alle nuove condizioni del mondo. Le elite scelgono di abbandonare i veicoli adattivi sociali al loro destino di contrazione strutturale, riservandosi nuovi ambiti in una sorta di utilitarismo ristretto del “maggior benessere per il minor numero” […]
[Dominio di una certa immagine di mondo]
Tutta la nostra storia recente si e’ sviluppata, nei fatti concreti come nelle immagini di mondo, in assenza di tre concetti.
Il primo e’ la nozione di entropia, proveniente dalla fisica termodinamica di fine XIX secolo.
La nozione dice che in un sistema chiuso, ovvero che non scambia energia e materia con l’esterno, l’ordine molecolare, il cui opposto disordine molecolare e’ detto appunto entropia, tende a crescere irreversibilmente, cioe’ va sempre avanti e mai indietro.
La nozione e’ sconosciuta all’interno del nostro impianto economico, nessuna teoria economica tra quelle dominanti si e’ mai preoccupata di questo consumo dell’ordine che produce irreversibile disordine.
Il secondo concetto e’ quella di ecosistema.
Solo a partire dagli anni Sessanta ci si e’ resi conto del fatto che pesci, piante, aria, acqua, rocce e tutto il resto fanno parte di un unico sistema a base bio-fisico-chimica e, come in tutti i sistemi, le parti sono tra loro collegate e in equilibrio dinamico, ogni colpo inferto in un punto si risente nel sistema generale […]
Il terzo concetto e’ una nozione filosofica ed e’ in definitiva la piu’ importante, nonche’ derivabile di logica dalle altre due: il limite […]
Nel nostro passato non abbiamo incontrato mai la nozione di limite inaggirabile: l’intero modo di stare al mondo del moderno occidentale e’ un continuo trascendimento dei limiti, attraverso conquiste, superamenti, esplorazioni, emancipazione dai vincoli territoriali e naturali, domini. Un lungo delirio di onnipotenza di apprendisti demiurghi, novelli prometei. 

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

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Europa/Guzzi

L’euro e’ un feticcio, si dice spesso, e a ragione.
Ma questo accade perche’, da un punto di vista antropologico, l’euro svolge esattamente questo ruolo, ovvero e’ diventato una forma idolatrica. Al posto delle grandi narrazioni, delle religioni piu’ o meno secolarizzate, l’euro e’ diventato un’idolatria politica, un feticcio al centro del villaggio, un modo per attribuire a una valuta qualita’ miracolose su un piano di effettività storica.
E’ per questo che i maggiori sostenitori del processo d’integrazione europea sono stati, e sono tuttora, gli epigoni cristiano-democratici e postcomunisti. Essi non possono rinunciare anche all’ultimo riferimento metafisico che hanno trovato dopo l’umiliazione delle loro vicende. Sono mossi da un impulso religioso.
L’aura di indicibilita’ che l’euro continua ad avere nel dibattito italiano si spiega solamente con questa interpretazione messianica dei suoi presupposti storici.
Il fatto che venisse introdotto nel 1999, ovvero alla soglia del nuovo millennio, contribui’ non poco a rafforzare questa inconscia attesa millenaristica. Si tratto’ perciò di una sorta di messianismo monetario […]
La tradizione comunista ha quindi potuto replicare il sogno di una societa’ postnazionale retta principalmente da dinamiche economiche e poststatuali. Il marxismo e’ divenuto europeismo. La teoria del pluslavoro e’ divenuta la teoria ordoliberale. Il Capitale e’ divenuto il trattato di Maastricht. Ovvero la chiesa e’ stata spostata da Mosca a Bruxelles, senza farsi troppe domande ma anzi continuando a mantenere quello stesso approccio di fideismo acritico che aveva animato nel passato la postura di molti suoi quadri nei confronti dell’Unione Sovietica […]
La tradizione democratico-cristiana ha invece potuto sostituire la tensione verso la pace e l’unita’ dei popoli con la libera circolazione di merci, persone e capitali che fonda l’ue. I nazionalismi avrebbero lasciato il posto alla comunita’ internazionale dei popoli. Gli egoismi privati sarebbero stati messi da parte in una visione collettiva e globale dell’umanita’, almeno nel continente culla della cristianità […]
In entrambi i casi, quindi, si sposo’ il peggior globalismo mistificandolo con l’attesa messianica della giustizia e dell’unione tra i popoli. L’ue e’ diventata cosi’ un dispositivo teologico-politico.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html

