Lavoro/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025)


Un ampio rapporto di ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Office, ILO) ha esaminato il grado di esposizione di varie occupazioni e mansioni a questa tecnologia trasformativa [intelligenza artificiale], usando lo stesso gpt-4 per stimare il potenziale di automazione o di incremento di determinate categorie lavorative.
Si tratta di un buon punto di partenza.
Come prevedibile, il rapporto dell’ilo indica che i ruoli impiegatizi e amministrativi di routine sono quelli che corrono il maggior rischio immediato di automazione. Questi lavori comportano tipicamente compiti ripetitivi e facili da codificare, fortemente suscettibili di sostituzione algoritmica.
Tuttavia, l’analisi ha anche sottolineato che molte professioni, soprattutto quelle che richiedono processi decisionali complessi, interazioni socio-emotive e un’elevata creativita’, saranno probabilmente incrementate invece che sostituite. In questi contesti l’ia costituisce un complemento delle attivita’ umane, rimodellando ruoli e responsabilita’ anziche’ eliminarli del tutto […]
Il rapporto dell’ilo ha messo in evidenza che l’impatto dell’ia non si manifestera’ in modo uniforme nei mercati del lavoro a livello globale. Paesi con diversi livelli di reddito presentano diversi gradi di esposizione e adattabilita’ alla trasformazione in corso. Le economie a basso reddito, per esempio, potrebbero incontrare sfide peculiari a causa dei limiti delle infrastrutture tecnologiche e dei livelli piu’ bassi di capitale umano. Al contrario, i paesi a reddito piu’ elevato sono in una posizione piu’ favorevole per sfruttare l’ia generativa come leva per accrescere produttivita’ e innovazione e per creare nuovi posti di lavoro […]
Sebbene il mercato del lavoro debba senz’altro affrontare gli sconvolgimenti prodotti dall’ia generativa, l’evidenza storica, la teoria economica e le recenti ricerche empiriche suggeriscono che questi sconvolgimenti non daranno luogo a forme di disoccupazione permanente e diffusa. Al contrario, la vera sfida – come sottolineato ripetutamente da molte analisi […] – consiste nel gestire efficacemente la transizione: investendo in modo sostanziale nella formazione e nell’apprendimento continuo, potenziando le reti di sicurezza sociale, promuovendo strategie di innovazione inclusive e garantendo un accesso equo alle nuove opportunità di lavoro.
E’ puro buon senso. Le affermazioni allarmistiche sulla distruzione massiccia di posti di lavoro possono catturare l’attenzione dei media, ma trascurano fattori importanti di mitigazione e distraggono i politici dal compito costruttivo di plasmare il futuro digitale in modo umano, inclusivo e proficuo per la societa’.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)

Attraverso un controllo sempre piu’ meticoloso dello spazio, del tempo e del movimento, il lavoro salariato divenne uno strumento disciplinare altrettanto imperativo quanto l’esercito e la scuola.
Le persone vennero sottoposte a una «dittatura del tempo astratto» una tirannia dell’efficienza: la vita non era piu’ modellata dai ritmi della comunita’, dai cicli della natura o dal tempo proprio dell’essere umano attivo, ma dal battito uniforme di sveglie, orologi a tempo e campanelli di segnalazione.
La complessa struttura di significato delle relazioni su cui si basa la vita comunitaria venne sostituita da catene automatiche di comando e obbedienza.
Il punto di fuga di questo sviluppo e’ una societa’ il cui unico obiettivo e’ l’aumento infinito della produzione di beni e che, nel farlo, elimina tutto cio’ che non serve a questo scopo. 

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Lavoro/Roubini

La grande catastrofe. Dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere – Nouriel Roubini – Feltrinelli (2023)


Con l’attuale livello di crescita, le proposte di reddito universale di base non sono fattibili.
Se invece la crescita nei paesi avanzati raddoppiasse o triplicasse al 5 o 6 per cento, i conti migliorerebbero sensibilmente.
Un reddito o la fornitura di servizi pubblici universali di base o una qualche combinazione delle due cose potrebbero garantire una nuova rete di sicurezza finanziaria.
La pre-distribuzione di asset ex ante piuttosto che la re-distribuzione ex post della ricchezza e’ una possibilita’ alternativa per ridurre la disparita’.
I detentori degli asset si avvantaggerebbero di ampi rientri, permettendo cosi’ a tutti di svolgere attivita’ creative, imprenditoriali o di utilita’ sociale.
La rinuncia alla “dignita’ del lavoro” potrebbe anche non suscitare proteste se le integrazioni al reddito aprissero nuove porte all’appagamento della persona.
Con il reddito di base, i lavoratori nelle economie avanzate e innovative tollererebbero le paghe piu’ basse (ma rimpolpate dai bonus) senza la rabbia che spinge gli elettori verso i populisti che tanto disprezzano la democrazia liberale progressista. 

Info:
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?docid=alma9939922439006046&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI
https://www.pandorarivista.it/articoli/convivere-con-la-catastrofe-di-pablo-servigne-e-raphael-stevens/

https://businessweekly.it/la-grande-catastrofe/

Lavoro/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


Se vuoi investire in Italia devi essere autorizzato; vale a dire che non e’ il mercato che ti giudica, casomai devi piacere a chi sta alla guida del Paese.
Lo strumento principe, quasi iconico, del conservatorismo autorizzativo e’ il Golden Power, letteralmente «potere d’oro» – o meglio «poteri speciali» –, il cui funzionamento puo’ cosi’ sintetizzarsi: chi dall’estero intende prendere il controllo di una nostra azienda in campi strategici – quali per esempio energia, telecomunicazioni, trasporti, digitale – e’ tenuto a notificarlo. Se il governo ritiene che l’operazione possa mettere a repentaglio la sicurezza nazionale, ha la facolta’ di bloccarla, imporre condizioni o influire sulla governance futura […]
Il Golden Power ha continuato ad assumere nuove connotazioni […] divenendo – di fatto – sempre piu’ uno strumento di potere. Sia discrezionale, perche’ dipende dalla libera scelta dell’esecutivo, sia distorsivo, poiche’ puo’ alterare il normale funzionamento della concorrenza, dal momento che limita le opportunita’ delle nostre imprese di partecipare ad alleanze o acquisizioni strategiche […]
Un uso improprio del Golden Power [puo’] minare l’attrattivita’ del Paese: chi sarebbe disposto a investire in Italia se operazioni condotte in trasparenza e nel rispetto delle regole di mercato rischiano di essere bloccate a discrezione dell’esecutivo di turno?
Inoltre, simili decisioni minano la creazione di un mercato unico dei capitali, una delle iniziative piu’ rilevanti per i prossimi anni, essenziale per attrarre risorse e finanziare lo sviluppo delle aziende europee, incluse le nostre.
Ma nell’economia della paura, va ribadito, l’obiettivo non e’ crescere, bensi’ conservare.

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Lavoro/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)

Diversamente da come viene presentata nei manuali di economia, la spirale salari-prezzi non e’ un fenomeno automatico, non ha nulla di deterministico, non e’ una legge di natura; e’ invece il frutto di precise scelte politiche compiute da chi detiene il capitale e non vuole (o non puo’) assumersi il peso dell’incremento del costo del lavoro […]
L’inflazione incarna la natura squisitamente antidemocratica della nostra organizzazione economica. Non ci sarebbe proprio nulla di trascendente nell’idea di regolamentare i prezzi: dopotutto, nel regime attuale, le aziende li fissano di prassi.
Il pensiero economico neoclassico occulta questa realta’ con le sue astrazioni su mercati retti da una concorrenza perfetta. Sono narrazioni che imputano implicitamente l’inflazione ai lavoratori, considerati responsabili dello squilibrio che mette a repentaglio la societa’ cosi’ come la conosciamo, invece che puntare il dito sulle aziende.
Il classismo dei modelli economici che orientano il dibattito pubblico e le politiche economiche e’ nascosto in bella vista.
Si da’ per scontato che a causare l’inflazione siano tassi di disoccupazione troppo bassi, da cui conseguono aumenti nei salari e nei consumi […]
In sostanza, si rimprovera ai lavoratori di consumare troppo e lavorare troppo poco. Questa interpretazione preclude la diffusione di spiegazioni piu’ critiche che parlano piuttosto di un’«epidemia di profitti» […]
La causa del problema sarebbe da ricercarsi nei monopoli, che hanno la capacita’ di manipolare i prezzi e dunque compromettono l’efficienza del sistema impedendo la libera concorrenza.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/33220-nicola-bielli-clara-mattei-l-austerita-e-una-guerra-di-classe-permanente.html?utm_source=newsletter_2574&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022) 


Siamo tentati di affermare che, dal momento che le macchine non possono ragionare come noi, non adopereranno mai il discernimento; dal momento che non possono pensare come noi, non eserciteranno mai la creativita’; dal momento che non possono provare sentimenti come noi, non saranno mai empatiche.
E puo’ darsi che sia tutto vero. Ma si dimentica di riconoscere che le macchine potrebbero comunque essere in grado di portare a termine compiti che, quando sono compiuti da un essere umano, richiedono empatia, discernimento o creativita’, eseguendoli in un qualche modo totalmente diverso […]
Non e’ necessario risolvere il mistero del funzionamento di cervello e mente per costruire macchine le cui prestazioni possano superare quelle delle persone.
E, se le macchine non hanno bisogno di riprodurre l’intelligenza umana per essere altamente capaci, non c’e’ ragione di pensare che quanto gli esseri umani sono in grado di fare attualmente rappresenti un limite per cio’ che potranno fare le macchine future. Tuttavia e’ quello che si da’ di solito per scontato: che le macchine non potranno mai andare oltre le prodezze intellettuali degli umani. Ma questo, semplicemente, non e’ affatto plausibile.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Lavoro/ De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra – Veronica De Romanis – Mondadori (2026)


 La strada da percorrere e’ obbligata e urgente: servono riforme coraggiose, nuovi capitali e una spinta decisa verso settori ad alto valore aggiunto.
Ciononostante, si va in direzione opposta: si continuano a esaltare attivita’ a bassa produttivita’. Un esempio per tutti, il turismo che sarebbe «il nostro petrolio» […]
Certo, il turismo e’ importante, ma definirlo «il nostro petrolio» e’ fuorviante. Soprattutto perche’ avvalora la pericolosa – e assai diffusa – illusione che un grande Paese come il nostro possa prosperare solo in quanto meta di viaggi, facendo magari anche un po’ a meno delle industrie, che ovviamente inquinano e non sono belle da vedere […]
In linea generale, l’eccesso di enfasi sul turismo suggerisce l’idea che in quel settore non sia necessario intervenire: basta conservare cio’ che gia’ esiste, quasi fosse sufficiente «estrarlo». Proprio quel modo di pensare che porta con se’ protezioni e privilegi, come nel caso dei balneari […]
Si tratta di problemi ormai atavici, a cui si aggiungono la burocrazia complessa e una carente formazione specializzata, due fattori che rendono ancora piu’ difficile la diffusione di nuove idee e tecnologie.
Le imprese, dunque, restano piccole, spesso a conduzione familiare, con scarsa propensione all’investimento e all’innovazione e, di conseguenza, margini di produttivita’ limitati.
Pertanto, definire il turismo «il nostro petrolio» e’ solo un alibi per giustificare – ancora una volta – l’immobilismo consolatorio che si trasforma in una grande trappola in cui vengono sprecati energie e capitale. Del resto, cio’ che conta e’ sentirsi tutelati. Una tutela che, tuttavia, si rivela illusoria.

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Lavoro/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro – Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)


La «teoria del valore per gli azionisti», assioma nelle facolta’ di economia e nelle scuole di management che da quarant’anni sfornano dirigenti, impiegati e «pubblico informato», non fa eccezione.
Tra i suoi postulati vi e’ la progressiva ma implacabile trasformazione del lavoro da risorsa in costo, che e’ economicamente sensato e socialmente accettabile ridurre in nome della logica economica […]
Questa cornice concettuale, sistematizzata nel tempo, ha influenzato le politiche pubbliche e la tolleranza dei governi per le connesse pratiche private: detassazione di capitale e mezzi produttivi a svantaggio del lavoro, deregolamentazione, disincentivazione della contrattazione collettiva, smantellamento dei sistemi di protezione sociale (pensioni, scuola pubblica, sanita’), compressione dei salari, tolleranza del conflitto d’interessi e dell’azzardo morale (ipotecare l’azienda con investimenti spericolati ad alto rendimento, chiamando in soccorso lo Stato – il contribuente – se le cose vanno male), ritorno della concentrazione oligopolistica.
E infatuazione per la tecnocrazia in sostituzione della politica, resa apparentemente obsoleta dal dominio delle logiche economiche su quelle sociali e geopolitiche, ma anche dal potere taumaturgico di tecnologie sempre piu’ potenti e pervasive, controllate in buona misura dal settore privato.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

 

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022) 


Per la maggior parte di noi, il lavoro e’ il nuovo oppio.
Come una droga, offre ad alcuni individui una piacevole sferzata di motivazione. Ma allo stesso tempo, intossica e disorienta, distraendoci dalla ricerca del significato in altri ambiti.
Questo rende difficile immaginare come potremmo vivere diversamente le nostre vite. Il lavoro e’ cosi’ radicato nella nostra psiche, ne siamo diventati cosi’ dipendenti che c’e’ spesso un’istintiva resistenza a prendere in considerazione un mondo in cui ve ne sia di meno, e un’incapacita’ di esprimere qualcosa di sostanziale quando lo facciamo.
La maggior parte di noi sa che cosa significhi vivere lavorando in modo redditizio; non si puo’ dire lo stesso di che cosa voglia dire abituarsi a una fruttuosa disoccupazione. Per dirla con Hannah Arendt, viviamo in una “societa’ di lavoratori […] che sta per essere liberata dalle pastoie del lavoro, ed e’ una societa’ che non conosce piu’ quelle attivita’ superiori e piu’ significative in nome delle quali tale liberta’ meriterebbe di essere conquistata”.
La preoccupazione, come ha sostenuto Keynes, e’ che “non esiste paese o popolo, a mio avviso, che possa guardare senza terrore all’era del tempo libero e dell’abbondanza. Per troppo tempo, infatti, siamo stati allenati a faticare anziche’ godere”.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Lavoro/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


Se molti lavoratori si trovano in condizioni peggiori a causa dei miglioramenti tecnologici, diventa molto piu’ difficile affermare che gli incrementi della produttivita’ contribuiscono al bene comune.
Il treno ha minori probabilita’ di mettersi in moto quando i datori di lavoro godono di un potere eccessivo rispetto ai lavoratori, quando la tecnologia si muove in una direzione contraria al lavoro e quando gli incrementi della produttivita’ non si traducono in crescita dell’occupazione in altri settori.
Ma c’e’ un problema ancora piu’ fondamentale: durante gli ultimi decenni, la crescita della produttivita’ da condividere si e’ ridotta, anche se ogni giorno veniamo bombardati di nuovi prodotti e app.
Le generazioni che vivevano negli anni sessanta e settanta del xx secolo usavano lo stesso telefono (a disco combinatore) e lo stesso televisore per decenni, finche’ non si rompevano e acquistarne uno nuovo diventava inevitabile. Oggi la maggior parte delle famiglie di ceto medio acquista un nuovo cellulare, televisore o altri apparecchi elettronici una volta l’anno o al massimo ogni due: i nuovi modelli sono piu’ veloci, luccicanti e potenti grazie a una miriade di nuove funzioni.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf