Societa’/Bremmer

Il potere della crisi. Come tre minacce e la nostra risposta cambieranno il mondo – 
Ian Bremmer – Egea (2022)

Chiunque affermi che i valori e la leadership occidentali sono il fondamento essenziale di un futuro sicuro, equo e prospero deve fare i conti con la realta’: la leadership occidentale ha contribuito a portarci nell’attuale caos globale, in cui la crisi e’ sempre dietro l’angolo.
Le divergenze di vedute tra Europa e Stati Uniti – e la polarizzazione sempre piu’ aspra in molti paesi occidentali – sono davanti agli occhi di tutti.
La crisi finanziaria globale […] e’ degli Stati Uniti, poiche’ l’incapacita’ di Washington di regolamentare adeguatamente i prestiti ha innescato una reazione a catena nel settore bancario globale che ha inferto danni gravissimi in tutto il mondo.
Chi sostiene che il commercio transfrontaliero sarebbe in grado di creare una prosperita’ diffusa deve riconoscere che e’ la Cina, non l’America, a essere diventata una potenza del commercio globale […]
I paesi occidentali sono in disaccordo su come combattere il cambiamento climatico, su come regolamentare le nuove tecnologie, su come gestire i confini, su come mediare con la Russia e su come rispondere all’ascesa della Cina.
E non illudiamoci che l’intervento militare americano produca sempre stabilita’ […]
Dalla fine della Guerra fredda l’esercito statunitense e’ intervenuto a piu’ riprese, anche militarmente, in paesi esteri, talvolta insieme alla NATO o ad altri alleati. Gli esempi piu’ lampanti sono Panama, Haiti, Somalia, la ex Iugoslavia, l’Iraq (per ben due volte) e l’Afghanistan. Gli obiettivi dichiarati erano di volta in volta diversi: arrestare un criminale, bloccare una catastrofe umanitaria, impedire la pulizia etnica, punire l’invasione di una nazione confinante, bloccare la produzione di armi pericolose o combattere il terrorismo. Alcune di queste imprese – Panama e la ex Iugoslavia e la prima guerra del Golfo – hanno raggiunto, almeno in parte, gli obiettivi dichiarati. Altre, come l’intervento in Somalia e ad Haiti, la seconda guerra del Golfo e l’Afghanistan – sono state un fallimento.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-potere-della-crisi-dal-nuovo-libro-di-ian-bremmer/
https://www.agi.it/cultura/news/2022-07-17/libri-bremmer-potere-crisi-scelte-future-17449689/
https://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=24613
https://www.linkiesta.it/2022/07/ian-bremmer-il-potere-della-crisi-estratto/
https://fuoricollana.it/il-potere-della-crisi-la-crisi-del-potere/3/
https://www.repubblica.it/cultura/2022/09/28/news/ian_bremmer_politilogo_ucraina_russia_putin-367707969/

Economia di mercato/Roubini

La grande catastrofe. Dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere – Nouriel Roubini – Feltrinelli (2023)

Quando l’amministrazione Nixon sgancio’ il dollaro Usa dalla valutazione dell’oro nel 1971, permettendo al biglietto verde di fluttuare in base alla domanda del mercato, facilito’ il finanziamento dei piu’ grossi disavanzi fiscali e commerciali alimentati dalla Guerra nel Vietnam […]
La decisione di Nixon sorti’ qualche vantaggio a breve termine, ma rischi a lungo termine.
I cinque decenni passati da allora hanno visto vicissitudini paralizzanti nelle economie avanzate (figuriamoci nei mercati emergenti): negli anni settanta la stagflazione; negli ottanta un crollo del settore immobiliare statunitense che porto’ alla crisi delle casse di risparmio savings and loans; una crisi bancaria scandinava nei primi anni novanta; una crisi valutaria del Meccanismo europeo di scambio nel 1992; la grande stagnazione e deflazione giapponese a partire dagli anni novanta dopo lo sgonfiamento della bolla immobiliare; nel 1998 il collasso della Long Term Capital Management sebbene avesse due Nobel al timone; il boom di Internet con successivo crollo e fallimenti aziendali nei primi anni del nuovo secolo; il boom-e-declino edilizio e creditizio che porto’ alla Crisi finanziaria globale iniziata nel 2007; la crisi della zona euro, all’inizio del decennio scorso; e ovviamente la pandemia Covid-19 del 2020. Ogni ciclo significava ulteriori debiti pubblici e privati.

Info:
https://galileodiscovery.unipd.it/discovery/fulldisplay?docid=alma9939922439006046&vid=39UPD_INST:VU1&search_scope=MyInst_and_CI
https://www.pandorarivista.it/articoli/convivere-con-la-catastrofe-di-pablo-servigne-e-raphael-stevens/

https://businessweekly.it/la-grande-catastrofe/

Societa’/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


La crisi legata al Covid-19 e il blocco sociale conseguente potrebbero essere un’anticipazione del modo in cui i governi del futuro cercheranno di controllare un sistema sempre piu’ fragile: facendo ricorso a una modalita’ di crisi che sospende la democrazia, prima per un certo periodo di tempo e alla fine in modo permanente.
Togliere ai cittadini quei diritti democratici faticosamente conquistati richiede una forte legittimazione e la migliore giustificazione e’ sempre uno schiacciante nemico esterno che deve essere combattuto con ogni mezzo. A partire dal 2001 la “guerra al terrorismo” e’ servita a questo scopo.
Sebbene ogni anno nell’Unione Europea muoia un numero di persone circa mille volte superiore a causa di incidenti stradali o di agenti patogeni ospedalieri multiresistenti piuttosto che a causa di attentati, alcuni politici e giornalisti sono riusciti a stilizzare il terrorismo, soprattutto se imputato agli “islamisti”, come la piu’ grande minaccia alla civilta’.
Siamo stati regolarmente esortati a difendere “i nostri valori occidentali” con ogni mezzo, anche con la guerra e la limitazione dei nostri diritti civili. Cio’ ha reso possibile l’approvazione di leggi sulla sorveglianza, l’aumento dei bilanci militari e la militarizzazione della polizia e, non da ultimo, l’ulteriore smantellamento del sistema di protezione dei rifugiati […]
Non si tratta di mettere in dubbio che gli Stati debbano adottare misure di protezione di fronte a una pandemia come quella del Covid-19, ma e’ chiaro che, al di la’ di sensate strategie di prevenzione dal contagio, la crisi e’ stata utilizzata da molti governi per consolidare la tendenza, gia’ evidente, verso strutture autoritarie. Le misure adottate nel 2020 hanno reso inequivocabilmente chiaro a tutti i cittadini che i loro diritti democratici possono essere rapidamente sottratti dal potere statale.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Lavoro/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)


L’instabilita’ del sistema economico globale e’ a tutti piu’ che evidente dopo la crisi finanziaria del 2008 […]
La causa di questa crescente instabilita’ non risiede, come spesso si crede, nella spregiudicatezza di alcuni banchieri di alto livello, ma nel fatto che l’accumulazione di capitale attraverso il ciclo di produzione, vendita, profitto e reinvestimento ha subito una battuta d’arresto a livello globale.
La ragione piu’ importante e’ che il rollback neoliberale e’ stato molto redditizio per una piccola categoria, ma allo stesso tempo ha indebolito significativamente la domanda attraverso il dumping salariale e la precarizzazione del mondo del lavoro.
Semplicemente, le persone non hanno piu’ i soldi in tasca per acquistare a un prezzo vantaggioso la produzione globale, che nella logica del sistema deve continuare a crescere […]
Il risultato e’ una disoccupazione di massa strutturale che sta peggiorando sempre di piu’ in tutto il mondo, seppur coperta dalla manipolazione delle statistiche governative. Se negli anni Ottanta si parlava di una “societa’ dei due terzi” in cui un terzo era rimasto in modo permanente fuori dal mondo del lavoro, oggi ci stiamo muovendo, a livello globale, verso la “societa’ di un quinto” in cui solo il 20% della popolazione e’ ancora necessario per la produzione.
Nessuno sa quale posto occupera’ il restante 80% e come saranno possibili in queste condizioni la pace sociale e la stabilita’ politica […]
Questa crisi sistemica e’ stata nascosta per decenni da una rapida crescita del debito da parte di tutti i soggetti, imprese, Stati e consumatori. Ma le bolle del debito possiedono la sgradevole proprieta’, a un certo punto, di scoppiare. Nel 2008 gli Stati hanno assorbito il quasi collasso del sistema finanziario globale facendo ricadere su se stessi e sui propri cittadini la maggior parte dei costi della crisi. Ma se saranno in grado di farlo nuovamente e’ alquanto dubbio.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Stato/Keen

