Lavoro/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

Diversamente da come viene presentata nei manuali di economia, la spirale salari-prezzi non e’ un fenomeno automatico, non ha nulla di deterministico, non e’ una legge di natura; e’ invece il frutto di precise scelte politiche compiute da chi detiene il capitale e non vuole (o non puo’) assumersi il peso dell’incremento del costo del lavoro […]
L’inflazione incarna la natura squisitamente antidemocratica della nostra organizzazione economica. Non ci sarebbe proprio nulla di trascendente nell’idea di regolamentare i prezzi: dopotutto, nel regime attuale, le aziende li fissano di prassi.
Il pensiero economico neoclassico occulta questa realta’ con le sue astrazioni su mercati retti da una concorrenza perfetta. Sono narrazioni che imputano implicitamente l’inflazione ai lavoratori, considerati responsabili dello squilibrio che mette a repentaglio la societa’ cosi’ come la conosciamo, invece che puntare il dito sulle aziende.
Il classismo dei modelli economici che orientano il dibattito pubblico e le politiche economiche e’ nascosto in bella vista.
Si da’ per scontato che a causare l’inflazione siano tassi di disoccupazione troppo bassi, da cui conseguono aumenti nei salari e nei consumi […]
In sostanza, si rimprovera ai lavoratori di consumare troppo e lavorare troppo poco. Questa interpretazione preclude la diffusione di spiegazioni piu’ critiche che parlano piuttosto di un’«epidemia di profitti» […]
La causa del problema sarebbe da ricercarsi nei monopoli, che hanno la capacita’ di manipolare i prezzi e dunque compromettono l’efficienza del sistema impedendo la libera concorrenza.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/33220-nicola-bielli-clara-mattei-l-austerita-e-una-guerra-di-classe-permanente.html?utm_source=newsletter_2574&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Capitalismo/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dar- dot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

Quali sono gli aspetti fondamentali che caratterizzano la ragione neoliberista? […] possiamo identificarne quattro.
Primo: al contrario di quello che affermano gli economisti classici, il mercato non e’ un dato naturale ma una realta’ costruita, che come tale richiede l’intervento attivo dello Stato e la realizzazione di un sistema di diritto specifico […]
Secondo: l’essenza dell’ordine di mercato non sta nello scambio, ma nella concorrenza, definita essa stessa come rapporto di disparita’ tra unita’ di produzione distinte, o «imprese».
Costruire il mercato, di conseguenza, implica la generalizzazione della concorrenza come norma delle pratiche economiche.
[Terzo] lo Stato non e’ solo un guardiano che vigila sul quadro, ma e’ esso stesso sottoposto nella propria azione alla norma della concorrenza. Seguendo l’ideale di una «societa’ di diritto privato», non c’e’ ragione per cui lo Stato dovrebbe fare eccezione alle regole di diritto che deve fare applicare […]
Cosi’ lo Stato, cui e’ affidata la costruzione del mercato, al tempo stesso deve costruirsi secondo le norme del mercato.
Quarto: l’esigenza di universalizzazione della norma della concorrenza supera di molto le frontiere dello Stato e tocca direttamente gli individui nel loro rapporto con se stessi […]
Ovvero, piu’ correttamente: lo Stato imprenditoriale, come gli attori privati della governance, deve condurre indirettamente gli individui a gestire se stessi come imprenditori […]
L’impresa e’ promossa al rango di modello di soggettivazione: siamo tutti imprese da gestire e capitali da far fruttare […]
Dalla costruzione del mercato alla concorrenza come norma di tale costruzione, poi dalla concorrenza come norma dell’attivita’ degli agenti economici alla concorrenza come norma della costruzione dello Stato e della sua azione; infine, dalla concorrenza come norma dello Stato-impresa alla concorrenza come norma di condotta del soggetto-impresa: sono queste le fasi che hanno scandito l’estensione della razionalita’ commerciale a tutte le sfere dell’esistenza umana, e che fanno della ragione neoliberista una vera e propria ragione-mondo.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Il neoliberalismo non e’ solo un insieme di teorie, una raccolta di opere, una serie di autori, ma un progetto politico volto a neutralizzare il socialismo in tutte le sue forme e, al di la’ di questo, ogni forma di esigenza di uguaglianza, un progetto guidato da teorici e saggisti che erano anche, fin dall’inizio, imprenditori politici.
Nasce da una volonta’ politica condivisa di stabilire una societa’ libera basata principalmente sulla concorrenza, una societa’ di diritto privato, all’interno di un quadro determinato di leggi e principi espliciti, protetta da Stati sovrani ansiosi di trovare ancoraggi nella morale, nella tradizione o nella religione al servizio di una strategia di cambiamento integrale della societa’.
In altre parole, il neoliberalismo, come il socialismo e il fascismo, deve essere inteso come una lotta strategica contro altri progetti politici, descritti in senso lato e senza molte sfumature come “collettivisti”.
Si tratta di imporre determinate norme di funzionamento alle societa’, la prima delle quali, per tutti i neoliberali, e’ la concorrenza, che dovrebbe garantire la sovranita’ dell’individuo-consumatore.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Capitalismo/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Lavak, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Gli esordi del neoliberalismo vengono spesso associati al Cile di Pinochet, alla Gran Bretagna della Thatcher e agli Stati Uniti di Reagan.
Ma non era solo conquistando il potere nei diversi Stati nazionali che i neoliberali speravano di neutralizzare i loro avversari socialisti.
A partire dagli anni Trenta e Quaranta, il progetto di organizzazione di un nuovo ordine economico mondiale e’ stato centrale nell’agenda neoliberale. L’obiettivo perseguito era sempre quello di sbarrare la strada alla pianificazione socialista e allo Stato sociale emergente, ma il nemico designato era piu’ specificamente il “nazionalismo economico”, ossia la tendenza degli Stati a proteggere la loro economia nazionale, in particolare in risposta alle richieste di solidarieta’ sociale o di sviluppo industriale e agricolo autonomi.
Questo tipo di nazionalismo autocentrato rischiava di provocare una “disintegrazione” dell’economia globale, che i neoliberali vedevano come una totalita’ interdipendente, basata su accordi istituzionali sovranazionali. Hanno dovuto pero’ adattarsi alla proliferazione degli Stati nazionali nel XX secolo, iniziata dopo la Prima Guerra Mondiale e proseguita dopo la Seconda Guerra Mondiale con la decolonizzazione.
Riconoscere la realta’ politica delle nazioni, pero’, non significava ammettere la loro piena autonomia economica. Questa griglia di lettura dell’economia mondiale si basava sull’idea di “un doppio Stato, con un governo culturale e uno economico”: da un lato, la politica come governo degli uomini (l’imperium) e, dall’altro, l’economia come gestione delle cose e della proprieta’ (il do- minium). Secondo questa distinzione, gli Stati nazionali restavano responsabili del governo politico degli uomini, ma dovevano sottomettere la loro economia all’ordine economico mondiale, normato dalla divisione internazionale del lavoro e dalla libera concorrenza.
Ma quando le norme commerciali o bancarie, cosi’ come quelle tecniche, sanitarie o sociali, tendono a limitare la liberta’ della concorrenza, a ostacolare l’industria e a ridurre la competitivita’, allora il nazionalismo cambia valore e si legittima come mezzo per sfuggire alle norme di un ordine mondiale deviato che danneggia le imprese nazionali.
Naturalmente, questo nazionalismo non ha nulla a che fare con lo sviluppismo latinoamericano o con il terzomondismo piu’ o meno socialista di molti Paesi di recente indipendenza. E’ il nazionalismo dei potenti che intendono affrancarsi dalle regole comuni quando queste ultime violano i dogmi della liberta’.
Questo e’ il dilemma politico fondamentale che attraversa l’intera storia del neoliberalismo: la “societa’ della libera concorrenza”, a seconda degli interessi e delle forze degli Stati in diversi momenti della storia, puo’ essere promossa dalla via globalista o dalla via nazionalista. In questo senso, il protezionismo di Trump e la Brexit non sono esattamente quelle novita’ assolute presentate talvolta all’opinione pubblica.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Stato/Chomsky

Un altro futuro è possibile – Noam Chomsky, C.J. Polychroniou – Ponte alle Grazie (2025)


Una conseguenza delle politiche socioeconomiche neoliberiste e’ il collasso dell’ordine sociale, che crea un terreno fertile per l’estremismo, la violenza, l’odio, la ricerca di capri espiatori e per figure autoritarie che possono atteggiarsi a salvatori.
Ci dirigiamo verso una forma di neofascismo.
L’Encyclopædia Britannica definisce il neoliberismo «un’ideologia e un modello politico che enfatizzano il valore della concorrenza del libero mercato» con «un intervento statale minimo».
Questa e’ l’immagine convenzionale. La realta’ e’ differente.
L’attuale modello politico ha fatto in modo che i padroni dell’economia, che dominano anche lo Stato, possano inseguire il profitto e il potere con pochissimi vincoli. In breve, una guerra di classe senza restrizioni di sorta.
Una componente di quel modello e’ stata una forma di globalizzazione che unisce a un protezionismo estremo per i padroni la ricerca di manodopera a bassissimo costo e condizioni di lavoro peggiori in modo da massimizzare il profitto, lasciando arrugginire in patria le varie «rust belts». Sono scelte politiche, non necessita’ economiche […]
Una conseguenza correlata al «neoliberismo reale» e’ stata la rapida finanziarizzazione dell’economia, che consente imbrogli senza rischi finalizzati al profitto immediato – senza rischi perche’ il potente Stato che interviene pesantemente nel mercato per garantire protezioni negli accordi commerciali fa lo stesso per salvare i padroni se qualcosa va storto.

Info:
https://www.carocci.it/wp-content/uploads/2024/10/12-04-2025-10-lanotizia.pdf?srsltid=AfmBOoq8IYMCOrvVnlDHmAvNSzrOQuX4KTjC-56DkO_bsmUMJ3RfjrzU
https://www.anapia.it/2025/04/30/un-altro-futuro-e-possibile/

https://mowmag.com/culture/come-si-combatte-il-neofascismo-abbiamo-letto-un-altro-futuro-e-possibile-di-noam-chomsky-l-intellettuale-piu-citato-al-mondo-per-capirlo-dalla-crisi-climatica-alla-guerra-nucleare-e-sull-intelligenza-artificiale

Stato/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dar- dot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

L’interventismo neoliberista non mira a correggere sistematicamente «le falle del mercato» in funzione di obiettivi politici ritenuti auspicabili per il benessere della popolazione.
Mira, prima di tutto, a creare situazioni di messa in concorrenza che avvantaggerebbero, si presume, i piu’ «adatti» e i piu’ forti, e ad adeguare gli individui alla competizione, considerata la fonte di ogni beneficio.
Non che il mercato sia sempre preferibile alla gestione pubblica: piuttosto, i «fallimenti dello Stato» sono considerati piu’ dannosi di quelli del mercato. E, dunque, si guarda alle tecnologie del management privato come a rimedi, piu’ efficaci delle regole di diritto pubblico, contro i problemi della gestione amministrativa […]
Il postulato della nuova governance e’ che il management privato sia sempre piu’ efficace dell’amministrazione pubblica, e che il settore privato sia piu’ reattivo, piu’ flessibile, piu’ innovatore, tecnicamente piu’ efficace perche’ meglio specializzato, meno sottomesso alle regole granitiche del settore pubblico.
Abbiamo visto piu sopra che il fattore principale di questa superiorita’ risiede, per i neoliberisti, nell’effetto disciplinante della concorrenza come stimolatore di prestazioni. L’ipotesi e’ alla base di tutte quelle misure che mirano a esternalizzare verso il settore privato interi servizi pubblici o singoli segmenti di attivita’, o a moltiplicare i rapporti di associazione contrattuale con il settore privato (ad esempio, sotto forma di «partenariato pubblico-privato»), o ancora a stabilire legami sistematici di outsourcing tra amministrazioni e imprese.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Economia di mercato/Galli

Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita – Giorgio Galli, Francesco Bordicchio – Mimesis (2018)

Visto l’esito rovinoso del liberalismo, la sinistra aveva il compito di lanciare la propria idea e il proprio modello.
Il primo punto sarebbe dovuto essere la produttivita’: niente decrescita e niente economia della felicita’, che appartengono alla propaganda e alla comunicazione e addirittura al mondo dei sogni, ma non alla sostanza del programma. Anche l’ambiente deve fungere da criterio per indirizzare la produzione e non per bloccarla: una volta cio’ deciso, si devono privilegiare le infrastrutture e i servizi economici di base e si devono fissare criteri vincolanti per la qualita’ dei beni e dei servizi, per evitare sostituzioni artificiose e forme di spreco.
Il secondo punto sarebbe dovuto essere costituito dalla destinazione dei redditi: i ceti bassi e medio-bassi devono essere sostenuti adeguatamente con redditi consistenti, innanzitutto per non deprimere la domanda, il che provocherebbe una fase di ristagno dell’economia […]
Ma occorre andare piu’ in profondita’ e rendersi conto che solo un’adeguata soddisfazione delle ragioni dei lavoratori puo’ portare un clima di affezione e di legame intorno all’impresa in modo da rendere questa soggetto attivo sul mercato, dotato di consistenza obiettiva e non piu’ riconducibile solo all’imprenditore e alle sue volubili convenienze […]
Infine, il terzo punto sarebbe dovuto essere costituito dall’assetto di mercato: le liberalizzazioni e la maggior concorrenza sono un fatto positivo di dinamismo e di eliminazione o comunque di riduzione di forme di assistenza e di posizioni di forza non giustificate: ma occorre tener conto dei limiti di tali misure […]
Pertanto occorre introdurre una forma rigorosa e capillare di economia di piano in grado di fornire indirizzi e di apporre limiti all’economia privata, senza sostituirsi ai singoli centri di produzione ma coordinandoli armonicamente, il che non e’ in alcun modo possibile stando all’interno della logica del capitale.
In tale ottica, la corsa verso le privatizzazioni, dai risultati spesso nefasti, puo’ esser messa in discussione e si puo’ ammettere la proprieta’ collettiva per i beni comuni e in caso di beni e servizi strategici, senza in alcun modo inficiare l’iniziativa economica.

Info:
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/marchesi-libero-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/quotidiano-sud-arricchirsi-impoverendo-galli-bochicchio.pdf

Economia di mercato/Undiemi

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l’economia reale e il lavoro dall’assalto della finanza internazionale – Lidia Undiemi – Ponte alle Grazie (2014)


I gruppi di societa’ sono le istituzioni dominanti dell’economia mondiale, e rappresentano il modello organizzativo delle multinazionali su scala internazionale. Gruppi e multinazionali sono due facce della stessa medaglia.
Il termine multinazionale (o transnazionale) sta a indicare una impresa che organizza e coordina attivita’ che travalicano i confini nazionali […]
Il principale indicatore economico del legame fra lo sviluppo delle multinazionali e l’utilizzo di societa’ controllate sono gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) che un operatore di mercato effettua in un Paese diverso rispetto a quello che ospita il centro direttivo della sua attivita’ (la holding).
L’investimento viene realizzato mediante acquisizione di partecipazioni dell’impresa che si intende controllare all’estero (M&A), oppure attraverso la creazione di una filiale nel Paese in cui ci si intende insediare (Greenfield), al fine di consentire alla societa’ madre di esercitare i poteri di direzione e di gestione della societa’ partecipata o costituita. Si tratta dunque di una forma di internazionalizzazione delle imprese […]
Le varie funzioni dell’impresa multinazionale verranno svolte nelle localita’ che consentono specifici vantaggi.
La funzione finanziaria, per esempio, verra’ svolta in un Paese che propone una normativa agevolata sugli aspetti finanziari connessi agli interessi della holding; la funzione «marketing e pubblicita’» sara’ affidata a un’altra societa’ controllata in una nazione diversa; le lavorazioni del prodotto verranno delocalizzate nei paesi che dispongono della manodopera al minor costo.Tale fenomeno ha delle implicazioni economiche enormi: una quantita’ indefinita di scambi commerciali sono realizzati nell’ambito della stessa impresa e non, come ci si aspetterebbe, fra imprese differenti, dunque concorrenti. Venditore e compratore vengono molto spesso a coincidere, rendendo di fatto lo scambio una finzione economica.
L’illusoria concorrenza sarebbe in realta’ espressione di un mercato sostanzialmente oligopolistico.
La frammentazione «legale» e il trasferimento di quote rilevanti del rischio d’impresa a societa’ prive di una vera organizzazione imprenditoriale si traduce nella deresponsabilizzazione degli investitori internazionali, i quali, grazie al sostegno della finanza creativa, riescono a cartolarizzare le diverse parti dell’impresa.
Alcune societa’ diventano veri e propri bacini di debiti, di responsabilita’ e di costi che la grande impresa riversa a cascata sui lavoratori.
L’ampia diffusione di societa’ controllate e partecipate si traduce dunque in un moltiplicatore di instabilita’ finanziaria.

Info:
https://www.antimafiaduemila.com/libri/economia/930-il-ricatto-dei-mercati.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/20/libri-lidia-undiemi-vi-racconto-il-ricatto-dei-mercati-e-quello-sulleuro/303203/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spread_intervista_a_lidia_undiemi_autrice_del_libro_profetico_il_ricatto_dei_mercati/5496_24172/
https://www.carmillaonline.com/2024/03/29/il-salario-minimo-non-vi-salvera/

https://www.lafionda.org/2023/07/05/il-salario-minimo-non-ci-salvera-anzi/

Lavoro/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuori- scena (2023)

Non basta sfruttare i lavoratori per ottenere merci che producano maggiore valore rispetto al capitale investito; tali merci devono anche essere vendute e questo fatto non e’ per nulla garantito.
Ogni produttore si trova a operare in competizione con tutti gli altri. Per poter sopravvivere, deve vendere le proprie merci meglio degli altri, i quali hanno esattamente lo stesso obiettivo […]
La trincea in cui si consuma la guerra e’ quella dei prezzi. Chi li abbassa vince. E la battaglia sui prezzi e’ inseparabile dalla questione piu’ politica di tutte, ovvero il tasso di sfruttamento.
Cosi’ rientra in gioco il rapporto tra capitale e lavoro, e possiamo comprendere la ragione profonda per cui la crescita della nostra economia, trainata dai capitalisti che sopravvivono, si gioca sulla pelle dei lavoratori.
La tendenza insita nel nostro sistema e’ quella di aumentare il tasso di sfruttamento, non per la crudelta’ dei singoli capitalisti (possono esserlo o meno, e’ secondario) ma per effetto della pressione della competizione reale […]
Se Apple volesse produrre l’iPhone negli StatiUniti invece che nel Sud del mondo, dove puo’ giocare su salari da fame e ritmi di lavoro disumani, e intendesse mantenere lo stesso livello di profitto, dovrebbe venderlo a 30.000 dollari anziche’ a 900. 

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

 

Capitalismo/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

Che cos’e il neoliberismo […]
Non si tratta semplicemente di un insieme di politiche economiche monetarie o di austerita’ o della mercificazione dei rapporti sociali o della «dittatura dei mercati finanziari». Si tratta, piu’ fondamentalmente, di una razionalità politica ormai diventata globale, che consiste per i governi nell’imporre all’interno dell’economia, ma anche della societa’ e dello Stato stesso, la logica del capitale […]
Cio’ che caratterizza questo modo di governo e’ il fatto che esso si alimenta e si radicalizza attraverso le sue stesse crisi: il neoliberismo si fonda e si rafforza proprio perche’ governa attraverso la crisi.
Dagli anni Settanta, il neoliberismo in effetti si nutre delle crisi economiche e sociali che esso stesso produce. La sua risposta e’ invariante: anziche’ mettere in discussione la logica che ha portato alle crisi, occorre spingere ancora piu’ lontano questa stessa logica e lavorare per il suo indefinito rafforzamento. Se l’austerita’ produce deficit di bilancio, occorre rafforzare l’austerita’. Se la concorrenza distrugge il tessuto industriale o produce la desertificazione di intere regioni, occorre aumentare la concorrenza tra imprese, territori, citta’ […]
Governare attraverso la crisi e’ possibile unicamente perche’ il neoliberismo e’ diventato un sistema. Ogni crisi economica, a partire da quella del 2008, e’ letta attraverso i termini del sistema e le risposte alle crisi sono unicamente quelle con esso compatibili […]
Fatto piu’ recente e che merita attenzione, e’ che oggi il neoliberismo si nutre di reazioni negative che induce sul piano politico: si rafforza attraverso quella ostilita’ politica che esso stesso suscita […]
Il neoliberismo non ha infatti più bisogno di un’immagine liberale o «democratica» come ai bei tempi del «neoliberalismo classico». Questa stessa immagine e’ diventata un ostacolo alla sua capacita’ di dominio. E cio’ accade perche’ il governo neoliberista non ha avuto alcuna esitazione nello strumentalizzare il risentimento di larga parte della popolazione in nostalgia per l’identita’ nazionale e in desiderio di protezione da parte dello Stato, rivolgendo tale risentimento verso capri espiatori.
In passato, il neoliberalismo e’ stato spesso associato all’«apertura», al «progresso», alle «liberta’ individuali», allo «stato di diritto», mentre oggi si declina con la chiusura delle frontiere, l’erezione di nuovi «muri», il culto della nazione e della sovranita’, l’offensiva esplicita nei confronti dei diritti umani, additati come un pericolo per la sicurezza.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014