Green New Deal/Bremmer

Il potere della crisi. Come tre minacce e la nostra risposta cambieranno il mondo – 
Ian Bremmer – Egea (2022

I leader che hanno firmato l’Accordo di Parigi sul clima hanno impegnato i loro governi a contenere l’aumento della temperatura globale a meno di 2 gradi Celsius, e l’Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ha invocato un limite piu’ ambizioso, pari a 1,5 gradi.
Per raggiungere questi obiettivi, le emissioni di CO2 devono scendere velocemente fino ad azzerarsi in termini netti (il cosiddetto zero netto). Entro il 2040 (per l’obiettivo di 1,5 gradi) o il 2050 (per l’obiettivo di 2 gradi) non potremo piu’ pompare nell’atmosfera quantita’ di carbonio superiori a quelle che rimuoviamo.
Per raggiungere l’obiettivo desiderato, i governi devono investire somme decisamente maggiori nell’uso e nella produzione di forme di energia che generano minori emissioni e nelle nuove tecnologie che sequestrano il carbonio dall’aria.[…]
I governi dipendenti dai combustibili fossili non sono gli unici a opporre resistenza al nuovo ordine mondiale.
Le imprese e i lavoratori il cui sostentamento dipende dall’estrazione, dalla raffinazione e dal trasporto dell’energia non appoggeranno i piani per raggiungere l’obiettivo dello zero netto. Le maggiori aziende energetiche del mondo hanno investito centinaia di miliardi di dollari in progetti a lungo termine che genereranno profitti solo tra qualche anno o decennio. Sanno che l’abbandono su larga scala dei combustibili fossili «blocchera’» le loro attivita’ strategiche al punto da costringere molte di esse a uscire dal mercato […]
Altri settori ne usciranno profondamente stravolti. Pensiamo alle grandi case automobilistiche del mondo. Nei prossimi vent’anni i veicoli elettrici soppianteranno i motori a combustione interna […]
Sono pochi i leader eletti ansiosi di assumersi la responsabilita’ di politiche che infliggono sofferenze nel breve termine, soprattutto sapendo che saranno i futuri leader a incassarne i meriti quando se ne vedranno i risultati. I leader sanno anche che ottengono maggiori riconoscimenti se affrontano i problemi locali invece di quelli globali.
E’ piu’ facile temporeggiare sul carbonio e farlo diventare il problema di qualcun altro. Peccato che in questo modo il problema si aggravi e le soluzioni diventino più costose.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-potere-della-crisi-dal-nuovo-libro-di-ian-bremmer/
https://www.agi.it/cultura/news/2022-07-17/libri-bremmer-potere-crisi-scelte-future-17449689/
https://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=24613
https://www.linkiesta.it/2022/07/ian-bremmer-il-potere-della-crisi-estratto/
https://fuoricollana.it/il-potere-della-crisi-la-crisi-del-potere/3/
https://www.repubblica.it/cultura/2022/09/28/news/ian_bremmer_politilogo_ucraina_russia_putin-367707969/

Geoeconomia/Balestrieri

Tecnologie dell’impero – Francesca Balestrieri, Luca Balestrieri – Luiss (2024)

Sotto molti aspetti, proprio perche’ dominanti sul piano della finanza, dell’economia e su quello militare, gli Stati Uniti hanno smesso di progettare e operare come sistema.
A inizio del nuovo secolo, nessuna esigenza di sicurezza tratteneva ormai dal delocalizzare la produzione di quei beni tecnologici che, grazie al controllo della proprieta’ intellettuale, portavano comunque valore alle imprese americane, impegnate in una costante innovazione la cui manifattura era pero’ delegata alle periferie del mondo.
Analogamente, nessun vincolo di competizione strategica imponeva una visione di lungo periodo alle traiettorie tecnologiche e industriali, da cui si poteva estrarre molto piu’ valore esaltando la distruzione creativa delle startup e del venture capital che ne sosteneva le scommesse sui mercati.
Ecco allora da dove e’ nata la sgradevole sorpresa di trovarsi indietro – o talvolta di pensare di esserlo, che e’ lo stesso – nei settori tecnologici chiave come il 5G o l’intelligenza artificiale […]
L’investimento pubblico adesso si colloca in piena vista, esce dai laboratori o rinuncia a mimetizzarsi nei grandi progetti, come lo sbarco sulla luna.
Si traduce invece in imponenti sostegni alla re-industrializzazione e allo sviluppo delle industrie ritenute strategiche per la sicurezza nazionale che […] si identificano ormai con l’insieme dei settori che guidano la rivoluzione industriale.
La narrazione neoliberista, ideologia di decenni, e’ adesso archiviata. Il potere pubblico esprime progettualita’ di sistema: il ridisegno delle supply chain globali, la transizione alla green economy e la costruzione di una nuova base produttiva fondata sull’intelligenza artificiale e le altre tecnologie di rottura costituiscono un colossale esperimento di ingegneria economica (e sociale), giustificato dall’ormai indiscutibile primato della sicurezza.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/tecnologie-dell-impero-di-francesca-balestrieri-e-luca-balestrieri/
https://www.letture.org/tecnologie-dell-impero-ai-quantum-computing-6g-e-la-nuova-geopolitica-del-potere-luca-balestrieri-francesca-balestrieri
https://www.carmillaonline.com/2024/07/20/tecnopotere-totalitario/

Economia di mercato/Galli

Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita – Giorgio Galli, Francesco Bochicchio – Mimesis (2018)

Visto l’esito rovinoso del liberalismo, la sinistra aveva il compito di lanciare la propria idea e il proprio modello.
Il primo punto sarebbe dovuto essere la produttivita’: niente decrescita e niente economia della felicita’, che appartengono alla propaganda e alla comunicazione e addirittura al mondo dei sogni, ma non alla sostanza del programma.
Anche l’ambiente deve fungere da criterio per indirizzare la produzione e non per bloccarla: una volta cio’ deciso, si devono privilegiare le infrastrutture e i servizi economici di base e si devono fissare criteri vincolanti per la qualita’ dei beni e dei servizi, per evitare sostituzioni artificiose e forme di spreco.
Il secondo punto sarebbe dovuto essere costituito dalla destinazione dei redditi: i ceti bassi e medio-bassi devono essere sostenuti adeguatamente con redditi consistenti, innanzitutto per non deprimere la domanda, il che provocherebbe una fase di ristagno dell’economia […]
Ma occorre andare piu’ in profondita’ e rendersi conto che solo un’adeguata soddisfazione delle ragioni dei lavoratori puo’ portare un clima di affezione e di legame intorno all’impresa in modo da rendere questa soggetto attivo sul mercato, dotato di consistenza obiettiva e non piu’ riconducibile solo all’imprenditore e alle sue volubili convenienze […]
Infine, il terzo punto sarebbe dovuto essere costituito dall’assetto di mercato: le liberalizzazioni e la maggior concorrenza sono un fatto positivo di dinamismo e di eliminazione o comunque di riduzione di forme di assistenza e di posizioni di forza non giustificate: ma occorre tener conto dei limiti di tali misure.

Info:
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/marchesi-libero-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/quotidiano-sud-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf

Capitalismo/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)


 Il capitalismo centralizzato del nostro tempo e’ il motore generativo dei pochi giganti, oligopolisti e monopolisti, che oggi dominano i principali mercati mondiali.
Il meccanismo della centralizzazione, oltretutto, opera in modo tale da diffondere il potere di mercato anche in termini trasversali, da un settore all’altro.
Un capitalista proprietario dei pacchetti di maggioranza relativa di una societa’ in un determinato settore puo’ disporre indirettamente delle leve di comando di una societa’ controllata dalla prima, magari situata in tutt’altro settore.
Questo controllo ramificato consente di governare le transazioni interaziendali e, per questa via, permette di estendere il potere di mercato: che da oligopolista diventa monopolista, poi monopsonista, cioe’ dominatore non solo delle vendite ma anche degli acquisti, e cosi’ via.

