Europa/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025

Per cio’ che ci riguarda piu’ direttamente come italiani, un’eventuale Unione latino-mediterranea (Portogallo-Spagna-Francia-Italia-Grecia) potrebbe pesare circa 200 milioni di persone, terza economia al mondo, con indubbio rilievo geopolitico a partire dal seggio nel Consiglio di sicurezza e la necessaria dotazione atomica (entrambi francese). C’e’ una storia e una geografia, una cultura alta e bassa, una religione – per quanto oggi poco praticata ma pur sempre influente ai livelli piu’ profondi delle immagini di mondo–, forme economiche, di diritto e politiche, financo un ceppo linguistico comune su cui poter far base.
Per immaginare un processo di progressiva fusione, per quanto non certo semplice, ci sono le fatidiche “condizioni di possibilità”, che nella logica dell’Europa-mercato mancano del tutto. Portogallo e Spagna potrebbero attrarre relazioni biunivoche con il Centro e Sud America, Francia e Italia hanno una loro storica presenza in Nord Africa, la Grecia aiuterebbe a intermediare col mondo ortodosso orientale.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Gori

L’Europa più grande. Allargare l’Unione Europea dai Balcani occidentali all’Ucraina – Luca Gori, Nicola Pontara – Luiss (2024)

La UE e’ un prodotto dell’ordine liberale internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale.
Una comunita’ di valori fondata su democrazia, diritti umani, liberta’ degli scambi, societa’ aperta e cooperazione multilaterale.
Per questo a Bruxelles ha sempre prevalso un concetto di soft power e soft security. La pace e la sicurezza sono stati costruiti sulla capacita’ di dialogare, di conciliare interessi divergenti, di capire le ragioni dell’altro senza imporre con la forza le proprie, di assumere impegni reciproci accettati democraticamente.
Questa cultura post-moderna della potenza e della sicurezza si scontra oggi con il ritorno della guerra in Europa ed esige un inevitabile aggiornamento. Le ragioni geopolitiche che oggi prospettano la possibilita’ di un nuovo allargamento possono essere funzionali al conseguimento di questo obiettivo. Anzitutto, dando alla UE una dimensione effettiva di hard security, attraverso progressi sostanziali nella costruzione della Difesa europea e nello sviluppo di adeguate capacita’ militari. Quindi, eliminando le “zone grigie” che nei Balcani occidentali e lungo il confine orientale caratterizzano un’area importante del vecchio continente e che oggi – in quanto aree cuscinetto tra Occidente e Russia – rischiano di trasformarsi in nuovi focolai di crisi. Infine, lavorando per garantire alla UE il massimo dell’autonomia economica, riducendo le varie forme di dipendenza di cui e’ afflitta. In altri termini, mutuando Adam Smith, riconoscendo che la “difesa” e’ piu’ importante della “ricchezza” e che le ragioni del mercato devono trovare un limite in quelle della sicurezza.

Info:
https://diplosor.wordpress.com/tag/luca-gori/
https://www.giornalediplomatico.it/libro-amb-luca-gori-e-nicola-pontara-su-allargamento-unione-europea.htm
https://www.linkiesta.it/2026/02/direzione-pd-intervento-gori-difesa-europa/
https://www.ilriformista.it/gori-non-esclude-il-bazooka-europa-non-ti-disunire-sconfortante-latteggiamento-a-sinistra-sulliran-cosi-come-la-poca-passione-nel-sostenere-la-resistenza-ucraina-497148/

