Green New Deal/Piketty

Thomas Piketty – Una breve storia dell’uguaglianza – La nave di Teseo (2021)

“Non sara’ inutile ricordare che i paesi del Nord del mondo, malgrado la percentuale limitata di popolazione (circa il 15% della popolazione mondiale, per l’insieme di Stati Uniti, Canada, Europa, Russia, Giappone), sono responsabili di quasi l’80% delle emissioni di CO2 accumulate dall’inizio dell’epoca industriale.
Un 80% spiegabile con il fatto che le emissioni annue pro capite hanno raggiunto nei paesi occidentali, tra il 1950 e il 2000, livelli estremamente elevati: tra 25 e 30 tonnellate pro capite negli Stati Uniti, attorno alle 15 in Europa.
Sono livelli che attualmente, a inizio anni venti del Duemila, hanno comunque iniziato a ridursi, a circa 20 tonnellate negli Stati Uniti e a 10 in Europa.
Il punto, invece, e’ che la Cina fino al 2000 era al di sotto delle 5 tonnellate, mentre tra il 2000 e il 2020 ha emesso tra 5 e 10 tonnellate annue pro capite.
Considerata la traiettoria osservata fin qui, arrivera’ a raggiungere i livelli di vita occidentale senza essere mai passata attraverso emissione pro capite elevate come quelle dell’Occidente.

Info:
http://www.lanavediteseo.eu/item/una-breve-storia-delluguaglianza/
https://www.criticaletteraria.org/2021/11/thomas-piketty-una-breve-storia-dell-uguaglianza.html
https://www.doppiozero.com/materiali/thomas-piketty-la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/cultura/2021/11/17/news/l_anticipazione_cosi_il_clima_cambiera_la_nostra_vita-326752782/

 

Geoeconomia/Lind

Michael Lind – La nuova lotta di classe. Elite dominanti, popolo dominato e il futuro della democrazia – Luiss (2021)

L’esperienza delle democrazie di oggi in Asia orientale – Giappone, Corea del Sud e Taiwan – dimostra che il neoliberismo non e’ l’unico modello per una democrazia moderna hi tech.
Rispetto a Stati Uniti ed Europa, queste nazioni ammettono pochi immigrati e hanno delocalizzato la loro produzione industriale a un livello di gran lunga inferiore.
A differenza dell’Occidente, nei loro sistemi sociali non c’e’ stata alcuna rottura radicale imposta dall’elite tra la meta’ del Ventesimo secolo e oggi. Di conseguenza, benche’ abbiano ogni tanto dei politici populisti e soffrano di problemi di altra natura, compreso un basso tasso di natalita’, non hanno vissuto nulla che possa essere equiparato alla ribellione populista contro il neoliberismo che sta mandando in pezzi i sistemi politici in Europa e in America del Nord.
In una competizione tra il modello economico rappresentato in vari modi da Giappone, Corea del Sud e Taiwan, previa detrazione del loro mercantilismo tradizionalmente orientato alle esportazioni, e il modello oligarchico dominato dai redditieri rappresentato da Brasile e Messico, sarebbe da stolti scommettere sui secondi.

Info:
https://open.luiss.it/2021/05/20/un-nuovo-compromesso-sociale-salvera-la-democrazia/
https://legrandcontinent.eu/it/2021/04/04/competenti-contro-deplorevoli-la-nuova-lotta-di-classe/
https://www.rivistailmulino.it/a/la-nuova-lotta-di-classe
https://www.centromachiavelli.com/2020/04/06/scalea-lind-guerra-di-classe/
https://www.ilfoglio.it/un-foglio-internazionale/2020/03/16/news/i-cittadini-dimenticati-contro-le-elite-metropolitane-la-nuova-lotta-di-classe-306549/

Stato/Piketty

Thomas Piketty – Una breve storia dell’uguaglianza – La nave di Teseo (2021)

