Stato/Zielonka

Democrazia miope. Il tempo, lo spazio e la crisi della politica – Jan Zielonka – Laterza (2023)

Si ipotizza che gli esseri umani si stiano spostando nello spazio digitale perche’ la vita in quello fisico e’ molto deludente […]
Alcuni di coloro che sono al momento insoddisfatti della performance degli Stati nazionali non vogliono affatto sostituirli con le reti. Al contrario, sono orgogliosi di onorare le loro bandiere nazionali, i loro confini e i loro soldati, e detestano un mondo fatto di network, dai confini indefiniti, dominato da identita’ multiple e con catene di comando confuse. Queste persone si fidano soltanto di quelli che parlano la loro lingua ed eleggono politici che li rendono orgogliosi dei rispettivi paesi […]
Gli appelli piu’ forti al ritorno di Stati-nazione forti, sovrani e orgogliosi provengono dai nativisti e dagli autocrati […]
Tuttavia, non sono solo i demagoghi di estrema destra a rivolere indietro i loro Stati. La prospettiva di uno Stato virtuale governato da network non e’ molto attraente neppure per molti cittadini moderati. Essi temono, infatti, che passare dal sistema degli Stati a un misterioso sistema di reti li privera’ di una protezione tangibile da un punto di vista giuridico, sociale e persino fisico. E’ sostenibile una politica sociale senza uno Stato nazionale forte?
In molti temono le conseguenze di scambiare una democrazia nazionale imperfetta con un sistema di reti nel quale attori anonimi e privi di responsabilita’ si comportano in modo egoistico e al di fuori di qualsiasi supervisione e possibile sanzione. E’ possibile trovare qualche esempio incoraggiante di democrazia al di fuori degli Stati nazionali ? […]
L’idea che gli Stati siano attori legittimi per definizione e che i network rappresentino degli oggetti politici misteriosi e sospetti non risponde alla realta’.
I network collaborano con gli Stati persino negli ambiti della difesa e della sicurezza, tradizionalmente percepiti di esclusiva competenza statale: gli eserciti nazionali dipendono oggi estesamente da contractors militari privati, che operano come network; le reti finanziarie sono essenziali per limitare la capacita’ bellica del nemico; le ONG aiutano a mantenere canali informali di comunicazione fra Stati formalmente in guerra. Si potrebbe persino sostenere che il soft power esercitato dai network sia piu’ efficace contro gli autocrati del potere militare esercitato dagli Stati.

Info:
https://www.thewatcherpost.it/politica/democrazia-miope/
https://www.micromega.net/pangloss-nella-compressione-spazio-temporale-zielonka-e-harvey
https://www.thedotcultura.it/spazio-tempo-e-velocita-la-rifondazione-della-democrazia/

Societa’/Gagliano

Deception: Saggio sulla disinformazione e propaganda nelle moderne società di massa – Giuseppe Gagliano – Fuoco ed. (2015)

La disinformazione non e’, contrariamente alla propaganda, un’azione costante messa in opera in vista di un’influenza prolungata ma piuttosto un insieme di azioni specifiche piu’ o meno previste che finiscono per generare un contesto all’interno del quale alcune informazioni vere, ma contrarie alla visione comune, sembrano totalmente incongrue […]
Affinche’ l’azione disinformativa sia efficace nella fase di elaborazione, il soggetto o i soggetti che costruiscono la disinformazione, dovranno avere cura di conoscere con estrema precisione cio’ che il target conosce sfruttandone le percezioni e pregiudizi allo scopo di alterarne l’opinione e condurlo a prendere decisioni che danneggeranno i suoi stessi interessi.
Naturalmente l’efficacia di quest’operazione puo’ essere portata in essere solo se lo scopo reale rimane segreto, solo se la disinformazione e’ in grado di mascherare il proprio operato camuffandosi da informazione. A questo punto diventa necessario […]  differenziare la disinformazione dalla propaganda: la disinformazione non cerca di convertire nessuno ad una causa ne’ cerca di modificare il sistema di valori del ricevente contrariamente alla propaganda […]
Anche la propaganda come la disinformazione e’ una manovra psicologica organizzata e sviluppata in modo ampio e sistematico; tuttavia la propaganda veicola, a differenza della disinformazione, un’ideologia, una visione del mondo sottolineandone i meriti e la superiorita’ rispetto alle altre visioni del mondo.
Per affermare la sua validita’ la propaganda non ha alcuna preoccupazione di falsificare i fatti o mescolare il vero con il falso.

Info:
https://www.scuolafilosofica.com/3800/deception-disinformazione-e-propaganda-nelle-moderne-societa-di-massa-gagliano-g
https://it.everand.com/book/236251500/Deception

Stato/Rodhes

Capitalismo Woke. Come la moralita’ aziendale minaccia la democrazia – Carl Rodhes – Fazi (2023)

Durante la crisi [pandemica], abbiamo assistito alla ritirata delle imprese e del mercato e al ritorno dei governi eletti per definire, nel bene e nel male, le condizioni per il futuro benessere dei cittadini.
La lezione impartitaci dal coronavirus e’ che dobbiamo tornare a costruire un avvenire che ripristini una democrazia sociale per il popolo.
Nell’ora piu’ buia della pandemia, e’ emersa la necessita’ di rinfondere la speranza in una prosperita’ condivisa che non affidi il proprio destino all’incostanza di chi si professa amico solo quando va tutto bene […]
Il capitalismo woke non si limita a far si’ che le aziende si comportino da donnicciole di sinistra impegnate in opere di bene. Al contrario, le imprese stanno giocando pesante nel tentativo di impadronirsi del potere politico sottraendolo alle istituzioni democratiche, quelle stesse istituzioni che durante la sua presidenza Trump aveva costantemente minato.
Le grandi imprese hanno colto al volo questa opportunita’, desiderose di colmare il vuoto che il trumpismo stava sconsideratamente creando.

Societa’/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razio- nalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot , Christian Laval – DeriveApprodi (2019)

Neoliberismo e securitarismo di Stato vanno ora a braccetto.
L’indebolimento delle liberta’ pubbliche dello Stato di diritto e la concomitante estensione dei poteri di polizia si sono via via accentuati con la «guerra alla delinquenza» e la «guerra alla droga» a partire dagli anni Settanta. Ma dacche’ e’ stata dichiarata una «guerra globale contro il terrorismo», all’indomani dell’11 settembre 2001, abbiamo visto dispiegarsi un insieme di misure e di dispositivi che violano apertamente le regole di protezione delle liberta’ della democrazia liberale, fino ad arrivare alla legittimazione giuridica della sorveglianza di massa della popolazione, alla legalizzazione della detenzione senza passare per i tribunali o all’uso sistematico della tortura […]
Oggi, la «contro-rivoluzione in assenza di rivoluzione», come la chiama Harcourt, mira a ridurre con qualunque mezzo un nemico interno ed esterno onnipresente, che ha certamente il volto del terrorista islamico ma puo’ assumere anche altre identita’ (studenti, ecologisti, contadini, giovani neri americani o giovani francesi delle banlieues, e soprattutto migranti clandestini, di preferenza musulmani).
E per portare a buon fine questa guerra contro il nemico, occorre che il potere da un lato militarizzi la polizia e dall’altro accumuli una massa di informazioni sull’insieme della popolazione per poter scongiurare qualunque possibile ribellione.
Insomma, il terrorismo di Stato torna in piena espansione.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Societa’/Todd

La sconfitta dell’Occidente – Emmanuel Todd – Fazi (2024)

