Capitalismo/Doda

Onnipotenti. Chi sono, cosa vogliono e in che modo i tecnofascisti stanno plasmando il nostro futuro – Irene Doda – Fuoriscena (2026) 

Il cambiamento sociale o la trasformazione collettiva non sono insiti nelle trasformazioni tecnologiche.
L’illusione che ci e’ stata venduta negli ultimi decenni e’, appunto, un mero inganno. Un manipolo di miliardari ci ha fatto credere che si potesse sostituire il tedioso ingranaggio democratico, fatto di discussioni infinite, macchinosi processi collettivi, sforzi per trovare compromessi e mettere d’accordo le varie anime di una societa’, con processi piu’ smart, simili a quelli aziendali, addirittura di piccole societa’ innovative o startup.
Nel mentre, siamo stati convinti che basti introdurre innovazioni «rivoluzionarie» – o, per usare un termine caro a chi popola la Silicon Valley, disruptive – per migliorare le condizioni materiali degli abitanti dell’intero pianeta.
La verita’ e’ che nessuna condizione oggettiva e’ migliorata piu’ di quella degli stessi imprenditori digitali, che hanno accumulato enormi risorse nelle loro mani e sono diventati potenti aghi della bilancia: arbitri della liberta’ di espressione, detentori del potere di influenzare elezioni politiche e far precipitare Stati-nazione nel caos.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/33071-paolo-lago-attenzione-ai-fascisti-hi-tech.html?utm_source=newsletter_2556&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete
https://www.progettometi.org/analisi/i-tecnofascisti-tra-liberta-individuale-e-tentazione-autocratica-qualche-spunto-a-partire-da-onnipotenti-di-irene-doda/?srsltid=AfmBOoq0IV8M3g9ecwmlDs4lwGs9N1khp2NyIeOwTBjff4MckFvLHivC
https://www.linkiesta.it/2026/03/i-tecnomiliardari-odiano-lo-stato-nazione-ma-poi-fanno-affari-con-la-casa-bianca/
https://www.carmillaonline.com/2026/05/24/attenzione-ai-fascisti-hi-tech/

 

Societa’/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


La nostra societa’ e’ gia’ diventata a due livelli: in cima ci sono i grandi tycoon, fermamente convinti di essersi guadagnati la loro ricchezza grazie al loro ingegno formidabile, e al fondo ci sono le persone normali, che i leader dell’high-tech considerano inclini all’errore e mature per la sostituzione.
Dato che l’ia pervade sempre piu’ aspetti delle economie moderne, sembra sempre piu’ probabile che il divario tra i due livelli continuera’ ad allargarsi.
Nulla di tutto questo era inevitabile.
Non era indispensabile usare le tecnologie digitali soltanto per automatizzare il lavoro ne’ era ineludibile che le tecnologie basate sull’ia fossero applicate in maniera indiscriminata per amplificare la stessa tendenza. Non era obbligatorio che la comunita’ high-tech si lasciasse ammaliare dall’intelligenza delle macchine, invece di concentrarsi sulla loro utilita’.
Non c’e’ niente di predestinato in questa traiettoria della tecnologia, e non c’e’ niente di inevitabile nella societa’ a due livelli che i nostri leader stanno creando.
E’ possibile trovare vie d’uscita dall’attuale ginepraio riconfigurando la distribuzione del potere nella societa’ e riorientando il progresso tecnologico. Questo cambiamento dovra’ essere operato dal basso, attraverso processi democratici. Per somma disgrazia, tuttavia, l’intelligenza artificiale sta anche facendo a pezzi la democrazia. 

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

 

 

Economia di mercato/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)

 La svolta verso l’automazione, iniziata intorno al 1980, era il risultato inevitabile del progresso tecnologico? Forse i progressi nel campo dell’informatica erano, per loro natura, piu’ duttili e si prestavano meglio all’automazione. E’ difficile escludere del tutto questa possibilita’, ma esistono abbondanti dati a conferma del fatto che la direzione impressa alla tecnologia e l’enfasi sul taglio dei costi sono state frutto di scelte deliberate.
Le tecnologie digitali […] sono tecnologie di uso generale, adatte a un’ampia gamma di applicazioni. Le diverse scelte in merito alla loro direzione tenderanno a tradursi in miglioramenti e peggioramenti per i diversi segmenti della popolazione […]
La direzione della tecnologia che ha dato priorita’ all’automazione si puo’ spiegare soltanto accettando la nuova visione digitale che emerse negli anni ottanta del xx secolo […]
La nuova visione sposava invece la progettazione delle tecnologie digitali imposta dall’alto, al fine di eliminare le persone dal processo di produzione.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022)


Le macchine hanno preso il posto degli esseri umani nello svolgimento di certi compiti.
Ma non li hanno solamente sostituiti; li hanno anche completati in altre mansioni che non erano state automatizzate, facendo crescere la domanda di persone per svolgere tali lavori.
Nel corso della storia, ci sono sempre state due distinte forze in gioco: la forza di sostituzione, che danneggiava i lavoratori, ma anche l’utile forza complementare, che faceva l’opposto. Questa forza utile, di cui spesso ci si dimentica, opera in tre modi differenti.
L’effetto produttivita’ […]: le nuove tecnologie, anche se rimpiazzano qualche lavoratore, spesso contribuiscono a renderne altri piu’ produttivi nei loro compiti […] un architetto che utilizza un software di progettazione computerizzata per creare edifici piu’ sofisticati o un commercialista che impiega un software per il computo delle imposte […]
L’effetto “torta più grande” […], se pensiamo di nuovo all’economia come a una torta, il progresso tecnologico l’ha resa molto piu’ grande […] Si’, alcune mansioni potrebbero essere automatizzate e perse a vantaggio delle macchine, ma, quando l’economia si espande e con essa cresce la domanda di beni e servizi, aumentera’ anche la domanda per tutti i ruoli necessari alla loro produzione […]
L’effetto “torta che cambia” […], grazie al progresso tecnologico, le economie non solo sono cresciute, ma si sono anche trasformate, dando origine a produzioni molto diverse, in maniere molto diverse, in momenti diversi della storia […] Puo’ darsi che a un certo punto alcune mansioni vengano automatizzate e quindi perse a vantaggio delle macchine, ma, dal momento che l’economia cambia con il tempo, altrove nel sistema economico aumentera’ la domanda di altre mansioni. E visto che, di nuovo, alcune di queste nuove attivita’ potrebbero non essere state automatizzate, i lavoratori possono trovare impieghi legati a tali attivita’.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Lavoro/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


Ci sono molti modi per incrementare la produzione per addetto, e ci sono sempre stati […]
Alcune innovazioni potenziano il contributo dei lavoratori alla produzione, invece di automatizzare o delocalizzare il lavoro. Per esempio, nuovi strumenti software che coadiuvano le mansioni dei meccanici che riparano automobili e consentono di lavorare con maggior precisione aumentano la produttivita’ marginale del lavoratore. E’ una cosa completamente diversa dall’installare robot industriali allo scopo di sostituire i lavoratori umani.
La creazione di nuove mansioni e’ ancora piu’ importante per aumentare la produttivita’ marginale del lavoratore […]
Quando l’introduzione di nuove macchine crea nuovi impieghi per la manodopera umana, il lavoratore puo’ contribuire alla produzione in nuovi modi e la sua produttivita’ marginale aumenta […]
Molte delle professioni in piu’ rapida crescita negli ultimi decenni – radiologi per macchine per la risonanza magnetica, ingegneri di rete, operatori di macchine computerizzate, programmatori di software, addetti alla sicurezza informatica e analisti dati – ottant’anni fa non esistevano […]
In quasi tutti questi casi, le nuove mansioni sono state introdotte per effetto di avanzamenti della tecnologia e sono stati un motore importante per la crescita dell’occupazione.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Economia di mercato/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamosalvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


[Il] processo di precarizzazione ha avuto effetti dirompenti sull’economia italiana creando un incentivo per gli imprenditori a investire in settori labour-intensive, puntando cioe’ le loro strategie di profitto su bassi salari, piuttosto che nei settori capital-intensive, che richiedono invece ingenti investimenti in tecnologia e formazione del personale.
E’ questa una delle cause dell’arretratezza tecnologica che stiamo scontando, come ormai anche l’ue, sia rispetto agli usa che alla Cina.
Ci siamo trasformati quasi in un’economia in via di sviluppo che, invece di puntare sul mercato interno e sui settori ad alto valore aggiunto, ha basato il suo modello di crescita sulle esportazioni, sui bassi salari e sui settori tradizionali dell’industria del xx secolo.[…]
Puntare non tanto sugli investimenti quanto sulla deflazione salariale, alla lunga, ti rende meno capace di innovare e di essere alla frontiera della tecnologia […]
Anche sul piano della liberalizzazione del mercato dei prodotti, d’altronde, l’Italia ha superato tutti gli altri grandi paesi europei. All’inizio degli anni Novanta, il mercato italiano era tra i piu’ regolati al mondo. Successivamente, il paese ha attraversato «il piu’ profondo processo di deregolamentazione tra i paesi europei» […]
Ancora peggio, per certi versi, e’ stata la dinamica delle privatizzazioni. Una quota importante dello straordinario sviluppo economico che ha vissuto il nostro paese dopo la seconda guerra mondiale, infatti, va ricercata nel sostegno e nel rilancio della grande industria di Stato. L’euro e l’ue hanno implicato la vendita, o meglio la svendita, di moltissimi di questi asset industriali pubblici. […]
E tutto cio’ e’ stato realizzato con l’esplicito obiettivo di entrare nell’euro: i proventi delle privatizzazioni dovevano servire a ridurre il debito e a rispettare i criteri di contenimento fiscale presenti nelle regole europee. Il fine di entrare nella moneta unica giustificava qualunque mezzo, persino la rinuncia alla politica industriale nazionale.[…]
La vendita di queste aziende pubbliche ha provocato a catena una serie di effetti dirompenti. Innanzitutto, ha prodotto nicchie di rendita in cui sono stati assicurati alti rendimenti in cambio di pochissimi investimenti. Si creo’ cioe’ un disincentivo all’innovazione: il capitalismo italiano preferi’ spesso accaparrarsi, magari a debito, pezzi dell’industria di Stato piuttosto che investire in nuovi progetti industriali. Poco dopo, infatti, queste stesse aziende potevano essere rivendute generando facili plusvalenze. Il capitalismo privato si dimostro’ spesso piu’ pigro, autoreferenziale e avido rispetto a come aveva agito lo Stato italiano in decenni di industria pubblica.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Stato/Franzini

Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle – Maurizio Franzini, Mario Pianta – Laterza (2016)


Per distribuire in modo piu’ equilibrato tra pubblico e privato i guadagni permessi dall’innovazione tecnologica e’ stato proposto di assegnare una quota maggiore di tali vantaggi agli organismi pubblici che hanno favorito la nascita delle nuove tecnologie e ai lavoratori coinvolti.
Gli strumenti utilizzabili includono l’attribuzione a soggetti pubblici di azioni delle imprese ad alta tecnologia che beneficiano della ricerca pubblica; la creazione e l’espansione di banche di investimento pubbliche che potrebbero finanziare progetti rischiosi e ottenere profitti nel caso in cui l’iniziativa abbia successo; la revisione delle norme che regolano la proprieta’ intellettuale anche allo scopo di riconoscere il ruolo svolto dal pubblico nella creazione della conoscenza attraverso il finanziamento della spesa per ricerca e sviluppo.
L’afflusso di maggiori risorse a soggetti pubblici potrebbe da un lato limitare la tendenza dei redditi piu’ alti a crescere ancora e, dall’altro, fornire nuove risorse da destinare alla ricerca di base attualmente sottofinanziata e all’istruzione pubblica, cioe’ a due attivita’ essenziali per sostenere il processo di innovazione.

Info:
https://www.circolidossetti.it/le-radici-economiche-della-disuguaglianza-maurizio-franzini/
https://eticaeconomia.it/autore/maurizio-franzini/
https://www.ilperiodista.it/post/disuguaglianze-cause-e-soluzioni-intervista-a-maurizio-franzini
https://sbilanciamoci.info/disuguaglianze-unanteprima-dal-libro-di-m-pianta-e-m-franzini/

Lavoro/Benanav

Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo – Aaron Benanav – Luiss (2022 )


Denaro gratuito” (UBI/Rbi) Il dibattito sull’automazione si regge su quattro principi fondamentali.
Il primo sostiene che i lavoratori sono gia’ stati soppiantati da macchine sempre piu’ progredite, dando luogo cosi’ a una crescita sempre piu’ considerevole di “disoccupazione tecnologica”.
Secondo, questa sostituzione e’ un segnale indiscusso del fatto che siamo vicini a raggiungere una societa’ in buona parte automatizzata, nella quale quasi tutto il lavoro sara’ eseguito da macchine semoventi e da computer intelligenti.
Terzo, anche se l’automazione dovesse comportare la liberazione collettiva del genere umano dalla fatica fisica del lavoro, viviamo in una societa’ nella quale la maggior parte delle persone deve lavorare per vivere, il che significa che il sogno potrebbe benissimo trasformarsi in un incubo.
Quarto, di conseguenza l’unico modo per scongiurare la catastrofe di una disoccupazione di massa – come quella in corso negli Stati Uniti nel 2020, sebbene per motivi assai diversi – e’ istituire il reddito universale incondizionato (Ubi, Universal basic income), spezzando una volta per tutte il rapporto diretto tra entita’ dei redditi percepiti dalle persone e quantita’ di lavoro che svolgono.

Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/

https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/

Economia di mercato/Guerrieri

Partita a tre. Dove va l’economia del mondo – Paolo Guerrieri – il Mulino (2021)


Ci si chiede da tempo quali possano essere i fattori alla base del pronunciato aumento delle disuguaglianze e divergenze economico-sociali dei paesi avanzati.
Le risposte hanno evidenziato una molteplicita’ di cause. In primo piano figurano le grandi trasformazioni economiche e produttive […].
A partire dal consolidarsi del processo di globalizzazione e della delocalizzazione dei processi produttivi nell’area emergente, che hanno finito per distruggere posti di lavoro e penalizzare i lavoratori meno qualificati negli Stati Uniti e in Europa […]
Un altro contributo all’aumento delle disuguaglianze, altrettanto significativo, e secondo molti addirittura superiore, e’ venuto dalla diffusione delle nuove tecnologie (in particolare quelle legate alle tecnologie digitali) e dai fenomeni di automazione e riorganizzazione delle imprese che ne sono conseguiti […]
Tra le altre cause, va citata, inoltre, la travolgente finanziarizzazione dell’economia avvenuta in questi ultimi decenni. La finanza, nel generare mercati sempre piu’ aperti e interdipendenti a livello mondiale, caratterizzati da forte mobilita’ dei capitali, ha favorito in molti paesi una maggiore concentrazione del reddito e della ricchezza, accentuando ulteriormente le disuguaglianze e marginalizzando fasce crescenti di lavoratori e cittadini.

Info:
https://www.letture.org/partita-a-tre-dove-va-l-economia-del-mondo-paolo-guerrieri
https://archivio.blitzquotidiano.it/libri/italia-che-fine-fara-paolo-guerrieri-scruta-il-futuro-partita-a-tre-dove-va-leconomia-del-mondo-3407568/

 

Geoeconomia/Krastev

La rivolta antiliberale. Come l’Occidente sta perdendo la battaglia per la democrazia – Ivan Krastev, Stephen Holmes – Mondadori (2020)


I cinesi sono imitatori implacabili e consumati dell’Occidente per quanto riguarda la tecnologia, la moda, l’architettura e via dicendo, ma hanno espressamente respinto l’idea di imitare la liberaldemocrazia occidentale prediletta dagli ingenui manifestanti di piazza Tienanmen.
Prendono in prestito con esuberanza, ma rifiutano di convertirsi.
A differenza di Mosca, non hanno avvertito la necessita’ di simulare la democrazia occidentale o di svelare l’ipocrisia americana rispecchiando la spudorata violazione delle norme internazionali da parte degli Stati Uniti. Prendendo in prestito o rubando la tecnologia si diventa comunque piu’ ricchi, mentre imitando i valori morali si mette a rischio la propria identita’, e simulare la democrazia o smascherare l’ipocrisia sembra del tutto inutile.
Dopo il 1989, al contrario degli aspiranti convertiti alla democrazia liberale dell’Europa centrale, i cinesi hanno sviluppato la propria societa’ senza mettere a rischio la propria identita’ culturale e quindi senza mai sentirsi degli impostori e simulatori culturali […]
Le maniere forti usate dalla Cina suscitano risentimento, ma questo non viene esacerbato dall’ulteriore irritazione per lezioni moralistiche in stile americano.
I rappresentanti della Cina all’estero non sono interessati a vendere il modello cinese di organizzazione politica ed economica interna. I prestiti cinesi, pertanto, non prevedono alcun vincolo ideologico. E, inutile dirlo, i funzionari e le ONG cinesi non associano mai ai progetti di sviluppo lezioni in materia di diritti umani, elezioni libere ed eque, trasparenza, stato di diritto e mali della corruzione. Tantomeno decantano le virtu’ del mercantilismo cinese, vanno in cerca di convertiti alla civilta’ cinese o idealizzano gli esecutivi a vita in stati monopartitici […]
A differenza dell’Occidente, la Cina espande la propria influenza globale senza mirare a trasformare le societa’ sulle quali cerca di esercitare il proprio controllo. Alla Cina non interessa la struttura degli altri governi e nemmeno quale fazione interna li controlli. L’unica cosa che le preme e’ la propensione di tali governi a adattarsi agli interessi cinesi e a riservare alla Cina un trattamento favorevole.

Info:
https://www.internazionale.it/notizie/andrea-pipino/2024/12/23/futuro-democrazia-krastev
https://alterthink.it/imperialismo-e-collettivismo-lhitlerizzazione-di-putin/

https://lavocedinewyork.com/arts/libri/2020/10/14/liberalismo-dellimitazione-giovani-migranti-e-identita-delleuropa-centrale/