https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Il concetto di “spazio vitale” […] era un concetto ecologico che abbinava vita e spazio, dato che ognuno di noi pesa, per necessita’ vitali, su uno spazio molto piu’ ampio di quello che occupiamo fisicamente.
La grande inflazione demografica dal dopoguerra a oggi ci ha portato a un’inedita condizione di scarsita’ di spazio. Solo occupandoci di terra e non di acqua o aria respirabile, l’Ipcc nel 1999 ha calcolato che il nostro spazio vitale si e’ ristretto e problematizzato a queste percentuali: 2 per cento abitativo, 12 per cento coltivazione, 37 per cento pascoli, 22 per cento foreste, 27 per cento rocciosi inabitabili e improduttivi.
Piu’ le popolazioni terrestri si avviano verso lo sviluppo di tipo moderno, piu’ salira’ la domanda di spazio coltivabile, pascoli e foreste, ma se non ci diamo una regolata generale in termini di modi di stare al mondo e stili di vita, consumo e produzione, gli stessi tre tipi di spazi in realta’ si ridurranno perche’ inagibili, inquinati, sovrasfruttati: deforestazioni e riduzioni delle foreste pluviali nonche’ eccesso di prelievo risorse e sfruttamento agricolo intensivo; fasce costiere e rivierasche aggredite da insediamenti antropizzanti e inquinanti; tendenza a una sempre maggiore concentrazione urbana […]
Solo nello stretto arco di tempo che va dal 1990 ad oggi, poco piu’ di trenta anni, le citta’ con piu’ di 10 milioni di abitanti, le megalopoli, sono passate da 10 a 33, le medie citta’ (tra 5 e 10 milioni) da 21 a 48, le piccole (da 1 a 5, diciamo di taglia europea) da 239 a 467 […]
Quanto all’acqua, che e’ certo una risorsa che mai diminuisce nel suo totale, il problema e’ la sfruttabilita’ – se cioe’ e’ facilmente potabilizzabile – e la distribuzione nel tempo e nello spazio: nel tempo, perche’ come ormai avviene anche in Italia a picchi di caldo il consumo aumenta tutto in un colpo, nello spazio perche’ l’idrogeografia ha logiche naturali che non ha la geopolitica. Nilo in Africa, Tigri ed Eufrate la culla della civilta’ in Medio Oriente e il Brahmaputra (Yarlung Tsangpo in cinese) in Asia sono i casi piu’ critici […]
Altri casi problematici sono l’Indo (in condominio a due potenze atomiche, Pakistan e India che gia’ non si amano per svariati motivi), il Gange, il Mekong e il Giordano […]
Nel 2050, in Africa si aspettano 2,5 miliardi di esseri umani, di cui la meta’ sotto i vent’anni. Nella vicina Europa, 400 milioni con almeno un terzo di anziani inoltrati. Capirete bene che, con questi numeri, i nostri attuali dibattiti “infuocati” su gli esigui flussi migratori dal continente sottostante sono tra l’irresponsabile e il ridicolo.
Quanto al rilievo ecologico-ambientale della demografia oggi l’impronta ecologica dell’Italia e’ 4,5 mentre quella degli Stati uniti e’ 8,7 per cento, cioe’ ci vorrebbero 8,7 pianeti Terra per mantenere livelli di vita americana per tutto il globo. Il 7 per cento piu’ ricco del pianeta (noi) fa il 50 per cento di emissioni Co2 mentre il 50 per cento meno ricco fa solo il 7 per cento […]
Al 2050 l’Occidente sara’ solo il 12 per cento del mondo (di cui un terzo statunitensi) con una vecchia (anche in senso anagrafico) Europa con meno dell’8 per cento di peso davanti il continente africano che rappresentera’ il 25 per cento, fatto di molto giovani che si troveranno anche per via della questione climatica a vivere una terra sempre più difficile da abitare.

Info:
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Europa/Gori

L’Europa più grande. Allargare l’Unione Europea dai Balcani occidentali all’Ucraina – Luca Gori, Nicola Pontara – Luiss (2024) 


 L’integrazione dell’Ucraina potrebbe offrire un prezioso valore aggiunto al rafforzamento dell’autonomia dell’economia europea.
In primis, sullo sfondo del declino demografico europeo, un aumento dell’immigrazione proveniente dall’Ucraina (prevista tra i 3 e i 6 milioni di unita’ all’orizzonte 2050), potrebbe contribuire a rendere meno pressante la carenza cronica di manodopera.
In seconda battuta, l’entrata dell’Ucraina in Europa potrebbe portare ulteriori benefici attraverso maggiori flussi di investimento e commercio. Secondo alcune stime, le importazioni ucraine dall’UE potrebbero aumentare tra il 40 percento (scenario pessimista) e il 140 percento (scenario ottimista), tra il 2030 e il 2040.
Sul fronte delle risorse naturali, inoltre, Kiev detiene le maggiori riserve di gas in Europa dopo la Norvegia. Riserve che rimangono in gran parte non sfruttate.
In uno scenario auspicabilmente pacificato, premessa indispensabile di ogni ragionamento, l’Ucraina potrebbe pertanto svolgere un ruolo non secondario per la sicurezza energetica dell’Europa, contribuendo alla graduale eliminazione dei combustibili fossili.
Oltre al gas Kiev possiede infatti un grande potenziale anche in campo nucleare e delle rinnovabili e sarebbe in grado di assicurare alla UE importanti volumi di elettricita’ a basso contenuto di carbonio e di idrogeno verde e blu.

 

 

Green New Deal/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Gli impatti ambientali dei consumi dei ricchi non sono quelli dei poveri: una ricerca Oxfam-Stockholm Environment Institute del 2020 stimava che le emissioni di carbonio del solo 1 per cento piu’ ricco del pianeta sono piu’ del doppio del 50 per cento piu’ povero del mondo, una sproporzione clamorosa.
I consumi degli occidentali sono oggi a chilometri di distanza da dove si produce fattivamente, e gli occidentali non percepiscono gli effetti del loro stile di vita in diretta. Se si calcolasse, nelle statistiche di inquinamento atmosferico, non solo le emissioni proprie ma quelle incorporate nei prodotti e servizi creati altrove ma utilizzati qui, l’Europa vedrebbe un maggior carico del 40 per cento.
L’impronta ecologica, che e’ una metrica introdotta nei primi anni Novanta per render subito chiara la dimensione del problema del rapporto tra eccesso di consumo di tutti i fattori terrestri e il nostro modo di stare al mondo quanto a stile vita e consumo, dice che nel 2019, se tutta la popolazione terrestre avesse vissuto come gli abitanti dell’India, la Terra sarebbe bastata e avanzata. Ne sarebbero state necessarie 2,7, invece, se tutti avessero adottato lo stile di vita italiano, tre con quello tedesco. Ma se tutti vivessero come gli americani, ce ne vorrebbero cinque di Terre.

Info:
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Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

L’Italia era senz’altro il Paese europeo piu’ avanzato nel XV secolo, il centro piu’ vivo dell’Europa.
Gli studi della scuola storica francese delle «Annales» hanno per primi svelato come tutte le principali componenti del sistema che poi si affermera’ in seguito e che chiamiamo “capitalismo” nacquero in quel periodo nella Penisola. E’ in Italia, nell’Italia centro-settentrionale, che le citta’ prendono un nuovo protagonismo e centralita’, anche per via della loro densita’ territoriale relativa: Venezia, Firenze, Milano, Genova, Cremona, Mantova, Modena, Ferrara stanno in effetti in un fazzoletto e fanno a modo loro “sistema”, piu’ che non Anversa, Amsterdam o la Lega anseatica.
Come riporta Giorgio Ruffolo nel suo Il capitalismo ha i secoli contati, citando Fernand Braudel: «Banche, lettere di cambio, partita doppia, ragioneria, credito, conio di moneta, vendita a rate, cambi valute, finanze pubbliche, prestiti, colonialismo, disordini sociali, sofisticazione della forza lavoro, lotta di classe, crudelta’ sociali, atrocita’ politiche, tutto e’ gia’ in atto»[…]
L’Italia, che qui ancora e’ qualcosa di piu’ di una semplice “espressione geografica” ma qualcosa di meno di uno Stato, produce tutti gli elementi del futuro capitalismo, ma non il sistema in quanto tale.
Probabilmente, proprio perche’ non diventera’ uno Stato almeno fino al tardo Risorgimento.
Cosi’, nonostante avessimo inventato tutti gli ingredienti, non arrivammo mai in cucina a sfornare la nuova pietanza capitalistica propriamente detta.
Altresi’, questa osservazione ci dice che “capitalismo” non e’ solo una forma economica, ma il fatidico “qualcosa piu’ della somma delle parti”, ovvero un sistema complesso da cui emerge qualcos’altro.

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