Societa’/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)


Indicatori segnalano una chiara tendenza generale: una “recessione” globale della democrazia. Un arretramento di cui abbiamo avuto varie prove negli anni.
Limitazioni della liberta’ d’espressione, inasprimenti dei controlli e delle pene contro chi manifesta in piazza, sospensioni delle fondamentali liberta’ di riunione, e ancora, soggezione della magistratura al potere dell’esecutivo, messa al margine delle assemblee parlamentari nelle decisioni politiche fondamentali, dalle leggi di bilancio alle campagne militari.
Togliere il potere alle corti e al parlamento per darlo tutto al governo, poi togliere il potere al governo per darlo tutto al capo del governo.
La direzione e’ ben nota. Esecutivizzazione del potere, presidenzialismo, fino magari a veder sorgere, all’orizzonte, un novello condottiero delle masse. Non piu’ in divisa ma in giacca e cravatta, o magari in tailleur.
La famigerata sentenza che Vladimir Putin rilascio’ al “Financial Times” nel 2019, secondo cui il liberalismo ha esaurito il suo scopo, sembra assumere i tratti della malefica profezia […]
Da dove viene questa tendenza anti-democratica?
Quali forze la mobilitano, quali fattori la rendono così viva?[…]
Il moto anti-democratico si sta verificando in perfetta concomitanza con l’altra fondamentale tendenza che sta segnando l’epoca: la centralizzazione dei capitali in sempre meno mani. Nefasta coincidenza? Scherzo del destino? Non crediamo.
La tesi che viene qui proposta e’ un’altra. Vi e’ motivo di ritenere che la sovrapposizione delle due tendenze sia non “casuale” ma “causale”. Ossia, la centralizzazione dei capitali puo’ esser considerata una causa del recesso democratico in corso […]
Quanto piu’ esclusivo diviene il club dei padroni del capitale centralizzato, tanto piu’ e’ ragionevole supporre che questi avvertano insofferenza verso i contrasti, le mediazioni e i compromessi tipici di ogni democrazia, soprattutto di quelle forme di democrazia assembleare che vedono il coinvolgimento nelle decisioni di una pluralita’ di teste.
Insomma: troppa attivita’ di lobbying da finanziare, troppi politici da sedurre o minacciare, troppo tempo da sottrarre alla formazione del profitto. I pochi padroni del capitale centralizzato, di conseguenza, promuovono e foraggiano modifiche istituzionali, controriforme, mutamenti di regime, atti a semplificare le procedure, ridurre le teste che decidono, centralizzare il potere politico nelle mani di pochi, al limite di uno soltanto. In questo modo, come il club dei padroni si fa piu’ esclusivo, cosi’ le leve del potere politico vengono affidate a una elite sempre piu’ ristretta di decisori.
Il capitale centralizzato plasma la politica a sua immagine e somiglianza. Come in azienda decide il padrone del capitale, in politica deve decidere il servitore del capitale. 

Info:
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2026/03/Emiliano-Brancaccio-Libercomunismo–32ee2769-e26f-444c-ae82-62c0b1660ff9.html
https://ilmanifesto.it/come-mobilitare-lintelligenza-collettiva

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/02/libercomunismo-economia-di-piano-e-liberta-come-sconfiggere-il-capitale/8276470/
https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/27/solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-0192301
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32465-francesco-bugli-solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio.html
https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/32858-pier-giorgio-ardeni-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-un-contributo-al-dibattito.html?utm_source=newsletter_2538&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

L’ordine del capitale puo’ essere rappresentato attraverso una semplice formula.
Il denaro (D) e’ investito per produrre merci (M) allo scopo di ottenere maggiore denaro (D’). DMD’ e’ la formula che descrive il funzionamento della nostra economia orientata all’aumento costante dei profitti.
La classe dei capitalisti ha un unico obiettivo che persegue senza sosta, cioe’ l’espansione costante della ricchezza […]
Il fine dell’investimento di capitale (anche detto accumulazione di capitale) non e’ qualitativo (l’uso del prodotto) ma quantitativo (fare piu’ soldi di quelli con cui hai iniziato). Secondo questa logica, il denaro diventa il fine.
Un fine che non ha limiti fisici e la cui accumulazione e’ potenzialmente infinita. Una volta che ho consumato un piatto di pasta, posso volerne un secondo e magari anche un terzo, dipende dalla fame che ho, ma certamente non ne vorro’ dieci.
Cio’ non vale per il capitale, che puo’ essere costantemente investito per ottenere ulteriore capitale. Entra allora in scena un’altra domanda alla quale dobbiamo rispondere:come si ottiene questo maggiore denaro da re-in- vestire? […]
Da dove vengono allora questi profitti? Nel rispondere a questa domanda capiamo perche’ la ricchezza capitalistica sia inscindibile dalla produzione di disuguaglianza e di alienazione umana […]
Tutto il lavoro salariato, anche quello meglio remunerato, sebbene cio’ possa sembrare controintuitivo, e’ per definizione lavoro sfruttato per il fatto che come lavoratori produciamo piu’ valore di quello che riceviamo in busta paga.
«Sfrutta- mento» e’ il termine tecnico che fotografa l’essenza stessa della relazione salariale. Il messaggio politico conseguente a questa constatazione e’ forte e chiaro: per liberarsi dello sfruttamento non basta aumentare i salari e ottenere migliori condizioni di lavoro.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Capitalismo/Brancaccio

Libercomunismo. Scienza dell’utopia – Emiliano Brancaccio – Feltrinelli (2026)

Il modo piu’ semplice in cui la centralizzazione del capitale si manifesta e’ quello ben descritto dall’allegoria di Bruegel: nella competizione sui mercati, mangiando i pesci piu’ piccoli e piu’ deboli, il pesce piu’ grosso diventa sempre piu’ grosso e piu’ potente.
Si formano cosi’ le grandi aziende, le megacorp, gli oligopoli transnazionali.
Fin qui, e’ bene notarlo, la centralizzazione opera secondo gli ordinari scambi di mercato. La proprieta’ del capitale viene ceduta dalla parte debole e viene acquisita dalla controparte forte ai prezzi vigenti sui mercati. Questi prezzi possono oscillare paurosamente, come accade nel trapasso speculativo tra euforia e crisi […]
La centralizzazione dei capitali avviene anche in un altro modo, piu’ sottile e piu’ rapido. Accade quando, in cambio di interessi e dividendi, una miriade di piccoli proprietari affida il controllo dei propri risparmi al ristretto circolo di capitalisti che governa i consigli di amministrazione delle grandi banche e delle grandi aziende. In tal caso, la proprieta’ non passa di mano, resta in capo ai piccoli risparmiatori, ma il controllo effettivo del capitale si concentra nelle pochissime mani dei capi dei consigli di amministrazione. Insomma: la tendenza verso la centralizzazione implica che i proprietari non sono piu’ i padroni e i padroni non sono piu’ i proprietari […]
Visto che una parte sempre piu’ grande del capitale tende a esser controllata da padroni che non hanno nemmeno piu’ bisogno di esser proprietari, perche’ non vedere in questo spettacolare mutamento un’anticamera del socialismo?
Perche’, in altre parole, non possiamo immaginare di sostituire i consigli di amministrazione dei padroni con dei consigli di lavoratrici e lavoratori che agiscano per conto della collettivita’?

Info:
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2026/03/Emiliano-Brancaccio-Libercomunismo–32ee2769-e26f-444c-ae82-62c0b1660ff9.html
https://ilmanifesto.it/come-mobilitare-lintelligenza-collettiva

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/02/libercomunismo-economia-di-piano-e-liberta-come-sconfiggere-il-capitale/8276470/
https://contropiano.org/news/cultura-news/2026/02/27/solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio-0192301
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32465-francesco-bugli-solo-un-piano-ci-puo-salvare-su-libercomunismo-di-emiliano-brancaccio.html

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’instabilita’ del sistema economico globale e’ a tutti piu’ che evidente dopo la crisi finanziaria del 2008 […]
La causa di questa crescente instabilita’ non risiede, come spesso si crede, nella spregiudicatezza di alcuni banchieri di alto livello, ma nel fatto che l’accumulazione di capitale attraverso il ciclo di produzione, vendita, profitto e reinvestimento ha subito una battuta d’arresto a livello globale.
La ragione piu’ importante e’ che il rollback neoliberale e’ stato molto redditizio per una piccola categoria, ma allo stesso tempo ha indebolito significativamente la domanda attraverso il dumping salariale e la precarizzazione del mondo del lavoro.
Semplicemente, le persone non hanno piu’ i soldi in tasca per acquistare a un prezzo vantaggioso la produzione globale, che nella logica del sistema deve continuare a crescere […]
Il risultato e’ una disoccupazione di massa strutturale che sta peggiorando sempre di piu’ in tutto il mondo, seppur coperta dalla manipolazione delle statistiche governative. Se negli anni Ottanta si parlava di una “societa’ dei due terzi” in cui un terzo era rimasto in modo permanente fuori dal mondo del lavoro, oggi ci stiamo muovendo, a livello globale, verso la “societa’ di un quinto” in cui solo il 20% della popolazione e’ ancora necessario per la produzione.
Nessuno sa quale posto occupera’ il restante 80% e come saranno possibili in queste condizioni la pace sociale e la stabilita’ politica […]
Questa crisi sistemica e’ stata nascosta per decenni da una rapida crescita del debito da parte di tutti i soggetti, imprese, Stati e consumatori. Ma le bolle del debito possiedono la sgradevole proprieta’, a un certo punto, di scoppiare. Nel 2008 gli Stati hanno assorbito il quasi collasso del sistema finanziario globale facendo ricadere su se stessi e sui propri cittadini la maggior parte dei costi della crisi. Ma se saranno in grado di farlo nuovamente e’ alquanto dubbio.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Capitalismo/Franzini

Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle – Maurizio Franzini, Mario Pianta – Laterza (2016)

[Il capitalismo] si e’ rafforzato in diversi modi.
In primo luogo per gli effetti delle politiche di liberalizzazione: ai flussi di capitale e’ stata concessa piena liberta’ di movimento; la deregolamentazione ha permesso che la finanza si espandesse, che i valori dei patrimoni si gonfiassero con le bolle speculative, che il potere di mercato crescesse e si moltiplicassero le posizioni di rendita, a vantaggio dei piu’ ricchi. Le privatizzazioni hanno permesso alle relazioni di mercato e alla disuguaglianza ad esse associata di estendersi a nuovi settori, in particolare a quello dei servizi pubblici, che sono stati cosi’ trasformati da diritti sociali, accessibili a tutti, in beni di mercato, il cui acquisto dipende dalla capacita’ di spesa di ciascuno.
In secondo luogo, il lavoro si e’ indebolito per effetto di scelte politiche riguardanti il commercio internazionale, gli investimenti e le tecnologie, che hanno permesso alla produzione di organizzarsi su scala internazionale e di fare ampio ricorso a innovazioni che risparmiano lavoro. La conseguenza e’ stata che molti posti di lavoro sono svaniti e i salari dei lavoratori nei paesi avanzati sono caduti.
Il lavoro e’ stato indebolito in numerosi altri modi: riducendo il potere dei sindacati, rivedendo le norme a tutela dell’occupazione, creando posti di lavoro non standard attraverso una pluralita’ di contratti di lavoro temporanei, part-time, ecc., caratterizzati da salari piu’ bassi e da minor protezione, limitando il ruolo dei contratti di lavoro nazionali e permettendo una crescente frammentazione delle retribuzioni.
Con queste nuove regole, il capitale e’ stato in grado di sottrarre al lavoro 10-15 punti percentuali del reddito nazionale e nel mercato del lavoro sono emerse gravi disuguaglianze, con forti differenziazioni anche tra i salariati.
In terzo luogo, in particolare in Europa, le politiche di liberalizzazione degli scambi commerciali e dei movimenti dei capitali hanno favorito la concentrazione della produzione e il rafforzamento del potere di mercato, con la conseguenza di accrescere le disparita’ tra settori e regioni in termini di attivita’ economica, occupazione e salari. Dopo la crisi del 2008 si sono affermate tendenze che hanno reso ancora piu’ forti alcuni protagonisti dell’economia – i centri finanziari, alcune grandi banche e grandi imprese –, indebolendo invece altri soggetti economici, in particolare i lavoratori, e aggravando gli squilibri all’interno dei vari paesi. In Europa, nel complesso, i redditi di mercato si sono ulteriormente divaricati e la distribuzione del reddito e’ peggiorata.

Info:
https://www.circolidossetti.it/le-radici-economiche-della-disuguaglianza-maurizio-franzini/
https://eticaeconomia.it/autore/maurizio-franzini/
https://www.ilperiodista.it/post/disuguaglianze-cause-e-soluzioni-intervista-a-maurizio-franzini
https://sbilanciamoci.info/disuguaglianze-unanteprima-dal-libro-di-m-pianta-e-m-franzini/

Capitalismo/Harvey

Marx e la follia del capitale – David Harvey – Feltrinelli (2018)

Quel che mi piace in questo modello e’ che raffigura l’H2O che passa per forme e stati diversi a velocita’ diverse prima di tornare negli oceani e iniziare di nuovo tutto il ciclo: cio’ e’ molto simile a come si muove il capitale. Inizia sotto forma di denaro prima di assumere la forma di merce, passando attraverso i sistemi di produzione ed emergendone come nuove merci da vendere (monetizzare) sul mercato e distribuire in forme diverse ai diversi pretendenti (nelle forme di salari, interessi, rendite, tasse, profitti) prima di tornare nuovamente al ruolo di denaro.
Esiste pero’ una differenza molto significativa fra il ciclo dell’acqua e la circolazione del capitale: la forza che alimenta il primo e’ l’energia fornita dal Sole, e questa e’ abbastanza costante (per quanto oscilli un po) […]
Il volume totale di acqua equivalente che circola rimane sostanzialmente costante o muta lentamente (misurato in tempi storici anziche’ geologici) con la fusione delle calotte glaciali e l’esaurimento delle falde sotterranee a causa dello sfruttamento umano.
Nel caso del capitale, le fonti di energia, come vedremo, sono piu’ varie e il volume del capitale in movimento si espande costantemente a un tasso composto, in conseguenza di un requisito della crescita.
Il ciclo dell’acqua e’ piu’ vicino a un vero cerchio (anche se ci sono segnali di accelerazione dovuta al riscaldamento globale), mentre la circolazione del capitale, per motivi che spiegheremo presto, e’ una spirale in costante espansione […]
La loro contraddizione puo’ essersi acuita nel tempo.
Se gli investitori cercano guadagni speculativi in mercati che determinano il prezzo per beni che non hanno valore (per esempio oggetti d’arte o future su valute e carbonio) anziche’ investire nella creazione di valore e plusvalore, questo indica un canale attraverso il quale il valore puo’ defluire dalla circolazione generale del capitale per circolare come denaro in mercati fittizi in cui non si ha produzione diretta di valore (in quanto opposta all’appropriazione).
Quando i segnali di prezzo tradiscono i valori che dovrebbero rappresentare, gli investitori finiscono inevitabilmente per prendere decisioni sbagliate. Se il saggio monetario di profitto e’ piu’ elevato nei mercati immobiliari o in altre forme di speculazione, un capitalista razionale collochera’ li’ il proprio denaro, e non nella sfera dell’attivita’ produttiva.

Info:
http://www.comunismoecomunita.org/?p=5757
https://www.circolorossellimilano.org/MaterialePDF/tradotto_il_libro_di_david_harvey_su_marx_e_la_follia_del_capitale.pdf

https://www.avantionline.it/david-harvey-la-follia-della-ragione-economica-del-capitale-secondo-marx/

Lavoro/Benanav

Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo – Aaron Benanav – Luiss (2022 )


In realta’ il progresso tecnologico e’ molto intensivo dal punto di vista dell’uso delle risorse, e costringe i ricercatori a seguire alcune strade di ricerca a discapito di altre.
Nella nostra societa’, le aziende devono concentrare i loro sforzi nella messa a punto di tecnologie che portino a risultati redditizi […]
Ne consegue che, come tutte le tecnologie moderne, queste offerte digitali sono ben lontane dall’essere “socialmente neutre”.
Internet, cosi’ come e’ stato messo a punto dal governo degli Stati Uniti e modificato dalle imprese capitalistiche, non e’ l’unico Internet che potrebbe esistere. Altrettanto si potrebbe dire della robotica: scegliendo tra i possibili percorsi del progresso tecnologico, il controllo del capitale sul processo lavorativo resta di primaria importanza.
Le tecnologie in grado di conferire potere agli operai alla catena di montaggio non vengono sviluppate, mentre le tecnologie che permettono una sorveglianza minuziosa di quegli stessi operai stanno diventando rapidamente prodotti molti richiesti.
Queste peculiarita’ del cambiamento tecnologico nelle societa’ capitalistiche hanno implicazioni importanti per chiunque cerchi di trasformare i mezzi tecnici esistenti in nuovi strumenti in grado di emancipare.
E’ altamente inverosimile che i progressi tecnologici trainati dai profitti possano avere la meglio sull’ingrata fatica del lavoro umano in quanto tale, quanto meno da soli e specialmente quando la manodopera resta a basso costo, abbondante e facilmente sfruttabile.

Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/

https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/

Capitalismo/Giannuli

La grande tempesta in arrivo – Aldo Giannulli, Andrea Muratore – Piemme (2022)


Uno dei luoghi comuni che ha avuto piu’ successo e’ quello che recita “Non e’ dallo stato che avremo il vaccino, ma dall’impresa privata”.
Una solenne stupidaggine creduta vera perche’ ripetuta all’infinito e che si basa sul pregiudizio per il quale il pubblico deve necessariamente essere sempre inefficiente e il privato efficiente.
Il sottinteso e’ che il vaccino ce lo dia il capitalismo, che resterebbe il modo migliore per gestire le risorse e garantire l’innovazione. In realta’ il vaccino non lo produce il capitalismo ma il capitale.
C’e’ una differenza notevole: il capitalismo e’ un sistema sociale determinato, ma la risorsa base che consente di pagare la ricerca e la produzione e’ il capitale, capitale che puo’ essere nella disponibilita’ di privati (come e’ del sistema capitalistico), dello stato (come e’ nei sistemi appunto statalisti) o avere forme di proprieta’ sociale (come e’ stato nei sistemi basati sull’autogestione, oggi eclissati, in forme di tipo cooperativo o altro). E, ovviamente, possono esserci anche sistemi misti o ibridi.

Info:
https://www.archiviostorico.info/libri-e-riviste/9762-la-grande-tempesta-in-arrivo
https://www.ilgiornale.it/news/cultura/grande-tempesta-arrivo-che-pu-travolgere-lordine-mondiale-2011539.html

Lavoro/Gorgz

l filo rosso dell’ecologia – André Gorz – Mimesis (2017)

Di fatto, la crisi dei sistemi di protezione sociale non ha nulla a che vedere con la mancanza di risorse finanziarie.
E’ piuttosto il risultato diretto di un’altra crisi, ha a che fare con la centralita’ del lavoro salariato. Durante il periodo fordista, la protezione sociale era finanziata con i contributi obbligatori, e cioe’ gli oneri previdenziali pagati dai salariati e dai datori di lavoro. Questi contributi facevano parte del costo del lavoro.
Oggi il lavoro salariato diminuisce e una delle ragioni maggiori di questo regresso sta nella volonta’ del padronato di ridurre tutti gli elementi del costo del lavoro.
Per il padronato, i contributi hanno un’importanza particolare perche’ sanno che queste risorse possono essere gestite tramite fondi pensione. I fondi pensione sono un caso straordinario di sciacallaggio dell’economia mondiale. Partecipano e talvolta prendono il controllo di imprese molto redditizie, esigendo poi un rendimento senza precedenti.
Dal 12% di dieci anni fa, questa esigenza e’ salita al 15% e, oggi, arriva al 20% e perfino al 25%.
Ma, inoltre, sotto la pressione dei fondi pensione, le imprese riducono i salari e il personale, investono sempre meno sul lungo periodo e cercano ovunque di ottenere i mezzi di esenzione d’imposta. E cosi’ il rendimento del capitale non smette di accrescersi, mentre la remunerazione del lavoro, la protezione sociale e gli investimenti in opere pubbliche non fanno che diminuire.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ecologia-politica-di-andre-gorz/
https://it.wikipedia.org/wiki/Andr%C3%A9_Gorz

Societa’/Fraser

Capitalismo. Una conversazione con Rahel Jaeggi – Nancy Fraser – Meltemi (2019)

“Post-crescita” non significa che la societa’ non dovrebbe crescere, tanto meno che debba ridursi.
L’idea e’ piuttosto che la societa’ non dovrebbe essere costruita su un imperativo di crescita programmato, che opera come una cieca necessita’ o un’irresistibile “forza della natura”, che anticipa la nostra possibilita’ di decidere se crescere o meno, quando e quanto velocemente farlo, il che e’ esattamente cio’ che fa il capitalismo […]
Dovremmo anche riflettere su cosa si intende esattamente per “crescita” in questo discorso.
Esattamente, che cosa dovrebbe essere o non essere in crescita?
Nel capitalismo, cio’ che deve necessariamente crescere non e’ la ricchezza umana o il benessere ma il capitale. Questa interpretazione della crescita (che il capitale deve crescere all’infinito e senza limiti) e’ quella che dovremmo rifiutare apertamente. Ma a cio’ non necessariamente consegue che dovremmo produrre di meno, soprattutto alla luce degli enormi livelli di privazione e poverta’ nel mondo.
La vera domanda non e’ quanto si sta producendo ma cosa, come e a beneficio di chi.

Info:
https://kriticaeconomica.com/letture-kritiche/finalmente-siamo-tornati-a-parlare-di-capitalismo-nancy-fraser/
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/fazio-jaeggi-manifesto-capitalismo-fraser.pdf
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/fazi-manifesto-capitalismo-fraser.pdf
http://www.linterferenza.info/contributi/nancy-fraser-capitalismo-conversazione-rahel-jaeggi/
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-si-infiltra-nelle-nostre-vite-quotidiane/