Se considero la capacita’ di leggere e scrivere il fondamento della democrazia, cio’ non e’ dovuto semplicemente al fatto che l’alfabetizzazione consente di decifrare i giornali e di scegliere la propria scheda elettorale, ma al fatto che essa alimenta un sentimento di uguaglianza quasi metafisica tra tutti i cittadini.
La lettura e la scrittura, un tempo appannaggio esclusivo dei sacerdoti, adesso appartengono a tutti.
Eppure, all’inizio del terzo millennio, questo sentimento di uguaglianza democratica basilare sembra essersi esaurito. Lo sviluppo dell’istruzione superiore ha finito per dare al 30 o 40 per cento di una generazione la sensazione di essere veramente superiore: un’elite di massa, un ossimoro che ben introduce la stranezza della situazione.
Prima della guerra in Ucraina, dunque, gli osservatori vedevano le democrazie occidentali minate da un malessere che andava peggiorando. Questo male pone l’una di fronte all’altra due grandi categorie ideologiche e mentali: l’elitismo e il populismo.
Le elite denunciano una deriva dei popoli verso le destre xenofobe, mentre i popoli sospettano le elite di voler sprofondare in un “globalismo” delirante.
Se il popolo e l’elite non riescono piu’ ad accordarsi per lavorare insieme, il concetto di democrazia rappresentativa perde ogni suo significato: si finisce con l’avere una elite che non vuole piu’ rappresentare il popolo e un popolo che non e’ piu’ rappresentato.
Secondo i sondaggi d’opinione, il politico e il giornalista sono le due professioni meno rispettate nella maggior parte delle “democrazie occidentali”, mentre si va diffondendo il complottismo, una patologia propria di un sistema sociale strutturato dal binomio elitismo/populismo, nonche’ dalla sfiducia sociale.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-fatto-quotidiano.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-riformista.pdf?

https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-manifesto.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-giornale.pdf?
https://contropiano.org/interventi/2024/11/11/la-sconfitta-delloccidente-oligarchico-e-nichilista-0177418
https://www.quotidiano.net/magazine/libri/emmanuel-todd-gli-oligarchi-e-il-nichilismo-hanno-distrutto-le-democrazie-e-la-sconfitta-delloccidente-fd56b6be
https://www.repubblica.it/venerdi/2024/09/28/news/emmanuel_todd_sconfitta_occidente_ultimo_libro-423521727/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/29325-gian-marco-martignoni-la-sconfitta-dell-occidente.html

Stato/Mattei

L’economia è politica – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Il capitalismo dell’austerita’ non significa meno Stato, quanto piuttosto uno Stato che mantiene un ruolo cruciale nel fortificare il mercato e agisce secondo la logica dell’espropriazione di risorse sottraendole ai molti a favore dei pochi.
Per di piu’ l’austerita’ fiscale, appena descritta, va spesso a braccetto con politiche monetarie di aumento dei tassi di interesse che ingrossano le rendite dei proprietari di capitale, mentre i lavoratori vengono doppiamente colpiti: dagli aumenti esorbitanti dei mutui alla perdita dei posti di lavoro.
Nel frattempo, lo Stato privatizza, precarizza il mercato del lavoro e indebolisce i sindacati.
E’ questa la trinita’ dell’austerita’, che chiaramente ha ben poco di «tecnico» e ha molto a che fare con il mantenimento di una societa’ di pochi vincitori e di molti vinti, sempre piu’ isolati e intrappolati in condizioni materiali che impediscono di ritagliarsi il tempo e lo spazio collettivo per immaginare un modello sociale differente. Creare lavoratori piu’ docili e ricattabili: e’ questo l’obiettivo dell’austerita’.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/
https://www.sinistrainrete.info/politica-economica/28826-francesco-tucci-ripoliticizzare-l-economia.html

Societa’/Armao

Capitalismo di sangue – Fabio Armao – Laterza (2024)

