Capitalismo/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Diversamente, per esempio, dagli schiavi al tempo dei greci o dei romani, nella nostra societa’ siamo tutti cittadini politicamente affrancati, non siamo proprieta’ di nessuno, non siamo vincolati a gerarchie sociali stabilite dalla nascita, siamo liberi cittadini uguali davanti alla legge.
A ben guardare, pero’, e’ evidente a tutti che se nella sfera della politica siamo, almeno formalmente, uguali e liberi, in quella economica non lo siamo affatto, perche’ apparteniamo a classi diverse: mentre una ristretta minoranza vive principalmente di reddito da capitale, la maggior parte delle persone e’ libera in quanto priva di mezzi di produzione.
Viviamo grazie al fatto che possediamo una merce fondamentale – la nostra capacita’ di lavorare – e possiamo venderla sul mercato in cambio del salario indispensabile alla nostra sopravvivenza […]
La maggioranza della popolazione vende la propria merce, cioe’ la capacita’ di lavorare (M) allo scopo di guadagnare denaro (D) per consumare altra merce (M’). La sequenza M (forza lavoro) D (denaro) M’ (cibo, affitto, bollette, auto, benzina, vacanze ecc.) rappresenta la trama nascosta della nostra dipendenza dal mercato. Tale dipendenza racchiude in se’ la forma particolare di coercizione tipica della nostra societa’.
Si tratta di una coercizione che possiamo definire economica, implicita invece che esplicita.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Economia di mercato/Fornari

Cybercapitalismo. Fine del legame sociale? – Emanuela  Fornari – Bollati Boringhieri (2024)


“L’economia del debito” definisce la peculiare condizione economica dell’epoca contemporanea, che solitamente si fa risalire alla crisi del 2007-2008 […]
Noi, oggi, chiamiamo crisi del debito sovrano quella contingenza storica che ha investito l’intera Europa come diretta conseguenza della prima crisi dei subprime, ovvero la crisi del debito privato […]
Fondamento del capitalismo contemporaneo quella peculiare forma di sfruttamento rappresentata dal rapporto creditore-debitore: sistema di dominazione e assoggettamento asimmetrico diverso dalla logica di classe e giocato sul piano temporale, che fa del debito un vero e proprio dispositivo di cattura del tempo di vita del «soggetto indebitato», sempre piu’ contratto in un’alternanza spasmodica e incessante tra «insolvenza» e «solvibilita’»[…]
La peculiare natura di tale economia del debito non ha nulla a che vedere con la produzione e quasi tutto in comune con il politico […] Nella ricattatoria politica dell’austerity viene infatti attivato una sorta di double bind, ovvero un doppio imperativo: se da una parte siamo colpevolizzati e ammoniti a causa dello sfacelo economico risultante dal nostro egoismo edonistico, dall’altra il sistema stesso ci istiga a consumare sempre di piu’.
In effetti, il modo di risoluzione della crisi appare il consumo. Si pensi ai messaggi pubblicitari: «ognuno di voi e’ innocente, non avete nessuna responsabilita’ e vi meritate il paradiso della merce», ci dicono tutti i cartelloni, gli slogan e gli spot in tv. Sembra cosi’ che il nostro unico dovere sia quello di consumare in modo compulsivo. Una sorta di doppia ingiunzione viene veicolata da un unico discorso pubblico, che per un verso colpevolizza il soggetto e per l’altro lo incita a godere […]
Due morali che convivono in modo incomponibile nelle nostre societa’: da un lato una morale ascetica del lavoro e del debito – che veniva gia’ propagandata dal paradigma ordoliberista tedesco –, dall’altro una morale edonista del consumo di massa.