Il regime cinese dispone anche di altri punti di forza. Quando si manifesteranno le catastrofi climatiche, avra’ gioco facile a stigmatizzare i responsabili dell’Occidente.
Piu’ in generale, la Cina non manca mai di ricordare di essersi industrializzata senza ricorrere alla schiavitu’ e al colonialismo, di cui ha peraltro pagato le conseguenze. E cio’ la mette nella condizione di acquisire punti a favore rispetto a quanto viene percepito un po’ ovunque nel mondo come l’eterna arroganza dei paesi occidentali. I quali sono sempre pronti a impartire lezioni all’intero universo in materia di giustizia e di democrazia, quando invece si rivelano incapaci di fronteggiare le disuguaglianze e le discriminazioni che li stanno consumando, e patteggiano come se niente fosse con tutti i potentati e gli oligarchi che sono i maggiori beneficiari delle loro fortune.
Sotto tutti questi aspetti, la risposta giusta al socialismo statalista e autoritario cinese sarebbe quella di promuovere una forma di socialismo democratico e partecipativo, ecologico e postcoloniale, sensibile in particolare ai problemi del Sud del mondo e attento a tutte le disuguaglianze e ipocrisie occidentali.
Uno sviluppo del genere autorizzerebbe anche a rispondere alla perdita di velocita’ del neoliberismo, declino che e’ stato accelerato dalla crisi finanziaria del 2008 e dalla crisi pandemica del 2020: declino spiegabile piu’ in generale con il fallimento delle promesse reaganiane di dinamizzazione della crescita mediante la deregolamentazione, al punto che le classi medie e popolari alle quali erano stati promessi mari e monti hanno cominciato a dubitare seriamente della globalizzazione.

Info:
https://www.criticaletteraria.org/2021/11/thomas-piketty-una-breve-storia-dell-uguaglianza.html
https://www.doppiozero.com/materiali/thomas-piketty-la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/cultura/2021/11/17/news/l_anticipazione_cosi_il_clima_cambiera_la_nostra_vita-326752782/

Capitalismo/Azzara’

Stefano Azzara’ -Il virus dell’occidente. Universalismo astratto e sovranismo particolarista di fronte allo stato di eccezione – Mimesis (2020)

Nel “dominio capitalistico del mondo” sono presenti a guardar bene “due differenti tipi di capitalismo”, i quali si contendono il futuro.
Da una parte abbiamo “il capitalismo meritocratico liberale che si e’ sviluppato in maniera crescente in Occidente negli ultimi due secoli”, mentre dall’altro c’e’ “il capitalismo politico o autoritario guidato dallo Stato” […]
Questi due modelli “differiscono non solo nella sfera politica ma anche in quella economica e, in misura minore, in quella sociale” e sono – come detto – in “competizione”, anche se e’ difficile che uno di essi finisca per “dominare l’intero globo” eliminando totalmente l’altro.
Il “capitalismo meritocratico liberale” e’ quel sistema nel quale “la maggior parte della produzione e’ promossa con mezzi di produzione privati, il capitale acquista in maniera legale forza lavoro libera e il coordinamento e’ decentralizzato… e la maggior parte delle decisioni di investimento sono prese da compagnie private o da imprenditori individuali” […]
Il “capitalismo politico”, invece, e’ rappresentato in primo luogo dalla Cina, alla quale soprattutto si deve l’eccezionale sviluppo che ha portato l’Asia in pochi decenni a recuperare il gap accumulato con l’Occidente negli anni della Grande Divergenza, fino al ripristino di un equilibrio comparabile a quello precedente all’epoca delle colonizzazioni e in particolare tra il 1820 e la Prima guerra mondiale.
L’apertura e le riforme avvenute in quel paese, il quale si e’ inserito nell’economia mondiale e nelle catene del valore globali trascinando un intero continente, hanno avuto un ruolo decisivo in questo processo.
Non si tratta pero’ soltanto di un successo economico: “il riequilibrio economico del mondo” – che comunque in Occidente produce svantaggi per “un significativo numero di persone”, provocando ostilita’ verso la globalizzazione e aizzando rivolte populiste –, non e’ solo una questione geografica ma e’ anche una questione politica. Il successo economico della Cina mette infatti per la prima volta in discussione la pretesa occidentale che ci sia “un nesso necessario tra capitalismo e democrazia liberale”, dato che l’efficienza economica cinese e’ stata superiore in questi decenni a quella dei paesi occidentali […] “una burocrazia altamente efficiente e tecnocraticamente esperta” guida il sistema avendo “come suo principale dovere la realizzazione di una elevata crescita economica” e “implementa le politiche che permettono di realizzare questo obiettivo” attraverso una ferrea irregimentazione della societa’ e delle liberta’ individuali.
E’ un programma che puo’ essere realizzato consentendo un’espansione anche illimitata delle forze private sul piano economico ma che di questa presenza imprenditoriale limita con rigore “il ruolo politico” e la capacita’ di “imporre le sue preferenze sulle politiche dello Stato”.
Proprio questa unione di sviluppo economico capitalistico e autoritarismo statale e’, come gia’ sappiamo, il “modello del capitalismo politico”, nel quale lo Stato “conserva una significativa autonomia nel seguire politiche di interesse nazionale” e agisce in chiave mercantilistica, controllando il settore privato e rendendolo funzionale a questo obiettivo […]
Questa caratteristica fondamentale e sistemica del capitalismo politico implica pero’ necessariamente l’impossibilita’ di introdurre in maniera effettiva in questi paesi la “rule of law” e cioe’ il principio di imparzialita’ di fronte agli attori economici e sociali ma anche il principio che protegge gli individui da ogni ingerenza nella loro sfera privata, perche’ l’“arbitrarieta’” da parte dei governanti, ovvero “l’uso arbitrario del potere”, e’ imprescindibile per il suo funzionamento, dato che chi comanda vuole indirizzare lo sviluppo verso obiettivi politici approfittandone simultaneamente per accrescere il proprio potere o la propria ricchezza personale.
Lo stesso vale per la chiara identificazione delle diverse forme di proprieta’, la cui vaghezza consente al potere politico di favorire ora questi soggetti ora altri e comunque di tenere sotto controllo la popolazione.

Info:
https://www.mimesisedizioni.it/rassegna/il-manifesto-virus-occidentali-e-le-aspre-contese-delle-due-destre-su-il-virus-delloccidente-di-stefano-g.-azzara-.pdf
https://www.lacittafutura.it/recensioni/il-virus-dell%e2%80%99occidente
https://sinistrainrete.info/societa/18241-stefano-g-azzara-il-virus-dell-occidente.html

Economia di mercato/Banos

Pedro Banos – Cosi’ si controlla il mondo – Rizzoli (2020)

Il cosiddetto «mondo occidentale» e’ composto da circa novecento milioni di persone, ma attualmente sul pianeta ci sono altri sei miliardi e seicento milioni di esseri umani, con visioni e culture diverse, che in un certo senso si considerano i perdenti nel processo di sviluppo e globalizzazione.
Non c’e’ quindi da stupirsi se la maggior parte degli abitanti della Terra desidera che i ruoli si invertano per poterne diventare i privilegiati […]
La versione piu’ ristretta di «mondo occidentale» e’ costituita da Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda.
In una prospettiva piu’ ampia, bisognerebbe includere altri Paesi sviluppati, come quelli ispano-americani, Israele e Sudafrica.

Info:
https://www.startmag.it/mondo/come-la-cina-prova-a-fare-la-parte-del-dragone/
https://dasapere.it/2020/11/22/pedro-banos-racconta-come-si-controlla-il-mondo/

Economia di mercato/Polanyi

Karl Polanyi – Per un nuovo Occidente. Scritti 1919-1958 – il Saggiatore (2013)

