Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

 Uno dei sistemi perfezionati nel tempo per salvaguardare il capitalismo e ridurre il rischio che emergano sistemi economici alternativi e’ un principio pseudo-morale e una prassi economica nota come austerita’. Consiste di un insieme di politiche economiche implementate dalle istituzioni di governo in maniera trasversale alle linee di partito. Anzi, per paradosso, spesso e’ proprio la sedicente sinistra a invocarla.
Un vasto corpo di ricerche ha dimostrato che l’austerita’ non ha quasi mai mantenuto le promesse, rivelandosi incapace sia di stimolare la crescita sia di ridurre il debito. Ma allora perche’ continua a essere il cavallo di battaglia dei governi? […]
La spesa pubblica totale non sta diminuendo. Austerita’ fiscale non e’ soltanto se lo Stato sta spendendo, ma piuttosto dove sta spendendo o, meglio ancora, a vantaggio di chi […]
Lo stesso principio vale per l’altra faccia della medaglia dell’austerita’ fiscale: le entrate dello Stato. La questione non e’ se lo Stato aumenta le tasse, ma a chi le aumenta […]
L’austerità fiscale, al pari del definanziamento dei servizi sociali e del taglio delle tasse per i ricchi, viene spesso implementata in parallelo con politiche monetarie, in particolare aumenti dei tassi di interesse, che gonfiano i redditi dei detentori di capitale – i medesimi individui che lo Stato sceglie di non tassare e ai quali invece chiede prestiti su cui paga interessi.
Gli aumenti dei tassi di interesse, stabiliti in ottemperanza con l’austerita’ monetaria, sono un’ottima notizia per i creditori, ma una pessima notizia per le famiglie che dipendono dai prestiti per la sopravvivenza quotidiana e che si ritrovano a pagare mutui piu’ esosi e ad accumulare debiti sulle carte di credito.
Le famiglie lavoratrici non vengono soltanto colpite nei consumi; il colpo piu’ duro che subiscono e’ sul lavoro. In primo luogo, l’aumento del costo del denaro rende piu’ costosi i prestiti del governo per i servizi sociali, che di conseguenza verranno tagliati. In secondo luogo, l’austerita’ monetaria esercita un impatto diretto sul mercato del lavoro. Di fatto, l’alto costo del denaro rallenta l’economia: i datori di lavoro riducono le spese, con il risultato di una minore disponibilita’ di posti di lavoro e un aumento della disoccupazione, che minano il potere negoziale dei lavoratori.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Economia di mercato/Posner

La crisi della democrazia capitalista – Richard Posner – Bocconi (2014)


Il settore bancario erano abituato alla prudenza. Lo era per reazione alla Grande depressione degli anni Trenta, che era stata accompagnata da un crollo bancario, ma ha abbandonato le cautele a seguito di un movimento di deregolamentazione finanziaria iniziato negli anni Ottanta […]
La combinazione di bassi tassi d’interesse e regolamentazione bancaria inadeguata si e’ dimostrata micidiale […]
Tassi d’interesse bassi incoraggiano le persone a chiedere prestiti – e incoraggiano le banche a prendere denaro in prestito per poterlo a loro volta prestare.
Nel 2001 si e’ verificata una brusca discesa dei tassi, il cui livello e’ rimasto basso per parecchio tempo (a tratti addirittura negativo – se si considera l’inflazione – per i prestiti a breve scadenza) e ha iniziato a risalire gradualmente dal 2004. Cio’ ha fatto aumentare l’indebitamento del sistema economico. Buona parte di tale indebitamento e’ stata destinata all’acquisto di case: un bene che generalmente si acquista facendo debito, sotto forma di mutuo, che di solito equivale all’80 per cento del prezzo d’acquisto.
Poiche’ il costo del debito e’ una parte molto grande del prezzo di una casa, i tassi bassi hanno favorito un aumento della domanda immobiliare, che a sua volta ha fatto aumentare il numero di nuove costruzioni. Ma poiche’ lo stock immobiliare esistente e’ estremamente durevole, il forte incremento della domanda non e’ stato soddisfatto solo con la costruzione di nuove case.
L’aumento del numero di persone che volevano acquistare una casa ha necessariamente fatto salire il prezzo delle case esistenti […]
Poiche’ il prezzo delle case saliva, esse erano viste come un buon investimento. Cio’ attirava ulteriori acquirenti, e quindi ulteriori prestatori, poiche’ quando i prezzi delle case salgono le insolvenze sono rare […]
Gli standard di credito per la concessione di mutui si sono abbassati, stimolando ulteriormente la domanda di case, e acquistare una casa ha smesso di essere impossibile anche per chi non poteva versare un acconto o aveva un rating creditizio scadente per precedenti difficolta’ a onorare un credito.
I prezzi delle case, quindi, aumentavano per effetto del loro stesso aumento, e questa spirale e’ stata innescata dai bassi tassi d’interesse. I prezzi hanno continuato ad aumentare fino al marzo del 2006, quando e’ iniziata la discesa. I tassi sui mutui erano saliti a causa dei tardivi interventi di aumento dei tassi della Federal Reserve, che temeva l’inflazione […]
L’aumento dei tassi ha reso piu’ costoso l’acquisto di case, provocando una riduzione della domanda e conseguentemente del numero di nuove costruzioni e dei prezzi immobiliari. Il calo di nuove costruzioni ha ridotto i redditi dei costruttori e ha fatto salire la disoccupazione nel settore dell’edilizia; la discesa dei prezzi degli immobili esistenti ha fatto sentire piu’ poveri i proprietari di casa (che e’ di solito il loro principale patrimonio) e li ha indotti a ridurre per quanto possibile le spese.

Info:
https://www.unibocconi.it/it/news/la-crisi-della-democrazia-capitalista
https://ilmanifesto.it/archivio/2003179019

https://www.agoravox.it/Crisi-del-capitalismo-l-analisi-di.html
https://www.corriere.it/cultura/10_ottobre_18/rossi-conflitti-capitalismo-opaco_d9cd4788-da8b-11df-b6f8-00144f02aabc.shtml

Economia di mercato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)

Ma cosa accadde esattamente nel 2008-09? Quali furono le origini della crisi finanziaria globale?
Come ci insegna Tucidide, occorre sempre distinguere tra cause immediate e cause piu’ remote.
La causa immediata si puo’ rintracciare nel forte aumento dei tassi di interesse deciso dalla Fed. Tra il 2004 e il 2006 il principale tasso di interesse della Fed aumento’ dall’1 a oltre il 5 per cento. Questo determino’ una minore domanda di abitazioni e la conseguente caduta del prezzo delle case (la garanzia per i prestiti ipotecari concessi in passato). Tutto cio’ causo’ una doppia difficolta’ per le famiglie americane che avevano aumentato il proprio indebitamento in misura elevata […]
Non solo la rata del mutuo, per chi aveva contratto prestiti a tassi variabili, aumentava, ma il valore della propria abitazione scendeva, con una perdita di valore sulle garanzie concesse […]
I problemi erano anche piu’ seri per le famiglie con redditi relativamente bassi, quelle che avevano avuto accesso al credito attraverso il cosiddetto “subprime market”, il mercato che riguarda i creditori non di primo livello, quelli considerati piu’ a rischio a cui il credito era stato comunque esteso, per cosi’ dire, alla leggera […]
Ci dobbiamo addentrare nel campo delle cause piu’ remote, relative all’innovazione e alla liberalizzazione finanziaria.
La crescita era stata particolarmente forte per il segmento del credito ipotecario, per effetto anche di un’innovazione, un’operazione di ingegneria finanziaria consentita dalle liberalizzazioni dei decenni precedenti. L’innovazione consisteva nella “cartolarizzazione” (securitization) dei prestiti ipotecari. Che vuol dire? Un prestito ipotecario e’ un contratto fra una persona e una banca. Il prestito puo’ essere rimborsato o meno, e a nessuno verrebbe in mente di comprare un singolo contratto bancario da una banca […]
Ma se, invece di comprare un solo prestito, compro un titolo che rappresenta quote di 100.000 prestiti ipotecari, il rischio di perdere il mio investimento sembrerebbe sparire: perderei tutto il mio capitale solo se tutti i 100.000 debitori non fossero in grado di pagare.
E’ la legge dei grandi numeri: mettendo insieme tanti prestiti ipotecari, il rischio di perdere tutto diventa irrilevante. Da qui il vantaggio della cartolarizzazione dei prestiti, cioe’ della loro trasformazione in un titolo che rappresenta non un singolo prestito, ma una piccola quota di un numero elevatissimo di prestiti. Geniale, no? Pero’ ci sono anche delle criticita’ in un’operazione di questo genere. La prima e’ che la banca che inizialmente concede il prestito diventa meno interessata nel valutare se il creditore sia in grado di ripagare il prestito, tanto poi il prestito verra’ rivenduto […]
La seconda criticita’ e’ che la minimizzazione del rischio che si ottiene mettendo insieme tante posizioni rischiose vale se la probabilita’ che un singolo prestito non venga ripagato e’ indipendente da quella che un altro prestito non sia ripagato […]
[Ma] se i tassi di interesse aumentano, questo rende piu’ difficile che in generale i prestiti siano ripagati. L’aumento dei tassi di interesse e’ infatti una causa che influenza allo stesso modo moltissimi prestiti, e anche mettendoli tutti insieme non si riduce il rischio di non essere ripagati quando i tassi di interesse crescono.
Tutto cio’ significa che il sistema finanziario sottovaluto’ i rischi che derivavano dalla cartolarizzazione dei prestiti ipotecari.
Inoltre, i prestiti cartolarizzati venivano spostati al di fuori del bilancio delle banche, attraverso la loro cessione a entita’ a se’ stanti (chiamate special purpose vehicles o SPV), di proprieta’ delle banche stesse, che si finanziavano a breve termine ed erano dotate di poco capitale. Il valore degli SPV crollo’ quando fu chiaro che i debitori dei prestiti ipotecari non potevano pagare i loro debiti a causa dell’aumento dei tassi di interesse e che il valore della garanzia (le case) era sceso per la crisi del mercato immobiliare. 

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023) 

L’obiettivo per cui si alzano i tassi di interesse e’ proprio quello di «avere meno pressione al rialzo sui salari» grazie all’effetto del meccanismo disciplinatore della disoccupazione.
Nelle parole dell’attuale segretaria al Tesoro Usa Janet Yellen, «i tassi di interesse possono essere bassi solo se i lavoratori sono deboli», altrimenti sara’ necessario ricorrere alla disoccupazione, che «agisce da dispositivo disciplinare per i lavoratori, perche’ lo spauracchio di un costoso periodo di disoccupazione spinge i lavoratori all’obbedienza senza una supervisione costante e costosa per l’azienda».
Il 12 settembre 2023, Tim Gurner, imprenditore miliardario australiano, ha espresso con estrema chiarezza questo stesso pensiero nel suo intervento al Property Summit dell’«Australian Financial Review», un think tank che raccoglie ogni anno investitori, imprenditori e commentatori tra i più influenti in ambito di economia e finanza per discutere tendenze, minacce e opportunita’ del mercato: «Penso che il problema che ci troviamo a fronteggiare derivi dal fatto che le persone, almeno a cominciare dal Covid, abbiano deciso che non vogliono piu’ lavorare, e cio’ ha avuto un effetto dirompente sulla produttivita’. Negli ultimi anni i lavoratori sono stati pagati troppo, per fare troppo poco, e noi imprenditori abbiamo bisogno di capire quello che e’ successo. Abbiamo bisogno che la disoccupazione cresca. La disoccupazione deve schizzare al 40-50 per cento. Dobbiamo vedere il dolore nell’economia, dobbiamo far capire alle persone che sono loro che lavorano per gli imprenditori e non viceversa… Dobbiamo cambiare questa situazione. Dobbiamo uccidere questa attitudine (we have got to kill this attitude) e cio’ puo’ avvenire solo con un intervento nell’economia, ed e’ quello che ovunque nel mondo si sta cercando di fare. I governi di tutto il mondo, infatti, stanno cercando di fare alzare la disoccupazione per riportare la situazione alla normalita’»

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Capitalismo/Mattei

Clara E. Mattei – L’economia è politica – Fuoriscena (2023)

Per disarmare il dissenso e disinnescare il pericolo che il sistema vada in crisi, l’austerita’ assume tre diverse forme di coercizione, spesso profondamente interrelate tra loro: fiscale, monetaria e industriale […]
L’austerita’ fiscale si impone con il taglio delle spese sociali (salute, istruzione, casa eccetera) e con una tassazione regressiva: crescono le imposte sul consumo, che colpiscono maggiormente i piu’ poveri, mentre calano le tasse sui redditi delle persone benestanti […]
L’austerita’ monetaria si manifesta attraverso l’aumento continuo dei tassi di interesse: buone notizie per i creditori, cattive invece per le famiglie che dipendono dai prestiti per la propria sopravvivenza quotidiana e che si troveranno a dover pagare in molti casi mutui piu’ alti. Inoltre, il maggior costo del denaro fa crescere anche le spese del governo per i servizi sociali, che dunque saranno tagliate, e colpisce il mercato del lavoro. L’alto costo del denaro, infatti, fa rallentare l’economia: meno opportunita’ e una maggiore disoccupazione minano il potere contrattuale dei lavoratori.
Infine, l’austerita’ industriale e’ visibile nell’intervento diretto dello Stato sul mercato del lavoro, privatizzando, abbattendo diritti acquisiti e indebolendo i sindacati. Le tre anime dell’austerita’ – fiscale, monetaria e industriale – si rafforzano a vicenda e lavorano all’unisono per spostare continuamente le risorse dai lavoratori ai detentori di capitale […]
Una copiosa letteratura dimostra che l’austerita’ non ha quasi mai «funzionato», anzi, di rado ha portato i risultati auspicati (stimolare la crescita, ridurre il debito). Perche’ continua a essere la linea d’azione preferita dai governi? Come mai e’ ancora cosi’ forte?
Il motivo e’ che il capitale richiede una protezione costante e le politiche di austerita’ sono particolarmente efficaci nel calcificare le relazioni di classe. L’austerita’ garantisce le migliori condizioni possibili affinche’ i profitti salgano alle stelle.
La vera misura dell’efficacia dell’austerita’ sta dunque nella sua capacita’ di imporre e rinforzare una struttura di classe, di servire e soprattutto proteggere l’ordine capitalistico, proprio quell’ordine che sta alla base della crescita economica. In questo senso, l’austerita’ non e’ mai stata un calcolo irrazionale.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/