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Download in evidenza “L’eclissi del reddito da lavoro” – nuova edizione aggiornata al giu.2025

L-eclissi-del-reddito-da-lavoro-1.pdf (27791 download ) Come nella precedente del 2023, questa edizione e’ una selezione dei post piu’ significativi sul tema del lavoro, pubblicati nel blog www.pericopidieconomia.info, edito dal 2020.
Rispetto alla precedente, questa pubblicazione e’ rinnovata nella struttura e aggiornata al giugno 2025.
L’argomento e’ suddiviso in tre capitoli che riguardano il lavoro nell’era del capitalismo neoliberista, i suoi sviluppi e le innovazioni durante l’attuale era digitale, infine le prospettive che il futuro prossimo ci riservera’.
Il blog Pericopi di economia, lo ricordiamo, e’ una sorta di rassegna stampa, tutt’altro che obiettiva, su vari argomenti che sono stati oggetto di pubblicazioni librarie edite nel XXI secolo.

Societa’/Streeck

Globalismo e democrazia. L’economia politica del tardo neoliberismo – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 La democrazia quale sistema sociale di istituzioni interno al capitalismo ha fino ad oggi offerto una possibilita’ di riconoscimento agli interessi di classi popolari svantaggiate dal mercato e dalla societa’ capitalista attraverso la mobilitazione di maggioranze politiche.
Il suo modus operandi fu sempre quello della lotta, della prova di forza tra schieramenti sociali piu’ o meno ben organizzati e diretti, rappresentati da partiti e associazioni; il suo fine era il compromesso, ulteriormente ampliabile, rivedibile, ritirabile o sostituibile, che riconosceva e manteneva intatto sempre un pluralismo di interessi articolati essenzialmente sull’asse di capitale e lavoro, ma anche e per questo in modi molto diversi, sul rapporto tra conservazione e progresso […]
Nell’immagine, invece, che la democrazia come sistema di valori della societa’ civile produce di se’, i rapporti di potere politico-economico propri del capitalismo trovano sostituzione ora nel controllo tecnocratico, ora in un’economia di mercato lasciata libera al suo corso.
La democrazia cosi’ intesa richiede un’elite depositaria di significati che interpretino in termini normativi i valori vincolanti del sistema; essa non e’ popolare, ma elitaria e meritocratica; i suoi “valori” sono stabiliti da esperti in diritto per via deliberativa, e non da cittadini in lotta tra loro; essi sono costituzionali, sottratti cioe’ ai processi maggioritari, cosi’ da proteggerli dal cattivo uso che gli elettori potrebbero fare della democrazia, venendo a decisioni improvvide; gli interessi sono regolati dal diritto e come tali soggetti alla giustizia; la politica da attivita’ di lotta si fa discorso, non piu’ popolare ma elitario, e l’interpretazione giuridica dei dotti sostituisce la prova di forza politica.
Anziche’ rappresentati dalla democrazia, i cittadini sono ora educati a essa, da altri, loro pari, che chiariscono cosa essa sia; quel che si prospetta al termine di ogni “discorso”, se tutto va bene, e’ un accordo privo di vincoli e autorita’ che si lascia alle spalle il compromesso conquistato con la forza, ritenuto come superato nel processo di civilizzazione […]
L’involuzione della socialdemocrazia perseguita dalla nuova classe media nella democrazia liberale intacca in due modi questa premessa che e’ alla base di una critica alla societa’ organizzata in classi e strati. Il primo e’ negando alla sua “democrazia” – ossia alla maggioranza dei cittadini che la compongono – la capacita’ di far fronte in modo competente a “problemi complessi”, pretendendo cosi’ di sottrarre loro l’onere delle decisioni per affidarlo a un’espertocrazia colta e superiore e come tale certificata nel circolo dei piu’ dotti. Il secondo e’ impegnandosi a proteggere i valori morali della “democrazia”, ora costituzionalizzati, dalla potenziale maggioranza di cittadini il cui senso morale sia da essi giudicato immaturo e come tale da condannare.
Il dibattito sulla natura e portata della democrazia si trasforma cosi’ in una lotta culturale condotta da “democratici” contro “populisti”, che mira all’esclusione intellettuale e morale di questi ultimi. Il risentimento di fronte a un tentativo di screditare la cittadinanza, per un’incompetenza pratica o morale, rappresenta probabilmente una delle ragioni per cui i contromovimenti “populisti” da destra attraggono non solo una classe operaia materialmente in discesa, ma anche una piccola borghesia economicamente piu’ o meno agiata, che nella critica alla democrazia del nuovo centro borghese intellettuale trova negata la propria richiesta a un uguale riconoscimento di competenza e dignita’ civica.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Populismo/Lukacs

Democrazia e populismo – John Lukacs – Longanesi (2006)

Mentre il patriottismo e’ difensivo, il nazionalismo e’ aggressivo; mentre il patriottismo e’ l’amore per un particolare paese, il nazionalismo e’ l’amore per qualcosa di meno tangibile, per il mito di un «popolo» che giustifica ogni cosa ed e’ un surrogato politico e ideologico della religione. Un mito al contempo moderno e populista […]
Nella mente e nel cuore di molta gente nazionalismo e patriottismo spesso si sovrappongono. Cio’ nondimeno bisogna essere consapevoli delle loro differenze, dietro le quali sta il fenomeno del populismo, che diversamente dal patriottismo vecchio stile e’ inseparabile dal mito di un popolo.
Il populismo e’ völkisch, il patriottismo no.
E’ possibile essere insieme patrioti e cosmopoliti (sicuramente sul terreno culturale). Ma un populista e’ necessariamente, in un modo o nell’altro, un nazionalista. Il patriottismo e’ meno razzista del populismo. Un patriota non escludera’ una persona di una nazionalita’ diversa da una comunita’ in cui sono vissuti fianco a fianco, e che conosce da molti anni; ma un populista sara’ sempre diffidente nei confronti di qualcuno che non sembra appartenere alla sua tribu’.

Lavoro/Benanav

Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo – Aaron Benanav – Luiss (2022 )


Dibattiti tra i sostenitori del reddito di base incondizionato (Rbi; il corrispettivo piu’ utilizzato ‘ Ubi, acronimo di universal basic income, N.d.T.) vertono perlopiu’ su alcune ipotesi, se per esempio i pagamenti dell’Ubi dovrebbero essere maggiori o inferiori, se dovrebbero essere tassati per chi guadagna redditi alti, se dovrebbero integrare o sostituire altri programmi di welfare state, e se dovrebbero essere estesi il piu’ possibile o limitati ai cittadini.
Per i teorici dell’automazione, l’Ubi risolve il rompicapo centrale della loro visione: come fornire alla gente un reddito per dare valore alle loro preferenze, in un mondo in cui il lavoro umano e’ stato reso in buona parte o del tutto obsoleto.
Il reddito di base universale e’ la soluzione tecnica che trasforma lo scenario da incubo dell’innovazione nel sogno della post-scarsita’. Su questa premessa, i teorici dell’automazione spesso lo presentano come uno strumento politico neutro – che piace tanto alla sinistra quanto alla destra – che risolve il problema della disoccupazione e della sottoccupazione globale, proprio come si presumeva che le tecnologie della Rivoluzione Verde dovessero risolvere i problemi della fame nel mondo.
Vi e’ un’affinita’ implicita tra il determinismo tecnologico, che e’ al cuore del dibattito sull’automazione, e il ricorso a esso per trovare soluzioni tecnocratiche. Entrambe le posizioni eliminano difficili questioni sociopolitiche trasformandole in fatti apparentemente oggettivi.

Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/

https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/

Green New Deal/Napoleoni

Tecnocapitalismo. L’ascesa dei nuovi oligarchi e la lotta per il bene comune – Loretta Napoleoni – Meltemi (2025)


Il maggior produttore mondiale di cobalto e’ la Repubblica Democratica del Congo, dove spesso i bambini estraggono il minerale a mani nude in vecchie miniere, un processo di estrazione assai pericoloso eseguito senza ricorrere alle moderne tecnologie.
Dalla Repubblica Democratica del Congo il cobalto arriva in Finlandia, sede della piu’ grande raffineria d’Europa. Dalla Finlandia viaggia poi verso la Cina, dove viene prodotta la maggior parte dei catodi delle batterie. Dalla Cina, i catodi proseguono il loro itinerario raggiungendo gli Stati Uniti, per esempio approdano nel Nevada, dove vengono prodotte e assemblate le batterie per le auto Tesla. Una volta approntate, le batterie compiono il loro ultimo viaggio verso una catena di montaggio di automobili elettriche, in California o altrove.
Prima che un acquirente apponga l’adesivo “emissioni zero” sul cofano della sua auto elettrica, il cobalto all’interno delle batterie ha percorso piu’ di trentamila chilometri, lasciandosi dietro una fitta scia di anidride carbonica.

Info:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/10/loretta-napoleoni-noi-non-controlliamo-la-tecnologia-sono-i-tecnocapitalisti-a-controllare-noi/8019809/
https://www.retisolidali.it/tecnocapitalismo-loretta-napoleoni-intervista/
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/alice-scaglioni-7-corriere-della-sera-lai-e-il-nostro-alunno-ma-ci-lasciamo-sfruttare-su-tecnocapitalismo-di-loretta-napoleoni-meltemi.pdf

Geoeconomia/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)


La migrazione e’ uno dei temi politici piu’ scottanti fra quelli legati alla gestione dello spazio globale.
Politici come l’ungherese Viktor Orban o l’italiano Matteo Salvini dichiarano che «i trafficanti di esseri umani» sono i principali responsabili delle migrazioni e accusano le ONG che cercano di aiutare i migranti di essere loro complici.
Ma la migrazione non e’ orchestrata dalle ONG e dai trafficanti; e’ primariamente causata da guerre e poverta’ – di cui sono in gran parte responsabili gli Stati. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, la guerra in Siria ha costretto 6,6 milioni di siriani a lasciare il loro paese, e ho gia’ citato i milioni di persone messi in fuga dall’attacco russo all’Ucraina.
Naturalmente, la guerra in Siria ha molti ‘padri’, a cominciare dal presidente Bashar al-Assad. Ma occorre dire che le confuse politiche adottate nei confronti della Siria da Stati democratici come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti non hanno facilitato la situazione. Infatti, il caso siriano mostra che tanto gli interventi esterni quanto il non-intervento possono avere effetti dannosi.
I casi dell’Afghanistan, della Iugoslavia, dell’Iraq, del Sudan, dell’Ucraina e della Libia mostrano un legame simile fra guerra, interventi stranieri e migrazione.
In ognuno di questi casi, si puo’ discutere della legittimita’ e della saggezza degli interventi stranieri, ma il legame fra guerra e migrazione e’ indubbio.

