Societa’/Dardot

La scelta della guerra civile. Un’altra storia del neoliberalismo – Dardot Pierre, Haud Gueguen, Christian Laval, Pierre Sauvetre – Meltemi (2023)

Stiamo assistendo alla stessa retorica di guerra finalizzata allo stesso obiettivo: la restaurazione di un “ordine” presentato come naturale e morale, quello della tradizione e della famiglia eterosessuale definita come il fondamento, valore supremo della civilta’ occidentale, una restaurazione difesa ogni volta in nome di una “liberta’” religiosa che sarebbe la sola in grado di preservare i valori cristiani nell’arena pubblica.
A Verona, nel marzo 2019, si e’ tenuto il Congresso Mondiale delle Famiglie, al quale hanno partecipato Salvini, il Ministro della Famiglia della Lega, Lorenzo Fontana, e molti rappresentanti dell’estrema destra mondiale, come il leader ungherese Orban.
Oltre all’aborto e all’immigrazione, anche il matrimonio gay, lo “stile di vita LGBTQ+” e la teoria gender sono diventati i principali obiettivi di questa Internazionale reazionaria.
Questa valorizzazione della famiglia e’ in realta’ solo una delle sfaccettature di una reazione generale contro la richiesta di uguaglianza […]
La famiglia e’ stata al contrario presentata come un’“azienda” in cui tutta l’attenzione dei genitori razionali dovrebbe concentrarsi sull’accumulo di un capitale umano dal rendimento molto elevato.
Per i neoliberali, la promozione dei valori tradizionali della famiglia non e’ soltanto un concetto teologico-morale, e non rinvia a una considerazione meramente utilitaristica, o persino cinica. Fa parte di una strategia complessiva volta a sostituire i meccanismi redistributivi e la partecipazione alla vita pubblica con logiche esclusivamente private in cui, conformemente alla logica dell’accumulazione capitalistica, il lavoro riproduttivo gratuito delle donne riveste un ruolo fondamentale.

Info:
https://www.meltemieditore.it/wp-content/uploads/massimiliano-guareschi-il-manifesto-12-febbraio-2024-quel-neoliberismo-autoritario-su-la-scelta-della-guerra-civile-aa.-vv.-meltemi.pdf
https://www.carmillaonline.com/2024/01/24/una-guerra-civile-strisciante-e-costante/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/27174-christian-laval-haud-gueguen-pierre-dardot-pierre-sauvetre-la-scelta-della-guerra-civile.html
https://ilmanifesto.it/pierre-dardot-un-abbraccio-mortale-per-la-gauche
https://ilmanifesto.it/il-neoliberismo-autoritario
https://www.pandorarivista.it/articoli/per-una-prassi-istituente-recensione-a-del-comune-o-della-rivoluzione-nel-xxi-secolo/

Stato/Brown

Il disfacimento del demos – Wendy Brown . Luiss University Press (2023)

Rappresentare gli esseri umani come capitale umano ha molte ramificazioni […]
Innanzitutto siamo capitale umano non solo per noi stessi, ma anche per l’azienda, lo Stato o la costellazione postnazionale di cui siamo membri.
Quindi, anche se abbiamo il compito di essere responsabili di noi stessi in un mondo competitivo di altri capitali umani, nella misura in cui siamo capitale umano per le aziende o gli Stati che si occupano del proprio posizionamento competitivo, non abbiamo alcuna garanzia di sicurezza, protezione o persino sopravvivenza […]
Le crisi fiscali, i licenziamenti collettivi, l’esternalizzazione, la cassa integrazione e cosi’ via possono metterci in pericolo anche quando siamo investitori e imprenditori responsabili e dotati di buonsenso.
Questo pericolo incide addirittura sui bisogni essenziali, come il cibo e un tetto sulla testa, poiche’ il neoliberismo ha smantellato tutti i programmi di previdenza sociale.

