La prima categoria che puo’ aiutarci a leggere la globalizzazione cosi’ com’e’ – e come sara’ – e’ “la confusione degli orologi”.
Negli ultimi cinquant’anni, una parte enorme dell’umanita’ e’ uscita dalla poverta’ assoluta, con un miglioramento diffuso dell’istruzione, in particolare in Asia, e con una ridistribuzione delle capacita’ produttive e delle supply chains globali. Alcune potenze dell’Asia orientale, dal Giappone alla Corea del Sud fino alla Cina, si sono integrate con le reti dell’Europa occidentale e del Nord America, e hanno acquisito impressionanti capacita’ manifatturiere, ma anche di formazione e di organizzazione dei talenti. A questa struttura commerciale del mondo non corrisponde un’appartenenza comune sul piano culturale […] Quello che succede lontano dai nostri confini ci tocca, ma non per questo ci riguarda veramente. Ne’ siamo in grado di ricavarne una lezione. Gli eventi cosiddetti “globali” toccano le aree del mondo con effetti eterogenei […] L’invasione russa in Ucraina ha ripercussioni nettamente diverse per un politico tedesco, un ristoratore egiziano o un ingegnere indiano.
Noi siamo interdipendenti, sul piano biologico, economico e politico, ma questa relazione non porta alla stessa posizione, individuale e collettiva. Istantaneita’ e simultaneita’ della comunicazione ci fanno credere di vivere le stesse esperienze, nello stesso momento. Questa e’ sempre un’illusione […] Noi non viviamo nello stesso spazio e nemmeno nello stesso tempo. Si tratta di una considerazione banale, che non varrebbe la pena di sottolineare con forza se i processi di globalizzazione non avessero alimentato una percezione di unita’, di simultaneita’ dello spazio e del tempo che non corrisponde alla realta’ dei fatti e delle forze in campo […]
La seconda tendenza e’ “l’allargamento della sicurezza nazionale”. Questo e’ il vero metro dell’influenza dei poteri pubblici sulle attività dei cittadini […] Gli argomenti di sicurezza nazionale si allargano sempre di piu’ alle filiere produttive e tecnologiche, uscendo da considerazioni legate solo all’efficienza economica. Cio’ avviene attraverso l’arma a doppio taglio che connette politica ed economia, di cui gli Stati Uniti hanno perfezionato l’utilizzo fino all’ipertrofia: le sanzioni. Sono le sanzioni a caratterizzare l’allargamento della sicurezza nazionale in un mondo di profonda interconnessione finanziaria. Accanto al globalismo, emerge il sanzionismo, un uso sempre piu’ diffuso di sanzioni non solo finanziarie ma anche commerciali […]
Il terzo tema si puo’ comprendere attraverso un rovesciamento del Manifesto del Partito comunista. Tutto cio’ che e’ solido si scioglie nell’aria, scrivevano Marx ed Engels per presentare l’avanzata della borghesia, la sua straordinaria forza rivoluzionaria, in grado di recidere i legami del passato. Allo stesso tempo, possiamo dire che tutto cio’ che e’ nell’aria ritorna solido. Questa sentenza, a suo modo sorprendente, ci aiuta a cogliere l’aspetto fisico e materiale della nostra vita digitale. Ogni connessione e’ resa possibile da infrastrutture. La tecnologia, anche quando ci fa vivere virtualmente, possiede un’essenziale dimensione fisica. Cio’ che crediamo essere etereo o gassoso, in realta’ si alimenta sulla base di interazioni materiali, spazi e oggetti: le catene del valore, le miniere, le fabbriche, i chip, le batterie, i centri di stoccaggio e raffinazione, i robot, i pacchetti, i cavi sottomarini, i satelliti, i laboratori, l’organizzazione logistica […] Tutti questi aspetti sono sempre stati presenti nella struttura della globalizzazione ma sono sempre stati in un cono d’ombra. La fase in cui viviamo, con l’acuirsi del contrasto tra Stati Uniti e Cina, con l’emergere in primo piano di conflitti politici e guerre, porta in superficie questa natura ineliminabile delle strutture economiche, questo materialismo inevitabile della tecnologia.
Il quarto tema e’ “il costo delle scelte di un mondo diviso”. Se assumiamo come principio ordinatore non l’efficienza ma il conflitto, e se ci concentriamo sul ritiro della globalizzazione, attraverso barriere, sanzioni, ridisegno dei processi produttivi, allora ci imbattiamo in costi molto rilevanti. Vivere in un mondo che si deglobalizza, che si spacca tra una “sfera” cinese e una statunitense, con alcuni comprimari, non e’ un processo automatico. Richiede di abituarsi a concetti come sicurezza, riserve, diversificazione, che sembrano innocui nei rapporti di un think tank o nei documenti di un governo, ma poi vanno calati nella realta’ economica e sociale.
Implicano trasformazioni. Scuotono le strutture.
Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-dominio-del-xxi-secolo-di-alessandro-aresu/
https://www.iltascabile.com/recensioni/dominio-xxi-secolo-alessandro-aresu/
https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/aresu-chip-reshoring-usa-cina/
https://www.pandorarivista.it/articoli/cina-stati-uniti-e-la-guerra-invisibile-sulla-tecnologia-intervista-ad-alessandro-aresu/
https://formiche.net/2022/11/dominio-xxi-secolo-aresu/#content
