Lavoro/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


Se vuoi investire in Italia devi essere autorizzato; vale a dire che non e’ il mercato che ti giudica, casomai devi piacere a chi sta alla guida del Paese.
Lo strumento principe, quasi iconico, del conservatorismo autorizzativo e’ il Golden Power, letteralmente «potere d’oro» – o meglio «poteri speciali» –, il cui funzionamento puo’ cosi’ sintetizzarsi: chi dall’estero intende prendere il controllo di una nostra azienda in campi strategici – quali per esempio energia, telecomunicazioni, trasporti, digitale – e’ tenuto a notificarlo. Se il governo ritiene che l’operazione possa mettere a repentaglio la sicurezza nazionale, ha la facolta’ di bloccarla, imporre condizioni o influire sulla governance futura […]
Il Golden Power ha continuato ad assumere nuove connotazioni […] divenendo – di fatto – sempre piu’ uno strumento di potere. Sia discrezionale, perche’ dipende dalla libera scelta dell’esecutivo, sia distorsivo, poiche’ puo’ alterare il normale funzionamento della concorrenza, dal momento che limita le opportunita’ delle nostre imprese di partecipare ad alleanze o acquisizioni strategiche […]
Un uso improprio del Golden Power [puo’] minare l’attrattivita’ del Paese: chi sarebbe disposto a investire in Italia se operazioni condotte in trasparenza e nel rispetto delle regole di mercato rischiano di essere bloccate a discrezione dell’esecutivo di turno?
Inoltre, simili decisioni minano la creazione di un mercato unico dei capitali, una delle iniziative piu’ rilevanti per i prossimi anni, essenziale per attrarre risorse e finanziare lo sviluppo delle aziende europee, incluse le nostre.
Ma nell’economia della paura, va ribadito, l’obiettivo non e’ crescere, bensi’ conservare.

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Economia di mercato/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)

 La svolta verso l’automazione, iniziata intorno al 1980, era il risultato inevitabile del progresso tecnologico? Forse i progressi nel campo dell’informatica erano, per loro natura, piu’ duttili e si prestavano meglio all’automazione. E’ difficile escludere del tutto questa possibilita’, ma esistono abbondanti dati a conferma del fatto che la direzione impressa alla tecnologia e l’enfasi sul taglio dei costi sono state frutto di scelte deliberate.
Le tecnologie digitali […] sono tecnologie di uso generale, adatte a un’ampia gamma di applicazioni. Le diverse scelte in merito alla loro direzione tenderanno a tradursi in miglioramenti e peggioramenti per i diversi segmenti della popolazione […]
La direzione della tecnologia che ha dato priorita’ all’automazione si puo’ spiegare soltanto accettando la nuova visione digitale che emerse negli anni ottanta del xx secolo […]
La nuova visione sposava invece la progettazione delle tecnologie digitali imposta dall’alto, al fine di eliminare le persone dal processo di produzione.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Lavoro/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro – Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)


La «teoria del valore per gli azionisti», assioma nelle facolta’ di economia e nelle scuole di management che da quarant’anni sfornano dirigenti, impiegati e «pubblico informato», non fa eccezione.
Tra i suoi postulati vi e’ la progressiva ma implacabile trasformazione del lavoro da risorsa in costo, che e’ economicamente sensato e socialmente accettabile ridurre in nome della logica economica […]
Questa cornice concettuale, sistematizzata nel tempo, ha influenzato le politiche pubbliche e la tolleranza dei governi per le connesse pratiche private: detassazione di capitale e mezzi produttivi a svantaggio del lavoro, deregolamentazione, disincentivazione della contrattazione collettiva, smantellamento dei sistemi di protezione sociale (pensioni, scuola pubblica, sanita’), compressione dei salari, tolleranza del conflitto d’interessi e dell’azzardo morale (ipotecare l’azienda con investimenti spericolati ad alto rendimento, chiamando in soccorso lo Stato – il contribuente – se le cose vanno male), ritorno della concentrazione oligopolistica.
E infatuazione per la tecnocrazia in sostituzione della politica, resa apparentemente obsoleta dal dominio delle logiche economiche su quelle sociali e geopolitiche, ma anche dal potere taumaturgico di tecnologie sempre piu’ potenti e pervasive, controllate in buona misura dal settore privato.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

 

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022) 


