Stato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)

Negli anni ottanta si sviluppo’ e prese il sopravvento in quasi tutti i paesi avanzati, e in parte del resto del mondo, un nuovo modello di gestione della politica monetaria; lo stato, attraverso apposite leggi, decise di dare indipendenza alla propria banca centrale nella condotta delle sue azioni, sotto il vincolo di un mandato, fissato per legge: tipicamente, quello di mantenere l’inflazione bassa.
In tal modo, lo stato rinunciava al controllo di quanta moneta veniva stampata e del conseguente livello dei tassi di interesse a favore di tecnocrati non eletti […]
Questo cambiamento era il riflesso del disordine monetario generatosi alla fine degli anni sessanta, dell’ondata inflazionistica del decennio successivo e di sviluppi della teoria macroeconomica. Tutto cio’ aveva portato alla conclusione che i politici, alla ricerca del consenso immediato, tendevano sistematicamente ad abusare del potere di creare moneta, per esempio stampando troppa moneta per finanziare spese pubbliche in vista delle elezioni. Una tendenza, pero’, che generava eccessiva inflazione, con tutte le conseguenze negative del caso […]
Tuttavia, la concessione di un potere cosi’ forte alle banche centrali avrebbe suscitato forti controversie. A molti non appariva giusto, non appariva democratico assegnare un tale potere a burocrati non eletti.
Oggi, il futuro dell’indipendenza delle banche centrali appare ancora piu’ incerto, poiche’ queste ultime dall’inizio del 2021 sembrano aver fallito nel loro scopo principale: l’inflazione e’ tornata a livelli che non si vedevano dagli anni ottanta.
Perche’ le cose non hanno funzionato, e qual’ e’ ora il futuro delle banche centrali? Il potere di creare moneta tornera’ nelle mani dei politici?

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Stato/Parsi

Titanic. Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale – Vittorio Emanuele Parsi – il Mulino (2022) 


La riuscita della democrazia dipende dalla capacita’ di isolare la sfera politica da qualsivoglia disuguaglianza materiale esistente.
La democrazia puo’ formarsi e conservarsi nella misura in cui la sfera politica stessa non si divide nettamente lungo i confini delle disuguaglianze di categoria.
Al contrario, quando i diritti politici, i doveri e la partecipazione riflettono tali divisioni, allora costituiscono una minaccia per la democrazia e ostacolano la democratizzazione. La democrazia fiorisce quando non c’e’ sovrapposizione tra le disuguaglianze quotidiane e quelle che caratterizzano le relazioni Stato-cittadino.
Detto in altri termini, anche se la disuguaglianza economico-sociale viene accettata come una conseguenza naturale delle diverse abilita’ individuali (e come, secondo alcuni, una molla allo stesso meccanismo di creazione della ricchezza), tale disuguaglianza non deve riflettersi in termini di disuguaglianza politica.
E’ possibile ritrovare qui l’impostazione rawlsiana della giustizia, per cui una societa’ e’ giusta quando le liberta’ fondamentali sono distribuite in maniera equa (principio di uguale liberta’), quando le possibilita’ di accesso alle diverse funzioni e posizioni sono distribuite altrettanto equamente (principio di uguaglianza di eque opportunita’), e quando – infine – la distribuzione degli altri beni primari – principalmente quelli connessi al reddito, alla ricchezza e allo status sociale – e’ tale da massimizzare la parte che spetta ai piu’ sfavoriti (principio di differenza).

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/titanic-naufragio-ordine-liberale-parsi/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/14/titanic-il-sistema-liberale-di-fronte-a-una-scelta-combattere-le-disuguaglianze-o-fallire-il-nuovo-libro-di-vittorio-emanuele-parsi/6590356/
https://www.idiavoli.com/it/article/titanic-naufragio-occidente-ordine-liberale
https://www.marxismo-oggi.it/recensioni/libri/253-stato-mercato-e-democrazia-note-a-margine-di-titanic-il-naufragio-dell-ordine-liberale

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)


I teorici critici e post-coloniali hanno messo in evidenza la necessita’ di superare l’idea che la politica internazionale contemporanea sia fondata su un’unica modernita’, vestfaliana e capitalista, sviluppatasi in Europa per essere esportata in altre aree del mondo.
Cio’ comporta due conseguenze fondamentali, sul piano analitico e sul piano politico.
Analiticamente, sarebbe quindi sbagliato cercare di comprendere la politica internazionale del mondo non occidentale attraverso le «leggi» derivate dallo studio dell’Occidente e della sua storia. Di conseguenza, viene respinta con forza l’idea che l’ascesa cinese possa essere comparata a quella delle potenze europee del XIX e XX secolo.
Dal punto di vista politico, si rifiuta l’idea che gli stati non occidentali debbano semplicemente compiere un processo di socializzazione e inclusione nell’ordine internazionale creato e dominato da potenze occidentali. Al contrario, la Cina e gli altri stati non occidentali sono considerati in grado di contribuire all’ordine internazionale con le loro idee e preferenze, considerate legittime quanto quelle liberal democratiche occidentali.

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale

Stato/Franzini

Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle – Maurizio Franzini, Mario Pianta – Laterza (2016)

Fino agli anni Settanta nei paesi avanzati lo Stato, attraverso una vasta gamma di attivita’ e politiche, ha svolto un ruolo fondamentale nella riduzione delle disuguaglianze.
La distribuzione del reddito era governata da politiche complessive che riguardavano i redditi, la tassazione, il controllo degli affitti, la regolamentazione della finanza e dei flussi di capitale. Le disparita’ che emergevano dai meccanismi di mercato erano contenute da un sistema di tassazione fortemente progressivo, da imposte specifiche sui beni di lusso, da elevate imposte di successione che colpivano le eredita’, da un’ampia fornitura di servizi pubblici fuori dal mercato, dal sostegno al reddito dei meno fortunati.
Dagli anni Ottanta in poi quasi tutte queste politiche sono state cancellate (come nel caso dell’imposta di successione in molti paesi) o sostanzialmente indebolite (come nel caso dell’imposizione progressiva sul reddito).
Le politiche hanno preso la strada della liberalizzazione dei mercati e della deregolamentazione. Sono state introdotte politiche per modificare una lista infinita di ‘regole del gioco’ in nome dell’efficienza di mercato e della riduzione degli ‘sprechi pubblici’.
L’impresa privata e’ stata incoraggiata, la finanza privata e’ stata favorita ancora di piu’, la regolamentazione e’ stata ridotta, molte attivita’ pubbliche sono state privatizzate e, a volte, consegnate a ‘capitalisti oligarchi’. Quest’orizzonte neoliberale si è progressivamente affermato in tutti i paesi avanzati […]
In molti paesi europei l’intervento statale riguardava anche le attivita’ economiche, con le imprese pubbliche che gestivano infrastrutture, acqua, energia, comunicazioni, e operavano in una serie di settori chiave, dall’acciaio alla chimica e all’elettronica. Quando le attivita’ economiche vengono svolte da organizzazioni di proprieta’ pubblica – enti pubblici o imprese – i profitti o non esistono o costituiscono entrate per lo Stato, riducendo la tassazione; la loro attivita’ non porta ad accrescere la quota del capitale nella distribuzione del reddito o l’importanza della finanza. La gestione da parte dello Stato deve puntare all’efficienza e all’efficacia, non al massimo profitto […]
Dagli anni Ottanta, la spinta verso la privatizzazione delle imprese pubbliche e dei servizi pubblici, e verso l’esternalizzazione a organizzazioni private della fornitura di servizi – imprese e organizzazioni non profit – ha collocato gran parte di tali attivita’ in contesti di mercato, rompendo tutte le condizioni che avevano limitato le disuguaglianze in tali settori.

Info:
https://www.circolidossetti.it/le-radici-economiche-della-disuguaglianza-maurizio-franzini/
https://eticaeconomia.it/autore/maurizio-franzini/
https://www.ilperiodista.it/post/disuguaglianze-cause-e-soluzioni-intervista-a-maurizio-franzini
https://sbilanciamoci.info/disuguaglianze-unanteprima-dal-libro-di-m-pianta-e-m-franzini/

Societa’/Lasch

La rivolta delle élite. Il tradimento della democrazia – Christopher Lasch – Neri Pozza (2017)


I luoghi d’incontro informali promuovono “il vivere civile, senza sbandierarlo, piu’ di tante organizzazioni che la pubblicita’ presenta come l’incarnazione stessa della virtu'[…]
Come queste osservazioni dovrebbero suggerire, il valore dei posti terzi non consiste nel fatto che “ti fanno passare la giornata”, ma nella capacita’ che bar, caffe’, birrerie e locali vari dimostrano nell’incoraggiare la conversazione, che e’ l’essenza della vita civica […]
La sede della buona conversazione, dunque, e’ il posto terzo – un luogo d’incontro intermedio tra il posto di lavoro e la famiglia.
Questa designazione ricorda un po’ l’ambito ben noto delle associazioni volontarie, cosi’ care ai sociologi e alla critica sociale d’ispirazione sociologica, il cui scopo dichiarato e’ appunto quello di mediare tra individuo e stato […]
Prima dello sviluppo del giornalismo moderno, taverne e caffe’, collocati spesso com’erano sulle strade maestre e ai principali crocevia, fungevano da media in senso proprio, da posti in cui si raccoglievano e circolavano le notizie. Nei paesi totalitari hanno conservato questa funzione fino a oggi.
Per questo non e’ inappropriato sottolineare il carattere protopolitico del posto terzo o supporre […] che il declino della democrazia partecipativa possa avere un rapporto diretto con la sua scomparsa. Man mano che i locali di quartiere cedono il passo, da un lato, agli shopping mails di periferia o, dall’altro, ai cocktail party privati, l’arte essenzialmente politica della conversazione viene sostituita dalle chiacchiere da negozio o dal pettegolezzo.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/gli-stati-uniti-e-la-ribellione-delle-elite/
https://www.archiviostorico.info/libri-e-riviste/8661-la-rivolta-delle-elite
https://www.pensalibero.it/la-rivolta-delle-elite-tradimento-della-democrazia-christopher-lasch/

Geoeconomia/Krastev

La rivolta antiliberale. Come l’Occidente sta perdendo la battaglia per la democrazia – Ivan Krastev, Stephen Holmes – Mondadori (2020)


La svolta antiamericana delle autorita’ russe che hanno liberamente preso in prestito gli espedienti e le astuzie dei consulenti politici statunitensi e’ un triste esempio di quello che Hannah Arendt ha definito l’«effetto del boomerang».
I consulenti politici americani hanno aiutato i tecnologi della politica russi a imparare quelle manovre tortuose, rafforzando cosi’ la legittimazione popolare del potere del Cremlino che viene ora esercitato con evidente successo contro la stessa democrazia americana.
Avendo appreso dai professionisti americani i trucchi mentali del marketing politico, i russi che architettano operazioni segrete per influenzare le elezioni negli Stati Uniti sono probabilmente indifferenti all’accusa di violare la sacra integrita’ della democrazia americana.
Si e’ tentati di concludere che la democrazia imitativa, o quella che il Cremlino definiva «democrazia gestita», non fosse altro che un cinico complotto delle elite postcomuniste finalizzato a privare il popolo della rappresentanza politica […]
L’Occidente puo’ essere imitato anche su un piano non politico.
Per capire l’importanza della distinzione tra l’imitazione dei fini e l’imitazione dei mezzi e’ sufficiente esaminare la risposta di Deng ai manifestanti in piazza Tienanmen. Mentre gli studenti volevano imitare i valori occidentali, Deng presiedeva all’imitazione della crescita economica occidentale. In questo progetto fu aiutato, va detto, dalle imprese occidentali che ripresero a fare affari nel paese poco dopo i fatti di piazza Tienanmen. Evitando le controversie sulla riforma politica, potevano concentrarsi esclusivamente sulle attività lucrative e sulle opportunita’ di investimento.
Il partito aveva seppellito gli aspiranti imitatori del liberalismo e della democrazia occidentali, ma il paese era ancora pronto a fare affari, incluso carpire le tecnologie occidentali e adattare i metodi di produzione industriale dell’Occidente. Tutto questo non ha niente a che fare con il senso di responsabilita’ democratica.

Info:
https://www.internazionale.it/notizie/andrea-pipino/2024/12/23/futuro-democrazia-krastev
https://alterthink.it/imperialismo-e-collettivismo-lhitlerizzazione-di-putin/

https://lavocedinewyork.com/arts/libri/2020/10/14/liberalismo-dellimitazione-giovani-migranti-e-identita-delleuropa-centrale/

Societa’/Salmon

La politica nell’era dello storytelling – Christian Salmon – Fazi (2014)

Negli ultimi trent’anni la condizione politica e’ stata rimodellata da quattro rivoluzioni tra loro intrecciate che hanno segnato le societa’ occidentali: 1. La rivoluzione neoliberista, che ha trasformato il capitalismo; 2. La rivoluzione digitale, la televisione via cavo e lo sviluppo di Internet, che hanno sconvolto le condizioni sociali e tecniche della comunicazione politica; 3. La rivoluzione manageriale nell’industria, che ha messo fine al modello fordista e promosso un nuovo modello, il ‘toyotismo’, che sottomette l’individuo a un obbligo di performance; 4. Una rivoluzione della soggettivita’, che si traduce, nella sottocultura di massa, nell’apparizione di un nuovo idealtipo che privilegia i valori di mobilita’ e flessibilita’ a quelli di fedelta’ e radicamento.
Si tratta di una rivoluzione multipla, di quelle che accadono al massimo una volta ogni secolo.
Una nuova combinazione tra politica e tecnica, economia, cultura e comunicazione. Queste quattro rivoluzioni convergono, ma non devono essere confuse.
Ciascuna segue la sua logica e opera per proprio conto. E non c’e’ tra loro alcun legame di causalita’ […]
Se si vogliono riassumere le conseguenze delle quattro rivoluzioni che negli ultimi trent’anni hanno rimodellato in profondita’ la vita politica, conviene prendere in esame tre tipi di fenomeni. Il primo riguarda il soggetto della politica, il secondo l’esercizio dello Stato e il terzo la scena politica.
1. L’uomo di Stato si presenta ormai meno come una figura investita d’autorita’ che come qualcosa da consumare; meno come un’istanza produttrice di norme che come un artefatto della sottocultura di massa.
2. L’esercizio del potere, privato dei mezzi di intervento e affrancato dalle procedure democratiche della deliberazione e della decisione, s’identifica ormai alla riuscita di una performance complessa in cui le antiche arti del racconto e le leggi della retorica si combinano alle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione, cosi’ come alla possibilit’, offerta dalle neuroscienze, di agire direttamente sui cervelli.
3. La scena politica muove dai luoghi della deliberazione e della decisione (forum cittadini, incontri di partito, assemblee elette, ministeri) verso nuovi spazi di legittimazione (TV, media e Internet).
Dalla scena democratica sottoposta al principio della rappresentanza alla scena mediatica retta dalle leggi del simulacro.
Il timing dei media si sostituisce al tempo lungo della deliberazione. L’agenda politica cede il posto all’agenda mediatica.

Info:
https://www.repubblica.it/cultura/2014/11/24/news/christian_salmon_la_politica_prigioniera_dei_racconti_dei_suoi_leader-101287976/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/16/politica-nellera-storytelling-renzi-linterprete-vecchia-destra-neo-liberale/1398969/

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

La disoccupazione non e’ un’eccezione determinata da fattori esterni ma e’ la regola del mercato.
Per di piu’, lungi dall’essere un problema per il nostro sistema economico, e’ anzi fortemente funzionale alla sua riproduzione.
Le file crescenti dell’esercito di riserva hanno storicamente consentito di espandere l’economia capitalistica. Attraverso questa popolazione ridondante, chi detiene il capitale ha modo di reperire manodopera disponibile a costi contenuti […]
Fermiamoci allora un momento al caso italiano, per affrontare il cuore della questione politica della disoccupazione.
Secondo il VI rapporto Censis- Eudaimon sul welfare aziendale, anche i «fortunati» che hanno trovato un datore di lavoro sono profondamente insoddisfatti. Il 46,7 per cento degli occupati e’ scontento e lascerebbe l’attuale lavoro – per età, il 50,4 per cento tra i giovani, il 45,8 per cento degli adulti e il 6,3 per cento degli anziani –; tra i motivi di insofferenza, il 65 per cento dichiara di non avere opportunita’ di carriera, percentuale che sale al 90,3 per cento per gli occupati nelle piccole imprese con meno di nove dipendenti.
Secondo il Global Workplace Report della societa’ di indagini statistiche Gallup Poll, la soddisfazione sul lavoro e’ bassa in tutti e cinque i continenti, con l’Italia tra gli ultimi posti in Europa […]
Tuttavia, nonostante l’umiliazione e l’insofferenza, piu’ della meta’ degli occupati non e’ propensa a lasciare il proprio impiego. Perché? La risposta e’ ovvia: per mancanza di alternative […]
Il nostro Paese esemplifica una realta’ che ci riporta all’assunto teorico principale: la disoccupazione gioca un ruolo primario nel costruire un senso di impotenza materiale e psicologica rispetto a possibili alternative.
Essa serve dunque come strumento di disciplina per far si’ che i lavoratori accettino «l’ordine del capitale», ossia la relazione sociale su cui si basa la societa’ capitalistica: la vendita della propria forza lavoro in cambio di un (basso) salario.
Questo punto sottolinea ancora una volta quanto l’economia sia politica. Si tratta di qualcosa che percepiamo sulla nostra pelle e che si discosta profondamente dalla visione degli economisti mainstream. 

Stato/ Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)

Dagli anni Novanta in poi sempre piu’ Stati, inizialmente quelli alla periferia del sistema mondiale, stanno collassando e non sono piu’ in grado di controllare i propri territori.
Nel frattempo, si e’ formato “un corridoio” di circa diecimila chilometri di “Stati falliti” che si estende dal Congo al Mali, alla Libia, al Sudan e alla Somalia, fino alla Siria, all’Iraq e all’Afghanistan.
Dalla crisi finanziaria globale del 2008 il fallimento degli Stati si e’ fatto strada anche fino ai margini dell’Europa. Sebbene la classificazione di failed State sia in parte arbitraria e spesso utilizzata per giustificare interventi “antiterrorismo”, il fenomeno che la sottende e’ reale. Una parte significativa degli Stati in fallimento puo’ essere ricondotta alla crisi del debito degli anni Ottanta e Novanta […]
Lo Stato, ritirandosi dalla fornitura di infrastrutture e servizi sociali, sta regredendo a cio’ che era all’inizio: una pura macchina militare e repressiva […]
Mentre ampie fasce della popolazione sprofondano nella poverta’ e lottano per sopravvivere in un’infrastruttura disastrata, il governo si concentra sull’espansione dei sistemi di sorveglianza, delle prigioni e degli apparati militari.
Una conseguenza e’ che la lealta’ dei cittadini nei confronti dello Stato, faticosamente costruita a partire dal XIX secolo, sta diminuendo. Con l’abbandono del compromesso storico tra capitale e lavoro, culminato nei welfare State dei Trente glorieuses, le possibilita’ di governare ancora il sistema nel quadro di una “democrazia controllata” si stanno riducendo.
I cittadini si allontanano dalla politica consolidata, le opzioni diventano piu’ radicali e il sistema ancora piu’ instabile.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Societa’/Salmon

La politica nell’era dello storytelling – Christian Salmon – Fazi (2014)

Gli specialisti di ingegneria dell’informazione hanno scoperto […] che il cervello umano e’ incredibilmente capace di sintetizzare l’informazione a livello multisensoriale, quando questa gli e’ presentata in forma narrativa.
Invece di fornire le informazioni attraverso schemi, figure o liste, si creano dei racconti con l’aiuto dei computer e si impiegano a tal fine tutte le tecniche narrative sviluppate dal cinema, dal fumetto o dal romanzo.
Lo storytelling e’ un dispositivo di captazione delle attenzioni per mezzo della storia, dell’intreccio, della tensione narrativa. Non consente semplicemente di catturare l’attenzione, come fa il logo, l’immagine del marchio, ma anche di fidelizzare il pubblico, di guidare e trattenere l’ascolto grazie a veri e propri ingranaggi narrativi […]
«Siamo delle crapule romanzesche», scriveva Pierre Michon a proposito dei lettori. Potremmo dire lo stesso di noi in quanto elettori.
Fingiamo di interessarci alla crisi, al debito, alla disoccupazione, quando siamo assetati di storie, di eroi e di cattivi. Ci crogioliamo nei feuilleton politici che non hanno altro fine se non tenerci col fiato sospeso.
Seguiamo le campagne come una successione di episodi intriganti, un reality show permanente di cui i sondaggi e l’auditel misurano il successo.
Esigiamo della suspense, dei colpi di scena. Rivendichiamo la nostra dose di emozione. Siamo tutti delle Bovary dell’urna, avidi «di falsa poesia e di falsi sentimenti». Noi, il popolo romanzesco…
I politici sono diventati dei personaggi del nostro immaginario quotidiano, delle figure effimere delle nostre democrazie mediatiche. Sono i nostri presidenti.
La loro vittoria e’ la nostra. La loro follia e’ la nostra. Li vestiamo e li rivestiamo come degli avatar di Second Life o dei personaggi Playmobil. Consumiamo i nostri presidenti e li gettiamo dopo l’uso…
Tutti i sondaggi lo dimostrano. Non ci facciamo nessuna illusione sulla loro capacita’ di domare la crisi, quello che gli domandiamo e’ di incarnare un intreccio capace di tenerci sulle spine. Molto piu’ che della nostra fiducia, devono mostrarsi degni della nostra attenzione, all’altezza della storia […]
Cerchiamo racconti intimi, sorprese, rivelazioni. Intimita’ just in time. Nessun tempo morto. Emozioni a flusso costante.
L’obiettivo degli esperti di comunicazione politica e’ sincronizzare e mobilitare le emozioni. Votare e’ comprare una storia. Essere eletto e’ essere creduto. Governare e’ mantenere la suspense, applicare la gia’ citata ‘strategia di Sheherazade’.
I dettagli nauseanti sono apprezzati. Una certa volgarita’ nel tono e’ incoraggiata, rende autentiche le confessioni. Ombre e luci. Grandeur e decadenza. Trasgressione e pentimento.

Info:
https://www.repubblica.it/cultura/2014/11/24/news/christian_salmon_la_politica_prigioniera_dei_racconti_dei_suoi_leader-101287976/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/16/politica-nellera-storytelling-renzi-linterprete-vecchia-destra-neo-liberale/1398969/