Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022)


Anziche’ guardare alle facolta’ umane e chiedersi se possano essere replicate da una macchina, un diverso approccio consiste nell’esaminare i compiti stessi per verificare se abbiano caratteristiche che li rendono piu’ facili o piu’ difficili da gestire per una macchina.
Per esempio, se ci troviamo di fronte un compito di cui e’ semplice definire l’obiettivo e dire se quell’obiettivo e’ stato realizzato, e in presenza di molti dati da cui la macchina puo’ apprendere, allora quel compito puo’ probabilmente essere automatizzato […]
Le macchine assumono in misura sempre maggiore compiti che un tempo venivano svolti dagli esseri umani, come a un’“usurpazione dei compiti”. E il modo migliore per vederla in opera e’ osservare le tre principali capacita’ cui gli esseri umani fanno ricorso nel loro lavoro: la capacita’ manuale, quella cognitiva e quella affettiva […]
Capacita’ manuali […]in cui ci si rapporta al mondo fisico, come l’esecuzione di lavoro manuale o la reazione a cio’ che vediamo intorno a noi […]
Capacita’ cognitive […] Oltre a manovrare il mondo fisico, le macchine stanno usurpando in misura sempre maggiore compiti che, finora, avevano richiesto un’abilita’ umana di pensare e ragionare […]
Capacita’ affettive […] Oltre al mondo fisico e alla sfera cognitiva, le macchine stanno usurpando anche compiti che richiedono le nostre capacita’ affettive, la nostra attitudine a provare sentimenti ed emozioni. In effetti, un intero settore dell’informatica, conosciuto come affective computing, e’ dedicato a costruire sistemi che fanno precisamente questo […]
Sempre piu’ spesso le macchine possono eseguire vari compiti senza riprodurre le particolari abilita’ usate dagli esseri umani. Etichettare le mansioni a seconda di come le eseguono le persone ci spinge erroneamente a pensare che le macchine possano eseguirle soltanto nello stesso modo. 

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


Per come gli economisti raccontano tipicamente la storia, ecco quello che e’ successo: la disuguaglianza mondiale e’ diminuita – Cina e India convergendo verso i Paesi piu’ ricchi –, la disuguaglianza nazionale – all’interno dei Paesi occidentali – e’ aumentata, perche’ i lavori “italiani”, affidati fino a poco tempo fa a una classe medio-bassa interna, sono stati trasferiti a un ceto basso mondiale, sempre piu’ “cinese” quanto a salari e condizioni lavorative.
In realta’ questa disuguaglianza nazionale e’ anche aumentata perche’ i responsabili politici italiani non hanno risposto al dolore di quei loro cittadini che hanno sofferto della globalizzazione, rallentandone o arrestandone gli effetti piu’ devastanti, con provvedimenti espliciti di protezione, prima ancora che di protezionismo.
Un dolore reso dieci volte peggiore dalla recessione del 2008 e, ancora una volta, dalla mancata risposta dei responsabili politici: globalizzazione e austerita’ si’, democrazia no.
Di fronte a due problemi, uno iniziale e strutturale – la globalizzazione – e uno successivo e contingente – la recessione – abbiamo assistito a un’assenza di risposta da parte dei politici […]
Perche’ la politica ha sentito il bisogno di non rispondere al dolore di chi stava soffrendo?
Cercare di rispondere a questa domanda porta all’identificazione di tre possibili colpevoli, che vanno, forse, a braccetto l’uno dell’altro.
Primo colpevole: una governance globale. Le istituzioni globali, per definizione, si prendono cura dei problemi e delle minacce globali, i problemi locali sono lasciati in secondo piano […]
Un secondo colpevole: una serie di istituzioni dominanti, incluso il Parlamento europeo, al loro debutto, rette o dirette dai ricchi cosmopoliti e globalisti, la cui azione e’ stata ricondotta spesso alla protezione delle grandi imprese e delle grandi banche e non dei piu’ deboli. Difficile che queste istituzioni possano essersi interessate alla cura di coloro che soffrivano, nel bel mezzo di una crisi che colpiva, soprattutto, gli appartenenti ai ceti piu’ deboli […]
Un ultimo punto. La diversita’, per non scindere mai il legame a doppio filo che lega politica ed economia, non e’ tra l’altro questione esclusivamente riservata alla dimensione politica. Per un economista, la diversita’ consente la condivisione del rischio e l’assicurazione di chi viene colpito da uno shock avverso: una forma implicita di solidarieta’.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’instabilita’ del sistema economico globale e’ a tutti piu’ che evidente dopo la crisi finanziaria del 2008 […]
La causa di questa crescente instabilita’ non risiede, come spesso si crede, nella spregiudicatezza di alcuni banchieri di alto livello, ma nel fatto che l’accumulazione di capitale attraverso il ciclo di produzione, vendita, profitto e reinvestimento ha subito una battuta d’arresto a livello globale. La ragione piu’ importante e’ che il rollback neoliberale e’ stato molto redditizio per una piccola categoria, ma allo stesso tempo ha indebolito significativamente la domanda attraverso il dumping salariale e la precarizzazione del mondo del lavoro. Semplicemente, le persone non hanno più i soldi in tasca per acquistare a un prezzo vantaggioso la produzione globale, che nella logica del sistema deve continuare a crescere.
Questo problema relativo alla domanda e’ aggravato dal fatto che sempre piu’ persone fuoriescono dal sistema produttivo a causa del taglio dei posti di lavoro in nome della razionalizzazione e digitalizzazione, e di conseguenza non ricevono piu’ salari con i quali potrebbero comprare qualcosa.
Il sistema soffoca a causa della sua stessa produttivita’.
Dopo che gran parte della forza lavoro in agricoltura e nell’industria e’ gia’ stata sostituita dalla tecnologia negli ultimi cento anni, questa tendenza all’informatizzazione si sta estendendo alle classi medie e al settore dei servizi.
Il risultato e’ una disoccupazione di massa strutturale che sta peggiorando sempre di piu’ in tutto il mondo, seppur coperta dalla manipolazione delle statistiche governative.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/
https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Lavoro/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


L’automazione e la delocalizzazione hanno accresciuto la produttivita’ e moltiplicato i profitti delle aziende, ma non hanno portato nulla che assomigli a una prosperita’ condivisa negli Stati Uniti e negli altri paesi sviluppati.
Sostituire i lavoratori con le macchine e spostare il lavoro in paesi a basso salario non sono le uniche opzioni possibili per migliorare l’efficienza economica. Ci sono molti modi per incrementare la produzione per addetto, e ci sono sempre stati […]
Alcune innovazioni potenziano il contributo dei lavoratori alla produzione, invece di automatizzare o delocalizzare il lavoro. Per esempio, nuovi strumenti software che coadiuvano le mansioni dei meccanici che riparano automobili e consentono di lavorare con maggior precisione aumentano la produttivita’ marginale del lavoratore. E’ una cosa completamente diversa dall’installare robot industriali allo scopo di sostituire i lavoratori umani.
La creazione di nuove mansioni e’ ancora piu’ importante per aumentare la produttivita’ marginale del lavoratore […]
Quando l’introduzione di nuove macchine crea nuovi impieghi per la manodopera umana, il lavoratore puo’ contribuire alla produzione in nuovi modi e la sua produttivita’ marginale aumenta […]
Molte delle professioni in piu’ rapida crescita negli ultimi decenni – radiologi per macchine per la risonanza magnetica, ingegneri di rete, operatori di macchine computerizzate, programmatori di software, addetti alla sicurezza informatica e analisti dati ottant’anni fa non esistevano.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Lavoro/Fraser

Capitalismo. Una conversazione con Rahel Jaeggi – Nancy Fraser – Meltemi (2019)

Le societa’ capitaliste, per come le conosciamo, hanno avuto la tendenza ad abolire il lavoro coatto tipico delle societa’ feudali.
Esse hanno istituzionalizzato il lavoro libero sul presupposto che i lavoratori sono liberi e uguali […]
La forza lavoro dei “lavoratori liberi” e’ stata considerata il bene che una parte del contratto legale (il lavoratore) possiede e vende all’altra parte (il datore di lavoro capitalista) […]
Il mercato del lavoro capitalista non funzionerebbe senza lavoratori legalmente liberi e indipendenti […]
Il lavoro nel capitalismo e’ libero in un doppio senso.
I lavoratori sono liberi di lavorare ma anche “liberi di morire di fame” qualora non aderissero al contratto di lavoro […]
Sono liberi anche in un secondo senso: sono esonerati, come abbiamo appena detto, dall’accesso ai mezzi di sussistenza e di produzione, cosi’ come dai diritti d’uso consuetudinario della terra e degli strumenti. In altre parole, sono sgravati da quel tipo di risorse e di diritti che potrebbero permettere loro di astenersi dal mercato del lavoro.

Info:
https://kriticaeconomica.com/letture-kritiche/finalmente-siamo-tornati-a-parlare-di-capitalismo-nancy-fraser/
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/fazio-jaeggi-manifesto-capitalismo-fraser.pdf
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/fazi-manifesto-capitalismo-fraser.pdf
http://www.linterferenza.info/contributi/nancy-fraser-capitalismo-conversazione-rahel-jaeggi/
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-si-infiltra-nelle-nostre-vite-quotidiane/

Lavoro/Franzini

Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle – Maurizio Franzini, Mario Pianta – Laterza (2016)

A partire dagli anni Novanta, a seguito dell’aumento delle disuguaglianze verificatesi nel decennio precedente, e’ stata posta nuova attenzione al tema della disuguaglianza.
Gli studi si sono spostati dalla distribuzione funzionale del reddito tra le classi sociali alle disuguaglianze tra gli individui.
L’argomentazione alla base di questo spostamento e’ che le divisioni di classe sono diventate meno chiare, e condizioni di genere, origine etnica, istruzione e qualificazione professionale sono ora i principali fattori che spiegano la distribuzione personale dei redditi.
Molti studi approfonditi hanno affrontato queste tematiche, documentando le complesse dinamiche della disuguaglianza tra individui e tra famiglie.
Questo approccio, tuttavia, ha spesso trascurato la persistente importanza dei rapporti capitale/lavoro e il nuovo ruolo chiave dei redditi piu’ elevati che combinano rendite, profitti e compensi senza precedenti per i top manager […]
Le radici della crescente disuguaglianza sono i rendimenti del capitale superiori al tasso di crescita dell’economia, e il conseguente aumento del rapporto tra capitale e reddito, due meccanismi fondamentali del capitalismo […]
La maggiore disuguaglianza salariale e’ stata anche spiegata sulla base degli sviluppi sul mercato del lavoro, dove i nuovi rapporti di forza tra capitale e lavoro hanno portato a un rapido aumento dei posti di lavoro temporanei e precari, al declino della sindacalizzazione e del ruolo dei sindacati, a una maggiore frammentazione del lavoro per effetto della differenziazione dei contratti, del peso dell’istruzione, della maggiore partecipazione femminile, della presenza di lavoratori immigrati.

Info:
https://www.circolidossetti.it/le-radici-economiche-della-disuguaglianza-maurizio-franzini/
https://eticaeconomia.it/autore/maurizio-franzini/
https://www.ilperiodista.it/post/disuguaglianze-cause-e-soluzioni-intervista-a-maurizio-franzini
https://sbilanciamoci.info/disuguaglianze-unanteprima-dal-libro-di-m-pianta-e-m-franzini/

Lavoro/Linhart

La commedia umana del lavoro. Dal taylorismo al management neoliberale – Danièle Linhart – Mimesis (2021)

Cio’ che si impone in modo lampante nella nostra epoca e’ la sofferenza sul lavoro.
Essa occupa in effetti il mondo delle arti e dello spettacolo quanto i media e le istituzioni politiche. E’ onnipresente. Ed e’ spesso presentata come un fenomeno contemporaneo, rivelatore della nostra societa’, della sua complessita’ e della maggiore fragilita’ dei suoi membri.
Il mondo del lavoro interessa i romanzieri, gli autori di teatro, i registi di film e di documentari.
Da una quindicina d’anni si osserva tra loro un ritorno di interesse stupefacente per il lavoro, che e’ associato alla violenza, al suicidio o all’omicidio, alla depressione e alla follia.
In questo universo il lavoro prende una piega tragica; diventa una questione di vita e di morte, in cui gli “eroi” si confrontano con delle autentiche discese agli inferi.
Sono soprattutto terribilmente soli.
I media si sono associati a questa visione appropriandosi, a proposito del lavoro, di nozioni come sofferenza, burn out, rischi psicosociali, difficolta’, malessere e mobbing.

Info:
https://www.mimesisedizioni.it/download/11972/d4e644dd0693/carlo-crosato-il-manifesto-10-agosto-2021-daniele-linhart-il-profitto-nellarena-del-mercato-su-la-commedia-umana-del-lavoro-di-daniele-linhart.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/massimiliano-panarari-il-venerdi–la-repubblica–14-maggio-2021-per-chi-lavora-tempi-nuovi-e-vecchi-copioni-su-la-commedia-umana-del-lavoro-di-daniele-linhart.pdf
https://www.iltascabile.com/societa/la-superumanizzazione-del-lavoro/

Capitalismo/Chicchi

Manifesto per il reddito di base – Federico Chicchi, Emanuele Leonardi – Laterza (2018)

La grande novita’ del capitalismo odierno consiste nella capacita’ di mettere a valore ogni aspetto della vita quotidiana, ampliando la valorizzazione del processo di lavoro lungo tutto l’arco della vita sociale e mettendo fine alla divisione tradizionale tra tempo di lavoro e tempo di vita.
I nuovi lavori che invadono la sfera della contemporaneita’ dilatano i confini tra l’ambito produttivo e quello riproduttivo, non soltanto alterando le differenze tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo, tra lavoro in fabbrica e lavoro di cura, ma rendendo sempre piu’ dipendente il lavoro dalla societa’, dai suoi mutamenti culturali, politici, dal nuovo rapporto con la scienza e la tecnologia.
Dall’epoca in cui la fabbrica dettava i tempi e le forme dell’organizzazione sociale siamo passati ad una fase storica in cui il rapporto appare rovesciato. Modelli produttivi sempre piu’ flessibili, sensibili alle richieste dei cittadini consumatori, sembrano aver spostato lo scettro del comando dalla fabbrica alla societa’ del consumo.
Sembrano, perche’ sempre meno i consumatori si riconoscono come produttori, e le stesse ideologie del consumo rompono questa identita’. Vivere per consumare sembra il nuovo motto che racchiude questa trasformazione antropologica condotta dal capitalismo.
Questo cambiamento di scenario innova il terreno della lotta di classe, introducendo elementi di maggiore complessita’ nelle rivendicazioni della classe lavoratrice.

Info:
https://ilmanifesto.it/il-reddito-e-di-base
https://ilmanifesto.it/le-ragioni-del-reddito-di-cittadinanza

https://effimera.org/oltre-manifesto-reddito-base-andrea-fumagalli/

Download in evidenza “L’eclissi del reddito da lavoro” – nuova edizione aggiornata al giu.2025

L-eclissi-del-reddito-da-lavoro-1.pdf (84071 download ) Come nella precedente del 2023, questa edizione e’ una selezione dei post piu’ significativi sul tema del lavoro, pubblicati nel blog www.pericopidieconomia.info, edito dal 2020.
Rispetto alla precedente, questa pubblicazione e’ rinnovata nella struttura e aggiornata al giugno 2025.
L’argomento e’ suddiviso in tre capitoli che riguardano il lavoro nell’era del capitalismo neoliberista, i suoi sviluppi e le innovazioni durante l’attuale era digitale, infine le prospettive che il futuro prossimo ci riservera’.
Il blog Pericopi di economia, lo ricordiamo, e’ una sorta di rassegna stampa, tutt’altro che obiettiva, su vari argomenti che sono stati oggetto di pubblicazioni librarie edite nel XXI secolo.

Geoeconomia/Guerrieri

Partita a tre. Dove va l’economia del mondo – Paolo Guerrieri – il Mulino (2021)

Si puo’ affermare che sia stata soprattutto la rivoluzione digitale e informatica a favorire la rapida crescita dei paesi asiatici.
Molte imprese dell’area avanzata hanno investito e delocalizzato in questi paesi, per beneficiare non solo dei bassi costi del lavoro ma anche di infrastrutture e istituzioni di buona qualita’.
E’avvenuto cosi’ che paesi rimasti poveri fino agli anni Settanta siano poi riusciti a raggiungere condizioni sensibilmente migliori di reddito e in tempi relativamente brevi, integrandosi nelle catene di fornitura globale organizzate dalle imprese dei paesi piu’ avanzati. E divenendo sempre piu’ importanti sia come mercati che come concorrenti per le imprese europee e americane.
Anche una serie di fattori domestici e le politiche di sviluppo portate avanti in quel periodo hanno avuto un ruolo rilevante nella prolungata fase di crescita asiatica.
Lo ha avuto, in particolare, l’intervento dello Stato, non solo in chiave di direzione e coordinamento ma di intenso protagonismo nell’attivita’ economica. Spingendosi a sostenere e favorire con forti sussidi economici e legislativi imprese perche’ ritenute «campioni nazionali», fino a sovvenzionare interi settori strategici ritenuti fonti di benefici differiti nel tempo.

Info:
https://www.letture.org/partita-a-tre-dove-va-l-economia-del-mondo-paolo-guerrieri
https://archivio.blitzquotidiano.it/libri/italia-che-fine-fara-paolo-guerrieri-scruta-il-futuro-partita-a-tre-dove-va-leconomia-del-mondo-3407568/