Nei paesi occidentali, in particolare, si e’ assistito in questi ultimi decenni al diffondersi di quello che ormai potremmo definire un doppio standard a seconda che si tratti di crimini di strada o di crimini dei colletti bianchi – per usare una distinzione ormai consolidata: tolleranza zero nei confronti dei reati comuni quali furti, rapine, aggressioni, spaccio di droga commessi da membri dei ceti meno abbienti; cautela e riguardo per i reati finanziari e societari di cui si rendono responsabili esponenti delle elite sociali.
I crimini di strada sono visibili, hanno un impatto immediato sulle vittime e avvengono sotto gli occhi di tutti e, di conseguenza, creano un immediato allarme sociale e incidono in misura maggiore nel determinare la percezione del livello di insicurezza da parte dell’opinione pubblica.
La politica, quindi, ha gioco facile ad alimentare le paure collettive se cio’ si rivela funzionale, ad esempio, a distrarre l’attenzione dalla corruzione e dal clientelismo o, piu’ banalmente, dai fallimenti del proprio governo […]
I crimini dei colletti bianchi (il falso in bilancio, l’evasione fiscale, la corruzione, il riciclaggio di denaro), al contrario, sono ambigui, difficili da dimostrare in sede penale, non sembrano avere conseguenze immediate, tanto piu’ che le vittime sono spesso indeterminate (non sempre, in realta’: si pensi ai casi, frequenti, in cui l’amministrazione fraudolenta di uno stabilimento industriale porta al suo fallimento, col conseguente licenziamento della manodopera, o alla riduzione dei controlli di sicurezza responsabili poi della morte di lavoratori e lavoratrici).
Inoltre, chi li commette gode spesso di un elevato status sociale e di grande rispettabilita’, e ha l’ulteriore vantaggio di poter contare sull’aiuto di validi professionisti: avvocati, commercialisti, consulenti tecnici e finanziari, in grado di portare un’ampia gamma di argomenti a sua difesa.
E il potere politico, ancora una volta, ha maggiore convenienza a non accanirsi contro di essi, a mostrare una certa indulgenza, talvolta ad assecondarli; contribuendo cosi’ ad approfondire la distanza tra gli autori dei reati e le loro vittime che, oltre al danno inferto loro dai criminali, dovranno anche subire l’ingiustizia perpetrata dallo stato che avrebbe dovuto difenderli […]
L’aspetto che oggi dovrebbe piu’ preoccuparci e’ che anche all’interno delle democrazie prevale la tentazione di identificare il danno pubblico, sempre e comunque, nei termini della violazione di un qualche ordine sociale preesistente, di un modello di convivenza che si rivela nei fatti sempre piu’ esclusivo e riservato a pochi privilegiati. Per difendere tale ordine si agisce in due direzioni: da un lato, inventandosi sempre nuovi reati, sforzandosi cioe’ di prefigurare in una norma specifica qualunque atto o comportamento possa rivelarsi o anche soltanto apparire come eversivo; dall’altro, criminalizzando le marginalita’ sociali (migranti ed extracomunitari, senzatetto, tossicodipendenti) prescindendo dalle cause che le hanno generate, e stigmatizzando le diversita’ come pure e semplici forme di devianza sociale […]
Il tutto declinato all’interno del mantra della sicurezza, che assume sempre di piuì la forma di una militarizzazione crescente degli spazi urbani.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/IL_FATTO_QUOTIDIANO_27012024.pdf
https://www.micromega.net/author/fabio-armao/ 

https://www.globalist.it/culture/2024/03/25/capitalismo-di-sangue-analisi-su-conflitti-globali-e-crisi-economica/

Societa’/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

I nuovi governi neoliberali sono sia i difensori della tradizione e della nazione, sia i campioni della “liberta’ individuale”, un’espressione che nell’epoca moderna ha un incontestabile valore morale universale, e assicura al neoliberalismo un potenziale di legittimazione la cui importanza non puo’ essere sottovalutata.
Questo perché, secondo una logica molto hayekiana, il loro modo di intendere la “liberta’” fa parte della “tradizione” e si oppone a qualsiasi movimento di “emancipazione”. Questa liberta’-tradizione della destra, che include l’esaltazione della nazione sovrana, la sacralizzazione della famiglia indipendente e i diritti della religione nel fissare norme, e’ quindi l’esatto contrario della liberta’-emancipazione cosi’ come e’ stata pensata dall’Illuminismo e poi da gran parte del liberalismo politico classico.
Il concetto di liberta’ e’ sempre stato accompagnato da una riflessione sui suoi mezzi, che sono la liberta’ di stampa, la libera circolazione delle idee, l’istruzione e il suffragio universale, intesi come altrettante dimensioni della cittadinanza […]
L’inversione e’ completa: il concetto di liberta’ non si riferisce piu’ a un insieme di garanzie contro l’oppressione individuale e collettiva, ma al diritto di affermare un insieme di valori tradizionali autoproclamati come equivalenti alla “civilta’”.
E’ proprio a questo nuovo spirito di “liberta’” che coniuga la convinzione della superiorita’ occidentale e la difesa paranoica di un’identita’ sotto assedio, che la destra neoliberale e reazionaria sta attingendo per meglio giustificare le sue violazioni delle liberta’ pubbliche e individuali.
Non mancano esempi di questa logica liberticida, che dimostrano quanto si sia in realta’ agli antipodi del liberalismo classico. Tra questi, gli attacchi alla liberta’ accademica e il disprezzo con cui vengono considerate la scienza e l’arte.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Societa’/Armao

Capitalismo di sangue – Fabio Armao – Laterza (2024)

Che la democrazia non stia passando un buon momento lo dimostrano alcuni dati: il numero delle liberal-democrazie e’ tornato ai valori del 1989 e ospita soltanto il 13 percento della popolazione mondiale, le autocrazie elettorali contano per il 44 percento e le autocrazie in senso stretto per il 26 percento.
Il declino della democrazia riguarda soprattutto l’America Latina e l’Asia, ma anche il 20 percento degli stati membri dell’Unione Europea ha gia’ manifestato una chiara propensione ad «autocratizzarsi» […]
Democrazie e autocrazie, in altri termini, si rivelano entrambe funzionali a un nuovo totalitarismo generato dalla globalizzazione neoliberista, che rappresenta l’antitesi del libero mercato, ridotto a una ben misera foglia di fico per i governanti (o gli economisti) che avessero ancora il coraggio di evocarlo.
Il capitalismo, dopo secoli di convivenza e di scambi di reciproca utilita’ con lo stato, ha preso il sopravvento sulla politica, al punto da imporre il blocco della redistribuzione delle ricchezze; costringendo sempre piu’ famiglie a redditi di mera sussistenza e distruggendo quei ceti medi cui aveva affidato le proprie fortune ai tempi dell’industrializzazione e dei consumi di massa.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/IL_FATTO_QUOTIDIANO_27012024.pdf
https://www.micromega.net/author/fabio-armao/ 

https://www.globalist.it/culture/2024/03/25/capitalismo-di-sangue-analisi-su-conflitti-globali-e-crisi-economica/

Stato/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

La nuova gestione pubblica ha due dimensioni: da una parte, introduce modalita’ di controllo piu’ fini, che rientrano in una razionalizzazione burocratica piu’ sofisticata; dall’altra, confonde gli obiettivi propri del servizio pubblico allineandoli formalmente sulla produzione del settore privato […]
La tensione tra la centralizzazione degli organismi di auditing e di regolamentazione e la presunta autonomia dei servizi sottomessi alla concorrenza, provoca effetti perversi non trascurabili, spingendo i servizi a concentrarsi ossessivamente sui meccanismi di prestazione senza preoccuparsi troppo del contenuto reale dei loro compiti: un tasso di riuscita per un esame, un tasso di occupazione di letti di ospedale, un rapporto casi trasmessi/casi risolti possono corrispondere a risultati effettivi molto diversi se non a deviazioni molto sensibili quanto alla realta’ del servizio erogato.
Il feticismo della cifra porta l’iperrazionalizzazione alla «fabbricazione di risultati» che sono lungi dal rappresentare miglioramenti reali, tanto piu’ che i dirigenti e i loro sottoposti sono tutti costretti a «fare buon viso a cattivo gioco» e a contribuire alla produzione collettiva di cifre.
Nulla prova che la realta’ coincida sempre con la retorica manageriale e commerciale. I criteri di valutazione quantitativa non sono quasi mai in accordo con i criteri qualitativi di attenzione ai clienti […]
L’importazione di logiche contabili venute dal mondo economico-commerciale non solo tende ad allontanare dalla realta’ le attivita’ e i loro risultati, ma priva anche del loro contenuto politico i rapporti tra lo Stato e i cittadini. Questi ultimi sono considerati acquirenti di servizi, preoccupati che i loro soldi siano «ben spesi» […]
Che si tratti del personale ospedaliero, di giudici o di pompieri, le molle e i principi della loro attivita’ professionale vengono concepiti ormai soltanto dal punto di vista degli interessi personali e corporativi, negando ogni dimensione morale e politica al loro impegno in un mestiere che si basa su valori propri.
Le tre “E” del management, «economia-efficacia-efficienza», hanno cancellato dalla logica del potere le categorie del dovere e della coscienza professionale.
La diffidenza, allo stesso modo, caratterizza i rapporti tra le istituzioni pubbliche e i soggetti sociali e politici, considerati anch’essi come «opportunisti» alla ricerca del massimo vantaggio possibile senza alcuna considerazione dell’interesse collettivo.
La ristrutturazione neoliberista trasforma i cittadini in consumatori di servizi che pensano soltanto alla loro soddisfazione egoistica.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014