Info:
https://www.equilibrielmas.it/2023/11/29/wendy-brown-il-disfacimento-del-demos-la-rivoluzione-silenziosa-del-neoliberismo-luiss-university-press-roma-2023/
https://www.dinamopress.it/news/wendy-brown-lo-svuotamento-silenzioso-della-democrazia/
https://www.ilmanifestoinrete.it/2023/07/01/per-farla-finita-con-lhomo-oeconomicus/
https://www.sinistrainrete.info/politica/27901-pierluigi-fagan-democrazia-o-barbarie.html
https://pierluigifagan.com/2024/04/16/democrazia-o-barbarie/

Stato/Brown

Il disfacimento del demos – Wendy Brown . Luiss University Press (2023)

Rappresentare gli esseri umani come capitale umano ha molte ramificazioni […]
Innanzitutto siamo capitale umano non solo per noi stessi, ma anche per l’azienda, lo Stato o la costellazione postnazionale di cui siamo membri.
Quindi, anche se abbiamo il compito di essere responsabili di noi stessi in un mondo competitivo di altri capitali umani, nella misura in cui siamo capitale umano per le aziende o gli Stati che si occupano del proprio posizionamento competitivo, non abbiamo alcuna garanzia di sicurezza, protezione o persino sopravvivenza […]
Le crisi fiscali, i licenziamenti collettivi, l’esternalizzazione, la cassa integrazione e cosi’ via possono metterci in pericolo anche quando siamo investitori e imprenditori responsabili e dotati di buonsenso.
Questo pericolo incide addirittura sui bisogni essenziali, come il cibo e un tetto sulla testa, poiche’ il neoliberismo ha smantellato tutti i programmi di previdenza sociale.

Info:
https://www.equilibrielmas.it/2023/11/29/wendy-brown-il-disfacimento-del-demos-la-rivoluzione-silenziosa-del-neoliberismo-luiss-university-press-roma-2023/
https://www.dinamopress.it/news/wendy-brown-lo-svuotamento-silenzioso-della-democrazia/
https://www.ilmanifestoinrete.it/2023/07/01/per-farla-finita-con-lhomo-oeconomicus/
https://www.sinistrainrete.info/politica/27901-pierluigi-fagan-democrazia-o-barbarie.html
https://pierluigifagan.com/2024/04/16/democrazia-o-barbarie/

Lavoro/Somma

Abolire il lavoro povero – Alessandro Somma – Laterza (2024)

L’affossamento del patto di cittadinanza incentrato sul lavoro venne alimentato da due fenomeni per molti aspetti risalenti, affacciatisi prepotentemente sulla scena nel corso degli anni Settanta.
Per un verso il dovere di lavorare cesso’ di essere avvertito come imperativo etico, che l’ortodossia neoliberale tento’ di rimpiazzare con la rappresentazione del lavoratore come detentore di capitale umano e come imprenditore di se’.
Per un altro verso la fine del lavoro venne presentata come il destino di un futuro dominato dallo sviluppo tecnologico, agitato ad arte come spauracchio buono a incrementare i profitti delle imprese e a impedire il varo di misure redistributive come quelle incentrate sulla riduzione dell’orario di lavoro.
Questo e’ anzi flessibilizzato, sino a divenire ostaggio di una sostanziale confusione tra tempi di vita e tempi di lavoro, secondo le dinamiche tipicamente alimentate dal capitalismo cognitivo. Nessuno stupore dunque se quella caratterizzata dal prevalere del neoliberalismo e’ l’epoca del lavoro flessibile e precario, produttivo di insicurezza sociale e poverta’ […]
A queste condizioni il patto di cittadinanza alla base dei Trenta gloriosi si e’ definitivamente rotto.
Conserva gli obblighi a carico del lavoratore, che anzi vengono inaspriti, e per il resto risulta preda di un modo di concepire lo stare insieme come societa’ del tutto incapace di esprimere un equilibrio accettabile tra democrazia e mercato […]
Il costo del lavoro venne additato come la causa prima dell’inflazione, che nel corso degli anni Settanta lievito’ in effetti sino a raggiungere il 20%. Di qui la volonta’ di contrastarla perseguendo la moderazione salariale, con effetti evidentemente ulteriori rispetto a quelli relativi all’entita’ dei salari: a essere colpito era il compromesso keynesiano nel suo complesso.
Cio’ che maggiormente colpisce e’ che questo programma non venne perseguito solamente dalle forze politiche tradizionalmente fautrici del cosiddetto libero mercato. Anche la sinistra storica se ne fece promotrice, come si ricava in modo esemplare dalle motivazioni addotte da Enrico Berlinguer al fine di sostenere e giustificare l’austerita’ […]
Insomma, non solo le crisi degli anni Settanta vennero affrontate con modalita’ alternative al compromesso keynesiano, ma anche e soprattutto con la volonta’ di segnare un suo affossamento e di avviare l’ascesa di una dottrina che si sarebbe poi affermata nel contesto occidentale fino a strutturarsi sotto forma di pensiero indiscutibile e privo di alternative: il neoliberalismo.

Info:
https://www.ildiariodellavoro.it/abolire-il-lavoro-povero-per-la-buona-e-piena-occupazione-di-alessandro-somma-edizioni-laterza/
https://www.glistatigenerali.com/lavoro-autonomo_dipendenti/abolire-il-lavoro-povero-il-lavoro-non-e-finito-checche-ne-dica-la-politica/
https://www.recensionedilibri.it/2024/02/03/somma-abolire-il-lavoro-povero/
https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/27701-lelio-demichelis-lavoro-povero-con-vita-digitale-o-vita-povera-con-lavoro-digitale.html

Lavoro/Serughetti

La società esiste – Giorgia Serughetti – Laterza (2023)


Se tutti siamo imprenditori di noi stessi, se cioe’ siamo tutti capitalisti, in quanto proprietari e responsabili del nostro «capitale umano» – e questo vale per il fattorino di Amazon come per la migrante in cerca di fortuna in Europa, per il manager d’azienda come per la musicista – non ha piu’ senso parlare di «capitale» e «lavoro», ne’ di «classi» in conflitto.
In realta’ e’ il lavoro stesso a scomparire in quanto tale: tutte le attivita’ sono funzionali all’accrescimento del proprio valore, e le entrate sono redditi da investimento personale.
Non esiste sfruttamento, ma solo auto-sfruttamento.
Percio’ viene meno ogni ragion d’essere per i diritti collettivi, e tanto piu’ per le forme organizzative come i sindacati.
E’ cosi’ che si eclissa, come abbiamo visto, l’idea di «societa’». Si puo’ dire che alcuni oggetti sociali o giuridici siano morti prima nella mente delle persone, nella coscienza, che nelle politiche pubbliche.
Tra questi, le norme di protezione del lavoro, i sistemi previdenziali, la sanita’ e l’istruzione pubblica.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/29695-patrizio-paolinelli-una-buona-societa-e-possibile.html
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-societa-esiste-di-giorgia-serughetti/

https://www.retisolidali.it/la-societa-esiste-serughetti-serve-una-nuova-grammatica-delle-lotte/
https://www.sololibri.net/La-societa-esiste-Giorgia-Serughetti.html
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/serughetti_fattoquot.pdf
https://www.doppiozero.com/la-verita-vi-prego-sulla-societa
https://eticaeconomia.it/la-societa-esiste/

Lavoro/Latouche

Serge Latouche – Lavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto – Bollati Boringhieri (2023)