Info:
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2026/03/Emiliano-Brancaccio-Libercomunismo–32ee2769-e26f-444c-ae82-62c0b1660ff9.html
https://ilmanifesto.it/come-mobilitare-lintelligenza-collettiva

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/02/libercomunismo-economia-di-piano-e-liberta-come-sconfiggere-il-capitale/8276470/
https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/27/solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-0192301
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32465-francesco-bugli-solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio.html
https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/32858-pier-giorgio-ardeni-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-un-contributo-al-dibattito.html?utm_source=newsletter_2538&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Intelligenza Artificiale/Parisi

Le simmetrie nascoste. Perche’ la fisica e’ alle radici dell’intelligenza artificiale di oggi e di domani – Giorgio Parisi – Rizzoli (2026)

L’intelligenza artificiale e’ una risorsa utilissima e anche solo pensando agli strumenti di IA generativa presenti gratuitamente in rete, ci rendiamo facilmente conto di quanti compiti ci semplifica, facendoci risparmiare una grande quantita’ di tempo.
L’IA puo’ rispondere a domande che richiederebbero lunghe ricerche in rete, eliminare del lavoro ripetitivo, scrivere lettere, programmare i computer, riassumere testi, creare immagini e filmati, identificare segni rivelatori poco visibili (questa capacita’, ad esempio, e’ molto utile nell’analisi delle immagini mediche in cui ci sono dettagli che solo un’IA riesce a notare), scoprire correlazioni inaspettate, tradurre e fare tantissime altre cose.[…]
Accanto a questi grandissimi risultati, sono presenti anche molte criticita’ che vanno affrontate politicamente, in quanto richiedono l’introduzione di precisi regolamenti: non e’ chiaro quante di esse possano essere risolte da istituzioni come i singoli Stati o l’Unione Europea e quante invece debbano trovare risposte a livello globale.
Comunque e’ importante iniziare a rifletterci, prima che la situazione diventi troppo difficile da gestire […] i campi principali su cui e’ urgente intervenire. E’ un po’ una lista della spesa, che sfortunatamente si allunga sempre di piu’.
Allucinazioni
Ridurre al massimo le allucinazioni [= risposte errate o del tutto inventate] e’ un importante problema tecnico, che probabilmente verra’ risolto. Gia’ adesso, se nella domanda si dice esplicitamente: «Non voglio che tiri a indovinare, devi dire solo cose di cui sei certo. Se non lo sai, di’ che non sai niente» e dopo la risposta gli si domanda di nuovo: «Ma ne sei proprio sicuro?»
Esaurimento delle fonti […]
Se le fonti umane di conoscenza di alta qualita’ (come le risposte accurate di esperti) si esauriscono, la qualita’ dell’addestramento futuro ne risentira’. Inoltre, se l’IA incomincera’ a addestrarsi leggendo testi scritti da altre IA, assisteremo a uno scostamento sempre maggiore dalla realta’.
Bit e psicologia […]
l’IA non e’ uno psichiatra, non e’ uno psicologo, non e’ in grado di capire i motivi profondi dei problemi: potra’ ripetere quello che ha letto, ma nulla garantisce che le sue risposte siano veramente centrate per il caso specifico […]
L’IA e la didattica […]
Prima era importante insegnare a valutare l’attendibilita’ e la reputazione dei vari siti da cui i ragazzi prendevano informazioni; oggi, mentre l’IA sta soppiantando siti e fonti, e’ indispensabile imparare a utilizzarla in modo critico […]
Il pericolo della disoccupazione […]
Evitare la disoccupazione e’ uno dei compiti principali della politica. Hinton propone un reddito di base garantito […] Un’altra possibilita’ e’ una forte riduzione dell’orario di lavoro […]
L’enorme rischio del monopolio di fatto […]
La creazione di un monopolio di fatto e’ un fenomeno naturale. Piu’ un sistema diventa grande ed efficiente, piu’ attrae utenti, risorse, che gli permettono di essere ancora piu’ grande ed efficiente […] L’informazione in rete si otterra’ sempre di piu’ tramite l’IA che legge i giornali, i libri e i contenuti dei siti, ne fa il riassunto e ce li racconta […] Se ci fosse il monopolio dell’IA che decide di non utilizzare alcuni giornali o libri, questi di fatto scomparirebbero. E’ come se ci fosse un solo editore al mondo, che decide quali libri vanno pubblicati e quali no. E’ una ristrutturazione dell’informazione pericolosissima in se’, tanto piu’ se si arrivasse a un monopolio. Sappiamo che l’informazione non e’ obiettiva, ma il fatto che esistano diverse fonti, di cui ci e’ noto anche l’orientamento politico, ci permette di conoscere piu’ punti di vista. Se i giornali, le riviste, i libri, i siti avessero come lettore e finanziatore un’unica IA, il pluralismo dell’informazione finirebbe.

Info:
https://ilbolive.unipd.it/it/news/cultura/lintelligenza-artificiale-giorgio-parisi-rottura
https://maddmaths.simai.eu/divulgazione/letture-matematiche/letture-matematiche-le-simmetrie-nascoste-giorgio-parisi/
https://www.iodonna.it/spettacoli/libri/2026/02/08/le-simmetrie-nascoste-giorgio-parisi-nobel-fisica-recensione-libro-serena-dandini/
https://ilmanifesto.it/giorgio-parisi-un-nobel-tra-scienza-e-politica

Societa’/ Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

Un esempio – quanto piccolo o grande, e’ da vedere – di quale sia l’intreccio di potere tra le elites e’ la pratica dello scambio di posizioni, le cosiddette revolving doors (‘porte girevoli’): imprenditori ricchi che diventano politici, dirigenti pubblici che diventano manager d’impresa, politici che si trasformano in manager di multinazionali, giornalisti che diventano politici di potere, ecc.
Le revolving doors sono la cartina di tornasole degli intrecci di interessi comuni e di potere tra i vari ambiti.
Lasciando da parte Berlusconi, abbiamo un ricchissimo imprenditore (Riccardo Illy) che diventa presidente di una regione (quella dove ha sede la sua azienda); idem Renato Soru (Tiscali) in Sardegna; un viceministro degli Esteri (Lapo Pistelli) che va a fare il vicepresidente dell’Eni, che opera in un’area (il Golfo Persico) di cui il viceministro aveva la responsabilita’ politica; un ministro dell’Economia e delle Finanze (Domenico Siniscalco) che, lasciato il proprio incarico, va a fare il managing director della Morgan Stanley; oppure una ricca imprenditrice (Federica Guidi), amministratrice delegata della sua potente azienda di famiglia (settore energetico), che va a fare la ministra dello Sviluppo economico, che si occupa di energia; un generale (Luciano Carta) che viene catapultato a fare il presidente di una delle piu’ grande aziende di Stato, la Leonardo, che gestisce il business della produzione di armi; e, a proposito dell’attuale governo, l’ex presidente dell’AIAD (la Federazione delle Aziende Italiane dell’Aerospazio), ex senior adviser di Leonardo, che va a fare il ministro della Difesa.
Per i giornalisti (che si sono occupati di politica), gli esempi sono innumerevoli: dai giornali passano alla politica, oppure a fare gli uffici stampa delle imprese, ecc.
Niente di illecito, niente di illegale, tutto nella norma, avendo una legge sul conflitto di interessi e le incompatibilita’ – che porta ancora il nome di Frattini, il ministro degli Esteri di Berlusconi – molto blanda […]
Un primo modo con cui si da’ corpo a questa strategia e’ quello della commistione tra imprenditori e politici nella regolazione delle attivita’ in cui sono impegnati […]
E’ da ricordare la quotidiana pressione del business sul Parlamento […] emendamenti scritti direttamente dagli uffici legislativi delle imprese e delle multinazionali e sottoposti ai gruppi parlamentari, che li fotocopiavano e li presentavano a nome della forza politica di riferimento.
Ma quello che e’ piu’ grave e’ che […] questi emendamenti arrivavano anche al governo che, come i gruppi parlamentari, li fotocopiava e li portava in Commissione Bilancio presentandoli a proprio nome: parliamo di banche e società finanziarie, di imprese del settore energetico e petrolifero, della telecomunicazione e della telefonia, ecc. […]
Un secondo modo in cui si articola questa strategia e’ quello del malaffare: si pagano tangenti, prebende, si regalano immobili ai politici (ma anche ai magistrati, agli ufficiali della Guardia di finanza, alla Polizia: si consideri la vicenda delle tangenti del MOSE) dai quali si vuole qualche favore o semplicemente la benevolenza, la non ostilita’. Tangentopoli ha fatto emergere in modo molto eclatante un vero e proprio sistema corruttivo fondato sull’intreccio tra politica, imprenditoria e affari, sistema che esisteva gia’ prima e sarebbe continuato a esistere dopo […]
Una terza modalita’ e’ quella per cui molti ricchi imprenditori entrano direttamente in politica, cercando di assumere responsabilita’ nei luoghi di potere, facendo il primo ministro (come Berlusconi) oppure i ministri (gli esempi li abbiamo fatti prima), o ancora gestendo posizioni di potere nella pubblica amministrazione e nelle aziende di Stato, dispensatrici di commesse e di affari. Con una cosi’ debole legge sul conflitto di interessi, il gioco e’ facile.
Un quarto modo e’ quello del condizionamento (o del ricatto) della politica attraverso i media. Anche in questo caso Berlusconi e’ stato protagonista, con la sua vicenda personale, dell’intreccio tra i suoi interessi di imprenditore immobiliare e finanziario, la gestione dei media e il ruolo in politica.

