Societa’/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

Mann individua quattro fonti di potere sociale: ideologico, economico, militare, politico (modello iemp). Sono quattro funzioni sociali, ognuna delle quali esprime un suo potere sulla societa’ e al suo interno esprime una propria elite con acclusa ideologia. Nell’insieme del loro intrecciato complessivo formano il tessuto che ordina la societa’ […]
Divideremo l’ideologia in due, con funzioni-poteri distinti, quello religioso da una parte e quello culturale dall’altra. Il motivo e’ che il culturale e’ un insieme piu’ vasto che include la religione, ma non si puo’ ridurre a questa piu’ ci si inoltra nei secoli recenti o in societa’ relativamente piu’ complesse […]
L’economico svolge la funzione di produzione materiale delle soluzioni alle necessita’ della vita individuale ed associata. Il militare svolge la funzione di difesa-offesa per la comunita’. Il religioso svolge la funzione spirituale individuale collegata alle funzioni culturali associate, fornendo spesso l’immagine di mondo o un suo fondo molto influente dove mondo e’ sia quello materiale reale, sia quello piu’ ampio delle credenze metafisiche […]
Il culturale, oltre alle pratiche e modi sociali, e’ l’immagine di mondo complessiva, sia quella praticata che quelle immaginata, che puo’ contenere o meno quella religiosa, mai coincidente perfettamente con questa. Il politico e’ cio’ che riduce la societa’ a uno, la intenziona e prende le decisioni di comportamento generale della comunita’ che poi implementa concretamente […]
Tali funzioni non sono sempre e necessariamente distinte a livello di interpreti, ma seguono parzialmente altre logiche.
In particolare, il politico puo’ esser spesso svolto e accorpato con il religioso o il militare e anche l’economico, ma in questi casi le funzioni si sommano, non si riducono, […] ad esempio, alcune dittature militari, a volte, hanno svolto questa doppia funzione, cosi’ le teocrazie accorpano religione e politico o le cleptocrazie uniscono l’economico col politico […]
Sono in genere il religioso o il militare o l’economico a tentar di impossessarsi del politico, poiche’ il politico svolge la funzione piu’ importante in quanto legifera e decide esecutivamente […]
Il politico ha in se’ una funzione molto importante che e’ il giuridico, ovvero la capacita’ di fare leggi a cui la societa’ deve conformarsi ed attenersi. Questa funzione e’ connessa al politico da quando si sono formate le societa’ complesse, anzi va rimarcato che il giuridico esiste come funzione proprio dalla nascita delle societa’ complesse, mentre nelle societa’ piu’ semplici le sue funzioni sono espletate da “norme culturali” e tradizioni […]
Ovviamente, la lotta tra funzioni e’ anche e soprattutto la lotta tra le loro rispettive elite. Tale lotta, oltre a tentar di procurarsi le migliori condizioni di possibilita’, ha come fine l’ottenimento della funzione ultima, che e’ quella di “ordinatore generale” […]
In un certo senso, l’intera societa’ viene ordinata a svolgere in primis e al meglio quella funzione o, piu’ specificamente, la logica di quella funzione da’ la logica generale […]
Nelle nostre societa’ tutto ruota intorno all’economico, anche il politico. L’economico e’ l’ordinatore generale.
La funzione ordinatrice generale, quindi, assume sia il potere ultimo generale, sia il potere del potere (ovvero un certo potere sulle altre funzioni) e la sua propria elite subordina quelle delle altre funzioni, che pur in secondo piano fanno comunque parte del potere generale […]
Ribadiamo che notare un ordinatore, quindi una funzione, non significa affatto che la societa’ fa solo quello: ogni societa’ e’ ordinata da una trama tessuta da tutte e cinque le funzioni. L’ordinatore e’ solo la logica e il potere che tende a dominare o orientare tutte le altre a suo supporto e beneficio, potremmo dire le “polarizza” – facendo analogia coi campi magnetici.
Le societa’ cosi’ diversamente ordinate andranno poi al vaglio adattivo: la loro storia e’ sempre la storia di quanto sono state adattive fino al momento di schiantarsi contro nuove condizioni di contesto alle quali non hanno voluto o saputo adattarsi attivando la propria riformulazione ordinativa.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Lavoro/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


Se vuoi investire in Italia devi essere autorizzato; vale a dire che non e’ il mercato che ti giudica, casomai devi piacere a chi sta alla guida del Paese.
Lo strumento principe, quasi iconico, del conservatorismo autorizzativo e’ il Golden Power, letteralmente «potere d’oro» – o meglio «poteri speciali» –, il cui funzionamento puo’ cosi’ sintetizzarsi: chi dall’estero intende prendere il controllo di una nostra azienda in campi strategici – quali per esempio energia, telecomunicazioni, trasporti, digitale – e’ tenuto a notificarlo. Se il governo ritiene che l’operazione possa mettere a repentaglio la sicurezza nazionale, ha la facolta’ di bloccarla, imporre condizioni o influire sulla governance futura […]
Il Golden Power ha continuato ad assumere nuove connotazioni […] divenendo – di fatto – sempre piu’ uno strumento di potere. Sia discrezionale, perche’ dipende dalla libera scelta dell’esecutivo, sia distorsivo, poiche’ puo’ alterare il normale funzionamento della concorrenza, dal momento che limita le opportunita’ delle nostre imprese di partecipare ad alleanze o acquisizioni strategiche […]
Un uso improprio del Golden Power [puo’] minare l’attrattivita’ del Paese: chi sarebbe disposto a investire in Italia se operazioni condotte in trasparenza e nel rispetto delle regole di mercato rischiano di essere bloccate a discrezione dell’esecutivo di turno?
Inoltre, simili decisioni minano la creazione di un mercato unico dei capitali, una delle iniziative piu’ rilevanti per i prossimi anni, essenziale per attrarre risorse e finanziare lo sviluppo delle aziende europee, incluse le nostre.
Ma nell’economia della paura, va ribadito, l’obiettivo non e’ crescere, bensi’ conservare.

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Societa’/Marcon

Se la classe inferiore sapesse. Ricchi e ricchezze in Italia – Giulio Marcon – People (2023)

Nelle analisi riguardo al nostro Paese il potere rimane sullo sfondo, soprattutto l’influenza del potere economico e finanziario sulla politica e le istituzioni.
Se della ricchezza e’ difficile parlare, dell’elite lo e’ ancora di piu’. E’ un discorso che si tende a evitare: l’elite italiana e’ una sorta di massoneria “a sua insaputa”. Non si tratta solo di salotti, di ristoranti e club esclusivi. O di sette segrete come la P2, la P3 e la P4. E’ un sistema strutturale e consolidato che investe i rapporti tra ricchi imprenditori, finanzieri, politici, militari, magistrati, giornalisti, docenti universitari e forse qualche cardinale.
Se guardiamo all’elite ristretta (quella che influisce sulle decisioni, quella che ha direttamente presa sul potere), possiamo parlare di qualche migliaio di persone: i parlamentari (pochi) che contano, gli esponenti di governo, delle amministrazioni regionali e delle citta’ importanti, i livelli apicali della burocrazia e della pubblica amministrazione, i padroni, i banchieri, i manager, i membri (qualche centinaio) dei Consigli di amministrazione delle industrie private piu’ importanti, i finanzieri e gli immobiliaristi, qualche centinaio di giornalisti e di magistrati nei ruoli chiave (pensiamo a quelli che scrivono di economia, finanza e politica), qualche cardinale che si occupa di finanze e asset del Vaticano, i chierici (docenti universitari, intellettuali) che assicurano, nelle retrovie di questo particolare esercito, il rifornimento ideologico, ecc.

Info:
https://altreconomia.it/se-la-classe-inferiore-sapesse-chi-sono-i-ricchi-e-perche-continuano-a-essere-ammirati/
https://www.lafionda.org/2024/01/09/se-la-classe-inferiore-sapesse/
https://www.ossigeno.net/post/se-la-classe-inferiore-sapesse
https://altreconomia.it/perche-sappiamo-cosi-poco-dei-ricchi/

Societa’/Milanovic

Capitalismo contro capitalismo – Branko Milanovic – Laterza (2020)

Data la natura del capitalismo liberal-meritocratico, quali sarebbero le caratteristiche principali della sua elite dominante? O, in altre parole, quale tipo di elite o di classe dirigente (qui uso i due termini in modo intercambiabile) e’ associato al capitalismo liberal-meritocratico e vi prospera? […]
1. La classe dirigente controlla la maggior parte del capitale finanziario del paese. Abbiamo visto che negli Stati Uniti il 10 per cento dei detentori di ricchezza controlla oltre il 90 per cento delle attivita’ finanziarie.
2. La classe dirigente e’ molto istruita. Numerosi membri della classe dirigente hanno un’occupazione, e il loro reddito da lavoro tende a essere elevato (a causa dell’alto livello di istruzione). I membri della classe dirigente detengono quindi un alto reddito sia da lavoro sia da capitale (la condizione che ho chiamato omoplutia).
3. Le elites investono opportunamente nella prole e nel controllo politico. L’investimento nell’istruzione dei figli permette loro di mantenere un elevato reddito da lavoro e l’alto status tradizionalmente associato alla conoscenza e all’istruzione. L’investimento in influenze politiche permette alle elites di scrivere le regole in materia di successioni […]
4. L’obiettivo dell’investimento nel controllo politico non e’ finalizzato solo a migliorare il contemporaneo potere economico della classe dirigente, ma anche ad assicurarne il dominio nel tempo.
5. La capacita’ delle donne di accedere allo stesso livello di istruzione degli uomini e di godere delle stesse regole in materia di successioni le rende sempre piuì indistinguibili dagli uomini in termini di reddito e di potere. Pertanto, la classe dirigente del capitalismo liberal-meritocratico e’ probabilmente la meno sessista di tutte le classi dirigenti storiche.
6. Le crescenti affinita’ fra uomini e donne in termini di disponibilita’ economica e istruzione porta alla formazione di famiglie a partire da coppie benestanti e con un’istruzione simile (omogamia), altro fattore che contribuisce al mantenimento intergenerazionale di questi vantaggi.
7. Poiche’ l’alta borghesia non si definisce secondo criteri ereditari o professionali, ma si basa sulla ricchezza e sull’istruzione, si tratta di un’alta borghesia «aperta». Coopta dalle classi inferiori i membri piu’ promettenti che hanno la capacita’ di diventare ricchi e di compiere un percorso di studi avanzati.
8. I membri della classe dirigente sono laboriosi e hanno una visione amorale della vita […] Tutto cio’ che permette a questa classe di mantenere e rafforzare la propria posizione e che rientra nei limiti di legge e’, di per se’, auspicabile. L’etica dei suoi appartenenti e’ definita dal quadro giuridico vigente e il loro uso del denaro per controllare il processo politico si estende all’uso del denaro stesso per modificare le leggi.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/capitalismo-contro-capitalismo-di-branko-milanovic/
https://www.doppiozero.com/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo
https://it.linkedin.com/pulse/recensione-di-capitalismo-contro-branko-milanovic-nicola-lensi

https://www.radiopopolare.it/la-solitudine-del-capitalismo-diviso-tra-oriente-e-occidente-intervista-alleconomista-branko-milanovic
https://jacobinitalia.it/non-ce-nessuna-eta-delloro-del-capitalismo/

Stato/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


[E’ una] idea, diffusa e radicata, che tutto sommato un nuovo assetto non sia necessario quando si puo’ contare su un Welfare familistico diffuso, sebbene imperfetto: questa e’ la sostanza della Repubblica delle tribù. Ovvero, gruppi chiusi che difendono se stessi prima del sistema nel suo insieme, attraverso una rete informale ma solida, che consente a molti di sopportare precarieta’, basse retribuzioni o disoccupazione.
Le tribu’, piu’ dello Stato, offrono garanzie, sicurezza, assistenza e in qualche caso, nella zona grigia, persino un apparato alternativo di giustizia.
Non c’e’ volonta’ di scardinare una siffatta organizzazione: significherebbe esporsi, confrontarsi, rischiare. L’idea stessa di competizione viene vissuta come minaccia, non come stimolo. Ciascuno presidia il proprio ambito, difende il proprio spazio, esercita il proprio potere senza interferenze esterne, evitando scontri, paragoni, valutazioni. La concorrenza non esiste, la mobilita’ e’ praticamente assente, perche’ non c’e’ un campo aperto in cui tutti si mettono davvero in gioco, c’e’ piuttosto una somma di gruppi impermeabili […]
Il curriculum conta meno della raccomandazione.
I dati ISTAT al riguardo sono eloquenti. Nel 2025, solo il 34 per cento dei disoccupati italiani ha contattato un Centro per l’impiego, contro il 42,5 per cento della media europea. Per avere un termine di paragone, in Germania la percentuale e’ pari al 63,6 e in Francia al 52,9.
Ovviamente esistono anche i canali politici. Del resto, pure coloro che ricoprono incarichi istituzionali compongono una tribu’ che procura impieghi spesso ben remunerati. Il fenomeno e’ talmente diffuso e trasversale da meritarsi un nome: «amichettismo».
Cosi’, nei posti di responsabilita’, dove sarebbero richieste esperienza e competenza, troviamo amici dei politici, amici degli amici dei politici e persino politici non eletti a cui e’ necessario trovare un incarico: la lealta’ va sempre ricompensata. 

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Europa/Guzzi

Eurosuicidio. Come l’Unione Europea soffocato l’Italia e come possiamo salvarci – Gabriele Guzzi – Fazi (2025)


Nell’euro, il potere monetario e’ stato ceduto a un ente [la Bce] che non e’ chiamato a garantire nessun debito pubblico, non risponde ad alcun organo statuale, non fornisce alcuna protezione finanziaria e, soprattutto, esercita un’indebita e pressante forma di potere indiretto verso i parlamenti e i governi democraticamente eletti.
Dalla possibilita’ di gestire la valuta con cui i mercati operano, e quindi da una posizione di superiorita’ rispetto agli agenti finanziari, gli Stati europei si sono ritrovati in una condizione di totale subalternita’.
Il tradizionale equilibrio di potere tra politica e finanza e’ stato radicalmente spostato a favore della seconda.
Soggetti privati internazionali possono privare i poteri pubblici delle risorse finanziarie necessarie al loro stesso funzionamento. Siamo in un totale ribaltamento degli usuali rapporti di forza tra poteri pubblici e privati, dove i primi sono stati messi in una condizione di vulnerabilita’, dipendenza e fragilita’ rispetto ai secondi.
D’altronde, e’ oramai evidente che i parlamenti e i governi sono spesso ridotti a passacarte di decisioni prese altrove che, se non rispettate e “implementate”, porterebbero ad attacchi speculativi che non sarebbero contrastati, ma anzi spesso incentivati, dalla stessa autorita’ monetaria.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html
https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Stato/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


 L’ex presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, amava ripetere: «Noi politici sappiamo come realizzare le riforme, ma non sappiamo come vincere le elezioni dopo averle completate».
Un’amara verita’, almeno per i dirigenti europei.
In Italia, infatti, si e’ andati ben oltre: da noi la classe politica non si pone nemmeno il problema, perche’ ha capito che per vincere basta non fare assolutamente nulla e lasciare tutto com’e’. Cosi’ l’immobilismo e’ diventato la sua arma elettorale.
La cronaca degli ultimi quindici anni lo dimostra con disarmante chiarezza. Le vere riforme sono state essenzialmente due: quella del sistema pensionistico varata dall’esecutivo guidato da Mario Monti nel 2011 – la cosiddetta Legge Fornero – e quella del lavoro, il Jobs Act, voluta da Matteo Renzi nel 2015. Entrambe, pero’, non hanno prodotto ne’ consenso ne’ continuita’, lasciando un retaggio fatto di resistenze e contestazioni.
Basti pensare che l’intervento sulle pensioni non e’ stato rivendicato neppure da chi, in Parlamento, l’aveva votato. Al contrario, quasi tutti hanno tentato di attenuarlo, persino di annullarlo, ma senza successo.
Ancora piu’ illogica e’ la vicenda del Jobs Act, introdotto con l’ambizione di rendere il mercato italiano piu’ flessibile. Dieci anni dopo, paradossalmente, e’ lo stesso Partito democratico, guidato da Elly Schlein, a spingere per un referendum che ne decreti l’abolizione […]
In definitiva, nel nostro Paese mantenere lo status quo non e’ solo l’opzione piu’ naturale, ma si configura – di fatto – come una necessita’ accettata e persino desiderabile.

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Capitalismo/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

La moderna filantropia dei miliardari e’ un esercizio del potere capitalistico, di fatto una sua estensione oltre i confini della sfera economica, che dirotta beni privati verso scopi collettivi, ma senza alcuna responsabilita’ pubblica.
Una filantropia che e’ profondamente antidemocratica e che serve a rafforzare il potere e l’influenza dei protagonisti miliardari della societa’ contemporanea.
Questi mega filantropi hanno infatti capito che, rispetto al tradizionale processo elettorale, le imprese apparentemente caritatevoli offrono loro una via di accesso ben piu’ agevole al potere politico e alla definizione delle politiche pubbliche.
Di fatto, cio’ significa che, mentre la mano destra elargisce miliardi alle cause filantropiche, la mano sinistra sottrae la speranza nella democrazia e nell’uguaglianza. E nulla cambia nel sistema che sta alla base della disuguaglianza e che la produce: l’accordo e’ che i doni dei miliardari vengano concessi a fronte della garanzia che non si realizzera’ alcuna modifica sostanziale al sistema che li ha resi straricchi.

Info:
https://www.micromega.net/capitalismo-woke/
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/capitalismo-woke-libro-carl-rhodes

https://www.centromachiavelli.com/2023/12/23/capitalismo-woke-recensione/
https://www.lafionda.org/2023/11/24/capitalismo-woke/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/26/capitalismo-woke-guardiamoci-bene-dalle-cause-che-trasformano-la-moralita-in-profitto/7391473/
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-
capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml

Lavoro/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot, Christian Laval – DeriveApprodi (2019)

Il grande errore che commettono coloro che annunciano la «morte del liberismo» e’ confondere la rappresentazione ideologica che accompagna l’istituzione di politiche neoliberiste con la normativita’ pratica che caratterizza specificamente il neoliberalismo.
Per questo, il relativo discredito che oggi intacca l’ideologia del laissez-faire non impedisce in alcun modo al neo- liberismo di prevalere piu’ di prima in quanto sistema normativo dotato di una certa efficacia, ovvero capace di orientare dall’interno la pratica effettiva dei governi, delle imprese e di milioni di persone che non ne sono necessariamente coscienti.
Sta qui, appunto, il cuore del problema: com’e’ possibile che nonostante le ripercussioni catastrofiche cui hanno portato le politiche neoliberiste, queste ultime siano sempre piu’ attive, al punto da precipitare interi Stati e societa’ in crisi politiche e regressioni sociali sempre peggiori? Com’e’ possibile che, negli ultimi trent’anni, queste stesse politiche si siano sviluppate e approfondite senza aver incontrato resistenze sufficienti a metterle in crisi?
La risposta non puo’ ridursi ai semplici aspetti «negativi» delle politiche neoliberiste, ovvero alla distruzione programmata delle regolamentazioni e delle istituzioni […]
Con il neoliberismo cio’ che e’ in gioco e’ ne’ piu’ ne’ meno la forma della nostra esistenza, cioe’ il modo in cui siamo portati a comportarci, a relazionarci agli altri e a noi stessi.
Il neoliberismo definisce una precisa forma di vita nelle societa’ occidentali e in tutte quelle societa’ che hanno intrapreso il cammino della presunta modernita’.
Questa norma impone a ognuno di vivere in un universo di competizione generalizzata, prescrive alle popolazioni di scatenare le une contro le altre una guerra economica, organizza i rapporti sociali secondo un modello di mercato, arriva a trasformare perfino l’individuo, ormai esortato a concepire se stesso come un’impresa.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


 La riconversione sentimentale dell’“Europa” in una terra dei desideri con proprieta’ riadattabili a piacimento permette alla politica in senso pratico di poter pretendere, cinicamente, una “soluzione europea” a tutto cio’ che essa, non volendosene o non potendosene piu’ occupare, ha trasferito verso l’alto, al governo tecno- e mercatocratico europeo; le permette cioe’ di usare l’“Europa” come un’arma politica atta a risolvere problemi di ogni tipo, dalla crescita economica alle finanze dello stato, dai flussi migratori a questioni di sicurezza interna ed esterna, dalla crisi bancaria alla crisi climatica e pandemica.
I politici piu’ accorti possono allora scegliere come muoversi nella struttura multilivello di quest’Europa solidamente neoliberale, nell’intercapedine tra politica nazionale e il sottobosco di istituzioni europee tanto opache come mai nessun’altra, e decidere cosi’ se derogare al proprio impegno a livello nazionale in nome dell’“Europa”, se additare quest’ultima come responsabile dei fallimenti della politica nazionale, se lasciare all’“Europa” l’onere di dettare loro la linea da preferire e sgravarsi cosi’ di qualunque responsabilita’ democratica, riparando se stessi e le proprie scelte a priori da qualunque forma di resistenza politica interna.
Uno spettacolo, questo, che si consuma davanti a un pubblico di persone cui manca qualunque forma di comprensione intuitiva del significato, delle regole e degli eventi comunitari europei.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera