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Download in evidenza “L’eclissi del reddito da lavoro” – nuova edizione aggiornata al giu.2025

L-eclissi-del-reddito-da-lavoro-1.pdf (18613 download ) Come nella precedente del 2023, questa edizione e’ una selezione dei post piu’ significativi sul tema del lavoro, pubblicati nel blog www.pericopidieconomia.info, edito dal 2020.
Rispetto alla precedente, questa pubblicazione e’ rinnovata nella struttura e aggiornata al giugno 2025.
L’argomento e’ suddiviso in tre capitoli che riguardano il lavoro nell’era del capitalismo neoliberista, i suoi sviluppi e le innovazioni durante l’attuale era digitale, infine le prospettive che il futuro prossimo ci riservera’.
Il blog Pericopi di economia, lo ricordiamo, e’ una sorta di rassegna stampa, tutt’altro che obiettiva, su vari argomenti che sono stati oggetto di pubblicazioni librarie edite nel XXI secolo.

Capitalismo/AA VV

Rapporto sulle disuguaglianze nel mondo – AA VV – La Nave di Teseo (2019)

Negli ultimi decenni, in quasi tutti in paesi si e’ osservato un generale aumento del rapporto fra ricchezza netta privata e reddito nazionale.
E’ sorprendente vedere come questa situazione consolidata non sia stata praticamente toccata dalla crisi finanziaria del 2008 e nemmeno dalle bolle speculative nei mercati finanziari di paesi come il Giappone e la Spagna.
Ci sono stati aumenti eccezionali dei coefficienti ricchezza/reddito in Cina e in Russia che, in seguito alla transizione da un’economia a orientamento comunista a una a orientamento capitalista, sono rispettivamente quadruplicati e quintuplicati. I coefficienti ricchezza/reddito in Russia e in Cina si stanno avvicinando ai valori registrati in Francia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
A partire dagli anni ottanta, la ricchezza pubblica e’ diminuita nella maggior parte dei paesi. La ricchezza pubblica netta (patrimonio pubblico meno debito pubblico) e’ recentemente diventata addirittura negativa negli Stati Uniti e nel Regno Unito ed e’ appena positiva in Giappone, Germania e Francia. Si tratta di una condizione che indubbiamente limita la capacita’ dei governi di controllare l’economia, ridistribuire i redditi e attenuare la crescente disuguaglianza.In Cina la proprieta’ pubblica e’ molto diminuita, ma resta ancor oggi alta: dal 2008, la ricchezza pubblica netta si e’ stabilizzata al 30% circa della ricchezza nazionale (rispetto al 15-25% in Occidente durante il periodo dell’economia mista, tra il 1950 e il 1980).

Info:
https://www.sinistrainrete.info/teoria-economica/18217-nicolo-bellanca-l-ideologia-del-capitalismo-ideologico-sull-ultimo-libro-di-piketty.html
https://www.confinionline.it/detail.aspx?prog=65296
https://eticaeconomia.it/pro-e-contro-piketty-breve-ricostruzione-di-un-acceso-dibattito/
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/10/lo-001-ha-tre-volte-piu-ricchezza-della-meta-piu-povera-dellumanita-ma-la-disuguaglianza-non-e-inevitabile-e-una-scelta-politica-dei-governi/8221758/

Stato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)

Negli anni ottanta si sviluppo’ e prese il sopravvento in quasi tutti i paesi avanzati, e in parte del resto del mondo, un nuovo modello di gestione della politica monetaria; lo stato, attraverso apposite leggi, decise di dare indipendenza alla propria banca centrale nella condotta delle sue azioni, sotto il vincolo di un mandato, fissato per legge: tipicamente, quello di mantenere l’inflazione bassa.
In tal modo, lo stato rinunciava al controllo di quanta moneta veniva stampata e del conseguente livello dei tassi di interesse a favore di tecnocrati non eletti […]
Questo cambiamento era il riflesso del disordine monetario generatosi alla fine degli anni sessanta, dell’ondata inflazionistica del decennio successivo e di sviluppi della teoria macroeconomica. Tutto cio’ aveva portato alla conclusione che i politici, alla ricerca del consenso immediato, tendevano sistematicamente ad abusare del potere di creare moneta, per esempio stampando troppa moneta per finanziare spese pubbliche in vista delle elezioni. Una tendenza, pero’, che generava eccessiva inflazione, con tutte le conseguenze negative del caso […]
Tuttavia, la concessione di un potere cosi’ forte alle banche centrali avrebbe suscitato forti controversie. A molti non appariva giusto, non appariva democratico assegnare un tale potere a burocrati non eletti.
Oggi, il futuro dell’indipendenza delle banche centrali appare ancora piu’ incerto, poiche’ queste ultime dall’inizio del 2021 sembrano aver fallito nel loro scopo principale: l’inflazione e’ tornata a livelli che non si vedevano dagli anni ottanta.
Perche’ le cose non hanno funzionato, e qual’ e’ ora il futuro delle banche centrali? Il potere di creare moneta tornera’ nelle mani dei politici?

