Economia di mercato/Roubini

La grande catastrofe. Dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere – Nouriel Roubini – Feltrinelli (2023)

Quando l’amministrazione Nixon sgancio’ il dollaro Usa dalla valutazione dell’oro nel 1971, permettendo al biglietto verde di fluttuare in base alla domanda del mercato, facilito’ il finanziamento dei piu’ grossi disavanzi fiscali e commerciali alimentati dalla Guerra nel Vietnam […]
La decisione di Nixon sorti’ qualche vantaggio a breve termine, ma rischi a lungo termine.
I cinque decenni passati da allora hanno visto vicissitudini paralizzanti nelle economie avanzate (figuriamoci nei mercati emergenti): negli anni settanta la stagflazione; negli ottanta un crollo del settore immobiliare statunitense che porto’ alla crisi delle casse di risparmio savings and loans; una crisi bancaria scandinava nei primi anni novanta; una crisi valutaria del Meccanismo europeo di scambio nel 1992; la grande stagnazione e deflazione giapponese a partire dagli anni novanta dopo lo sgonfiamento della bolla immobiliare; nel 1998 il collasso della Long Term Capital Management sebbene avesse due Nobel al timone; il boom di Internet con successivo crollo e fallimenti aziendali nei primi anni del nuovo secolo; il boom-e-declino edilizio e creditizio che porto’ alla Crisi finanziaria globale iniziata nel 2007; la crisi della zona euro, all’inizio del decennio scorso; e ovviamente la pandemia Covid-19 del 2020. Ogni ciclo significava ulteriori debiti pubblici e privati.

Info:
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?docid=alma9939922439006046&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI
https://www.pandorarivista.it/articoli/convivere-con-la-catastrofe-di-pablo-servigne-e-raphael-stevens/

https://businessweekly.it/la-grande-catastrofe/

Capitalismo/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dar- dot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

Quali sono gli aspetti fondamentali che caratterizzano la ragione neoliberista? […] possiamo identificarne quattro.
Primo: al contrario di quello che affermano gli economisti classici, il mercato non e’ un dato naturale ma una realta’ costruita, che come tale richiede l’intervento attivo dello Stato e la realizzazione di un sistema di diritto specifico […]
Secondo: l’essenza dell’ordine di mercato non sta nello scambio, ma nella concorrenza, definita essa stessa come rapporto di disparita’ tra unita’ di produzione distinte, o «imprese».
Costruire il mercato, di conseguenza, implica la generalizzazione della concorrenza come norma delle pratiche economiche.
[Terzo] lo Stato non e’ solo un guardiano che vigila sul quadro, ma e’ esso stesso sottoposto nella propria azione alla norma della concorrenza. Seguendo l’ideale di una «societa’ di diritto privato», non c’e’ ragione per cui lo Stato dovrebbe fare eccezione alle regole di diritto che deve fare applicare […]
Cosi’ lo Stato, cui e’ affidata la costruzione del mercato, al tempo stesso deve costruirsi secondo le norme del mercato.
Quarto: l’esigenza di universalizzazione della norma della concorrenza supera di molto le frontiere dello Stato e tocca direttamente gli individui nel loro rapporto con se stessi […]
Ovvero, piu’ correttamente: lo Stato imprenditoriale, come gli attori privati della governance, deve condurre indirettamente gli individui a gestire se stessi come imprenditori […]
L’impresa e’ promossa al rango di modello di soggettivazione: siamo tutti imprese da gestire e capitali da far fruttare […]
Dalla costruzione del mercato alla concorrenza come norma di tale costruzione, poi dalla concorrenza come norma dell’attivita’ degli agenti economici alla concorrenza come norma della costruzione dello Stato e della sua azione; infine, dalla concorrenza come norma dello Stato-impresa alla concorrenza come norma di condotta del soggetto-impresa: sono queste le fasi che hanno scandito l’estensione della razionalita’ commerciale a tutte le sfere dell’esistenza umana, e che fanno della ragione neoliberista una vera e propria ragione-mondo.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Lavoro/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro – Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)


La «teoria del valore per gli azionisti», assioma nelle facolta’ di economia e nelle scuole di management che da quarant’anni sfornano dirigenti, impiegati e «pubblico informato», non fa eccezione.
Tra i suoi postulati vi e’ la progressiva ma implacabile trasformazione del lavoro da risorsa in costo, che e’ economicamente sensato e socialmente accettabile ridurre in nome della logica economica […]
Questa cornice concettuale, sistematizzata nel tempo, ha influenzato le politiche pubbliche e la tolleranza dei governi per le connesse pratiche private: detassazione di capitale e mezzi produttivi a svantaggio del lavoro, deregolamentazione, disincentivazione della contrattazione collettiva, smantellamento dei sistemi di protezione sociale (pensioni, scuola pubblica, sanita’), compressione dei salari, tolleranza del conflitto d’interessi e dell’azzardo morale (ipotecare l’azienda con investimenti spericolati ad alto rendimento, chiamando in soccorso lo Stato – il contribuente – se le cose vanno male), ritorno della concentrazione oligopolistica.
E infatuazione per la tecnocrazia in sostituzione della politica, resa apparentemente obsoleta dal dominio delle logiche economiche su quelle sociali e geopolitiche, ma anche dal potere taumaturgico di tecnologie sempre piu’ potenti e pervasive, controllate in buona misura dal settore privato.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

 

Economia di mercato/Appelbaum

Il tempo degli economisti. Falsi profeti, libero mercato e disgregazione della societa’- Binyamin Appelbaum – Hoepli (2021)

Un derivato e’ una scommessa sul movimento di altri prezzi.
I primi esempi conosciuti sono antichi quasi come quelli della scrittura: si tratta dei contratti degli agricoltori della Mesopotamia per vendere i raccolti futuri a prezzi specifici.
I derivati moderni sono nati nella mezzaluna fertile d’America, con la fondazione di un mercato dei futures a Chicago, poco prima della Guerra Civile. Quei contratti sui cereali erano venduti come una forma di assicurazione, che permetteva agli agricoltori di ridurre il rischio, bloccando i prezzi prima del raccolto.
I derivati, tuttavia, si possono anche usare per amplificare il rischio. Un investitore, per esempio, puo’ promettere di vendere grano che non possiede, scommettendo che riuscira’ a comprarlo a un prezzo piu’ basso di quello al quale ha accettato di venderlo.
Quando la deregolamentazione finanziaria ha aperto nuovi mercati e creato nuovi rischi, gli ingegneri della finanza hanno ideato nuovi tipi di derivati: come assicurazione contro quei rischi e come nuove opportunita’ di gioco d’azzardo.
La deregulation dei tassi di cambio, a meta’ degli anni Settanta, innesco’ il primo grande boom. La deregolamentazione dei tassi di interesse negli anni Ottanta scateno’ un secondo boom. Entrambi impallidivano in confronto all’ondata che ebbe inizio nei primi anni Novanta, quando i banchieri piu’ furbi resero popolari i derivati di credito, con cui gli investitori potevano scommettere sulla possibilita’ che i mutuatari non riuscissero a ripagare i debiti.
Il mercato dei derivati creditizi si rivelo’ sterminato. Il valore di una sola varieta’ – i credit default swaps – aumento’ da, letteralmente, 0 (zero) nei primi anni Novanta a una stima di 62.000 miliardi di dollari nel 2007: piu’ del valore della produzione economica mondiale in quell’anno.

 

Capitalismo/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

La moderna filantropia dei miliardari e’ un esercizio del potere capitalistico, di fatto una sua estensione oltre i confini della sfera economica, che dirotta beni privati verso scopi collettivi, ma senza alcuna responsabilita’ pubblica.
Una filantropia che e’ profondamente antidemocratica e che serve a rafforzare il potere e l’influenza dei protagonisti miliardari della societa’ contemporanea.
Questi mega filantropi hanno infatti capito che, rispetto al tradizionale processo elettorale, le imprese apparentemente caritatevoli offrono loro una via di accesso ben piu’ agevole al potere politico e alla definizione delle politiche pubbliche.
Di fatto, cio’ significa che, mentre la mano destra elargisce miliardi alle cause filantropiche, la mano sinistra sottrae la speranza nella democrazia e nell’uguaglianza. E nulla cambia nel sistema che sta alla base della disuguaglianza e che la produce: l’accordo e’ che i doni dei miliardari vengano concessi a fronte della garanzia che non si realizzera’ alcuna modifica sostanziale al sistema che li ha resi straricchi.

Info:
https://www.micromega.net/capitalismo-woke/
https://maremosso.lafeltrinelli.it/interviste/capitalismo-woke-libro-carl-rhodes

https://www.centromachiavelli.com/2023/12/23/capitalismo-woke-recensione/
https://www.lafionda.org/2023/11/24/capitalismo-woke/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/26/capitalismo-woke-guardiamoci-bene-dalle-cause-che-trasformano-la-moralita-in-profitto/7391473/
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml
https://www.corriere.it/economia/opinioni/23_febbraio_27/risveglio-
capitalismo-filosofia-woke-che-addormenta-utili-521a9a10-b698-11ed-9695-a3af2d07bb2a.shtml

Lavoro/Susskind

Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica – Daniel Susskind – Bompiani (2022) 


Per la maggior parte di noi, il lavoro e’ il nuovo oppio.
Come una droga, offre ad alcuni individui una piacevole sferzata di motivazione. Ma allo stesso tempo, intossica e disorienta, distraendoci dalla ricerca del significato in altri ambiti.
Questo rende difficile immaginare come potremmo vivere diversamente le nostre vite. Il lavoro e’ cosi’ radicato nella nostra psiche, ne siamo diventati cosi’ dipendenti che c’e’ spesso un’istintiva resistenza a prendere in considerazione un mondo in cui ve ne sia di meno, e un’incapacita’ di esprimere qualcosa di sostanziale quando lo facciamo.
La maggior parte di noi sa che cosa significhi vivere lavorando in modo redditizio; non si puo’ dire lo stesso di che cosa voglia dire abituarsi a una fruttuosa disoccupazione. Per dirla con Hannah Arendt, viviamo in una “societa’ di lavoratori […] che sta per essere liberata dalle pastoie del lavoro, ed e’ una societa’ che non conosce piu’ quelle attivita’ superiori e piu’ significative in nome delle quali tale liberta’ meriterebbe di essere conquistata”.
La preoccupazione, come ha sostenuto Keynes, e’ che “non esiste paese o popolo, a mio avviso, che possa guardare senza terrore all’era del tempo libero e dell’abbondanza. Per troppo tempo, infatti, siamo stati allenati a faticare anziche’ godere”.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/un-mondo-senza-lavoro-come-rispondere-alla-disoccupazione-tecnologica-di-daniel-susskind-bompiani-editore/
https://silviazanella.com/2022/12/10/sottolineature-un-mondo-senza-lavoro/

https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/daniel-susskind-il-modello-assunzione-carriera-pensione-e-superato-dobbiamo-pensare-a-un-mondo-senza-lavoro/
https://d.repubblica.it/culture/power/2023/09/05/news/daniel_susskind_il_modello_assunzione-carriera-pensione_e_superato_dobbiamo_pensare_a_un_mondo_senza_lavoro-424369276/

Economia di mercato/Roubini

La grande catastrofe. Dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere – Nouriel Roubini – Feltrinelli (2023)

 Nel migliore dei casi la globalizzazione e’un’arma a doppio taglio.
“A causa della globalizzazione tanta gente oggi vive piu’ a lungo e il suo livello di vita e’ molto migliorato,” ha osservato l’economista Joseph E. Stiglitz nel suo bel saggio La globalizzazione e i suoi oppositori. “La gente in Occidente puo’ giudicare bieco sfruttamento i posti poco pagati alla Nike, ma per tante persone nel mondo in via di sviluppo e’ di gran lunga meglio che rimanere alla fattoria a coltivare riso.”
Stiglitz ci regala un’esaustiva analisi dei tanti vantaggi della globalizzazione, senza nasconderne i difetti.
“E’ chiaro quasi a tutti che e’ andato drammaticamente storto qualcosa,” scrive. I programmi opportunisti, egoisti, sono diventati un boomerang. “I nemici della globalizzazione accusano i paesi occidentali di ipocrisia. Hanno ragione. I paesi occidentali hanno spinto quelli poveri ad abbattere le barriere commerciali, conservando pero’ le proprie, in modo da impedire alle nazioni in via di sviluppo di esportare i propri prodotti agricoli, privandole cosi’ degli introiti da esportazione di cui avevano un gran bisogno.”[…]
Altre lamentele accusano i migranti di accaparrarsi case, sanita’, istruzione e altri servizi pubblici, nonostante le mille prove che il loro contributo economico eccede di gran lunga qualsiasi gravame sulle finanze statali […]
[Ma] permette agli industriali di produrre un nuovo tostapane, un forno a microonde o una macchina per il caffe’ con un quinto di lavoro e capitale. Questi nuovi apparecchi si venderebbero a 10 dollari invece dei 50 che costavano prima. Ogni consumatore che ne compra uno beneficia di un risparmio di 40 dollari. Secondo voi che cosa succederà? Quattro quinti dei lavoratori del settore produttori di tostapane, microonde e macchine per il caffe’ perderanno il posto. Le famiglie hanno bisogno di un solo tostapane, percio’ il prezzo piu’ basso non moltiplichera’ la domanda di tostapane per cinque o anche due. La domanda e’ relativamente fissa.

Info:
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?docid=alma9939922439006046&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI
https://www.pandorarivista.it/articoli/convivere-con-la-catastrofe-di-pablo-servigne-e-raphael-stevens/

https://businessweekly.it/la-grande-catastrofe/

Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


Occorre sottolineare un aspetto cruciale e ironico […]:
con il capitalismo emerse l’idea che tutti i cittadini godessero liberta’ politica ed economica.
Gli stessi processi che avevano privato le persone dei loro mezzi di sussistenza avrebbero tramutato gran parte degli individui in «lavoratori liberi».
Cosa significa «liberi» in questo contesto?
Il concetto racchiude l’aspetto che piu’ distingue il nostro sistema socioeconomico da quelli procedenti. Il nostro status di salariati liberi e’ davvero qualcosa di diverso: significa che siamo liberi di vendere il nostro lavoro a chiunque vogliamo.
Diversamente dagli schiavi dei tempi antichi, o dai sudditi feudali, noi siamo cittadini affrancati. Non siamo proprieta’ di nessuno; non siamo costretti a occupare il posto assegnato alla nascita nella gerarchia sociale; siamo uguali e liberi davanti alla legge.
Siamo «liberi» anche in un altro senso: siamo stati «liberati» dei nostri mezzi di sussistenza. Avendo perso il diritto di accesso alle terre, agli altri beni comuni e in generale ai nostri mezzi di produzione, adesso dobbiamo dipendere dal lavoro salariato.
Significa che economicamente non siamo piu’ liberi.
La maggioranza della popolazione vende il proprio lavoro come merce in cambio di denaro per comprare altre merci – cibo, affitto, utenze domestiche, servizi cellulari, assicurazioni, trasporti. E’ questa la struttura occulta della nostra dipendenza dal mercato, e una forma di coercizione implicita. E’ meno visibile, meno denunciabile, e dunque e’ piu’ facile spacciarla per un fatto incontestabile della vita.
Se non entriamo nel mercato del lavoro, non possiamo sopravvivere.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Lavoro/Acemoglu

Potere e progresso. La nostra lotta millenaria per la tecnologia e la prosperita’ – Daron Acemoglu, Simon Johnson – il Saggiatore (2023)


Se molti lavoratori si trovano in condizioni peggiori a causa dei miglioramenti tecnologici, diventa molto piu’ difficile affermare che gli incrementi della produttivita’ contribuiscono al bene comune.
Il treno ha minori probabilita’ di mettersi in moto quando i datori di lavoro godono di un potere eccessivo rispetto ai lavoratori, quando la tecnologia si muove in una direzione contraria al lavoro e quando gli incrementi della produttivita’ non si traducono in crescita dell’occupazione in altri settori.
Ma c’e’ un problema ancora piu’ fondamentale: durante gli ultimi decenni, la crescita della produttivita’ da condividere si e’ ridotta, anche se ogni giorno veniamo bombardati di nuovi prodotti e app.
Le generazioni che vivevano negli anni sessanta e settanta del xx secolo usavano lo stesso telefono (a disco combinatore) e lo stesso televisore per decenni, finche’ non si rompevano e acquistarne uno nuovo diventava inevitabile. Oggi la maggior parte delle famiglie di ceto medio acquista un nuovo cellulare, televisore o altri apparecchi elettronici una volta l’anno o al massimo ogni due: i nuovi modelli sono piu’ veloci, luccicanti e potenti grazie a una miriade di nuove funzioni.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_20-Domenica_Sole24Ore-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-11-A/2024_10_15-Foglio-Acemoglu-1.pdf
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2024/2024-01-C/2024_01_14-manifesto-Acemoglu-1.pdf

https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/rassegne/2023/2023-09-D/2023_09_20-Avvenire-Acemoglu.pdf

Economia di mercato/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

I nuovi guru californiani della tecnologia, diventati tra i piu’ ricchi al mondo, non hanno davvero niente di significativo da dire, e hanno accumulato miliardi con le vendite online, pagine di messaggistica, motori di ricerca, sistemi di pagamento, library, riproduzione di musica o film, album di fotografie, tutta roba che esisteva gia’ settanta anni fa nell’offline.
In effetti il mondo Facebook, Amazon, Google, Alphabet, Netflix e’ solo un immane trasloco dall’offline all’online, che ci chiede ogni giorno di adattarci al nuovo modo di fare le cose vecchie, perche’ e’ piu’ “smart”, in realta’ per spremere pluvalore.
Va segnalato che Apple, Microsoft, Nvidia, Alphabet (Google), Amazon, Meta (Facebook) e Tesla hanno collettivamente una capitalizzazione di oltre 13 mila miliardi di dollari. Un valore superiore all’intero prodotto lordo di un anno dell’area euro e a meta’ del prodotto lordo degli Stati Uniti. Quelle sette aziende oggi valgono da sole il 25 per cento della capitalizzazione di mercato delle oltre 2.500 societa’ quotate negli Stati Uniti in un mercato che vale il 70 per cento di tutti i mercati mondiali. E’ pari quasi al valore degli interi indici azionari sommati degli altri principali Paesi del G7: le borse di Giappone, Francia, Gran Bretagna e Germania messe insieme.
Praticamente, con un pugno di aziende, gli americani controllano il corso di tutti i mercati azionari e di gran parte del movimento finanziario mondiale, oltreche’ ovviamente costruire un mondo parallelo in cui rifugiarsi ora che il mondo reale non gli sorride piu’ come una volta. L’intera civilta’ occidentale muore nel reale e si rifugia nel virtuale a costruire e imporre immagini di mondo.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/