Per la maggior parte di noi, il lavoro e’ il nuovo oppio.
Come una droga, offre ad alcuni individui una piacevole sferzata di motivazione. Ma allo stesso tempo, intossica e disorienta, distraendoci dalla ricerca del significato in altri ambiti.
Questo rende difficile immaginare come potremmo vivere diversamente le nostre vite. Il lavoro e’ cosi’ radicato nella nostra psiche, ne siamo diventati cosi’ dipendenti che c’e’ spesso un’istintiva resistenza a prendere in considerazione un mondo in cui ve ne sia di meno, e un’incapacita’ di esprimere qualcosa di sostanziale quando lo facciamo.
La maggior parte di noi sa che cosa significhi vivere lavorando in modo redditizio; non si puo’ dire lo stesso di che cosa voglia dire abituarsi a una fruttuosa disoccupazione. Per dirla con Hannah Arendt, viviamo in una “societa’ di lavoratori […] che sta per essere liberata dalle pastoie del lavoro, ed e’ una societa’ che non conosce piu’ quelle attivita’ superiori e piu’ significative in nome delle quali tale liberta’ meriterebbe di essere conquistata”.
La preoccupazione, come ha sostenuto Keynes, e’ che “non esiste paese o popolo, a mio avviso, che possa guardare senza terrore all’era del tempo libero e dell’abbondanza. Per troppo tempo, infatti, siamo stati allenati a faticare anziche’ godere”.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


Occorre sottolineare un aspetto cruciale e ironico […]:
con il capitalismo emerse l’idea che tutti i cittadini godessero liberta’ politica ed economica.
Gli stessi processi che avevano privato le persone dei loro mezzi di sussistenza avrebbero tramutato gran parte degli individui in «lavoratori liberi».
Cosa significa «liberi» in questo contesto?
Il concetto racchiude l’aspetto che piu’ distingue il nostro sistema socioeconomico da quelli procedenti. Il nostro status di salariati liberi e’ davvero qualcosa di diverso: significa che siamo liberi di vendere il nostro lavoro a chiunque vogliamo.
Diversamente dagli schiavi dei tempi antichi, o dai sudditi feudali, noi siamo cittadini affrancati. Non siamo proprieta’ di nessuno; non siamo costretti a occupare il posto assegnato alla nascita nella gerarchia sociale; siamo uguali e liberi davanti alla legge.
Siamo «liberi» anche in un altro senso: siamo stati «liberati» dei nostri mezzi di sussistenza. Avendo perso il diritto di accesso alle terre, agli altri beni comuni e in generale ai nostri mezzi di produzione, adesso dobbiamo dipendere dal lavoro salariato.
Significa che economicamente non siamo piu’ liberi.
La maggioranza della popolazione vende il proprio lavoro come merce in cambio di denaro per comprare altre merci – cibo, affitto, utenze domestiche, servizi cellulari, assicurazioni, trasporti. E’ questa la struttura occulta della nostra dipendenza dal mercato, e una forma di coercizione implicita. E’ meno visibile, meno denunciabile, e dunque e’ piu’ facile spacciarla per un fatto incontestabile della vita.
Se non entriamo nel mercato del lavoro, non possiamo sopravvivere.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022)


Le macchine hanno preso il posto degli esseri umani nello svolgimento di certi compiti.
Ma non li hanno solamente sostituiti; li hanno anche completati in altre mansioni che non erano state automatizzate, facendo crescere la domanda di persone per svolgere tali lavori.
Nel corso della storia, ci sono sempre state due distinte forze in gioco: la forza di sostituzione, che danneggiava i lavoratori, ma anche l’utile forza complementare, che faceva l’opposto. Questa forza utile, di cui spesso ci si dimentica, opera in tre modi differenti.
L’effetto produttivita’ […]: le nuove tecnologie, anche se rimpiazzano qualche lavoratore, spesso contribuiscono a renderne altri piu’ produttivi nei loro compiti […] un architetto che utilizza un software di progettazione computerizzata per creare edifici piu’ sofisticati o un commercialista che impiega un software per il computo delle imposte […]
L’effetto “torta più grande” […], se pensiamo di nuovo all’economia come a una torta, il progresso tecnologico l’ha resa molto piu’ grande […] Si’, alcune mansioni potrebbero essere automatizzate e perse a vantaggio delle macchine, ma, quando l’economia si espande e con essa cresce la domanda di beni e servizi, aumentera’ anche la domanda per tutti i ruoli necessari alla loro produzione […]
L’effetto “torta che cambia” […], grazie al progresso tecnologico, le economie non solo sono cresciute, ma si sono anche trasformate, dando origine a produzioni molto diverse, in maniere molto diverse, in momenti diversi della storia […] Puo’ darsi che a un certo punto alcune mansioni vengano automatizzate e quindi perse a vantaggio delle macchine, ma, dal momento che l’economia cambia con il tempo, altrove nel sistema economico aumentera’ la domanda di altre mansioni. E visto che, di nuovo, alcune di queste nuove attivita’ potrebbero non essere state automatizzate, i lavoratori possono trovare impieghi legati a tali attivita’.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Lavoro/Jappe

Le avventure della merce – Anselm Jappe – Mimesis (2023)


Fino alle soglie del capitalismo sviluppato, il lavoro era considerato come un male necessario per raggiungere la ricchezza ed era disprezzato e detestato in quanto fatica.
Gia’ la Bibbia indica il lavoro come una maledizione imposta agli uomini.
La parola “lavoro” nel senso moderno non si ritrova nelle societa’ in cui il dispendio di forza lavoro non costituisce la forma sociale della ricchezza.
L’etimologia lo prova. In origine, “lavoro” non significa “attivita’ utile”, ma “lavoro forzato, ottenuto con la violenza”. La parola francese travailler, deriva dal latino volgare tripaliare: “Torturare con il tripalium”, uno strumento di tortura a tre pali che serviva a punire i servi che si erano rivoltati. La parola latina labor, da cui deriva l’italiano “lavoro”, significava in origine “carico (sotto il quale si vacilla)” e quindi “pena, sofferenza, fatica”. La parola tedesca Arbeit si riferisce etimologicamente a un bambino orfano costretto a eseguire lavori fisici pesanti; per lungo tempo significo’ “attivita’ indegna e sfiancante, pena” […]
Ne’ in greco ne’ in latino esisteva un termine per esprimere la nozione generale di ‘lavoro’ o il concetto di lavoro come ‘funzione sociale generale’.
La natura e le condizioni del lavoro nell’antichita’ impedivano l’emergere di simili idee generali e dell’idea stessa di una classe lavoratrice […]
Ovviamente coltivavano la terra, commerciavano, fabbricavano manufatti, sfruttavano miniere […]. Tuttavia, cio’ che non fecero fu di combinare concettualmente tali attività.

Info:
https://ilmanifesto.it/se-la-critica-di-valore-e-denaro-conta-piu-della-lotta-di-classe
https://sinistrainrete.info/marxismo/25682-anselm-jappe-alcuni-punti-essenziali-della-critica-del-valore.html
https://www.sinistrainrete.info/marxismo/29578-roswitha-scholz-critica-del-valore-alla-vecchia-maniera-commenti-sul-conservatorismo-di-sinistra-di-anselm-jappe.html

Societa’/Milanovic

Capitalismo contro capitalismo – Branko Milanovic – Laterza (2020)

Quello che fa il capitalismo globale e’ dare a noi come consumatori la possibilita’ di acquistare attivita’ che un tempo venivano fornite in natura dalla famiglia, dagli amici o dalla comunita’ […]
Il caso piu’ evidente e’ la mercificazione di attivita’ che un tempo si svolgevano all’interno delle famiglie estese e poi, con l’arricchimento della popolazione, all’interno delle famiglie nucleari.
La cucina si e’ trasformata in un’attivita’ esterna e spesso i componenti della famiglia non mangiano tutti insieme. Le pulizie, le riparazioni, il giardinaggio e la cura dei figli sono attivita’ piu’ commercializzate che in passato […] La crescita della cosiddetta gig economy commercializza il nostro tempo libero e i beni di cui disponiamo, che un tempo non venivano utilizzati per scopi commerciali. Uber nasce proprio dall’idea di sfruttare meglio il tempo libero […]
Ma affermare che le persone fanno molti lavori equivale a dire che non conservano impieghi individuali durevoli e che il mercato del lavoro e’ completamente «flessibile», con un ricambio molto frequente degli individui che entrano e escono dai posti di lavoro […]
Risulta quindi evidente che questi tre sviluppi sono interconnessi: (a) il mutamento nella formazione della famiglia (atomizzazione); (b) l’ampliamento della mercificazione a nuove attivita’; e (c) l’emergere di mercati del lavoro altamente flessibili con posti di lavoro temporanei. Se ce n’e’ uno, devono esserci per forza tutti e tre.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/capitalismo-contro-capitalismo-di-branko-milanovic/
https://www.doppiozero.com/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo
https://it.linkedin.com/pulse/recensione-di-capitalismo-contro-branko-milanovic-nicola-lensi

https://www.radiopopolare.it/la-solitudine-del-capitalismo-diviso-tra-oriente-e-occidente-intervista-alleconomista-branko-milanovic
https://jacobinitalia.it/non-ce-nessuna-eta-delloro-del-capitalismo/

Lavoro/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

Si sta formando anche un inedito e generalizzato senso di “mal di lavoro”.
La pandemia non solo ha posto, individualmente, questioni di rilevanza esistenziale profonda, ma ha anche mostrato che si puo’ lavorare, o lavorare meno, o non lavorare, diversamente.
Le 40 milioni di dimissioni nel 2021, e ben 50 milioni l’anno dopo, negli Usa non arrivano a caso. Piu’ in generale, la gig economy, la precarieta’, gli stage infiniti, nonche’ l’ampio livello di retribuzioni letteralmente da fame, hanno creato un diffuso, profondo malessere […] che conferma questa perdita di affezione e attrattivita’ del lavoro come strada per realizzare se stessi, e questo anche al netto delle sempre piu’ problematiche condizioni materiali.
Piu’ in generale, le nostre societa’ sembrano avere perso senso riconoscibile, e quindi senza una nuova cornice di senso comune e’ chiaro che ogni singola azione e impegno umano perde energia, convinzione, motivazione. Da qui anche il severo incremento di disagio psichico generalizzato.
Ma c’e’ anche una questione piu’ politica di astensione volontaria dalla macchina sociale economica basata sul lavoro […]
Bastava osservare il semplice fatto che ai vertici delle piramidi sociali di ogni configurazione storica delle societa’ gerarchiche di ogni luogo e tempo, i privilegiati sono sempre state persone impegnate nell’ozio, nel gioco, nei riti, nella socialita’ elitista, nel chiacchiericcio, nella caccia, nell’ammazzare il tempo cercando qualche divertimento eccitante, tutto tranne che “lavorare” […]
Proprio a partire da quel Cinquecento inglese in cui, tra Enrico VIII ed Elisabetta I, si sfornano le leggi per reprimere il vagabondaggio e i mendicanti che si sottraevano al lavoro coatto, frustati, marchiati a fuoco e nei casi peggiori addirittura giustiziati. Il tutto anticipato dalla regola benedettina del pregare e lavorare, la severa disciplina dei monasteri della classe religiosa serva di Dio per scelta.
Da li’ verra’ fuori la spaventosa dilatazione del lavoro, non piu’ finalizzato ai bisogni primari ma a una nuvola di secondari poi esplosi nel consumo esibitivo, nel consumismo, nell’usa e getta, attraverso pubblicita’, marketing, Hollywood e i modelli insensati di pseudo vita.
Tutto lavoro finalizzato a sostenere la riproduzione del capitale, la distribuzione verso l’alto del reddito sociale, la struttura della societa’ occupata a capo chino in modo da non avere altro orizzonte che produrre, consumare, crepare.
Un’occlusione del tempo disponibile passibile di altri impieghi come ad esempio riflettere, progettare altri modi di stare al mondo, leggere e studiare e magari emanciparsi dalla versione appena meno primitiva della sequenza che inizio’ con la schiavitu’, continuo’ con la servitu’, per finire ora con la condizione salariata obbligata dalle necessita’ di sopravvivenza per chi non ha, mentre chi ha e’ preso da importanti problemi di trigonometria relativi a mazze di ferro e palline bianche da infilare in qualche buco su un campo da golf mentre il proprio trader muove il capitale sui mercati di mezzo mondo.
Il lavoro e’ talmente e profondamente introiettato che gli stessi lavoratori diffidano dal considerare una progressiva riduzione dell’orario di lavoro. Occorre ricordare, quanta violenza fu necessaria per far accettare agli esseri umani l’aborrita fatica.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022)


Anziche’ guardare alle facolta’ umane e chiedersi se possano essere replicate da una macchina, un diverso approccio consiste nell’esaminare i compiti stessi per verificare se abbiano caratteristiche che li rendono piu’ facili o piu’ difficili da gestire per una macchina.
Per esempio, se ci troviamo di fronte un compito di cui e’ semplice definire l’obiettivo e dire se quell’obiettivo e’ stato realizzato, e in presenza di molti dati da cui la macchina puo’ apprendere, allora quel compito puo’ probabilmente essere automatizzato […]
Le macchine assumono in misura sempre maggiore compiti che un tempo venivano svolti dagli esseri umani, come a un’“usurpazione dei compiti”. E il modo migliore per vederla in opera e’ osservare le tre principali capacita’ cui gli esseri umani fanno ricorso nel loro lavoro: la capacita’ manuale, quella cognitiva e quella affettiva […]
Capacita’ manuali […]in cui ci si rapporta al mondo fisico, come l’esecuzione di lavoro manuale o la reazione a cio’ che vediamo intorno a noi […]
Capacita’ cognitive […] Oltre a manovrare il mondo fisico, le macchine stanno usurpando in misura sempre maggiore compiti che, finora, avevano richiesto un’abilita’ umana di pensare e ragionare […]
Capacita’ affettive […] Oltre al mondo fisico e alla sfera cognitiva, le macchine stanno usurpando anche compiti che richiedono le nostre capacita’ affettive, la nostra attitudine a provare sentimenti ed emozioni. In effetti, un intero settore dell’informatica, conosciuto come affective computing, e’ dedicato a costruire sistemi che fanno precisamente questo […]
Sempre piu’ spesso le macchine possono eseguire vari compiti senza riprodurre le particolari abilita’ usate dagli esseri umani. Etichettare le mansioni a seconda di come le eseguono le persone ci spinge erroneamente a pensare che le macchine possano eseguirle soltanto nello stesso modo. 

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/