L’economia nuova. Moneta,ambiente, complessita’.Pensare l’alternativa al collasso ecologico e sociale – Steve Keen – Meltemi (2023)

Ancor prima che iniziasse la crisi del Covid-19, l’economia mondiale non era in buona salute, ne’ lo era la teoria economica.
La piu’ grande crisi economica dai tempi della Grande depressione, infatti, era gia’ iniziata alla fine del primo decennio dei duemila. Battezzata come “Crisi Finanziaria Globale” (CFG) nella maggior parte del mondo e “La Grande Recessione” negli Stati Uniti, fu segnata dall’esplosione del tasso di disoccupazione, che negli USA passo’ dal 4,6% del 2007 al 10% del tardo 2009. L’indice di borsa Standard&Poors500, che da poco meno di 800 punti base nel 2002 aveva raggiunto gli oltre 1500 punti nel 2007, crollo’ fino a 750 punti a inizio 2009. L’inflazione, pari al 5,6% ancora a meta’ 2008, muto’ di segno, in una deflazione pari al 2% per meta’ 2009.
L’economia americana si riprese solo lentamente e solo grazie a un novero di interventi pubblici senza precedenti, dai sussidi alla rottamazione per incentivare i consumatori a liberarsi delle loro vecchie auto e comprarne di nuove, alle politiche di quantitative easing messe in campo dalla Federal Reserve, che acquisto’ dal sistema finanziario migliaia di miliardi di dollari in obbligazioni ogni anno, nel tentativo di far riprendere l’economia – e rendendo i ricchi ancora piu’ ricchi.
La crisi, cosi’ come la fiacca ripresa che ne segui’, fu una sorpresa per gli economisti, sia che fossero consiglieri di governo o teorici puri, accademici dediti alle loro nuove teorie e a preparare manuali di testo per formare le nuove generazioni. Erano tutti convinti non solo che la crescita economica che aveva preceduto la crisi dovesse continuare, ma, soprattutto, che le crisi economiche non potessero piu’ verificarsi […]
Appena due mesi prima che la crisi esplodesse, il capo economista dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), uno dei piu’ importanti attori al mondo nella definizione delle politiche economiche, aveva dichiarato che “le attuali condizioni economiche sono in molti rispetti migliori di quelle che abbiamo visto in molti anni”, predicendo un 2008 di “significativa crescita economica nei Paesi OCSE, sostenuta da un forte aumento dei posti di lavoro e da una caduta tendenziale del tasso di disoccupazione.

Info:
https://kriticaeconomica.com/letture-kritiche/economia-nuova-steve-keen/
https://che-fare.com/almanacco/politiche/declino-italiano-e-cambiamento-climatico/
https://jacobinitalia.it/salvare-leconomia-da-se-stessa/
https://www.carmillaonline.com/2023/10/18/il-morbo-neoclassico/
https://www.micromega.net/baruffe-tra-economisti-la-questione-climate-change/
https://generazioneliberale.com/2023/03/05/keen-galbraith-ha-portato-la-realta-nelleconomia-e-per-questo-e-stato-dimenticato/

Europa/Giannuli

La grande tempesta in arrivo. La nuova geopolitica tra vaccini, cambiamenti climatici e crisi finanziarie – Aldo Giannuli, Andrea Muratore – Piemme (2022)

