Capitalismo/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

L’espropriazione e’ un’accumulazione con altri mezzi, diversi cioe’ dallo sfruttamento.
Facendo a meno della relazione contrattuale attraverso cui il capitale acquista «forza lavoro» in cambio di un salario, l’espropriazione agisce confiscando capacita’ umane e risorse naturali per poi trasferirle con la forza nei circuiti di espansione del capitale.
La confisca puo’ essere manifesta e violenta, come nel caso della schiavitu’ del Nuovo Mondo, oppure puo’ essere mascherata dal mantello del commercio, come nel caso dei prestiti predatori e dei pignoramenti per debiti dell’epoca attuale.
I soggetti espropriati possono essere comunita’ rurali o indigene della periferia o membri di gruppi assoggettati o subordinati nelle aree centrali del capitalismo.
Una volta espropriati, questi individui possono diventare dei proletari sfruttati, se sono fortunati, oppure finire tra i poveri, tra gli abitanti delle baraccopoli, tra i mezzadri, tra i «nativi» o tra gli schiavi, soggetti a un’espropriazione continuativa al di fuori del contratto salariale.
I beni confiscati possono essere lavoro, terra, animali, strumenti, giacimenti minerari o energetici, ma anche esseri umani, le loro capacita’ sessuali e riproduttive, i loro figli e gli organi del loro corpo.
L’essenziale e’ che gli elementi requisiti vengano incorporati nel processo di espansione del valore che definisce il capitale. Il semplice furto non e’ sufficiente.
A differenza del tipo di saccheggio che ha preceduto di molto l’ascesa del capitalismo, l’espropriazione, cosi’ come la intendo qui, e’ una confisca con trasferimento forzato nell’accumulazione.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
https://jacobinitalia.it/#facebook
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-cannibale/

Lavoro/Schiavone

Aldo Schiavone – Sinistra! Un manifesto – Einaudi (2023)

Fra conquiste tecnologiche ed emancipazione dell’umano e’ esistito sempre […] un nesso strettissimo.
Senza macchine e senza tecnologia la divisione sociale del lavoro aveva assunto nel passato caratteri cosi’ oppressivi – per garantire la formazione e la sopravvivenza di civilta’ piu’ complesse ed evolute – da rendere indispensabile ricorrere largamente a masse di donne e di uomini ridotti a meri strumenti animati, esseri senza storia e senza futuro […]
Ed e’ per questo che la schiavitu’ e la piu’ completa subalternita’ femminile si presentavano in quei mondi come necessita’ sociali inderogabili, e venivano scambiate percio’ per leggi naturali.
Al contrario, il lavoro delle fabbriche inglesi e poi europee e americane gia’ piene di macchine dal tempo della rivoluzione industriale non aveva piu’ bisogno di schiavi […] Aveva bisogno piuttosto di operai liberi, in grado di vendere sul mercato la propria forza-lavoro, e insieme di partecipare ai consumi dell’intera societa’, per quanto schiacciati dallo sfruttamento capitalistico dell’epoca.
La tecnologia allora messa per la prima volta in campo spalancava la strada all’incontro storico fra capitale e lavoro: il motore dell’emancipazione delle classi popolari dell’Occidente, e poi delle prime conquiste verso la parita’ di genere

Info:
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/14/news/schiavone_la_sinistra_il_passato_e_il_presente-11341021/
https://www.infinitimondi.eu/2023/03/08/tre-libri-recenti-3-sinistra-un-manifesto-di-aldo-schiavone-einaudi-2023-una-bolognina-trentanni-dopo-recensione-di-gianfranco-nappi/
https://www.marx21.it/cultura/un-manifesto-per-la-sinistra-una-lettura-critica-dellultimo-libro-di-aldo-schiavone/

Lavoro/Patel

Raj Patel, Jason W. Moore – Una storia del mondo a buon mercato. Guida radicale agli inganni del capitalismo – Feltrinelli (2018)

Ci sono piu’ esseri umani costretti al lavoro forzato nel Ventunesimo secolo di quanti ne siano stati trasportati durante la tratta atlantica degli schiavi.
L’Organizzazione internazionale del lavoro ha appurato che c’erano quasi 21 milioni di persone obbligate al lavoro forzato nel 2012, di cui 2,2 milioni erano costrette dallo stato (lavoro dei detenuti) oppure da milizie ribelli. Dei rimanenti 18,7 milioni, 4,5 erano implicati nello sfruttamento sessuale e 14,2 nello sfruttamento economico forzato.
Per fare un confronto, furono 12,5 milioni gli africani ridotti in schiavitu’ e tradotti attraverso il Middle Passage, cioe’ la tratta atlantica […]
[Alcuni studiosi hanno stimato il valore del lavoro di assistenza, non pagato, dalle donne] Un’equipe delle Nazioni Unite ha proposto di valutare attorno ai sedicimila miliardi di dollari tutta la fatica non riproduttiva non pagata, se fosse adeguatamente ricompensata. Di questi, undicimila erano rappresentati dal lavoro non pagato femminile.
Significava circa un terzo dell’attivita’ economica totale del pianeta, una cifra che sarebbe ancor piu’ rilevante se le banche non si fossero gia’accaparrate una fetta sempre piu’ grossa dell’economia mondiale.
In Gran Bretagna i piu’ recenti studi hanno rivelato che il lavoro riproduttivo vale piu’ delle imposte pagate dal possente settore dei servizi finanziari di Londra.
Altri ancora hanno insinuato che le stime dell’Onu siano troppo basse e che l’“attivita’ casalinga non di mercato” equivalga all’80 per cento del Pil mondiale: quasi sessantamila miliardi di dollari nel 2015.

Info:
https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/una-storia-del-mondo-a-buon-mercato/
https://www.perunaltracitta.org/2019/04/15/una-storia-del-mondo-a-buon-mercato/?print=pdf
https://www.unilibro.it/libro/patel-raj-moore-jason-w-/storia-mondo-buon-mercato-guida-radicale-inganni-capitalismo/9788807173417

Capitalismo/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

La scoperta delle terre aurifere e argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitu’ della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalista.
Questi procedimenti idillici sono momenti fondamentali dell’accumulazione originaria.
Secondo questa visione, l’estrazione coloniale fu il motore dell’accumulazione, e l’accumulazione fu l’elemento che rese possibile il capitalismo […] un sistema economico mondiale progettato nel corso dei secoli per arricchire una piccola frazione dell’umanita’ a spese della stragrande maggioranza.
All’inizio del xx secolo, questo nuovo ordine era compiuto: il cuore del sistema – Europa e Stati Uniti – drenava dalla periferia materie prime a basso costo e le rivendeva in cambio prodotti lavorati, proteggendosi dalla concorrenza con l’imposizione di dazi esageratamente alti.
Il sistema aveva due caratteristiche intrinseche che generavano disuguaglianze crescenti fra l’Occidente e il resto del mondo.
La prima era che le ragioni di scambio delle economie in via di sviluppo si deterioravano nel tempo. In altre parole, i prezzi delle loro esportazioni di materie prime diminuivano gradualmente rispetto ai prezzi dei manufatti che importavano.[…]
La seconda era che, anche tenendo conto della produttivita’ e del potere d’acquisto, i salari percepiti dai lavoratori dei paesi in via di sviluppo per i beni che commerciavano rimanevano molto piu’ bassi che in Occidente, percio’ il Sud non veniva compensato adeguatamente per il valore che esportava.
Insieme, questi due elementi sono alla base di cio’ che gli economisti chiamano «scambio ineguale» fra il centro e la periferia.

Info:
https://www.ibs.it/the-divide-guida-per-risolvere-libro-jason-hickel/e/9788842824961/recensioni
https://www.culturamente.it/libri/politica-economica-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/the-divide/

Stato/Piketty

Thomas Piketty – Una breve storia dell’uguaglianza – La nave di Teseo (2021)

Il regime cinese dispone anche di altri punti di forza. Quando si manifesteranno le catastrofi climatiche, avra’ gioco facile a stigmatizzare i responsabili dell’Occidente.
Piu’ in generale, la Cina non manca mai di ricordare di essersi industrializzata senza ricorrere alla schiavitu’ e al colonialismo, di cui ha peraltro pagato le conseguenze. E cio’ la mette nella condizione di acquisire punti a favore rispetto a quanto viene percepito un po’ ovunque nel mondo come l’eterna arroganza dei paesi occidentali. I quali sono sempre pronti a impartire lezioni all’intero universo in materia di giustizia e di democrazia, quando invece si rivelano incapaci di fronteggiare le disuguaglianze e le discriminazioni che li stanno consumando, e patteggiano come se niente fosse con tutti i potentati e gli oligarchi che sono i maggiori beneficiari delle loro fortune.
Sotto tutti questi aspetti, la risposta giusta al socialismo statalista e autoritario cinese sarebbe quella di promuovere una forma di socialismo democratico e partecipativo, ecologico e postcoloniale, sensibile in particolare ai problemi del Sud del mondo e attento a tutte le disuguaglianze e ipocrisie occidentali.
Uno sviluppo del genere autorizzerebbe anche a rispondere alla perdita di velocita’ del neoliberismo, declino che e’ stato accelerato dalla crisi finanziaria del 2008 e dalla crisi pandemica del 2020: declino spiegabile piu’ in generale con il fallimento delle promesse reaganiane di dinamizzazione della crescita mediante la deregolamentazione, al punto che le classi medie e popolari alle quali erano stati promessi mari e monti hanno cominciato a dubitare seriamente della globalizzazione.

Info:
https://www.criticaletteraria.org/2021/11/thomas-piketty-una-breve-storia-dell-uguaglianza.html
https://www.doppiozero.com/materiali/thomas-piketty-la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/cultura/2021/11/17/news/l_anticipazione_cosi_il_clima_cambiera_la_nostra_vita-326752782/

Capitalismo/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

Il punto, qui, e’ che la Rivoluzione industriale (e la crescita industriale dell’Europa) non emerse ex nihilo.
Fece leva su materie prime che erano prodotte da schiavi, su terre sottratte ai popoli colonizzati e lavorate nelle fabbriche dai contadini europei espropriati a forza dalle recinzioni.
Tendiamo a pensare a tutte queste cose come a processi distinti, ma operavano tutti seguendo la stessa logica di fondo. Le recinzioni furono un processo di colonizzazione interna e la colonizzazione fu un processo di recinzione. I contadini europei furono espropriati delle loro terre proprio come successe agli amerindi (anche se, e’ il caso di notare, questi ultimi furono trattati molto peggio, esclusi totalmente dal regno dei diritti e perfino da quello del genere umano). E la tratta degli schiavi non e’ altro che la recinzione e la colonizzazione dei corpi, corpi appropriati in nome dell’accumulazione delle eccedenze, proprio come le terre, e trattati allo stesso modo, come una proprieta’.
Si potrebbe essere tentati di trattare questi momenti di violenza come semplici aberrazioni nella storia del capitalismo.
Ma non lo sono. Sono le fondamenta del capitalismo. […]
In Africa, i colonizzatori si trovarono di fronte al problema di quella che chiamavano esplicitamente «la questione del lavoro»: come convincere gli africani a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni in cambio di bassi salari. Gli africani generalmente preferivano il loro stile di vita fondato sulla sussistenza e non avevano molta voglia di spaccarsi la schiena andando a lavorare nelle industrie europee. I salari promessi nella maggior parte dei casi non erano sufficienti a indurli ad accollarsi un lavoro che consideravano inutile. Gli europei erano furibondi di fronte a questa resistenza e risposero costringendo le persone ad abbandonare le loro terre (la legge sulle terre indigene in Sudafrica estromise con la forza la popolazione autoctona confinandola all’interno di riserve pari al 13% appena del territorio complessivo) o obbligandole a pagare le tasse in valuta europea. In entrambi i casi, agli africani non resto’ altra scelta che vendere il proprio lavoro in cambio di un salario.
Lo stesso processo di recinzione e proletarizzazione forzata ando’ in scena ripetutamente durante il periodo della colonizzazione europea, non solo nelle colonie inglesi, ma anche in quelle spagnole, portoghesi, francesi e olandesi, con esempi troppo numerosi per riportarli qui. In tutti questi casi, la scarsita’ fu creata di proposito per favorire l’espansione capitalista.

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

Capitalismo/Canfora

Luciano Canfora – La schiavitu’ del capitale – Il Mulino (2017)

Errore fu credere che quella manche terribile che si e’ giocata per tutto il Novecento, messa in moto dalla “Grande guerra”, fosse l’ultimo atto della storia.
Il brusco risveglio fu determinato dal crollo del lungo, ostinato, alla fine insostenibile, esperimento di “socialismo” […]
Esso ci ha insegnato molte cose:
1) che la partita e’ solo agli inizi;
2) che il modello capitalistico (in tutte le sue proteiformi manifestazioni) ha conquistato, alla fine del Novecento, la gran parte del pianeta espugnando e pervadendo di se’ Russia e Cina;
3) che solo ora il capitalismo e’ davvero un sistema di dominio mondiale ma non ha di fronte che spezzoni di organizzazioni per lo piu’ sindacali e inevitabilmente settoriali giacche’ il capitale e’ davvero “internazionalista” avendo dalla sua la cultura ed ogni possibile risorsa,mentre gli sfruttati sono “dispersi e divisi” (dalle religioni, dal razzismo istintuale etc.);
4) che, per funzionare, secondo la sua logica del sempre maggior profitto e della lotta spietata per la conquista dei mercati, il capitale ha ripristinato ormai forme di dipendenza di tipo schiavile: non solo in vaste aree dei mondi dipendenti ma creando sacche di lavoro schiavile anche all’interno delle aree piu’ avanzate;
5) che questo fa ovviamente regredire su un piano piu’ generale i “diritti del lavoro” conquistati, in Occidente, grazie alla novecentesca contrapposizione di sistema;
6) che, per gestire questa impressionante mescolanza tra varie forme di dipendenza incluse quelle schiavili e semi-schiavili,
il contributo della grande malavita organizzata e’ fondamentale.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-schiavitu-del-capitale-canfora/
https://www.lacittafutura.it/cultura/la-schiavitu-del-capitale