Info:
https://altreconomia.it/se-la-classe-inferiore-sapesse-chi-sono-i-ricchi-e-perche-continuano-a-essere-ammirati/
https://www.lafionda.org/2024/01/09/se-la-classe-inferiore-sapesse/
https://www.ossigeno.net/post/se-la-classe-inferiore-sapesse
https://altreconomia.it/perche-sappiamo-cosi-poco-dei-ricchi/

Lavoro/Comisso

Reddito di cittadinanza. Emancipazione dal lavoro o lavoro coatto? – Giuliana Comisso, Giordano Sivini – Asterios (2017)

Il progetto di un reddito di base universale e incondizionato – basic income – sembra segnare una certa continuita’ con il welfare liberal-keynesiano, riconoscendo allo Stato la funzione di creatore di beni pubblici.
Implica che lo Stato produca un reddito redistributivo oppure aggiuntivo per garantire condizioni di sicurezza esistenziali attraverso una dotazione monetaria, in maniera illimitata nel tempo e senza condizioni, tale da consentire a tutti gli individui di superare l’emarginazione economica e di decidere liberamente della propria esistenza. Il diritto dell’uomo ad una esistenza dignitosa si affianca in questo modo agli altri diritti borghesi che definiscono la sfera individuale […]
La proposta del reddito universale era emersa negli anni in cui l’assetto sociale fordista si disgregava, e con questa soluzione la crisi dell’occupazione si apriva a quelle possibilita’ di emancipazione dal lavoro che gia’ Keynes aveva enunciato.
Le politiche degli ultimi decenni hanno pero’ ossessivamente cercato di combattere la disoccupazione mediante l’aumento della produttivita’ e la crescita economica.
Sul loro fallimento il reddito di base e’ riemerso come strumento per sanare le contraddizioni che nel frattempo si sono approfondite, e per prevenire gli effetti di quelle che ancora si verificheranno in conseguenza della diffusione delle tecnologie dell’intelligenza artificiale e della robotizzazione […]
I molti modi di presentare, sostenere, e giustificare il reddito universale incondizionato incontrano altrettante obiezioni, cosi’ che, in definitiva, sembrerebbe necessario fare delle scelte.
Due suoi eminenti sostenitori, dopo aver attentamente, persino pedantemente, passato in rassegna i pro e i contro, retoricamente si sono chiesti: “E’ un’idea giusta?”. Ed hanno risposto: “Se la giustizia e’, al tempo stesso, una questione di eguaglianza e liberta’, e’ difficile non prestare attenzione all’idea di versare a ognuno un uguale reddito incondizionato che gli conferisca un minimo di liberta’ economica. Tuttavia per difendere questa supposizione dalle molteplici obiezioni che le possono essere rivolte, e’ importante sia sondare a fondo l’esatta natura dell’ideale di riferimento, sia esplicitare le ipotesi fattuali che rendono il reddito minimo universale quello strumento di lotta alla poverta’ e alla disoccupazione che tale ideale richiama.