Dal 2005 la UE inizio’ a declinare politicamente: prima con i contraccolpi della crisi finanziaria iniziata nel 2008, di fronte alla quale i paesi dell’Unione agirono in maniera scoordinata; poi con l’incapacita’ di dare una risposta unitaria e autonoma al terrorismo jiadista; dopo ancora con la sua inesistenza politica di fronte a grandi fatti di rilevanza geopolitica come le rivolte nei paesi arabi, la guerra civile siriana, la crisi libica, la crisi ucraina, le sanzioni contro la Russia imposte dagli USA, e il progressivo deteriorarsi delle relazioni sinoamericane.
Poi venne il primo strappo irreparabile: la Brexit nel 2018, alla quale si accompagnarono i crescenti attriti fra l’Unione e il gruppo dei paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca) sui temi dell’immigrazione, delle liberta’ civili e dell’indipendenza del terzo potere.
Vennero cosi’ in superficie linee di spaccatura e problemi che si erano accumulati e mascherati: per esempio, fu certamente un errore l’allargamento dell’Unione ai paesi dell’Est europeo, fortemente voluto dagli USA per costruire un solido antemurale alla Russia, paesi che, politicamente, culturalmente ed economicamente erano totalmente eterogenei rispetto all’Europa occidentale.
Di fatto, alla mai cancellata “linea di Lutero” che divideva i paesi latini e cattolici del Sud-Ovest da quelli protestanti e anglosassoni del Nord, si aggiunse l’altra linea di faglia, parimenti mai superata, che divideva i paesi slavi dell’Est dal resto dell’Europa.
Queste storiche linee di frattura, ignorate malamente, sono riemerse in tutte le crisi successive.
Un minimo di realismo politico avrebbe dovuto rendere tutti coscienti del fatto che un simile pasticcio politico non avrebbe mai potuto funzionare. E questo era precisamente quello che volevano gli USA: un vasto e accogliente mercato di sbocco per le proprie esportazioni e un massiccio antemurale antirusso, totalmente incapace di soggettivita’ politica.

Info:
https://www.archiviostorico.info/libri-e-riviste/9762-la-grande-tempesta-in-arrivo
https://www.ilgiornale.it/news/cultura/grande-tempesta-arrivo-che-pu-travolgere-lordine-mondiale-2011539.html

Geoeconomia/Ispi

L’Europa nell’età dell’insicurezza. Le sfide di un continente fragile – ISPI – Mondadori (2024)


Lo scoppio della guerra aperta a Gaza, meno di due anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina, conferma che la crisi irreversibile dell’ordine internazionale liberale, gia’ in atto almeno dalla seconda meta’ degli anni Dieci del XXI secolo, ha raggiunto lo stadio della piena militarizzazione: il collasso dell’ordine non genera piu’, genericamente, crisi, ma vere e proprie guerre.
La natura di questi conflitti armati, come sempre nella storia, riflette la natura della convivenza internazionale circostante: i suoi rapporti di potere, la sua configurazione geopolitica, il suo ordinamento istituzionale e persino i suoi linguaggi […]
Non soltanto l’eventualita’ della guerra non ha affatto smesso di contrassegnare la politica internazionale e di orientare la politica estera dei singoli attori – come provano l’aumento generalizzato delle spese militari e il varo o il rilancio delle alleanze militari, a cominciare dalla NATO –, ma, contravvenendo al mantra liberale ed economicista del «mondo senza confini», le guerre continuano a essere combattute proprio per impadronirsi di spazi o difendere confini; anzi, dove uno Stato, come a Gaza e in Cisgiordania, non c’e’, regrediscono alla forma primordiale della lotta per la nuda terra.

Info:
https://www.mondadori.it/approfondimenti/unione-europea-le-sfide-di-un-continente-fragile-nell-eta-dell-insicurezza/

Capitalismo/Undiemi

Il ricatto dei mercati. Difendere la democrazia, l’economia reale e il lavoro dall’assalto della finanza internazionale – Lidia Undiemi – Ponte alle Grazie (2014)


La struttura governativa tipica del neoliberismo si fonda sulla coesistenza dei sistemi normativi nazionali e sovranazionali.
Le leve giuridiche ed economiche vengono mosse a seconda delle esigenze e della fase del ciclo economico.
Fino a quando i capitali esteri alimentano i mercati, lo Stato gode di un certo grado di autonomia, e i programmi politici della maggioranza non incontrano limitazioni esterne significative alla loro concreta attuazione.
Quando subentra la crisi, la scena politica viene dominata da strutture istituzionali oligarchiche – FMI, istituzioni finanziarie, banche centrali, ecc. – che operano in una sorta di regime di commissariamento.
Che vinca la destra o la sinistra poco importa, l’agenda neoliberista segue un preciso protocollo: assicurare ai capitali privati l’attuazione di salvataggi pubblici e piani di austerita’ a spese della collettivita’; rimodellare il tessuto sociale con una serie di riforme volte a indebolire la classe di lavoratori; privatizzare i settori strategici dell’economia nazionale.
In altri termini, questa governance globale che impatta sulle nazioni in crisi non e’ altro che una clausola di salvaguardia politica di matrice normativa, senza la quale il capitale internazionale sarebbe esposto ai propri fallimenti, che e’ esattamente quello che accadrebbe in un mercato davvero libero.

Info:
https://www.antimafiaduemila.com/libri/economia/930-il-ricatto-dei-mercati.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/20/libri-lidia-undiemi-vi-racconto-il-ricatto-dei-mercati-e-quello-sulleuro/303203/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-spread_intervista_a_lidia_undiemi_autrice_del_libro_profetico_il_ricatto_dei_mercati/5496_24172/

https://www.carmillaonline.com/2024/03/29/il-salario-minimo-non-vi-salvera/
https://www.lafionda.org/2023/07/05/il-salario-minimo-non-ci-salvera-anzi/

Economia di mercato/Scheidler

La fine della megamacchina. Sulle tracce di una civiltà al collasso – Scheidler Fabian – Castelvecchi (2024)

Si dice spesso che la speculazione e’ sostanzialmente un gioco a somma zero per quanto riguarda la totalita’ degli speculatori; ma nella pratica le cose vanno diversamente.
Infatti, mentre i profitti confluiscono nelle mani dei privati durante la fase di espansione di una bolla speculativa, non appena questa scoppia, le casse pubbliche sono solitamente pronte a compensare gran parte delle perdite e a scaricarle sulla societa’ in generale.
Un esempio tipico e’ la grande crisi bancaria e immobiliare degli Stati Uniti del 1982, nota come “Savings and Loan Crisis”: dopo lo scoppio della bolla, il settore pubblico si e’ assunto la responsabilita’ dei costi per ben 124 miliardi di dollari, mentre le societa’ private hanno dovuto coprire perdite per soli 29 miliardi.
Questo schema si e’ ripetuto dall’inizio degli anni Ottanta nelle innumerevoli crisi bancarie e finanziarie, fino alla crisi finanziaria globale del 2008 e alla successiva “crisi dell’euro”.
Per rendere la speculazione redditizia in modo duraturo, pertanto, non solo e’ necessario abolire le norme ostruzionistiche, ma anche garantire che le perdite speculative non siano sostenute dagli stessi speculatori. Sebbene questo principio sia incompatibile con l’ideologia neoliberista, esso ha ricoperto fin dall’inizio un ruolo cruciale nella pratica.

Info:
https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver.cfm?event_id=26236804
https://www.rivoluzioneanarchica.it/fine-della-megamacchina-un-libro-di-fabian-scheidler/

https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/cosi-la-megamacchina-neoliberista-sta-distruggendo-il-nostro-mondo-da-il-fatto/
https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/fatto-for-future-del-26-marzo-2024/

Capitalismo/Stiglitz

La strada per la libertà – Joseph E. Stiglitz – Einaudi (2024)

Oggi e’ il neoliberismo – la fede nei mercati non regolamentati e senza freni – ad aver portato a enormi disuguaglianze, offrendo terreno fertile ai populisti.
I crimini del neoliberismo comprendono l’aver reso i mercati finanziari liberi di far esplodere la piu’ grande crisi finanziaria nell’arco di tre quarti di secolo; l’aver reso il commercio libero di accelerare la deindustrializzazione; e l’aver reso le grandi aziende libere di sfruttare in egual misura consumatori, lavoratori e ambiente […]
Questa forma di capitalismo non incrementa la liberta’ nella nostra societa’. Ha invece portato alla liberta’ di pochi a spese dei molti. Liberta’ per i lupi; morte per le pecore.
Problemi simili si presentano a livello internazionale, rivelando interessanti e importanti correlazioni tra il concetto di regole e l’ideale di liberta’. Non che la globalizzazione proceda senza regole, ma quelle regole garantiscono liberta’ e impongono costrizioni in modi che generano ovunque lo stesso destino divergente per lupi e pecore: solamente, i lupi e le pecore sono distribuiti in diverse regioni e nazioni del mondo.
Insite nei cosiddetti «trattati di libero scambio» ci sono regole che riducono la liberta’ dei Paesi in via di sviluppo, dei mercati emergenti e delle persone che li’ vivono, mentre ampliano la liberta’ di sfruttamento da parte delle multinazionali.