Economia di mercato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)


 La mitica flat tax, o tassa piatta […]
Nella versione italiana, in cui e’ stata solo parzialmente realizzata, e’ del 15 per cento. Cio’ la rende attraente per tutti, a prima vista, almeno […]
L’aliquota del 15 per cento (o altro) scatta solo per redditi che eccedono una certa soglia, al di sotto della quale nessuna tassa e’ dovuta. Il che significa che, in pratica, ci sono due aliquote: zero fino alla soglia e poi, per esempio, il 15 per cento.
Con questo meccanismo, l’aliquota media aumenta al crescere del livello del reddito, la tassa resta progressiva, e quindi in linea con il vincolo costituzionale nei paesi, come il nostro, dove il sistema fiscale e’ ispirato a criteri di progressivita’.
Ma la progressivita’ e’ piuttosto modesta, soprattutto per i redditi alti.
Facciamo un esempio. Supponiamo che la soglia di esenzione sia 15.000 euro l’anno e che poi l’aliquota piatta sia del 15 per cento. Chi ha un reddito fino a 15.000 euro non paga nulla. Chi ha un reddito di 30.000 euro non paga nulla sui primi 15.000 euro e poi paga il 15 per cento sui restanti 15.000 euro, cioè 2250 euro. La tassazione media e’ quindi 2250 diviso 30.000, ossia 7,5 per cento.
Il salto rispetto a chi sta sotto i 15.000 euro e’ piuttosto alto (da zero si passa al 7,5 per cento), per cui il grado di progressivita’ e’ inizialmente alto […]
Via via che aggiungiamo al reddito 15.000 euro, il salto della tassazione media si riduce: cioe’ la tassazione diventa sempre meno progressiva […]
Alla fine, la differenza tra la tassazione media tra chi ha un reddito di 100.000 euro e chi ha un reddito di un milione di euro e’ davvero modesta. I primi pagano una tassa media del 12,75 per cento; i secondi, del 14,78 per cento, solo due punti percentuali in piu’.
Capite quindi il vantaggio enorme che la tassa piatta comporta per i ricchi e super-ricchi, quelli che, in sua assenza, pagherebbero magari una tassa media del 40 o 50 per cento.
E’ il non plus ultra dell’economia del gocciolamento.
Nessun paese avanzato ha mai avuto la tassa piatta.

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Lavoro/Benanav

Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo – Aaron Benanav – Luiss (2022 )


Dibattiti tra i sostenitori del reddito di base incondizionato (Rbi; il corrispettivo piu’ utilizzato ‘ Ubi, acronimo di universal basic income, N.d.T.) vertono perlopiu’ su alcune ipotesi, se per esempio i pagamenti dell’Ubi dovrebbero essere maggiori o inferiori, se dovrebbero essere tassati per chi guadagna redditi alti, se dovrebbero integrare o sostituire altri programmi di welfare state, e se dovrebbero essere estesi il piu’ possibile o limitati ai cittadini.
Per i teorici dell’automazione, l’Ubi risolve il rompicapo centrale della loro visione: come fornire alla gente un reddito per dare valore alle loro preferenze, in un mondo in cui il lavoro umano e’ stato reso in buona parte o del tutto obsoleto.
Il reddito di base universale e’ la soluzione tecnica che trasforma lo scenario da incubo dell’innovazione nel sogno della post-scarsita’. Su questa premessa, i teorici dell’automazione spesso lo presentano come uno strumento politico neutro – che piace tanto alla sinistra quanto alla destra – che risolve il problema della disoccupazione e della sottoccupazione globale, proprio come si presumeva che le tecnologie della Rivoluzione Verde dovessero risolvere i problemi della fame nel mondo.
Vi e’ un’affinita’ implicita tra il determinismo tecnologico, che e’ al cuore del dibattito sull’automazione, e il ricorso a esso per trovare soluzioni tecnocratiche. Entrambe le posizioni eliminano difficili questioni sociopolitiche trasformandole in fatti apparentemente oggettivi.

Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/

https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/

Economia di mercato/Cottarelli

Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia – Carlo Cottarelli – Feltrinelli (2023)

Ma cosa accadde esattamente nel 2008-09? Quali furono le origini della crisi finanziaria globale?
Come ci insegna Tucidide, occorre sempre distinguere tra cause immediate e cause piu’ remote.
La causa immediata si puo’ rintracciare nel forte aumento dei tassi di interesse deciso dalla Fed. Tra il 2004 e il 2006 il principale tasso di interesse della Fed aumento’ dall’1 a oltre il 5 per cento. Questo determino’ una minore domanda di abitazioni e la conseguente caduta del prezzo delle case (la garanzia per i prestiti ipotecari concessi in passato). Tutto cio’ causo’ una doppia difficolta’ per le famiglie americane che avevano aumentato il proprio indebitamento in misura elevata […]
Non solo la rata del mutuo, per chi aveva contratto prestiti a tassi variabili, aumentava, ma il valore della propria abitazione scendeva, con una perdita di valore sulle garanzie concesse […]
I problemi erano anche piu’ seri per le famiglie con redditi relativamente bassi, quelle che avevano avuto accesso al credito attraverso il cosiddetto “subprime market”, il mercato che riguarda i creditori non di primo livello, quelli considerati piu’ a rischio a cui il credito era stato comunque esteso, per cosi’ dire, alla leggera […]
Ci dobbiamo addentrare nel campo delle cause piu’ remote, relative all’innovazione e alla liberalizzazione finanziaria.
La crescita era stata particolarmente forte per il segmento del credito ipotecario, per effetto anche di un’innovazione, un’operazione di ingegneria finanziaria consentita dalle liberalizzazioni dei decenni precedenti. L’innovazione consisteva nella “cartolarizzazione” (securitization) dei prestiti ipotecari. Che vuol dire? Un prestito ipotecario e’ un contratto fra una persona e una banca. Il prestito puo’ essere rimborsato o meno, e a nessuno verrebbe in mente di comprare un singolo contratto bancario da una banca […]
Ma se, invece di comprare un solo prestito, compro un titolo che rappresenta quote di 100.000 prestiti ipotecari, il rischio di perdere il mio investimento sembrerebbe sparire: perderei tutto il mio capitale solo se tutti i 100.000 debitori non fossero in grado di pagare.
E’ la legge dei grandi numeri: mettendo insieme tanti prestiti ipotecari, il rischio di perdere tutto diventa irrilevante. Da qui il vantaggio della cartolarizzazione dei prestiti, cioe’ della loro trasformazione in un titolo che rappresenta non un singolo prestito, ma una piccola quota di un numero elevatissimo di prestiti. Geniale, no? Pero’ ci sono anche delle criticita’ in un’operazione di questo genere. La prima e’ che la banca che inizialmente concede il prestito diventa meno interessata nel valutare se il creditore sia in grado di ripagare il prestito, tanto poi il prestito verra’ rivenduto […]
La seconda criticita’ e’ che la minimizzazione del rischio che si ottiene mettendo insieme tante posizioni rischiose vale se la probabilita’ che un singolo prestito non venga ripagato e’ indipendente da quella che un altro prestito non sia ripagato […]
[Ma] se i tassi di interesse aumentano, questo rende piu’ difficile che in generale i prestiti siano ripagati. L’aumento dei tassi di interesse e’ infatti una causa che influenza allo stesso modo moltissimi prestiti, e anche mettendoli tutti insieme non si riduce il rischio di non essere ripagati quando i tassi di interesse crescono.
Tutto cio’ significa che il sistema finanziario sottovaluto’ i rischi che derivavano dalla cartolarizzazione dei prestiti ipotecari.
Inoltre, i prestiti cartolarizzati venivano spostati al di fuori del bilancio delle banche, attraverso la loro cessione a entita’ a se’ stanti (chiamate special purpose vehicles o SPV), di proprieta’ delle banche stesse, che si finanziavano a breve termine ed erano dotate di poco capitale. Il valore degli SPV crollo’ quando fu chiaro che i debitori dei prestiti ipotecari non potevano pagare i loro debiti a causa dell’aumento dei tassi di interesse e che il valore della garanzia (le case) era sceso per la crisi del mercato immobiliare. 

Info:
https://www.democraziaedirittisociali.it/wp-content/uploads/2024/01/Introduzione.pdf
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/nuovo-libro-carlo-cottarelli-chimere-economia

https://www.repubblica.it/economia/2023/05/29/news/carlo_cottarelli_libro_criptovalute_globalizzazione-402425296/
https://www.feltrinellieditore.it/speciali/2023/05/16/carlo-cottarelli-e-le-chimere-delleconomia/

Capitalismo/AA VV

Rapporto sulle disuguaglianze nel mondo – AA VV – La Nave di Teseo (2019)

Negli ultimi decenni, in quasi tutti in paesi si e’ osservato un generale aumento del rapporto fra ricchezza netta privata e reddito nazionale.
E’ sorprendente vedere come questa situazione consolidata non sia stata praticamente toccata dalla crisi finanziaria del 2008 e nemmeno dalle bolle speculative nei mercati finanziari di paesi come il Giappone e la Spagna.
Ci sono stati aumenti eccezionali dei coefficienti ricchezza/reddito in Cina e in Russia che, in seguito alla transizione da un’economia a orientamento comunista a una a orientamento capitalista, sono rispettivamente quadruplicati e quintuplicati. I coefficienti ricchezza/reddito in Russia e in Cina si stanno avvicinando ai valori registrati in Francia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
A partire dagli anni ottanta, la ricchezza pubblica e’ diminuita nella maggior parte dei paesi. La ricchezza pubblica netta (patrimonio pubblico meno debito pubblico) e’ recentemente diventata addirittura negativa negli Stati Uniti e nel Regno Unito ed e’ appena positiva in Giappone, Germania e Francia. Si tratta di una condizione che indubbiamente limita la capacita’ dei governi di controllare l’economia, ridistribuire i redditi e attenuare la crescente disuguaglianza.In Cina la proprieta’ pubblica e’ molto diminuita, ma resta ancor oggi alta: dal 2008, la ricchezza pubblica netta si e’ stabilizzata al 30% circa della ricchezza nazionale (rispetto al 15-25% in Occidente durante il periodo dell’economia mista, tra il 1950 e il 1980).

Info:
https://www.sinistrainrete.info/teoria-economica/18217-nicolo-bellanca-l-ideologia-del-capitalismo-ideologico-sull-ultimo-libro-di-piketty.html
https://www.confinionline.it/detail.aspx?prog=65296
https://eticaeconomia.it/pro-e-contro-piketty-breve-ricostruzione-di-un-acceso-dibattito/
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/10/lo-001-ha-tre-volte-piu-ricchezza-della-meta-piu-povera-dellumanita-ma-la-disuguaglianza-non-e-inevitabile-e-una-scelta-politica-dei-governi/8221758/

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’instabilita’ del sistema economico globale e’ a tutti piu’ che evidente dopo la crisi finanziaria del 2008 […]
La causa di questa crescente instabilita’ non risiede, come spesso si crede, nella spregiudicatezza di alcuni banchieri di alto livello, ma nel fatto che l’accumulazione di capitale attraverso il ciclo di produzione, vendita, profitto e reinvestimento ha subito una battuta d’arresto a livello globale. La ragione piu’ importante e’ che il rollback neoliberale e’ stato molto redditizio per una piccola categoria, ma allo stesso tempo ha indebolito significativamente la domanda attraverso il dumping salariale e la precarizzazione del mondo del lavoro. Semplicemente, le persone non hanno più i soldi in tasca per acquistare a un prezzo vantaggioso la produzione globale, che nella logica del sistema deve continuare a crescere.
Questo problema relativo alla domanda e’ aggravato dal fatto che sempre piu’ persone fuoriescono dal sistema produttivo a causa del taglio dei posti di lavoro in nome della razionalizzazione e digitalizzazione, e di conseguenza non ricevono piu’ salari con i quali potrebbero comprare qualcosa.
Il sistema soffoca a causa della sua stessa produttivita’.
Dopo che gran parte della forza lavoro in agricoltura e nell’industria e’ gia’ stata sostituita dalla tecnologia negli ultimi cento anni, questa tendenza all’informatizzazione si sta estendendo alle classi medie e al settore dei servizi.
Il risultato e’ una disoccupazione di massa strutturale che sta peggiorando sempre di piu’ in tutto il mondo, seppur coperta dalla manipolazione delle statistiche governative.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/
https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Capitalismo/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


 Con l’avanzare del modello di crescita neoliberale ebbe inizio, parallelamente, anche una lenta erosione del modello standard di democrazia stabilito nel dopoguerra.
A partire dalla fine degli anni settanta, la partecipazione della popolazione a elezioni di qualunque tipo diminui’ in modo considerevole e costante in tutte le democrazie a economia capitalista, soprattutto nelle fasce piu’ basse di distribuzione del reddito e di opportunita’, tra coloro cioe’ che piu’ di tutti, di fatto, dipendono da politiche redistributive di tutela. Tutti i partiti, al contempo, senza distinzione quanto al loro orientamento istituzionale, hanno conosciuto un crollo dei propri iscritti. Lo stesso dicasi per i sindacati, che dalla fine degli anni ottanta solo raramente hanno potuto avvalersi del diritto di sciopero con qualche prospettiva di successo.
Quanto al sistema dei partiti, […] i partiti di centro, tradizionali sostenitori dello stato, hanno via via abbandonato la comunita’ dei propri elettori per ritirarsi negli apparati di quest’ultimo […]
Come gia’ i sindacati, che per preservare il posto di lavoro dei propri iscritti dovettero quantomeno moderare le richieste di cui erano portatori, anche i partiti, se volevano governare stati ormai inseriti in un mercato mondiale, si videro costretti a non poter piu’ dare ascolto alla propria base, sacrificando […], la “capacità di risposta” (responsiveness) in nome della “responsabilità” (responsibility)[…]
Con l’adesione al fronte unitario della globalizzazione, centro-destra e centro-sinistra hanno perduto entrambi la propria identita’ politica, per quanto definita solo in modo vago.
Nel processo di adattamento al mercato mondiale, la politica democratica del dopoguerra e’ passata dall’essere un progetto a lungo termine per il perseguimento di modelli ideali di societa’ differenti – in modo particolare, di uno gerarchico-paternalista, da un lato, e uno egualitario e non classista, dall’altro – a un insieme di reazioni pragmatiche a breve termine, a fronte di condizioni contestuali e di mercato in costante e imprevedibile mutamento.
Come mai prima, la politica si e’ svuotata di ideologia e, in senso stretto, di prospettive, divenendo indistinguibile nelle sue versioni. La democrazia ha cosi’ potuto compiere il passaggio a una postdemocrazia: da un lato, forma d’intrattenimento che riduce gli elettori a spettatori, dall’altro, mostra di reazioni sconnesse ed estemporanee a eventi inattesi, coordinata da spin doctor ed esperti di comunicazione.
Anche il comportamento elettorale, di conseguenza, e’ cambiato, per gli strateghi della politica come per gli elettori, non piu’ orientati a un ideale sociale collettivo, a un futuro comune cui tendere, ma guidati da reazioni istintive, svincolate da posizioni e ideologie di classe e prive di alcuna tensione a un obiettivo.
La fluttuazione dell’elettorato da un partito all’altro e’ cresciuta allora in maniera esponenziale e i vecchi partiti del modello standard si sono ritrovati con una base sempre meno stabile e duratura di sostenitori su cui poter contare.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Finanziarizzazione/Napoleoni

Tecnocapitalismo. L’ascesa dei nuovi oligarchi e la lotta per il bene comune – Loretta Napoleoni – Meltemi (2025)


 Nel dicembre 2000, poche settimane prima di lasciare la Casa Bianca, Bill Clinton firmo’ il Commodity Futures Modernization Act, una legge che segna l’avvento dell’era della finanziarizzazione.
Allo stesso modo in cui i presidenti uscenti concedono la grazia ai condannati loro amici, Clinton lancio’ questo gigantesco boccone prelibato alle grandi imprese di Wall Street.
Grazie alla nuova legislazione, la finanza inizio’ a esercitare un’influenza sempre piu’ forte su tutta l’economia, e di conseguenza ampi settori del mondo economico abbandonarono attivita’ reali, per esempio l’industria, per guadagnare dalla finanza.
L’ingegneria finanziaria, con i suoi strumenti esotici, dalle mortage-backed securities ai credit default swap, offriva enormi opportunita’ per maturare super-profitti, ed ecco perche’ la deregulation degli anni Novanta ha scatenato le forze della speculazione di mercato.
Anno dopo anno, Wall Street si e’ trasformata sempre piu’ in un casino’ di borsa.
La finanza si e’ progressivamente allontanata dall’economia reale e si e’ fortemente informatizzata, e cosi’ ha cominciato ad assomigliare a una rete di sofisticatissimi videogiochi.

Info:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/10/loretta-napoleoni-noi-non-controlliamo-la-tecnologia-sono-i-tecnocapitalisti-a-controllare-noi/8019809/
https://www.retisolidali.it/tecnocapitalismo-loretta-napoleoni-intervista/
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/alice-scaglioni-7-corriere-della-sera-lai-e-il-nostro-alunno-ma-ci-lasciamo-sfruttare-su-tecnocapitalismo-di-loretta-napoleoni-meltemi.pdf

Lavoro/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


L’automazione e la delocalizzazione hanno accresciuto la produttivita’ e moltiplicato i profitti delle aziende, ma non hanno portato nulla che assomigli a una prosperita’ condivisa negli Stati Uniti e negli altri paesi sviluppati.
Sostituire i lavoratori con le macchine e spostare il lavoro in paesi a basso salario non sono le uniche opzioni possibili per migliorare l’efficienza economica. Ci sono molti modi per incrementare la produzione per addetto, e ci sono sempre stati […]
Alcune innovazioni potenziano il contributo dei lavoratori alla produzione, invece di automatizzare o delocalizzare il lavoro. Per esempio, nuovi strumenti software che coadiuvano le mansioni dei meccanici che riparano automobili e consentono di lavorare con maggior precisione aumentano la produttivita’ marginale del lavoratore. E’ una cosa completamente diversa dall’installare robot industriali allo scopo di sostituire i lavoratori umani.
La creazione di nuove mansioni e’ ancora piu’ importante per aumentare la produttivita’ marginale del lavoratore […]
Quando l’introduzione di nuove macchine crea nuovi impieghi per la manodopera umana, il lavoratore puo’ contribuire alla produzione in nuovi modi e la sua produttivita’ marginale aumenta […]
Molte delle professioni in piu’ rapida crescita negli ultimi decenni – radiologi per macchine per la risonanza magnetica, ingegneri di rete, operatori di macchine computerizzate, programmatori di software, addetti alla sicurezza informatica e analisti dati ottant’anni fa non esistevano.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Capitalismo/Chicchi

Manifesto per il reddito di base – Federico chicchi, Emanuele Leonardi – Laterza (2018)


Il capitalismo e’ un modo di produzione la cui finalita’ e’ la creazione di un surplus di valore, cioe’ la presenza al termine del ciclo economico di una quantita’ di denaro superiore a quella anticipata affinche’ quel ciclo si mettesse in moto.
La ricerca spasmodica del plusvalore richiede che l’organizzazione della produzione privilegi l’accumulazione di capitale a discapito del valore d’uso delle merci (cioe’ dei bisogni che esse soddisfano) […]
La societa’ industriale produceva merci e le socializzava; il capitalismo post-fordista produce la societa’ direttamente in forma di merce.
Si pensi al modo in cui i cosiddetti big data sono stati trasformati in un’immensa impresa commerciale che trasforma le persone in fornitori di informazione gratuita e continuativa (h24).

Info:
https://ilmanifesto.it/il-reddito-e-di-base
https://ilmanifesto.it/le-ragioni-del-reddito-di-cittadinanza

https://effimera.org/oltre-manifesto-reddito-base-andrea-fumagalli/

 

Lavoro/Aloisi

Il tuo capo e’ un algoritmo – Antonio Aloisi, Valerio De Stefano – Laterza (2020)

Con la definizione di «management tramite algoritmi» si indicano le prassi organizzative che sono realizzate da agenti non umani – in primis formule matematiche, per intenderci.
Evidentemente, esiste non solo una complementarita’ ma anche una propedeuticita’ tra workforce analytics [analisi del personale] e gestione algoritmica della forza lavoro. Il serbatoio di informazioni raccolte serve a rifornire le stringhe di codice a cui tocchera’ assumere ruoli manageriali.
Molto più comunemente, gli algoritmi – da quelli base, paragonabili ad alberi decisionali, fino a quelli più avanzati e in grado di autoperfezionarsi col tempo – preconfezionano decisioni “ottime” su cui i dirigenti hanno l’ultima parola (se va bene). Altri- menti, e’ possibile delegare in bianco le funzioni direttive, di controllo e disciplinari (che hanno dunque effetti anche di natura giuridica sul personale) a uno stuolo di applicazioni che agiscono per approssimazione, per tentativo ed errore, per aggiustamenti.
Gia’ oggi nel commercio e nei servizi si organizzano turnazioni e riposi con software lanciati dalle societa’ Kronos, Onshift e Dayforce. Sui materiali promozionali si legge che questi sistemi hanno lo scopo di ridurre i costi del lavoro tramite previsioni accurate dei carichi e delle commesse.
Vengono pubblicizzati come piu’ efficaci dei processi manuali giacche’ combinano serie storiche, previsioni meteo, andamenti stagionali, vendite passate e propensione alla spesa da parte dei clienti.

Info:
https://www.laterza.it/images/stories/pdf/9788858141298_ALOISI%202.pdf
https://www.laterza.it/images/stories/pdf/9788858141298_ALOISI%203.pdf

https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/ALOISI-8.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/ALOISI-10.pdfhttps://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/ALOISI-10.pdf
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-tuo-capo-e-un-algoritmo-di-antonio-aloisi-e-valerio-de-stefano/