Green New Deal/Bremmer

Il potere della crisi. Come tre minacce e la nostra risposta cambieranno il mondo – 
Ian Bremmer – Egea (2022)


Sappiamo che il mondo sta diventando piu’ caldo.
E’ un fenomeno facile da misurare e da comprendere. Il Sole proietta il calore verso la Terra. La nostra atmosfera rimanda una parte di quel calore nello spazio, evitando che il pianeta diventi troppo caldo per ospitare la vita. Allo stesso tempo, l’anidride carbonica nell’atmosfera cattura una quantita’ sufficiente di quel calore e impedisce che il nostro pianeta diventi una gigantesca sfera di ghiaccio.
Ne’ troppo caldo, ne’ troppo freddo. Questo «effetto serra naturale» rende possibili tutte le forme di vita sul pianeta.
Ma tutto il petrolio, il gas e il carbone che abbiamo usato per produrre energia e alimentare le nostre economie hanno pompato molta più anidride carbonica nell’atmosfera […]
In termini di tempo geologico, tutto questo e’ accaduto in un istante. Durante l’era industriale, iniziata circa 260 anni fa, la quantita’ di anidride carbonica nell’atmosfera e’ aumentata del 30 per cento, facendo salire la temperatura della terra di 1,2 gradi Celsius.
Questo cambiamento sta acquistando slancio; i vent’anni piu’ caldi mai registrati sono caduti tutti negli ultimi ventidue anni.
Lo scioglimento dei ghiacci intorno ai poli ha fatto salire il livello del mare di circa 20 centimetri nel corso del XX secolo e potrebbe farlo aumentare di un altro metro entro la fine del XXI, stando ai dati delle Nazioni Unite. Oggi l’1 per cento circa della superficie terrestre e’ vicino al punto di essere diventato troppo caldo per ospitare qualsiasi forma di vita (pensiamo al Sahara).
Si prevede che entro il 2070 questa percentuale superera’ il 20 per cento circa […]
Piu’ calore significa piu’ acqua nell’aria, e cio’ incide su temperatura, umidita’, pressione atmosferica e instabilita’ atmosferica, tutti elementi che alterano drasticamente le condizioni meteorologiche. 

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-potere-della-crisi-dal-nuovo-libro-di-ian-bremmer/
https://www.agi.it/cultura/news/2022-07-17/libri-bremmer-potere-crisi-scelte-future-17449689/
https://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=24613
https://www.linkiesta.it/2022/07/ian-bremmer-il-potere-della-crisi-estratto/
https://fuoricollana.it/il-potere-della-crisi-la-crisi-del-potere/3/
https://www.repubblica.it/cultura/2022/09/28/news/ian_bremmer_politilogo_ucraina_russia_putin-367707969/

Geoeconomia/Balestrieri

Tecnologie dell’impero – Francesca Balestrieri, Luca Balestrieri – Luiss (2024)


 I progetti rivali di riorganizzazione dell’economia mondiale, fuori dalle logiche di globalizzazione che avevano segnato il trionfante inizio del nuovo secolo fino alla crisi finanziaria del 2008, sono innanzitutto disegni di ristrutturazione degli spazi dell’innovazione, della produzione e degli scambi.
Vi e’ una logica difensiva, che riorganizza le supply chain e i knowledge network nei settori strategici in modo da impedire che azioni ostili possano bloccarli o destrutturarli. E vi e’ una logica offensiva, che opera in modo da rendere inefficienti o bloccare quelli della nazione rivale.
Occorre espandere la nozione di supply chain al di la’ del significato con il quale e’ tradizionalmente utilizzata: supply chain in questo contesto e’ l’insieme degli elementi che configurano un network tecnologico-industriale, dalle istituzioni della ricerca scientifica applicata a quelle che governano l’accumulo di know-how nelle risorse umane, ai soggetti che forniscono le materie prime e alle imprese che contribuiscono ai vari stadi della produzione.
L’innovazione e’ il prodotto di una rete, nella quale interagiscono scienza, finanza, formazione e imprenditorialita’, e nella quale la presenza dello Stato, nel nuovo contesto di sfida geopolitica, diventa sempre piu’ evidente e determinante. La competitivita’ dei comparti tecnologico-industriali strategici dipende dal buon funzionamento di questi network.
Il consolidamento delle proprie supply chain e l’attacco a quelle avversarie cominciano percio’ anche attraverso limitazioni alla circolazione di know-how, ponendo ostacoli all’accesso alle proprie universita’ o vietando alle risorse professionali strategiche di lavorare per imprese “non amiche”. E’ un decoupling anche mentale e simbolico, perche’ ridisegna la mappa del mondo segnando gli amici e i nemici. […]
Non la fine della globalizzazione e’ in gioco, ma la sua brutale reingegnerizzazione, secondo logiche di sicurezza. In parte e’ regionalizzazione, in parte ancor maggiore e’ riglobalizzazione secondo criteri di appartenenza e affiliazione.
Al fondo di questo riassetto e’ l’esigenza di controllo e governo dei sistemi strategici delle tecnologie.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/tecnologie-dell-impero-di-francesca-balestrieri-e-luca-balestrieri/
https://www.letture.org/tecnologie-dell-impero-ai-quantum-computing-6g-e-la-nuova-geopolitica-del-potere-luca-balestrieri-francesca-balestrieri
https://www.carmillaonline.com/2024/07/20/tecnopotere-totalitario/

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


Dalla prospettiva del mercato, il capitalista agisce come qualsiasi altro acquirente. Impiega il capitale di cui dispone all’inizio per comprare i beni necessari alla produzione, compresa una merce speciale che chiamiamo forza lavoro, cioe’ la capacita’ delle persone di lavorare.
E’ questo che vendiamo all’imprenditore quando firmiamo un contratto: in cambio di un salario, accettiamo di mettere questa capacita’ al servizio della sua impresa per un dato numero di ore al giorno.
Il prezzo pagato dal capitalista per comprare la forza lavoro e’ variabile […]
Ma l’illusione si infrange quando lasciamo la sfera del mercato del lavoro per entrare in quella della produzione. I capitalisti hanno il diritto di «consumare» fino in fondo questa merce speciale che hanno comprato. Il loro consumo consiste nell’usare il nostro lavoro per produrre valore.
La verita’ e’ che il nostro lavoro produce piu’ valore di quello che ci viene restituito in busta paga. Questo valore extra, detto tecnicamente «plusvalore», e’ la fonte del profitto e della crescita economica in un’economia capitalista.
Il punto fondamentale e’ che il plusvalore e’ generato da lavoro non pagato e questo e’ un elemento essenziale del sistema: in sua assenza non ci sarebbe profitto per l’imprenditore. Senza profitto non ci sarebbe accumulazione di capitale, nessuna crescita economica e, in sostanza, nessun capitalismo.
Il capitalista paga la forza lavoro, ma non il valore reale prodotto dai lavoratori […]
Il profitto non deriva solo dalla parte di lavoro salariato non remunerato, ma anche da una quota di lavoro il cui costo non e’ a carico dell’imprenditore, che avviene fuori dall’azienda e garantisce il benessere fisico e psicologico del lavoratore. Mi riferisco al lavoro domestico che si svolge all’interno della casa, come preparare i pasti, fare le pulizie e il bucato, oltre all’assistenza sanitaria e alla scolarizzazione che ha fornito al lavoratore le competenze che impiega nel suo lavoro. Questi sono costi essenziali per il mantenimento di una sana forza lavoro, ma non e’ il capitalista a sostenerli (che anzi, puo’ trarre profitto ulteriore dalla fornitura dei servizi).

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/33220-nicola-bielli-clara-mattei-l-austerita-e-una-guerra-di-classe-permanente.html?utm_source=newsletter_2574&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete