Dibattiti tra i sostenitori del reddito di base incondizionato (Rbi; il corrispettivo piu’ utilizzato ‘ Ubi, acronimo di universal basic income, N.d.T.) vertono perlopiu’ su alcune ipotesi, se per esempio i pagamenti dell’Ubi dovrebbero essere maggiori o inferiori, se dovrebbero essere tassati per chi guadagna redditi alti, se dovrebbero integrare o sostituire altri programmi di welfare state, e se dovrebbero essere estesi il piu’ possibile o limitati ai cittadini.
Per i teorici dell’automazione, l’Ubi risolve il rompicapo centrale della loro visione: come fornire alla gente un reddito per dare valore alle loro preferenze, in un mondo in cui il lavoro umano e’ stato reso in buona parte o del tutto obsoleto.
Il reddito di base universale e’ la soluzione tecnica che trasforma lo scenario da incubo dell’innovazione nel sogno della post-scarsita’. Su questa premessa, i teorici dell’automazione spesso lo presentano come uno strumento politico neutro – che piace tanto alla sinistra quanto alla destra – che risolve il problema della disoccupazione e della sottoccupazione globale, proprio come si presumeva che le tecnologie della Rivoluzione Verde dovessero risolvere i problemi della fame nel mondo.
Vi e’ un’affinita’ implicita tra il determinismo tecnologico, che e’ al cuore del dibattito sull’automazione, e il ricorso a esso per trovare soluzioni tecnocratiche. Entrambe le posizioni eliminano difficili questioni sociopolitiche trasformandole in fatti apparentemente oggettivi.
Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/
https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/
