Capitalismo/Mattei

Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi finalmente – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2026)


Occorre sottolineare un aspetto cruciale e ironico […]:
con il capitalismo emerse l’idea che tutti i cittadini godessero liberta’ politica ed economica.
Gli stessi processi che avevano privato le persone dei loro mezzi di sussistenza avrebbero tramutato gran parte degli individui in «lavoratori liberi».
Cosa significa «liberi» in questo contesto?
Il concetto racchiude l’aspetto che piu’ distingue il nostro sistema socioeconomico da quelli procedenti. Il nostro status di salariati liberi e’ davvero qualcosa di diverso: significa che siamo liberi di vendere il nostro lavoro a chiunque vogliamo.
Diversamente dagli schiavi dei tempi antichi, o dai sudditi feudali, noi siamo cittadini affrancati. Non siamo proprieta’ di nessuno; non siamo costretti a occupare il posto assegnato alla nascita nella gerarchia sociale; siamo uguali e liberi davanti alla legge.
Siamo «liberi» anche in un altro senso: siamo stati «liberati» dei nostri mezzi di sussistenza. Avendo perso il diritto di accesso alle terre, agli altri beni comuni e in generale ai nostri mezzi di produzione, adesso dobbiamo dipendere dal lavoro salariato.
Significa che economicamente non siamo piu’ liberi.
La maggioranza della popolazione vende il proprio lavoro come merce in cambio di denaro per comprare altre merci – cibo, affitto, utenze domestiche, servizi cellulari, assicurazioni, trasporti. E’ questa la struttura occulta della nostra dipendenza dal mercato, e una forma di coercizione implicita. E’ meno visibile, meno denunciabile, e dunque e’ piu’ facile spacciarla per un fatto incontestabile della vita.
Se non entriamo nel mercato del lavoro, non possiamo sopravvivere.

Info:
https://altreconomia.it/clara-mattei-per-organizzare-la-fuga-dal-capitalismo-e-smontarne-i-rapporti-di-potere/
https://www.5wagora.com/2026/03/24/fuga-dal-capitalismo/

https://www.stultiferanavis.it/la-rivista/leconomia-come-campo-di-battaglia-note-critiche-su-fuga-dal-capitalismo-di-clara-e-mattei

Lavoro/Gorz

Andre Gorz – Il filo rosso dell’ecologia – Mimesis (2017)

Nella cosiddetta economia della conoscenza, ogni lavoro, sia nell’industria manifatturiera che nei servizi, ha una componente cognitiva sempre piu’ determinante.
Le «conoscenze» di cui si parla qui non sono quelle che si possono apprendere nelle scuole professionali. Al contrario: l’informatizzazione ha rivalutato le conoscenze e i saperi non formalizzabili e non sostituibili […]
Il modo in cui questi saperi vengono messi in opera e inquadrati in un lavoro non e’ mai ne’ predeterminato ne’ dominabile. E’ un fatto che dipende dall’investimento di se stessi nel lavoro: cio’ che il linguaggio manageriale chiama «la motivazione»[…] Non e’ piu’ il numero delle ore lavorate ma sono il «comportamento» e la «motivazione» che vengono considerati come sorgenti determinanti del valore prodotto. La ditta li considera come il proprio «capitale umano».
La questione di sapere come il capitale possa impadronirsi della persona nella sua integralita’ e mobilitarla totalmente e’ stata risolta con la tendenziale abolizione delle clausole contrattuali del rapporto salariale: i «collaboratori» dell’impresa sono chiamati a diventare essi stessi degli «imprenditori» responsabili, anche nella grande industria, della redditivita’ del loro lavoro.
La loro messa in concorrenza, cosi’ come la preoccupazione della «competitivita’» dell’impresa, serve a costringerli ad interiorizzare l’imperativo del profitto. Alla figura del salariato deve sostituirsi quella dell’imprenditore di se stesso, in grado di pensare da se’ alla propria formazione continua, alla cassa malattia, ecc. «La persona e’ un’impresa». Lo sfruttamento e’ stato rimpiazzato dall’autosfruttamento e dall’automercificazione di cui approfittano le grandi ditte alle quali gli imprenditori di se stessi vendono i propri servizi.