Capitalismo/Chicchi

Manifesto per il reddito di base – Federico chicchi, Emanuele Leonardi – Laterza (2018)


Il capitalismo e’ un modo di produzione la cui finalita’ e’ la creazione di un surplus di valore, cioe’ la presenza al termine del ciclo economico di una quantita’ di denaro superiore a quella anticipata affinche’ quel ciclo si mettesse in moto.
La ricerca spasmodica del plusvalore richiede che l’organizzazione della produzione privilegi l’accumulazione di capitale a discapito del valore d’uso delle merci (cioe’ dei bisogni che esse soddisfano) […]
La societa’ industriale produceva merci e le socializzava; il capitalismo post-fordista produce la societa’ direttamente in forma di merce.
Si pensi al modo in cui i cosiddetti big data sono stati trasformati in un’immensa impresa commerciale che trasforma le persone in fornitori di informazione gratuita e continuativa (h24).

Info:
https://ilmanifesto.it/il-reddito-e-di-base
https://ilmanifesto.it/le-ragioni-del-reddito-di-cittadinanza

https://effimera.org/oltre-manifesto-reddito-base-andrea-fumagalli/

 

Capitalismo/Bukowski

La merce che ci mangia. Il cibo, il capitalismo e la doppia natura delle cose – Wolf Bukowski – Einaudi (2023)

Il capitalismo non produce oggetti al semplice scopo di darceli in uso, proprio come non produce mele per farle giungere alla nostra mensa, ma produce qualsiasi cosa purche’ in essa si trovi un’incarnazione provvisoria del valore; e poiche’ il valore deve crescere sempre, quasi fatalmente il capitalismo produce troppe cose […]
Nel capitalismo non si producono mele perche’ altri mangino mele ma per il loro valore di mercato, cioe’ per la spirale tra mele e denaro. Lo stesso lavoro nel pometo, il lavoro umano di potatura, raccolta eccetera, e’ merce perche’ ha nel denaro la forma riconosciuta del proprio valore.
Nella produzione capitalistica di mele, quindi, il «rapporto sociale tra oggetti», e cioe’ il rapporto spersonalizzato tra merce e merce e tra denaro e merce, sostituisce veramente e non solo in apparenza il rapporto sociale tra persone […]
A bollire l’acqua adesso siamo piu’ o meno tutti capaci, ma sembriamo averne un po’ smarrito il senso. Ci sono quelli che usano rigorosamente il Roner e cuociono solo sottovuoto e a bassa temperatura, oppure quelli che preferiscono consumare ogni cosa cruda, al massimo centrifugata. Ci aggiriamo confusi, tra chi non puo’ piu’ fare a meno di impiattare – parola che l’Accademia della Crusca si e’ rassegnata ad accettare prima del correttore automatico di Microsoft –, e chi pur di vivere un po’ piu’ a lungo e’ disposto a credere al detox e a scordarsi di avere un corpo.
Oggi, in una parte di mondo, il cibo ha smesso di essere qualcosa di cui possiamo godere o di cui sentiamo la feroce assenza, malgrado ci siano altrove milioni di persone per cui e’ ancora cosi’. L’atto di mangiare si e’ smaterializzato, ha perso quella concretezza che lo legava al desiderio e dunque al mercato […]
E cosi’ tra un cooking show e l’altro, tra cuochi veri e improvvisati che imperversano tra le reti, nella rete e nell’etere, ci siamo dimenticati che dietro a un piatto si nascondono piaceri, ossessioni e dolori che affondano le loro radici nella carne di cui sono fatti gli esseri umani e nella materia sociale di cui e’ fatto il reale […]
Circondati da pietanze illuminate con cura, per renderle appetibili piu’ di quanto non siano, ci siamo poi anche dimenticati, anzi l’abbiamo proprio fatta sparire dalle nostre coscienze, vere o false che siano, della doppia natura del cibo, come ci ricorda Wolf Bukowski. Il cibo che da un lato e’ soltanto cibo, che ci nutre e ci offre momenti genuinamente conviviali, e dall’altro e’ sempre piu’ merce tra le merci; e non solo quando viene stoccato e trasportato ovunque per le esigenze della grande distribuzione, ma anche quando si maschera da prodotto etico soltanto per aprire una nuova fetta di consumi consapevoli.
Insomma non si producono mele perche’ altri mangino mele ma per il loro valore di mercato, cioe’ per la spirale tra mele e denaro, che le mele con etichetta bio e made in italy, comprate sentendoci in pace con noi stessi, non fanno altro che allargare.

Info:
https://www.antropocene.org/index.php/493-per-la-critica-del-cibo-in-forma-di-merce
https://it.scribd.com/document/702666082/La-Merce-Che-Ci-Mangia-QUANTI-Bukowski-Wolf

https://www.pulplibri.it/wolf-bukowski-le-grandi-sussunzioni/

Stato/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

Durante la crisi [pandemica], abbiamo assistito alla ritirata delle imprese e del mercato e al ritorno dei governi eletti per definire, nel bene e nel male, le condizioni per il futuro benessere dei cittadini.
La lezione impartitaci dal coronavirus e’ che dobbiamo tornare a costruire un avvenire che ripristini una democrazia sociale per il popolo.
Nell’ora piu’ buia della pandemia, e’ emersa la necessita’ di rinfondere la speranza in una prosperita’ condivisa che non affidi il proprio destino all’incostanza di chi si professa amico solo quando va tutto bene […]
Il capitalismo woke non si limita a far si’ che le aziende si comportino da donnicciole di sinistra impegnate in opere di bene. Al contrario, le imprese stanno giocando pesante nel tentativo di impadronirsi del potere politico sottraendolo alle istituzioni democratiche, quelle stesse istituzioni che durante la sua presidenza Trump aveva costantemente minato.
Le grandi imprese hanno colto al volo questa opportunita’, desiderose di colmare il vuoto che il trumpismo stava sconsideratamente creando.

Capitalismo/Chicchi

Manifesto per il reddito di base – Federico Chicchi, Emanuele Leonardi – Laterza (2018)

La grande novita’ del capitalismo odierno consiste nella capacita’ di mettere a valore ogni aspetto della vita quotidiana, ampliando la valorizzazione del processo di lavoro lungo tutto l’arco della vita sociale e mettendo fine alla divisione tradizionale tra tempo di lavoro e tempo di vita.
I nuovi lavori che invadono la sfera della contemporaneita’ dilatano i confini tra l’ambito produttivo e quello riproduttivo, non soltanto alterando le differenze tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo, tra lavoro in fabbrica e lavoro di cura, ma rendendo sempre piu’ dipendente il lavoro dalla societa’, dai suoi mutamenti culturali, politici, dal nuovo rapporto con la scienza e la tecnologia.
Dall’epoca in cui la fabbrica dettava i tempi e le forme dell’organizzazione sociale siamo passati ad una fase storica in cui il rapporto appare rovesciato. Modelli produttivi sempre piu’ flessibili, sensibili alle richieste dei cittadini consumatori, sembrano aver spostato lo scettro del comando dalla fabbrica alla societa’ del consumo.
Sembrano, perche’ sempre meno i consumatori si riconoscono come produttori, e le stesse ideologie del consumo rompono questa identita’. Vivere per consumare sembra il nuovo motto che racchiude questa trasformazione antropologica condotta dal capitalismo.
Questo cambiamento di scenario innova il terreno della lotta di classe, introducendo elementi di maggiore complessita’ nelle rivendicazioni della classe lavoratrice.

Info:
https://ilmanifesto.it/il-reddito-e-di-base
https://ilmanifesto.it/le-ragioni-del-reddito-di-cittadinanza

https://effimera.org/oltre-manifesto-reddito-base-andrea-fumagalli/

Download in evidenza “L’eclissi del reddito da lavoro” – nuova edizione aggiornata al giu.2025

L-eclissi-del-reddito-da-lavoro-1.pdf (17477 download ) Come nella precedente del 2023, questa edizione e’ una selezione dei post piu’ significativi sul tema del lavoro, pubblicati nel blog www.pericopidieconomia.info, edito dal 2020.
Rispetto alla precedente, questa pubblicazione e’ rinnovata nella struttura e aggiornata al giugno 2025.
L’argomento e’ suddiviso in tre capitoli che riguardano il lavoro nell’era del capitalismo neoliberista, i suoi sviluppi e le innovazioni durante l’attuale era digitale, infine le prospettive che il futuro prossimo ci riservera’.
Il blog Pericopi di economia, lo ricordiamo, e’ una sorta di rassegna stampa, tutt’altro che obiettiva, su vari argomenti che sono stati oggetto di pubblicazioni librarie edite nel XXI secolo.

Lavoro/Chicchi

Manifesto per il reddito di base – Federico Chicchi, Emanuele Leonardi – Laterza (2018)


La grande novita’ del capitalismo odierno consiste nella capacita’ di mettere a valore ogni aspetto della vita quotidiana, ampliando la valorizzazione del processo di lavoro lungo tutto l’arco della vita sociale e mettendo fine alla divisione tradizionale tra tempo di lavoro e tempo di vita.
I nuovi lavori che invadono la sfera della contemporaneita’ dilatano i confini tra l’ambito produttivo e quello riproduttivo, non soltanto alterando le differenze tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo, tra lavoro in fabbrica e lavoro di cura, ma rendendo sempre piu’ dipendente il lavoro dalla societa’, dai suoi mutamenti culturali, politici, dal nuovo rapporto con la scienza e la tecnologia.
Dall’epoca in cui la fabbrica dettava i tempi e le forme dell’organizzazione sociale siamo passati ad una fase storica in cui il rapporto appare rovesciato.
Modelli produttivi sempre piu’ flessibili, sensibili alle richieste dei cittadini consumatori, sembrano aver spostato lo scettro del comando dalla fabbrica alla societa’ del consumo. Sembrano, perche’ sempre meno i consumatori si riconoscono come produttori, e le stesse ideologie del consumo rompono questa identita’.
Vivere per consumare sembra il nuovo motto che racchiude questa trasformazione antropologica condotta dal capitalismo.
Questo cambiamento di scenario innova il terreno della lotta di classe, introducendo elementi di maggiore complessita’ nelle rivendicazioni della classe lavoratrice.

Info:
https://ilmanifesto.it/il-reddito-e-di-base
https://ilmanifesto.it/le-ragioni-del-reddito-di-cittadinanza

https://effimera.org/oltre-manifesto-reddito-base-andrea-fumagalli/

Geoeconomia/Dian

La Cina, gli Stati Uniti e il futuro dell’ordine internazionale – Matteo Dian – il Mulino (2021)


La Cina ha promosso, sin dagli anni di Deng, una versione ibrida di capitalismo, definibile come «capitalismo di Stato».
Questa forma di capitalismo e’ definita da diverse caratteristiche principali.
In primo luogo, il capitalismo e’ considerato uno strumento per rendere lo stato cinese forte e prospero, non un fine per promuovere una forma di sviluppo economico che tuteli i diritti, economici o politici dei singoli.
In secondo luogo, lo sviluppo e le riforme economiche sono funzionali a rafforzare, non a limitare, il potere dello stato e del partito comunista, che continua a mantenere il monopolio del potere politico, esercitato verticalmente in modo autoritario e leninista. Di conseguenza, nonostante la liberalizzazione della maggioranza delle attivita’ produttive, il partito mantiene la gestione delle leve del potere economico, controllando i settori strategicamente essenziali […]
In questi settori, il controllo dello stato e’ stato confermato e rafforzato. Le imprese di stato sono state oggetto di un processo di riforma e consolidamento, che mirava a raggiungere diversi obbiettivi.
In primo luogo, lo stato doveva mantenere la proprietà e la gestione di settori considerati centrali per il controllo politico della societa’, quali il settore bancario e le telecomunicazioni; inoltre, lo stato doveva continuare a gestire direttamente settori fondamentali per lo sviluppo industriale ed economico, quali l’energia, gli idrocarburi, o le infrastrutture. Infine, le autorita’ cinesi hanno promosso una politica di consolidamento mirata a rendere le imprese di stato in grado di competere, e poi primeggiare, nei mercati internazionali.

Info:
https://sinosfere.com/2022/04/08/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-di-matteo-dian-recensione-di-silvia-menegazzi/
letture.org/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dell-ordine-internazionale-matteo-dian
https://www.marx21.it/cultura/libri/la-cina-gli-stati-uniti-e-il-futuro-dellordine-internazionale-matteo-dian/
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-il-sottile-equilibrio-cina-usa-nel-nuovo-ordine-internazionale

Capitalismo/Galli

Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita – Giorgio Galli, Francesco Bochicchio – Mimesis (2018)


Nell’analisi di Keynes l’obiettivo principale perseguito, anzi il vero elemento centrale, e’ la piena occupazione, essenziale per sostenere la domanda, intorno a cui, come noto, ruota la politica economica [..]
Tale obiettivo e’ incompatibile con la natura e con l’essenza del capitalismo che non puo’ concedere la piena occupazione, dovendo per forza di cose alimentare l’esercito industriale di riserva (come compreso da Marx) per abbassare le pretese dei lavoratori occupati (e cio’ viene confermato dalle attuali dinamiche, che hanno portato all’abolizione dell’art. 18 sulla base dell’assunto della divisione del mercato del lavoro in due tra garantiti e precari, e la remunerazione e’ in costante diminuzione […]
Se la piena occupazione e’ incompatibile con le dinamiche del capitalismo, il problema e’ come correggere tali dinamiche per assicurarla invece di aspettare in modo fideistico il superamento del capitalismo.
Il capitalismo deprime l’occupazione e cosi’ rende chimerica la piena occupazione al fine di abbassare le pretese, economiche e normative, dei lavoratori, pretese queste che se lasciate libere di realizzarsi pregiudicano l’obiettivo del capitalismo di massimizzazione del profitto e dell’accumulazione.

Info:
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/marchesi-libero-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/quotidiano-sud-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf

Capitalismo/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro – Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)


Una constatazione forse scontata, ma che e’ bene ribadire a scanso di equivoci.
Malgrado i guasti sociali, ecologici e politici del capitalismo industriale e malgrado si moltiplichino, specie in Occidente, gli appelli a concepire e perseguire modelli di sviluppo alternativi, e’ sin qui risultato impossibile sollevare un paese dalla poverta’ senza ricorrere a un intenso sviluppo industriale.
Il senso stesso del termine «sviluppo», in ambito economico e sociale, ha finito per coincidere con l’iter di industrializzazione e con i cambiamenti culturali, materiali e psicologici che l’organizzazione di una societa’ industriale comporta […]
Ma perche’ l’industria ha questa ineguagliata capacita’ di incidere sullo sviluppo di un paese?
Perche’ la meccanizzazione delle attivita’ economiche mediante il vapore, i motori a combustione interna e l’elettrificazione alimentata da varie fonti energetiche moltiplica la forza umana. La moltiplica al punto da consentire al lavoro di sfidare le nefaste profezie malthusiane e di assorbire, specie all’inizio del processo, schiere di lavoratori poco specializzati in settori ad alta produttivita’.
Ampie fasce di popolazione con impieghi produttivi: nessun’altra forma di economia e’ finora riuscita a coniugare i due elementi. Non l’agricoltura e l’artigianato preindustriali, che impiegavano molti individui ma con bassi livelli di produttivita’, non i servizi avanzati (come la finanza o le dot.com), che viceversa di norma sacrificano la quantita’ d’impiego alla produttivita’.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

Capitalismo/Franzini

Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle – Maurizio Franzini, Mario Pianta – Laterza (2016)

Il problema dei ‘super ricchi’. Un fenomeno recente, di grande importanza in molti paesi, e’ la forte crescita della quota di reddito appropriata dai piu’ ricchi […]
Il 10%, l’1%, o addirittura lo 0,1% piu’ ricco della popolazione concentra quote molto elevate dei profitti e delle rendite finanziarie oltre che dei guadagni estremi dei top manager, dei professionisti piu’ famosi e delle ‘star’ dello sport e dello spettacolo […]
La crescente importanza della ricchezza ereditata ha serie implicazioni. Il passato tende a contare piu’ del presente e del futuro e percio’ si affermera’ un modello di distribuzione del reddito che ha poco a che fare con il merito, l’efficienza economica e la giustizia sociale.
Il divario tra coloro che vivono della ricchezza ereditata e coloro che vivono dei loro redditi da lavoro si allarga e a causa di cio’ l’eredita’ accresce ulteriormente le disparita’ di reddito. Infatti, la ricchezza ereditata e’ distribuita in modo molto disuguale e, se la sua importanza cresce, la disuguaglianza aumentera’ e tendera’ a trasmettersi sempre piu’ da una generazione all’altra.
Le forze che determinano queste tendenze possono essere facilmente individuate.
La prima e’ l’aumento del tasso di rendimento sulla ricchezza sottolineato da Piketty nel suo libro, che ha permesso di accrescere i valori patrimoniali trasmessi attraverso i lasciti ereditari.
Il secondo meccanismo e’ il trattamento fiscale: le imposte di successione possono essere uno strumento efficace contro la concentrazione della ricchezza.
In molti paesi il trattamento fiscale delle eredita’ e’ divenuto piu’ favorevole, e questa e’ una delle principali ragioni delle tendenze in atto […]
In un buon numero di paesi sono state introdotte modifiche che hanno reso piu’ facile trasferire la ricchezza dai genitori ai figli, alle figlie o ad altri parenti; in particolare, le aliquote fiscali sono state ridotte e le soglie di esenzione sono state innalzate […]
Il ripristino delle imposte di successione appare necessario per evitare che la disuguaglianza continui a crescere.

Info:
https://www.circolidossetti.it/le-radici-economiche-della-disuguaglianza-maurizio-franzini/
https://eticaeconomia.it/autore/maurizio-franzini/
https://www.ilperiodista.it/post/disuguaglianze-cause-e-soluzioni-intervista-a-maurizio-franzini

https://sbilanciamoci.info/disuguaglianze-unanteprima-dal-libro-di-m-pianta-e-m-franzini/