Europa/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Se la logica indica cosa va fatto, non dice come farlo o se lo si potra’ fare.
Il come poterlo fare dipende, ad esempio, anche dall’obiettiva disomogeneita’ storico-culturale delle entita’ europee: un insieme eterogeneo con decine di lingue di almeno otto diversi ceppi linguistici e almeno cinque religioni principali, piu’ i non credenti (quindi diverse etiche); terre di mare, di costa, di pianura, di montagna, in contesti geopolitici ben diversi tra Stati che guardano al Mediterraneo e all’Africa e stati nordici che guardano al Baltico e all’Artico; Stati atlantici e Stati euroasiatici, Stati piccoli, medi e relativamente grandi, dagli ottanta milioni di tedeschi ai quattrocentomila maltesi; forme economiche strutturalmente molto diverse, sistemi giuridici differenti, molti con una longeva tradizione di antipatia col vicino, per altro ricambiata; antipatia non solo culturale, ma poggiata su cicatrici storiche difficili da dimenticare, per non parlare della diversa vita materiale e di cultura sociale […]
L’Unione Europea e’, nei fatti, una confederazione economica dove in comune e’ messo il mercato e le entita’ confederate, gli Stati, rimangono distinti e con nessuna intenzione di fondersi in alcunche’, rimanendo reciprocamente concorrenti e assai eterogenei per interessi e intenzioni […]
Si tenga conto che lo Stato moderno, prima ancora che del trattato di Westfalia (1648), e’ figlio del Cinquecento. Che mondo c’era allora? A cosa era adatta quell’idea di Stato, a quale contesto? A quel tempo l’intero mondo era l’8 per cento di oggi per popolazione, l’intera Europa era il 29 per cento dell’intero mondo, stante che non c’era alcuna vera dipendenza funzionale tra Europa e mondo. Oggi il mondo e’ non solo dodici volte piu’ voluminoso di allora, ma l’Europa non ne e’ piu’ quasi un terzo, ma solo un decimo, e l’interdipendenza reciproca ha creato un sistema-mondo che non possiamo eludere e che fa da contesto principale a cui adattarsi, ci piaccia o meno.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

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Europa/Gori

L’Europa più grande. Allargare l’Unione Europea dai Balcani occidentali all’Ucraina – Luca Gori, Nicola Pontara – Luiss (2024)

La UE si allarga per un’ampia serie di ragioni che possono essere sintetizzate come segue.
Secondo la teoria realista, la UE si allarga perche'(e nella misura in cui) tale politica e’ nell’interesse degli Stati membri.
Ampliare l’Unione risponderebbe quindi a un approccio utilitaristico. Nella scelta di nuovi candidati si darebbe priorita’ a quelli che assicurano benefici soprattutto economici per i vecchi Stati membri, allargando la loro base commerciale e l’area di libero scambio in cui possono operare. […]
Nella visione costruttivista, la UE si allarga per rafforzare una comunita’ basata su valori comuni.
L’Unione tende dunque a integrare Stati che condividono gli stessi principi o che hanno accettato di transitare da un regime autocratico a uno democratico.
Alla radice di questa impostazione c’e’ l’esigenza di un’identita’ culturale comune dell’Europa. E quindi di un progetto delimitato geograficamente che superi l’idea di una cooperazione meramente intergovernativa per creare istituzioni sopranazionali comuni.
Seguendo un approccio post-moderno, la UE si allarga per creare un’Unione post-nazionale basata su istituzioni democratiche e diritti umani universali.[…]
Se – alla luce delle tre impostazioni delineate – guardiamo alle fasi di allargamento che si sono susseguite sino a oggi, emerge in modo netto come il tema della democrazia, dello Stato di diritto e dei valori comuni sia diventato sempre piu’ centrale per l’Unione.

Info:
https://diplosor.wordpress.com/tag/luca-gori/
https://www.giornalediplomatico.it/libro-amb-luca-gori-e-nicola-pontara-su-allargamento-unione-europea.htm
https://www.linkiesta.it/2026/02/direzione-pd-intervento-gori-difesa-europa/
https://www.ilriformista.it/gori-non-esclude-il-bazooka-europa-non-ti-disunire-sconfortante-latteggiamento-a-sinistra-sulliran-cosi-come-la-poca-passione-nel-sostenere-la-resistenza-ucraina-497148/

Europa/Gori

L’Europa più grande. Allargare l’Unione Europea dai Balcani occidentali all’Ucraina – Luca Gori, Nicola Pontara – Luiss (2024) 


Partiamo da una premessa. Molto spesso la scelta di un Paese di candidarsi alla UE e’ stata lo sbocco naturale del passaggio da un regime autoritario a uno democratico.
Dopo il primo allargamento del 1973 a Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, le successive adesioni seguirono in molte circostanze tale schema: dalla Grecia uscita dal regime dei colonnelli, alla Spagna del dopo-Franco sino al Portogallo post-Salazar.
La prospettiva europea come strumento di transizione verso la democrazia e’ stata cruciale anche per i Paesi dell’Est liberatisi del giogo comunista o per quelli nati dalla dissoluzione della Jugoslavia.
Nel caso di Kiev il discorso tuttavia e’ diverso. Allargare la UE all’Ucraina non significa, come in passato, integrare un Paese in transito verso la democrazia liberale, ma accogliere uno Stato che e’ in guerra per difendere il suo diritto a farlo. L’aggressione russa mira proprio a impedire che Kiev si svincoli dalla presa ideologica e militare di Mosca per collocarsi nel campo occidentale. L’Ucraina ci pone quindi un problema di sicurezza prima ancora che di trasformazione politica, economica e istituzionale […]
L’Ucraina post-bellica da integrare nella UE sara’ pertanto un Paese con una forte impronta etnico-nazionalista e con un alto tasso di militarizzazione.
Uno nuovo Stato membro quindi non facilmente adattabile.

Info:
https://diplosor.wordpress.com/tag/luca-gori/https://www.giornalediplomatico.it/libro-amb-luca-gori-e-nicola-pontara-su-allargamento-unione-europea.htm
https://www.linkiesta.it/2026/02/direzione-pd-intervento-gori-difesa-europa/
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Europa/Guzzi

L’euro e’ un feticcio, si dice spesso, e a ragione.
Ma questo accade perche’, da un punto di vista antropologico, l’euro svolge esattamente questo ruolo, ovvero e’ diventato una forma idolatrica. Al posto delle grandi narrazioni, delle religioni piu’ o meno secolarizzate, l’euro e’ diventato un’idolatria politica, un feticcio al centro del villaggio, un modo per attribuire a una valuta qualita’ miracolose su un piano di effettività storica.
E’ per questo che i maggiori sostenitori del processo d’integrazione europea sono stati, e sono tuttora, gli epigoni cristiano-democratici e postcomunisti. Essi non possono rinunciare anche all’ultimo riferimento metafisico che hanno trovato dopo l’umiliazione delle loro vicende. Sono mossi da un impulso religioso.
L’aura di indicibilita’ che l’euro continua ad avere nel dibattito italiano si spiega solamente con questa interpretazione messianica dei suoi presupposti storici.
Il fatto che venisse introdotto nel 1999, ovvero alla soglia del nuovo millennio, contribui’ non poco a rafforzare questa inconscia attesa millenaristica. Si tratto’ perciò di una sorta di messianismo monetario […]
La tradizione comunista ha quindi potuto replicare il sogno di una societa’ postnazionale retta principalmente da dinamiche economiche e poststatuali. Il marxismo e’ divenuto europeismo. La teoria del pluslavoro e’ divenuta la teoria ordoliberale. Il Capitale e’ divenuto il trattato di Maastricht. Ovvero la chiesa e’ stata spostata da Mosca a Bruxelles, senza farsi troppe domande ma anzi continuando a mantenere quello stesso approccio di fideismo acritico che aveva animato nel passato la postura di molti suoi quadri nei confronti dell’Unione Sovietica […]
La tradizione democratico-cristiana ha invece potuto sostituire la tensione verso la pace e l’unita’ dei popoli con la libera circolazione di merci, persone e capitali che fonda l’ue. I nazionalismi avrebbero lasciato il posto alla comunita’ internazionale dei popoli. Gli egoismi privati sarebbero stati messi da parte in una visione collettiva e globale dell’umanita’, almeno nel continente culla della cristianità […]
In entrambi i casi, quindi, si sposo’ il peggior globalismo mistificandolo con l’attesa messianica della giustizia e dell’unione tra i popoli. L’ue e’ diventata cosi’ un dispositivo teologico-politico.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html

https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Europa/Gori

L’Europa più grande. Allargare l’Unione Europea dai Balcani occidentali all’Ucraina – Luca Gori, Nicola Pontara – Luiss (2024) 


 L’integrazione dell’Ucraina potrebbe offrire un prezioso valore aggiunto al rafforzamento dell’autonomia dell’economia europea.
In primis, sullo sfondo del declino demografico europeo, un aumento dell’immigrazione proveniente dall’Ucraina (prevista tra i 3 e i 6 milioni di unita’ all’orizzonte 2050), potrebbe contribuire a rendere meno pressante la carenza cronica di manodopera.
In seconda battuta, l’entrata dell’Ucraina in Europa potrebbe portare ulteriori benefici attraverso maggiori flussi di investimento e commercio. Secondo alcune stime, le importazioni ucraine dall’UE potrebbero aumentare tra il 40 percento (scenario pessimista) e il 140 percento (scenario ottimista), tra il 2030 e il 2040.
Sul fronte delle risorse naturali, inoltre, Kiev detiene le maggiori riserve di gas in Europa dopo la Norvegia. Riserve che rimangono in gran parte non sfruttate.
In uno scenario auspicabilmente pacificato, premessa indispensabile di ogni ragionamento, l’Ucraina potrebbe pertanto svolgere un ruolo non secondario per la sicurezza energetica dell’Europa, contribuendo alla graduale eliminazione dei combustibili fossili.
Oltre al gas Kiev possiede infatti un grande potenziale anche in campo nucleare e delle rinnovabili e sarebbe in grado di assicurare alla UE importanti volumi di elettricita’ a basso contenuto di carbonio e di idrogeno verde e blu.

 

 

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


 La riconversione sentimentale dell’“Europa” in una terra dei desideri con proprieta’ riadattabili a piacimento permette alla politica in senso pratico di poter pretendere, cinicamente, una “soluzione europea” a tutto cio’ che essa, non volendosene o non potendosene piu’ occupare, ha trasferito verso l’alto, al governo tecno- e mercatocratico europeo; le permette cioe’ di usare l’“Europa” come un’arma politica atta a risolvere problemi di ogni tipo, dalla crescita economica alle finanze dello stato, dai flussi migratori a questioni di sicurezza interna ed esterna, dalla crisi bancaria alla crisi climatica e pandemica.
I politici piu’ accorti possono allora scegliere come muoversi nella struttura multilivello di quest’Europa solidamente neoliberale, nell’intercapedine tra politica nazionale e il sottobosco di istituzioni europee tanto opache come mai nessun’altra, e decidere cosi’ se derogare al proprio impegno a livello nazionale in nome dell’“Europa”, se additare quest’ultima come responsabile dei fallimenti della politica nazionale, se lasciare all’“Europa” l’onere di dettare loro la linea da preferire e sgravarsi cosi’ di qualunque responsabilita’ democratica, riparando se stessi e le proprie scelte a priori da qualunque forma di resistenza politica interna.
Uno spettacolo, questo, che si consuma davanti a un pubblico di persone cui manca qualunque forma di comprensione intuitiva del significato, delle regole e degli eventi comunitari europei.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


[In Europa] centralizzare da subito la politica fiscale funzionerebbe?
La Storia sembra dire, a voce alta: “no”.
Molti ritengono che il paragone tra Storia europea e Storia statunitense sia improprio. E avrebbero ragione: non sarebbe, forse, come paragonare mele e pere? Il paragone, in effetti, tra area dell’euro e area del dollaro odierne, del XXI secolo, lo sarebbe: non foss’altro che perche’ una ha circa duecento anni in piu’ dell’altra.
Non cosi’ tanto assurdo sarebbe, piuttosto, esaminare due progetti federali allo stesso stadio di maturazione – per esempio alla nascita – studiando come si evolvono delle “unioni monetarie di diversi” da tale momento iniziale. Per fare cio’, il raffronto corretto sarebbe tra Stati Uniti del dollaro, dal XVIII secolo, e area dell’euro, questa si’, odierna. Ovvero quando ambedue le Unioni erano ai loro albori.
Ebbene, se esaminiamo gli Stati Uniti nel 1790, possiamo vedere che si presentavano assai simili all’area dell’euro odierna: fortemente divisi culturalmente, sia come strutture produttive – l’agricolo sud, l’industriale nord – sia come lingua adottata, dato che il loro crogiuolo andava dall’Inglese al Francese, dallo Spagnolo al Tedesco, all’Olandese.
E, soprattutto, erano, contrariamente a quanto argomentato dal FMI, assolutamente decentrati quanto a strutture fiscali: ogni Stato decideva per se’ quanto tassare, quanto spendere, quando tassare e quando prendere a debito.
Come avrebbe potuto essere altrimenti? Potete immaginare che il conservatore, agricolo e schiavista Stato dell’Alabama del XVIII e XIX secolo prendesse ordini dal progressista, industriale e abolizionista Stato del Massachusetts? La politica fiscale, che piaccia o no, e’ cultura: in quali campi decidiamo di spendere collettivamente, quali classi sociali decidiamo di tassare, quando appropriarci delle risorse dei cittadini per finanziare ulteriori spese. Tutto e’ inevitabilmente legato alle dinamiche e ai ceti dominanti locali, alle convinzioni profonde e alla storia di ogni territorio.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


 Perche’ l’Unione europea non e’ oggi un superstato?
Il progetto di un’“Europa unita”, risultante dalla fusione degli stati sovrani europei in un’unica entita’ statuale sovranazionale, non e’ mai stato inserito nell’agenda di nessun programma politico degno di questo nome […]
Signori indiscussi dell’Unione europea e delle istituzioni che l’hanno preceduta furono sempre e soltanto stati nazionali che tali volevano rimanere (la Francia, l’Italia, il Lussemburgo e la Danimarca), divenire (l’Irlanda e Malta) o tornare a essere (la Germania Ovest, a seguito della scissione, ossia l’attuale Germania prima della riunificazione, l’Estonia, la Lettonia e la Lituania).
Parte di essi erano in competizione tra loro, parte voleva prendere altri a modello, alcuni volevano stipulare un accordo tra loro a proprio vantaggio, altri guardarsi le spalle, in particolare dai tedeschi, con cui in passato avevano avuto esperienze che preferivano non dover ripetere. Ognuno, dunque, aveva intenzioni diverse, nonche’ priorita’ e una motivazione mutevole negli anni.
Anche i temi di volta in volta affrontati cambiarono nel corso del tempo e con essi le forme istituzionali deputate a risolverli, organi perlopiu’ creati in modo pragmatico, contingente e ad hoc […]
Qualunque discussione sull’obiettivo ultimo dell’“integrazione europea”, del resto, veniva prontamente scansata, onde evitare controversie […]
L’Europa emersa dalla rivoluzione neoliberista della fine del XX secolo e’ un blocco dalla struttura gerarchica di stati formalmente sovrani, ma tenuti insieme dai gradi di un potere distribuito tra centro e periferia; un legame tra stati, dunque, tutto meno che egualitario poiche’ basato su una richiesta insistente d’inclusione – o piu’ che altro d’annessione, e d’annessione spesso vincolata all’obbligo di permanenza –; ma anche interno agli stati stessi, a partire da relazioni di potere e di dominio che contribuiscono alla coesione imperiale, accogliendo le influenze del centro in termini di gestione.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera