Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

In questo momento, una delle ragioni per cui le nostre economie devono crescere e’ il debito.
Il debito si porta dietro gli interessi, e gli interessi fanno crescere il debito in modo esponenziale.
Per poter rimborsare il proprio debito nel lungo periodo, un paese deve far crescere l’economia abbastanza da uguagliare la crescita del debito. Lo stesso vale per un’azienda: se volete avviare un’impresa, probabilmente dovete accendere un mutuo.
Poi, avendo contratto quel debito, non potete accontentarvi di guadagnare abbastanza da pagare i vostri dipendenti e sfamare la vostra famiglia: dovete anche realizzare abbastanza profitti da riuscire a rimborsare il prestito piu’ gli interessi composti.
Che siate un paese o un’impresa (o anche un singolo individuo), scoprirete che senza crescita il debito si accumula e alla fine provoca una crisi finanziaria.
Insomma, se non cresci, crolli.

Green New Deal/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

I ricchi hanno un’impronta ecologica molto piu’ pesante di qualsiasi altra persona.
Il 10% piu’ ricco della popolazione mondiale e’ responsabile di quasi la meta’ delle emissioni complessive globali di anidride carbonica dovute allo stile di vita. Detto in altri termini, la crisi climatica mondiale e’ in gran parte alimentata dai ricchi del mondo.
La situazione risulta ancora piu’ sbilanciata se si salgono i gradini della scala del reddito. Le emissioni dell’1% piu’ ricco sono trenta volte superiori a quelle del 50% piu’ povero della popolazione umana. Perche’? Perche’, oltre a consumare piu’ di chiunque altro, i loro consumi sono a piu’ alta intensita’ di energia: case enormi, auto di grossa cilindrata, jet privati, voli frequenti, vacanze in luoghi remoti, importazione di prodotti di lusso e via dicendo.
E se i ricchi hanno piu’ soldi di quanti ne possano spendere, il che e’ praticamente sempre vero, investono il denaro in esubero in settori espansionistici che sono molto spesso rovinosi dal punto di vista ecologico.
Questo ci porta a una conclusione semplice ma radicale: qualsiasi politica che riduca i redditi dei molto ricchi produrra’ benefici ecologici concreti. Dato che il reddito in eccesso non offre ai ricchi alcun vantaggio in termini di benessere, e’ una scelta che si puo’ fare senza temere di compromettere i risultati sociali.

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

Green new deal/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

Immaginiamo di riuscire a realizzare una rapida transizione alle energie pulite continuando a far crescere l’economia mondiale, e che sia possibile continuare a far crescere la domanda di energia all’infinito senza preoccuparci dell’estrazione di materiali che questa crescita comporta, o della pressione che esercita su aree del mondo gia’ sfruttate […]
Uno scenario del genere soddisfa i requisiti della crescita verde, giusto?
Il problema di questa visione e’ che non coglie un punto fondamentale, ineludibile: le emissioni sono solo una parte della crisi […]
Il problema non e’ solo il tipo di energia che usiamo, e’ anche quello che ci facciamo con quest’energia. Anche se avessimo un sistema di energia pulita al 100%, che cosa ci faremmo? La stessa identica cosa che facciamo con i combustibili fossili: radere al suolo ancora piu’ foreste, pescare ancora piu’ pesci, scavare ancora piu’ montagne, costruire ancora piu’ strade, espandere le coltivazioni industriali e riversare ancora piu’ rifiuti nelle discariche: tutte cose che hanno conseguenze ecologiche che il nostro pianeta non e’ piu in grado di sostenere.
Faremo queste cose perche’ il nostro sistema economico esige una crescita esponenziale della produzione e dei consumi […]
Passare all’energia pulita non fara’ nulla per rallentare queste altre forme di dissesto ambientale. Scampare alla padella del disastro climatico non ci sara’ di molto aiuto se finiremo per saltare nella brace del collasso ecologico […]
Il problema che abbiamo di fronte non e’ legato alla tecnologia. E’ legato alla crescita.
Ogni volta, immancabilmente, vediamo che l’imperativo della crescita spazza via tutti i guadagni offerti dalle nostre tecnologie migliori.
Tendiamo a immaginare il capitalismo come un sistema che incentiva l’innovazione. Ed e’ vero. Ma, paradossalmente, i potenziali benefici ambientali dell’innovazione sono limitati dalla logica stessa del capitale. Non dev’essere necessariamente cosi’.
Se vivessimo in un altro tipo di economia, un’economia non organizzata intorno alla crescita, le nostre innovazioni tecnologiche avrebbero l’opportunita’ di funzionare come ci aspettiamo che funzionino. In un’economia post-crescita, i miglioramenti di efficienza ridurrebbero effettivamente il nostro impatto sul pianeta. E una volta liberati dall’imperativo della crescita, saremmo liberi di focalizzarci su tipi di innovazioni differenti, innovazioni pensate per migliorare il benessere umano ed ecologico invece che per accelerare il ritmo dell’estrazione e della produzione

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

Green New Deal/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

I media tendono a concentrarsi sulle emissioni territoriali attuali di ciascun paese.
In base a questo parametro, la Cina e’ di gran lunga il maggiore trasgressore: emette 10,3 gigatonnellate di anidride carbonica l’anno, quasi il doppio degli Stati Uniti, che figurano al secondo posto tra i principali paesi incriminati. L’Unione europea si colloca al terzo posto, ma l’India non e’ molto piu’ indietro e produce piu’ emissioni di importanti nazioni industriali come la Russia e il Giappone.
Esaminando i dati da questo punto di vista, potremmo essere tentati di concludere che la responsabilita’ della crisi climatica sia condivisa da tutte le nazioni.
Questo metodo pero’ presenta vari problemi.
Innanzitutto, non tiene conto della dimensione della popolazione.
Se esaminiamo la situazione a livello pro capite, la storia che emerge e’ completamente diversa. L’India emette soltanto 1,9 tonnellate di CO2 a persona, la Cina 8. Gli americani invece emettono piu’ di 16 tonnellate a persona, il doppio dei cinesi e otto volte piu’ degli indiani. Inoltre, dobbiamo anche tenere in considerazione il fatto che, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, le nazioni ad alto reddito hanno trasferito gran parte della loro produzione industriale nei paesi poveri del Sud del mondo, spostando cosi’ una grossa fetta delle loro emissioni al di fuori della contabilità nazionale […]
Ma il difetto maggiore della storia abitualmente raccontata dai media e’ che, per quanto riguarda il dissesto climatico, a contare sono gli stock di CO2 accumulata nell’atmosfera, non i flussi annuali.
Dobbiamo quindi esaminare le emissioni storiche di ciascun paese. Se affrontiamo la questione in questi termini, diventa chiaro che la responsabilita’ del problema ricade in larghissima parte sulle nazioni altamente industrializzate del Nord del mondo (in particolare, gli Stati Uniti e l’Europa occidentale) […]
Gli Stati Uniti sono responsabili da soli del 40% dello sforamento globale. L’Unione Europea e’ responsabile del 29%. Insieme al resto dell’Europa, piu’ il Canada, il Giappone e l’Australia, le nazioni del Nord del mondo (che rappresentano soltanto il 19% della popolazione mondiale) hanno prodotto il 92% delle emissioni al di sopra del limite di sicurezza. Cio’ significa che sono responsabili del 92% dei danni provocati dal dissesto climatico. Viceversa, l’intero continente dell’America Latina, l’Africa e il Medio Oriente sono responsabili soltanto dell’8% dello sforamento, che va peraltro attribuito a un numero esiguo di paesi in quelle regioni.

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

 

Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

L’esigenza delle grandi aziende [e’] di massimizzare il rendimento per l’azionista.
Come il Pil, anche questo imperativo non esiste da sempre. Le sue origini si possono far risalire al 1919, con la storica sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti «Dodge contro Ford Motor Company».
All’epoca, la Ford Motor Company aveva una notevole eccedenza di capitale e Henry Ford aveva deciso di utilizzarne una parte per aumentare i salari ai suoi operai, che erano gia’ considerati piuttosto alti.
I fratelli Dodge, due dei maggiori azionisti della casa automobilistica, intentarono causa alla Ford per questa decisione, sostenendo che il capitale della compagnia apparteneva agli azionisti e che aumentare i salari senza necessita’ equivaleva di fatto a un furto ai loro danni.
La Corte suprema delibero’ in loro favore, stabilendo un precedente. Le decisioni delle aziende andavano prese anzitutto nell’interesse degli azionisti. Se gli amministratori delegati vogliono spendere del denaro per aumentare i salari o per proteggere l’ambiente in un modo che si traduce in rendimenti piu’ bassi per gli azionisti, non possono farlo, perche’ e’ sostanzialmente illegale.
Oggi le grandi aziende sono governate da questo imperativo, e cio’ forse le rende molto piu’ avide di quanto sarebbero altrimenti.
Abolirlo e’ un passo importante per metterle nelle condizioni di prendere in considerazione altre priorita’

Info:
https://www.ibs.it/the-divide-guida-per-risolvere-libro-jason-hickel/e/9788842824961/recensioni
https://www.culturamente.it/libri/politica-economica-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/the-divide/

 

Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

La tendenza recente piu’ inquietante e’ probabilmente il fatto che il land grabbing oggi viene fatto anche in nome della causa piu’ progressista del secolo: la mitigazione dei cambiamenti climatici.
Nel 2005 le Nazioni Unite e la Banca mondiale iniziarono a elaborare una nuova strategia volta a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, nota con l’acronimo Redd (che sta per Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation, Riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado delle foreste).
La strategia Redd permette alle imprese dei paesi ricchi di acquistare crediti di emissioni per aggirare i limiti da cui sono gravati, e utilizza il ricavato per proteggere le foreste nei paesi in via di sviluppo ed evitare che vengano abbattute a fini commerciali.
In sostanza, l’innovazione di questa strategia sta nel riconoscere che il nostro attuale modello economico attribuisce valore alle foreste soltanto quando gli alberi vengono abbattuti e trasformati in merce; […] ma quando vengono distrutte rilasciano nell’atmosfera enormi quantita’ di questo gas: la deforestazione e’ responsabile del 20 per cento delle emissioni mondiali di gas serra.
La strategia Redd tenta di rimediare a questo segnale di prezzo errato consentendo ai proprietari delle foreste di realizzare profitti non abbattendo gli alberi, riconoscendo che la foresta fornisce un importante «servizio ambientale» a tutta l’umanita’ e che di conseguenza bisogna attribuirle un valore economico […]
La strategia Redd sta anche incoraggiando una nuova ondata di accaparramenti di terre: multinazionali e stati si precipitano ad acquistare foreste nei paesi in via di sviluppo al fine di incassare compensazioni, una pratica ormai nota come carbon colonialism.
Alcuni sfruttano le lacune presenti nella strategia Redd, che in pratica consentono l’abbattimento delle foreste originarie purche’ ne vengano piantate di nuove altrove, anche se le nuove foreste sono in realta’ piantagioni […]
l’intera idea alla base dei crediti di emissioni e’ quella di consentire a chi inquina di evitare di ridurre le proprie emissioni pagando.

Info:
https://www.ibs.it/the-divide-guida-per-risolvere-libro-jason-hickel/e/9788842824961/recensioni
https://www.culturamente.it/libri/politica-economica-jason-hickel/
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Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

Le multinazionali citano in giudizio uno stato a causa delle leggi nazionali che limitano i loro «profitti futuri attesi», anche quando tali leggi hanno lo scopo di tutelare i diritti umani, la salute pubblica o l’ambiente.
Vale la pena di fermarci a riflettere sulle implicazioni di questo sistema.
Di norma, gli stati godono dell’«immunita’ sovrana», cioe’ non possono essere citati in giudizio. Ma questo principio viene sospeso nel caso di controversie tra investitori e stati.
Il concetto di «protezione degli investitori» conferisce di fatto alle grandi aziende il potere di eludere il normale ordinamento giudiziario e di neutralizzare le leggi di nazioni sovrane. In altre parole, sono le grandi aziende che possono regolamentare gli stati democratici, anziche’ il contrario. E’ un assalto frontale alle nozioni di sovranita’ e democrazia, condotto ancora una volta, paradossalmente, in nome della libertà […]
L’aspetto forse piu’ inquietante di questi nuovi meccanismi di risoluzione delle controversie tra investitore e stato, tuttavia, e’ che sono intrinsecamente asimmetrici. Gli investitori possono citare in giudizio uno stato, ma agli stati non e’ riconosciuto il diritto corrispondente di citare in giudizio gli investitori esteri.
Il massimo che uno stato puo’ sperare di ottenere in sede di composizione e’ l’annullamento della causa: non puo’ richiedere il risarcimento dei danni da parte delle multinazionali straniere.
In sostanza, il sistema conferisce a grandi aziende private non democratiche nuovi poteri e liberta’ speciali, mentre erode quelli degli stati sovrani democratici […]
Come se non bastasse, gli stessi procedimenti di risoluzione delle controversie sono antidemocratici. Si svolgono in tribunali segreti, privi della trasparenza e delle garanzie costituzionali che caratterizzano i normali tribunali di diritto pubblico. In questi procedimenti i giudici sono legali di imprese private esperti in diritto societario, non funzionari nominati dallo Stato.

Info:
https://www.ibs.it/the-divide-guida-per-risolvere-libro-jason-hickel/e/9788842824961/recensioni
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Green New Deal/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

Siamo tutti consapevoli dei danni che il Nord del mondo subisce a causa del cambiamento del clima: gli uragani che si abbattono sugli Stati Uniti, le inondazioni che ogni inverno sommergono il Regno Unito, le ondate di calore che arroventano l’Europa e gli incendi indomabili che hanno devastato l’Australia.
Questi eventi catastrofici dominano i nostri notiziari e i giornalisti fanno bene a parlarne. Ma si riducono a ben poca cosa se paragonati ai disastri che colpiscono il Sud: notizie che appaiono solo di sfuggita sui nostri schermi, se mai compaiono, come le violente tempeste che hanno flagellato buona parte dei Caraibi e del Sudest asiatico e le frequenti siccita’ che hanno colpito il Centro America, l’Africa orientale e il Medio Oriente facendo precipitare la popolazione nella fame e costringendola a lasciare la propria casa.
In termini comparativi, il Nord America, l’Europa e l’Australia sono tra le regioni meno vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici.
I danni reali vengono inflitti all’Africa, all’Asia e all’America Latina, e la situazione sta assumendo proporzioni davvero distopiche. Per farci un’idea di questi squilibri, possiamo esaminare la distribuzione dei costi monetari. Secondo i dati forniti dal Climate Vulnerability Monitor, il Sud sostiene l’82% dei costi totali del dissesto climatico, che nel 2010 ammontava a 571 miliardi di dollari in danni dovuti a siccita’, inondazioni, frane, uragani e incendi.
I ricercatori prevedono che questi costi continueranno ad aumentare. Nel 2030 il Sud sosterra’ il 92% dei costi complessivi globali, per un ammontare di 954 miliardi di dollari.

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

Capitalismo/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

La scoperta delle terre aurifere e argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitu’ della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalista.
Questi procedimenti idillici sono momenti fondamentali dell’accumulazione originaria.
Secondo questa visione, l’estrazione coloniale fu il motore dell’accumulazione, e l’accumulazione fu l’elemento che rese possibile il capitalismo […] un sistema economico mondiale progettato nel corso dei secoli per arricchire una piccola frazione dell’umanita’ a spese della stragrande maggioranza.
All’inizio del xx secolo, questo nuovo ordine era compiuto: il cuore del sistema – Europa e Stati Uniti – drenava dalla periferia materie prime a basso costo e le rivendeva in cambio prodotti lavorati, proteggendosi dalla concorrenza con l’imposizione di dazi esageratamente alti.
Il sistema aveva due caratteristiche intrinseche che generavano disuguaglianze crescenti fra l’Occidente e il resto del mondo.
La prima era che le ragioni di scambio delle economie in via di sviluppo si deterioravano nel tempo. In altre parole, i prezzi delle loro esportazioni di materie prime diminuivano gradualmente rispetto ai prezzi dei manufatti che importavano.[…]
La seconda era che, anche tenendo conto della produttivita’ e del potere d’acquisto, i salari percepiti dai lavoratori dei paesi in via di sviluppo per i beni che commerciavano rimanevano molto piu’ bassi che in Occidente, percio’ il Sud non veniva compensato adeguatamente per il valore che esportava.
Insieme, questi due elementi sono alla base di cio’ che gli economisti chiamano «scambio ineguale» fra il centro e la periferia.

Info:
https://www.ibs.it/the-divide-guida-per-risolvere-libro-jason-hickel/e/9788842824961/recensioni
https://www.culturamente.it/libri/politica-economica-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/the-divide/

Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

Le nostre «democrazie» in realta’ non sono molto democratiche. Con la sperequazione crescente nella distribuzione del reddito, il maggiore potere economico dei piu’ ricchi si e’ tradotto direttamente in maggiore potere politico.
Le elite sono riuscite ad appropriarsi dei nostri sistemi democratici.
Questa tendenza la vediamo con particolare chiarezza negli Stati Uniti, dove le grandi aziende hanno il diritto di spendere somme di denaro illimitate per la propaganda politica, e dove esistono poche restrizioni alle donazioni ai partiti politici.
Queste misure, giustificate invocando il principio della «liberta’ di parola», rendono complicato per i politici vincere elezioni senza il supporto diretto di grandi aziende e miliardari, e questo li spinge ad allinearsi con le preferenze delle classi dominanti in materia di politica economica.
Come se non bastasse, le grandi aziende e i ricchi spendono somme di denaro strabilianti per esercitare pressioni sui governi.
Nel 2010 sono stati spesi per azioni di lobbying 3,55 miliardi di dollari, contro 1,45 miliardi nel 1998.
E i risultati si vedono: uno studio ha riscontrato che il denaro speso per esercitare pressioni sui parlamentari statunitensi ha fruttato un ritorno economico fino a 22000 volte tanto, sotto forma di agevolazioni fiscali e profitti derivanti da trattamenti preferenziali.
Il risultato di tutto questo e’ che gli interessi delle elite economiche negli Stati Uniti prevalgono quasi sempre nelle decisioni di politica economica del governo, anche quando la stragrande maggioranza dei cittadini non le condivide.
Da questo punto di vista, gli Stati Uniti assomigliano a una plutocrazia, piu’ che a una democrazia.
Il Regno Unito mostra tendenze analoghe, anche se per ragioni diverse (e piu’ antiche). Il centro finanziario e potenza economica del paese, la City di Londra, gode storicamente di immunita’ da molte delle leggi democratiche della nazione e rimane libera dalla supervisione del Parlamento. Il potere di voto nel consiglio della City e’ concesso non solo ai residenti, ma anche alle imprese: e piu’ l’impresa e’ grande, piu’ voti detiene, fino a 79 per le piu’ importanti. Nel Parlamento, la Camera dei lord non e’ eletta ma nominata, con 92 seggi ereditati da famiglie aristocratiche, 26 riservati alla Chiesa d’Inghilterra e molti altri «venduti» a personaggi facoltosi in cambio di generose donazioni elettorali.
Tendenze plutocratiche analoghe le possiamo osservare nel caso della finanza. Una fetta rilevante delle azioni con diritti di voto e’ controllata da enormi fondi di investimento come BlackRock e Vanguard, organismi che non hanno nessuna legittimazione democratica.
Un numero ristretto di individui decide come usare il denaro di tutti gli altri ed esercita un’influenza smisurata sulle pratiche delle aziende, spingendole a dare la priorita’ ai profitti ignorando i problemi sociali ed ecologici. Poi ci sono i media: nel Regno Unito, tre societa’ controllano oltre il 70% del mercato dei quotidiani, e la meta’ e’ nelle mani di Rupert Murdoch; negli Stati Uniti, sei societa’ controllano il 90% di tutti i mezzi di informazione.
È praticamente impossibile avere un dibattito realmente democratico sull’economia in queste condizioni.

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/