La rivoluzione industriale fu uno spartiacque nella storia dell’umanita’.
Tre forze, la tecnologia, l’organizzazione economica e la scienza (esattamente in questa sequenza), ognuna con radici separate e autonome, si collegarono, all’inizio in modo discreto, per poi formare, non piu’ di cent’anni fa, un vortice sociale, il quale continua ancora ad avvolgere con un impeto irresistibile milioni e milioni di persone.
Prima vi furono i macchinari; poi segui’ il processo teso alla deliberata organizzazione dei mercati; la scienza – circa un secolo dopo, ma con un effetto esplosivo – si uni’ per ultima.
Tutte queste forze guadagnarono a 
quel punto velocita’: la tecnologia e la scienza formarono un’alleanza, l’organizzazione economica sfrutto’ le proprie opportunita’, elevando il principio dell’efficienza della produzione – tanto attraverso il mercato, quanto attraverso la pianificazione – a livelli vertiginosi.
La cultura occidentale e’ cio’ che la scienza, la tecnologia e l’organizzazione economica, rafforzandosi l’una con l’altra, senza freni e senza limiti, stanno facendo della vita umana.
Subordinare tali forze (la scienza e la tecnologia, cosi’ come l’organizzazione economica) alla volonta’ di un progresso che sia umano e alla realizzazione di una personalita’ che sia libera, costituisce ormai una necessita’ per la sopravvivenza.
Spetta all’Occidente disciplinare le proprie creature.

Info:
https://www.ilsaggiatore.com/libro/per-un-nuovo-occidente/
https://pierluigifagan.wordpress.com/2013/06/21/per-un-nuovo-occidente-recensione-di-pier-luigi-fagan/

Geoeconomia/Castronovo

Valerio Castronovo – Chi vince e chi perde. I nuovi equilibri internezionali – Laterza (2020)

La globalizzazione ha percio’ smentito le previsioni iniziali di Washington e dei governi occidentali su un ulteriore ampliamento della propria sfera d’influenza e di penetrazione economica su scala planetaria.
Cina e India hanno preso il largo, mentre l’America e l’Europa sono state frattanto azzoppate da quella sorta di boomerang che e’ stata la grande crisi esplosa nel 2008.
L’assenza di norme adeguate che assicurassero una reale governance multilaterale della globalizzazione e gli effetti patologici di una straripante finanziarizzazione dell’economia hanno infatti agito da principali generatori del devastante cortocircuito avvenuto nel cuore del sistema capitalistico. Al punto da evocare i fantasmi del drammatico crollo nel 1929 di Wall Street e della Grande depressione perpetuatasi negli anni Trenta.
Quanto sia stato dirompente l’impatto sulle societa’ occidentali del sisma avvenuto fra il 2007 e il 2008, al culmine di una stagione di convulse speculazioni finanziarie, lo si seguita a constatare ai giorni nostri in forme e dimensioni sempre piu’ evidenti. Poiche’ s’e’ infranto non solo un insieme di certezze e garanzie di stabilita’ e sicurezza; ma perche’ si sono moltiplicate, in seguito a una dilatazione delle disuguaglianze sociali, le apprensioni e le angosce a tal punto che esse sono divenute una condizione esistenziale intrinseca per una parte crescente delle classi popolari.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858140710
http://www.economiaitaliana.it/it/articolo.php/Chi-vince-e-chi-perde-nella-grande-sfida-globale-per-la-egemonia-del-mondo?LT=CULT&ID=39848

Geoeconomia/Khanna

Parag Khanna – Il secolo asiatico? – Fazi (2019)

Gli asiatici credono fermamente nel fatto che i mercati debbano essere subordinati al benessere generale della societa’, piuttosto che essere un obiettivo fine a se stesso.
A differenza dell’Occidente, le societa’ asiatiche continuano a essere favorevoli alla globalizzazione perche’ i loro governi la stanno attivamente orientando a loro favore.
Dall’India al Vietnam, i sondaggi mostrano che l’80 per cento e’ pro-globalizzazione (mentre negli Stati Uniti e in Francia sono meno del 40 per cento). Il capitalismo gode piu’ o meno dello stesso sostegno, il che e’ piuttosto ironico data la storia socialista delle principali nazioni asiatiche.
L’ostilita’ diffusa nei confronti della finanza e dell’industria hitech negli Stati Uniti e’ indicativo di una convergenza ideologica verso il punto di vista asiatico secondo cui le banche e i giganti della tecnologia non dovrebbero essere lasciati liberi di sfruttare i consumatori, ma dovrebbero essere asserviti allo Stato e ai bisogni della societa’, che si tratti di stabilita’ fiscale, creazione di posti di lavoro, riqualificazione dell’infrastruttura, formazione di competenze. […]
Gli asiatici hanno appreso negli anni Novanta a essere sospettosi nei confronti del modello di capitalismo angloamericano finanziarizzato e iperderegolamentato.
Per esempio, gli asiatici sono convinti che sia la redistribuzione fiscale a generare una crescita equa, in barba all’ortodossia capitalistica secondo cui la crescita si traduce automaticamente in redistribuzione.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la riduzione della disuguaglianza richiede tasse più elevate e maggiori investimenti pubblici. Di conseguenza, molti paesi asiatici non esitano a usare le leve macroeconomiche – riduzione dei tassi di interesse, investimenti anticiclici, spesa pubblica aggressiva e tasse elevate – per promuovere una maggiore equita’ e creare posti di lavoro. Trasporti pubblici, alloggi, reti elettriche e servizi igienici efficienti sono elementi fondamentali per una buona qualita’ della vita.
Le riforme economiche non possono avvenire a scapito dell’occupazione e della coesione sociale. Il governo cinese si preoccupa del destino dei lavoratori rimpiazzati dai robot e dei profitti che arriveranno alle imprese che riducono il personale mentre aumentano la produzione, ma invece di lasciare che le suddette imprese portino i loro profitti all’estero, li tassa e acquista delle quote nelle stesse per raccogliere i frutti della loro crescita.

Info:
https://www.iltascabile.com/societa/secolo-asiatico/
http://www.mangialibri.com/libri/il-secolo-asiatico
https://www.repubblica.it/dossier/la-repubblica-delle-idee-2019/2019/06/03/news/parag_khanna-227854599/

Geoeconomia/Judt

Tony Judt – Guasto e’ il mondo – Laterza (2012)

E’ indiscutibile che la caduta del Muro di Berlino e il tracollo, come in un domino, degli Stati comunisti, dalle porte di Vienna alle rive del Pacifico, abbiano segnato una transizione importantissima che ha liberato milioni di uomini e donne da un’ideologia cupa e ormai superata e dalle istituzioni autoritarie che di quell’ideologia erano il prodotto.
Ma nessuno potrebbe sostenere, con una qualche credibilita’, che il comunismo sia stato rimpiazzato da un’era di idilliaca serenita’.
Non c’e’ stata nessuna pace nella Iugoslavia postcomunista e pochissima democrazia in tutti gli Stati nati dallo scioglimento dell’Unione Sovietica. Quanto al libero mercato, di sicuro ha prosperato, ma non si sa bene a beneficio di chi. L’Occidente, soprattutto l’Europa e gli Stati Uniti, si e’ fatto sfuggire un’opportunita’, di quelle che si presentano una volta in un secolo, per riplasmare il mondo sulla base di istituzioni e pratiche internazionali concordate e migliorate.
Abbiamo preferito metterci seduti ad autocongratularci per aver vinto la guerra fredda: un metodo sicuro per perdere la pace.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842099819
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/3191/abbiamo-guastato-il-mondo-ma-una-via-di-uscita-ce/?refresh_ce
https://www.macrolibrarsi.it/libri/__guasto-e-il-mondo-libro.php

Europa/Gila

Paolo Gila – Capitalesimo. Il ritorno del feudalesimo nell’economia mondiale – Bollati Boringhieri (2013)

Come all’epoca del Feudalesimo, dopo un periodo di prosperita’ e di civilta’, l’Europa e l’Occidente stanno per ripiombare nell’insicurezza, nella poverta’ e in un quadro politico dove il potere degli stati si sfilaccia.
La destrutturazione dell’apparato statale e’ funzionale all’avvicinamento di nuove entita’ super-statali.
Si chiamano aree economicomonetarie, istituzioni sovranazionali, agenzie non governative: sono tutti nodi di una neo-gerarchia dal potere immenso, che ricalca la struttura del sistema feudale, riproposto in chiave globale, tecnologica e culturale.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2013/04/recensione-paolo-gila-capitalesimo-bollati-boringhieri/
https://www.sololibri.net/Capitalesimo-Paolo-Gila.html