Europa/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Le crisi energetiche e la fine dell’ordine monetario varato a Bretton Woods offrirono l’occasione per affossare il compromesso keynesiano e alimentare un approccio neoliberale alla disciplina dell’ordine economico.
Lo Stato doveva rinunciare a promuovere forme di redistribuzione della ricchezza sottratte al mercato per ergersi a presidio del meccanismo concorrenziale. Era cioe’ chiamato a polverizzare il potere economico per indurre gli individui a tenere i soli comportamenti descrivibili in termini di reazioni automatiche agli stimoli del mercato.
Questo doveva poi essere presidiato in quanto principale strumento di allocazione delle risorse, sul presupposto che l’integrazione sociale coincide, appunto, con l’integrazione nel mercato.
Con il varo della moneta unica, l’Europa unita divenne il vincolo esterno destinato ad alimentare una simile evoluzione. Essa venne invero preceduta da misure destinate ad attuare la libera circolazione dei capitali, alla base di politiche nazionali volte ad attirarli attraverso la precarizzazione e svalutazione del lavoro, oltre che con l’abbattimento della pressione fiscale sulle imprese e dunque con la contrazione del welfare.
La moneta unica venne poi fondata sul solo obiettivo di presidiare la stabilita’ dei prezzi, il che impose manovre fiscali e di bilancio procicliche e dunque incompatibili con un approccio keynesiano all’ordine economico.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/
https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/27701-lelio-demichelis-lavoro-povero-con-vita-digitale-o-vita-povera-con-lavoro-digitale.html

Lavoro/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Il Novecento ci aveva abituato a ritenere che «poverta’ lavorativa» fosse un ossimoro: che la condizione occupazionale fosse di per se’ «una garanzia di sufficienza reddituale».
Il nuovo millennio ci ha invece mostrato quanto sia tornata in auge la condizione di coloro i quali, stando ai parametri piu’ diffusi e utilizzati tra gli altri da Eurostat, «lavorano per oltre la meta’ dell’anno e il loro reddito disponibile annuo equivalente e’ inferiore al 60% del livello di reddito mediano nazionale delle famiglie (dopo i trasferimenti sociali)».
Restituendoci il senso della parabola del lavoro: il suo essersi trasformato in «pura merce» e «solo affare di mercato».
Soprattutto, il nuovo millennio ci ha confermato il nesso inscindibile tra precarieta’ e poverta’, particolarmente evidente in tutte le tipologie contrattuali alternative al rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato. A riprova di come il patto di cittadinanza incentrato sul dovere di lavorare, inizialmente fondato su un accettabile compromesso tra capitale e lavoro, sia oramai definitivamente scardinato anche dal punto di vista della capacita’ di assicurare buona occupazione nel senso chiarito dalla Costituzione: stabile e retribuita in modo tale da garantire una vita libera e dignitosa.

Stato/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

In letteratura si suole differenziare, nell’ambito delle politiche di workfare, tra Stato sociale attivatore «punitivo» e Stato sociale attivatore «abilitante»: il primo concentrato sull’utilizzo di meccanismi coercitivi volti a spingere i disoccupati nel lavoro, il secondo piu’ attento a fornire gli strumenti con cui attrezzarli a essere appetibili per il mercato del lavoro.
Chi opera una simile distinzione fornisce un giudizio negativo limitatamente allo Stato sociale attivatore punitivo: questo non solo non predispone politiche del lavoro adattate «ai bisogni delle persone», ma finisce per penalizzarle e in ultima analisi per scaricare «sulle famiglie i compiti di sostegno dei propri membri piu’ deboli».
Sarebbe invece diverso il discorso ove riferito allo Stato sociale attivatore abilitante, che opererebbe invece per favorire lo «sviluppo delle risorse umane», e cosi’ facendo beneficerebbe i disoccupati.
A ben vedere la distinzione tra Stato sociale attivatore punitivo e abilitante, sebbene indichi una preferenza per specifiche modalita’ volte a spingere i disoccupati nel lavoro, non appare tale da consentire giudizi differenziati circa il segno delle politiche di volta in volta perseguite.
In entrambi i casi si tratta invero di assolvere alla medesima funzione: consentire ai datori di lavoro di arruolare maestranze sulla base di una relazione di lavoro precaria e svalutata, ovvero instabile e inidonea a consentire la conduzione di una vita libera e dignitosa […]
Non solo. Se i pubblici poteri integrano o sostituiscono i salari con risorse dalla fiscalita’ generale e’ anche per pacificare e in tal senso spoliticizzare il mercato, ovvero per «rendere compatibile con la stabilita’ sociale una distribuzione del reddito sempre piu’ sperequata a danno dei salariati». 

Lavoro/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

La crisi economica provocata dalla pandemia ha fornito all’Europa unita l’occasione per tornare sul reddito minimo garantito […]
Una caratteristica fondamentale del reddito minimo garantito, alla base della sua distinzione dal reddito di base, e piu’ precisamente del suo essere funzionale all’edificazione di quanto in area tedesca viene efficacemente definito in termini di «Stato sociale attivatore»: lo Stato che spinge i disoccupati nel lavoro e fonda cosi’ un dovere di lavorare molto diverso da quello cui rinvia il patto di cittadinanza disegnato dalla Costituzione italiana.
Il secondo dovere e’ invero concepito per attuare il compromesso keynesiano ed e’ pertanto una contropartita per la garanzia di diritti concernenti l’emancipazione sociale e individuale […]
La raccomandazione contiene innanzi tutto una definizione della misura come forma di integrazione del reddito di carattere monetario, che mira a perseguire almeno due obiettivi: «combattere la poverta’ e l’esclusione sociale» e «perseguire livelli elevati di occupazione».
La definizione e’ ambigua perche’ sembra alludere al diritto al lavoro cui rinvia il patto di cittadinanza voluto dalla Costituzione italiana, e tuttavia non e’ questo l’intento dell’Europa unita.
Il reddito minimo garantito punta invero ad assicurare il solo diritto di lavorare: mira a spingere i disoccupati nel lavoro attraverso «una condizionalita’ personalizzata e proporzionata alla reintegrazione nel mercato del lavoro», idonea cioe’ a «incoraggiare un maggiore impegno nella ricerca di un impiego e l’accettazione delle offerte di lavoro».
Per promuovere cosi’ l’occupabilita’ in luogo della piena occupazione, o se si preferisce per sostenere l’offerta in luogo della domanda.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/
https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/
https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/27701-lelio-demichelis-lavoro-povero-con-vita-digitale-o-vita-povera-con-lavoro-digitale.html

Lavoro/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Il reddito minimo garantito costituisce da decenni un punto fermo nelle politiche sociali della costruzione europea, e in particolare di quelle volte a promuovere la «lotta all’esclusione sociale», come esplicitato dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (art. 153).
La disciplina della misura risulta peraltro ispirata a modelli neoliberali, e in particolare allo schema per cui l’inclusione sociale viene ridotta a inclusione nel mercato nella sua essenza di principale strumento di redistribuzione della ricchezza (cap. 2 par. 1).
Questo schema viene esplicitato anch’esso nel Trattato.
Li’ si menzionano, tra gli obiettivi perseguiti, «la promozione dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro», oltre a «una protezione sociale adeguata» e «un livello occupazionale elevato e duraturo».
Nel contempo si esprime pero’ la volonta’ di agire nel rispetto dell’ortodossia neoliberale: non ostacolando la «necessita’ di mantenere la competitivita’», sul presupposto che il raggiungimento di quegli obiettivi risultera’ «dal funzionamento del mercato interno» (art. 151) […]
Si sottolineava […] una caratteristica fondamentale del reddito minimo garantito, alla base della sua distinzione dal reddito di base, e piu’ precisamente del suo essere funzionale all’edificazione di quanto in area tedesca viene efficacemente definito in termini di «Stato sociale attivatore»: lo Stato che spinge i disoccupati nel lavoro e fonda cosi’ un dovere di lavorare molto diverso da quello cui rinvia il patto di cittadinanza disegnato dalla Costituzione italiana.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/
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Economia di mercato/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Fu la reazione alla drammatica crisi economica inaugurata dal crollo di Wall Street del 1929, che mise definitivamente in luce la fallacia del pensiero economico allora dominante.
Il risultato furono le soluzioni elaborate da John Maynard Keynes, il quale dimostro’ come il mercato non tende naturalmente alla piena occupazione e documento’ a monte l’infondatezza dei presupposti su cui si fonda l’economia classica: il risparmio complessivo non tende a coincidere con gli investimenti complessivi e i livelli occupazionali non sono insensibili alla politica monetaria.
Di qui l’indicazione delle modalita’ attraverso cui assicurare un reddito di piena occupazione: politiche redistributive con le quali aumentare la disponibilita’ dei meno abbienti e politiche monetarie capaci di stimolare investimenti privati.
Il tutto sostenuto da politiche di bilancio con cui finanziare investimenti pubblici in deficit nella misura necessaria e sufficiente a colmare la differenza tra spesa privata e reddito di piena occupazione.
E’ diffusa l’opinione secondo cui questo schema avrebbe trovato accoglimento quantomeno implicito nella Costituzione italiana, tanto da essere direttamente collegato al patto di cittadinanza e comunque alle ricette poste alla base dei Trenta gloriosi: epoca non a caso detta del compromesso keynesiano.
Sappiamo invero che al dovere di lavorare fa riscontro il diritto al lavoro, per il cui riconoscimento la Repubblica e’ chiamata a promuovere le condizioni che lo rendono «effettivo» (art. 4).

