Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’instabilita’ del sistema economico globale e’ a tutti piu’ che evidente dopo la crisi finanziaria del 2008 […]
La causa di questa crescente instabilita’ non risiede, come spesso si crede, nella spregiudicatezza di alcuni banchieri di alto livello, ma nel fatto che l’accumulazione di capitale attraverso il ciclo di produzione, vendita, profitto e reinvestimento ha subito una battuta d’arresto a livello globale. La ragione piu’ importante e’ che il rollback neoliberale e’ stato molto redditizio per una piccola categoria, ma allo stesso tempo ha indebolito significativamente la domanda attraverso il dumping salariale e la precarizzazione del mondo del lavoro. Semplicemente, le persone non hanno più i soldi in tasca per acquistare a un prezzo vantaggioso la produzione globale, che nella logica del sistema deve continuare a crescere.
Questo problema relativo alla domanda e’ aggravato dal fatto che sempre piu’ persone fuoriescono dal sistema produttivo a causa del taglio dei posti di lavoro in nome della razionalizzazione e digitalizzazione, e di conseguenza non ricevono piu’ salari con i quali potrebbero comprare qualcosa.
Il sistema soffoca a causa della sua stessa produttivita’.
Dopo che gran parte della forza lavoro in agricoltura e nell’industria e’ gia’ stata sostituita dalla tecnologia negli ultimi cento anni, questa tendenza all’informatizzazione si sta estendendo alle classi medie e al settore dei servizi.
Il risultato e’ una disoccupazione di massa strutturale che sta peggiorando sempre di piu’ in tutto il mondo, seppur coperta dalla manipolazione delle statistiche governative.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/
https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Lavoro/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


L’automazione e la delocalizzazione hanno accresciuto la produttivita’ e moltiplicato i profitti delle aziende, ma non hanno portato nulla che assomigli a una prosperita’ condivisa negli Stati Uniti e negli altri paesi sviluppati.
Sostituire i lavoratori con le macchine e spostare il lavoro in paesi a basso salario non sono le uniche opzioni possibili per migliorare l’efficienza economica. Ci sono molti modi per incrementare la produzione per addetto, e ci sono sempre stati […]
Alcune innovazioni potenziano il contributo dei lavoratori alla produzione, invece di automatizzare o delocalizzare il lavoro. Per esempio, nuovi strumenti software che coadiuvano le mansioni dei meccanici che riparano automobili e consentono di lavorare con maggior precisione aumentano la produttivita’ marginale del lavoratore. E’ una cosa completamente diversa dall’installare robot industriali allo scopo di sostituire i lavoratori umani.
La creazione di nuove mansioni e’ ancora piu’ importante per aumentare la produttivita’ marginale del lavoratore […]
Quando l’introduzione di nuove macchine crea nuovi impieghi per la manodopera umana, il lavoratore puo’ contribuire alla produzione in nuovi modi e la sua produttivita’ marginale aumenta […]
Molte delle professioni in piu’ rapida crescita negli ultimi decenni – radiologi per macchine per la risonanza magnetica, ingegneri di rete, operatori di macchine computerizzate, programmatori di software, addetti alla sicurezza informatica e analisti dati ottant’anni fa non esistevano.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Capitalismo/Bukowski

La merce che ci mangia. Il cibo, il capitalismo e la doppia natura delle cose – Wolf Bukowski – Einaudi (2023)

Il capitalismo non produce oggetti al semplice scopo di darceli in uso, proprio come non produce mele per farle giungere alla nostra mensa, ma produce qualsiasi cosa purche’ in essa si trovi un’incarnazione provvisoria del valore; e poiche’ il valore deve crescere sempre, quasi fatalmente il capitalismo produce troppe cose […]
Nel capitalismo non si producono mele perche’ altri mangino mele ma per il loro valore di mercato, cioe’ per la spirale tra mele e denaro. Lo stesso lavoro nel pometo, il lavoro umano di potatura, raccolta eccetera, e’ merce perche’ ha nel denaro la forma riconosciuta del proprio valore.
Nella produzione capitalistica di mele, quindi, il «rapporto sociale tra oggetti», e cioe’ il rapporto spersonalizzato tra merce e merce e tra denaro e merce, sostituisce veramente e non solo in apparenza il rapporto sociale tra persone […]
A bollire l’acqua adesso siamo piu’ o meno tutti capaci, ma sembriamo averne un po’ smarrito il senso. Ci sono quelli che usano rigorosamente il Roner e cuociono solo sottovuoto e a bassa temperatura, oppure quelli che preferiscono consumare ogni cosa cruda, al massimo centrifugata. Ci aggiriamo confusi, tra chi non puo’ piu’ fare a meno di impiattare – parola che l’Accademia della Crusca si e’ rassegnata ad accettare prima del correttore automatico di Microsoft –, e chi pur di vivere un po’ piu’ a lungo e’ disposto a credere al detox e a scordarsi di avere un corpo.
Oggi, in una parte di mondo, il cibo ha smesso di essere qualcosa di cui possiamo godere o di cui sentiamo la feroce assenza, malgrado ci siano altrove milioni di persone per cui e’ ancora cosi’. L’atto di mangiare si e’ smaterializzato, ha perso quella concretezza che lo legava al desiderio e dunque al mercato […]
E cosi’ tra un cooking show e l’altro, tra cuochi veri e improvvisati che imperversano tra le reti, nella rete e nell’etere, ci siamo dimenticati che dietro a un piatto si nascondono piaceri, ossessioni e dolori che affondano le loro radici nella carne di cui sono fatti gli esseri umani e nella materia sociale di cui e’ fatto il reale […]
Circondati da pietanze illuminate con cura, per renderle appetibili piu’ di quanto non siano, ci siamo poi anche dimenticati, anzi l’abbiamo proprio fatta sparire dalle nostre coscienze, vere o false che siano, della doppia natura del cibo, come ci ricorda Wolf Bukowski. Il cibo che da un lato e’ soltanto cibo, che ci nutre e ci offre momenti genuinamente conviviali, e dall’altro e’ sempre piu’ merce tra le merci; e non solo quando viene stoccato e trasportato ovunque per le esigenze della grande distribuzione, ma anche quando si maschera da prodotto etico soltanto per aprire una nuova fetta di consumi consapevoli.
Insomma non si producono mele perche’ altri mangino mele ma per il loro valore di mercato, cioe’ per la spirale tra mele e denaro, che le mele con etichetta bio e made in italy, comprate sentendoci in pace con noi stessi, non fanno altro che allargare.

Info:
https://www.antropocene.org/index.php/493-per-la-critica-del-cibo-in-forma-di-merce
https://it.scribd.com/document/702666082/La-Merce-Che-Ci-Mangia-QUANTI-Bukowski-Wolf

https://www.pulplibri.it/wolf-bukowski-le-grandi-sussunzioni/

Lavoro/Chicchi

Manifesto per il reddito di base – Federico Chicchi, Emanuele Leonardi – Laterza (2018)


La grande novita’ del capitalismo odierno consiste nella capacita’ di mettere a valore ogni aspetto della vita quotidiana, ampliando la valorizzazione del processo di lavoro lungo tutto l’arco della vita sociale e mettendo fine alla divisione tradizionale tra tempo di lavoro e tempo di vita.
I nuovi lavori che invadono la sfera della contemporaneita’ dilatano i confini tra l’ambito produttivo e quello riproduttivo, non soltanto alterando le differenze tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo, tra lavoro in fabbrica e lavoro di cura, ma rendendo sempre piu’ dipendente il lavoro dalla societa’, dai suoi mutamenti culturali, politici, dal nuovo rapporto con la scienza e la tecnologia.
Dall’epoca in cui la fabbrica dettava i tempi e le forme dell’organizzazione sociale siamo passati ad una fase storica in cui il rapporto appare rovesciato.
Modelli produttivi sempre piu’ flessibili, sensibili alle richieste dei cittadini consumatori, sembrano aver spostato lo scettro del comando dalla fabbrica alla societa’ del consumo. Sembrano, perche’ sempre meno i consumatori si riconoscono come produttori, e le stesse ideologie del consumo rompono questa identita’.
Vivere per consumare sembra il nuovo motto che racchiude questa trasformazione antropologica condotta dal capitalismo.
Questo cambiamento di scenario innova il terreno della lotta di classe, introducendo elementi di maggiore complessita’ nelle rivendicazioni della classe lavoratrice.

Info:
https://ilmanifesto.it/il-reddito-e-di-base
https://ilmanifesto.it/le-ragioni-del-reddito-di-cittadinanza

https://effimera.org/oltre-manifesto-reddito-base-andrea-fumagalli/

Economia di mercato/Undiemi

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l’economia reale e il lavoro dall’assalto della finanza internazionale – Lidia Undiemi – Ponte alle Grazie (2014)

La storia del marketing del nostro Paese e’ idealmente suddivisibile in tre periodi: quello pioneristico (1945-1960), caratterizzato dalla ricostruzione post bellica e dal rilancio del libero scambio, in cui l’obiettivo principale del marketing era quello di spingere la produzione di massa sul presupposto che l’offerta avrebbe determinato la domanda di beni e servizi; il periodo classico (1960-1975) che vede il consumatore, non piu’ l’impresa, al centro di un universo commerciale che oramai deve fare i conti con un eccesso di offerta che richiede la realizzazione di adeguate reti di vendita e di comunicazione basate sull’analisi del comportamento dei clienti; il terzo, detto della competizione, caratterizzato dalla saturazione dei mercati e dove il profitto delle aziende e’ sostanzialmente legato alla loro capacita’ di sottrarre quote di mercato ai concorrenti, o addirittura di eliminare gli stessi mediante aggressive operazioni di acquisizione, percorso poi intrapreso su larga scala dalle grandi multinazionali.

Info:
https://www.antimafiaduemila.com/libri/economia/930-il-ricatto-dei-mercati.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/20/libri-lidia-undiemi-vi-racconto-il-ricatto-dei-mercati-e-quello-sulleuro/303203/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spread_intervista_a_lidia_undiemi_autrice_del_libro_profetico_il_ricatto_dei_mercati/5496_24172/
https://www.carmillaonline.com/2024/03/29/il-salario-minimo-non-vi-salvera/

https://www.lafionda.org/2023/07/05/il-salario-minimo-non-ci-salvera-anzi/

Green New Deal/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’uso industriale del carbone fossile inauguro’ una nuova era nella storia del pianeta Terra chiamata da alcuni geologi Antropocene.
In soli duecento anni le attivita’ umane, con un impatto migliaia di volte superiore al passato dovuto allo sfruttamento delle energie fossili, hanno radicalmente rimodellato la crosta terrestre, la biosfera e l’atmosfera.
Nel corso di questo processo non solo e’ stato messo in moto un enorme aumento della produzione di beni, ma, contestualmente, e’ stata innescata una delle piu’ grandi estinzioni di massa nella storia della Terra.
Mai, dai tempi delle prime alghe verdi-azzurre, piu’ di tre miliardi di anni fa, una singola specie ha cambiato la forma del pianeta in modo cosi’ profondo come l’Homo carbonicus. Mentre le alghe verdi-azzurre hanno reso possibile la diffusione della vita sulla Terra con l’invenzione della fotosintesi, la societa’ umana del carbonio e’ in procinto di spazzare via di nuovo gran parte dell’evoluzione […]
Ha piu’ senso chiamare la nuova era “Capitalocene” piuttosto che “Antropocene”, perche’ non e’ stato l’uomo in quanto tale a guidare questo sviluppo, ma la dinamica della messa a profitto infinita di capitale.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/

https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Green New Deal/Gorz

Ecologia e libertà – André Gorz – Orthotes (2015)

La Natura, dunque, non e’ intangibile.
Ed il progetto ‘prometeico’ di ‘dominarla’ o ‘addomesticarla’ non e’ necessariamente incompatibile con il pensiero ecologico.
Ogni cultura (nel duplice senso del termine) usurpa la natura e modifica l’ambiente. Il problema fondamentale posto dall’ecologia e’ soltanto di sapere:
1) se i trasferimenti che l’attivita’ umana impone o estorce alla natura tengono in debito conto le risorse non rinnovabili;
2) se gli effetti distruttivi della produzione non superano gli effetti produttivi a causa di prelievi eccessivi operati sulle risorse rinnovabili.
Rispetto a tali questioni la crisi economica attuale presenta alcune caratteristiche che paiono indicare che i fattori ecologici vi svolgono un ruolo determinante e aggravante.
Certo, cio’ non significa che tali fattori debbano essere considerati le cause primarie della crisi: ci troviamo piuttosto di fronte ad una crisi capitalistica di sovrapproduzione aggravata da una crisi ecologica (e sociale.

Info:
https://www.orthotes.com/wp-content/uploads/2020/03/gorz-avallone-manitesto-29-09-2015.pdf
https://www.orthotes.com/wp-content/uploads/2020/03/gorz-fadini-iride17-11-2016.pdf
https://www.orthotes.com/wp-content/uploads/2020/03/gorz-musolino-commonware-12-10-2015.pdf
https://www.rivistadiscienzesociali.it/andre-gorz-ecologia-e-liberta-recensione-di-giovanni-coppolino-bille/
https://materialismostorico.blogspot.com/2015/09/ripubblicato-ecologia-e-liberta-di.html
https://ilmanifesto.it/dentro-i-limiti-naturali-del-profitto

Economia di mercato/Palermo

l mito del mercato globale. Critica delle teorie neoliberiste – Giulio Palermo – Manifestolibri (2004)

Il problema della produzione capitalistica non e’ tanto la minimizzazione dei costi di produzione (quella puo’ sempre ottenersi comprimendo i salari), quanto piuttosto la vendita dei prodotti.
Le piu’ grandi battaglie commerciali (e molte delle guerre militari) sono fatte per assicurarsi il controllo dei mercati dove vendere i prodotti (oltre che, naturalmente dove trovare le materie prime necessarie alla produzione).
E cosi’ si continua ad investire nella produzione dei beni che hanno sbocco tra quelli che hanno il potere d’acquisto (continuando a forzarne il ritmo di assorbimento), ma non si producono quei beni che servirebbero a quelli che tanto non possono pagare.
La sovrapproduzione capitalistica investe interi settori. I prodotti tecnologici hanno dei costi di produzione troppo bassi per giustificare gli alti prezzi a cui vengono venduti. Il computer che oggi ti vendono a caro prezzo decantandone le proprieta’ tecnologiche sara’, nel giro di un anno, insultato dagli stessi venditori come reperto archeologico incompatibile con tutti i nuovi progressi della tecnologia […]
Il mercato dell’automobile dei paesi avanzati e’ saturo ormai da decenni: tutti quelli che possono permetterselo ne hanno una o piu’, eppure, nella piu’ assoluta miopia, se ne continuano a produrre sempre di nuove, pur nella consapevolezza che il trasporto privato, proprio per ragioni di efficienza e di sostenibilita’, non puo’ che avere vita difficile.

Economia di mercato/Feltri

10 rivoluzioni nell’economia globale – Stafano Feltri – Utet (2024)

Quando un giorno gli storici cercheranno il momento in cui e’ finita la globalizzazione che ha plasmato il ventesimo e il ventunesimo secolo, forse sceglieranno proprio il 3 ottobre del 2023.
E’ quella la data su una bozza di documento, rivelata dal giornale Politico.eu, che prevede l’intesa tra Washington e Bruxelles per imporre «una adeguata protezione tariffaria di acciaio e alluminio dalle fonti di eccesso di capacita’ produttiva non dovute al mercato».
Una formula molto opaca che pero’ ha un significato preciso: poiche’ la Cina sussidia la produzione di alluminio e acciaio in modo da poter vendere i prodotti finiti a prezzi piu’ bassi rispetto ai concorrenti europei, allora servono barriere tariffarie che introducano un costo aggiuntivo sull’acciaio e l’alluminio cinesi, in modo da rendere il suo prezzo di vendita finale analogo o superiore a quello dei produttori europei e americani, che cosi’ non rischieranno piu’ di perdere quote di mercato e di dover spegnere le loro acciaierie […]
L’aspetto di rilevanza sistemica e globale di questa vicenda e’ che le ritorsioni tariffarie di Stati Uniti e Unione Europea in risposta ai sussidi cinesi sono in violazione delle regole fissate dalla WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio, che proibiscono la discriminazione di questo o quel paese, nel tentativo di creare una concorrenza trasparente e paritaria a livello globale […]
L’aspetto piu’ importante di quelle tariffe e’ che sono tariffe illegali, perche’ decise in modo unilaterale dagli Stati Uniti senza passare dalla WTO.

Info:
https://www.startmag.it/mondo/feltri-economia/
https://appunti.substack.com/p/dieci-rivoluzioni

https://www.settimananews.it/libri-film/raccontare-il-cambiamento/

Economia di mercato/Mattei

L’economia è politica. Tutto quello che non vediamo dell’economia eche nessuno racconta – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Dalla prospettiva del mercato il capitalista si comporta da semplice acquirente, non c’e’ nulla di speciale.
Con il capitale iniziale acquista le merci necessarie alla produzione, tra cui anche quella merce particolare che e’ la forza lavoro, ovvero la capacita’ di lavorare in cambio di un salario.
Vediamo uno scambio tra «equivalenti», nessuno sta ingannando o sfruttando nessun altro e chi detiene il capitale paga la merce forza lavoro secondo il prezzo di mercato.
Il prezzo puo’ variare. Se la forza contrattuale di chi riceve un salario e’ alta perche’ ad esempio ci sono pochi lavoratori sul mercato, allora anche il prezzo della merce forza lavoro sara’ alto. Cio’ dara’ a chi lavora la convinzione di essere remunerato correttamente per il proprio lavoro effettivo […]
Ma il segreto scompare una volta che si lascia la sfera del mercato e si entra in quella della produzione […]
Il capitalista paga la forza lavoro, ma non il prezzo del lavoro effettivo o del valore che viene prodotto. Durante il loro turno di otto ore, i lavoratori di una fabbrica Kellogg’s producono cereali e merendine che valgono migliaia di dollari, ma vengono pagati solo 120 dollari al giorno […]
C’è un altro aspetto.
Il profitto non si basa solo sul lavoro salariato non pagato (pluslavoro), ma anche su quello specifico lavoro non remunerato che viene svolto al di fuori dell’azienda e che garantisce il benessere fisico e psicologico del lavoratore. Stiamo parlando, per esempio, del lavoro domestico, ma anche della cura di se’ (sanita’) e della scuola attraverso cui i lavoratori possono formarsi, secondo uno schema tra l’altro sempre piu’ funzionale al mercato. Si tratta di costi essenziali per la riproduzione della classe lavoratrice e per il sano mantenimento della forza lavoro, pero’ il capitalista non deve farsene carico.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/