Info:
https://www.letture.org/cybercapitalismo-fine-del-legame-sociale-emanuela-fornari
https://www.incircolorivistafilosofica.it/recensione-a-cybercapitalismo-fine-del-legame-sociale/
https://www.doppiozero.com/cybercapitalismo-ovvero-capitalismo
https://www.linkiesta.it/2024/02/cybercapitalismo-la-metamorfosi-del-capitalismo-nellepoca-dellintelligenza-artificiale/

Green New Deal/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)


 Nella governance del cambiamento climatico mancano meccanismi capaci di tenere insieme politica, istituzioni ed economia.
Queste sfere, o teatri, occupano spazi differenti, sono mosse da attori diversi, richiedono orizzonti temporali diversi e lavorano con logiche diverse.
Fino ad ora, le politiche che si sono svolte in ognuna di queste sfere hanno finito per indebolire, anziche’ sostenere, le altre. Nella sfera politica, il primo obiettivo e’ il potere, nella sfera economica il profitto; l’obiettivo istituzionale della sfera ambientale e’ la sopravvivenza.
Il teatro economico ha sia una dimensione regionale che una dimensione globale, mentre il teatro politico e’ limitato ai confini nazionali, all’interno dei quali si svolgono le elezioni. Il teatro istituzionale e’ controllato dagli Stati-nazione, influenzato dalle tendenze economiche globali e dipendente da come le decisioni vengono implementate a livello locale.
Ognuno di questi teatri ha una sua logica temporale. I mercati perseguono ricavi immediati, il ciclo elettorale dei politici dura solitamente quattro anni, le istituzioni che si occupano di cambiamento climatico devono ottenere un risultato misurato in decenni.
Non abbiamo un meccanismo capace di armonizzare queste diverse temporalit’ e di generare politiche che possano arrestare se non invertire il cambiamento climatico.

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/

 

Finanziarizzazione/Napoleoni

Tecnocapitalismo. L’ascesa dei nuovi oligarchi e la lotta per il bene comune – Loretta Napoleoni – Meltemi (2025)


 Nel dicembre 2000, poche settimane prima di lasciare la Casa Bianca, Bill Clinton firmo’ il Commodity Futures Modernization Act, una legge che segna l’avvento dell’era della finanziarizzazione.
Allo stesso modo in cui i presidenti uscenti concedono la grazia ai condannati loro amici, Clinton lancio’ questo gigantesco boccone prelibato alle grandi imprese di Wall Street.
Grazie alla nuova legislazione, la finanza inizio’ a esercitare un’influenza sempre piu’ forte su tutta l’economia, e di conseguenza ampi settori del mondo economico abbandonarono attivita’ reali, per esempio l’industria, per guadagnare dalla finanza.
L’ingegneria finanziaria, con i suoi strumenti esotici, dalle mortage-backed securities ai credit default swap, offriva enormi opportunita’ per maturare super-profitti, ed ecco perche’ la deregulation degli anni Novanta ha scatenato le forze della speculazione di mercato.
Anno dopo anno, Wall Street si e’ trasformata sempre piu’ in un casino’ di borsa.
La finanza si e’ progressivamente allontanata dall’economia reale e si e’ fortemente informatizzata, e cosi’ ha cominciato ad assomigliare a una rete di sofisticatissimi videogiochi.

Info:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/10/loretta-napoleoni-noi-non-controlliamo-la-tecnologia-sono-i-tecnocapitalisti-a-controllare-noi/8019809/
https://www.retisolidali.it/tecnocapitalismo-loretta-napoleoni-intervista/
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/alice-scaglioni-7-corriere-della-sera-lai-e-il-nostro-alunno-ma-ci-lasciamo-sfruttare-su-tecnocapitalismo-di-loretta-napoleoni-meltemi.pdf

Societa’/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


Fra i mutamenti che hanno interessato lo scenario politico degli ultimi decenni, uno dei piu’ significativi e’ il tramonto della vecchia polarizzazione tra i partiti dominanti del centro-destra, radicati nel mondo imprenditoriale (grandi e piccole imprese) e nella classe media di professionisti e autonomi, e i partiti di centro-sinistra, con una base costituita dalla classe operaia industriale e dai movimenti sindacali ottocenteschi e primo novecenteschi, e il sostegno di un’intellighenzia «progressista» un tempo piuttosto minoritaria.
In quel panorama politico la discriminante era l’economia: la destra si schierava per uno Stato meno interventista e una maggiore liberta’ d’impresa, mentre la sinistra propugnava uno Stato interventista e una gestione attiva dell’economia […]
La contrapposizione binaria appartiene ormai al passato e lo scenario si è fatto assai piú complesso e teso […]
La questione di fondo e’ che, mentre in passato c’era solo quella economica, oggi ci sono altre due dimensioni a dividere gli elettori, cioe’ l’identita’ nazionale e i valori sociali […]
La sinistra rimane tendenzialmente favorevole a una spesa pubblica e a una regolamentazione dell’economia maggiori, ma e’ anche globalista (soprattutto per quel che riguarda la liberta’ di movimento delle persone e la cooperazione internazionale) e socialmente progressista.
Per contro, la destra difende lo Stato minimo e la libera impresa, la sovranita’ nazionale e una regolamentazione rigida dei flussi migratori, ed e’ socialmente conservatrice […]
Nel primo decennio del Duemila, e’ venuto a crearsi un sistema partitico «di elite multiple» o, per essere piu’ precisi, «di elite binarie»: «gli elettori con un reddito alto continuano a votare per la destra, mentre gli elettori con un livello di istruzione alto sono passati a sostenere la sinistra».
Questa frattura tra una «destra mercantile» e una «sinistra bramina» illumina molti aspetti della politica contemporanea. Da una parte, la classe bramina continua a cercare il consenso degli elettori puntando il dito contro le pratiche di rapina dell’elite mercantile e il sistema da essa gestito. Dall’altra, come sostiene Fukuyama, sembra interessata soprattutto a correggere una molteplicita’ di ingiustizie perpetrate per motivi di appartenenza razziale ed etnica, identita’ di genere e preferenze sessuali, oltre che a silenziare qualsiasi opinione su questi temi che non sia allineata ai propri dogmi.
Il problema e’ che una parte consistente della base tradizionale del centro-sinistra vede in queste posizioni un disprezzo per la storia, le tradizioni, i valori e persino per un ampio gruppo di concittadini.
L’elite mercantile, intanto, ha conquistato il voto degli elettori meno istruiti e piu’ poveri evidenziando l’arroganza intellettuale e culturale, lo scarso patriottismo, l’ostilita’ ai valori tradizionali, la slealta’ nei confronti dei gruppi etnici dominanti e l’incapacita’ di gestire l’economia dei bramini.
Non solo, la classe mercantile si sta rivelando molto abile nel rompere la vecchia coalizione tra intellettuali di sinistra e lavoratori organizzati.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

La disoccupazione non e’ un’eccezione determinata da fattori esterni ma e’ la regola del mercato.
Per di piu’, lungi dall’essere un problema per il nostro sistema economico, e’ anzi fortemente funzionale alla sua riproduzione.
Le file crescenti dell’esercito di riserva hanno storicamente consentito di espandere l’economia capitalistica. Attraverso questa popolazione ridondante, chi detiene il capitale ha modo di reperire manodopera disponibile a costi contenuti […]
Fermiamoci allora un momento al caso italiano, per affrontare il cuore della questione politica della disoccupazione.
Secondo il VI rapporto Censis- Eudaimon sul welfare aziendale, anche i «fortunati» che hanno trovato un datore di lavoro sono profondamente insoddisfatti. Il 46,7 per cento degli occupati e’ scontento e lascerebbe l’attuale lavoro – per età, il 50,4 per cento tra i giovani, il 45,8 per cento degli adulti e il 6,3 per cento degli anziani –; tra i motivi di insofferenza, il 65 per cento dichiara di non avere opportunita’ di carriera, percentuale che sale al 90,3 per cento per gli occupati nelle piccole imprese con meno di nove dipendenti.
Secondo il Global Workplace Report della societa’ di indagini statistiche Gallup Poll, la soddisfazione sul lavoro e’ bassa in tutti e cinque i continenti, con l’Italia tra gli ultimi posti in Europa […]
Tuttavia, nonostante l’umiliazione e l’insofferenza, piu’ della meta’ degli occupati non e’ propensa a lasciare il proprio impiego. Perché? La risposta e’ ovvia: per mancanza di alternative […]
Il nostro Paese esemplifica una realta’ che ci riporta all’assunto teorico principale: la disoccupazione gioca un ruolo primario nel costruire un senso di impotenza materiale e psicologica rispetto a possibili alternative.
Essa serve dunque come strumento di disciplina per far si’ che i lavoratori accettino «l’ordine del capitale», ossia la relazione sociale su cui si basa la societa’ capitalistica: la vendita della propria forza lavoro in cambio di un (basso) salario.
Questo punto sottolinea ancora una volta quanto l’economia sia politica. Si tratta di qualcosa che percepiamo sulla nostra pelle e che si discosta profondamente dalla visione degli economisti mainstream. 

Capitalismo/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)

Secondo gli insegnamenti del ginevrino Giovanni Calvino, gli esseri umani erano stati divisi da Dio in eletti e dannati in eterno gia’ prima della creazione del mondo.
Secondo Calvino, nessun essere umano poteva cambiare questo destino predeterminato, ne’ con le buone azioni ne’ con la fede. Tuttavia, le persone non potevano mai sapere con certezza a quale gruppo appartenevano, pertanto era necessario cercare dei segni, e il segno piu’ evidente dell’appartenenza agli eletti, secondo Calvino, era il successo economico.
L’insegnamento di Calvino combina la tradizione apocalittica con il progetto capitalista: la divisione dell’umanita’ in eletti e dannati, proclamata nell’Apocalisse di Giovanni, viene proiettata sugli eventi economici; l’ordine divino e la logica del mercato diventano un tutt’uno.
In una radicale inversione di tendenza rispetto ai Vangeli, i poveri appaiono ora come i rifiutati da Dio, irrimediabilmente destinati all’inferno, mentre i ricchi scivolano nel ruolo degli eletti.
Nessun potere terreno e’ responsabile di questa divisione dell’umanita’, ma lo e’ l’indiscutibile parere di Dio prima dell’inizio dei tempi. Pertanto, fare qualcosa contro questo ordine non solo e’ inutile, ma e’ anche blasfemo.
Il fatto che questa dottrina si sia diffusa cosi’ rapidamente nei centri di trasformazione economica e’ dovuto all’importante scopo che si prefiggeva: legittimare la divisione sociale e rimuoverla dal dibattito pubblico.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Stato/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Una verita’ che e’ troppo scomoda da accettare ed e’ dunque nascosta in ogni modo possibile: l’incompatibilita’ tra capitalismo e democrazia.
E’ un’inconciliabilita’ da non intendere in senso superficiale, ma profondo. Anzi, a livello di superficie, la nostra economia si e’ sviluppata a braccetto con la democrazia elettorale. Quest’ultima costituisce un tratto caratteristico del capitalismo avanzato, che riguarda la peculiare separazione tra liberta’ politica e liberta’ economica.
La legittimita’ del sistema elettorale, accompagnato dal pluralismo dei partiti, e’ un mezzo fondamentale con cui lo Stato capitalista mantiene il consenso: ci fornisce l’illusione di avere ampia scelta di intervento sulla societa’.
Il suffragio universale da’ l’impressione di avere il potere collettivo di decidere del futuro del nostro Paese, di sostituire i governi al potere con altri che si prospettano migliori e soprattutto diversi.
L’affermazione delle differenze tra partiti e’ senza dubbio cruciale per la legittimazione del nostro sistema politico, poiche’ suggerisce che gli elettori, votando per le parti in competizione, stiano scegliendo tra alternative fondamentalmente incompatibili.
Eppure, gli strumenti che abbiamo sviluppato finora ci sono di aiuto per liberarci di questa visione mistificante della realta’ […]
Risulta evidente che tutti i partiti che ci governano, di qualsiasi colore siano, accettino quale presupposto indiscutibile il contesto capitalistico in cui operano […]
Il gioco istituzionale e’ dunque quello di elevare barriere piu’ alte possibili per evitare che le priorita’ economiche siano sopraffatte dalla volonta’ della maggioranza.
Le attuali politiche di austerita’ rimangono legate alla volonta’ di proteggere la governance economica dall’opinione popolare, cioe’ di impedire all’economia di diventare politica.
La spinta antidemocratica dell’austerita’ rivela pertanto una fondamentale verita’ del nostro sistema economico: perche’ esso funzioni al meglio, i cittadini devono essere esclusi dalle decisioni riguardo la distribuzione delle risorse nella societa’.
Questa vera e propria pulsione alla de-democratizzazione dell’economia e’ una costante nella storia del capitalismo e ci porta ad abbattere una delle illusioni che piu’ stanno a cuore all’establishment: il fatto che i «fascismi» e i regimi autoritari siano, se non un’aberrazione, almeno una deviazione dalla nostra norma liberale e democratica.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Finanziarizzazione/Volpi

I padroni del mondo – Alessandro Volpi – Laterza (2024)


Sta modificandosi anche la natura delle banche centrali.
La Banca centrale europea, in particolare, e’ sempre piu’ responsabile della finanziarizzazione trionfante.
L’istituto di Francoforte, infatti, sembra non comprendere che la disponibilita’ di una liquidita’ enorme nelle mani di pochi fondi muta i tratti della politica monetaria. Con il progressivo aumento dei tassi la Bce riduce la liquidita’, che significa credito bancario, quindi un canale di finanziamento dell’economia reale.
Ridurla alzando i tassi non significa affatto abbattere la liquidita’ che incrementa la speculazione, perche’ ormai gran parte della speculazione si alimenta attraverso i fondi e attraverso quella che era definita shadow banking e che ora si chiama “intermediazione finanziaria non bancaria”
I grandi fondi sanno fare a meno delle banche centrali, mentre l’economia reale e i debiti pubblici sono strangolati dal rialzo dei tassi.

Info:
https://www.thedotcultura.it/alessandro-volpi-ecco-chi-sono-i-padroni-del-mondo/
https://valori.it/fondi-padroni-mondo-libro-alessandro-volpi/

https://altreconomia.it/chi-controlla-i-padroni-del-mondo/
https://sbilanciamoci.info/i-fondi-dinvestimento-padroni-del-mondo/

Stato/Jappe

Le avventure della merce. Per una critica del valore – Anselm Jappe – Mimesis (2023)


La sinistra si sbaglia di grosso ad attribuire allo Stato dei poteri sovrani di intervento.
Innanzitutto, perche’ la politica e’ sempre di piu’ pura “politica economica”. Allo stesso modo in cui in certe societa’ precapitaliste tutto era motivato dalla religione, oggi tutte le discussioni politiche ruotano attorno al feticcio dell’economia.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la differenza tra la destra e la sinistra consiste essenzialmente nelle loro ricette divergenti di politica economica. La politica non soltanto non e’ esterna o superiore alla sfera economica, ma si muove completamente all’interno di questa. Cio’ non e’ dovuto a una cattiva volonta’ degli attori politici, ma risale a una ragione strutturale: la politica non ha mezzi autonomi di intervento. Deve sempre servirsi di denaro, e ogni sua decisione deve essere “finanziata […]
Se ogni attivita’ umana diventa un problema di mercato, la lotta avviene tra due concezioni della societa’. Una e’ quella che consente al mercato, con le proprie regole, di organizzare la societa’ e integrare tutte le attivita’ umane – sanita’, cultura, educazione, ecc. – alla legge del denaro e come fase suprema […] la mercificazione della materia vivente. L’altra e’ quella dei cittadini, delle istituzioni politiche, secondo cui la vita e gli altri problemi come l’ambiente e la cultura devono essere al centro dell’organizzazione della societa’.