Europa/Guzzi

L’euro e’ un feticcio, si dice spesso, e a ragione.
Ma questo accade perche’, da un punto di vista antropologico, l’euro svolge esattamente questo ruolo, ovvero e’ diventato una forma idolatrica. Al posto delle grandi narrazioni, delle religioni piu’ o meno secolarizzate, l’euro e’ diventato un’idolatria politica, un feticcio al centro del villaggio, un modo per attribuire a una valuta qualita’ miracolose su un piano di effettività storica.
E’ per questo che i maggiori sostenitori del processo d’integrazione europea sono stati, e sono tuttora, gli epigoni cristiano-democratici e postcomunisti. Essi non possono rinunciare anche all’ultimo riferimento metafisico che hanno trovato dopo l’umiliazione delle loro vicende. Sono mossi da un impulso religioso.
L’aura di indicibilita’ che l’euro continua ad avere nel dibattito italiano si spiega solamente con questa interpretazione messianica dei suoi presupposti storici.
Il fatto che venisse introdotto nel 1999, ovvero alla soglia del nuovo millennio, contribui’ non poco a rafforzare questa inconscia attesa millenaristica. Si tratto’ perciò di una sorta di messianismo monetario […]
La tradizione comunista ha quindi potuto replicare il sogno di una societa’ postnazionale retta principalmente da dinamiche economiche e poststatuali. Il marxismo e’ divenuto europeismo. La teoria del pluslavoro e’ divenuta la teoria ordoliberale. Il Capitale e’ divenuto il trattato di Maastricht. Ovvero la chiesa e’ stata spostata da Mosca a Bruxelles, senza farsi troppe domande ma anzi continuando a mantenere quello stesso approccio di fideismo acritico che aveva animato nel passato la postura di molti suoi quadri nei confronti dell’Unione Sovietica […]
La tradizione democratico-cristiana ha invece potuto sostituire la tensione verso la pace e l’unita’ dei popoli con la libera circolazione di merci, persone e capitali che fonda l’ue. I nazionalismi avrebbero lasciato il posto alla comunita’ internazionale dei popoli. Gli egoismi privati sarebbero stati messi da parte in una visione collettiva e globale dell’umanita’, almeno nel continente culla della cristianità […]
In entrambi i casi, quindi, si sposo’ il peggior globalismo mistificandolo con l’attesa messianica della giustizia e dell’unione tra i popoli. L’ue e’ diventata cosi’ un dispositivo teologico-politico.

Info:
https://www.lindipendente.online/2026/01/17/eurosuicidio-il-tabu-europeo-e-il-declino-italiano-un-libro-di-gabriele-guzzi/
https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2025/12/Gabriele-Guzzi-Eurosuicidio-46322ab1-1085-47e5-8e31-018eb0c44dbc.html

https://www.lafionda.org/2026/02/04/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio/
https://www.tag24.it/1379222-eurosuicidio-allarme-gabriele-guzzi-come-si-fa-a-salvare-litalia

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Il concetto di “spazio vitale” […] era un concetto ecologico che abbinava vita e spazio, dato che ognuno di noi pesa, per necessita’ vitali, su uno spazio molto piu’ ampio di quello che occupiamo fisicamente.
La grande inflazione demografica dal dopoguerra a oggi ci ha portato a un’inedita condizione di scarsita’ di spazio. Solo occupandoci di terra e non di acqua o aria respirabile, l’Ipcc nel 1999 ha calcolato che il nostro spazio vitale si e’ ristretto e problematizzato a queste percentuali: 2 per cento abitativo, 12 per cento coltivazione, 37 per cento pascoli, 22 per cento foreste, 27 per cento rocciosi inabitabili e improduttivi.
Piu’ le popolazioni terrestri si avviano verso lo sviluppo di tipo moderno, piu’ salira’ la domanda di spazio coltivabile, pascoli e foreste, ma se non ci diamo una regolata generale in termini di modi di stare al mondo e stili di vita, consumo e produzione, gli stessi tre tipi di spazi in realta’ si ridurranno perche’ inagibili, inquinati, sovrasfruttati: deforestazioni e riduzioni delle foreste pluviali nonche’ eccesso di prelievo risorse e sfruttamento agricolo intensivo; fasce costiere e rivierasche aggredite da insediamenti antropizzanti e inquinanti; tendenza a una sempre maggiore concentrazione urbana […]
Solo nello stretto arco di tempo che va dal 1990 ad oggi, poco piu’ di trenta anni, le citta’ con piu’ di 10 milioni di abitanti, le megalopoli, sono passate da 10 a 33, le medie citta’ (tra 5 e 10 milioni) da 21 a 48, le piccole (da 1 a 5, diciamo di taglia europea) da 239 a 467 […]
Quanto all’acqua, che e’ certo una risorsa che mai diminuisce nel suo totale, il problema e’ la sfruttabilita’ – se cioe’ e’ facilmente potabilizzabile – e la distribuzione nel tempo e nello spazio: nel tempo, perche’ come ormai avviene anche in Italia a picchi di caldo il consumo aumenta tutto in un colpo, nello spazio perche’ l’idrogeografia ha logiche naturali che non ha la geopolitica. Nilo in Africa, Tigri ed Eufrate la culla della civilta’ in Medio Oriente e il Brahmaputra (Yarlung Tsangpo in cinese) in Asia sono i casi piu’ critici […]
Altri casi problematici sono l’Indo (in condominio a due potenze atomiche, Pakistan e India che gia’ non si amano per svariati motivi), il Gange, il Mekong e il Giordano […]
Nel 2050, in Africa si aspettano 2,5 miliardi di esseri umani, di cui la meta’ sotto i vent’anni. Nella vicina Europa, 400 milioni con almeno un terzo di anziani inoltrati. Capirete bene che, con questi numeri, i nostri attuali dibattiti “infuocati” su gli esigui flussi migratori dal continente sottostante sono tra l’irresponsabile e il ridicolo.
Quanto al rilievo ecologico-ambientale della demografia oggi l’impronta ecologica dell’Italia e’ 4,5 mentre quella degli Stati uniti e’ 8,7 per cento, cioe’ ci vorrebbero 8,7 pianeti Terra per mantenere livelli di vita americana per tutto il globo. Il 7 per cento piu’ ricco del pianeta (noi) fa il 50 per cento di emissioni Co2 mentre il 50 per cento meno ricco fa solo il 7 per cento […]
Al 2050 l’Occidente sara’ solo il 12 per cento del mondo (di cui un terzo statunitensi) con una vecchia (anche in senso anagrafico) Europa con meno dell’8 per cento di peso davanti il continente africano che rappresentera’ il 25 per cento, fatto di molto giovani che si troveranno anche per via della questione climatica a vivere una terra sempre più difficile da abitare.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Gori

L’Europa più grande. Allargare l’Unione Europea dai Balcani occidentali all’Ucraina – Luca Gori, Nicola Pontara – Luiss (2024) 


 L’integrazione dell’Ucraina potrebbe offrire un prezioso valore aggiunto al rafforzamento dell’autonomia dell’economia europea.
In primis, sullo sfondo del declino demografico europeo, un aumento dell’immigrazione proveniente dall’Ucraina (prevista tra i 3 e i 6 milioni di unita’ all’orizzonte 2050), potrebbe contribuire a rendere meno pressante la carenza cronica di manodopera.
In seconda battuta, l’entrata dell’Ucraina in Europa potrebbe portare ulteriori benefici attraverso maggiori flussi di investimento e commercio. Secondo alcune stime, le importazioni ucraine dall’UE potrebbero aumentare tra il 40 percento (scenario pessimista) e il 140 percento (scenario ottimista), tra il 2030 e il 2040.
Sul fronte delle risorse naturali, inoltre, Kiev detiene le maggiori riserve di gas in Europa dopo la Norvegia. Riserve che rimangono in gran parte non sfruttate.
In uno scenario auspicabilmente pacificato, premessa indispensabile di ogni ragionamento, l’Ucraina potrebbe pertanto svolgere un ruolo non secondario per la sicurezza energetica dell’Europa, contribuendo alla graduale eliminazione dei combustibili fossili.
Oltre al gas Kiev possiede infatti un grande potenziale anche in campo nucleare e delle rinnovabili e sarebbe in grado di assicurare alla UE importanti volumi di elettricita’ a basso contenuto di carbonio e di idrogeno verde e blu.

 

 

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)


Le monarchie continentali erano un retaggio dell’aristocrazia medioevale, la ricerca di potenza era diretta alla gloria della dinastia e del suo codazzo di casate, il tutto con dimensioni clanico-famigliare-parentali, al massimo feudali, con territori limitati a quella limitata dimensione.
Gran parte dell’aristocrazia inglese di tradizione anglosassone, invece, e’ assai piu’ pragmatica, da sempre diffidente della centralizzazione monarchica sin dalle rivolte del Duecento (si ricordi la Magna Charta), del tutto affine agli interessi della nuova borghesia cittadina che vuole trafficare e commerciare, portando di suo terre, pascoli, pecore e lana ed entusiasta di lasciare i cavalli per le navi, con cui scorrazzare e depredare nei sette mari […]
Si potrebbe dire che gli inglesi, come modello, svilupparono in grande quello che gia’ avevano cominciato a fare gli olandesi, che a loro volta avevano ripreso il modello veneziano sostituendo aristocratici con mercanti e banchieri, cosi’ come poi gli americani replicheranno su scala maggiore quello che avevano fatto i britannici e oggi si preoccupano, giustamente, del fatto che i cinesi potranno fare ancora piu’ in grande quello che hanno fatto loro, con la direzione politica in mano non ai rappresentanti parlamentari degli interessi economici ma all’elite di un partito con tradizione confuciano-comunista, che cosi’ intende assolvere il proprio concetto di benessere comune per 1,4 miliardi di cinesi.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


 La riconversione sentimentale dell’“Europa” in una terra dei desideri con proprieta’ riadattabili a piacimento permette alla politica in senso pratico di poter pretendere, cinicamente, una “soluzione europea” a tutto cio’ che essa, non volendosene o non potendosene piu’ occupare, ha trasferito verso l’alto, al governo tecno- e mercatocratico europeo; le permette cioe’ di usare l’“Europa” come un’arma politica atta a risolvere problemi di ogni tipo, dalla crescita economica alle finanze dello stato, dai flussi migratori a questioni di sicurezza interna ed esterna, dalla crisi bancaria alla crisi climatica e pandemica.
I politici piu’ accorti possono allora scegliere come muoversi nella struttura multilivello di quest’Europa solidamente neoliberale, nell’intercapedine tra politica nazionale e il sottobosco di istituzioni europee tanto opache come mai nessun’altra, e decidere cosi’ se derogare al proprio impegno a livello nazionale in nome dell’“Europa”, se additare quest’ultima come responsabile dei fallimenti della politica nazionale, se lasciare all’“Europa” l’onere di dettare loro la linea da preferire e sgravarsi cosi’ di qualunque responsabilita’ democratica, riparando se stessi e le proprie scelte a priori da qualunque forma di resistenza politica interna.
Uno spettacolo, questo, che si consuma davanti a un pubblico di persone cui manca qualunque forma di comprensione intuitiva del significato, delle regole e degli eventi comunitari europei.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Geoeconomia/Fagan

Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione – Pierluigi Fagan – Diarkos (2025)

L’Italia era senz’altro il Paese europeo piu’ avanzato nel XV secolo, il centro piu’ vivo dell’Europa.
Gli studi della scuola storica francese delle «Annales» hanno per primi svelato come tutte le principali componenti del sistema che poi si affermera’ in seguito e che chiamiamo “capitalismo” nacquero in quel periodo nella Penisola. E’ in Italia, nell’Italia centro-settentrionale, che le citta’ prendono un nuovo protagonismo e centralita’, anche per via della loro densita’ territoriale relativa: Venezia, Firenze, Milano, Genova, Cremona, Mantova, Modena, Ferrara stanno in effetti in un fazzoletto e fanno a modo loro “sistema”, piu’ che non Anversa, Amsterdam o la Lega anseatica.
Come riporta Giorgio Ruffolo nel suo Il capitalismo ha i secoli contati, citando Fernand Braudel: «Banche, lettere di cambio, partita doppia, ragioneria, credito, conio di moneta, vendita a rate, cambi valute, finanze pubbliche, prestiti, colonialismo, disordini sociali, sofisticazione della forza lavoro, lotta di classe, crudelta’ sociali, atrocita’ politiche, tutto e’ gia’ in atto»[…]
L’Italia, che qui ancora e’ qualcosa di piu’ di una semplice “espressione geografica” ma qualcosa di meno di uno Stato, produce tutti gli elementi del futuro capitalismo, ma non il sistema in quanto tale.
Probabilmente, proprio perche’ non diventera’ uno Stato almeno fino al tardo Risorgimento.
Cosi’, nonostante avessimo inventato tutti gli ingredienti, non arrivammo mai in cucina a sfornare la nuova pietanza capitalistica propriamente detta.
Altresi’, questa osservazione ci dice che “capitalismo” non e’ solo una forma economica, ma il fatidico “qualcosa piu’ della somma delle parti”, ovvero un sistema complesso da cui emerge qualcos’altro.

Info:
https://pierluigifagan.com/2025/01/05/benvenuti-nellera-complessa/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32417-pierluigi-fagan-il-nuovo-ordine-multipolare.html

https://mondointernazionale.org/focus-allegati/recensione-del-libro-benvenuti-nellera-complessa-mappe-e-strumenti-del-pensiero-per-esplorare-il-mondo-nuovo-in-formazione-di-pierluigi-fagan
https://www.odysseo.it/strumenti-per-gestire-insieme-il-futuro/

Europa/Piga

L’interregno. Una terza via per l’Italia e l’Europa – Gustavo Piga – Hoepli (2020)


[In Europa] centralizzare da subito la politica fiscale funzionerebbe?
La Storia sembra dire, a voce alta: “no”.
Molti ritengono che il paragone tra Storia europea e Storia statunitense sia improprio. E avrebbero ragione: non sarebbe, forse, come paragonare mele e pere? Il paragone, in effetti, tra area dell’euro e area del dollaro odierne, del XXI secolo, lo sarebbe: non foss’altro che perche’ una ha circa duecento anni in piu’ dell’altra.
Non cosi’ tanto assurdo sarebbe, piuttosto, esaminare due progetti federali allo stesso stadio di maturazione – per esempio alla nascita – studiando come si evolvono delle “unioni monetarie di diversi” da tale momento iniziale. Per fare cio’, il raffronto corretto sarebbe tra Stati Uniti del dollaro, dal XVIII secolo, e area dell’euro, questa si’, odierna. Ovvero quando ambedue le Unioni erano ai loro albori.
Ebbene, se esaminiamo gli Stati Uniti nel 1790, possiamo vedere che si presentavano assai simili all’area dell’euro odierna: fortemente divisi culturalmente, sia come strutture produttive – l’agricolo sud, l’industriale nord – sia come lingua adottata, dato che il loro crogiuolo andava dall’Inglese al Francese, dallo Spagnolo al Tedesco, all’Olandese.
E, soprattutto, erano, contrariamente a quanto argomentato dal FMI, assolutamente decentrati quanto a strutture fiscali: ogni Stato decideva per se’ quanto tassare, quanto spendere, quando tassare e quando prendere a debito.
Come avrebbe potuto essere altrimenti? Potete immaginare che il conservatore, agricolo e schiavista Stato dell’Alabama del XVIII e XIX secolo prendesse ordini dal progressista, industriale e abolizionista Stato del Massachusetts? La politica fiscale, che piaccia o no, e’ cultura: in quali campi decidiamo di spendere collettivamente, quali classi sociali decidiamo di tassare, quando appropriarci delle risorse dei cittadini per finanziare ulteriori spese. Tutto e’ inevitabilmente legato alle dinamiche e ai ceti dominanti locali, alle convinzioni profonde e alla storia di ogni territorio.

Info:
https://www.questionegiustizia.it/articolo/recensione-a-l-interregno-una-terza-via-per-l-europa
https://www.promopa.it/senza-categoria/interregno-gustavo-piga/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/linterregno/

https://eticaeconomia.it/linterregno-e-la-possibilita-di-una-strada-europea-verso-lunificazione-fiscale/

Geoeconomia/Beck

Come il cambiamento climatico potrebbe salvare il mondo – Ulrich Beck – Castelvecchi (2024)

Se guardiamo agli eventi e alle tendenze cruciali degli ultimi decenni – mi riferisco al disastro di Cernobyl’, al crollo dell’Unione Sovietica, agli attacchi terroristici dell’11 settembre al World Trade Center, al cambiamento climatico, alla contrazione del credito e alla crisi dell’euro – scopriamo che condividono due caratteristiche.
Innanzitutto, prima che accadessero ed emergessero erano inconcepibili; in secondo luogo, sono globali sia in se’ che nelle loro conseguenze.
Sono letteralmente eventi “mondiali” e ci permettono di percepire la rete sempre piu’ fitta di interconnessioni che legano le vite e le azioni delle persone e di acquisire la consapevolezza che queste interconnessioni non possano piu’ essere comprese con gli strumenti e le categorie proprie dello Stato-nazione.
Questi eventi non solo erano inconcepibili in termini pratici all’interno del paradigma dello Stato-nazione e della sua riproduzione, ma si collocano completamente al di fuori del quadro nazionale e, in questo modo, lo mettono in discussione.

Info:
https://www.doppiozero.com/ulrich-beck-la-catastrofe-ci-salvera
https://pragsia.sociologia.unimib.it/2024/05/20/825/

https://ilmanifesto.it/una-crisi-ambientale-per-cambiare-il-mondo

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck (2024)


 Perche’ l’Unione europea non e’ oggi un superstato?
Il progetto di un’“Europa unita”, risultante dalla fusione degli stati sovrani europei in un’unica entita’ statuale sovranazionale, non e’ mai stato inserito nell’agenda di nessun programma politico degno di questo nome […]
Signori indiscussi dell’Unione europea e delle istituzioni che l’hanno preceduta furono sempre e soltanto stati nazionali che tali volevano rimanere (la Francia, l’Italia, il Lussemburgo e la Danimarca), divenire (l’Irlanda e Malta) o tornare a essere (la Germania Ovest, a seguito della scissione, ossia l’attuale Germania prima della riunificazione, l’Estonia, la Lettonia e la Lituania).
Parte di essi erano in competizione tra loro, parte voleva prendere altri a modello, alcuni volevano stipulare un accordo tra loro a proprio vantaggio, altri guardarsi le spalle, in particolare dai tedeschi, con cui in passato avevano avuto esperienze che preferivano non dover ripetere. Ognuno, dunque, aveva intenzioni diverse, nonche’ priorita’ e una motivazione mutevole negli anni.
Anche i temi di volta in volta affrontati cambiarono nel corso del tempo e con essi le forme istituzionali deputate a risolverli, organi perlopiu’ creati in modo pragmatico, contingente e ad hoc […]
Qualunque discussione sull’obiettivo ultimo dell’“integrazione europea”, del resto, veniva prontamente scansata, onde evitare controversie […]
L’Europa emersa dalla rivoluzione neoliberista della fine del XX secolo e’ un blocco dalla struttura gerarchica di stati formalmente sovrani, ma tenuti insieme dai gradi di un potere distribuito tra centro e periferia; un legame tra stati, dunque, tutto meno che egualitario poiche’ basato su una richiesta insistente d’inclusione – o piu’ che altro d’annessione, e d’annessione spesso vincolata all’obbligo di permanenza –; ma anche interno agli stati stessi, a partire da relazioni di potere e di dominio che contribuiscono alla coesione imperiale, accogliendo le influenze del centro in termini di gestione.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Geoeconomia/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)


La migrazione e’ uno dei temi politici piu’ scottanti fra quelli legati alla gestione dello spazio globale.
Politici come l’ungherese Viktor Orban o l’italiano Matteo Salvini dichiarano che «i trafficanti di esseri umani» sono i principali responsabili delle migrazioni e accusano le ONG che cercano di aiutare i migranti di essere loro complici.
Ma la migrazione non e’ orchestrata dalle ONG e dai trafficanti; e’ primariamente causata da guerre e poverta’ – di cui sono in gran parte responsabili gli Stati. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, la guerra in Siria ha costretto 6,6 milioni di siriani a lasciare il loro paese, e ho gia’ citato i milioni di persone messi in fuga dall’attacco russo all’Ucraina.
Naturalmente, la guerra in Siria ha molti ‘padri’, a cominciare dal presidente Bashar al-Assad. Ma occorre dire che le confuse politiche adottate nei confronti della Siria da Stati democratici come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti non hanno facilitato la situazione. Infatti, il caso siriano mostra che tanto gli interventi esterni quanto il non-intervento possono avere effetti dannosi.
I casi dell’Afghanistan, della Iugoslavia, dell’Iraq, del Sudan, dell’Ucraina e della Libia mostrano un legame simile fra guerra, interventi stranieri e migrazione.
In ognuno di questi casi, si puo’ discutere della legittimita’ e della saggezza degli interventi stranieri, ma il legame fra guerra e migrazione e’ indubbio.

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/