Info:
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Stato/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Abbiamo ripetutamente definito il neoliberalismo come una teoria e una pratica che non riguarda certo il ritiro dello Stato dall’ordine economico, bensi’ una specifica ridefinizione dei suoi compiti di direzione di quell’ordine.
Lo Stato neoliberale deve innanzi tutto costituire la mano visibile del mercato, rimediare ai suoi fallimenti e in tal senso impedirne l’autofagia.
E’ dunque estremamente attivo e impegnato nella direzione dell’ordine economico attraverso i piu’ disparati strumenti: la regolamentazione, la leva fiscale, la concessione di sussidi e finanziamenti, la realizzazione e la manutenzione delle infrastrutture, la fornitura di servizi. Per non parlare dell’utilizzo della politica estera, e al limite degli eserciti, per assicurare l’approvvigionamento di risorse energetiche e materie prime, oltre agli sbocchi sui mercati esteri […]
L’ingerenza dello Stato nell’ordine economico finalizzata ad assicurare ai lavoratori il concorso nella definizione dell’indirizzo politico generale e’ altra cosa.
Essa deve poter incidere sulla loro capacita’ di produrre conflitto redistributivo: deve realizzare le condizioni per ripoliticizzare il mercato, ovvero renderlo un’arena entro cui capitale e lavoro possano affrontarsi ad armi pari.
Lo Stato che si emancipa finalmente dall’ortodossia neoliberale non si limita infatti a presidiare la democrazia politica, bensi’ si adopera per realizzare anche e soprattutto la democrazia economica: per far interagire il meccanismo concorrenziale e il meccanismo democratico al fine di sottomettere il primo al secondo.

Lavoro/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Dobbiamo ora dire della proposta di affrontare la fine del lavoro con una soluzione radicale, ovvero dissociando il reddito dal lavoro e dunque istituendo un reddito di cittadinanza, o similmente un reddito di base: locuzione preferita per sottolineare la circostanza per cui spetta anche ai non cittadini se residenti regolari, o piu’ precisamente ai «membri di una comunita” nazionale territorialmente definita» […]
Matura invero negli anni Sessanta del secolo scorso il convincimento […] secondo cui la diminuzione di lavoro e dunque di risorse «in conseguenza della automazione cibernetica» e della «meccanizzazione avanzata» avrebbe assunto dimensioni eccezionali: tanto da non consentire di fronteggiarla con gli strumenti di una politica economica keynesiana, ovvero attraverso il sostegno della domanda.
Di qui la proposta, formulata dal futurologo statunitense Robert Theobald, di istituire un «reddito garantito» da concepire come attuazione del diritto di beneficiare di una quota di quanto produce la societa’ nel suo complesso:
Il reddito garantito rappresenta la possibilita’ di mandare ad effetto la fondamentale convinzione filosofica, che ricorre continuamente nella storia umana, per la quale ogni individuo ha diritto a una quota minima della produzione della sua societa’.
La perenne carenza di tutte le cose necessarie nella vita ha impedito fino ad anni recenti il realizzarsi di questo ideale: il sopravvenire di una relativa abbondanza nei Paesi ricchi da’ ora all’uomo il potere di raggiungere il fine di provvedere un livello medio di vita per tutti […]
Il reddito garantito di cui parla Theobald consiste in un trasferimento monetario «strettamente individuale» e dunque senza considerazione per il nucleo familiare e la sua composizione.
E’ inoltre «universale» nella misura in cui non viene «vincolato a una verifica della condizione economica», risultando pertanto cumulabile con altri redditi, e soprattutto non e’ sottoposto a condizioni: e’ «libero da obblighi da assolvere in cambio» e in particolare «da prestazioni lavorative o dalla dimostrazione della disponibilita’ al lavoro.
Tutte queste caratteristiche sono acquisite alla successiva riflessione sul reddito di base, acui si sono aggiunte indicazioni di ordine quantitativo.
I piu’ reputano che la misura debba essere «abbastanza contenuta da poterla presentare come sostenibile», ma nel contempo «abbastanza consistente da poter ritenere plausibile che possa fare una grande differenza».
Il tutto considerando evidentemente il contesto in cui il reddito di base viene erogato, motivo per cui si propone di quantificarlo attraverso un parametro universalmente diffuso: il suo importo dovrebbe essere pari a un quarto del prodotto interno lordo pro capite del Paese di riferimento […]

Info:
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Lavoro/Somma


Abolire il lavoro povero. Per la buona e piena occupazione – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Con riferimento al lavoro subordinato, il tentativo di combattere il lavoro povero ha ispirato la richiesta di stabilire un reddito minimo legale, ovvero di indicare per legge il livello salariale sotto il quale non e’ consentito scendere.
In questa direzione si sono finora mossi molti Paesi europei, ma non anche l’Italia, dove peraltro una prima timida indicazione in tal senso e’ stata fornita da una legge delega riconducibile al Jobs Act. Li’ si e’ prevista l’«introduzione eventualmente anche in via sperimentale del compenso orario minimo», tuttavia solamente nei «settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale» (legge 10 dicembre 2014, n. 183). Una simile previsione non ha peraltro avuto seguito […]
Non sembra che nel prossimo futuro l’Italia possa dotarsi di una disciplina sul reddito minimo legale, esplicitamente esclusa dall’attuale maggioranza.
Le motivazioni addotte nel merito, pur ricalcando alcune preoccupazioni di parte sindacale, rimandano soprattutto alla tradizionale ostilita’ dei neoliberali nei confronti della misura. Questi ultimi la reputano invero un catalizzatore degli effetti negativi tipici degli interventi volti a delimitare il raggio di azione del mercato, tutti inesorabilmente destinati a menomare la sua innata capacita’ di massimizzare profitti: in questo caso di incrementare la domanda di lavoro e con essa i livelli salariali accordati ai lavoratori.

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Lavoro/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Tra coloro i quali reputano che si stia avvicinando la fine del lavoro, e’ diffuso il convincimento che esso debba essere sganciato dal reddito.
Di qui la proposta di un reddito di cittadinanza o di base, ovvero di un beneficio individuale, universale e incondizionato sufficiente quantomeno a consentire ai suoi destinatari di non lavorare.
Alcuni fautori di questa misura la celebrano come corrispettivo per la diffusione del lavoro non retribuito tipica del capitalismo cognitivo, e persino come espediente attraverso cui giungere al superamento del capitalismo tout court.
Le origini del reddito di cittadinanza sono peraltro di tutt’altro segno: prende corpo nel campo neoliberale come espediente con cui rendere accettabile lo sfruttamento lavorativo, e consentire nel contempo di abolire o quantomeno ridimensionare il welfare.
Il reddito di cittadinanza e’ stato al centro di innumerevoli dibattiti, i quali non sono pero’ riusciti a produrre risultati concreti: la misura non ha mai visto la luce.
In sua vece si e’ istituito un reddito minimo garantito, volto a sostituire o integrare il salario sino alla soglia della poverta’ relativa, tuttavia solo a coloro i quali si rendono disponibili al lavoro e alla formazione professionale.
Il reddito minimo garantito e’ cioe’ un beneficio condizionato, utilizzato nell’ambito dello Stato sociale attivatore, per consentire alle imprese di corrispondere salari al di sotto della soglia di poverta’ relativa e ai pubblici poteri di avallare una simile prassi attraverso l’integrazione retributiva nella misura necessaria e sufficiente a raggiungere quella soglia.
Il tutto perseguendo l’occupabilita’ in luogo della piena occupazione, ovvero la capacita’ dei lavoratori di stare sul mercato: finalita’ corrispondente alla sostituzione del diritto al lavoro con il diritto di lavorare.

Info:
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