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Societa’/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 L’evidenza empirica dimostra come la crescente densificazione delle relazioni tra societa’ – la loro crescente interdipendenza “globale” – inneschi non tanto un desiderio di integrazione tra stati, ma al contrario una maggior insistenza sulla differenziazione, tanto tra stati come all’interno di essi e all’interno di organizzazioni internazionali.
Localismo e regionalismo, separatismo e nazionalismo hanno oggi origini comuni: si tratta in entrambi i casi di preservare e ripristinare la capacita’ di azione collettiva di comunita’ identificabili, mediante la decentralizzazione dei meccanismi deliberativi e dei poteri di governo; un moto di resistenza a una trasformazione neoliberale del mondo, in senso economico e culturale, elevata a destino, e un rifiuto di quell’imperativo rivolto alle societa’ a adeguarsi al processo di integrazione e centralizzazione delle loro economie nazionali ora protese verso il mondo.
Quanto piu’ i processi di unificazione globale mettono a rischio la pluralita’ delle forme di vita umana esistenti, tanto piu’ strenua sara’ la sua difesa; anziche’ divenire sempre piu’ integrati e centrali, i sistemi statuali si fanno ogni giorno piu’ piccoli e plurali.
A nessuna latitudine si vedono progressi verso una centralizzazione degli stati e dei loro sistemi, che sia mediante uno spostamento verticale delle competenze verso l’alto o la fusione orizzontale tra singoli stati o substati.
Quel che si osserva piuttosto sono movimenti in direzione di un’ulteriore autonomia e diversificazione.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’instabilita’ del sistema economico globale e’ a tutti piu’ che evidente dopo la crisi finanziaria del 2008 […]
La causa di questa crescente instabilita’ non risiede, come spesso si crede, nella spregiudicatezza di alcuni banchieri di alto livello, ma nel fatto che l’accumulazione di capitale attraverso il ciclo di produzione, vendita, profitto e reinvestimento ha subito una battuta d’arresto a livello globale. La ragione piu’ importante e’ che il rollback neoliberale e’ stato molto redditizio per una piccola categoria, ma allo stesso tempo ha indebolito significativamente la domanda attraverso il dumping salariale e la precarizzazione del mondo del lavoro. Semplicemente, le persone non hanno più i soldi in tasca per acquistare a un prezzo vantaggioso la produzione globale, che nella logica del sistema deve continuare a crescere.
Questo problema relativo alla domanda e’ aggravato dal fatto che sempre piu’ persone fuoriescono dal sistema produttivo a causa del taglio dei posti di lavoro in nome della razionalizzazione e digitalizzazione, e di conseguenza non ricevono piu’ salari con i quali potrebbero comprare qualcosa.
Il sistema soffoca a causa della sua stessa produttivita’.
Dopo che gran parte della forza lavoro in agricoltura e nell’industria e’ gia’ stata sostituita dalla tecnologia negli ultimi cento anni, questa tendenza all’informatizzazione si sta estendendo alle classi medie e al settore dei servizi.
Il risultato e’ una disoccupazione di massa strutturale che sta peggiorando sempre di piu’ in tutto il mondo, seppur coperta dalla manipolazione delle statistiche governative.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/
https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Capitalismo/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 Con l’avanzare del modello di crescita neoliberale ebbe inizio, parallelamente, anche una lenta erosione del modello standard di democrazia stabilito nel dopoguerra.
A partire dalla fine degli anni settanta, la partecipazione della popolazione a elezioni di qualunque tipo diminui’ in modo considerevole e costante in tutte le democrazie a economia capitalista, soprattutto nelle fasce piu’ basse di distribuzione del reddito e di opportunita’, tra coloro cioe’ che piu’ di tutti, di fatto, dipendono da politiche redistributive di tutela. Tutti i partiti, al contempo, senza distinzione quanto al loro orientamento istituzionale, hanno conosciuto un crollo dei propri iscritti. Lo stesso dicasi per i sindacati, che dalla fine degli anni ottanta solo raramente hanno potuto avvalersi del diritto di sciopero con qualche prospettiva di successo.
Quanto al sistema dei partiti, […] i partiti di centro, tradizionali sostenitori dello stato, hanno via via abbandonato la comunita’ dei propri elettori per ritirarsi negli apparati di quest’ultimo […]
Come gia’ i sindacati, che per preservare il posto di lavoro dei propri iscritti dovettero quantomeno moderare le richieste di cui erano portatori, anche i partiti, se volevano governare stati ormai inseriti in un mercato mondiale, si videro costretti a non poter piu’ dare ascolto alla propria base, sacrificando […], la “capacità di risposta” (responsiveness) in nome della “responsabilità” (responsibility)[…]
Con l’adesione al fronte unitario della globalizzazione, centro-destra e centro-sinistra hanno perduto entrambi la propria identita’ politica, per quanto definita solo in modo vago.
Nel processo di adattamento al mercato mondiale, la politica democratica del dopoguerra e’ passata dall’essere un progetto a lungo termine per il perseguimento di modelli ideali di societa’ differenti – in modo particolare, di uno gerarchico-paternalista, da un lato, e uno egualitario e non classista, dall’altro – a un insieme di reazioni pragmatiche a breve termine, a fronte di condizioni contestuali e di mercato in costante e imprevedibile mutamento.
Come mai prima, la politica si e’ svuotata di ideologia e, in senso stretto, di prospettive, divenendo indistinguibile nelle sue versioni. La democrazia ha cosi’ potuto compiere il passaggio a una postdemocrazia: da un lato, forma d’intrattenimento che riduce gli elettori a spettatori, dall’altro, mostra di reazioni sconnesse ed estemporanee a eventi inattesi, coordinata da spin doctor ed esperti di comunicazione.
Anche il comportamento elettorale, di conseguenza, e’ cambiato, per gli strateghi della politica come per gli elettori, non piu’ orientati a un ideale sociale collettivo, a un futuro comune cui tendere, ma guidati da reazioni istintive, svincolate da posizioni e ideologie di classe e prive di alcuna tensione a un obiettivo.
La fluttuazione dell’elettorato da un partito all’altro e’ cresciuta allora in maniera esponenziale e i vecchi partiti del modello standard si sono ritrovati con una base sempre meno stabile e duratura di sostenitori su cui poter contare.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Finanziarizzazione/Napoleoni

Tecnocapitalismo. L’ascesa dei nuovi oligarchi e la lotta per il bene comune – Loretta Napoleoni – Meltemi (2025)


 Nel dicembre 2000, poche settimane prima di lasciare la Casa Bianca, Bill Clinton firmo’ il Commodity Futures Modernization Act, una legge che segna l’avvento dell’era della finanziarizzazione.
Allo stesso modo in cui i presidenti uscenti concedono la grazia ai condannati loro amici, Clinton lancio’ questo gigantesco boccone prelibato alle grandi imprese di Wall Street.
Grazie alla nuova legislazione, la finanza inizio’ a esercitare un’influenza sempre piu’ forte su tutta l’economia, e di conseguenza ampi settori del mondo economico abbandonarono attivita’ reali, per esempio l’industria, per guadagnare dalla finanza.
L’ingegneria finanziaria, con i suoi strumenti esotici, dalle mortage-backed securities ai credit default swap, offriva enormi opportunita’ per maturare super-profitti, ed ecco perche’ la deregulation degli anni Novanta ha scatenato le forze della speculazione di mercato.
Anno dopo anno, Wall Street si e’ trasformata sempre piu’ in un casino’ di borsa.
La finanza si e’ progressivamente allontanata dall’economia reale e si e’ fortemente informatizzata, e cosi’ ha cominciato ad assomigliare a una rete di sofisticatissimi videogiochi.

Info:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/10/loretta-napoleoni-noi-non-controlliamo-la-tecnologia-sono-i-tecnocapitalisti-a-controllare-noi/8019809/
https://www.retisolidali.it/tecnocapitalismo-loretta-napoleoni-intervista/
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/alice-scaglioni-7-corriere-della-sera-lai-e-il-nostro-alunno-ma-ci-lasciamo-sfruttare-su-tecnocapitalismo-di-loretta-napoleoni-meltemi.pdf

Stato/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)

Prima di farci prendere troppo la mano dall’idea di delegare il potere agli esperti, tuttavia, dovremmo porci qualche domanda.
E’ giusto togliere potere alle generazioni attuali in favore delle generazioni future? E perche’ dovrebbero essere scienziati e tecnocrati a decidere cosa e’ ‘giusto’ per il futuro, piuttosto che politici democraticamente eletti? E’ possibile che i primi siano meglio informati, ma non ‘ detto che siano liberi dai pregiudizi ideologici e dall’influenza di varie lobby. Al contrario, abbiamo molti esempi di mega-progetti rivolti al futuro proposti da esperti, che in realta’ non hanno affatto mantenuto le grandiose e nobili aspettative prospettate dai loro promotori.
Le grandi campagne di pubbliche relazioni che accompagnano molti progetti visionari non li rendono trasparenti ne’ garantiscono che essi arriveranno a conclusione senza accumulare debiti o soffrire per scarsa pianificazione o per corruzione.
Delegare eccessivo potere a istituzioni non maggioritarie trasforma la democrazia in un’oligarchia. Nelle oligarchie, i cittadini possono cambiare governo, ma non sono in grado di cambiare politica, poiche’ le politiche sostenute dagli elettori saranno bloccate dai tribunali, dalle banche, dal Fondo monetario internazionale o dall’UE.
Non mi piacciono affatto i titoli dei tabloid che spesso descrivono eurocrati, banchieri e giudici come ‘nemici del popolo’; come cittadino, pero’, vorrei avere una vera voce e non solo un voto privo di significato. Non sono neppure un sostenitore della post-verita’ e degli atteggiamenti antiscientifici; credo, tuttavia, che in una democrazia siano i cittadini e i loro rappresentanti, e non degli esperti privi di mandato popolare, ad avere il diritto di decidere che cosa costituisca l’interesse collettivo.
Gli esperti possono illustrare i vantaggi e gli svantaggi nell’energia nucleare, ma la decisione se optare o meno per essa dovrebbe essere presa dai cittadini. Gli esperti possono renderci edotti sulle implicazioni dell’innalzamento del livello delle pensioni o dell’abbassamento dell’eta’ pensionabile. Ma non e’ detto che siano gli esperti o i tribunali, per non parlare delle banche, a trovarsi nella posizione migliore per decidere sull’eta’ o sul livello delle nostre pensioni.

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/

Societa’/Piketty

Uguaglianza. Che cosa significa e perche’ e’ importante – Thomas Piketty, Michael J. Sandel – Feltrinelli (2025)

Un movimento diretto a una maggiore uguaglianza […] nasce dalla mobilitazione sociale e da una forte e imponente istanza politica per un’uguaglianza di diritti nell’accesso a quelli che le persone percepiscono come beni fondamentali, tra cui l’istruzione, la salute, il diritto di voto e, piu’ in generale, la piu’ completa partecipazione possibile alle varie forme di vita sociale, culturale, economica, civile e politica […]
Prende avvio alla fine del diciottesimo secolo con la Rivoluzione francese, con l’abolizione dei privilegi dell’aristocrazia e, in una certa misura, con la Rivoluzione americana. Continua nel diciannovesimo secolo con l’abolizione della schiavitu’, l’ascesa dei movimenti operai, il suffragio universale maschile prima e il suffragio universale femminile dopo. Prosegue nel ventesimo secolo con lo sviluppo della previdenza sociale, l’imposizione fiscale ad aliquote progressive e la decolonizzazione e arriva fino agli ultimi decenni.
Talvolta parliamo dell’era neoliberale che prese avvio negli anni ottanta come di un’era di crescente disuguaglianza. Per certi versi e’ vero; tuttavia, se guardiamo alla disuguaglianza sotto alcune sue declinazioni, tra cui la disuguaglianza di genere, la disuguaglianza razziale e la disuguaglianza tra Nord e Sud, in una certa misura nel lungo periodo il movimento verso una maggiore uguaglianza e’ continuato […]
Ci ritroveremmo comunque con un’enorme disuguaglianza nel potere di acquisto del tempo degli altri. Se con l’equivalente di un’ora del mio reddito posso comprare un intero anno del tuo lavoro, emerge una distanza sociale nelle relazioni umane che solleva preoccupazioni e interrogativi molto seri. Dunque, la stessa formazione dei nostri ideali di democrazia e autogoverno, che non riguarda soltanto l’organizzazione formale delle campagne politiche e l’accesso ordinario alle notizie, ma anche tutte quelle relazioni piu’ informali nella nostra comunita’ locale – relazioni sociali con cui le persone interagiscono tra loro e prendono decisioni le une con le altre –, e’ minacciata da enormi disuguaglianze monetarie.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.doppiozero.com/piketty-e-sandel-la-sfida-delluguaglianza

https://www.casadellacultura.it/1305/la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/venerdi/2025/04/30/news/thomas_piketty_ricchi_e_poveri_uguaglianza-424157531/
https://www.corriere.it/economia/finanza/20_novembre_25/piketty-l-uguaglianza-conquistatadella-svezia-1cf028a0-2f59-11eb-92d0-88841ccfa2bb.shtml

Lavoro/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


L’automazione e la delocalizzazione hanno accresciuto la produttivita’ e moltiplicato i profitti delle aziende, ma non hanno portato nulla che assomigli a una prosperita’ condivisa negli Stati Uniti e negli altri paesi sviluppati.
Sostituire i lavoratori con le macchine e spostare il lavoro in paesi a basso salario non sono le uniche opzioni possibili per migliorare l’efficienza economica. Ci sono molti modi per incrementare la produzione per addetto, e ci sono sempre stati […]
Alcune innovazioni potenziano il contributo dei lavoratori alla produzione, invece di automatizzare o delocalizzare il lavoro. Per esempio, nuovi strumenti software che coadiuvano le mansioni dei meccanici che riparano automobili e consentono di lavorare con maggior precisione aumentano la produttivita’ marginale del lavoratore. E’ una cosa completamente diversa dall’installare robot industriali allo scopo di sostituire i lavoratori umani.
La creazione di nuove mansioni e’ ancora piu’ importante per aumentare la produttivita’ marginale del lavoratore […]
Quando l’introduzione di nuove macchine crea nuovi impieghi per la manodopera umana, il lavoratore puo’ contribuire alla produzione in nuovi modi e la sua produttivita’ marginale aumenta […]
Molte delle professioni in piu’ rapida crescita negli ultimi decenni – radiologi per macchine per la risonanza magnetica, ingegneri di rete, operatori di macchine computerizzate, programmatori di software, addetti alla sicurezza informatica e analisti dati ottant’anni fa non esistevano.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Capitalismo/Chicchi

Manifesto per il reddito di base – Federico chicchi, Emanuele Leonardi – Laterza (2018)


Il capitalismo e’ un modo di produzione la cui finalita’ e’ la creazione di un surplus di valore, cioe’ la presenza al termine del ciclo economico di una quantita’ di denaro superiore a quella anticipata affinche’ quel ciclo si mettesse in moto.
La ricerca spasmodica del plusvalore richiede che l’organizzazione della produzione privilegi l’accumulazione di capitale a discapito del valore d’uso delle merci (cioe’ dei bisogni che esse soddisfano) […]
La societa’ industriale produceva merci e le socializzava; il capitalismo post-fordista produce la societa’ direttamente in forma di merce.
Si pensi al modo in cui i cosiddetti big data sono stati trasformati in un’immensa impresa commerciale che trasforma le persone in fornitori di informazione gratuita e continuativa (h24).

Info:
https://ilmanifesto.it/il-reddito-e-di-base
https://ilmanifesto.it/le-ragioni-del-reddito-di-cittadinanza

https://effimera.org/oltre-manifesto-reddito-base-andrea-fumagalli/