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


Per come gli economisti raccontano tipicamente la storia, ecco quello che e’ successo: la disuguaglianza mondiale e’ diminuita – Cina e India convergendo verso i Paesi piu’ ricchi –, la disuguaglianza nazionale – all’interno dei Paesi occidentali – e’ aumentata, perche’ i lavori “italiani”, affidati fino a poco tempo fa a una classe medio-bassa interna, sono stati trasferiti a un ceto basso mondiale, sempre piu’ “cinese” quanto a salari e condizioni lavorative.
In realta’ questa disuguaglianza nazionale e’ anche aumentata perche’ i responsabili politici italiani non hanno risposto al dolore di quei loro cittadini che hanno sofferto della globalizzazione, rallentandone o arrestandone gli effetti piu’ devastanti, con provvedimenti espliciti di protezione, prima ancora che di protezionismo.
Un dolore reso dieci volte peggiore dalla recessione del 2008 e, ancora una volta, dalla mancata risposta dei responsabili politici: globalizzazione e austerita’ si’, democrazia no.
Di fronte a due problemi, uno iniziale e strutturale – la globalizzazione – e uno successivo e contingente – la recessione – abbiamo assistito a un’assenza di risposta da parte dei politici […]
Perche’ la politica ha sentito il bisogno di non rispondere al dolore di chi stava soffrendo?
Cercare di rispondere a questa domanda porta all’identificazione di tre possibili colpevoli, che vanno, forse, a braccetto l’uno dell’altro.
Primo colpevole: una governance globale. Le istituzioni globali, per definizione, si prendono cura dei problemi e delle minacce globali, i problemi locali sono lasciati in secondo piano […]
Un secondo colpevole: una serie di istituzioni dominanti, incluso il Parlamento europeo, al loro debutto, rette o dirette dai ricchi cosmopoliti e globalisti, la cui azione e’ stata ricondotta spesso alla protezione delle grandi imprese e delle grandi banche e non dei piu’ deboli. Difficile che queste istituzioni possano essersi interessate alla cura di coloro che soffrivano, nel bel mezzo di una crisi che colpiva, soprattutto, gli appartenenti ai ceti piu’ deboli […]
Un ultimo punto. La diversita’, per non scindere mai il legame a doppio filo che lega politica ed economia, non e’ tra l’altro questione esclusivamente riservata alla dimensione politica. Per un economista, la diversita’ consente la condivisione del rischio e l’assicurazione di chi viene colpito da uno shock avverso: una forma implicita di solidarieta’.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Economia di mercato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)

Ma cosa accadde esattamente nel 2008-09? Quali furono le origini della crisi finanziaria globale?
Come ci insegna Tucidide, occorre sempre distinguere tra cause immediate e cause piu’ remote.
La causa immediata si puo’ rintracciare nel forte aumento dei tassi di interesse deciso dalla Fed. Tra il 2004 e il 2006 il principale tasso di interesse della Fed aumento’ dall’1 a oltre il 5 per cento. Questo determino’ una minore domanda di abitazioni e la conseguente caduta del prezzo delle case (la garanzia per i prestiti ipotecari concessi in passato). Tutto cio’ causo’ una doppia difficolta’ per le famiglie americane che avevano aumentato il proprio indebitamento in misura elevata […]
Non solo la rata del mutuo, per chi aveva contratto prestiti a tassi variabili, aumentava, ma il valore della propria abitazione scendeva, con una perdita di valore sulle garanzie concesse […]
I problemi erano anche piu’ seri per le famiglie con redditi relativamente bassi, quelle che avevano avuto accesso al credito attraverso il cosiddetto “subprime market”, il mercato che riguarda i creditori non di primo livello, quelli considerati piu’ a rischio a cui il credito era stato comunque esteso, per cosi’ dire, alla leggera […]
Ci dobbiamo addentrare nel campo delle cause piu’ remote, relative all’innovazione e alla liberalizzazione finanziaria.
La crescita era stata particolarmente forte per il segmento del credito ipotecario, per effetto anche di un’innovazione, un’operazione di ingegneria finanziaria consentita dalle liberalizzazioni dei decenni precedenti. L’innovazione consisteva nella “cartolarizzazione” (securitization) dei prestiti ipotecari. Che vuol dire? Un prestito ipotecario e’ un contratto fra una persona e una banca. Il prestito puo’ essere rimborsato o meno, e a nessuno verrebbe in mente di comprare un singolo contratto bancario da una banca […]
Ma se, invece di comprare un solo prestito, compro un titolo che rappresenta quote di 100.000 prestiti ipotecari, il rischio di perdere il mio investimento sembrerebbe sparire: perderei tutto il mio capitale solo se tutti i 100.000 debitori non fossero in grado di pagare.
E’ la legge dei grandi numeri: mettendo insieme tanti prestiti ipotecari, il rischio di perdere tutto diventa irrilevante. Da qui il vantaggio della cartolarizzazione dei prestiti, cioe’ della loro trasformazione in un titolo che rappresenta non un singolo prestito, ma una piccola quota di un numero elevatissimo di prestiti. Geniale, no? Pero’ ci sono anche delle criticita’ in un’operazione di questo genere. La prima e’ che la banca che inizialmente concede il prestito diventa meno interessata nel valutare se il creditore sia in grado di ripagare il prestito, tanto poi il prestito verra’ rivenduto […]
La seconda criticita’ e’ che la minimizzazione del rischio che si ottiene mettendo insieme tante posizioni rischiose vale se la probabilita’ che un singolo prestito non venga ripagato e’ indipendente da quella che un altro prestito non sia ripagato […]
[Ma] se i tassi di interesse aumentano, questo rende piu’ difficile che in generale i prestiti siano ripagati. L’aumento dei tassi di interesse e’ infatti una causa che influenza allo stesso modo moltissimi prestiti, e anche mettendoli tutti insieme non si riduce il rischio di non essere ripagati quando i tassi di interesse crescono.
Tutto cio’ significa che il sistema finanziario sottovaluto’ i rischi che derivavano dalla cartolarizzazione dei prestiti ipotecari.
Inoltre, i prestiti cartolarizzati venivano spostati al di fuori del bilancio delle banche, attraverso la loro cessione a entita’ a se’ stanti (chiamate special purpose vehicles o SPV), di proprieta’ delle banche stesse, che si finanziavano a breve termine ed erano dotate di poco capitale. Il valore degli SPV crollo’ quando fu chiaro che i debitori dei prestiti ipotecari non potevano pagare i loro debiti a causa dell’aumento dei tassi di interesse e che il valore della garanzia (le case) era sceso per la crisi del mercato immobiliare. 

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Capitalismo/AA VV

Rapporto sulle disuguaglianze nel mondo – AA VV – La Nave di Teseo (2019)

Negli ultimi decenni, in quasi tutti in paesi si e’ osservato un generale aumento del rapporto fra ricchezza netta privata e reddito nazionale.
E’ sorprendente vedere come questa situazione consolidata non sia stata praticamente toccata dalla crisi finanziaria del 2008 e nemmeno dalle bolle speculative nei mercati finanziari di paesi come il Giappone e la Spagna.
Ci sono stati aumenti eccezionali dei coefficienti ricchezza/reddito in Cina e in Russia che, in seguito alla transizione da un’economia a orientamento comunista a una a orientamento capitalista, sono rispettivamente quadruplicati e quintuplicati. I coefficienti ricchezza/reddito in Russia e in Cina si stanno avvicinando ai valori registrati in Francia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
A partire dagli anni ottanta, la ricchezza pubblica e’ diminuita nella maggior parte dei paesi. La ricchezza pubblica netta (patrimonio pubblico meno debito pubblico) e’ recentemente diventata addirittura negativa negli Stati Uniti e nel Regno Unito ed e’ appena positiva in Giappone, Germania e Francia. Si tratta di una condizione che indubbiamente limita la capacita’ dei governi di controllare l’economia, ridistribuire i redditi e attenuare la crescente disuguaglianza.In Cina la proprieta’ pubblica e’ molto diminuita, ma resta ancor oggi alta: dal 2008, la ricchezza pubblica netta si e’ stabilizzata al 30% circa della ricchezza nazionale (rispetto al 15-25% in Occidente durante il periodo dell’economia mista, tra il 1950 e il 1980).

Info:
https://www.sinistrainrete.info/teoria-economica/18217-nicolo-bellanca-l-ideologia-del-capitalismo-ideologico-sull-ultimo-libro-di-piketty.html
https://www.confinionline.it/detail.aspx?prog=65296
https://eticaeconomia.it/pro-e-contro-piketty-breve-ricostruzione-di-un-acceso-dibattito/
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/10/lo-001-ha-tre-volte-piu-ricchezza-della-meta-piu-povera-dellumanita-ma-la-disuguaglianza-non-e-inevitabile-e-una-scelta-politica-dei-governi/8221758/

Stato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)

Negli anni ottanta si sviluppo’ e prese il sopravvento in quasi tutti i paesi avanzati, e in parte del resto del mondo, un nuovo modello di gestione della politica monetaria; lo stato, attraverso apposite leggi, decise di dare indipendenza alla propria banca centrale nella condotta delle sue azioni, sotto il vincolo di un mandato, fissato per legge: tipicamente, quello di mantenere l’inflazione bassa.
In tal modo, lo stato rinunciava al controllo di quanta moneta veniva stampata e del conseguente livello dei tassi di interesse a favore di tecnocrati non eletti […]
Questo cambiamento era il riflesso del disordine monetario generatosi alla fine degli anni sessanta, dell’ondata inflazionistica del decennio successivo e di sviluppi della teoria macroeconomica. Tutto cio’ aveva portato alla conclusione che i politici, alla ricerca del consenso immediato, tendevano sistematicamente ad abusare del potere di creare moneta, per esempio stampando troppa moneta per finanziare spese pubbliche in vista delle elezioni. Una tendenza, pero’, che generava eccessiva inflazione, con tutte le conseguenze negative del caso […]
Tuttavia, la concessione di un potere cosi’ forte alle banche centrali avrebbe suscitato forti controversie. A molti non appariva giusto, non appariva democratico assegnare un tale potere a burocrati non eletti.
Oggi, il futuro dell’indipendenza delle banche centrali appare ancora piu’ incerto, poiche’ queste ultime dall’inizio del 2021 sembrano aver fallito nel loro scopo principale: l’inflazione e’ tornata a livelli che non si vedevano dagli anni ottanta.
Perche’ le cose non hanno funzionato, e qual’ e’ ora il futuro delle banche centrali? Il potere di creare moneta tornera’ nelle mani dei politici?

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Societa’/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 L’evidenza empirica dimostra come la crescente densificazione delle relazioni tra societa’ – la loro crescente interdipendenza “globale” – inneschi non tanto un desiderio di integrazione tra stati, ma al contrario una maggior insistenza sulla differenziazione, tanto tra stati come all’interno di essi e all’interno di organizzazioni internazionali.
Localismo e regionalismo, separatismo e nazionalismo hanno oggi origini comuni: si tratta in entrambi i casi di preservare e ripristinare la capacita’ di azione collettiva di comunita’ identificabili, mediante la decentralizzazione dei meccanismi deliberativi e dei poteri di governo; un moto di resistenza a una trasformazione neoliberale del mondo, in senso economico e culturale, elevata a destino, e un rifiuto di quell’imperativo rivolto alle societa’ a adeguarsi al processo di integrazione e centralizzazione delle loro economie nazionali ora protese verso il mondo.
Quanto piu’ i processi di unificazione globale mettono a rischio la pluralita’ delle forme di vita umana esistenti, tanto piu’ strenua sara’ la sua difesa; anziche’ divenire sempre piu’ integrati e centrali, i sistemi statuali si fanno ogni giorno piu’ piccoli e plurali.
A nessuna latitudine si vedono progressi verso una centralizzazione degli stati e dei loro sistemi, che sia mediante uno spostamento verticale delle competenze verso l’alto o la fusione orizzontale tra singoli stati o substati.
Quel che si osserva piuttosto sono movimenti in direzione di un’ulteriore autonomia e diversificazione.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera