Stato/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Il capitalismo dell’austerita’ non significa meno Stato, quanto piuttosto uno Stato che mantiene un ruolo cruciale nel fortificare il mercato e agisce secondo la logica dell’espropriazione di risorse sottraendole ai molti a favore dei pochi.
Per di piu’ l’austerita’ fiscale, appena descritta, va spesso a braccetto con politiche monetarie di aumento dei tassi di interesse che ingrossano le rendite dei proprietari di capitale, mentre i lavoratori vengono doppiamente colpiti: dagli aumenti esorbitanti dei mutui alla perdita dei posti di lavoro.
Nel frattempo, lo Stato privatizza, precarizza il mercato del lavoro e indebolisce i sindacati.
E’ questa la trinita’ dell’austerita’, che chiaramente ha ben poco di «tecnico» e ha molto a che fare con il mantenimento di una societa’ di pochi vincitori e di molti vinti, sempre piu’ isolati e intrappolati in condizioni materiali che impediscono di ritagliarsi il tempo e lo spazio collettivo per immaginare un modello sociale differente. Creare lavoratori piu’ docili e ricattabili: e’ questo l’obiettivo dell’austerita’.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Europa/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

Le crisi energetiche e la fine dell’ordine monetario varato a Bretton Woods offrirono l’occasione per affossare il compromesso keynesiano e alimentare un approccio neoliberale alla disciplina dell’ordine economico.
Lo Stato doveva rinunciare a promuovere forme di redistribuzione della ricchezza sottratte al mercato per ergersi a presidio del meccanismo concorrenziale. Era cioe’ chiamato a polverizzare il potere economico per indurre gli individui a tenere i soli comportamenti descrivibili in termini di reazioni automatiche agli stimoli del mercato.
Questo doveva poi essere presidiato in quanto principale strumento di allocazione delle risorse, sul presupposto che l’integrazione sociale coincide, appunto, con l’integrazione nel mercato.
Con il varo della moneta unica, l’Europa unita divenne il vincolo esterno destinato ad alimentare una simile evoluzione. Essa venne invero preceduta da misure destinate ad attuare la libera circolazione dei capitali, alla base di politiche nazionali volte ad attirarli attraverso la precarizzazione e svalutazione del lavoro, oltre che con l’abbattimento della pressione fiscale sulle imprese e dunque con la contrazione del welfare.
La moneta unica venne poi fondata sul solo obiettivo di presidiare la stabilita’ dei prezzi, il che impose manovre fiscali e di bilancio procicliche e dunque incompatibili con un approccio keynesiano all’ordine economico.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/
https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/27701-lelio-demichelis-lavoro-povero-con-vita-digitale-o-vita-povera-con-lavoro-digitale.html

Stato/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

La nuova gestione pubblica ha due dimensioni: da una parte, introduce modalita’ di controllo piu’ fini, che rientrano in una razionalizzazione burocratica piu’ sofisticata; dall’altra, confonde gli obiettivi propri del servizio pubblico allineandoli formalmente sulla produzione del settore privato […]
La tensione tra la centralizzazione degli organismi di auditing e di regolamentazione e la presunta autonomia dei servizi sottomessi alla concorrenza, provoca effetti perversi non trascurabili, spingendo i servizi a concentrarsi ossessivamente sui meccanismi di prestazione senza preoccuparsi troppo del contenuto reale dei loro compiti: un tasso di riuscita per un esame, un tasso di occupazione di letti di ospedale, un rapporto casi trasmessi/casi risolti possono corrispondere a risultati effettivi molto diversi se non a deviazioni molto sensibili quanto alla realta’ del servizio erogato.
Il feticismo della cifra porta l’iperrazionalizzazione alla «fabbricazione di risultati» che sono lungi dal rappresentare miglioramenti reali, tanto piu’ che i dirigenti e i loro sottoposti sono tutti costretti a «fare buon viso a cattivo gioco» e a contribuire alla produzione collettiva di cifre.
Nulla prova che la realta’ coincida sempre con la retorica manageriale e commerciale. I criteri di valutazione quantitativa non sono quasi mai in accordo con i criteri qualitativi di attenzione ai clienti […]
L’importazione di logiche contabili venute dal mondo economico-commerciale non solo tende ad allontanare dalla realta’ le attivita’ e i loro risultati, ma priva anche del loro contenuto politico i rapporti tra lo Stato e i cittadini. Questi ultimi sono considerati acquirenti di servizi, preoccupati che i loro soldi siano «ben spesi» […]
Che si tratti del personale ospedaliero, di giudici o di pompieri, le molle e i principi della loro attivita’ professionale vengono concepiti ormai soltanto dal punto di vista degli interessi personali e corporativi, negando ogni dimensione morale e politica al loro impegno in un mestiere che si basa su valori propri.
Le tre “E” del management, «economia-efficacia-efficienza», hanno cancellato dalla logica del potere le categorie del dovere e della coscienza professionale.
La diffidenza, allo stesso modo, caratterizza i rapporti tra le istituzioni pubbliche e i soggetti sociali e politici, considerati anch’essi come «opportunisti» alla ricerca del massimo vantaggio possibile senza alcuna considerazione dell’interesse collettivo.
La ristrutturazione neoliberista trasforma i cittadini in consumatori di servizi che pensano soltanto alla loro soddisfazione egoistica.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Capitalismo/Franzini

Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle – Maurizio Franzini, Mario Pianta – Laterza (2016)

[Il capitalismo] si e’ rafforzato in diversi modi.
In primo luogo per gli effetti delle politiche di liberalizzazione: ai flussi di capitale e’ stata concessa piena liberta’ di movimento; la deregolamentazione ha permesso che la finanza si espandesse, che i valori dei patrimoni si gonfiassero con le bolle speculative, che il potere di mercato crescesse e si moltiplicassero le posizioni di rendita, a vantaggio dei piu’ ricchi. Le privatizzazioni hanno permesso alle relazioni di mercato e alla disuguaglianza ad esse associata di estendersi a nuovi settori, in particolare a quello dei servizi pubblici, che sono stati cosi’ trasformati da diritti sociali, accessibili a tutti, in beni di mercato, il cui acquisto dipende dalla capacita’ di spesa di ciascuno.
In secondo luogo, il lavoro si e’ indebolito per effetto di scelte politiche riguardanti il commercio internazionale, gli investimenti e le tecnologie, che hanno permesso alla produzione di organizzarsi su scala internazionale e di fare ampio ricorso a innovazioni che risparmiano lavoro. La conseguenza e’ stata che molti posti di lavoro sono svaniti e i salari dei lavoratori nei paesi avanzati sono caduti.
Il lavoro e’ stato indebolito in numerosi altri modi: riducendo il potere dei sindacati, rivedendo le norme a tutela dell’occupazione, creando posti di lavoro non standard attraverso una pluralita’ di contratti di lavoro temporanei, part-time, ecc., caratterizzati da salari piu’ bassi e da minor protezione, limitando il ruolo dei contratti di lavoro nazionali e permettendo una crescente frammentazione delle retribuzioni.
Con queste nuove regole, il capitale e’ stato in grado di sottrarre al lavoro 10-15 punti percentuali del reddito nazionale e nel mercato del lavoro sono emerse gravi disuguaglianze, con forti differenziazioni anche tra i salariati.
In terzo luogo, in particolare in Europa, le politiche di liberalizzazione degli scambi commerciali e dei movimenti dei capitali hanno favorito la concentrazione della produzione e il rafforzamento del potere di mercato, con la conseguenza di accrescere le disparita’ tra settori e regioni in termini di attivita’ economica, occupazione e salari. Dopo la crisi del 2008 si sono affermate tendenze che hanno reso ancora piu’ forti alcuni protagonisti dell’economia – i centri finanziari, alcune grandi banche e grandi imprese –, indebolendo invece altri soggetti economici, in particolare i lavoratori, e aggravando gli squilibri all’interno dei vari paesi. In Europa, nel complesso, i redditi di mercato si sono ulteriormente divaricati e la distribuzione del reddito e’ peggiorata.

Info:
https://www.circolidossetti.it/le-radici-economiche-della-disuguaglianza-maurizio-franzini/
https://eticaeconomia.it/autore/maurizio-franzini/
https://www.ilperiodista.it/post/disuguaglianze-cause-e-soluzioni-intervista-a-maurizio-franzini
https://sbilanciamoci.info/disuguaglianze-unanteprima-dal-libro-di-m-pianta-e-m-franzini/

Stato/Chomsky

Un altro futuro è possibile – Noam Chomsky, C.J. Polychroniou – Ponte alle Grazie (2025)


Una conseguenza delle politiche socioeconomiche neoliberiste e’ il collasso dell’ordine sociale, che crea un terreno fertile per l’estremismo, la violenza, l’odio, la ricerca di capri espiatori e per figure autoritarie che possono atteggiarsi a salvatori.
Ci dirigiamo verso una forma di neofascismo.
L’Encyclopædia Britannica definisce il neoliberismo «un’ideologia e un modello politico che enfatizzano il valore della concorrenza del libero mercato» con «un intervento statale minimo».
Questa e’ l’immagine convenzionale. La realta’ e’ differente.
L’attuale modello politico ha fatto in modo che i padroni dell’economia, che dominano anche lo Stato, possano inseguire il profitto e il potere con pochissimi vincoli. In breve, una guerra di classe senza restrizioni di sorta.
Una componente di quel modello e’ stata una forma di globalizzazione che unisce a un protezionismo estremo per i padroni la ricerca di manodopera a bassissimo costo e condizioni di lavoro peggiori in modo da massimizzare il profitto, lasciando arrugginire in patria le varie «rust belts». Sono scelte politiche, non necessita’ economiche […]
Una conseguenza correlata al «neoliberismo reale» e’ stata la rapida finanziarizzazione dell’economia, che consente imbrogli senza rischi finalizzati al profitto immediato – senza rischi perche’ il potente Stato che interviene pesantemente nel mercato per garantire protezioni negli accordi commerciali fa lo stesso per salvare i padroni se qualcosa va storto.

Info:
https://www.carocci.it/wp-content/uploads/2024/10/12-04-2025-10-lanotizia.pdf?srsltid=AfmBOoq8IYMCOrvVnlDHmAvNSzrOQuX4KTjC-56DkO_bsmUMJ3RfjrzU
https://www.anapia.it/2025/04/30/un-altro-futuro-e-possibile/

https://mowmag.com/culture/come-si-combatte-il-neofascismo-abbiamo-letto-un-altro-futuro-e-possibile-di-noam-chomsky-l-intellettuale-piu-citato-al-mondo-per-capirlo-dalla-crisi-climatica-alla-guerra-nucleare-e-sull-intelligenza-artificiale

Societa’/Serughetti

Il vento conservatore. La destra populista all’attacco della democrazia – Giorgia Serughetti – Laterza (2021)

L’individualismo democratico non si fonda sull’assoluta autonomia del singolo, ma piuttosto su due pilastri: la cultura dei diritti e la cultura dell’uguale dignita’ delle persone.
L’individuo democratico non e’ identico all’individuo liberale, ne’ a quello economico.
Non e’ infatti un essere puramente razionale, ne’ e’ un soggetto neutro, privo di specificita’ culturali, di classe, di genere.
E’ invece, scrive Urbinati, «una persona che ha un senso morale della propria indipendenza e dignita’ e agisce mossa da passioni ed emozioni altrettanto forti delle ragioni e degli interessi; che non e’ soltanto concentrata sulle proprie realizzazioni, ma anche emotivamente disposta verso gli altri».
Il liberalismo economico o liberismo ha il suo nucleo normativo nella libera competizione, che ritiene possa condurre, in assenza di interventi da parte dello Stato, a una societa’ armoniosa e giusta, ordinata secondo i meriti comprovati dal mercato.
Per l’individualismo democratico, invece, «non e’ la liberta’ di mercato il valore fondamentale ma invece l’effettiva capacita’ degli individui concreti di operare con autonoma responsabilita’ nella societa’ nella quale vivono, una premessa che puo’ richiedere interventi politici nella sfera economica con finalita’ redistributive e nella sfera finanziaria con finalita’ di controllo e trasparenza»

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/2022/03/SERUGHETTI_DOMANI.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/2022/03/SERUGHETTI_FATTO.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/2022/02/SERUGHETTI_CORSERABRESCIA.pdf
https://www.ingenere.it/letture/il-vento-conservatore
https://www.retisolidali.it/il-vento-conservatore-intervista-serughetti/
https://www.osservatore.ch/il-nuovo-vento-conservatore-e-la-destra-antidemocratica_66328.html

Capitalismo/Galli

Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita – Giorgio Galli, Francesco Bordicchio – Mimesis (2018)

Negli ultimi vent’anni, la globalizzazione dei sistemi alimentari e agricoli e’ stata presentata come un fenomeno naturale e inevitabile. Invece non c’e’ nulla di naturale nella globalizzazione, in particolare in quella del cibo […]
La globalizzazione ha prodotto sradicamento, disoccupazione, fame e insicurezza alimentare a un livello senza precedenti.
Il quadro storico richiede una precisazione: in “non c’e’ nulla di naturale nella globalizzazione”, la precisazione e’ sull’aggettivo “naturale”: e’ naturale, nel senso di consequenziale, l’evoluzione del capitalismo, che parte col settecentesco “libero scambio” ed evolve, secondo la sua logica, in una struttura di multinazionali oligopolistiche, che fanno ritenere “naturale” la “lex mercatoria” (definizione di Guido Rossi), elaborata dai loro giuristi stipendiati e imposta come “legge” internazionale attraverso accordi statuali (come appunto attraverso il Wto, World trade organization, organizzazione per il commercio mondiale), accordi stipulati da Stati continentali, la cui classe dirigente e’ portata al vertice dalle stesse multinazionali, accordi che qualificano il “libero scambio” del XXI secolo: un’area di competizione tra” “poche centinaia di Leviatani economici.

Info:

https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/marchesi-libero-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/quotidiano-sud-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf

Economia di mercato/Undiemi

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l’economia reale e il lavoro dall’assalto della finanza internazionale – Lidia Undiemi – Ponte alle Grazie (2014)

La storia del marketing del nostro Paese e’ idealmente suddivisibile in tre periodi: quello pioneristico (1945-1960), caratterizzato dalla ricostruzione post bellica e dal rilancio del libero scambio, in cui l’obiettivo principale del marketing era quello di spingere la produzione di massa sul presupposto che l’offerta avrebbe determinato la domanda di beni e servizi; il periodo classico (1960-1975) che vede il consumatore, non piu’ l’impresa, al centro di un universo commerciale che oramai deve fare i conti con un eccesso di offerta che richiede la realizzazione di adeguate reti di vendita e di comunicazione basate sull’analisi del comportamento dei clienti; il terzo, detto della competizione, caratterizzato dalla saturazione dei mercati e dove il profitto delle aziende e’ sostanzialmente legato alla loro capacita’ di sottrarre quote di mercato ai concorrenti, o addirittura di eliminare gli stessi mediante aggressive operazioni di acquisizione, percorso poi intrapreso su larga scala dalle grandi multinazionali.

Info:
https://www.antimafiaduemila.com/libri/economia/930-il-ricatto-dei-mercati.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/20/libri-lidia-undiemi-vi-racconto-il-ricatto-dei-mercati-e-quello-sulleuro/303203/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spread_intervista_a_lidia_undiemi_autrice_del_libro_profetico_il_ricatto_dei_mercati/5496_24172/
https://www.carmillaonline.com/2024/03/29/il-salario-minimo-non-vi-salvera/

https://www.lafionda.org/2023/07/05/il-salario-minimo-non-ci-salvera-anzi/

Stato/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dar- dot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

L’interventismo neoliberista non mira a correggere sistematicamente «le falle del mercato» in funzione di obiettivi politici ritenuti auspicabili per il benessere della popolazione.
Mira, prima di tutto, a creare situazioni di messa in concorrenza che avvantaggerebbero, si presume, i piu’ «adatti» e i piu’ forti, e ad adeguare gli individui alla competizione, considerata la fonte di ogni beneficio.
Non che il mercato sia sempre preferibile alla gestione pubblica: piuttosto, i «fallimenti dello Stato» sono considerati piu’ dannosi di quelli del mercato. E, dunque, si guarda alle tecnologie del management privato come a rimedi, piu’ efficaci delle regole di diritto pubblico, contro i problemi della gestione amministrativa […]
Il postulato della nuova governance e’ che il management privato sia sempre piu’ efficace dell’amministrazione pubblica, e che il settore privato sia piu’ reattivo, piu’ flessibile, piu’ innovatore, tecnicamente piu’ efficace perche’ meglio specializzato, meno sottomesso alle regole granitiche del settore pubblico.
Abbiamo visto piu sopra che il fattore principale di questa superiorita’ risiede, per i neoliberisti, nell’effetto disciplinante della concorrenza come stimolatore di prestazioni. L’ipotesi e’ alla base di tutte quelle misure che mirano a esternalizzare verso il settore privato interi servizi pubblici o singoli segmenti di attivita’, o a moltiplicare i rapporti di associazione contrattuale con il settore privato (ad esempio, sotto forma di «partenariato pubblico-privato»), o ancora a stabilire legami sistematici di outsourcing tra amministrazioni e imprese.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Societa’/Colombo

Il suicidio della pace. Perche’ l’ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024) – Colombo A. – Raffaello Cortina (2025)

Il “Nuovo Ordine Mondiale” concepito gia’ nei primissimi anni Novanta e poi promosso per tutto il decennio successivo non si accontento’ di proporre un nuovo modello di stabilita’ internazionale in grado di sostituire quello appena venuto meno dell’equilibrio bipolare.
Il suo obiettivo, molto piu’ ambizioso, fu riformare in senso liberale la convivenza interna e internazionale, attraverso quella che venne esplicitamente celebrata come una transizione universale al mercato e alla democrazia. Una “rara opportunita’ di plasmare il mondo”, resa possibile dal fatto che gli Stati Uniti “si trovavano da soli al vertice del potere”. E un’opportunita’ che avrebbe dovuto essere sfruttata “saggiamente a beneficio non soltanto degli Stati Uniti ma di tutte le nazioni” […]
Dietro al Nuovo Ordine Mondiale non ci furono infatti, genericamente, l’America e l’Europa ma, all’interno dell’una e dell’altra, delle elite politiche e culturali ben definite, niente affatto nascoste dentro qualche imperscrutabile Deep State ma, al contrario, onnipresenti nella sfera pubblica e politica: quelle elite che, da alcuni anni a questa parte, traduciamo come “liberali”, ma che sarebbe piu’ opportuno designare con l’originario inglese liberal – […]
Sono queste elite che hanno prodotto la sintesi vincente nella politica estera americana e, per estensione, occidentale dell’ultimo trentennio: la desiderabilita’ dell’egemonia, la necessita’ della nato, l’inevitabilita’ del conflitto con Stati “autocratici” quali Russia e Cina e “Stati-canaglia” quali l’Iran, la Libia, l’Iraq e la Siria, l’intangibilita’ della “relazione speciale” con Israele, l’impegno a promuovere mercato e democrazia anche, se necessario, con l’uso della forza […]
Queste elite si sono richiuse al proprio interno come un’autentica “comunita’”. Perché “molti dei suoi membri si conoscono personalmente e partecipano ad attivita’ e organizzazioni sovrapposte tra loro.
I confini tra molte di queste organizzazioni sono permeabili, e figure preminenti di questa comunita’ spesso lavorano per diverse di queste organizzazioni nel corso della propria carriera, a volte anche simultaneamente”, per esempio passando dal mondo dell’impresa o della finanza o dall’accademia a qualche incarico di governo, per finire piu’ tardi in qualche think tank o nel giornalismo; oppure partendo da qualche incarico di governo per transitare nell’accademia, nel giornalismo o nel settore privato e tornare magari piu’ avanti a qualche altro incarico di governo.
Anche grazie a questa vorticosa circolazione, a partire dagli anni Novanta queste elite hanno progressivamente occupato il “mercato delle idee”, assicurandosi quote sempre piu’ ampie di finanziamenti pubblici e privati, maggiore visibilita’ sui mass media e canali privilegiati di accesso nelle organizzazioni internazionali, nelle branche dell’amministrazione e nelle istituzioni accademiche.
Soprattutto, e con le conseguenze piu’ deleterie per la gestione dell’ordine internazionale, come in ogni comunita’ chiusa i membri delle elite liberali sono caduti vittime col tempo di un’autoreferenzialita’ e di un pensiero di gruppo sempre piu’ impermeabili alle lezioni, spesso durissime, provenienti dalla realta’ – tanto da non smettere mai di celebrare la “resilienza” del progetto originario, neppure di fronte alla scomparsa catastrofica delle sue condizioni […]

Info:
https://veripa.org/il-suicidio-della-pace-capire-il-crollo-dellordine-internazionale/
https://www.barbadillo.it/120664-nel-suicidio-della-pace-lautopsia-delloccidente-neocoloniale/

https://www.esodoassociazione.it/site/index.php/i-nostri-temi/segnalazioni-editoriali/835-il-suicidio-della-pace
https://www.ilgiornale.it/news/alessandro-colombo-spiega-lotta-terrore-abbia-causato-fine-2460103.html
https://www.lafionda.org/2025/04/13/dopo-la-disunita-del-mondo-colombo-su-guerra-e-disordine-internazionale/