Intelligenza Artificiale/Mollick

L’intelligenza condivisa. Vivere e lavorare insieme all’AI – Ethan Mollick – Luiss (2025)


 Miliardi di persone possono accedere ai Large Language Model [LLM] e usarli per diventare piu’ produttivi.
Dopo decenni di ricerca sull’innovazione e studi su ogni categoria, dagli idraulici ai bibliotecari, passando per i chirurghi, sappiamo che quando le persone possono accedere a uno strumento d’uso generale, trovano il modo di servirsene per semplificare e migliorare il proprio lavoro.
Questo spesso porta a invenzioni dirompenti, a sistemi per usare la AI che possono rivoluzionare un intero settore. Gia’ oggi possiamo osservare come le persone semplifichino alcuni compiti, approcciandosi in modo diverso alla programmazione e automatizzando parti lunghe e noiose del proprio lavoro.
Non sempre, pero’ chi inventa un nuovo sistema lo comunica alla propria azienda; accade spesso che le invenzioni vengano mantenute segrete.
Questi cyborg e centauri non escono allo scoperto per almeno tre motivi, tutti correlati alla stessa cosa: vogliono evitare guai.
Innanzitutto c’e’ un problema di policy organizzativa. Molte aziende, dalla J.P. Morgan alla Apple, inizialmente hanno vietato l’uso di ChatGPT, principalmente per evitare problemi legali. Questi divieti hanno pero’ spinto gli impiegati a usare la AI di nascosto sul proprio telefono […]
Ma non e’ il solo motivo per il quale gli utenti AI temono di venire allo scoperto come cyborg.
Gran parte del valore della AI deriva dal fatto che gli altri non sanno che la usiamo. La capacita’ della AI di scrivere cose che sembrano opera di esseri umani ha un impatto molto maggiore quando chi legge e’ convinto di trovarsi di fronte a una creazione umana. La ricerca ha infatti riscontrato che quando leggiamo i contenuti creati da una AI cambiamo modo di valutarli se siamo convinti che li abbia scritti una persona […]
Arriviamo cosi’ alla terza preoccupazione, il timore giustificato che capire come si puo’ lavorare con la AI equivalga a scavarci la fossa da soli, rendendoci sostituibili. Che succede se un lavoratore capisce come automatizzare il 90% di un certo lavoro, lo dice al proprio capo e l’azienda licenza il 90% dei suoi colleghi? Meglio non dire niente a nessuno.

Info:
https://www.carmillaonline.com/2025/05/04/scenari-di-intelligenza-condivisa/
https://www.mangialibri.com/lintelligenza-condivisa
https://magia.news/verso-una-interazione-tra-lintelligenza-umana-e-quella-artificiale/
https://edunews24.it/tecnologia/lintelligenza-condivisa-di-ethan-mollick-la-guida-definitiva-allintelligenza-artificiale-per-il-lavoro-leducazione-e-la-creativit

Lavoro/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025)


Un ampio rapporto di ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Office, ILO) ha esaminato il grado di esposizione di varie occupazioni e mansioni a questa tecnologia trasformativa [intelligenza artificiale], usando lo stesso gpt-4 per stimare il potenziale di automazione o di incremento di determinate categorie lavorative.
Si tratta di un buon punto di partenza.
Come prevedibile, il rapporto dell’ilo indica che i ruoli impiegatizi e amministrativi di routine sono quelli che corrono il maggior rischio immediato di automazione. Questi lavori comportano tipicamente compiti ripetitivi e facili da codificare, fortemente suscettibili di sostituzione algoritmica.
Tuttavia, l’analisi ha anche sottolineato che molte professioni, soprattutto quelle che richiedono processi decisionali complessi, interazioni socio-emotive e un’elevata creativita’, saranno probabilmente incrementate invece che sostituite. In questi contesti l’ia costituisce un complemento delle attivita’ umane, rimodellando ruoli e responsabilita’ anziche’ eliminarli del tutto […]
Il rapporto dell’ilo ha messo in evidenza che l’impatto dell’ia non si manifestera’ in modo uniforme nei mercati del lavoro a livello globale. Paesi con diversi livelli di reddito presentano diversi gradi di esposizione e adattabilita’ alla trasformazione in corso. Le economie a basso reddito, per esempio, potrebbero incontrare sfide peculiari a causa dei limiti delle infrastrutture tecnologiche e dei livelli piu’ bassi di capitale umano. Al contrario, i paesi a reddito piu’ elevato sono in una posizione piu’ favorevole per sfruttare l’ia generativa come leva per accrescere produttivita’ e innovazione e per creare nuovi posti di lavoro […]
Sebbene il mercato del lavoro debba senz’altro affrontare gli sconvolgimenti prodotti dall’ia generativa, l’evidenza storica, la teoria economica e le recenti ricerche empiriche suggeriscono che questi sconvolgimenti non daranno luogo a forme di disoccupazione permanente e diffusa. Al contrario, la vera sfida – come sottolineato ripetutamente da molte analisi […] – consiste nel gestire efficacemente la transizione: investendo in modo sostanziale nella formazione e nell’apprendimento continuo, potenziando le reti di sicurezza sociale, promuovendo strategie di innovazione inclusive e garantendo un accesso equo alle nuove opportunità di lavoro.
E’ puro buon senso. Le affermazioni allarmistiche sulla distruzione massiccia di posti di lavoro possono catturare l’attenzione dei media, ma trascurano fattori importanti di mitigazione e distraggono i politici dal compito costruttivo di plasmare il futuro digitale in modo umano, inclusivo e proficuo per la societa’.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)

Attraverso un controllo sempre piu’ meticoloso dello spazio, del tempo e del movimento, il lavoro salariato divenne uno strumento disciplinare altrettanto imperativo quanto l’esercito e la scuola.
Le persone vennero sottoposte a una «dittatura del tempo astratto» una tirannia dell’efficienza: la vita non era piu’ modellata dai ritmi della comunita’, dai cicli della natura o dal tempo proprio dell’essere umano attivo, ma dal battito uniforme di sveglie, orologi a tempo e campanelli di segnalazione.
La complessa struttura di significato delle relazioni su cui si basa la vita comunitaria venne sostituita da catene automatiche di comando e obbedienza.
Il punto di fuga di questo sviluppo e’ una societa’ il cui unico obiettivo e’ l’aumento infinito della produzione di beni e che, nel farlo, elimina tutto cio’ che non serve a questo scopo. 

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Lavoro/Roubini

La grande catastrofe. Dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere – Nouriel Roubini – Feltrinelli (2023)


Con l’attuale livello di crescita, le proposte di reddito universale di base non sono fattibili.
Se invece la crescita nei paesi avanzati raddoppiasse o triplicasse al 5 o 6 per cento, i conti migliorerebbero sensibilmente.
Un reddito o la fornitura di servizi pubblici universali di base o una qualche combinazione delle due cose potrebbero garantire una nuova rete di sicurezza finanziaria.
La pre-distribuzione di asset ex ante piuttosto che la re-distribuzione ex post della ricchezza e’ una possibilita’ alternativa per ridurre la disparita’.
I detentori degli asset si avvantaggerebbero di ampi rientri, permettendo cosi’ a tutti di svolgere attivita’ creative, imprenditoriali o di utilita’ sociale.
La rinuncia alla “dignita’ del lavoro” potrebbe anche non suscitare proteste se le integrazioni al reddito aprissero nuove porte all’appagamento della persona.
Con il reddito di base, i lavoratori nelle economie avanzate e innovative tollererebbero le paghe piu’ basse (ma rimpolpate dai bonus) senza la rabbia che spinge gli elettori verso i populisti che tanto disprezzano la democrazia liberale progressista. 

Info:
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?docid=alma9939922439006046&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI
https://www.pandorarivista.it/articoli/convivere-con-la-catastrofe-di-pablo-servigne-e-raphael-stevens/

https://businessweekly.it/la-grande-catastrofe/

Lavoro/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


Se vuoi investire in Italia devi essere autorizzato; vale a dire che non e’ il mercato che ti giudica, casomai devi piacere a chi sta alla guida del Paese.
Lo strumento principe, quasi iconico, del conservatorismo autorizzativo e’ il Golden Power, letteralmente «potere d’oro» – o meglio «poteri speciali» –, il cui funzionamento puo’ cosi’ sintetizzarsi: chi dall’estero intende prendere il controllo di una nostra azienda in campi strategici – quali per esempio energia, telecomunicazioni, trasporti, digitale – e’ tenuto a notificarlo. Se il governo ritiene che l’operazione possa mettere a repentaglio la sicurezza nazionale, ha la facolta’ di bloccarla, imporre condizioni o influire sulla governance futura […]
Il Golden Power ha continuato ad assumere nuove connotazioni […] divenendo – di fatto – sempre piu’ uno strumento di potere. Sia discrezionale, perche’ dipende dalla libera scelta dell’esecutivo, sia distorsivo, poiche’ puo’ alterare il normale funzionamento della concorrenza, dal momento che limita le opportunita’ delle nostre imprese di partecipare ad alleanze o acquisizioni strategiche […]
Un uso improprio del Golden Power [puo’] minare l’attrattivita’ del Paese: chi sarebbe disposto a investire in Italia se operazioni condotte in trasparenza e nel rispetto delle regole di mercato rischiano di essere bloccate a discrezione dell’esecutivo di turno?
Inoltre, simili decisioni minano la creazione di un mercato unico dei capitali, una delle iniziative piu’ rilevanti per i prossimi anni, essenziale per attrarre risorse e finanziare lo sviluppo delle aziende europee, incluse le nostre.
Ma nell’economia della paura, va ribadito, l’obiettivo non e’ crescere, bensi’ conservare.

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Economia di mercato/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)

 La svolta verso l’automazione, iniziata intorno al 1980, era il risultato inevitabile del progresso tecnologico? Forse i progressi nel campo dell’informatica erano, per loro natura, piu’ duttili e si prestavano meglio all’automazione. E’ difficile escludere del tutto questa possibilita’, ma esistono abbondanti dati a conferma del fatto che la direzione impressa alla tecnologia e l’enfasi sul taglio dei costi sono state frutto di scelte deliberate.
Le tecnologie digitali […] sono tecnologie di uso generale, adatte a un’ampia gamma di applicazioni. Le diverse scelte in merito alla loro direzione tenderanno a tradursi in miglioramenti e peggioramenti per i diversi segmenti della popolazione […]
La direzione della tecnologia che ha dato priorita’ all’automazione si puo’ spiegare soltanto accettando la nuova visione digitale che emerse negli anni ottanta del xx secolo […]
La nuova visione sposava invece la progettazione delle tecnologie digitali imposta dall’alto, al fine di eliminare le persone dal processo di produzione.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Lavoro/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro – Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)


La «teoria del valore per gli azionisti», assioma nelle facolta’ di economia e nelle scuole di management che da quarant’anni sfornano dirigenti, impiegati e «pubblico informato», non fa eccezione.
Tra i suoi postulati vi e’ la progressiva ma implacabile trasformazione del lavoro da risorsa in costo, che e’ economicamente sensato e socialmente accettabile ridurre in nome della logica economica […]
Questa cornice concettuale, sistematizzata nel tempo, ha influenzato le politiche pubbliche e la tolleranza dei governi per le connesse pratiche private: detassazione di capitale e mezzi produttivi a svantaggio del lavoro, deregolamentazione, disincentivazione della contrattazione collettiva, smantellamento dei sistemi di protezione sociale (pensioni, scuola pubblica, sanita’), compressione dei salari, tolleranza del conflitto d’interessi e dell’azzardo morale (ipotecare l’azienda con investimenti spericolati ad alto rendimento, chiamando in soccorso lo Stato – il contribuente – se le cose vanno male), ritorno della concentrazione oligopolistica.
E infatuazione per la tecnocrazia in sostituzione della politica, resa apparentemente obsoleta dal dominio delle logiche economiche su quelle sociali e geopolitiche, ma anche dal potere taumaturgico di tecnologie sempre piu’ potenti e pervasive, controllate in buona misura dal settore privato.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

 

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022) 


Per la maggior parte di noi, il lavoro e’ il nuovo oppio.
Come una droga, offre ad alcuni individui una piacevole sferzata di motivazione. Ma allo stesso tempo, intossica e disorienta, distraendoci dalla ricerca del significato in altri ambiti.
Questo rende difficile immaginare come potremmo vivere diversamente le nostre vite. Il lavoro e’ cosi’ radicato nella nostra psiche, ne siamo diventati cosi’ dipendenti che c’e’ spesso un’istintiva resistenza a prendere in considerazione un mondo in cui ve ne sia di meno, e un’incapacita’ di esprimere qualcosa di sostanziale quando lo facciamo.
La maggior parte di noi sa che cosa significhi vivere lavorando in modo redditizio; non si puo’ dire lo stesso di che cosa voglia dire abituarsi a una fruttuosa disoccupazione. Per dirla con Hannah Arendt, viviamo in una “societa’ di lavoratori […] che sta per essere liberata dalle pastoie del lavoro, ed e’ una societa’ che non conosce piu’ quelle attivita’ superiori e piu’ significative in nome delle quali tale liberta’ meriterebbe di essere conquistata”.
La preoccupazione, come ha sostenuto Keynes, e’ che “non esiste paese o popolo, a mio avviso, che possa guardare senza terrore all’era del tempo libero e dell’abbondanza. Per troppo tempo, infatti, siamo stati allenati a faticare anziche’ godere”.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


Occorre sottolineare un aspetto cruciale e ironico […]:
con il capitalismo emerse l’idea che tutti i cittadini godessero liberta’ politica ed economica.
Gli stessi processi che avevano privato le persone dei loro mezzi di sussistenza avrebbero tramutato gran parte degli individui in «lavoratori liberi».
Cosa significa «liberi» in questo contesto?
Il concetto racchiude l’aspetto che piu’ distingue il nostro sistema socioeconomico da quelli procedenti. Il nostro status di salariati liberi e’ davvero qualcosa di diverso: significa che siamo liberi di vendere il nostro lavoro a chiunque vogliamo.
Diversamente dagli schiavi dei tempi antichi, o dai sudditi feudali, noi siamo cittadini affrancati. Non siamo proprieta’ di nessuno; non siamo costretti a occupare il posto assegnato alla nascita nella gerarchia sociale; siamo uguali e liberi davanti alla legge.
Siamo «liberi» anche in un altro senso: siamo stati «liberati» dei nostri mezzi di sussistenza. Avendo perso il diritto di accesso alle terre, agli altri beni comuni e in generale ai nostri mezzi di produzione, adesso dobbiamo dipendere dal lavoro salariato.
Significa che economicamente non siamo piu’ liberi.
La maggioranza della popolazione vende il proprio lavoro come merce in cambio di denaro per comprare altre merci – cibo, affitto, utenze domestiche, servizi cellulari, assicurazioni, trasporti. E’ questa la struttura occulta della nostra dipendenza dal mercato, e una forma di coercizione implicita. E’ meno visibile, meno denunciabile, e dunque e’ piu’ facile spacciarla per un fatto incontestabile della vita.
Se non entriamo nel mercato del lavoro, non possiamo sopravvivere.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022)


Le macchine hanno preso il posto degli esseri umani nello svolgimento di certi compiti.
Ma non li hanno solamente sostituiti; li hanno anche completati in altre mansioni che non erano state automatizzate, facendo crescere la domanda di persone per svolgere tali lavori.
Nel corso della storia, ci sono sempre state due distinte forze in gioco: la forza di sostituzione, che danneggiava i lavoratori, ma anche l’utile forza complementare, che faceva l’opposto. Questa forza utile, di cui spesso ci si dimentica, opera in tre modi differenti.
L’effetto produttivita’ […]: le nuove tecnologie, anche se rimpiazzano qualche lavoratore, spesso contribuiscono a renderne altri piu’ produttivi nei loro compiti […] un architetto che utilizza un software di progettazione computerizzata per creare edifici piu’ sofisticati o un commercialista che impiega un software per il computo delle imposte […]
L’effetto “torta più grande” […], se pensiamo di nuovo all’economia come a una torta, il progresso tecnologico l’ha resa molto piu’ grande […] Si’, alcune mansioni potrebbero essere automatizzate e perse a vantaggio delle macchine, ma, quando l’economia si espande e con essa cresce la domanda di beni e servizi, aumentera’ anche la domanda per tutti i ruoli necessari alla loro produzione […]
L’effetto “torta che cambia” […], grazie al progresso tecnologico, le economie non solo sono cresciute, ma si sono anche trasformate, dando origine a produzioni molto diverse, in maniere molto diverse, in momenti diversi della storia […] Puo’ darsi che a un certo punto alcune mansioni vengano automatizzate e quindi perse a vantaggio delle macchine, ma, dal momento che l’economia cambia con il tempo, altrove nel sistema economico aumentera’ la domanda di altre mansioni. E visto che, di nuovo, alcune di queste nuove attivita’ potrebbero non essere state automatizzate, i lavoratori possono trovare impieghi legati a tali attivita’.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/