Geoeconomia/Stiglitz

Joseph Stiglitz – Un’economia per l’uomo – Castelvecchi (2016)

Per quanto riguarda invece i diritti economici, diciamo che questa crisi economica globale ha sicuramente un bel marchio Made in USA.
Non abbiamo semplicemente esportato la politica di deregolamentazione che ha reso possibile la diffusione della crisi nel mondo, abbiamo anche esportato molti dei nostri prestiti tossici.
Definire un prestito “tossico” suggerisce che sia ad alto rischio, ma quei prestiti erano estremamente piu’ pericolosi, erano un deliberato sfruttamento da parte del settore bancario e della comunita’ finanziaria degli americani piu’ poveri, gli afroamericani.
Negli ultimi anni si e’ discusso molto della scoperta che ci siano soldi in fondo alla piramide; cio’ che la comunita’ finanziaria americana ha cercato di fare e’ non far rimanere quei soldi in fondo alla piramide, ma farli arrivare alla sommita’ e dobbiamo dire che sono stati piuttosto bravi a muovere i soldi dal basso verso l’alto. Se guardate i gravi danni che sono stati arrecati al ceto medio e agli stipendi piu’ bassi nelle comunita’ americane di Baltimora e Cleveland capirete la dimensione morale di cio’ che il mercato finanziario americano ha fatto. Non e’ stata soltanto la rovina dell’economia americana e non ha soltanto rovinato l’economia globale: quei prestiti subprime in se’ erano immorali ad ogni livello.
Poi pero’ li abbiamo esportati, abbiamo persuaso altri ad accettarli, per questo credo che la parola “tossici” sia ancora troppo lieve per descriverli; l’amministrazione ora li chiama “eredita’ patrimoniali”. Hanno subito un’evoluzione in termini di descrizione: prima erano tossici, poi sono diventati titoli problematici, ed ora eredita’ patrimoniali, e credo che nessuno di questi appellativi faccia giustizia all’obbrobrio che in realta’ hanno rappresentato.

Info:
https://www.avantionline.it/joseph-stiglitz-leconomia-e-un-mezzo-verso-un-fine-non-un-fine-in-se/

Capitalismo/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

L’abolizione dei controlli sui capitali e la creazione dell’euro hanno privato quasi tutti gli Stati del controllo sulle proprie valute, mettendoli alla merce’ dei mercati obbligazionari e delle agenzie di rating e disattivando uno strumento fondamentale di gestione della crisi.
Gli Stati del centro sono stati spinti in una posizione da tempo familiare a quelli della periferia: l’assoggettamento a forze economiche globali che non avevano alcuna speranza di controllare.
Una risposta e’ stata il passaggio, definito in modo memorabile da Colin Crouch, dal keynesismo pubblico a quello privatizzato.
Mentre il primo aveva utilizzato politiche fiscali e di spesa per stimolare la domanda dei consumatori, il secondo ha incoraggiato l’indebitamento dei consumatori per promuoverne il mantenimento di alti livelli di spesa in condizioni altrimenti sfavorevoli di calo dei salari reali, aumento della precarieta’ e diminuzione delle entrate fiscali delle imprese.
Questo cambiamento, che con la «cartolarizzazione» ha raggiunto vette da capogiro, ha innescato la crisi dei subprime, portandoci, tra il 2007 e il 2008, vicino al tracollo della finanza globale.
L’esito di tale disastro non avrebbe potuto essere piu’ perverso.
Lungi dall’indurre una profonda ristrutturazione del nesso tra economia e politica, la risposta dei poteri forti ha consolidato la presa dei creditori privati sull’autorita’ pubblica.
Dopo aver orchestrato le crisi del debito sovrano, le banche centrali e le istituzioni finanziarie globali hanno costretto gli Stati sotto attacco dei mercati obbligazionari a istituire l’«austerita’», vale a dire a servire su un piatto d’argento i propri cittadini a prestatori internazionali pronti a cannibalizzarli.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
https://jacobinitalia.it/#facebook
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-cannibale/

Economia di mercato/Lazzarato

Maurizio Lazzarato – La fabbrica dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista – Derive Approdi (2012)

Come funziona questa politica?
«Hai un salario basso, non c’e’ problema! Indebitati per comprare una casa, il suo valore aumentera’ e diventera’ la garanzia per altri prestiti».
Ma non appena aumentano i tassi di interesse, questo meccanismo di «distribuzione» dei redditi -attraverso il debito e la finanza – crolla.
La logica del debito/credito e’ una logica politica di governo delle classi sociali all’interno della globalizzazione. La gestione dei subprime lo esprime in modo paradigmatico.
L’esplosione del mercato immobiliare e del credito facile sono stati due modi per tranquillizzare i lavoratori e la classi-media e per farli aderire al programma a lungo termine del «regime liberista».
Quando ci si potevano permettere, a credito, una casa, una macchina, vacanze a Parigi, si era obbligati a credere nel successo dello globalizzazione.
Adesso, cominciano a rendersi conto che era una strategia di Wall Street per sottrargli fino all’ultimo dollaro del patrimonio. Ma ormai non sanno piu’ dove sbattere la testa, perche’ la casa era la loro ultima riserva patrimoniale in caso di necessita’.

Info:
https://www.deriveapprodi.com/prodotto/la-fabbrica-delluomo-indebitato/
https://www.doppiozero.com/materiali/contemporanea/maurizio-lazzarato-la-fabbrica-dell%E2%80%99uomo-indebitato

https://www.alfabeta2.it/2011/12/05/la-fabbrica-dell%E2%80%99uomo-indebitato/
http://www.sifp.it/recensioni/m.-lazzarato-il-governo-dell2019uomo-indebitato.

Finanziarizzazione/Mason

Paul Mason – Postcapitalismo. Una guida al nostro futuro – il Saggiatore (2016)

Finanziarizzazione e’ una parola lunga: se potessi usarne una con meno sillabe lo farei, perche’ e’ il cuore del progetto neoliberista ed e’ necessario comprenderla meglio.
Gli economisti impiegano questo termine per descrivere quattro cambiamenti specifici, iniziati negli anni ottanta:
1. Le aziende hanno voltato le spalle alle banche e si sono rivolte ai mercati finanziari aperti per i fondi necessari alla loro espansione.
2. Come nuove fonti di profitto, le banche hanno puntato sui consumatori e su un insieme di attivita’ complesse e ad alto rischio che chiamiamo «investment banking».
3. I consumatori ormai partecipano direttamente ai mercati finanziari: carte di credito, scoperti di conto, mutui, prestiti per gli studi e auto comprate a rate sono entrati a far parte della vita di tutti i giorni […]
4. Tutte le forme semplici di finanza ormai generano un mercato finanziario complesso […]
Il vostro contratto di telefonia mobile, la vostra iscrizione in palestra, l’energia che consumate in casa – tutti i vostri pagamenti regolari – sono impacchettati in strumenti finanziari che generano interessi costanti per un investitore, molto prima che decidiate di acquistarli. E qualcuno che non avete mai incontrato scommettera’ sulla possibilita’ che voi onoriate i vostri pagamenti […]
La finzione che sta al cuore del neoliberismo e’ che tutti possono godersi lo stile di vita del consumatore senza bisogno che i salari crescano.
Ti puoi indebitare, ma non andrai mai in bancarotta: se ti indebiti per comprare una casa, il valore dell’immobile crescera’ sempre. E ci sara’ sempre inflazione: percio’, se ti indebiti per comprare una macchina, il valore del debito residuo si sara’ ridotto, nel momento in cui avrai bisogno di comprarne un’altra, lasciandoti ampio margine per indebitarti ancora di piu’ […]
Ma la finanziarizzazione ha creato problemi intrinseci, problemi che hanno innescato la crisi, ma che la crisi non ha risolto.
Mentre la moneta cartacea e’ illimitata, i salari sono reali.
Si puo’ andare avanti a creare moneta all’infinito, ma se ai lavoratori ne arriva una quota sempre piu’ bassa, e al contempo una parte crescente dei profitti e’ generata dai loro mutui e dalle loro carte di credito, prima o poi si andra’ a sbattere contro un muro.
A un certo punto, l’espansione dei profitti finanziari realizzati attraverso l’erogazione di prestiti a consumatori in affanno raggiungera’ il limite, e scattera’ indietro come una molla: e’ esattamente cio’ che e’ successo quando e’ scoppiata la bolla dei mutui subprime.

Info:
https://www.eunews.it/2017/05/13/il-postcapitalismo-secondo-paul-mason/85281
https://ilmanifesto.it/paul-mason-nelle-spire-del-postcapitalismo/
https://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2015/09/postcapitalismo/
https://www.pandorarivista.it/pandora-piu/postcapitalismo-di-paul-mason/

Finanziarizzazione/Boitani

Andrea Boitani – Sette luoghi comuni sull’economia – Laterza (2015)

Fino agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, le banche erogavano prestiti a imprese e famiglie, finanziandoli con i depositi ricevuti dalla clientela in proporzioni rigidamente regolamentate (dovevano garantire una certa riserva obbligatoria). I prestiti generavano interessi piu’ alti di quelli pagati sui depositi e questa differenza remunerava il rischio sopportato dalle banche.
Negli USA e poi in altri paesi si era pero’ diffuso un altro modo di fare banca, che consentiva a chi erogava prestiti di distribuire il rischio, invece di tenerselo.
Cosi’, la banca erogava (per esempio) mutui, garantiti dall’ipoteca sugli immobili; poi «cartolarizzava» i mutui, cioe’ li radunava insieme e li poneva collettivamente come garanzia di titoli obbligazionari da essi «derivati», che collocava presso investitori alla ricerca di alti rendimenti.
Mediante questa cartolarizzazione, le banche erano in grado di recuperare dal mercato i fondi prestati, con la conseguente possibilita’ di erogare nuovi mutui o altri prestiti.
Il credito, quindi, poteva espandersi molto piu’ rapidamente di quanto fosse possibile nei decenni precedenti. Allo stesso tempo, crescevano i debiti delle banche, giacche’ tutti i titoli «derivati» emessi non erano altro che debiti nei confronti degli investitori.
Spesso le banche, soprattutto 
americane, affidavano le operazioni di cartolarizzazione a una societa’ «veicolo» appositamente creata, che – trovandosi al di fuori del settore bancario ufficiale – poteva sfuggire alla regolazione e accrescere liberamente l’indebitamento.
In questo modo, un intero nuovo mondo di finanza creativa si era potuto sviluppare, in maniera accelerata, negli anni Novanta e nei primi anni del nuovo secolo.
Con la possibilita’ di trasferire il rischio, per le banche si riduceva l’incentivo a esercitare severi controlli di solvibilita’ dei mutuatari. Anzi, si creava l’incentivo opposto: quello a prestare a condizioni sempre piu’ favorevoli a soggetti sempre meno capaci di ripagare il debito.
Cosi’ sono nati e si sono diffusi i famosi e famigerati mutui subprime, cioe’ mutui concessi a famiglie con redditi bassi e incerti.
La diffusione di questi mutui era favorita dal continuo aumento del prezzo delle abitazioni (a sua volta spinto da un continuo aumento della domanda di case), che forniva la garanzia ipotecaria alla banca concedente e, indirettamente, a tutti coloro che acquistavano titoli «derivati» dai mutui.
Si era venuto a creare, insomma, un singolare equilibrio poggiante sulla convinzione che il castello di carta finanziario non potesse crollare perche’ il sottostante castello di legno, acciaio e cemento aumentava costantemente di valore. In realta’, la possibilita’ di distribuire il rischio finiva per rendere facile moltiplicarlo e diffonderlo in modo assai poco trasparente.

Info:
https://www.anobii.com/books/Sette_luoghi_comuni_sull%27economia/9788858124581/012e4b7607f103e80f
https://www.lavoce.info/archives/tag/i-sette-luoghi-comuni-sulleconomia/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858124581

Finanziarizzazione/Chang

Ha-Joon Chang – Economia. Istruzioni per l’uso – il Saggiatore (2016)

Negli ultimi tre decenni e’ emerso un nuovo sistema finanziario nel quale si sono moltiplicati nuovi e complessi strumenti frutto dell’innovazione (o ingegneria, come molti preferiscono chiamarla) finanziaria. Il processo e’ stato largamente favorito dalla deregolamentazione finanziaria, vale a dire l’abolizione o l’attenuazione delle regole esistenti sulle attività finanziarie […]
Il nuovo sistema doveva essere piu’ efficiente e piu’ sicuro del precedente […] fu invece del tutto ignorata la possibilita’ che questi nuovi strumenti finanziari fossero troppo complicati per essere gestiti in sicurezza […]
Il punto e’ che, per quanto abilmente si possa accorpare, strutturare e derivare i prodotti finanziari, questi dipendono in ultima analisi dalla restituzione dei prestiti sottostanti, erogati per un mutuo subprime concesso in Florida, a una piccola azienda di Nagoya o a un tizio di Nantes per l’acquisto dell’auto. Inoltre, continuando a creare prodotti finanziari di ogni genere che collegano i diversi pezzi del sistema, di fatto si intensifica l’effetto che la mancata restituzione di questi prestiti puo’ avere sul sistema stesso.

Info:
http://giustiziaintergenerazionale.it/tag/ha-joon-chang/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/critica-dell%E2%80%99espertocrazia-economica/?printpage=undefined