La fine del lavoro, totale o parziale, significa anche una trasformazione del modo di attribuzione dei redditi.
Questi, oggi piu’ necessari che mai per assorbire la massa di beni commerciali prodotti, non potrebbero piu’ essere direttamente legati a un lavoro in via di estinzione. Per questo, i profeti della fine del lavoro per effetto del progresso tecnico, come pure i partigiani di una sostanziale riduzione del tempo di lavoro (tempo parziale, tempo scelto ecc.) generalmente sostengono una forma di reddito universale, indispensabile per contrastare la minaccia di una perdita di reddito e di conseguenza la fine del consumo.
I guru del transumanesimo, da parte loro, prevedono una forma di reddito di sopravvivenza per gli «scimpanze’ del futuro», secondo la delicata espressione di uno di loro, ovverosia per l’immensa maggioranza della popolazione composta da persone normali, individui non aumentati, resi inutili dall’invasione dei robot, mentre i cybermen continueranno a lavorare con salari astronomici per amministrare questo migliore dei mondi verso cui stiamo andando […]
L’argomentazione spesso addotta a sostegno di queste idee e’ che la ricchezza prodotta nelle nostre societa’ industriali evolute, secondo la stessa analisi neoclassica della crescita, non deriva tanto dal fattore lavoro o dal fattore capitale quanto dall’accumulazione tecno-scientifica che da’ luogo a una produttivita’ immensa.
Questa rendita dovuta al progresso costituirebbe una sorta di bene comune che sarebbe giusto condividere con tutti i cittadini, a prescindere dalle loro prestazioni produttive.
Si tratterebbe dunque di un diritto fondato sulla giustizia e non sulla carita’.

Info:
https://www.doppiozero.com/latouche-lavorare-meno-o-non-lavorare-affatto
https://www.pressenza.com/it/2024/02/lavorare-meno-o-non-lavorare-affatto/
https://ilregno.it/attualita/2023/22/s-latouche-lavorare-meno-lavorare-diversamente-o-non-lavorare-affatto-luca-miele
https://gognablog.sherpa-gate.com/lavorare-meno-lavorare-diversamente-non-lavorare-affatto/
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/lavorare-meno-lavorare-diversamente-non-lavorare-affatto

Lavoro/Gorz

Andre Gorz – Il filo rosso dell’ecologia – Mimesis (2017)

Nella cosiddetta economia della conoscenza, ogni lavoro, sia nell’industria manifatturiera che nei servizi, ha una componente cognitiva sempre piu’ determinante.
Le «conoscenze» di cui si parla qui non sono quelle che si possono apprendere nelle scuole professionali. Al contrario: l’informatizzazione ha rivalutato le conoscenze e i saperi non formalizzabili e non sostituibili […]
Il modo in cui questi saperi vengono messi in opera e inquadrati in un lavoro non e’ mai ne’ predeterminato ne’ dominabile. E’ un fatto che dipende dall’investimento di se stessi nel lavoro: cio’ che il linguaggio manageriale chiama «la motivazione»[…] Non e’ piu’ il numero delle ore lavorate ma sono il «comportamento» e la «motivazione» che vengono considerati come sorgenti determinanti del valore prodotto. La ditta li considera come il proprio «capitale umano».
La questione di sapere come il capitale possa impadronirsi della persona nella sua integralita’ e mobilitarla totalmente e’ stata risolta con la tendenziale abolizione delle clausole contrattuali del rapporto salariale: i «collaboratori» dell’impresa sono chiamati a diventare essi stessi degli «imprenditori» responsabili, anche nella grande industria, della redditivita’ del loro lavoro.
La loro messa in concorrenza, cosi’ come la preoccupazione della «competitivita’» dell’impresa, serve a costringerli ad interiorizzare l’imperativo del profitto. Alla figura del salariato deve sostituirsi quella dell’imprenditore di se stesso, in grado di pensare da se’ alla propria formazione continua, alla cassa malattia, ecc. «La persona e’ un’impresa». Lo sfruttamento e’ stato rimpiazzato dall’autosfruttamento e dall’automercificazione di cui approfittano le grandi ditte alle quali gli imprenditori di se stessi vendono i propri servizi.

 

 

Geoeconomia/Armao

Fabio Armao – Capitalismo di sangue. A chi conviene la guerra – Laterza (2024)

Non possiamo nasconderci il fatto che da decenni la guerra genera un’intera filiera globale ad alta redditivita’ dotata di una propria autonomia, capace di coinvolgere tutte le sfere del capitalismo: da quella industriale della produzione degli armamenti, a quella commerciale del traffico e della vendita (lecita e illecita) delle armi stesse, fino alla sfera finanziaria delle quotazioni in borsa di societa’ che, grazie al gioco delle fusioni e delle compartecipazioni azionarie, possono arrivare a concentrare risorse e competenze belliche superiori a quelle di molti stati.
E poi c’e’ il variegato universo del «capitale umano», fatto di rappresentanti delle libere professioni coinvolti (imprenditori, avvocati, commercialisti, intermediari e trafficanti); come pure di manodopera, dai dipendenti del comparto delle industrie belliche a – come si e’ visto – «soldati» della piu’ varia natura.
In un contesto simile, in primo luogo, non ha neppure piu’ molto senso parlare di guerre per il petrolio (o per il gas): le variabili esogene di volta in volta coinvolte possono essere le piu’ diverse, ma basta la guerra in se’ a movimentare merci e denaro, a produrre redditi e a garantire profitti speculativi.
Se poi dovessero entrare in gioco anche diamanti, greggio o coltan, tanto di guadagnato.
In secondo luogo, bisogna avere l’onesta’ di ammettere che anche le democrazie rientrano tra i principali azionisti di questo mercato della guerra, cui attingono a piene mani per garantirsi il proprio tenore di vita e i propri tassi di crescita. Tutte distraggono lo sguardo per non vedere il sangue, le distruzioni, lo sfruttamento generati dalla loro domanda inesauribile di beni e risorse; salvo poi indignarsi e gridare all’invasione se, anche soltanto, una minima percentuale delle popolazioni in fuga da quelle terre devastate dalla violenza finisce per ammassarsi alle loro frontiere.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/IL_FATTO_QUOTIDIANO_27012024.pdf
https://www.micromega.net/author/fabio-armao/
https://www.globalist.it/culture/2024/03/25/capitalismo-di-sangue-analisi-su-conflitti-globali-e-crisi-economica/

Stato/Brown

Wendy Brown – Il disfacimento del demos – Luiss University Press (2023)

L’“economizzazione” contemporanea dei soggetti operata dalla razionalita’ neoliberista si distingue pertanto almeno per tre aspetti.
Innanzitutto, in contrasto con il liberalismo economico classico, siamo ovunque homines oeconomici e soltanto homines oeconomici. Questa e’ una delle novita’ che il neoliberismo introduce nel pensiero politico e sociale, ed e’ uno dei suoi elementi piu’ sovversivi […]
In secondo luogo, l’homo oeconomicus neoliberista assume la forma di capitale umano che vuole rafforzare il proprio posizionamento competitivo e apprezzarne il valore, non di figura di scambio o di interesse […]
Il terzo punto, collegato agli altri, e’ che il modello specifico del capitale umano e delle sue sfere di attivita’ e’ sempre piu’ quello del capitale finanziario o di investimento, non soltanto produttivo o imprenditoriale […]
L’homo oeconomicus come capitale umano si occupa di aumentare il suo valore di portafoglio in tutti gli ambiti dell’esistenza, attivita’ intrapresa per mezzo di pratiche di investimento su se’ stesso e di attrazione di investitori. Attraverso i “follower”, i “like” e i “retweet” dei social network, le classifiche e le valutazioni di tutte le attivita’ e sfere, o attraverso pratiche monetizzate piu’ dirette, l’istruzione, la formazione, il tempo libero, la riproduzione, il consumo eccetera vengono sempre piu’ concepiti come decisioni e pratiche strategiche, collegate all’accrescimento del valore futuro di se’.

Info:
https://www.equilibrielmas.it/2023/11/29/wendy-brown-il-disfacimento-del-demos-la-rivoluzione-silenziosa-del-neoliberismo-luiss-university-press-roma-2023/
https://www.dinamopress.it/news/wendy-brown-lo-svuotamento-silenzioso-della-democrazia/
https://www.ilmanifestoinrete.it/2023/07/01/per-farla-finita-con-lhomo-oeconomicus/

Capitalismo/D’Eramo

Marco D’Eramo – Dominio. La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi – Feltrinelli (2020)

(I parte)

Non si sottolineera’ mai abbastanza quanto il nuovo panorama tecnologico sia definito dall’ideologia neolib.
A tal punto che a nessuna forza politica rilevante e’ venuto in mente non dico di proporre, ma neanche di aprire un dibattito pubblico sull’idea che internet debba essere pubblico.
Si e’ parlato tanto di “autostrada informatica”, pero’ le strade sono pubbliche, nessuno vorrebbe tornare ai balzelli e pedaggi a ogni incrocio. Eppure pare scontata l’idea che i grandi server, provider, operatori, motori, connettori siano tutti in mano ai privati, che costituiscano dei giganteschi oligopoli, abbiano anzi una struttura di tipo feudale: duca di Facebook, principe di Google, marchese di Alibaba, conte di Oracle…[…]
Se la rivoluzione informatica fornisce gli strumenti tecnologici di controllo a distanza, e’ la tecnologia del debito ad assicurarne la dimensione economica.
Per quanto possa apparire strano, e’ assai recente l’uso sistematico e codificato del debito – sia dei privati, sia degli stati – come strumento politico e sociale […]
E’ solo nel XX secolo che il debito assurge a vero e proprio strumento di controllo politico. Lo fa innanzitutto come controllo delle singole persone, delle loro famiglie, attraverso l’istituzione del mutuo. L’Ottocento non conosceva ancora il mutuo per l’acquisto della casa come strumento disciplinatore di intere popolazioni: chi si addossa un mutuo quindicennale o trentennale non e’ propenso a rivoltarsi, e per una duplice ragione: 1) il mutuo lo rende proprietario di casa, e quindi gli fa interiorizzare l’ideologia proprietaria; 2) il mutuo lo rende in un certo senso debitore di se stesso, prigioniero della sua (futura) proprieta’ per anni e decenni a venire […]
Mutuo e carte di credito spiegano almeno in parte l’incredibile espansione dei prestiti ai privati nel secondo dopoguerra […]
Il debito e’ diventato la condizione di vita di quasi tutte le famiglie dei paesi sviluppati. Ci si indebita per il mutuo della casa, per l’acquisto della macchina, per studiare all’universita’, per andare in vacanza, per una protesi dentale […]
Perciò “il debito e’ la tecnica piu’ adeguata per produrre l’homo oeconomicus neoliberale. Non solo lo studente considera se stesso un capitale umano che egli deve valorizzare per i suoi propri investimenti (i debiti che contrae per studiare), ma inoltre si sente obbligato ad agire, a pensare, a comportarsi come se fosse un’impresa individuale. Il debito impone a persone che non sono neanche entrate nel mercato del lavoro un addestramento ai comportamenti, alle regole di contabilita’, ai principi di organizzazione di solito messi
in atto in seno alle imprese.                        (continua)

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2020/11/recensione-marco-deramo-dominio/
https://www.internazionale.it/opinione/giuliano-milani/2020/11/10/marco-d-eramo-dominio
https://sbilanciamoci.info/i-meccanismi-del-dominio/
https://www.sinistrainrete.info/societa/17891-marco-d-eramo-la-bolla-dell-overtourism-si-e-sgonfiata-ma-tornera-presto-a-crescere.html